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mercoledì 14 giugno 2017

La Sabermetrica Degli Houston Astros: Dal Tanking Al Ground Control (MLB)

Nati nel 1962 gli Houston Astros non hanno mai vinto una World Series.
Non solo, l'unica finale giocata risale al 2005, quando vennero travolti 4-0 dai White Sox.
Sono la franchigia più vecchia a non aver mai vinto un titolo.
Eppure da circa 2 anni le cose sembrano essere cambiate.
Nel 2013 chiudono con 51-111, nettamente ultimi..
L'anno successivo le cose migliorano con 70-92 ma i playoff rimangono una chimera (quarti nella loro division).
L'86-76 del 2015 li manda ai playoff, dove nelle division series perdono solo da Kansas per 3-2 (i Royals poi battendo i Mets, vinceranno le World Series).
Scorsa stagione potrebbe parlarsi di un piccolo passo indietro: l'84-78 non basta per la postseason.
Il 2017, stagione in corso, li vede guidare la West Division con un impressionante 43-18.
L'autore della trasformazione della franchigia è Jeff Luhnow, una laurea alla University Of Pennsylvania e un master alla Northwestern, studia «i mercati, le tendenze e le best practice emergenti, in ogni settore e regione, localmente e globalmente».


SABERMETRICA E VIVAIO AI ST.LOUIS CARDINALS
Sull’onda delle teorie sabermetriche, William DeWitt, Jr, proprietario dei St.Louis Cardinals, decise che era giunto il momento di cambiare l’approccio del proprio team aprendo alla nuova frontiera dei big data.
Per saperne di più vi rimando a questi articoli: La Storia Della Sabermetrica (Billy Beane e Gli Oakland Athletics) e L'Aspettativa Pitagorica Di Bill James: Proj W e Proj L
La scelta comunque cadde su Luhnow appunto.
Luhnow cominciò a lavorare sui giovani per farli crescere nei team satelliti.
Negli anni della gestione Luhnow nessuna squadra di MLB ha fatto esordire tanti ragazzi provenienti dal draft come la squadra del Missouri.
Addirittura nelle World Series del 2013 ben 16 dei 25 giocatori del roster dei Cardinals erano giocatori del progetto Luhnow.
Si aggiunse a Luhnow, Sig Mejdal, un ingegnere della NASA dedicatosi, durante la permanenza nell’ente aerospaziale, a studiare i modelli di riposo degli astronauti in modo da ottimizzare i loro periodi di sonno.
Secondo Mejdal un pilota ubriaco volava meglio di uno sobrio alla cloche (quattro ore dopo il normale orario in cui andava a letto).
Formatosi durante le estati passate a dare le carte a un tavolo del blackjack in un casino del lago Tahoe: «Chiedere carta con un 17 contro il 7 del banco non sembra giusto. Con centinaia di dollari sul tavolo sembra ancora meno giusto. Ma ciò non vuol dire che sia sbagliato».
Secondo Luhnow è l’uomo giusto con cui cominciare a lavorare su un database utile per valutare le prestazioni dei giocatori.
Tuttavia per diatribe con la dirigenza lascia la squadra del Missouri.


HOUSTON ASTROS E IL TANKING
L’occasione gli viene offerta da Jim Crane, che alla fine del 2011 ha appena rilevato gli Astros.
«Se hai informazioni migliori e più veloci dei tuoi avversari li puoi stracciare» è il credo di Crane, che in questo modo ha fatto fortuna nel settore della logistica.
A Luhnow e Mejdal non sembra vero: hanno piede libero e possono fare ciò che vogliono.
Bene, adesso perdiamole tutte
Come detto, l'ultima stagione d’oro degli Astros risaliva al 2005, con la sconfitta alle World Series contro i White Sox, che culminava un periodo in cui i texani avevano raggiunto i playoff 6 volte in 9 stagioni.
All’arrivo della nuova proprietà nel 2011 gli Astros avevano appena messo insieme la peggiore stagione di sempre, con 56 vittorie e 106 sconfitte, la quarta perdente nelle ultime cinque.
Luhnow e Crane dovevano progettare qualcosa che permettesse di accorciare i tempi, per portare la franchigia al top.
La soluzione proposta da Lunhow era di quelle che fanno venire i brividi: finora siamo andati male; bene, d’ora in poi dobbiamo andare anche peggio.
Il piano era più o meno lo stesso di quello attuato ai Cardinals: pescare a piene mani dal draft, utilizzando chiamate alte proprio in virtù dell'ultima posizione dell'anno precedente, pensando al futuro senza curarsi minimamente del presente.

«Nel 2017 non interesserà a nessuno sapere se nel 2012 abbiamo perso 98 o 107 partite. Interesserà sapere quanto saremo vicino a vincere il titolo» ribadiva Luhnow.

