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martedì 12 maggio 2015

La Storia Di John Brisker: Risse, Pistole, Cambi D'Identità e Presunta Morte (NBA)

Charlie Williams, membro dei Pittsburgh Pipers: "Era un eccellente giocatore ma avevi quella sensazione che, a dir qualcosa di sbagliato, potesse mettere una mano dentro la borsa, tirare fuori una pistola e spararti"

John Brisker nasce nel quartiere nero di Detroit, una delle città con più criminalità degli Stati Uniti.
Il padre, dopo anni passati ubriaco a malmenare la propria moglie ed i figli, decide di fare le valigie e abbandonare la famiglia, lasciando alla madre di John l’infausto compito di tenere a bada gli istinti del figlio che già da piccolo mostra la propria attitudine alla rissa.
Va alla high school ad Hamtramck nel Michigan dove trova in squadra Rudy Tomjanovich, futuro giocatore e coach NBA e in seguito nonostante sia già considerato un ragazzo violento e pericoloso ottiene una borsa di studio per University Of Toledo, nell’Ohio.
La classe messa in mostra sul terreno da gioco, va di pari passo con la cattiva reputazione che Brisker riesce a costruirsi in poco tempo: a scuola gira la voce che vada in giro con una pistola sempre in borsa; a fare le spese della condotta di John è uno dei bidelli della scuola a cui Brisker estorce del denaro con metodi poco ortodossi. La dirigenza scolastica ne viene a conoscenza e lo sospende, tocca ancora alla madre convincerlo della necessità di finire la scuola per poter proseguire con la carriera cestistica.Come detto, finita l'High School, inizia l'University Of Toledo.


ALTRI GUAI
Nei Rockets di Toledo gioca anche come receiver a football americano e si mette abbastanza in luce per essere contattato da squadre NFL.
In una lega dove la cocaina e gli eccessi sono la normalità il nostro Brisker si trova benissimo ed è qui che nasce la sua leggenda.
Brisker non passa di certo inosservato al college, persino da chi non ha mai visto una partita della squadra di basket, a causa delle grosse cicatrici sul suo corpo che gli valgono il soprannome di Batman (poiché i segni sul suo corpo sono “grandi quanto Robin”: questo è quanto, di enigmatico, passato alla storia). Il college, però, lo mette per la prima volta davanti alla realtà sociale di quel tempo nella quale i ragazzi bianchi evitavano di frequentare gli stessi ambienti dei neri; questo innesca in Brisker un risentimento che, con l’andare degli anni, lo porterà a sposare l’ideale di “potere nero” del Black Panther Party. Al terzo anno di college, la University Of Toledo decide di cacciare Brisker a causa del suo disastroso andamento scolastico e quest’ultimo coglie la palla al balzo per firmare un contratto da professionista con i Pittsburgh Pipers. In campo è un giocatore clamoroso, re del trash talking, vive di sfide. Le sue vittime preferite sono i Dallas Chapparalls contro i quali viaggia durante la stagione 1970-71 a 36.8 punti di media tanto che il loro coach Tom Nissalke mette una taglia di 500$ perché i suoi giocatori lo atterrino definitivamente durante una delle sue penetrazioni, Len Chappell si candida per la missione ed al momento della palla a due stende Brisker a tradimento.
Nessun provvedimento preso e stranamente nemmeno Brisker se la prende troppo, avendo evidentemente apprezzato la furbata di Chappell.
Ma il suo odio per i Chaps era tale che quando Pittsburgh sparisce ed i suoi giocatori vengono assorbiti proprio da Dallas Brisker assume un avvocato pur di non andare a giocare là.


STORIE DI PISTOLE
Durante una partita con i Denver Rockets viene espulso dopo due soli minuti di gioco per una gomitata all’avversario Art Becker; per ragioni sconosciute a chiunque all’infuori della sua testa, Brisker riesce a fare irruzione per tre volte sul campo da gioco (nel tentativo di raggiungere Becker) prima che la polizia riesca a confinarlo nello spogliatoio.
Di certo non va meglio nemmeno negli allenamenti con la sua squadra tanto che coach Dick Tinkham, un nome una garanzia, assume un ex giocatore di football solo per stendere Brisker al suo primo accenno di rissa in allenamento, quando il suo “guardiano” capisce che tenerlo fermo e tranquillo non è così semplice si alza e va negli spogliatoi dichiarando la sua decisione di andare a prendere la sua pistola. Brisker non muove un muscolo del volto ed anzi è felice poiché può andare pure lui negli spogliatoi a prendere la SUA pistola.
Arriva così immediata la decisione di Tinkham di annullare l’allenamento e di licenziare il povero giocatore di football. I compagni restano così alla sua mercé, il povero Walt Szczerbiak, in seguito grande stella del Real Madrid, era la sua vittima preferita, come rookie viene massacrato da Brisker per i più futili motivi.


