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giovedì 7 luglio 2016

L'Italia e Il Mondiale "Fascista" Del 1934: Arbitri Accomodanti ed Errori Vari

Dopo il primo mondiale del 1930 organizzato in Uruguay, nel 1934 la coppa del mondo di calcio
giunge in Italia.
Ai tempi la situazione storico-politica era molto ingarbugliata tra rivoluzione cinese, l'ascesa d' Hitler in Germania (nominato da poco tempo fuhrer del Terzo Reich), paesi sudamericani tipo Bolivia e Paraguay lacerati da guerre interne e regime fascista in Italia con al potere Benito Mussolini.
In questo scenario viene organizzato in Italia il secondo mondiale di calcio, il regime di Mussolini, che già governava il paese, voleva sfruttare a fini propagandistici tale evento in modo da dare maggior spessore internazionale all’Italia e creare al tempo stesso un maggior senso di coesione nazionalista all’interno del paese.
Tra agevolazioni per quanto riguarda trasporti, merci e sgravi fiscali il regime appoggia in pieno l'organizzazione del mondiale costruendo anche stadi ex novo.
C'erano più o meno tutte le nazioni più forti, tranne i maestri inglesi (ed in generale le nazionali britanniche) che continuavano a ritenere inutile partecipare a questi mondiali in quanto inventori del gioco del calcio (situazione che durerà sino al 1950) ed Uruguay per ripicca nei confronti dell’atteggiamento ostruzionistico mantenuto dagli europei quattro anni prima.
Alla fine i paesi partecipanti furono 16 dei quali 12 europei.
Precisamente: Austria, Belgio, Germania, Italia, Francia, Cecoslovacchia, Ungheria, Svizzera, Romania, Spagna, Svezia, Olanda, Argentina, Brasile, Stati Uniti ed Egitto.


GLI ARBITRI ACCOMODANTI SOTTO LO SGUARDO DI MUSSOLINI
La nazionale italiana era composta principalmente da giocatori oriundi.
Le partite iniziarono alla fine di maggio con la formula ad eliminazione diretta, l’Italia di Pozzo esordì con un impegno agevole agli ottavi contro gli Stati Uniti a Roma vincendo per 7-1.
Da questo turno in poi cominciarono le feroci polemiche arbitrali.
Dopo aver superato facilmente gli ottavi, nei quarti di finale a Firenze, c'era la temibile Spagna del portiere Zamora, del terzino Quincoces e degli attaccanti Langara e Rugeiro.
La partita finì 1-1 anche dopo i tempi supplementari, nell’occasione gli spagnoli si lamentarono molto dell’arbitraggio considerato nettamente filo-italiano: durante la partita Monti procurò un infortunio all’attaccante Langara mettendolo fuori gioco per il resto della competizione, impedendogli così di disputare la seconda partita (all’epoca non erano previsti i calci di rigore quindi la partita si rigiocò il giorno seguente).
Inoltre venne annullato un goal regolare agli spagnoli e il pareggio dell'Italia era irregolare (carica sul portiere spagnolo).
Tante se ne sono raccontate sul replay di quell’Italia-Spagna, si disse che esponenti fascisti entrarono nello spogliatoio spagnolo ordinando di non far giocare il fortissimo Zamora nella seconda partita.
Non a caso, nella ripetizione della partita, la Spagna si ripresentò in campo senza il suo portierone, cambiando ben sette undicesimi della formazione scesa in campo il giorno prima (molti infortunati anche a seguito della prima partita).
L'Italia vincerà 1-0 il replay grazie ad un altro goal controverso e a ben 2 reti regolari annullate agli spagnoli, l'arbitro svizzero Mercet dopo questa partita verrà sospeso dal dirigere match internazionali.
L'Italia dopo aver superato gli spagnoli, faticosamente e in situazioni poco chiare, si trasferiscono a Milano per affrontare l’Austria in semifinale, gli austriaci erano insieme agli ungheresi i grandi favoriti per la vittoria finale ed avevano molti campioni in squadra.
Prima della partita, l’allenatore austriaco Meisl che aveva già capito l’aria che tirava dichiarò: “temo l’Italia, ma temo molto di più l’arbitro”, in effetti fece molto discutere l’arbitro in particolare nell’occasione del gol partita dove Meazza rubò il pallone dalle mani del portiere Platzer con una netta carica.
La cosa curiosa che nelle prime due partite fu sempre lo svizzero Mercet ad arbitrare (roba impensabile nel calcio moderno) più il belga Baert (la prima contro la Spagna).
L’Italia arriva così in finale, spinta dagli arbitri e dal regime fascista, ad attenderla vi era la Cecoslovacchia che in semifinale superò la Germania grazie ad una tripletta di Nejedly.
La partita giocata nello stadio nazionale fascista di Roma fu molto combattuta e come la semifinale Italia-Austria venne arbitrata dallo svedese Eklind.
L'arbitro Eklind, prima di quest'ultima partita, si recò in tribuna d'onore per rendere omaggio alle autorità fasciste, oltre ad essere stato visto a colloquio personale con lo stesso Mussolini (che sedeva accanto a Jules Rimet, l'inventore dei mondiali calcistici).
Inchieste giornalistiche successive riporterebbero come fosse stato lo stesso Mussolini ad imporre alla FIFA gli arbitri delle singole partite, incluso quello della finale
Parlando della partita, a passare in vantaggio a circa 20 minuti dalla fine fu la Cecoslovacchia con un gol di Puch (cechi che sfiorano il 2-0 e colpiscono 3 legni), l’Italia però pareggiò all'81esimo minuto con Orsi fece partire un gran destro che infilò il portiere Planicka.
Si arrivò ai tempi supplementari, durante i quali arrivò il gol del bolognese Schiavio a siglare il definitivo 2-1.
La stampa internazionale, in particolar modo quelle francese, austriaca e cecoslovacca, denunciò un'atmosfera di pressione sugli arbitri, tesa a favorire la nazionale di casa.


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