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giovedì 25 febbraio 2021

La Storia Di Rubin Carter: Arrestato Ingiustamente Per Triplice Omicidio (Boxe)

La storia di Rubin Carter "Hurricane" è del tutto particolare.
Nato il 6 maggio 1937 a Paterson, New Jersey, in una famiglia con sei fratelli, ebbe i primi problemi con la legge appena compiuti i 14 anni (per aggressione e furto).
Nel 1954 scappa e si arruola nell'esercito.
Superato l'addestramento a Fort Jackson, Carolina del Sud, viene trasferito in Germania, dove inizia a fare Boxe. Non è però un buon soldato e per quattro volte in 21 mesi finisce davanti alla Corte Marziale per insubordinazione: lo giudicano non idoneo al servizio e lo congedano nel 1956.
Al ritorno in New Jersey lo arrestano e lo condannano per una fuga dal riformatorio.
Sconta la pena ma incorre subito in un altro incidente di percorso: aggredisce e rapina una donna di mezza età e ritrova subito il carcere del New Jersey, che lo ospita questa volta sino al settembre 1961. Continua poi a boxare e pare possa diventare un campione.
Nonostante la piccola statura (170 cm), Carter combatte da peso medio e gli avversari temono lo sguardo e la testa rasata li intimidisce.
Nasce il nomignolo "Hurricane" ("Uragano"), che lo accompagnerò per tutta la sua breve ma emozionante carriera.
Rubin batte avversari di valore: Holley Mims, Gomeo Brennan e George Bentos sono le sue credenziali del 1963, tanto che nel luglio di quell’anno la rivista Ring Magazine lo inserisce nella sua "Top 10".
Diventa sfidante al titolo mondiale dei medi, allora detenuto da Joey Giardello.
Il match si disputa a Philadelphia, Carter è in vantaggio ai punti, ma i giudici all'unanimità ribaltano il verdetto: a bordo ring si scatena un vero e proprio putiferio, ma Carter non inoltra alcun reclamo.
Sempre nel 1964, Carter prende posizioni radicali durante i violenti disordini razziali scoppiati a luglio nel ghetto di Harlem dopo che un poliziotto aveva ucciso un ragazzo nero di 15 anni.
Un atteggiamento ribelle (per i tempi ma forse anche per oggi) per il quale è controllato attentamente dalla polizia di Paterson.

IL TRIPLICE OMICIDIO NEL LAFAYETTE BAR
Poco dopo comunque, arriva il dramma che ne chiude la carriera: il 17 giugno 1966, presso il Lafayette Bar di Paterson, New Jersey, intorno alle 2,30 del mattino due uomini di colore entrano nel locale e sparano all'impazzata.
Due morti, un'altra donna muore un mese dopo per le ferite riportate, il solo sopravvissuto perde un occhio.
Il criminale Alfred Bello è presente e avverte la polizia. Gli assassini sono a suo dire due uomini di colore che sono scesi da un’auto bianca. E la macchina di Rubin Carter coincide con quella vista dai testimoni: anche il suo amico, John Artis, viene fermato dalla polizia, che li porta sul luogo della strage. Nessuno prende le impronte digitali dei due né li sottopone alla prova del guanto di paraffina per capire se avessero sparato di recente. Vengono quindi lasciati andare, ma in seguito la polizia trova nella macchina di Carter una pistola calibro 32 e dei proiettili per fucile calibro 12, gli stessi usati nell'omicidio al bar.
Alfred Bello supera l’esame della macchina della verità e viene considerato attendibile, contribuendo così alla condanna di Carter (allora 30enne) e Artis.
Oltre a ciò, sulla sentenza probabilmente influiscono i suoi piccoli precedenti ed anche la giuria interamente bianca che di fatto interrompe una carriera che vantava, fino a quel momento, 27 vittorie, 12 sconfitte e un pareggio in 40 incontri, con 8 KO e 11 KO tecnici.
In seguito Bello ritratta la testimonianza e Carter e Artis chiedono un nuovo processo, che viene però negato dal giudice.
Nel 1975 Bob Dylan dedica la canzone "Hurricane" (dell'album "Desire") proprio a Carter e spinge anche per la riapertura del caso, l’anno successivo la Corte Suprema degli Stati Uniti concede un nuovo procedimento, durante il quale Bello cambia nuovamente versione e torna a sostenere la colpevolezza dei due: Carter e Artis vengono nuovamente condannati all'ergastolo (stavolta anche due afroamericani nella giuria), ma dopo tre anni i loro avvocati si appellano alla Corte Federale.
Bob Dylan e la casa discografico vengono anche denunciati per diffamazione (per i versi della canzone).
Si arriva così al 1988, quando i procuratori del New Jersey archiviano gli atti d'accusa originali, facendo quindi cadere l'intero procedimento.
Nel mentre però i due si erano fatti ben 19 anni, per un triplice omicidio mai commesso.
A 48 anni Carter torna libero ed entra a far parte di un'associazione che si batte per le vittime incolpevoli e ingiustamente carcerate.
Hurricane è morto nel 2014 (a 76 anni), per un tumore alla prostata.