BOTTE DA ORBI E JOHN BRISKER INTIMIDATION NIGHT
Mentre comunque buca le retine nella ABA tanto da essere costantemente uno dei migliori realizzatori continua ad accrescere il suo mito, quando i Pipers che nel frattempo sono diventati i Condors giocano ad inizio stagione 1971-72 contro gli Utah Stars Willie Wise riesce a tenerlo a soli 4 punti nel primo tempo e nella ripresa un nervosissimo Brisker fa a botte più volte cogli avversari sino alla fine della partita, a Novembre i Condors si presentano nello Utah e viene dichiarata la “John Brisker Intimidation Night” ovvero gli Stars invitano il campione di boxe Ron Lyle ed altri quattro boxeur professionisti messi nei vari angoli a bordo campo...pronti ad intervenire in caso di necessità!
Per una volta Brisker si comporta come un angioletto durante la gara in uno degli “eventi” più clamorosi della storia dello sport.
Memorabile anche quando, appena finito l’All Star Game ABA del 1971 Brisker insegue il commisioner Jack Dolph e gli chiede senza troppi giri di parole di dargli immediatamente il premio in denaro per la partita, Dolph immediatamente apre il portafogli e gli dà senza fiatare i suoi 300$...meglio non aver discussioni con uno che aveva mandato dal chirurgo facciale Sam Smith di Kentucky e Ron Boone di Dallas. Come dicevamo Brisker non aveva nessuna intenzione di giocare per Dallas e grazie ad un avvocato ed un colloquio con Fred Cranwell, l’executive di Pittsburgh, che durante la discussione non poteva far altro che pensare alla pistola nella giacca del giocatore ma che comunque si era affezionato a Brisker, viene lasciato andare nella NBA ai Seattle Supersonics.


NBA
Nel 1972 arriva così a Seattle dove ha subito un impatto fra la gente: bello, selvatico e magnetico ma pure sorprendentemente dolce e paziente coi bambini per i quali organizzava dei camp ed era sempre pronto ad iniziative in loro favore, si presenta subito con una dichiarazione di amore :”Voglio giocare qui, per questa città e per questi fans”.
Ed in campo nella NBA, ben diversa dall'ABA, viaggia a 11.9 punti in 21 minuti a partita nelle tre stagioni coi Sonics.


CACCIATO
“Quel Son Of Bitch sa giocare” disse un coach avversario ma si tratta di NBA e non di ABA ed i giocatori della NBA non hanno paura di Brisker, non si aprono dinanzi alle sue penetrazioni come il mar Rosso dinanzi a Mosè così nella sua terza stagione a Seattle cominciano i problemi: durante un allenamento fa saltare i denti ad un compagno e nel 1975 l’owner Sam Schulman lo taglia dopo 21 partite giocate perché Brisker provoca “dissensi” nello spogliatoio. Ai tempi si diceva che Brisker fosse perennemente sotto gli effetti di alcool e droghe. Senza un lavoro Brisker entra in contatto con quelli del Black Power ed entra in affari con loro, con la moglie va in Liberia e fonda una ditta di import/export chiamata Dahoney, il suo secondo nome, di cui risulta come tesoriere e compra anche una proprietà sul lago Piso vicino a Manrovia dove dice di voler andare a vivere. Torna negli States ma nel Gennaio del 1978 dice alla moglie di essere nei guai...grossi guai...e di dover sparire per un po’ sino a quando le acque non si calmano. John Brisker con un sacco di soldi in tasca prende un aereo e vola in Africa. Ecco ora entriamo decisamente nella Leggenda.


