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giovedì 7 agosto 2014

Pantani: Ammazzato o Morto Suicida?

Pantani “capro espiatorio” di una realtà che invece tutti conosciamo, purtroppo.
E cioè la realtà di un ciclismo all’epoca stradopato che ha tradito la passione degli spettatori propinando uno “spettacolo” al di fuori e al di sopra di ogni umana credibilità.
La dignità  a Pantani la si restituisce non invocando assurdi e presunti complotti, ma spiegando come la vita possa mettere trappole mortali anche sulla strada degli uomini di più grande successo.
Insegnando a diffidare della notorietà, della gloria effimera (un giorno sugli altari, il giorno dopo nella polvere), ad essere guardinghi e mai esagerati.


MADONNA DI CAMPIGLIO 1999
Pantani è stato un eccellente ciclista.
Un eccellente scalatore che, doping o meno, probabilmente avrebbe incantato ugualmente le folle con le sue gesta in salita, con il suo carattere e la sua personalità.
Ma quel “così fan (hanno fatto) tutti” rimane una ben magra consolazione.
E lo scorso anno, dopo l’indagine del Senato francese sul Tour 1998, è addirittura comprovato al di là di ogni sospetto.
Cosa successe a Madonna di Campiglio? Nient’altro che quello che è successo a decine di altri corridori. Uno stop (di soli 15 giorni, neppure una squalifica…) per essere fuori dalle regole stabilite in quel momento.
Il sistema che in qualche modo lo ha messo in un angolo, continua a succhiarne la linfa. Come?
Raccontando la favola dell’eroe tragico.
Della vittima predestinata.
Del campione che suscita invidia e viene eliminato.
Sul piano umano è tutto più che comprensibile, dopo la grande tragedia.
Ma se vogliamo dare un esempio ai giovani non possiamo continuare a proporre tesi senza fondamento.
Complotto? E chi mai avrebbe avuto interesse a complottare contro il Pirata? Sponsor? Armstrong?(che nel Giro 1999 non esisteva ancora e nessuno avrebbe saputo che da lì a poco avrebbe vinto il suo primo Tour De France).
E come si sarebbe realizzato il complotto? Corrompendo i medici?
Qualcuno ha tirato fuori perfino la provetta del prelievo ematico a Campiglio che sarebbe stata scaldata per alzare l’ematocrito.
Ma in realtà scaldando il sangue si scalda e aumenta di volume anche la parte liquida non solo quella corpuscolare e il rapporto in percentuale dell’ematocrito resta inalterato.
Insostenibile scientificamente, eppure c’è chi ne ha fatto un elemento saliente della tesi complottistica.
E poi: chi l’avrebbe scaldata? Il medico? I medici dell’ospedale di Parma che nella serata di quel 5 giugno 1999 hanno ripetuto i test su ordine del pm di Trento Giardina trovando gli stessi valori dei medici UCI?
Su Campiglio ha indagato la Procura di Trento.
Il verdetto è stato univoco: nessuna truffa, nessuna sostituzione di provette (il sangue era di Pantani, come hanno provato i test del DNA), nessun complotto, nessuna manomissione.
Su Pantani si specula.
Come definire altrimenti il sottolineare l’irregolarità della procedura punto centrale in una delle ultime pubblicazioni? La provetta sarebbe stata scelta da uno dei medici prelevatori e non dall’atleta come vuole il regolamento.
Un vizio di forma ininfluente ai fini del test, a meno di non chiamare in causa la stessa ditta produttrice delle provette, che sono sigillate e sottovuoto.
E anche qui senza prove si sfiora la calunnia.
Ma dire, 14 anni dopo, che si sarebbe potuto fare ricorso contro le modalità di quel test, non toglie nulla alla realtà storica: l’ematocrito fuori norma per le regole del tempo.
Controllato otto volte sul sangue del Pirata.
Valori fiori norma.
Non per la prima volta, come del resto provano i dati emersi nel processo Conconi alle cui cure Pantani si era affidato già dal ‘94(database DLAB ed ematocriti del 60% a seguito della caduta nella Milano Torino).
La macchina da analisi (Coulter Act) avrebbe “fornito” un ematocrito alto per via del raggrumarsi delle piastrine? Ma gli esperti sono chiarissimi: “E’ impossibile" sostiene Benedetto Ronci ematologo di fama dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, consulente dei pm nella inchieste doping più clamorose "anche se le piastrine hanno tendenza ad aggregarsi non incidono sul volume corpuscolare; non possono modificare in alcun modo l’ematocrito”.


VALLANZASCA E LE SCOMMESSE?
L'unico punto oscuro è questo ma le indagini fin qui fatte non hanno portato a nulla.
E ad anni di distanza il nome di quell’ “amico” di Vallanzasca che gli avrebbe consigliato di non scommettere su Pantani perché non sarebbe arrivato a Milano nonostante la maglia rosa sulle spalle e la classifica ormai blindata dai risultati, ancora non viene fuori.