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sabato 13 febbraio 2021

La Storia Di Charles Barkley: Risse, Alcol, Gioco D'Azzardo e Trash Talking

Spot Nike (1993): "Non sono un modello da seguire. Non sono pagato per essere un modello. Sono stipendiato per scatenare l'inferno su un campo da Basket. I genitori dovrebbero essere dei modelli. Il fatto che io schiacci un pallone dentro non canestro non significa che dovrei crescere i tuoi bambini"

Charles Barkley fu uno dei più grandi giocatori NBA a cavallo tra gli anni '80 e '90, in quanto era un grande realizzatore, rimbalzista e capace anche di fornire molti assist.
Scelto con la chiamata numero 5 dai Philadelphia 76ers nel draft del 1984 (due slot dopo Michael Jordan), in molti intravedevano per lui una carriera da rimbalzista (effettivamente chiuderà con una media di 11.7 in carriera).
Alto 196 cm e con un peso che oscillava tra i 113 e i 129 kg. Ala grande ma adattabile anche da ala piccola e, in maniera più rara, centro, Barkley era veloce, esplosivo, elastico e con grande forza fisica.
Barkley rientra nelle leggende NBA a non aver mai vinto il titolo, anche se si avvicinò al grande traguardo a Phoenix dopo 8 anni turbolenti a Philadelphia. Con medie di 25.6 punti, 12.2 rimbalzi e 5.1 assist, Barkley vinse il premio di MVP della regular-season ma venne battuto in finale dai Chicago Bulls di Michael Jordan per 4-2. Fu quello il più grande rimpianto della carriera, perché non ebbe mai più un'altra occasione per via di infortuni ed altri problemi fuori dal campo. Inoltre gli Houston Rockets emergevano come nuova realtà dominante a Ovest. Phoenix venne eliminata per due anni consecutivi in Finale di Conference proprio dai Rockets e quando, nel 1996, Barkley scelse di firmare con i grandi nemici unendosi a Clyde Drexler e Hakeem Olajuwon, il ciclo era ormai giunto alla fine. 


PROBLEMI FUORI DAL CAMPO
Barkley era tanto forte a giocare quanto a cacciarsi nei guai grazie alla sua personalità bipolare, che univa momenti istrionici di grande simpatia ad altri di pura rabbia quasi incontrollata. Barkley sapeva scherzare con il pubblico, ma era ben conscio che molti dei suoi comportamenti non fossero da imitare: il carattere lo portava spesso a eccedere dentro e fuori dal campo, con discussioni con gli arbitri, risse e scazzottate rimaste nella storia, come quelle che coinvolsero Bill Laimbeer (Detroit Pistons) e Shaquille O'Neal (Los Angeles Lakers).
Ad O'Neal gettò il pallone in testa in un'azione di gioco e il centro dei Lakers ovviamente perse la testa.
Per questo motivo, ha sempre rifiutato l'etichetta di "modello", sconsigliando gli adolescenti di vedere nei grandi sportivi dei riferimenti comportamentali da imitare.
Il suo incidente più famoso coinvolse proprio una giovane tifosa, colpita da un suo sputo tra le prime file diretto invece a uno spettatore che lo stava insultando con frasi razziste. Barkley, che ricorda ancora quella scena come il momento più basso della sua carriera, riuscì poi a fare amicizia con la ragazza e la sua famiglia, invitandola ad assistere a molte altre partite in parterre e conquistandola come soltanto lui sapeva fare.

"Non so un accidenti dell'Angola ma l'Angola è nei guai" 
(prima della partita del Dream Team contro gli africani)

Alle Olimpiadi del 1992, Barkley cominciò il torneo rifilando una gomitata a un giocatore angolano, Herlander Coimbra, in una partita vinta di 68 punti, ma proseguì giocando su livelli altissimi e chiudendo come miglior realizzatore della squadra (16.3 punti di media) davanti a Karl Malone. Il suo apporto nella finale vinta contro la Jugoslavia fu determinante. La convocazione nel Dream Team e la medaglia olimpica furono un enorme stimolo per il prosieguo della carriera, infatti all'epoca Barkley stava cadendo in depressione: "In quel periodo, pensavo di fare schifo anche io", avrebbe poi dichiarato.
Quando stava per lasciare Philadelphia, era talmente emozionato che organizzò una serata con gli amici per festeggiare. Non vedeva un futuro per i Sixers e voleva a tutti i costi giocare per una contender al titolo. L'alcool scorreva da parecchie ore, quando ricevette una chiamata per informarlo che la trade era improvvisamente saltata e che proprio quella sera i Sixers avevano una partita.

