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sabato 19 luglio 2014

I Due Disastri Dell' Ibrox Stadium (1902 e 1971)

Archibald Leitch, era un architetto di Glasgow, classe 1865.
Ogni sera, quando le strade tendevano a sparire dietro una fitta coltre di nebbia e smog passava accanto al Glasgow Green.
Quello era diventato il luogo di ritrovo per un gruppo di ragazzi che si facevano chiamare “The Rangers”. Qualche tempo dopo questi ragazzi fondarono una squadra di calcio di cui è inutile specificare il nome. Chissà forse fu questo il motivo che spinse il giovane Archibald a prendere in simpatia questa squadra ignorando le sue radici cattoliche.


PRIMO DISASTRO DI IBROX: 1902

E ironia della sorte il primo progetto che “disegnò" fu proprio per i Rangers.
Si trattava della sua primissima opera.
Sfortunatamente il 5 aprile 1902, durante l'incontro di calcio tra la Scozia e l'Inghilterra, la Western Tribune Stand appena costruita crollò all'improvviso a causa delle forti piogge della notte precedente.
I tifosi caddero da una altezza di 12 metri e si ebbe la morte di 25 persone a cui si aggiunsero oltre 300 feriti.
Al momento del crollo la stand era composta da terrazzamenti in legno supportati da un telaio a travi d'acciaio.
Dopo questo incidente lo stadio venne immediatamente ristrutturato e i terrazzamenti vennero rinforzati con il cemento armato.
Durante il crollo della Western Tribune Stand la partita venne immediatemente interrotta e ripetuta presso il Villa Park di Birmingham il 3 maggio 1902.
L'incasso venne donato ai familiari delle vittime.
Fortunatamente per Leitch quest' episodio non comprometterà la sua carriera anche perchè le cause reali del problema assolveranno l'architetto.


L'INCIDENTE DEL 1961
Il 16 settembre 1961 due persone vennero uccise probabilmente dalla folla sulla scalinata, in altri incidenti diverse persone riportarono ferite non gravi.
La squadra dei Rangers tuttavia spese ben £150,000(una buona somma all'epoca) per la sicurezza dello stadio senza successo.


SECONDO DISASTRO DI IBROX: 1971
Quella però(1902) fu la prima grande tragedia legata allo stadio dei Rangers.
Perchè la storia aveva in serbo un altra giornata di dolore.
Bisognerà aspettare la sera del 2 gennaio 1971.
Era il giorno più importante per Glasgow, era il giorno dell'Old Firm(sfida contro il Celtic).
Dopo un finale di match convulso, mentre la folla si apprestava ad abbandonare lo stadio, gli ostacoli sulla scala 13 cedettero causando la rottura delle barriere di protezione.
La folla si accalcò causando un ondata di panico.
Ma come successe?
A un minuto dalla fine Jimmy Johnstone segnò per il Celtic.
A tutti i presenti parve una rete decisiva, l'epilogo dell'ennesimo Old Firm.
E fu in quel momento come accennato in precedenza che molti degli spettatori iniziarono a sfollare dalle uscite.
Una di queste era la Stairway 13.
Ma il genio perverso dello spettacolo non aveva ancora finito di tessere la sua tela, e a una manciata di secondi dal fischio finale, Colin Stein, pareggiò l'incontro.
Quello che successe al di là di tutte le versioni riportate, è che le crash barriers dell’East Stand furono piegate quasi fossero di gomma causando il dramma.
Furono 66 le vittime, tra cui molti bambini(di cui 31 ragazzi ed 1 ragazza).
La maggior parte dei decessi fu causata dall'asfissia.
Oltre 200 tifosi rimasero feriti.
La più giovane vittima risultò un bambino di nove anni, un ragazzo di Liverpool.
Cinque ragazzi, di età compresa tra 13 e 15 anni, tutti tifosi appassionati dei ragazzi in blu, e tutti membri della stessa scuola, persero la vita.
Ma la storia più curiosa è forse quello legato all'unica donna morta quel giorno sulle gradinate dell'Ibrox.
Si chiamava Margaret Ferguson aveva 18 anni ed era di Maddiston, a sud di Falkirk.
Margaret lavorava in fabbrica, come tante altre sue coetanee in quell'epoca.
Aveva una grande passione per i Rangers ed era venuta al corrente che in quel periodo era nata la figlia del centravanti Colin Stein.
Durante la settimana che precedette il Natale, realizzò un piccolo orsacchiotto di pezza per consegnarlo direttamente al giocatore, a sua moglie e ovviamente alla loro figlia appena nata.
Qualche giorno prima dell'Old Firm, Margaret si reca a casa di Stein, e onorata, consegna il suo dono alla piccola Nicole.
Bevono una tazza di the, conversano e si salutano cordialmente.
Margaret è ovviamente entusiasta.
La sorella maggiore, Maria Gibb, racconta che si erano viste l'ultima volta per capodanno e Margaret gli aveva confidato che due giorni dopo sarebbe andata allo stadio per la partita, convinta in cuor suo che il regalo che aveva amorevolmente consegnato alla figlia di Stein avrebbe portato fortuna a lui e alla squadra. Margaret era la più giovane di undici fratelli, aveva la camera tappezzata di bandiere e cimeli dei Gers.
Dapprima confuse, contraddittorie, poi via via sempre più chiare e nitide le ricerche.
Fra le salme c'era quella di una donna.
L'unica donna fra le 66 vittime di quell'infausta giornata.
Era quella di Margaret Ferguson.