L'INCONTRO CON IL DITTATORE DELL'UGANDA: FUCILATO O ANCORA VIVO?
Deluso dall’essere costretto a lasciare Seattle, città che adora e alla cui vita sociale ha partecipato per tutto il periodo trascorso ai Supersonics (aprendo e gestendo anche un ristorante), rientra a Detroit tentando di avviare un import/export con il continente nero; è proprio quest’obiettivo a spingerlo a volare in Africa nel 1978.
Da lì in poi un paio di telefonate, l’ultima da Kampala, capitale dell’Uganda, e poi solo silenzio: la storia documentata di John Brisker per noi, l’FBI, l’Uganda stesso, si chiude qui.
Cosa realmente sia successo è un mistero e resterà tale probabilmente per sempre, anche se alcune ipotesi sono state avanzate: il cambio d’identità di un Brisker sommerso dai debiti, la partecipazione al suicidio di massa religioso avvenuto a Jonestown in Guyana, o addirittura l’arruolamento presso un esercito mercenario. Viene visto per l’ultima volta a Manrovia nel mese di maggio e chiama la moglie dicendole che sta per andare in Uganda.
In Uganda comanda il dittatore Idi Amin una delle personalità più feroci dello scorso secolo autore di crimini contro l’umanità, repressione politica, stragi etniche, sotto il suo regime moriranno mezzo milione di persone. Secondo molti storici affetto da disordini bipolari era anche un grande appassionato di sport e di basket in particolare e financo cannibale, secondo alcuni.
Dopo alcuni mesi di silenzio la signora Brisker comincia a preoccuparsi e si affida all’ambasciata americana ed al FBI per ritrovare il marito, convinta che qualcosa di grave è accaduto.
In realtà non si sa se Brisker sia mai giunto là in Uganda.
Non si è mai registrato all’ambasciata americana. La voce più affidabile dice che giunto al cospetto del dittatore con un socio americano per fare affari non ben precisati viene invece imprigionato come spia e nemico del popolo e poi giustiziato. Come detto...voci più fantasiose lo vedono invece assoldato come mercenario dallo stesso Amin e fucilato nel 1979 durante la rivolta che fa cadere la dittatura.
Nel 1985 viene dichiarato legalmente morto(il suo corpo non verrà mai trovato), dopo richiesta della moglie che ottiene così la pensione del marito, dal giudice della Contea di King nello stato di Washington. Ma si dice che a Manrovia, in Liberia, viva un uomo, alto e pericoloso.
Si narra che sia stato un atleta nel passato e che sia americano.
Chi ha provato ad avvicinarlo è stato minacciato: “Posso ucciderti qui ed ora… ora vattene e se domani torni non mi troverai…” Forse John Brisker è morto.
Forse ha solo cambiato nome.


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domenica 26 aprile 2015

La Storia Di Arthur Cravan: Cambi D'Identità, Match Truccato e Scomparsa

Nella vita di Arthur Cravan (1887-1918) non è semplice stabilire dove finisca la realtà e dove cominci la finzione.
Alto quasi due metri,più di 100 kg, fisico possente, una passione smodata per gli pseudonimi (se ne contano almeno nove), come hobby in primis boxe e letteratura.
Fondò e diresse la rivista letteraria Maintenant, diede scandalo nei sofisticati ambienti artistici parigini, si esibì in stravaganti dancing-boxing.


CAMBI D'IDENTITA' E TRAVESTIMENTI
Pronipote di Oscar Wilde, lo avvistano agli inizi del Novecento, a Losanna, Parigi, Madrid e New York. Disertore professionista, durante la Grande Guerra cambia continuamente cittadinanza e identità per disertare e alla recidiva aggiunge il cambio di genere: riesce a passare una frontiera travestito da donna.
E lo vedono in mille altri posti.
Si dichiara "cittadino del mondo" assumendo 20 nazionalità diverse.
Viene anche espulso dall'accdemia militare per aver schiaffeggiato il proprio insegnante.
Conferenziere farneticante, invece di declamare versi si spoglia e offre dimostrazioni di pugilato.
Poi spara con la sua rivoltella sopra la testa del pubblico e se ne va per fondare una rivista di critica brutale, Maintenant.
Insulta letteralmente tutti i poeti dell'epoca e tra i prosatori copre di insulti il povero Gide, che non ha il coraggio di dirgli assolutamente niente.


LA BOXE, IL MATCH DEL SECOLO E LA TRUFFA
Poi conosce Jack Johnson, il campione del mondo scappato dagli Stati Uniti perché inseguito dall'odio dei suprematisti bianchi.
I due pugili decidono di applicare il dadaismo alla noble art e inscenano la grande truffa dei pesi massimi. Allestiscono in Spagna un incontro che dovrebbe essere il match del secolo.
Jack Johnson all'epoca è un mito, il più grande pugile prima di Muhammad Alì.
Si accordano per una borsa enorme anche per chi perderà.
Il palazzo dello sport non riesce a contenere le migliaia di spettatori: suona il gong, dopo un paio di jab telefonati, Cravan si mette in ginocchio e toccando i piedi di Johnson lo supplica: «Non picchiarmi, mammina, ti voglio bene!».
Il pubblico non la prende bene e cerca di linciare i due pugili.
Loro scappano e si sbronzano in periferia.


LA FUGA IN AMERICA
A questo punto Cravan fa perdere le sue tracce.
Ricompare in America.
A New York vive nei parchi, nel nord del Canada si dedica alla pesca dei merluzzi.
In Messico vive di espedienti, poi gestisce una palestra di lotta libera e prepara una conferenza sull'arte egizia.
Conosce la poetessa inglese Mina Loy, si innamora perdutamente e la sposa, nonostante fosse già sposato con un'altra.
Non capisce le leggi e si chiede incuriosito perché lo accusino di bigamia.
Alla fine Mina scappa a Buenos Aires, lui le scrive lettere colme di poesia.
Secondo André Breton, che lo inserisce nella Antologia dello humour nero, Cravan una notte si ubriaca in una spiaggia messicana, ruba una barchetta e prende il largo a remi, fiducioso delle proprie braccia e convinto di poter ricongiungersi col suo amore a Buenos Aires.
Dopo di ciò, sparì misteriosamente nelle acque del Golfo del Messico, imbarcato come detto su un piccolo veliero per raggiungere Buenos Aires e sfuggire nuovamente alla chiamata delle armi.
Non arriverà mai.