"Non mi ricordo assolutamente nulla di quella partita. Ero ubriachissimo e avevo una fame assurda. Non ho idea di cosa sia successo in quel match"

Barkley non è sicuro nemmeno dell'anno, ma dovrebbe essere la stagione 1992, la sua ultima con i Sixers (poi andrà a Phoenix).
A Houston, nel 1997, venne incriminato dalla giustizia statunitense per aver gettato un uomo dalla finestra di un bar di Orlando. L'accusa fu di aver provocato una rissa, di condotta disdicevole, di atteggiamento criminale e di resistenza, non violenta, a pubblico ufficiale. Barkley era in Florida per giocare una partita con gli Orlando Magic e, dopo un diverbio con un uomo, quest'ultimo avrebbe tirato un bicchiere verso di lui e le tre donne che erano al tavolo con il giocatore. Barkley prese l'uomo e lo scaraventò fuori dal locale, provocandogli alcune ferita al braccio destro. La guardia dei Rockets sarebbe poi uscito dal bar per proseguire la conversazione, ma alcune guardie lo fermarono. A quel punto Barkley si girò verso l'uomo e disse: ''per quello che mi interessa puoi anche restare lì e morire''.
Oggi Barkley che ha avuto problemi anche con il gioco d'azzardo (nel 2006 perse 10 milioni di dollari) è analista tecnico in TV e riesce a farsi ancora sentire come quando nel 2017 disse a LeBron James di "smetterla di piagnucolare come un bambino".

James: "Barkley è un hater! Nella sua vita ha sputato ad una bambina, ha passato il weekend prima dell’All Star Game a fare festa a Las Vegas presentadosi poi in ritardo. Io King James, in 14 anni (di regno) non ho mai avuto problemi. Sir Charles è inoltre pieno di debiti. Sa dove trovarmi per discutere, ma che non venga a stringermi la mano sorridendo come se niente fosse, sono stanco di stare zitto"


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venerdì 5 febbraio 2021

Classifica Dei Calciatori Più Costosi 2021 (CIES Football Observatory)

La classifica semestrale del CIES Football Observatory riguarda i giocatori di maggior valore dei principali 5 campionati europei (Premier League, Liga, Bundesliga, Serie A, Ligue1) stilata secondo un algoritmo. L'attendibilità dell'algoritmo è stimata con un buon 85% (questo dal 2010).

Quali sono i parametri presi in considerazione?
1) Età
2) Durata del contratto
3) Status internazionale
4) Progressi in carriera
5) Prestazioni sia con club che nazionale (gol, assist, minuti giocati, dribbling, passaggi, etc)
6) Società di appartenenza (risultati e traguardi finanziari)

Il valore massimo stimato è stato calcolato per il 23enne attaccante del Manchester United Marcus Rashford: 165 milioni di euro. Con soli 18 mesi di contratto rimanenti, l'ex leader Mbappé scende al quinto posto.
L'attaccante norvegese Erling Haaland è al secondo posto con un valore di trasferimento stimato di 152 milioni di euro. Il 22enne inglese Trent Alexander-Arnold completa il podio. L'esterno del Liverpool è il difensore più costoso al mondo davanti ad Alphonso Davies del Bayern Monaco (139 milioni di euro) e Rúben Dias del Manchester City (127 milioni di euro). I massimi valori stimati per centrocampisti e portieri sono stati registrati per Bruno Fernandes (151 milioni di euro) e Ederson Moraes (80 milioni di euro). Al sesto posto l'inglese del Borussia Dortmund, Jadon Sancho.
Con solo sei mesi di contratto rimanenti, Lionel Messi è al 97° posto con un valore stimato di 54 milioni di euro. Nonostante le sue buone prestazioni, il 35enne Cristiano Ronaldo (47 milioni di euro) è solo 131esimo. Ciò è dovuto principalmente alla sua età e alla durata relativamente breve del suo contratto con la Juventus (fino a giugno 2022). 
La classifica completa può essere trovata qui: CIES Football Observatory


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mercoledì 27 gennaio 2021

Tutte Le Reti Realizzate Da Portieri (Premier League e Serie Inferiori)

Succede poche volte ma quando succede si tratta di un evento storico: cioè il portiere che segna agli avversari. Sia che si tratti del numero 1 che si fa avanti per un calcio piazzato all'ultimo minuto o che segna direttamente da calcio di rinvio.
Solo cinque sono i portieri che hanno realizzato l'impresa in Premier League con Peter Schmeichel (sugli sviluppi di un corner, prima rete di un portiere in Premier League nel 2001 quando giocava per l'Aston Villa contro l'Everton) e Brad Friedel i pionieri (segnò nel 2004 in un Charlton v Blackburn 3-2). Il portiere danese che giocò ovviamente anche con il Manchester Utd segnò pure in Europa, in Coppa UEFA, contro il Rotor Volgograd nel 1995.
Nel frattempo (2007), Paul Robinson si aggiunse alla lista segnando poco fuori la sua area di rigore quando giocava per il Tottenham (era il 2-0 contro il Watford, beffando il collega Foster). Fu il secondo gol della carriera di Robinson che quando giocava per il Leeds segnò nel 2003 in un incontro di League Cup sugli sviluppi di un corner.
Poi nel 2012 Tim Howard nella sconfitta del suo Everton per 2-1 contro il Bolton (con un rinvio dalla sua area di rigore) e Asmir Begovic (nel 2013, dopo soli 13 secondi di gioco, il più veloce della storia, in uno Stoke v Southampton. Retropassaggio all'indietro, gran rinvio di Begovic e Boruc beffato).