Colin Stein segnando quel goal rocambolesco nella foschia di un Ibrox immenso e buio, aveva segnato il destino di quella ragazza che qualche giorno prima aveva ospitato nel salotto di casa sua.
“Ho conosciuto i suoi genitori personalmente, disse qualche giorno dopo i funerali. E' stata un esperienza orribile. Non ho mai dimenticato quel giorno. Non potrò mai farlo”.

Quel giorno il capitano dei Rangers era John Greig:
“Ho subito un infortunio durante la partita ed è stato solo circa 20 o 30 minuti dopo il fischio finale che ho capito la portata del dramma che si era consumato. Quando sono andato giù e ho visto il tunnel e tutta quella povera gente morta è stato terribile, una sensazione di impotenza frustrante".
"Furono giorni neri, di dolore e di angoscia. Che hanno lasciato una cicatrice profonda.
Lo stadio è stato ricostruito nella loro memoria.”

Oggi poco fuori i cancelli blu di Ibrox c'e proprio la statua del capitano, sul cui basamento spiccano le targhe commemorative di quell'evento.
Nomi spesso seminascosti da corone, da mazzi di fiori, da sciarpe, non solo “blue” perché le tragedie non hanno colore


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L'Incendio Di Bradford: Valley Parade (1985)


"Ho visto la bomba lanciata dagli assassini"
Queste furono le parole dell'inviato del Daily Star.
Ma andiamo con ordine.