Ed effettivamente oggi è proprio così.
Un presente che si tradusse in 107 sconfitte nel 2012 e addirittura 111 nel 2013, l’anno che segnò anche il passaggio dalla National League Central all' American League West.
Intanto Luhnow faceva piazza pulita di qualunque giocatore avesse ancora un minimo di valore e un minimo di appeal sul mercato.
Soltanto i Mets del 1962-64, persero più partite nella storia del Baseball rispetto agli Astros nel triennio 2011-13.


GROUND CONTROL
Non si trattava solo di valutare statistiche e prestazioni sul campo, ma anche una serie di informazioni qualitative: caratteristiche meccaniche di lancio o dello swing, fisicità, salute, personalità, situazione familiare; il tutto all’interno di un database che raccoglie milioni di giocatori utili per confrontare stats e tutto il resto.
Era nato il Ground Control, situato nel cuore pulsante dell’organizzazione, la “Nerd Cave”, l’ufficio in cui Mejdal e i suoi assistenti, tra cui un ex economista della Barclays specializzato nel valutare l’andamento delle obbligazioni, rendono reale il progetto.
La progettazione ha richiesto un anno di tempo, ma ora, in linea con i desideri di Jim Crane, permette al management degli Astros di aver in tempo reale su PC e portatili una miniera di notizie sull’intero sistema Baseball, tanto da far dire a Luhnow che se prima aveva bisogno di ore per poter imbastire una trattativa di mercato adesso gli basta una rapida occhiata al Ground Control (i Cardinals furono indagati per aver hackerato questo database nel 2015).
Il sistema suggerisce lo schieramento della difesa, i match-up Pitcher-Battitore, etc.
Da qui proviene l’estremo uso dei defensive shift da parte degli Astros.
Il tanking (cioè perdere di proposito) portò per tre anni consecutivi la prima scelta al draft, più una marea di chiamate nei giri successivi.
Anche in questo caso gli Astros hanno operato tenendo fede ai propri principi, ovvero facendo cose che normalmente sembrano strane, alcune rivelatesi azzeccate, altre meno.
Nel 2012 hanno pescato Carlos Correa, un interbase portoricano di 17 anni, la cui scelta ha stupito molti.
Nonostante Correa si sia rotto praticamente subito una caviglia nel 2015 ha esordito, peraltro molto bene, in MLB proponendosi come candidato al titolo di rookie dell’anno.
Nel 2013 la prima scelta è ricaduta su Mark Appel, ad oggi, non ancora pervenuto.
Nel 2014 selezionano Brady Aiken, un lanciatore mancino proveniente dall’high school.
Dopo aver negoziato con il giocatore un contratto di 6,5 milioni di dollari lo staff medico rileva una anomalia nei legamenti del suo gomito.
Da questo momento il management comincia con Aiken un’asta al ribasso, ma il giovane lanciatore, infuriatosi per il trattamento subito, rifiuta tutte le offerte del club, non firmando l’accordo e facendo così perdere agli Astros la prima scelta.
Luhnow però si consola, perché la MLB gli offre in compensazione la seconda chiamata nel 2015 (arriverà un altro interbase, Alex Bregman da Louisiana State).
Il sistema delle Minors degli Astros diventa uno dei più importanti del Paese, ricco di giocatori e di talento, tanto che Sports Illustrated decide a giugno 2014 di uscire con una copertina forte: “I vostri vincitori delle World Series del 2017”.
Trainati da Collin McHugh, un sinkerballer rilasciato da Colorado dopo una stagione assolutamente da dimenticare (0 vinte e 3 sconfitte con 9,95 di Era), McHugh viene pescato perché qualcuno nella Nerd Cave ha notato che la sua curveball ha una velocità di rotazione superiore rispetto alla media.
Quando Brent Strom, l’allenatore dei lanciatori, glielo spiega i risultati sono pazzeschi: chiude la stagione 2014 con 11 vittorie e 2.73 di Era.
Dallas Keuchel, un altro giocatore sottostimato, il cui arrivo agli Astros è precedente alla gestione Luhnow.
Keuchel possiede una fastball piuttosto lenta, in genere sotto le 90 miglia orarie, ma sa benissimo dove piazzarla: bassa e laterale.
L’arrivo in panchina di A.J. Hinch, insieme a giocatori come Luke Gregerson e Pat Neshek, gente come José Altuve, il già citato Carlos Correa, George Springer, il fenomenale pitcher Lance McCullers Jr. porta i texani nell'olimpo del Baseball e tra le favorite per le World Series 2017.




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venerdì 9 giugno 2017

Roy Lerner Del Millwall Si Scaglia Contro I Terroristi

Nell'attacco terroristico avvenuto a Londra il 3 giugno 2017, costato la vita a 7 persone, c'è chi ha non ha abbassato la testa davanti ai terroristi, provando a combattere malgrado tutto.
Stiamo parlando di Roy Lerner, inglese di 47 anni che tifa Millwall, proprio la squadra celeberrima negli anni 70 e 80 per via dell'Hooligalismo (quando in Inghilterra tirava davvero una brutta aria).
Per intenderci ulteriormente, i tifosi londinesi che si vantano di essere i più odiati del Regno Unito.
Grazie al suo coraggio decine di persone sono riuscite a salvarsi e a scampare alla furia omicida dei 3 terroristi che hanno seminato il panico nel centro della capitale inglese.
Lerner al momento dell'attentato, si trovava al Black & Blue Restaurant (a bere le sue solite 4-5 pinte) situato a pochi metri dal Borough Market, vicino alla fermata della metro di London Bridge.
All'interno del ristorante c'era molta confusione e tra i primi a rendersi conto che qualcosa non andava è stato proprio l'hooligans Lerner.
Resosi conto della presenza dei 3 attentatori, si è scagliato in solitaria e mani nude contro di loro, rispondendo agli slogan:

"This is for Allah! Islam, Islam, Islam...!"