IL RECORD DI TOM KING
Il goal segnato dalla distanza maggiore (ben 96 metri) nella storia del calcio appartiene a Tom King, portiere del Newport County. Goal realizzato a gennaio 2021 in Football League contro il Cheltenham con un calcio di rinvio.
Con un po' di aiuto del vento, il portiere del Newport ha visto il suo rinvio fluttuare in altezza e profondità nella metà campo avversaria, prima di prendere un malvagio rimbalzo sopra la testa della sua controparte del Cheltenham.
Sicuramente aiutato da vento e terreno di gioco ma l'ex portiere di Millwall e della nazionale inglese under 17 rimarrà nella storia del calcio.


ALTRI PORTIERI GOLEADOR NEI CAMPIONATI INGLESI
Scendendo nelle serie inferiori e considerano anche la vecchia prima divisione inglese, prima che per ragioni di sponsor diventasse Premier League (1992), sono tanti i portieri goleador.
Il caso più eclatante fu quello di Tony Read che segnò 12 gol in carriera negli anni 60/70, tuttavia li segnò da attaccante. Iniziò portiere, poi divenne centravanti al Luton Town e poi ritornò in porta.
Ernald Scattergood ne segnò 8 tra Derby County e Bradford Park Avenue (anni 20 e 30). Invece George Kitchen 6 al West Ham (tutti penalty) tra il 1905 e il 1912. Arnold Birch ne segnò 5 con il Chesterfield, sempre 5 Freid Craig al Plymouth, 3 invece per Roger Freestone (allo Swansea negli anni 90), Jimmy Maidment (Newport), Kevin Pressman (Sheffield Wednesday), James Raeside (Bury) e per Richard Gray al Burton Swifts.
Scendiamo a 2 per Jim Brown (di cui 1 con il Chesterfield ed un altro all'estero), Alan Fettis negli anni 90 con l'Hull City e Alex Stepney per il Manchester Utd.
Infine con solo una rete: Benjamin Baker (Chelsea), Arthur Bown (Halifax), Arthur Box (Burslem Port Vale), Nikki Bull (Aldershot), Ray Cashley (Bristol City), Mark Crossley (Sheffield Wednesday), Harry Dowd (Manchester City), George Farm (Blackpool), Scott Flinders (Hartlepool), Jimmy Glass (Carlisle), Iain Hesford (Maidstone Utd), John Joyce (Tottenham), Eric Lindon (Merthyr Town), Chris MacKenzie (Hereford Utd), Alan Marriot dalla sua area di rigore (con il Manfield), Jim McDonagh (Bolton), Peter McSevich (Bournemouth), Bert Mehaffy (New Brighton), Frank Moss (Arsenal), Steve Ogrizovic (Coventry), Tony Roberts (Dag & Red), Barry Roche (Morecambe), Peter Roney (Bristol Rovers), Steve Sherwood (Watford), Peter Shilton (Leicester City), Kenny Simpkins (Hartlepool), Paul Smith (Nottingham Forest), Tommy Thorpe (Barnsley), Ian Turner (Preston North End), Gavin Ward (Tranmere), Chris Weale (Yeovil Town), Charlie Williams (Manchester City), Steve Mildenhall (Notts County) e Andrew Lonergan (Preston North End).



IL GOL DI ADRIAN AL WEST HAM
Ok non si tratta di una rete ufficiale essendo stata realizzata in un match tra West Ham e le sue leggende (ed alcuni avversari sembrano spostarsi ad un certo punto), tuttavia per idea, corsa, dribbling e tiro finale quello di Adrian nel 2016 è forse il più bello della storia del calcio realizzato da un portiere essendo partito palla al piede dalla sua area. 
Come forse solo Benji Price avrebbe saputo fare in Holly & Benji.