L'INCENDIO
Sabato 11 maggio 1985 era in programma alla Valley Parade di Bradford l'incontro tra Bradford City e Lincoln City, valido per il campionato di Third Division inglese.
Sarebbe dovuta essere una giornata di festa.
Infatti il Bradford era stato già promosso.
Tutto procedeva tranquillamente sino al 40esimo minuto di gioco quando ci fu un primo focolaio nei pressi del settore G dello stadio.
Fiammifero? Lattina di birra riempita di benzina?
L'arbitro Don Shaw sospese subito la partita.
La polizia cominciò inizialmente a far evacuare i tifosi presenti nel settore vicino all'incendio, convinti che questo potesse essere domato.
La tribuna, costruita nel 1908, aveva un impalcatura in legno così come la copertura che era anche rivestita di una tela, la quale prese subito fuoco e sciogliendosi andava ad alimentare ulteriormente il fuoco sulle gradinate sottostanti e a generare fumo che limitava la visibilità.
In un paio di minuti le fiamme cominciarono a diffondersi, facendo crollare il tetto dello stadio.
Molti spettatori, nel tentativo di scappare, scesero sul terreno di gioco, altri erano riusciti a rifugiarsi nelle case vicine, altri ancora cercarono di aiutare la polizia nel tentativo di salvare qualcuno, ma non c'erano estintori all'interno dello stadio; erano stati tolti per evitare possibili atti di vandalismo tra gli hooligans.
Tra le tribune e il campo era stato eretto un muro per contenere il fenomeno degli hooligans, come nel resto degli stadi inglesi nei primi anni '80.
Fortunatamente il muro non era molto alto come in altri stadi e la maggior parte degli spettatori riuscì a scavalcarlo e mettersi in salvo nel terreno di gioco.
Se il muro fosse stato invalicabile il disastro avrebbe avuto proporzioni ben peggiori.
In quello che un tempo era uno stadio, gli esperti di Scotland Yard, cercarono tra le ceneri i resti delle persone arse vive.
L' identificazione fu pressochè impossibile.
Soltanto in quindici casi la polizia riuscì a ricostruire con relativa certezza l' identità delle vittime.
La scena è desolante.
La domenica successiva nell'antica cattedrale di Bradford c'erano oltre tremila persone.
Il vescovo lesse i telegrammi della regina e della signora Thatcher, con tanto d' inni funebri e campane a morto.
Bradford per qualche giorno divenne una città di fantasmi: strade deserte, luci spente, pub vuoti.
Decine di giornalisti venuti per fare la cronaca dell' avvenimento parlavano tra loro sottovoce, quasi preoccupati di disturbare la città in lutto.
Pochi giorni dopo la tribuna sarebbe stata demolita per essere rimpiazzata con una più moderna.

I MORTI
La maggior parte dei morti era di età tra i 20 e i 70 anni e tra questi ci fu anche Sam Firth, ex presidente della squadra locale che aveva 86 anni.
I feriti coinvolti nel gigantesco incendio furono ben 265 e molti sostennero che si trattasse del più grave disastro della storia del calcio britannico, anche peggio della strage che nel 1971 si verificò all'Ibrox Stadium di Glasgow, dove i morti furono 66 ed oltre 200 i feriti.


LE CONFESSIONI
"Ho visto mio marito ed i miei bambini scomparire tra le fiamme", dice una donna.
"Abbiamo visto Sam Firth, il più vecchio sostenitore della nostra squadra, alla veneranda età di ottantasei anni tentare di correre via dallo stadio, ma il fuoco correva più di lui", raccontano due sopravvissuti alla catastrofe.
Più fortunato il capitano del Bradford: "Appena ho visto le fiamme sono saltato verso la tribuna, ho portato mia moglie e la mia bambina in salvo. Abbiamo superato un muro. Ho gettato tra le braccia di mia moglie la nostra figlioletta e poi anche io sono riuscito a uscire fuori dall' inferno.
E' stata questione di secondi.
Vorrei che altri avessero avuto la nostra fortuna".
Il manager del Bradford Terry Yorath dirà: "Il più brutto giorno della mia vita".


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La Tragedia D'Hillsborough: Liverpool v Nottingham Forest (1989)