Urlando:
"Andate a fancu*o, non me ne frega un caz*o. Sono del Millwall io"

Roy contro tre persone armate di coltello, ha rimediato 8 ferite da taglio, comprese alcune evidenti sul collo e sulla testa.
Il suo intervento però, ha di fatto portato via tempo ai terroristi e ha permesso agli altri ospiti del ristorante di scappare direttamente dalla porta principale e mettersi in salvo.
Pochi minuti dopo la situazione si è tranquillizzata, i militari hanno fatto fuori gli attentatori e hanno chiamato l'ambulanza per poter soccorrere, oltre a tutti gli altri feriti, anche Roy Lerner.
Intervistato da alcuni giornalisti dell'Independent, il tifoso del Millwall ha parlato dal suo letto d'ospedale, dove i medici gli hanno curato al meglio le ferite.

"Quando li ho visti mi son detto che avrei dovuto metterli a tacere, quei bastar*i. Ho fatto qualche passo in avanti e gli ho urlato quello che ormai tutti sapete. Ho agito d'impeto, forse sono stato un po' troppo frettoloso"

Moglie: "Non si è mai tirato indietro da una rissa. Conosco il suo carattere e so che in certe situazioni si fa prendere la mano. Per me comunque è un eroe, un ragazzo davvero troppo coraggioso"

I supporters del Millwall hanno già lanciato una petizione online per far sì che a Roy venga riconosciuta la "George Cross", l'onorificenza civile più alta per la Gran Bretagna e i paesi del Commonwelt, volta proprio a premiare i civili che si distinguono per gesti eroici come quello avvenuto sabato sera nel centro di Londra.


TIFOSI DEL BRISTOL CITY E LA TARGA DEL MILLWALL
Dopo di ciò anche alcuni tifosi di altre squadre si sono complimentati, su tutti quelli del Bristol City, capaci di appianare una divergenza vecchia di decenni.
Diversi anni fa, infatti, gli Hooligans dei Robins riuscirono a strappare una targa dal pullman dei giocatori avversari.
 Il cimelio è rimasto esposto al The Three Lions, pub e storico ritrovo della parte biancorossa di Bristol, fino alla decisione presa nelle scorse ore di restituire la targa rubata.
Dal suo letto di ospedale, Roy Larner potrà presto rivedere quel pezzo di storia del Millwall che per due decenni è stato celebrato dai tifosi rivali.


GLI ANTIFASCISTI
Per tutti ormai un eroe ma ma c'è anche chi non lo ritiene tale: anzi lo crede un criminale razzista e xenofobo:

"We are calling on the @metpoliceuk to arrest Roy Larner for verbally assaulting and attacking 3 Muslim men in London. #ReportIslamophobia": scrivono gli antifascisti su Twitter.
Da notare l'hashtag contro l'islamofobia.
Secondo la loro opinione quindi l'uomo avrebbe aggredito verbalmente e attaccato fisicamente tre islamici.
Il loro giudizio è solo uno: merita il carcere.



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mercoledì 7 giugno 2017

Tim Johnson e Le Bugie Sulla Guerra In Vietnam (MLB)

Tim Johnson nato il 22 luglio 1949 giocò come interbase in MLB tra 1973 e il 1979, balzò agli onori della cronaca come manager dei Toronto Blue Jays e in particolar modo per aver detto una grossa bugia.
Come giocatore firma per i Los Angeles Dodgers nel 1967 come free agent, poi è ceduto ai Milwaukee Brewers per Rick Auerbach nel 1973 quando era ancora un giocatore da Minor.
Iniziò come SS, poi divenne un utility (schierabile in più ruoli).
Nel 1978 finisce in Canada ai Toronto Blue Jays: chiuderà la sua carriera l'anno dopo con una AVG di .223 in 516 partite.


LA CARRIERA COME MANAGER E COACH
Dopo il ritiro come giocatore, Johnson ha trascorso i successivi 20 anni come scout, coach o manager, dividendosi tra Minor e Major (Montreal Expos, Boston Red Sox e Chicago Cubs).
Divenne manager dei Blue Jays nella stagione 1998, battendo la concorrenza di Davey Johnson  Larry Bowa, Paul Molitor e Buck Martinez.
Nonostante alcuni litigi, Johnson è sempre stato un ottimo comunicatore.
Si ricordano comunque dissapori con alcuni giocatori, tra i quali Pat Hentgen, Ed Sprague, Roger Clemens che lasciarono la squadra dopo il 1998.
Nonostante questa mancanza di chimica di squadra, Johnson guidò i Blue Jays a un rispettabile terzo posto nel 1998 con un record di 88-74, a soli quattro partite dalla wild card.
Ovvero la miglior stagione della franchigia canadese dalle World Series vinte nel 1992 e nel 1993.