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venerdì 22 gennaio 2021

Il Record Del Chelsea Contro Il West Ham: 0 Falli In 90 Minuti (2019)

Il 30 novembre 2019 è ricordato per una cosa davvero curiosa che successe in Chelsea v West Ham. Il Chelsea di Lampard fu sconfitto per 1-0 dagli Hammers di Pellegrini a Stamford Bridge (West Ham che non vinceva da 7 gare e in generale da 17 anni a Chelsea).
Dopo un primo tempo senza reti, i Blues sono rimasti storditi ad inizio ripresa, quando Aaron Cresswell ha superato Reece James mettendo a segno un bel tiro battendo il portiere del Chelsea Kepa.
Sorprendentemente, nella partita contro gli Hammers, il Chelsea non ha commesso alcun fallo per tutti i 90 minuti, dimostrando (probabilmente) quanto molle fosse stato il Chelsea in quella partita. Volendolo vedere in modo negativo. O semplicemente il referee della contesa ha fischiato poco facilitando la fluidità delle azioni di gioco.
Non ci sono stati contrasti fallosi, né falli tecnici da parte dei padroni di casa rispetto al West Ham che commise 16 falli.
Fu la prima volta da quando esiste il sito di statistiche Opta (2003) che sono stati registrati 90 minuti in cui una squadra non commise alcun fallo di gioco.

Gary Lineker: "Statistica incredibile, non ne avevo mai sentito parlare prima. Non sono sicuro se sia una cosa negativa o positiva ma forse è una buona cosa. Questo è strano comunque ma in un giorno in cui gli Hammers avevano bisogno di vincere, mostra quanto fossero più pronti alla lotta rispetto ai loro avversari. Manuel Pellegrini sembrava sull'orlo del baratro ma ora, dopo una sola vittoria, le cose nell'East London sono cambiate decisamente. Certo, dovranno seguire altri risultati positivi e le prossime partite contro Arsenal e Wolves non saranno facili, ma questa vittoria avrà ripristinato un po' di fiducia nel club, e potrebbe fare un enorme differenza per una squadra che dovrebbe lottare per un posto europeo invece che per la retrocessione. Si spera che da qui sia tutto in salita. Per quanto riguarda la statistica, a nessuno piace vedere partite nervose con falli non necessari"

Il Chelsea, malgrado alcune partenze estive (ad esempio Hazard), chiuderà bene la stagione al quarto posto a pari merito con il Manchester Utd (terzo per differenza reti). Il West Ham invece esonererà comunque Pellegrini, sostituito da David Moyes che porterà gli Hammers alla salvezza chiudendo con +5 sul Bournemouth terz'ultimo grazie ad 8 punti nelle ultime 4 giornate (pareggiando anche ad Old Trafford).


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venerdì 15 gennaio 2021

I Portieri Più Provocatori Durante I Rigori: Da Grobbelaar a Dudek

Sono stati diversi i portieri che nel corso della storia del calcio hanno provato ad intimorire/innervosire i rigoristi dal dischetto. 
Uno dei portieri più aggressivi della storia del calcio è sicuramente William Foulke, portiere inglese, di fine 800 che era solito intimorire gli avversari e scagliarli addirittura nella sua rete: come dimenticare diverse risse con arbitri, avversari, crolli di porte ed abbandono delle partite per protesta. Era un para-rigori perchè era alto 1.93m (tantissimo all'epoca) ed arrivò a pesare 150 kg.
Si ricorda anche il portiere dell'Olanda, Jan Jongbloed, che mimava il gesto della sigaretta di fronte all'avversario oppure Jan Tomaszewski che pare ci riuscisse semplicemente ipnotizzando l'avversario guardandolo negli occhi.
Il più folle di tutti era probabilmente l'argentino Hugo Orlando Gatti che insultava il rigorista e tutti i suoi familiari fino a fargli perdere la calma.
Era solito dire dopo aver parato un rigore: "E' stato un gioco da ragazzi. Io guardo sempre intensamente la palla. Se la guardi intensamente puoi fermarla e farla andare dove vuoi. Potete chiamarmi stregone o sciamano: sono soltanto il miglior portiere sulla faccia della terra"
Una volta che non aveva molto da fare si sedette sulla traversa. Ad un giocatore del River Plate, disse: "se mi fai gol ti ammazzo. E non scherzo" (il centravanti sbagliò il rigore, effettivamente Gatti girava per Buenos Aires con la pistola nei pantaloni).
Impossibile dimenticare le diavolerie di Bruce Grobbelaar nella finale di Coppa Campioni 1984 tra Liverpool e Roma. Il Liverpool di Dalglish, Rush e Souness aveva chiuso la contesa all'Olimpico sull'1-1. Si va ai rigori. I balletti e gli occhiolini del portiere del Liverpool iniziano sul secondo rigore di Bruno Conti che calcia alto. Anche Graziani sbaglierà il rigore, la rete decisiva viene segnata da Alan Kennedy per la quarta Coppa Campioni della loro storia. Poi dirà "Per vincere vale tutto".

Grobbelaar: "I fili della rete sembravano spaghetti, così iniziai a camminare sulla linea come se avessi due spaghetti al posto delle gambe"

21 anni dopo, nel 2005, ad Instabul sempre il Liverpool protagonista stavolta contro il Milan. I Reds sotto 3-0 rimontano in 6 minuti portandosi sul 3-3 (Gerrard, Smicer ed Alonso) e guadagnandosi prima i supplementari e poi i rigori. Jerzy Dudek memore dei balletti di Grobbelaar si mise a ballare sulla linea di porta. Molleggiava sulle gambe, muovendo le braccia come uno spaventapasseri ubriaco. A finire ipnotizzati da lui furono Serginho, Pirlo e Shevchenko. Fu Carragher a consigliargli di fare come Grobbelaar per deconcentrare gli avversari.

