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giovedì 7 agosto 2014

Partita Di Baseball Più Lunga Della Storia

Molte volte ci sentiamo domandare: “ma qual è stata la partita più lunga della storia della MLB?”
"E del Baseball in generale?"


MLB
La sfida più lunga in fatto di inning giocati risale al 1° Maggio 1920 quando Brooklyn Robins-Boston Braves fu interrotta al 26° inning per oscurità sul punteggio di 1-1(dopo poco meno di 4 ore di gioco).
Al 2° posto un St.Louis Cardinals-New York Mets dell’11 Settembre 1974 vinta dai Cardinals 4-3 dopo 25 inning.
Ma se invece parliamo di durata temporale dobbiamo andare al 9 Maggio 1984 con un Chicago White Sox-Milwaukee Brewers chiusosi sul 7-6 al 25° inning dopo 8 ore e 06 minuti di gioco.
Furono ben 14 i lanciatori impiegati, 6 per Milwaukee e 8 per Chicago, per un match che regalò 43 valide (23 a 20 per i White Sox) e “solo” 4 errori difensivi.
Curiosa la situazione che si presentò al 21° inning.
Sul 3-3 Oglivie dei Brewers picchiò un fuoricampo da 3 punti apparentemente decisivo.
Ed invece nella seconda parte della ripresa Chicago raddrizzò le sorti del match riuscendo a pareggiare il conto.
Da quel momento tabellone in bianco fino al 25° quando un solo homer di Baines scrisse la parola fine sull’interminabile partita.


BASEBALL IN GENERALE
1981, la partita infinita dei 33 inning tra Pawtucket Red Sox-Rochester Red Wings.
Dunque l'incontro più lungo della storia del Baseball si giocò a Pawtuckt, Rhode Island quando andò in scena l'incontro di minor League fra i Red Sox e i Red Wings.
Ci vollero 33 inning per determinare un vincitore, fu disputato nell'arco di 2 mesi e durò 11 ore e 25 minuti di tempo effettivo di gioc.
Giocato alla vigilia di Pasqua il match fu interrotto alle 4.07 del mattino del giorno pasquale dal commissioner della Minor League sul 32 pari.
Il match si concluse due mesi dopo con la vittoria dei Red Wings grazie a Dave Koza.
Unica ed epica allo stesso tempo.
Perché se è vero che alcuni di quei giocatori sarebbero riusciti in seguito ad approdare in Major League (Pawtucket appartiene alla franchigia dei Boston Red Sox e Rochester a quella dei Baltimore Orioles), la maggior parte di loro verranno ricordati soprattutto per quella partita.
Perché in quel momento giocatori come Drungo Hazewood, il gigantesco esterno destro dei Red Wings che sarebbe stato in seguito scartato dagli Orioles perché non "vedeva" le curve (0/4 quella sera), o come Wade Boggs, il terza base di Pawtucket allenato da suo padre sin da bambino per farlo diventare ambidestro (4/12 per lui), valevano quanto Cal Ripken Jr., il terza base di Rochester, futura star degli Orioles ma che allora batté solo 2 valide su 13 turni, o quanto Bruce Hurst, il pitcher mormone atteso da una fulgida carriera a Boston e che quella notte lanciò per Pawtucket dal 28esimo al 32esimo inning ottenendo 7 K e concedendo 3 BB e 2 hits.
Insomma tutti insieme in una notte fredda e ventosa: giovani prospetti e vecchie glorie declassate in Minor League, atleti ambiziosi e giocatori ormai senza più speranze di fare il grande salto, uomini con fidanzate, moglie e figli che in inverno lavorano come camionisti o muratori pur di poter continuare a inseguire in primavera il sogno del baseball professionistico.
E la partita scivola via sulle pagine di Barry, fra piccoli e grandi episodi: il tradizionale stretch del settimo inning, quando gli spettatori si alzano quasi all'unisono per sgranchirsi le gambe come ad obbedire a un ordine misterioso, il punteggio sull'1 a 1 al nono inning, il vento che rende complicatissimo giocare.
Sta accadendo qualcosa di magico.
È come se il tempo si fosse arrestato, come se il Destino avesse rapito quegli uomini, intrappolandoli nel recinto del campo e condannandoli a giocare per sempre.
Al 16esimo inning i manager delle due squadre chiedono la sospensione della partita: c'è una regola dell'International League che dice che nessun inning può iniziare dopo le 0.50 di notte.
Ma l'arbitro capo Jack Lietz consulta il prontuario del campionato e quella regola non appare da nessuna parte: per quanto possa sembrare incredibile, per una svista il paragrafo contenente la regola non è stato stampato nell'edizione del 1981, e allora Lietz ordina: "Signori, si continua a oltranza", senza sapere che di lì a poco sua moglie avrebbe telefonato alla polizia preoccupata perché suo marito non tornava a casa.
Al 21esimo inning Rochester segna il punto del 2-1 ma Pawtucket pareggia immediatamente.
Al 24esimo arriva la notizia: abbiamo appena battuto il record della partita più lunga della storia.
E si va avanti, mentre i radiocronisti Bob Drew e Pete Torrez continuano a trasmettere domandandosi chi sarà mai in ascolto a quell'ora, e i giocatori si riscaldano accendendo nel dugout un fuoco con le mazze spezzate, e la madre di Billy Broadbent, il batboy quattordicenne, si presenta sconvolta al campo per riprendersi suo figlio (ma il ragazzino rifiuta di venir via), e il pubblico abbandona poco a poco gli spalti (alla fine rimarranno in 19).
Si va avanti di strike o ball, fair o foul, out o save.
E allora il risultato di questa partita non può essere un pareggio, ci deve essere un vincitore.
Al 32esimo inning arriva la telefonata di Harold Cooper, il presidente dell'International League: "Fermate immediatamente questa pazzia!".
Sono da poco passate le 4 di mattina e fra poco spunterà l'alba del 19 aprile, domenica di Pasqua.
Si riprende a giocare  il 23 giugno, 65 giorni dopo l'interruzione, stavolta davanti a 5.746 emozionati spettatori attratti dalla possibilità di assistere al finale della più lunga partita mai giocata.
Ma il 33esimo inning durerà solo 18 minuti: nella parte bassa della ripresa Pawtucket carica le basi e Dave Koza piazza un singolo dietro la terza base che porta a casa il punto del 3-2 finale.
E in quel 33esimo inning sul monte per Rochester c'era Steve Grilli, il pitcher perdente dell'incontro, padre di Jason Grilli, il closer italiano che gioca in MLB.


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