MORTE
L’omicidio di Pantani venne escluso fin dalla prima ispezione cadaverica, dai due medici legali intervenuti sul posto: la porta, secondo la testimonianza del portiere, era chiusa dall’interno.
E’ stata questa evidenza e non altro a indirizzare gli investigatori della Squadra mobile verso la pista dell’overdose, confermata poi dall’individuazione degli spacciatori e dalla ricostruzione delle abitudini dell'ultimo periodo del ciclista: la droga (circostanza fino ad allora conosciuta solo dai familiari e dal proprio entourage).
L’indagine non fu frettolosa, né superficiale: mai erano stati messi in campo tanti uomini e mezzi (soprattutto tecnologia telefonica) a Rimini per un caso di overdose.
L’arresto dei responsabili dopo 55 giorni fu semmai una prova di efficienza del tutto.
I responsabili confessarono.
I processi confermarono che l’ultimo spaccio avvenne sulla soglia del residence.

Sembra la risposta ai pur legittimi interrogativi odierni, ma è stata scritta sei anni fa, si legge:
«Non sono poi emersi elementi che possano far ritenere che nell’appartamento si sia svolta una colluttazione e che Pantani sia stato indotto a forza ad assumere cocaina. 
Quest’ipotesi, alla luce di quanto emerso, non è affatto praticabile. 
Giova anzitutto rimarcare come il consulente abbia radicalmente escluso che il decesso possa essere dipeso da una lesività da energia fisica, segnatamente meccanica ed esogena. 
A ciò s’aggiunga: nessuno dei dipendenti della struttura ha riferito d’avere sentito voci, litigi, discussioni provenire dalla camera la mattina del 14 febbraio deduce il giudice dopo aver ascoltato le testimonianze in aula.
Pantani lamentava la presenza di estranei che nessuno ha visto e le cui voci nessuno ha sentito la percezione allucinata rientra del resto, tipicamente, nelle distorsioni sensoriali innescate dall’abuso di cocaina, parimenti, il grave disordine nel quale versava la camera, messa completamente a soqquadro, è del tutto compatibile con l’aggressività, il delirio paranoide, la rabbia estrema provocati dall’uso smodato di cocaina nella sua fase acuta». 


POSIZIONE DEL CORPO
La posizione del corpo rilevata dalla Scientifica non è quella originaria.
Il personale del 118 lo ha spostato per praticare la defibrillazione: si spiegano così le tracce di trascinamento.
Non aveva neppure un segno sulla bocca, sulle labbra, sulle gengive riconducibile ad una somministrazione forzata.
La porta, al momento del ritrovamento del corpo, come detto, era chiusa dall'interno, secondo la testimonianza del portiere ritenuta attendibile (si affidò al passepartout), in una stanza al quinto piano con le finestre serrate.
Dovette spingere perché c’erano degli oggetti.
Pantani si era “barricato” altre volte allo stesso modo, ad esempio nella casa di Saturnia, nascondendosi al mondo per devastarsi con la droga.
Si è parlato delle impronte digitali.
Non vennero rilevate, è vero, ma la stanza è rimasta comunque sotto sequestro per tre settimane.
Se fosse emerso nelle prime ore un dubbio di omicidio si sarebbe proceduto con l’unica tecnica possibile dieci anni fa per una ricerca generalizzata alla ricerca di tracce latenti su ogni tipo di superficie: l’uso dei vapori di cianocrilato (accertamento irripetibile). Inopportuno farlo subito per evitare la cancellazione, ad esempio, di piccoli residui di cocaina, rinvenuti dietro al comodino solo al secondo dei tre sopralluoghi.


SEGNI SUL COLLO
Il cadavere sul collo aveva due piccoli triangoli all’altezza della giugulare, come se qualcuno avesse premuto con le dita proprio in quel punto: erano però soltanto macchie cadaveriche.
Le lesioni erano undici in tutto, superficiali, quasi tutte al volto ( la fuoriuscita di sangue dalla testa è dovuta alla caduta per il malore fatale), attribuite all’agitazione psicomotoria.
Dunque non il frutto di una colluttazione (mancano lesioni da difesa passiva o attiva), ma più probabilmente considerato il fatto che la stanza del residence fosse completamente a soqquadro, dovute a urti accidentali non avvenuti nello stesso momento, tra cui la caduta a terra al momento del collasso.
Nessun trauma o lesione ossea.


CIBO CINESE
E il cibo, soprattutto pane, misto a cocaina trovato accanto al cadavere?
Gli investigatori esclusero che fosse stato piazzato lì: era succhiato e presentava segni di masticazione.
Testimoni vicini a Pantani, inoltre, riferirono che oltre a sniffarla e assumerla sotto forma di crack, il Pirata negli ultimi ingeriva direttamente la cocaina.
Costringerlo a farlo di forza senza scatenare una lotta sarebbe stato impossibile.
Una circostanza stupì Fortuni(il medico) al momento del sopralluogo: «Non c’era in stanza una stilla di alcol, un mozzicone di sigaretta: era come se Marco avesse conservato abitudini sane, da atleta tanto da attenersi alle prescrizioni mediche per i farmaci. In quel contesto notai una confezione di cibo take-away, ma non posso dire che fosse cinese o meno. Da questa mia osservazione forse è nato un equivoco: «Aveva consumato da poco un pasto modesto non completamente digerito, frammisto a coca».