Piccinini (telecronista): "Primo rigore, Dudek contro Serginho. Primo rigore, giudicato evidentemente un rigorista affidabile, Serginho che sembra optare per una super rincorsa. Serginnho contro Dudek, alla Grobbelaar, si muove, parte Serginho, sinistro e sbagliaa! Sbaglia! L'aveva detto Dudek che aveva studiato Grobbelaar, l'avete visto il suo balletto sulla linea di porta"

Piccinini (telecronista): "Lo sguardo di Pirlo, Dudek con fairplay gli cede il pallone senza ulteriori sceneggiate, vedremo però l'atteggiamento che avrà tra i pali, vediamo se farà come prima. Riprova Dudek ad irretire Pirlo, rincorsa di Pirlo, tiro ed ancora parataaa! Incredibile. Dudek, è arrivato caricatissimo ai calci di rigore in virtù di quella parata eccezionale su Shevchenko"
Dudek: "Rafa era attentissimo ai dettagli, e prima della finale scrisse tutte le informazioni sui rigoristi e tiratori di punizioni del Milan in una lavagna negli spogliatoi. Io e Rafa avevamo lavorato sui rigori per tutta la stagione. Mi disse di dividere la porta in sei quadrati, poi guardavamo i video dei rigoristi avversari e cercavamo di capire in quale dei quadrati era più probabile che tirasse. Nessuno, tranne me e Rafa, sapeva di cosa parlavamo, avevamo il nostro codice segreto dei rigori personale. La lista di Jose Ochotorena sembrava un rotolo di carta igienica. Non sarei mai riuscito a ricordare tutto. Dissi a Ochotorena che prima di ogni rigore avrei guardato verso di lui. Se avesse alzato una mano, mi sarei tuffato a sinistra, se ne avesse alzate due mi sarei tuffato a destra. Ma era un compito difficile, molti giocatori del Milan variavano spesso gli angoli in cui tiravano, e potevo vedere la difficoltà di Ochotorena nel prendere le decisioni ogni singola volta. In realtà fu Scott Carson che alzò le mani per segnalare il lato verso il quale avrei dovuto tuffarmi. Ocho guardava gli appunti e gli diceva quale braccio alzare man mano che i giocatori del Milan si presentavano sul dischetto. Mentre aspettavamo la premiazione, Benitez si avvicinò e mi disse, senza lasciar trasparire alcuna emozione: ‘dimmi, Jerzy, perché ti sei tuffato da tutt’altra parte rispetto a dove ti avevamo detto?’. Aveva ragione, perché penso di essermi tuffato almeno tre volte in direzione opposta a quella che mi avevano segnalato dalla panchina. A differenza di Rafa, non avevo fatto caso a questa cosa nel mezzo dei festeggiamenti, ma a questo punto sono felice di essermi tuffato dalla parte sbagliata!"

Grobbelaar: "Dudek, per vincere la Champions nel 2005, fece qualcosa di simile a quello che ho fatto io contro la Roma nel 1984. Ma lui è stato ancora più pazzo di me e nessuno gliene ha dato merito. Tutti dissero che mi aveva copiato, ma non era assolutamente vero"


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giovedì 31 dicembre 2020

La Storia Di William Foulke: Le Risse, I Crolli Delle Porte e L'Abbandono Delle Partite

Coro dei tifosi avversari: "Chi ha mangiato tutte le torte? Tu brutto ciccione. Tu brutto ciccione hai mangiato tutte le torte, gli hamburger e le patatine"

William "Fatty" Foulke fu uno dei più pazzi (ed antisportivi) portieri della storia (del calcio inglese e non). Nato nel 1874 si contraddistingue per una stazza fuori dal comune per l'epoca: è infatti alto 1.93 e pesa oltre 130 chili. Nonostante la mole imponente, si comportò bene tra i pali (forse l'unico ruolo che poteva fare, anche se tra i pali serve anche agilità e destrezza). Le sue prestazioni sono talmente di alto livello, che un giornale del posto ne parla come uno dei più grandi prospetti nel ruolo di tutta l’Inghilterra. Se ne accorge presto lo Sheffield United che lo compra per 20 sterline (in realtà ai tempi pesava meno di 90 kg). In una delle migliori compagini della Prima Divisione, William diventa subito titolare e disputa un campionato di altissimo livello. Anche i tifosi iniziano ad adorarlo, tanto che, al termine di allenamenti e partite, va spesso al pub con loro per bere birra in grandi quantità. 