GUERRA IN VIETNAM
Da parte dei maliziosi, questo successo è stato in parte attribuito alle storie che Johnson raccontava ai suoi giocatori riguardo le sue esperienze come soldato nella guerra del Vietnam.
A suo dire serviva per motivare i giocatori, ogni allenamento e partita ricordava loro quanto era stata dura la vita in trincea.
La guerra In Vietnam scoppiò nel 1955 e terminò nel 1975 (ad affrontarsi gli insurrezionalisti filo comunisti e il governo autoritario filo-americano del Vietnam del Sud. Da una parte l'esercito Vietnamita del Nord, Cina e Russia...dall'altra parte USA, Australia, Tailandia, Filippine).
Quando l'editorialista del Boston Globe (Bob Ryan) pubblicò una storia sulla guerra in Vietnam, Johnson disse "Io non parlo mai riguardo ciò. E' un qualcosa che fa parte del passato".
Evidentemente era preoccupato di essere scoperto.
Quando divenne manager di Toronto nel 1998, disse casualmente (forse per sbaglio) ad un giornalista che era stato esentato dalla guerra in quanto giocatore di Baseball.
Tuttavia le bugie non si fermarono.
Per esempio, raccontò ad Hentgen diverse storie di guerra per cercare di convincerlo ad accettare un ruolo diverso nella rotazione della squadra.
Gli raccontò di aver ucciso per sbaglio una ragazza e il suo fratellino minore, essendosi trovati sulla sua linea di fuoco.
Insomma nella vita c'erano da fare anche azioni riprovevoli e scelte diffcili.
Anche Greenwell, attraverso storie di questo tipo, veniva spronato ad essere più duro/aggressivo.
Johnson parlava ai suoi giocatori della guerra più di qualunque altra cosa.


LE BUGIE, LA CONFESSIONE E IL LICENZIAMENTO
Venne scoperto quasi per caso, poco prima del suo compleanno.
La moglie di Johnson gli regalò un'Harley.
Roger Clemens, amico di Johnson, ex lanciatore Blue Jays e veterano di guerra, voleva regalargli un casco da motociclista con il logo della sua unità di combattimento su di esso.
Così iniziò con qualche verifica per risalire alla sua unità di combattimento.
Gli esiti furono infausti.
Gli amici a Clay Center, dissero a Clemens che Tim non era mai andato in Vietnam.
Neppure la moglie era al corrente delle bugie.
Tim negò in un primo momento, poi fu costretto a confessare e a scusarsi: "E 'stata una strategia per motivare la squadra"
Qualche tempo dopo, Johnson disse a diversi giornali canadesi che tutte queste storie erano state inventate.
In realtà, Johnson era stato riserva nel corpo dei Marines durante la guerra, allenandosi al Camp Pendleton insieme ai Farm System dei Los Angeles Dodgers.
S'inventò anche di aver giocato per 20 anni in un All-American High School di Basket, rifiutando una borsa di studio per frequentare UCLA.
Johnson confessando la verità, a suo dire, si tolse "un peso di 50.000 libbre" dalle spalle.
Disse di aver mentito perché si sentiva in colpa per non essersi arruolato (esentato in quanto Minor League), mentre molti dei suoi amici combatterono in guerra perdendo anche la vita.
Provato anche psicologicamente per anni di bugie, entrò in terapia.
I Blue Jays erano inizialmente disposti a rimanere con Johnson, anche se molti giocatori non erano d'accordo.
Su tutti Sprague che etichettò Johnson come un "bugiardo" e "traditore".
Darrin Fletcher, catcher, dirà che il cambiamento era la scelta più giusta: ''Ero disposto a dargli una seconda possibilità ma con tutte quelle bugie, avrebbe potuto sopravvivere in squadra quando sarebbero arrivate 2 o più sconfitte consecutive? Io non la penso così"

Il General Manager Gord Ash dei Blue Jays: "Inizialmente ho resistito dal licenziarlo perché ero fiducioso che la gente gli avrebbe dato una seconda possibilità, lui era davvero pentito. Tuttavia i giocatori non lo accettavano. I media idem. Non avrebbe funzionato"

Verrà licenziato e sostituito da Jim Fregosi.
Il record di Johnson fu migliorato solo nel 2015.
Tim comunque finirà in Messico diventando manager per i successivi 7 anni di Diablos Rojos, Yaquis De Obregón ed Águilas de Mexicali (sino al 2005), tuttavia i 30 anni di bugie rimarranno per sempre impressi nella memoria di giocatori ed appassionati.