STANZA A SOQQUADRO
La stanza a soqquadro, infine, era più il frutto della meticolosa opera di qualcuno alle prese con i suoi fantasmi (lenzuola annodate sul corrimano delle scale, filo dell’antenna tv legato al soppalco, impianto di condizionamento divelto, materasso del divano estratto dalla fodera, i componenti del bagno accatastati sul water) piuttosto che di una lotta con un individuo reale: non c’è una sola sedia capovolta.
Scritte, manipolazioni di oggetti, piccole lesioni danno un quadro abbastanza caratteristico di chi scambia ombre per persone, cerca di liberarsi da inesitenti animaletti.
Allucinazioni visive e tattili che devono aver preceduto il malore e la breve agonia.
Messinscena? Se degli assassini avessero voluto far pensare all’overdose, non avrebbero avuto bisogno di simulare alcun disordine.


RICHIESTA D'AUTO
Un altro aspetto controverso è la richiesta d’aiuto.
L’autopsia colloca la morte tra le 11.30 e le 12.30 del 14 febbraio 2004, preceduta da un vero e proprio delirio da cocaina, fase in cui i poteri critici superiori della mente si offuscano.
Dalla camera provengono dei rumori.
La cameriera nella tarda mattina prova ad aprire con il passepartout, ma sente la voce del cliente e chiude. E’ in questo contesto che Pantani alza la cornetta (non aveva con sé il telefonino) e si rivolge alla hall, dicendo confusamente che c’è qualcuno che lo disturba, e di chiamare i carabinieri, poi che non c’è bisogno. In caso di pericolo reale, però, avrebbe potuto farlo lui stesso, direttamente dal telefono della camera.
Infine, la droga assunta: un quantitativo abnorme, maggiore dei 30 grammi “confessati” dallo spacciatore.
Questi, però, aveva tutto l’interesse, per non peggiorare la sua posizione, a minimizzare la quantità dell’ultima “fornitura”: era accusato di omicidio colposo come conseguenza non dovuta dello spaccio.


DOPING MIDOLLO OSSEO
Secondo Fortuni:
«Pantani aveva un midollo osseo in condizioni tali che, per quanto riguarda l’ultimo lasso della sua vita non ha assunto sostanze dopanti, per intenderci l’eritropoietina».
Ma cosa significa l’ultimo periodo?
«L’esame non può che far riferimento alle ultime settimane». 
Quando aveva lasciato la bici e l’allenamento, maturando interiormente l’inevitabile ritiro dalle corse.


IL CUORE
Il professor Fortuni si ritrovò poco dopo a doversi “difendere” da una circostanza che lui stesso aveva reso nota: aver portato a casa il cuore del Pirata.
«Al termine della lunga autopsia eseguita a Rimini (16 febbraio 2004), dopo aver evidenziato l’edema polmonare feci i prelievi anatomici necessari per gli esami chimici e microscopici, per stabilire con certezza le cause e le circostanze del decesso: erano “corpi di reato”, sotto la mia custodia in qualità di perito, che ovviamente non potevano andare né persi né distrutti». 
Tallonato da fotoreporter e cronisti, vista l’ora tarda, invece di depositare i prelievi nei laboratori dell’Istituto, privi di custodia notturna, ritenne più prudente conservarli in una speciale valigetta, ma solo fino al mattino seguente e per evitare ogni eventuale contaminazione o manipolazione, negli appositi spazi del proprio studio, collegato all’abitazione.
Poche ore dopo i campioni vennero inviati, con altri particolari accorgimenti, in diversi laboratori per le analisi.
Uno scrupolo in più, divenne l’ennesimo “mistero” per i complottisti più o meno in buonafede.


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mercoledì 24 luglio 2013

I Dopati Del Tour 1998: Risultati Dell'Antidoping

Il primo nome a essere svelato è stato quello del francese Laurent Jalabert.
Il Tour de France non era ancora inziato e le prime indiscrezioni circa il rapporto della Commissione del Senato francese ebbero l’effetto di una enorme ombra sulla Grande Boucle del centenario.
Non tanto perché veniva annunciata la pubblicazione della lista dei ciclisti positivi all’Epo su campioni di sangue risalenti al 1998, bensì perché la notizia sarebbe arrivata il 18 luglio, giorno dell’Alpe d’Huez.
Il sindacato dei ciclisti riuscì a far slittare la pubblicazione, che è avvenuta oggi durante una conferenza stampa.
E ha confermato tutte le indiscrezioni della vigilia.