Ore 15 del 15 Aprile 1989
Era in programma la semifinale di F.A.Cup tra il Liverpool e il Nottingham Forest.
L'Hillsborough Stadium(stadio dello Sheffield Wednesday) sarebbe stato il teatro della grande sfida.
Fuori dalla Leppings Lane, il settore assegnato ai tifosi dei Reds, c'erano più di 5000 persone in attesa di entrare quando ormai al fischio d'inizio mancavano pochi minuti.
La gente spazientita cominciava a spingere per entrare, tanta era la fame di F.A.Cup(e solo di quella, dato che i club inglesi stavano scontando la squalifica a livello europeo per la tragedia dell'Heysel).
La polizia era in chiara difficoltà e per sfoltire l'enorme numero di persone aprì l'ingresso C(un grosso cancello d'acciaio), fu questo l'inizio della fine.
Una moltitudine di persone si riversò nella Leppings Lane e le persone che già erano all'interno vennero schiacciate da questa marea umana.
Inizialmente nessuno si accorse di niente, la partita cominciò e venne sospesa solo al sesto minuto: furono liberati i passaggi dalla curva al terreno di gioco.
Alcuni riuscirono a fuggire ma per altri ormai era già troppo tardi.
Lo spettacolo fu terrificante: 96 tifosi persero la vita, molti altri furono i feriti.


Alcuni schiacciati, altri feriti dalle cariche della polizia, altri ancora precipitarono dalla gradinata superiore.
Tuttavia il processo che ne seguì non riuscì a far luce sulle cause che avevano scatenato quell'inferno.
Per ricordare le vittime di quel doloroso giorno l'orologio della Kop(curva dei tifosi del Liverpool) è fermo da allora alle ore 15:06 e qualche anno dopo venne girato anche un film: Febbre a 90° in cui appunto la tragedia dell'Hillsborough fa da sfondo alle vicende della pellicola.


Per la cronaca la partita venne rigiocata all'Old Trafford di Manchester e vide la vittoria dei Reds che poi trionarono in finale contro i cugini dell'Everton in un spettacolare 3-2.


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I Wolves Umiliano L'Honved Budapest: Nasce La Coppa Dei Campioni (1954)

"Salutiamo questa mattina i fortissimi Wolves, la scorsa notte sotto la luce dei riflettori del Molineux hanno battuto l'Honved Budapest per 3-2, dopo aver chiuso il 1t sotto 0-2".
1954

Subito dopo la partita, la squadra di eroi, coperti di fango, rientrava negli spogliatoi e il loro manager Stanley Cullis disse: «Eccoli, i campioni del mondo».
Sono riusciti a trasformare una sconfitta pressoché certa in una vittoria e la leggenda dell'imbattibilità ungherese è sepolta per sempre nella palude del Molineux».
(leggenda dell'imbattibilità ungherese perchè l'Ungheria fu la prima nazionale ad espugnare Wembley, il famoso 3-6)


LA NAZIONALE INGLESE
Tutto iniziò qualche anno prima, precisamente nel 1950, prima partecipazione ad una competizione ufficiale della nazionale inglese che non aveva partecipato alle prime 3 edizione del Mondiale per manifesta superiorità.
Inglesi che nel 1950 vennero sbattuti fuori da una nazionale di dilettanti: gli USA.
Fu un dominio, un assedio all'arma bianca, miracoli del portiere americano ma alla fine vinsero gli USA.
I giornali inglesi non ci vollero credere e il giorno dopo titolarono comunque scrivendo "England Vs USA 1(0) a 1".
USA che qualche anno dopo vennero sconfitti dalla stessa Inghilterra per 10-0(questo per sottolineare quale fosse la differenza e cosa significò per gli inglesi quell'umiliazione).
Nel 1954 le cose non cambiarono di molto, eliminazione ai quarti per mano dell'Uruguay e come se non bastasse in mezzo a quelle umiliazioni ce n'era una ancor più grande: il 3-6 subito a Wembley contro l'Ungheria con conseguente violazione dello stadio calcistico per eccellenza.


LA VENDETTA SUGLI UNGHERESI

A questo punto entrarono in scena i Wolves guidati dal capitano B.Wright che per far capire chi era il più forte avevano rifilato un secco 4-0 allo Spartak Moscow(Novembre 1954)e successivamente, come detto, si sbarazzarono dell'Honved Budapest che costituitiva l'ossatura della grande Ungheria.
Gli inglesi titolarono "Wolves campioni del mondo", l'Equipe(giornale francese di cui sopra) prese alla lettera l'idea(o meglio accolse la sfida) e così, da lì a poco, nacque la Coppa Campioni.