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lunedì 5 giugno 2017

Bill Smith Colui Che Giocava A Poker...Ubriaco

L'americano Bill Smith fu un giocatore di Poker, campione del mondo nel 1985.
Sicuramente fu tra i più chiacchierati della storia per il suo giocare ubriaco.
Morì nel 1997, non a caso a Las Vegas.
Protagonista delle World Series Of Poker durante gli anni 80, già nel 1981 era riuscito ad arrivare al tavolo finale del Main Event, chiudendo al 5º posto.
Stesso risultato ottenne nel 1986, anno della vittoria di Berry Johnston.
Riuscì a vincere il Main Event del 1985, battendo T. J. Cloutier in heads-up.
Le sue vincite totali nei tornei hanno superato 1.000.000 di dollari.
Come detto, Smith su spesso sorpreso a giocare tornei pro di Poker...ubriaco.
A detta di tutti, era un alcolizzato.
Secondo T.J. Cloutier, Smith non giocava bene da sobrio nè tantomeno quando era completamente ubriaco:

"Bill era molto duro da affrontare da sobrio. Quando invece era a metà strada tra sobrio ed ubriaco, è stato il miglior giocatore cui abbia mai affrontato. 
Nessuno riusciva a leggere le mani degli avversari meglio di lui quando si trovava in queste condizioni. 
E' stato invece il giocatore peggiore cui abbia affrontato quando era totalmente ubriaco"

L'anno che vinse il Main Event (con una coppia di 3), entrò da sobrio l'ultimo giorno, prima d'iniziare la sua opera...
Dopo aver iniziato a bere, accumulò un enorme mucchio di fiches per via di un gioco aggressivo (al momento giusto).
Aveva talmente tante fiches che anche se completamente ubriaco riuscì a vincere ugualmente.
Alcool a parte, Bill Smith detiene ad oggi anche uno straordinario record che va ben oltre quello di aver vinto il Main Event da ubriaco fradicio e che spiega alla perfezione l’indole di questo fenomenale player originario di Dallas: venne arrestato e poi rilasciato per ben tre volte nel corso dello stesso giorno per esser stato beccato dalla polizia a giocare delle partite di Poker illegali.



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giovedì 1 giugno 2017

La Ten Cent Beer Night e La Rissa Tra Indians e Rangers (1974)

Quella che passò come la "Ten Cent Beer Night" fu una serata davvero particolare.
In poche parole si trattava di una promozione lanciata dai Cleveland Indians della Major League Baseball durante una partita contro i Texas Rangers.
Era martedì 4 giugno 1974.
L'idea alla base della promozione era quella di attirare più tifosi offrendo 355 ml di birra al 3,2% per soli 10 centesimi (si trattava di uno sconto significativo visto che il prezzo era di 65 centesimi).
Non c'era alcun limite all'acquisto di birre durante il gioco.
Durante la partita, i tifosi ormai ubriachi, provocarono una rivolta nel nono inning che causò la sospensione del match.
Va sottolineato che non era la prima volta che gli Indians provavano questo tipo di promozione (basta ricordare il Nickel Beer Day nel 1971).
Tuttavia, la sconfitta ad Arlington in Texas una settimana prima, aveva lasciato strascichi pesanti con i fans di Cleveland che disprezzano i texani.


I PROBLEMI IN TEXAS
In Texas, i guai erano iniziati alla fine del quarto inning con un walk concesso a Tom Grieve dei Rangers, seguito da un singolo di Lenny Randle.
A seguito di un doppio, Randle si rese protagonista di una scivolata sul secondo base Jack Brohamer.
Il pitcher Milt Wilcox degli Indians colpì Randle.
Da lì si scatenò una rissa tra Ellis e Randle con le panchine che si svuotano ed entrano in campo.
Finita la rissa, i giocatori e gli allenatori di Cleveland ritornarono in panchina, venendo colpiti da cibo e birra lanciati dai tifosi Rangers.
Il catcher Dave Duncan dovette essere trattenuto per evitare il contatto con i fans di casa.
I Rangers vinceranno 3-0.
Dopo la partita, un giornalista di Cleveland chiese al general manager dei Rangers Billy Martin, se a Cleveland avrebbe indossato un'armatura.
Martin rispose: "No, non hanno abbastanza fans per intimorirci".