Ecco la lista:
Marco Pantani (Ita)
Mario Cipollini (Ita)
Antrea Tafi (Ita)
Fabio Sacchi (Ita)
Nicola Minali (Ita)
Eddy Mazzoleni (Ita)
Ermanno Brignoli (Ita)
Alain Turicchia (Ita)
Giuseppe Calcaterra (Ita)
Stefano Zanini (Ita)
Jan Ullrich (Ger)
Erik Zabel (Ger)
Jens Heppner (Ger)
Bobby Julich (USA)
Kevin Livingston (USA)
Abraham Olano (Spa)
Manuel Beltran Martinez (Spa)
Marcos Serrano (Spa)
Jacky Durand(Fra)
Laurent Desbiens (Fra)
Laurent Jalabert (Fra)
Frederic Moncassin (Fra)
Pascal Chanteur (Fra)
Stephane Barthe (Fra)
Jeroen Blijlevens (Ola)
Axel Merckx (Bel)
Bo Hamburger (Dan)
Stuart O'Grady(Aus)
Roland Meier(Svi)


Le analisi sono state fatte sui campioni di EPO B ricombinante.
Oltre l'80% viene considerato doping(il massimo è il 100%).
I dati sono presi dal documento di 800 pagine del Senato Francese che potete trovare qui:
http://www.senat.fr/rap/r12-782-2/r12-782-21.pdf


1) Tappe di alta montagna/crono

Pantani 95,6% (Plateau De Beille)
Pantani 95.8% (Les Deux Alpes)
Pantani 97.9% (Albertville)

Ullrich 95.5% (Cap D'Agde)
Ullrich 89.1% (Les Deux Alpes)
Ullrich 99.9% (Crono Finale)

Olano 100% (Crono Finale)

L.Jalabert 94.8% (Plateau De Beille)

Livingston 93.9% (Carpentas)

Beltran 93.6% (Plateau De Beille)

Serrano 90.5%




2) Tappe velocisti/media montagna

Cipollini 98.8%

Durand 97.4%

Hamburger 96.9%

Blijlevens 92.6%

Tafi 90.7%

Heppner 88.3%

Bolts 86.8%

Zabel 84.1%

Calcaterra 83.1%




3) Non dopati(almeno quel giorno)

Zabel 73.3%

O'Grady 61.3%

Svorada 35.4%

Den Bakker 25.9%

O'Grady 22.9%

McEwen 17.6%


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domenica 30 giugno 2013

Pantani, l'Ematocrito e l'EPO (Tour 1998 e Carriera)

Effettivamente Pantani non venne trovato positivo a Madonna di Campiglio 1999.
Ma all'epoca nessuno veniva trovato positivo all'EPO.
Perchè? Perchè ai tempi l'EPO non poteva essere rilevato ai controlli antidoping(sarà possibile solo negli anni seguenti).
Le regole UCI erano chiare: c'era questa soglia(50%) superata la quale eri fuori, senza "se" e senza "ma".
Era un valore d' "ufficio", nel senso che i medici non potendo rilevare l'EPO ai controlli (tutti già sapevano l'esistenza di questa miracolosa sostanza dopante) avevano fissato questa soglia, sapendo che in condizioni normali per un atleta era abbastanza difficile superare questo limite (a patto, appunto, di non usare sostanze dopanti).
Al di là del numerino in sè, la cosa importante erano appunto le variazioni dell'ematocrito stesso.
Variazioni del 10% / 15% che non erano spiegabili naturalmente, se non subendo un trattamento di EPO.
Come si capisce dal database Dlab di Conconi, Pantani nei primi anni 90 (come molti altri atleti italiani e pure qualche straniero, tipo Indurain) subì trattamenti a base di EPO.
Generalmente il suo ematocrito era sul 44% con balzi del 55% sino a giungere ad oltre il 60% in prossimità delle corse (ad esempio Milano-Torino del 1995 ma non solo).
A Madonna di Campiglio leggendo i suoi incredibili valori: 490 Watt (di Standard Power) e 7.32 Watts/kg (valori simili, anzi superiori, alla tristemente famosa scalata di Riis sull'Hautacam nel 1996 quando corse con un ematocrito del 65%) mi vien da pensare che l'ematocrito di Pantani era ben superiore al 50%.
All'epoca la Mercatone Uno (squadra di Pantani) usava delle centrifughe che permettevano di misurare l'ematocrito la sera prima dei controlli a "sorpresa" (lo so, la cosa fa abbastanza ridere).
Probabilmente a Pantani la "ripulitura" del sangue non riuscì, anzi riuscì solo in parte, per questo non ce la fece a "rientrare" sotto la soglia del 50%.
Qui la storia completa: Pantani e Il Doping (Carriera)


CONCLUSIONI FINALI
Come avrebbe potuto essere trovato positivo, se ai tempi l'EPO era "invisibile" ai controlli?
L'agenzia antidoping francese nel 2004, si prese la briga di rianalizzare i campioni di 60 corridori iscritti al Tour del 1998(quello del famoso scandalo Festina e vinto appunto da Pantani).
Ebbene 44 su 60 risultarono positivi all'EPO.
Il primo nome ad essere uscito fu quello di Laurent Jalabert.
Altri corridori positivi all'EPO che uscirono nei giorni seguenti: Zabel, Ullrich ed appunto Pantani.

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domenica 23 giugno 2013

Pantani Dopato Al Tour 1998?