Wolverhampton Wanderers(2-3-5),1954: 
Williams 
Stuart, Shorthouse 
Slater, Wright, Flowers
Hancocks, Broadbent, Swinbourne, Wilshaw, Smith 

Match 1954
Wolves Vs South Africa=3-1
Wolves Vs Spartak Moscow=4-0
Wolves Vs Honved=3-2


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La Tournee Italiana Del Reading (1913)


1913=Genoa-Reading 2-4
1913=Milan-Reading 0-5
1913=Casale-Reading 2-1
1913=Pro Vercelli-Reading 0-6
1913=Italia-Reading 0-2


Reading FC 1913:
Dr.J.Burnham
Smith, J.Bailey
I.Brown, A.Burton, J.Lofthouse, J.Comrie, T.Hanney
D.Willis, J.Morris, C.Stevens



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La Tragedia Dei Busby Babes: Manchester Utd (1958)


"Vincere le partite a tutti i costi non è quello che conta di più.
Non c'è disonore nella sconfitta, finchè si gioca ai limiti della propria forza e delle proprie capacità, tutti devono giocare come membri di un insieme che è la squadra e il risultato deve essere accettato senza amarezze e recriminazioni" 
By-Sir Matt Busby

"Duncan Edwards è una di quelle persone nei cui confronti, nonostante siano passati molti anni dalla sua morte, mi senta veramente inferiore" 
By-Sir Bobby Charlton

L'araba fenice è l'animale simbolico che identifica il Manchester Utd, dopo quel maledetto incidente aereo che in un cupo pomeriggio dell'inizio di Febbraio del 1958, decimò una squadra di giovani fenomeni.
La sorte volle che tra i superstiti ci fosse il "papà" di quella generazione di fenomeni, ovvero M.Busby, che non si diede pace perchè gli furono portati via i suoi "bambini".
Questa non è nient'altro che la storia di alcuni giovani campioni che dopo una partita di calcio non tornarono più a casa dalle loro famiglie.



L'INIZIO DEL MITO
Busby il manager scozzese allenò lo United dal 1945 al 1971, fu un rivoluzionario perchè buttò nella mischia giovani 17enni e 18enni provenienti dal vivaio: Johnny Doherty, David Pegg, Eddie Lewis, Dennis Viollet, Bill Foulkes e soprattutto Duncan Edwards(che esordì a 16anni).
Senza scordare Wood, Whelan, Bent, Blanchflower e il capitano 25enne Roger Byrne.
Il primo successo dei Busby Babes arrivò in campionato nel 1955/56 fu una first division dominata soprattutto in casa: 18 vittorie,3 pareggi e 0 sconfitte.
Anche la first division dell'anno successivo fu dominata e per la prima volta l'anno successivo un club inglese partecipò alla Coppa Campioni: i Busby Babes vinsero 0-2 in Belgio contro l'Anderlecht che poi venne ulteriormente travolto 10-0 in Inghilterra.
La corsa terminò in semifinale contro il Real Madrid che sconfisse i ragazzini terribili per 5-3(in aggregate, 3-1 in Spagna e 2-2 in Inghilterrra).
Nel 1956 avvenne un altro eccellente esordio dell'allora 17enne Bobby Charlton che mise a segno una doppietta nel suo esordio ufficiale.
Manchester Utd(2-3-5):
Wood 
Byrne, Foulkes  
Colman, Jones, Edwards 
Berry, Taylor, Pegg, Viollet, Blanchflower