TEN CENT BEER NIGHT
Sei giorni dopo la rissa in Texas, la promozione citata "Ten Cent Beer Night" richiamò allo stadio 25.134 fans, il doppio del solito.
All'inizio della partita, Leron Lee di Cleveland colpì lo stomaco del lanciatore dei Rangers (Ferguson Jenkins), dopo di che Jenkins cadde a terra.
I tifosi applaudirono, gridando "Hit 'em again! Hit' em again! Harder! Harder!" (colpiscilo ancora. Colpiscilo ancora. Più forte! Più Forte!).
Mentre la partita andava avanti, alcuni tifosi invasero il campo causando problemi.
Mike Hargrove, che più tardi avrebbe condotto gli Indians alle World Series del 1995 e del 1997, venne colpito da un hot dog e sfiorato da una brocca vuota di Thunderbird.
In seguito decisioni arbitrali controverse, fecero perdere ulteriormente la testa ai padroni di casa che cominciarono a buttare di tutto in campo: birre, panini, altri oggetti ed addirittura petardi sulla panchina texana.
Nella parte inferiore del nono, sul 5-5, Rusty Torres arriva in seconda base e potrebbe sancire la vittoria degli Indians.
Tuttavia, la folla pesantemente ubriaca per aver bevuto ininterrottamente per nove inning, portò alla definitiva sospensione del match.
Terry Yerkic, un fan 19enne di Cleveland, entrato in campo tentò di rubare il cappello di Jeff Burroughs, outfielder dei Rangers.
Pensando che Burroughs fosse stato attaccato, il manager Billy Martin dei Rangers ordinò alla sua panchina di entrare in campo con le mazze.
A questo punto fans ubriachi si riversano in campo: alcuni armati di coltelli, altri con catene e porzioni di sedili staccati dallo stadio.
Altri ancora lanciarono bottiglie dagli stand. 
Centinaia di tifosi circondarono i Rangers.
Temendo addirittura per la vita dei Rangers, il manager di Cleveland Ken Aspromonte ordinò ai suoi giocatori di afferrare le mazze ed aiutare i Rangers, attaccando i tifosi del proprio team.
I tumulatori cominciarono a lanciare sedie pieghevoli in acciaio e il rilievo di Cleveland Tom Hilgendorf venne colpito in testa da una di queste sedie. 
Hargrove si trova a fare a pugni con un tifoso, prima di lasciare il campo con le due squadre.
Le basi sono state estratte e rubate e molti rivoltosi hanno gettato una vasta gamma di oggetti tra cui tazze, pietre, bottiglie, hot dog, contenitori di popcorn e sedie pieghevoli. 
L'umpire Nestor Chylak, rendendosi conto che l'ordine non sarebbe stato mai e poi mai ripristinato terminò il match. 
Anche lui venne colpito da una sedia e ferito da una pietra scagliata dagli spalti. 
Lui etichetterà i tifosi come "bestie incontrollabili" e dichiarò di non aver mai visto niente di simile, "tranne in uno zoo". 
Le rivolte furono sedate dall'arrivo delle forze dell'ordine.
La successiva promozione della birra (il 18 luglio 1974) attirò 41.848 tifosi.
Birra di nuovo venduta a 10 centesimi ma con un limite di due a persona. 
Lee MacPhail, presidente della Lega americana, commentò: "Non c'era dubbio che la birra abbia giocato una parte predominante negli incidenti successi".



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domenica 28 maggio 2017

Il Cricket e La Storia Delle Ashes (Ceneri)

Le origini del Cricket si collocano a cavallo tra il XIV e il XV secolo, nel sud dell’Inghilterra, come sport praticato dalla classe borghese.
Da li il cricket si è poi diffuso nelle colonie dell’impero britannico affermandosi in Oceania (Australia e Nuova Zelanda), Sudafrica, India e fino ai possedimenti caraibici britannici (Sri Lanka, Pakistan, etc).
Uno sport che fa strano dirlo appassiona milioni di persone, sparse per il mondo, per lo più in Inghilterra e nelle ex colonie dell'Impero britannico.
Partite che durano giorni (un match può durare anche 30 ore, distribuite in 5 giorni), regole del gioco che contano meno dello "Spirito del Gioco".
Simile al Baseball, almeno in teoria.
Si gioca in 11 e le zone del campo si possono chiamare Pitch o Crease, ci sono giocatori che fanno i Wicket-keepers, e i punti si segnano correndo tra le basi dette Wickets, composti da tre paletti, che va colpito e possibilmente abbattuto.
Gli inglesi ne vanno pazzi tanto che lo insegnarono a tutti i loro possedimenti coloniali nell'800.
E' proprio contro l'Australia che l'Inghilterra gioca il suo Test match più importante, quello dalla rivalità più antica ed esasperata: l'Ashes (o almeno, così, verrà in seguito battezzato).


PRIMO TEST MATCH
In realtà il primo incontro si disputa nel 1877 ma le Ashes vere e proprie nasceranno 5 anni dopo.
Nel 1877 a Melbourne vincono gli australiani, circa 2 settimane dopo gli inglesi si rifanno.
La supremazia dei colonizzatori era stata comunque messa in dubbio.
Le Ashes si disputano dal 1882, da quando cioè il Cricket inglese subì la sua più clamorosa sconfitta.
Quella di perdere per la prima volta una partita sul proprio terreno di gioco, il mitico "The Oval" (di Londra, dal non confondere con lo stadio del Glentoran di Belfast).
La cosa è stata molto enfatizzata ma va ricordato che il Cricket, gli inglesi, l'avevano portato in Australia già nel 1803.
Un quotidiano locale, lo Sporting Times, pubblicò un necrologio satirico annunciando la "morte del cricket inglese, la cremazione del suo corpo e il trasporto delle sue ceneri in Australia".
Da qui il nome di Ashes (ceneri) che, secondo la leggenda, vennero contenute in una piccola urna di terracotta (tuttora custodita nel museo di uno dei Cricket club più prestigiosi di Londra, quello di Marylebone).


