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domenica 3 gennaio 2016

La Storia Di Jason Williams: Una Carriera Di Follie (NBA)

Jason Williams nato a Belle (in West Virginia) è stato uno dei giocatori più belli, pazzi ed eccitanti della NBA degli anni 90.
Incredibile la varietà di spettacolo che offriva a chi l’osservava: passaggi dietro la schiena, di gomito, tra le gambe, senza guardare e così via.
Jason prima di sfondare nella pallacanestro vive in una roulotte con il padre divorziato.
Suo padre, per cercare di educare il figlio lo manda in accademia militare, ma Jason voleva solamente giocare a Basket quello che già faceva in giovanissima età.
Il Basket lo faceva svagare dai problemi che lo circondavano e dalla mancanza di affetto e quindi si allenava anche duramente nella palestra dove suo padre lavorava, andandoci a qualsiasi ora del giorno con guanti e pesi alle caviglie e ai polsi.


LA CARRIERA UNIVERSITARIA, LE SOSPENSIONI PER MARIJUANA E L'ESPULSIONE
Arrivano le chiamate di alcuni importanti atenei che lo vorrebbero in squadra, ma Jason è un ragazzo strano cresciuto da solo e con uno strano carattere, si promette a Providence ma poi cambia idea, invece Kentucky non lo prende ma se ne innamora del suo talento un coach: Billy Donovan.
Jason è grato al suo nuovo coach per aver creduto in lui ed avergli dato un po' di attenzioni.
Lo seguirà anche l’anno dopo a Florida State ma da li inizieranno i primi problemi.
Infatti la carriera con i Gators (con cui ebbe 17 punti di media, 6.7 assist e 3 rubate) ebbe una brusca conclusione: dopo 20 gare il 17 febbraio del 1998 venne espulso perchè trovato positivo per la seconda volta alla marijuana dopo che in un'altra occasione era scomparso per un certo periodo senza dare spiegazioni.


I SACRAMENTO KINGS, LA NBA E LE GIOCATE FOLLI
Le porte della NBA sembrano precluse e molti si sarebbero abbattuti ma non Jason: il giocatore si sottopose a moltissimi allenamenti e test, venendo scelto alla settima chiamata nel draft 1998.
Passerà nel mondo del professionismo con i Sacramento Kings e già al suo arrivo, oltre ai soprannomi J-Will, J-Dub e White Chocolate (cioccolata bianca, gioca come un nero in un corpo di un bianco) farà innamorare tutti (tranne il suo nuovo allenatore Rick Adelman).
Jason farà parte di una delle squadre più spettacolari di tutti i tempi, ma deve lottare per guadagnarsi il rispetto del coach..
Il roster dei Kings accoglie numerosi nuovi giocatori: Vlade Divac, Peja Stojakovic, Chris Webber tra gli altri.
Dopo una buona prima stagione (12.8 punti e 6 assist) per Williams la notorietà era oramai all'apice.
I suoi tatuaggi (un dragone sul braccio destro ed una pantera su quello sinistro), i suoi soprannomi (White Shadow, White Chocolate) divennero caratteristiche di un personaggio emergente che vedeva la sua maglia tra le più vendute di tutta la Lega.
A luglio del 1999 viene nuovamente sospeso per uso di Marijuana (prima volta che un giocatore venne beccato dopo il "Mandatory Consueling Program").
Al secondo anno nella NBA per J-Will si avvicinava però un appuntamento speciale, l'All Star Game: la partita delle Stelle tornava dopo un anno di stop per il lockout e Jason avrebbe guidato il quintetto dei 2° anno contro gli esordienti al Rookie Game 2000.
Williams dichiarò ai giornalisti che per l'occasione stava preparando qualcosa di speciale: "Presto vedrete un numero che in partita non ho avuto ancora il coraggio di fare…".
Durante la gara di Oakland tiro di Posey dall'angolo e rimbalzo di LaFrentz, palla a Williams che palleggia sulla corsia centrale e dopo una finta di penetrazione esegue un no look dietro la schiena passando la palla con il gomito destro per il rimorchio dello stesso Raef.
Ovazione di tutta la Oakland Arena e pubblico in visibilio per la prodezza di Williams che inquadrato sorrise.
In quegli anni i Kings ovviamente arrivano ai playoff : finiscono fuori contro Utah e due volte contro i Lakers.
Williams è esaltante anche ai playoff, la squadra gira a meraviglia, però il suo modo di giocare è estremamente rischioso.
Ogni volta che passa la palla dietro alla schiena potenzialmente espone la sua squadra ad un contropiede avversario, un rischio che Adelman non è disposto a correre.
Jason viene mandato in panchina per quasi tutti gli ultimi quarti di ogni gara, con la faccia piena di rabbia assiste ai suoi compagni di squadra arrivare vicini all'obiettivo grosso senza mai avere le speranze di centrarlo davvero.