LA FINE DEL MITO: LO SCHIANTO AEREO
La stagione 1957/58 iniziava sotto i migliori auspici, superati i vari turni in FA Cup i Red Devils giunsero al 5th turno, in Coppa Campioni furono battuti gli irlandesi dello Shamrock Rovers e i cechi del Dukla Praga.
Ai quarti vennero eliminati gli slavi della Stella Rossa, sulla via del ritorno in Inghilterra, l'aereo su cui viaggiavano i giocatori e lo staff tecnico si fermò a Monaco di Baviera per un rifornimento di carburante.
Intanto le condizione metereologiche erano avverse e la ripartenza era prevista per le 15:19, dopo i primi 2 tentativi l'aereo non decollò.
Venne fatto un terzo tentativo e l'aereo finalmente riprese quota ma ad un tratto perse potenza, ormai ingestibile proseguì la sua corsa contro una casa(deserta)e l'ala e la coda si staccarono rovinosamente dall'aereo.
Quello che rimaneva del velivolo finì la sua corsa senza senso, centrando prima un albero e poi un piccolo deposito in legno che conteneva un camion con del carburante che provocò un gigantesco incendio.
Erano le 16:04 di giovedi 6 Febbraio 1958, tra la carcassa di quello che ormai non si riconosceva quasi più come un aeroplano giacevano i corpi dei giocatori, tecnici e dirigenti del Manchester Utd.
Gregg e Foulkes riuscirono ad uscire da un buco tra le lamiere solo con qualche graffio ma Byrne(28 anni), Taylor(26 anni), Bent(25 anni), Jones(24 anni), Pegg(22 anni), Whelan(22 anni) e Colman(21 anni) non ce la fecero.
Tutti i giornalisti al seguito della squadra avevano perso la vita tranne Frank Taylor.
Mentre la città salutava i morti, c'era ancora chi lottava per sopravvivere: Morgans, Scanlon, B.Charlton e Wood(alla fine si salvarono tutti e quattro ma terminarono le loro carriere ad esclusione di Bobby Charlton).
Tra i 22 superstiti alcuni apparvero subito molto gravi: Busby, Berry, Blanchflower ed Edwards.
Vennero dati tutti per spacciati, tuttavia i primi 3 riuscirono a salvarsi chi invece perse la sua battaglia fu Duncan Edwards(21 anni): anche colui che avrebbe potuto oscurare Bobby Moore a Inghilterra 1966 e che era stato predetto come uno dei più forti giocatori della storia era stato irrimediabilmente sconfitto da quello schianto.
The Tank, così soprannominato, aveva numerose fratture alle costole, una gamba spezzata e i reni malandati tuttavia i medici non esclusero un miracoloso recupero, al che The Tank chiese addirittura ai medici se avesse potuto giocare la settimana prossima.
Tuttavia alle 2:15 di venerdi 21 Febbraio Duncan si arrese per sempre.
Non meno tristi le altre storie: Byrne una volta tornato a casa avrebbe appreso che sua moglie Joy stava aspettando un bimbo(che prese il nome del padre), Bent non sarebbe dovuto andare a Monaco perchè soffriva i viaggi in aereo, Taylor stava programmando il suo matrimonio, Mark Jones lasciò sua moglie ed un bimbo di pochi anni ma a piangere la sua scomparsa fu anche il suo labrador nero che morì di crepacuore pochi giorni dopo Mark.
Forse la sorte più beffarda toccò a Whalley che ormai aveva deciso di ritirarsi ma venne portato lo stesso a Belgrado come premio alla carriera.
Ovviamente il proseguo della stagione vide lo United precipitare in classifica con solo 2 vittorie in 15 partite e in Coppa Campioni arrivò la sconfitta in semifinale contro il Milan ma la squadra era stata ormai decimata.
Circa 10 anni dopo Busby riuscirà a rifondare la squadra con campioni leggendari come lo stesso B.Charlton(uno dei pochi superstiti del terribile schianto), Law e Best e venne vinta finalmente la Coppa Campioni, quella stessa coppa che la sorte avversa aveva impedito ai Busby Babes di vincere.