LA RICONQUISTA DELLE CENERI
Nel dicembre del 1882 Ivo Bligh capitanò la selezione inglese in tre test match in terra australiana.
L'Australia vinse la prima partita, ma la selezione inglese conquistò le ultime due vincendo la serie.
Al termine del terzo test match, Bligh fu trattenuto da due signore australiane che gli consegnarono una piccola urna con al suo interno le ceneri di alcuni bail (i paletti delle porte del Cricket).
Bligh riportò in patria l'urna e i tifosi affermarono che le ceneri erano state riconquistate.
Quella tradizione non si sarebbe più persa.
Da quel momento, l'Inghilterra ha sempre cercato in tutti i modi di vendicare l'onta subita.
Dal 1882 (prima edizione) al 1890, gli inglesi vinceranno tutte e 8 le serie.
La prima serie vinta dall'Australia fu nel 1891 (2 partite ad 1).
Dopo di ciò, il tutto si equilibrerà con Ashes vinte dagli inglesi o australiani.
Una lunga serie di vittorie di una delle due va dal 1989 al 2003 con 8 vittorie australiane.
La vittoria del 2005, al termine di una delle Series più combattute della storia, fu la prima per gli inglesi dopo 18 anni di sconfitte (8 serie appunte), e la prima in casa dal 1985.
Kevin Pietersen e il battitore Andrew Flintoff divennero personaggi di culto popolare, richiesti da tutti per interviste televisive.
Nel 2006 l'Australia riconquistò l'Ashes.
Poi dal 2009 al 2015, gli inglesi vinceranno 4 serie su 5, perdendo solo nel 2013.


EDIZIONI STORICHE
Due in particolare: Headinglry 1981 ed Edgbaston 2005.
Nel 1981 si concretizzò una delle rimonte più incredibili della storia del Cricket e dello sport in generale: Ian Botham entrò con 7 out e l’Inghilterra sotto 1-0 nella serie...segnò 149 Runs.
Nel 2005 gli inglesi vinsero di due Runs (la partita a più stretto punteggio di sempre).


MECCANICA DI GIOCO
Entrambe le squadra vestono in bianco.
Il campo, in genere ovale o rettangolare, può in realtà essere di qualsiasi forma perché non è regolamentato, ad eccezione della corsia al centro del campo dove si fronteggiano battitore e lanciatore, detta Pitch, che deve essere lunga circa 20 metri e larga 2.
Scopo del gioco è quello di mettere a segno più punti possibile e di non farsi eliminare quando si è in battuta.
I punti vengono chiamati Runs (corse) e si segnano correndo tra i due estremi del Pitch.
Per segnare una corsa il battitore deve, dopo aver colpito la palla, correre al lato opposto dell'area di lancio Pitch, mentre contemporaneamente il suo compagno che non ha eseguito la battuta e si trova al lato opposto del Pitch correrà verso la linea di battuta (Batting Crease).
Entrambi i corridori devono toccare il terreno oltre la Popping Crease (la linea dell' estremo del Pitch) con la mazza.
Ogni volta che i battitori si scambiano di base viene assegnato un punto.
Se il colpo è stato particolarmente efficacie, i due corridori possono provare anche a scambiarsi nuovamente, mettendo a segno tante corse per quante volte riescono a scambiarsi di posto (sino a quando la difesa lo permette).
Il lanciatore e i difensori devono cercare di far marcare meno Runs possibili ed eliminare il prima possibile 10 battitori avversari per concludere l'inning.
Esso può concludersi anche per esaurimento del tempo di gioco.
Un battitore può essere eliminato tramite Caught (palla presa al volo), se la palla colpisce il Wicket mentre uno dei due battitori tenta una corsa e si trova al di fuori del Crease, se il lancio colpisce il suo Wicket, quando la palla colpisce una parte del corpo del battitore invece della mazza impedendo così alla palla di colpire il Wicket, se la palla è giocata con le mani, se durante il lancio esce dalla sua linea di battuta mancando la palla e il Wicket-keeper colpisce con quest'ultima il Wicket (Stumped), se il battitore colpisce il Wicket con una parte del suo corpo durante il lancio (Hit Wicket), se è bloccata una palla lanciata verso il Wicket mentre si trova fuori dal crease (Obstructing The Field), se colpisce la palla con la mazza per due volte, a causa del ritiro del battitore, se quest'ultimo non si presenta in battuta.
Una volta terminato l'innings le due squadre si invertono, quindi la squadra che era in battuta va al lancio e quella al lancio va in battuta (simile al Baseball).
La squadra che nell'ultimo Innings va in battuta riceve un target ovvero un obbiettivo di Runs da raggiungere (corrispondente alla differenza di Runs tra le due squadre maggiorata di 1).
Nel momento del raggiungimento del target la partita termina.
Per vincere, è necessario, oltre a segnare più punti, anche l'eliminazione di tutti gli avversari per ogni Inning disponibile


FORMATO ATTUALE ASHES
- Le Ashes rappresentano una serie di 5 sfide (la vittoria va alla squadra che si aggiudica più vittorie)
- In caso di parità al termine della serie, la vittoria va alla squadra detentrice del trofeo
- Il torneo si disputa ogni 2 anni, alternativamente in Inghilterra e in Australia (essendo però il Cricket uno sport che si pratica solo in primavera/estate ed essendo le stagioni invertite tra emisfero Boreale ed Australe, di fatto tra l’edizione inglese e quella australiana passano 18 mesi, mentre tra quella australiana ed inglese...30).



