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giovedì 19 febbraio 2015

Lo Scandalo Di Roma-Dundee Utd: L'Arbitro Fu Pagato (Coppa Campioni 1984)

Corre l'anno 1984, semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni.
La Roma deve affrontare il Dundee Utd.
La squadra scozzese all'andata si era imposta 2 a 0 e la Roma deve ribaltare il doppio svantaggio(per quella che poi sarà la finale persa contro il Liverpool, all'Olimpico ai calci di rigore).
La Roma la partita con il Dundee Utd, arbitrata da Vautrot, la vince per 3 a 0 e riesce ad accedere alla finale ma intorno a quel risultato nacque uno scandalo che venne archiviato solo nel febbraio del 1986 perchè la Corte Federale assolse tutti solo per sopraggiunta prescrizione specificando di "aver riscontrato un comportamento gravemente censurabile messo in opera dall'ing.Viola. Non può quindi dichiarare caduta l'incolpazione contestata ai signori Landini e Viola in merito al passaggio della somma di 100 milioni".


L'ANTEFATTO
Qualcosa successe nei giorni precedenti la partita e Riccardo Viola(ai tempi dirigente della Roma e figlio dell'allora presidente Dino Viola) nel 2011, tramite un'intervista, ricorda tutto come se fosse oggi: "Arriva il signor Landini, manager del Genoa, parla con il Presidente Viola e gli dice: Vautrot è un amico e
attraverso un altro mio amico si può arrivare a lui ma bisogna dare all'arbitro 100 milioni.
Noi rispondiamo: che sicurezza abbiamo che Vautrot prenda questi soldi?".
Le parti in causa si accordano su un segnale convenzionale da rispettare per confermare l'avvenuta consegna del denaro.
"Noi organizziamo una cena con l'arbitro e chiediamo un segnale che effettivamente dimostri che qualcosa di vero in tutto questo c'è.
Nel corso della cena arriva un cameriere che si rivolge all'arbitro e dice: 'Il signor Vautrot al telefono'.
Quello era il segnale prestabilito".
Continua a raccontare Riccardo Viola: "Quando Vautrot, dopo essersi assentato per la telefonata ritorna al tavolo, ci dice: 'Ha chiamato l'amico Paolo e mi ha detto di salutarvì. Allora io mi alzo, chiamo papà (Dino) e gli dico: 'Messaggio arrivato'".
Riccardo Viola non esita ad ammettere che la consegna del denaro all'arbitro ci fu. "Tutto questo è stato fatto perchè di fronte a una partita del genere dire di no non è facile. Tirarsi indietro poteva avere gravi ripercussioni".
Ma chi era l'uomo, amico di Vautrot, che mediò tra la Roma e l'arbitro?
"Chi fosse l'amico Paolo non l'abbiamo mai saputo. Papà domandava a tutti e in quel periodo c'erano solo due possibili indiziati che si chiamavano Paolo: Casarin e Bergamo. Lui parlò con entrambi, ma finì che entrambi si accusarono a vicenda".

Ricapitolando:
1) Un dirigente di una squadra che c’entra zero con la partita in questione si offre per taroccarla.
2) Dino Viola, quello che viene ricordato come un grande presidente, decide di comprare l’arbitro e l’unico suo problema etico è verificare che Vautrot quei soldi li prenda veramente.
3) La partita finisce come la Roma vuole, con il primo gol (di Pruzzo) viziato da un fuorigioco di Bruno Conti e il terzo che è un rigore segnato da Di Bartolomei.
4) Casarin e Bergamo che non denunciano Viola ma si accusano a vicenda.
5) Dino Viola viene tuttora ricordato come un grande presidente, un modello di gestione calcistica e di stile.


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