Secondo quanto riferito da Jean-Pierre Verdy, attuale presidente dell’agenzia francese della lotta al doping, esisterebbe una lista dei corridori trovati positivi al Tour de France nel biennio 1998/1999.
Davanti ad una commissione d’inchiesta volta a fare “il punto circostanziato delle pratiche dopanti e della politica pubblica nell’ambito della lotta al doping”, Verdy ha fatto il nome del vincitore del Tour De France 1998: ovvero Marco Pantani.

Secondo quanto riportato dal settimanale d’Oltralpe “Le Nouvel Observateur”, infatti, sarebbero diversi gli atleti presenti sulla lista fatta sparire misteriosamente dal Ministero dello Sport negli anni scorsi.
Tra gli altri, comparirebbe anche quello di Lance Armstrong, in quanto l’elenco è stato redatto nel 2005, proprio lo stesso anno in cui l’AFLD decise di rianalizzare, mediante nuove tecniche, i campioni delle Grande Boucle vinte dal Pirata e dal texano.
I dati rivelerebbero che ben 44 dei 60 campioni testati, risalenti al 1998, contenevano tracce di EPO.

Trend in discesa ma ugualmente preoccupante quello relativo all’ultima edizione del secondo millennio, con 20 su 54 positivi.
Il periodico rivela come il noto laboratorio di Chatenay-Malabry non fosse a conoscenza dei nomi degli atleti ma esclusivamente dei codici dei campioni, trasmessi in un secondo momento al Ministero.
Verdy ha ammesso di aver avuto modo di vedere la lista ma che gli venne categoricamente impedito di farne una copia prima che questa terminasse nei meandri del Ministero.
Il primo nome ad esser uscito in questi giorni è quello di Laurent Jalabert trovato positivo all'EPO all'undicesima tappa quella che portava a Plateua De Beille.
Il 24 Luglio 2013 verranno resi noti tutti gli altri nomi.



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giovedì 16 maggio 2013

Pantani e Il Doping (Carriera)

Prima d'iniziare a scrivere riportando questioni note e meno note, preciso che il fine di questo articolo non è quello di screditare la memoria di Pantani ma vuole solamente mettere in luce in modo obbiettivo ed oggettivo quanto successe durante la sua carriera. E' tutto documentato su vari giornali (Gazzetta, Repubblica, Processi, Guardia Civil Spagnola, etc).


RISVOLTI OSCURI(AUTOPSIA)
Purtroppo la vicenda Pantani presenta molti lati oscuri, pur tuttavia io in questi anni una mia idea me la sono fatta. Aiutato in primis dai tanti casi venuti alla luce(USADA, Operacion Puerto, etc) e in secondo luogo dalle tante questioni che hanno visto protagonista il pirata nella sua pur breve carriera.
Iniziamo dalla fine, ovvero dalla sua autopsia. Su Wikipedia si legge che a seguito dell'autopsia il medico escluse "uso frequente e in quantità elevate di EPO".
Diciamo che già l'utilizzo di quei due aggettivi(elevato e frequente) quindi la precisazione affermano l'opposto, ovvero che furono rinvenuti sul suo midollo osseo tracce di EPO, malgrado l'uso non sia stato eccessivo(la frase può essere letta anche così). Purtroppo questo tipo di test sono abbastanza limitati e coprono un periodo di tempo breve, inoltre Pantani non correva più da tempo quindi era abbastanza ovvio che poco prima di morire non prendesse sostanze dopanti.


EMATOCRITO BALLERINO
Nel 1999 scoppia lo scandalo Conconi. Le accuse sono gravissime: doping, somministrazione di EPO ed altre sostanza dopanti. Fra gli elementi decisivi dell'inchiesta il sequestro dei dati di un computer del centro di Ferrara nel quale comparivano per gli anni 93-95 i test di moltissimi campioni con valori ematici altalenanti: abnormi durante le gare, bassi nei periodi di riposo. Nel file DLAB figura anche Marco Pantani e i suoi valori di ematocrito con l''inspiegabile (almeno dal punto di vista fisiologico) altalena di valori. Codesto file raccoglie esami relativi alle stagioni '93, ' 94 e '95.
Quando nel 1994 vinse la prima tappa al Giro (a Merano) era sotto cura di EPO, come dimostrarono in seguito i file sequestrati al professor Conconi. All'inizio Pantani non era che un semplice gregario di Chiappucci, anche se con buone doti per la salita e una propensione per le corse a tappe testimoniata dalla vittoria al Giro d'Italia giovanile. Nel '93 sono solo due i piazzamenti fra i primi cinque e in corse assolutamente secondarie: alla settimana Siciliana e al Giro del Trentino. Ma il ' 94 segna l'esplosione: e si cominciano a registrare i primi sbalzi nell'ematocrito: da 40,7% il 16 marzo, a ben 54,5% il 23 maggio in pieno Giro d'Italia. E' il Giro vinto da Berzin (in rosa dalla quarta tappa fino alla fine, anche lui presente nel file dei test con valori abnormi) e siamo al preludio delle montagne da cui uscirà la rivelazione Pantani. Vincerà infatti il 4 giugno a Merano e il giorno dopo all'Aprica staccando tutti sul Mortirolo. Sullo "slancio", l'8 giugno, centrerà pure un terzo posto in una cronometro, non esattamente la sua specialità. Il 13 giugno, giorno dopo la fine del Giro i suoi valori sono attorno al 58%, più o meno come il 27 luglio, alla fine del Tour (57,4%). Pantani a quel Tour è terzo all'Hautacam (vittoria di Leblanc, che allora militava nella Festina, implicata nello scandalo doping del '98), è secondo il 15 a Luz Ardiden (vittoria di Virenque, sempre un "Festina"), quinto all'Alpe d'Huez, cade e resta staccato e risale fino al terzo posto a Val Thorens e alla fine è terzo sul podio della Grande boucle. Nel '95 a marzo i suoi valori sono attorno al 45%, ma il Pirata dovrà rinunciare al Giro per via dell'incidente in allenamento a fine giugno, però in vista del Tour i suoi valori salgono ancora: 56%. Vincerà all'Alpe d' Huez e a Guzet Neige. Il 18 ottobre, poi, l'incidente nella Milano-Torino e i valori incredibilmente alti(60%) registrati al ricovero in ospedale. Insomma una variazione statisticamente pari al 41%, qualcosa di assolutamente inspiegabile dal punto di vista fisiologico/naturale.
"La media della variabilità fisiologica - dicono gli esperti, non supera il 5-10%, compreso il possibile errore di taratura della macchina (1%-1,5% per i laboratori degni di questo nome).