LE RISSE
Nel 1897, le Blades arrivano seconde a fine campionato, alle spalle dell’Aston Villa. Fatty è il portiere meno battuto della Prima Divisione ma inizia a farsi conoscere anche per altro. Spesso, infatti, i giornali del tempo, oltre che le sue ottime parate, raccontano anche delle sue continue risse. Non essendoci un vero e proprio regolamento che tutela i portieri, ai tempi gli attaccanti potevano tranquillamente buttare a terra il portiere senza essere sanzionati. Il problema è che farlo con Foulke era praticamente impossibile. 
Anzi, le voci dell'epoca raccontano che era lui, solito, bloccare gli attaccanti avversari che non gli andavano a genio...scagliandoli direttamente nella sua porta. Pare che facesse scattare anche l'allarme del campo di gioco, durante gli allenamenti.


Le ottime partite con lo Sheffield United gli valgono anche la prima convocazione in Nazionale. Esordisce nel 4-0 della sua Inghilterra contro il Galles ma da lì in poi non viene più preso in considerazione. 
Durante una sfida contro il Liverpool, il centravanti avversario Allan lo deride nel corso del match. Stufo di sentirlo, William Foulke abbandona la porta, lo afferra di peso e lo stende col viso nel terreno di gioco. Ovviamente, non essendo previsto dal regolamento, non viene sanzionato. Alcune settimane dopo, un altro avversario fa la stessa cosa, provando a prenderlo in giro e lui gli si siede sulla schiena, quasi soffocandolo. Il noto scontro contro Bell è invece fortuito ma la punta cade a terra privo di sensi ed è costretto ad alcuni giorni di convalescenza. 


IL CROLLO DELLA PORTA
Nel campionato successivo si macchia di un episodio comico, che gli vale ulteriori prese in giro da parte degli avversari. Pare che quando la sua squadra attaccava era solito attaccarsi alla traversa e dondolarsi, sino a che a causa del suo peso eccessivo tutta la porta crollò. Lui non riportò infortuni ma l’arbitro fu costretto a sospendere la partita. Proprio nella sua seconda stagione, vince però il campionato, il primo e unico nella storia dello Sheffield United. Per i giornalisti dell’epoca, è addirittura il miglior portiere del mondo. Intanto, però, il suo peso continua ad aumentare e supera i 145 chili. Nonostante la mole sempre più imponente, il suo rendimento non ne risentì. Non è mai stato un portiere agile ma ha un grande senso della posizione, è agile sui rigori (anche perchè ai tempi si poteva fare uno scatto di diversi metri in avanti) e sulle palle alte è formidabile. 


LA DOPPIETTA REALIZZATA E LE QUASI BOTTE ALL'ARBITRO
Nel 1899 lo Sheffield United conquistò la prima FA Cup della sua storia. 
Sempre nello stesso anno, il suo Sheffild United, fresco di titolo di Inghilterra e della FA Cup, sfidò una delegazione sudafricana/olandese giunta nella patria del calcio mondiale. La selezione andò subito sotto nel punteggio per 4-0. Foulke in porta si annoiò, talmente tanto da lasciarla vuota. Arrivò a giocare la palla con i suoi compagni di squadra, in attacco. Gli passarono la sfera, superò due avversari, e lasciò partire un destro potente e preciso che si infilò in porta. Gol di Foulke! Ci prese gusto e restò in attacco. I sudafricani/olandesi segnarono due goal sfruttando la sua assenza, prima che lo stesso Foulke realizzasse la sua doppietta personale.
Nel 1901, invece, il club arrivò secondo, perdendo la finale. Ma l’occasione del riscatto è immediata, perchè l'anno successivo lo Sheffield raggiunge nuovamente la finalissima. La sua squadra, dopo aver dominato, passa in vantaggio al decimo minuto del secondo tempo. A quel punto, la squadra si chiude a difesa di quel gol. Ed è qui che Fatty Foulke diventa il protagonista assoluto, compiendo una serie di interventi incredibili, alcuni dei quali davvero prodigiosi. Ma a due minuti dal termine, l’arbitro non segnala una netta posizione di fuorigioco (ai tempi era stato già inventato ma era molto diverso da quello di oggi) da parte di Wood, attaccante del Southampton, che pareggia indisturbato. A fine partita, la rabbia dei giocatori dello Sheffield è tale da costringere l’arbitro a fuggire e nascondersi in un ripostiglio. Sarà proprio Foulke a spaccare letteralmente la porta della stanza. Solo l’intervento di 5 funzionari della FA gli impedì di picchiare selvaggiamente l'arbitro Tom Kirkham. Non essendoci squalifiche, Fatty Foulke è nuovamente al suo posto in vista della ripetizione della gara, in programma una settimana dopo. Anche grazie al suo rendimento, nuovamente altissimo, lo Sheffield riesce a vincere la partita per 2-1 e conquista la seconda FA Cup della storia. 