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venerdì 26 maggio 2017

Quando Sam Bartram Venne Abbandonato Nella Nebbia: Chelsea v Charlton (1937)

"Fantasmi a Stamford Bridge: partita abbandonata"

Siamo nel 25 dicembre del 1937.
Come da tradizione, in UK si scende regolarmente in campo, per i calciatori inglesi le festività non esistono (ai tempi ma pure oggi).
Quell'anno è ricordato per la fitta coltre di nebbia che portò al rinvio di più della metà delle partite.
In molti casi i match vengono rinviati a data da destinarsi, mentre altri interrotti una volta cominciati. Per i giocatori era difficile vedere anche i compagni più vicini ed era quindi impossibile sviluppare una qualsiasi trama di gioco.
Quasi tutte, appunto.
Chelsea v Charlton, viene però giocata.
In quel pomeriggio a Stamford Bridge sono pronti a darsi battaglia in un infuocato derby londinese.


INIZIO DELLE OSTILITA'
La partita comincia regolarmente ed entrambe le squadre vanno a segno nella prima frazione di gioco.
All'intervallo, però, la nebbia si abbassa, invade completamente il terreno di gioco e gli spalti rendendo quasi impossibile il proseguimento del match.
I calciatori tornano in campo e riprendono a giocare.
Dopo 10 minuti l'arbitro fischia la fine, interrompe la partita e fa rientrare le squadre negli spogliatoi.


SCENDE LA NEBBIA E IL MATCH E' SOSPESO
La nebbia, anche a Stamford Bridge, ha avuto la meglio.
E così i giocatori, dispiaciuti quanto impotenti, fanno rientro negli spogliatoi: siamo al 60esimo.
Tutti, tranne uno.
Sam Bartram, portiere del Charlton, non si accorge di quello che sta accadendo.
La nebbia è troppo fitta e lui, più lontano rispetto agli altri dalle azioni di gioco, non può far altro che aspettare di intravedere qualche sagoma nella foschia.
Dopo quasi mezz'ora dal fischio finale dell'arbitro, l'estremo difensore vede farsi avanti una figura non meglio definita.
E' è un poliziotto.
Che cosa ha spinto un poliziotto ad avventurarsi sul terreno di gioco nel bel mezzo di una partita?

"Ehi tu, che diavolo stai facendo lì? La partita è stata interrotta da oltre 20 minuti, il campo è completamente vuoto!"

Sam non perde un secondo in più.
Corre verso gli spogliatoi e raggiunge i compagni che non solo si sono già lavati e cambiati, ma lo accolgono tra applausi ironici.
Uno che quando si sposò lasciò la moglie appena dopo l’uscita dalla chiesa per correre allo stadio e giocare perchè c’era Charlton-Middlesbrough: il ricevimento di nozze poteva attendere.

Bartram: "All'epoca eravamo in cima alla classifica quindi credevo stessimo dominando il Chelsea. 
Camminavo avanti e indietro verso la linea di porta, felice di vedere che il Chelsea veniva schiacciato nella sua metà campo. 
Ovviamente, però, non stavamo mettendo la palla in rete. 
Il tempo passava, e mi sono affacciato diverse volte oltre la linea dell’area di rigore, scrutando nell’oscurità, che si faceva sempre più spessa. Ma ancora non riuscivo a vedere nulla. 
La difesa del Chelsea chiaramente si stava facendo in quattro perché per un tempo più o meno lungo non li vidi calcare la nostra metà campo. 
I minuti passavano e nonostante le mie camminate all'esterno dell'area di rigore, non riuscivo a intravedere nessuno. 
Ovviamente, nessuno aveva segnato, altrimenti mi sarei accorto di qualche figura a centrocampo.
Poco dopo, l'arrivo del poliziotto, mi chiarì le idee"
Il Charlton passato nel giro di 3 anni dalla terza divisione alla prima divisione, concluderà la stagione citata al 4° posto in classifica, a sole 6 lunghezze dall'Arsenal campione. Sam Bartram, invece, morto nel 1981, può vantare una statua in suo ricordo all'esterno del The Valley dopo aver giocato 22 anni (l'intera carriera) a difesa dei pali del club londinese (vinse anche una FA Cup nel 1947).
Fa parte delle leggende del club e non solo per questo simpatico episodio.



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