IL REFERTO DEI MEDICI A SEGUITO DELLA CADUTA NELLA MILANO-TORINO 1995
In quell’occasione Pantani venne ricoverato presso il Centro Traumatologico Ortopedico di Torino, dove gli vennero  diagnosticati la frattura  esposta della  tibia e del perone sinistro, un ematoma  post-traumatico alla coscia sinistra e contusioni multiple escoriate.

"In previsione dell’intervento chirurgico che si rendeva necessario per  la riduzione della frattura, il Pantani (come è citato negli atti processuali), all’atto del ricovero, veniva sottoposto ad un prelievo di sangue. Dal relativo referto emergeva che il paziente presentava valori ematologici abnormi: 20,8 grammi per 100 millilitri di emoglobina, 6.690.000 di globuli rossi e 60,1% di ematocrito.
Il pubblico ministero presso La Pretura Circondariale di Torino, acquisita la cartella clinica di Marco Pantani, ipotizzava che l’anomalia riscontrata nei valori ematologici dell’atleta fosse dovuta all’assunzione "di medicamenti atti a stimolare l’eritropoiesi, ravvisava, inoltre, il reato di cui all’art. 1 della legge 13/12/1989 n. L. 401/89 , sul rilievo che l’utilizzo di tali stimoli farmacologici diretti ad incrementare i globuli rossi e ad apportare più ossigeno ai muscoli, con aumento della erogazione del processo aerobico e della prestazione di fondo, rientrasse nella nozione degli "atti fraudolenti" volti a raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, menzionati nel comma primo della citata disposizione di legge".
A seguito di intervento del Procuratore  Generale presso la Corte di Cassazione, richiesto dalla difesa dell’indagato per regolare la competenza territoriale, il procedimento a carico di Marco Pantani veniva trasmesso al: Procuratore della Repubblica di Forlì. In data 11/12/2000 il Tribunale Monocratico di Forlì, sezione distaccata di Cesena, condannava Marco Pantani alla pena di mesi tre di reclusione e £.1.200.000 di multa, nonché alle sanzioni accessorie di cui all’art 5 della L 40 1/89, per il reato di "frode in competizioni sportive" commesso: con le modalità specificate nel capo d’accusa trascritto in epigrafe" (di questo processo parleremo più avanti)

Comunque  la conclusione dei professori Benzi e Ceci era dunque impietosa: anche gli altri valori ematologici, “globuli rossi, emoglobina e ferritinemia, sono assolutamente anomali sia per una persona normale, sia per un atleta di alto livello, sia per lo stesso Pantani”con la sua media di 45%.
Anche l’overdose di ferro era un altro “elemento coerente”: la spia di un trattamento ripetuto per compensare gli effetti dell’EPO, che aumenta l’emoglobina, ma necessita di robuste quantità di quella sostanza minerale.


FANINI CONTRO TUTTI
Fanini, ex direttore sportivo della squadra italiana Amore e Vita, a fine anni 90 rilascerà un'intervista molto dura sull'omertà del gruppo e sul ciclismo dei tempi. "I corridori italiani si sono ritirati dalla Vuelta con qualche giorno d'anticipo, senza un motivo, per fare “rifornimento”, cioè assumere sostanze dopanti lontano da occhi indiscreti(questa fu una brillante intuizione di Fanini, infatti dopo lo scandalo dell'Operacion Puerto 2006 si è venuto a sapere che era vero che ai tempi chi abbandonava le corse lo faceva per rifornirsi o per fare autotrasfusioni di sangue). Poi aggiunse "Bettini è informato sui “controlli a sorpresa” e spesso, in corsa, avvisa le squadre che la sera o la mattina dopo saranno sottoposte ai controlli. Dunque big sanno in anticipo anche quando, al termine di una corsa, ci sarà o non ci sarà il controllo antidoping. 