MEMPHIS: IL CAMBIO DI STILE DI GIOCO E DI VITA
Verrà quindi dirottato a Memphis.
Scambiato per Mike Bibby, un giocatore molto più affidabile.
I Grizzlies si stanno trasferendo da Vancouver a Memphis e il loro biglietto da visita per il nuovo pubblico è appunto il talento della West Virginia.
Abbandonerà i tagli skinhead ma si tingerà i capelli di biondo.
"Non mi importa di finire nei guai, voglio dire quello che voglio chiaro? Non ho paura di nessuno. Facciamo schifo. Sì è così: facciamo schifo. Questa è la realtà. Non siamo per nulla una buona squadra. Siamo la peggior squadra della lega. Se qualcuno pensa di essere il peggio noi siamo peggio di loro"

Ma nel Tennessee incontrerà l’allenatore che lo trasformerà in un signor playmaker: Hubie Brown.
Quest'ultimo subentrerà a Sydney Lowe nel 2002.
Sotto di lui i Grizzlies migliorano il loro record in due stagioni consecutive arrivando perfino ai playoff.
Una cosa impensabile.
I Grizzlies cambiano stile di gioco mentre Williams cambia stile di vita.
Mette su famiglia con un ex compagna di università, passa molto tempo a casa coi figli, rinuncia alla maggior parte dei passaggi spettacolari in campo.
Resta sempre attaccato allo stile della strada ma non è più il giocatore di soli istinti che aveva fatto innamorare il mondo.
La sua leadership nella squadra diventa vocale e caratteriale più che tecnica.
Per Memphis l'anno della svolta è il 2003/04, terzo di Williams in Tennessee, ma comunque non basta: ai playoff sono spazzati via dai San Antonio Spurs per 4-0.


MIAMI E IL TITOLO NBA
Comunque questo suo nuovo modo di giocare (più concreto) convinse nel 2005 un suo grande amico Shaquille O’Neal e l'allenatore Pat Riley ad averlo in squadra per l’occasione della vita: vincere l’anello NBA con i Miami Heat.
Questa sarà la trade più grossa della storia della NBA: 13 giocatori coinvolti contemporaneamente.
Battono i Bulls 4-2, i New Jersey Nets 4-1 e poi i Pistons in finale di conference.
Nella decisiva gara 6 contro i Pistons mette a referto 20 punti con un 10/11 dal campo.
Dall'altra parte c'erano i Dallas Mavericks ad aspettarli: finirà 4-2 Heat.
Il suo rapporto assist/palle perse viaggiava a livelli elitari, ai primi posti della NBA ma la maturazione l'aveva trasformato in un giocatore più concreto.
Dopo l'anello inizia il calo, sino al ritiro nel 2008.
Ritorna in Florida nel 2009 con gli Orlando Magic, poi va nel 2011 a Memphis dove a 35 anni chiude una meravigliosa e pazza carriera.


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