LA SCOMPARSA
Mina lo aspetta per un po', poi torna in Inghilterra.
Lo cerca per tutte le carceri e i bordelli e le palestre degli Stati Uniti.
Poi si arrende.
Lo dichiarano scomparso nel 1918, quando aveva 31 anni.
Sulla sua morte ci sono altre ipotesi: secondo Blaise Cendrars finì accoltellato in una bettola.
Secondo altri la sua scomparsa sarebbe un trucco per fottere i creditori: arrivò a Buenos Aires, cambiò identità e divenne un maestro di tango.
Visse e morì mille vite.


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lunedì 2 marzo 2015

La Storia Di Graham French: Alcool, Sparatoria e Il Cambio D'Identità

Graham French (noto anche come Graham Lafite) è un ex calciatore inglese che ebbe una discreta fama tra anni 60 e 70, soprattutto come ala del Luton Town.
French iniziò la sua carriera con lo Shrewsbury Town e divenne professionista nel 1961.
Qui disputò ben 27 partite(poi capirete il significato di "ben" ).


LA RISSA CON IL PROPRIO MANAGER ALLO SWINDON
French ai tempi era considerato tra i giovani più talentuosi, tant'è vero che Tommy Docherty, manager del Chelsea, era interessato a portarlo a Stamford Bridge.
Tuttavia, Docherty desistette per via del carattere di French che poi firmò per lo Swindon.
Secondo le voci del tempo ebbe una discussione con Bert Head, il manager dello Swindon, dove French lo colpì con un sedia in testa.
Questo grave incidente, insieme alla sua fama di bevitore e giocatore d'azzardo, fece terminare prima del tempo la sua esperienza al County Ground.


WATFORD, WELLINGTON TOWN e LUTON TOWN
La sua esperienza al Watford fu ancora più breve.
Come detto sia con lo Swindon che con il Watford, French non ebbe fortuna e dopo rispettivamente 5 e 4 partite venne rilasciato firmando per la squadra di non League del Wellington Town(l'AFC Telford di oggi).
Qui French divenne una sorta di leggenda locale tant'è vero che venne messo sotto contratto dal Luton Town nel 1965.
Praticamente French è conosciuto solo per quanto fatto con lo Shrewsbury e qui dove giocò addirittura 182 partite.
Egli comunque continuava a condurre una vita fuori dal campo sciagurata tra scommesse e bevute nei pub che erano diventate ormai di dominio pubblico.
Nonostante ciò condusse il Luton Town a due promozioni.
French, qui, segnò quello che viene considerato come il più grande goal mai segnato dal Luton Town realizzato in un match contro il Mansfield Town il 18 settembre 1968.
Raccolse la palla al limite della propria area di rigore e dribblò l'intero team del Mansfield, portiere compreso.
Nonostante la svolta di performance a Kenilworth Road, le sue bravate fuori dal campo gli puntarono sempre i riflettori addosso con Allan Brown spesso sul punto di cederlo.
Il suo compagno di squadra, John Moore, disse: "Era un vero e proprio enigma. A volte scompariva nel nulla per una settimana. Ma c'era qualcosa in lui e quando tornava si applicava per dieci minuti ed "umiliava" tutti", tanto era il suo talento.
Moore aggiunse "se accoppiassimo la mia determinazione con la sua abilità si avrebbe avuto un grande giocatore!".


LA SPARATORIA, IL CARCERE e IL CAMBIO D'IDENTITA'
Non solo gioco d'azzardo, alcool e problemi domestici.
French nel 1970 venne coinvolto anche in una sparatoria in un pub che gli fece guadagnare una pena detentiva di 3 anni.
Il Luton Town gli diede la possibilità di tornare in squadra dopo gli anni di carcere ma la prigione aveva cambiato drasticamente French ormai non più in grado di riconquistare il posto in squadra.
Dopo un prestito al Reading (3 presenze) finì negli Stati Uniti con i Boston Minutemen dove giocò anche qui 3 partite.
French scomparve nel nulla per 2 anni e poco prima del 1976 firmò un contratto con il Southport sotto il falso nome di Graham Lafite.
Anche qui solo 2 presenze, prima del ritiro definitivo.
Non si sa molto invece dove si trovi French oggi, secondo rumour si dice che attualmente viva a Birmingham, lontano da tutti.


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