PANTANI E LO SCAMBIO DI PROVETTE AL GIRO DEL 1998
Il grande anno di Marco Pantani è il 1998: anno dell'accoppiata Giro e Tour. Il Giro del 1998 vede duellare Pantani e Tonkov, come tutti saprete ad arrivare in rosa a Milano(grazie ad un'incredibile cronometro) fu il pirata ma le polemiche non mancarono di certo. Il citato Fanini dirà che in quel giro, all'antidoping, ci fu uno scambio di provette (di sangue) tra Pantani e Forconi (suo gregario).
A seguito del controllo antidoping venne mandato a casa Forconi al posto del capitano che era risultato positivo. Così si disse. Fanini aggiunse che il fatto gli era stato raccontato il giorno dopo nel suo ufficio da Forconi stesso, suo ex corridore, alla presenza di numerosi testimoni di cui avrebbe potuto fare i nomi.

Ma vediamo un pò meglio questa storia nei particolari, dato che è molto interessante. Era il giorno della cronometro finale che avrebbe deciso il Giro D'Italia. Tonkov dopo il giro dirà: "Questo Giro doveva vincerlo un italiano. Lo volevano in molti". All'arrivo a Lugano(la crono era in Svizzera), una polemica sorge. Osserviamo i risultati della crono un po' più da vicino: Tonkov arriverà con 35" di ritardo da Gontchar, ne aveva 29" a Trieste. Invece la squadra Mercatone Uno di Marco Pantani ha migliorato le sue prestazioni in modo incredibile: Massimo Podenza è finito secondo a 29"(aveva perso 2 minuti e 24" da Gontchar a Trieste). Pantani è addirittura terzo a 30"(aveva perso 2'33" a Trieste). Marco Velo è quarto a 31"(aveva perso 1'58" a Trieste). Gli uomini della Mercatone Uno dominano la classifica ed hanno guadagnato 2 minuti da una crono all'altra(simili come percorso e lunghezza: 35 km e 40 km), Tonkov invece rimase regolare e con più o meno lo stesso tempo. Dei rumori circolano.
La mattina della crono, Riccardo Forconi, il compagno di squadra di Pantani, è messo fuori gara. Il suo tasso di ematocrito è superiore al 50%. Le prime voci: si dice che Pantani e Forconi abbiano scambiato le loro provette in occasione del controllo anti-doping. Alcuni giorni più tardi, il giudice di Torino, Raffaelle Guariniello, apre un'inchiesta per far luce sulla vicenda. Il giudice prova a recuperare le provette depositate all'ospedale Sant'Anna di Como per fare delle prove  con il DNA dei due e regolare questa storia una volta per tutte. Sorpresa: la provetta di Forconi (Pantani?) è introvabile...in mancanza di ulteriori accertamenti, il caso è abbandonato. Un dubbio però viene perchè la provetta non c'era più?
Perchè Forconi, ormai fuori classifica, si sarebbe dovuto dopare il penultimo giorno del Giro D'Italia?
Fu Pantani a non passare il test antidoping? Cosa sarebbe successo se Pantani avesse corso la crono di Lugano in condizioni normali? Avrebbe vinto per alcuni secondi o avrebbe perso il Giro? Questa storia, in mancanza di accertamenti, sembra finire in una bolla di sapone ma non è così perchè da lì a poco succederà il fatto di Madonna di Campiglio nel Giro del 1999. Infatti a seguito di questa denuncia di Fanini, il pirata verrà controllato soventemente.