L'ALCOLISMO E L'ABBANDONO DELLE PARTITE PER PROTESTA
La dipendenza all’alcol inizia a farsi sempre più forte e anche il suo peso diventa insostenibile. Foulke supera ormai i 150 chili e il rendimento in campo inizia a risentirne. Per gli avversari, diventa quasi facile segnarli sui tiri rasoterra, inoltre inizia a commettere un numero elevatissimo di errori. Perso il posto da titolare, gli propongono anche un taglio all’ingaggio ma lui non accetta e si accasa al Chelsea per 50 sterline, in Seconda Divisione. I Blues sono stati appena fondati e Foulke disputa un buon torneo. Nella prima stagione con la maglia del Chelsea parò addirittura 10 rigori. Il punto di strappo avvenne il 3 marzo 1906, quando William Foulke parò due calci di rigore all’attaccante del Burslem Port. Al termine di quella sfida, giocata a Stamford Bridge, la federazione studiò il caso e intervenne poco dopo con una decisione drastica: il portiere non poteva più avanzare, ma restare fermo sulla linea di porta.
Sempre al Chelsea, inoltre, ebbe l’idea di piazzare due ragazzini piccoli e magru ai lati della porta. In questo modo, veniva mostrata ancora più nettamente la sua stazza e gli avversari si intimorivano. Foulke, però, decise di rendere utili quei due ragazzini alla causa e, quando il gioco è dall’altra parte del campo, li manda a raccogliere i palloni finiti fuori. In pratica, inventa il ruolo del raccattapalle, mai usato prima di allora.
Sfruttò anche il concetto delle "Linee di Muller-Lyer" (effetto ottico in cui due linee perfettamente identiche sembreranno l’una più grande dell’altra per via di due angoli posti agli estremi. Nel primo caso l’angolo è aperto verso l’esterno, nel secondo l’angolo è interno e forma con la linea una freccia. La prima linea descritta sembrerà più lunga della seconda) attraverso una postura del corpo ben studiata (le sue due braccia posizionate simmetricamente rispetto al busto). Se le braccia sono tenute larghe e basse, non ci sarà nessun giovamento dall’effetto. Ma se le stesse vengono tenute più in alto, in diagonale alta dalla testa, a formare un angolo esterno, allora il portiere sembrerà ancora più alto e la porta più piccola. Utilizzando questo stratagemma, Foulke appariva ancora più alto e slanciato rispetto al suo fisico. Alcuni portieri utilizzano ancora oggi l’effetto, soprattutto durante i calci di rigore.
Nonostante queste intuizioni ed alcune buone partite, però, gli effetti dell’alcolismo iniziano a palesarsi sempre più. Era spesso nervoso, scontroso, irascibile. Una volta si svegliò in hotel e pare che mangiò la colazione di quasi tutti i compagni di squadra. 
Capitò, addirittura, che in più di un’occasione lasciò il campo per protesta contrariato per alcuni dissidi (soprattutto quando i suoi compagni di squadra non difendevano bene). Per non parlare degli atti di violenza nei confronti degli avversari, sempre più frequenti. Anche per via di questi suoi eccessi, il Chelsea mancò la promozione e lui decise di andare via. 


L'INVENZIONE DELL'ESPRESSIONE CLEAN SHEET E LA MORTE
Si accasa, sempre per 50 sterline, al Bradford, club che naviga nelle posizioni di metà classifica della Seconda Divisione. Disputa 21 incontri ed anche qui gli capita nuovamente di rompere una traversa, facendola venire giù col suo peso sempre più imponente.
Il 2 febbraio 1907 Foulke scese in campo per giocare una delle sue ultime partite di calcio, con la maglia del Bradford City. La squadra avversaria era l’Accrington Stanley ma ci fu un problema. Il portierone e gli avversari avevano la maglietta dello stesso colore ed entrambi non disponevano di maglie di riserva. Così l’arbitro rimandò il calcio di inizio e invitò tutti a cercare una divisa alternativa per il portiere. Al tempo trovare una maglia per un calciatore di oltre 150 kg non era affatto facile. Arrivò la soluzione drastica: far indossare a Foulke un lenzuolo bianco. Il portiere mantenne la porta imbattuta e il Bradford City vinse 1-0. Un giornale riportò la notizia, parlando di come Foulke "avesse mantenuto il lenzuolo pulito": fu in quel momento che nacque l’espressione "Clean Sheet", utilizzata ancora oggi per indicare una partita in cui il portiere mantiene la porta inviolata.
Nel 1907, a 33 anni, decide di ritirarsi dal calcio. In preda alla povertà e all’alcolismo, tira su qualche soldo sulle spiagge di Blackpool. Lo fa sfidando la gente a fargli gol su calcio di rigore e scommettendoci sopra del denaro. Durante queste sfide, denominate "batti il portiere", William contrae anche una brutta polmonite. Se ne andrà definitivamente qualche anno dopo, nel 1916, all’età di 42 anni per via di una cirrosi epatica. 


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