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La Storia Di Syd King e Del Suo West Ham

Syd King fu un giocatore(ottimo terzino sinistro) e poi in seguito manager, una delle figure più importanti del West Ham United.
Il West Ham optò per il professionismo nel 1898, il che stonava abbastanza con la filosofia di squadra, sostanzialmente un workers team, una squadra di lavoratori.
Quindi, benchè ai lavoratori fosse ancora concesso sostenere allenamenti e provini, si incentivò da parte della proprietà la ricerca di giocatori professionisti.
Nel 1900 il nome da Thames Ironworks FC  venne cambiato in West Ham United.


LA STORIA DI KING E DEL SUO WEST HAM
Syd King venne nominato manager (e lo rimarrà fino al 1932), anche se ufficialmente era club directory.
King era un personaggio abbastanza strano, con capelli grigi cortissimi e un paio di baffi.
Il suo problema più grande è che adorava bere.
Negli allenamenti, leggenda vuole, che rifornisse ai suoi giocatori di una strana sostanza: l'oxo(misto di alcolici e droga; non propriamente doping ma qualcosa abbastanza singolare per i tempi).
Tornando al West Ham, le prime stagioni si giocarono ancora al Memorial Grounds, invece nel 1904 la squadra si trasferì in un nuovo impianto, chiamato originariamente “The Castle” e situato nella zona di Upton Park, est di Londra, che successivamente diventò Boleyn Ground perchè si dice che su quel terreno sorgesse un castello in cui Anna Bolena risiedette per un certo periodo.
La prima partita nel nuovo impianto vide il West Ham opposto al Millwall, squadra anch’essa di origine industriale come detto, una rivalità che dura ancora oggi dovuta a vicinanza geografica e comune estrazione sociale e che meriterebbe ben più spazio di quanto possiamo concendergliene qui.
Di pari passo al nuovo stadio venne creato il nuovo stemma del club, che riprese i martelli incrociati del Thames Ironworks, ma con sullo sfondo un castello: il Boleyn Castle probabilmente.
Nasceva così uno degli stemmi emblema del calcio inglese.
Fino alla fine della Grande Guerra il West Ham rimase in Southern League.
Venne scelto per giocare in Football League solo nel 1919.
Nel 1923, insieme alla promozione in Division One arrivò anche la prima finale di FA Cup, da giocarsi a Wembley, appena costruito, contro il Bolton Wanderers.
I Wanderers trionfarono 2-0 in quella passata alla storia come White Horse final, perchè fu necessario l’intervento della polizia, un agente dei quali in sella a un cavallo bianco entrato nella storia del football, per sgombrare il campo da gioco occupato dall’incredibile folla presentatasi alla partita che, evidentemente, non riusciva più a stare negli spalti(le leggende parlano di oltre 200mila spettatori, anche se a referto ne erano "solo" 118mila).
Syd King, nel frattempo, venne letteralmente silurato.
Era il 1932 e oltre ai risultati negativi accumulati sul campo (retrocessione, serie di partite senza vittorie) il fattore che portò al licenziamento del manager (ufficializzato il 3 Gennaio 1933) fu come anticipato l’alcolismo di King, che si presentò a una riunione dirigenziale “drunk and insubordinate”, stando alle parole di un membro della dirigenza.
Era la fine di un mito, del simbolo stesso del primo West Ham che la storia abbia conosciuto (“West Ham is Syd King“, sentenziò l’East Ham Echo nel 1923).
King venne sostituito da Charlie Paynter, nel club ormai da diverse stagioni.


IL SUICIDIO DI KING
Anche se abbastanza rissa, la reputazione di King, così come la sua carriera erano ormai a brandelli.
Entro un mese dal licenziamento si suicidò bevendo alcol mescolato con un liquido corrosivo.
L'inchiesta sulla sua morte dichiarò che era ormai andato e dichiarato "non sano di mente" in quanto affetto da manie di persecuzione.
Secondo suo figlio durante l'inchiesta, la sua depressione era cominciata quando la squadra retrocede, nell'estate del 1932 e che il suo calvario iniziò da lì.
L'esonero fu solo la goccia che fece traboccare il vaso.


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