LA SQUALIFICA DI MADONNA DI CAMPIGLIO(GIRO D'ITALIA 1999)
Sabato 5 giugno 1999. Madonna di Campiglio, Hotel Touring. Alle 7.25 Coccioni, commissario internazionale dell’Uci, la federciclo mondiale, accompagnato da Beppe Martinelli, il direttore sportivo della Mercatone Uno-Bianchi, bussa alla porta della camera occupata da Marco Pantani. Controllo antidoping a sorpresa: sangue. Marco sta ancora dormendo. Così si sveglia, si alza, apre la porta, si veste, insieme con Coccioni e Martinelli va nella stanza del direttore sportivo e si sottopone ai prelievi.
Poi torna nella sua camera. E’ la mattina della ventunesima e penultima tappa, la Madonna di Campiglio-Edolo, quella con il Tonale, il Gavia e il Mortirolo prima dell’arrivo sull’Aprica. La tappa regina. Quella decisiva, quella definitiva, quella di Pantani. Due ore dopo il controllo, Madonna di Campiglio è scossa dalle voci, è agitata dai segreti, rabbrividisce dalle ipotesi. Nell’Hotel Majestic si muovono, silenziosi e misteriosi, i medici dell’Ospedale Sant’Anna di Como, il presidente di giuria Bochaca e l’ispettore medico del Giro Wim Jeremiasse. Sfilano Antonio Salutini e Carlo Guardascione, direttore sportivo e medico della Saeco-Cannondale: è stato controllato Paolo Savoldelli, e il risultato è ok. C’è Gigi Stanga, manager del Team Polti: è stato controllato anche Ivan Gotti, e il risultato è ok.
C’è pure Martinelli: è stato controllato anche Marco Velo, e il risultato è ok.
E ok sono anche i valori di Laurent Jalabert, Gilberto Simoni, Niklas Axelsson, Roberto Sgambelluri, Oscar Camenzind e Daniele De Paoli. Quello che non è ok, e che finirà ko, è proprio Pantani: il valore del suo ematocrito è 52 per cento. Marco Pantani è fuori gara. Ufficialmente non idoneo alla pratica del ciclismo perché il suo sangue è troppo spesso. Roberto Rempi, medico di Pantani, della Mercatone e della Federazione ciclismo qualche tempo dopo disse: "Alcuni corridori avevano per uso personale la centrifuga per misurarsi l' ematocrito. Uno di questi era Pantani: lo vidi usarla al Giro d' Italia del 1999".


LA REAZIONE DI GIORGIO SQUINZI ALLA SQUALIFICA DEL 1999 DI PANTANI
"Giustizia sportiva, giustizia divina". Basta la premessa a muso duro per capire che Giorgio Squinzi non si commuove per nessuno, figurarsi se lo fa per Marco Pantani. I due non si amano: nella prima settimana del Giro tra loro sono volati insulti sulla questione dei controlli del Coni agli atleti in gara.
Il Pirata diceva che andava bene cosiì , che non ce n'era bisogno, il patron della Mapei a dare piena disponibilità a qualunque esame sui corridori della sua squadra. E adesso Squinzi presenta il conto: "E' una giornata orrenda per il ciclismo, ma e' semplicemente successo quello che doveva succedere".
Sembra quasi che lei se lo aspettasse. "E' dal febbraio del 1995 che chiedo a Verbruggen, il presidente dell' Unione ciclismo intenazionale, di fare controlli piu' seri anche su sostanze come l' Epo.
Non hanno voluto farli, ed eccoci qui, allo sfascio". Di chi sono le responsabilità per quello che e' successo? "Sicuramente non mie. La Mapei ha accettato tutti i controlli, compresi quelli del Coni per la campagna di "Io non rischio la salute". Altra gente, e Pantani è in questa categoria, li ha rifiutati.
I miei corridori sono stati insultati e umiliati però sono puliti, è questa la nostra vittoria. E dovrebbe far riflettere il fatto che nei primi 30 della classifica generale non c'è  un solo ciclista della mia squadra..."
Lei pensa che questo Giro non sia stato "pulito"? "Le rispondo con un esempio: abbiamo confrontato le prestazioni in salita dei miei corridori, che sicuramente non sono brocchi e sicuramente sono puliti, e quelle del gruppo dei primi". I risultati? "A parita' di sforzo fisico, tra gli uomini Mapei e gli altri c'è una differenza di potenza del 20-25 %. E' questo non è umano, a parita' di condizioni non sarebbe possibile. Lo dico da sempre, per salvare questo sport c'è bisogno di regole chiare e pulizia totale, senza guardare in faccia a nessuno". Sulla questione - controlli lei ha avuto discussioni animate con Pantani. "Mettiamo le cose in chiaro: è il signor Pantani che mi ha aggredito e mi ha accusato di esibizionismo. Ma evidentemente lo faceva perchè temeva controlli seri. E forse c'è da capirlo: aveva qualcosa da nascondere". Ne e' sicuro? "Non nascondiamoci dietro a un dito. Se il signor Pantani è stato fermato dopo un controllo dell' UCI, che non è neppure dei piu' seri, figuriamoci cosa sarebbe successo se avesse accettato di sottoporsi a esami piu' attenti. La verità è sotto gli occhi di tutti, basta volerla guardare".


COSA SUCCESSE QUEL GIORNO DEL 1999 A MADONNA DI CAMPIGLIO?
C’era una grande ipocrisia attorno a Pantani e lui probabilmente lo ha avvertito e questo ha finito con l’aggravare la sua depressione. Lui è stato certamente una vittima ma in primo luogo una vittima delle persone che gli vivevano accanto e che lo hanno sfruttato fino all’ultimo minuto.
Pantani era la gallina dalle uova d’oro. Ora si battono il petto e si cospargono il capo di cenere ma quando avrebbero dovuto metterlo in guardia ed indicargli la strada giusta non fecero una piega.
Perché nei giorni successivi ai fatti di Madonna di Campiglio nessuno lo convinse a comportarsi in modo diverso, a non recitare il ruolo di perseguitato dal sistema? Perché quando nell’estate 1999 a Roma venne premiato dal Coni con il Collare d’oro ed i dirigenti dello sport gli proposero di ammettere le sue colpe e diventare l’alfiere dello sport pulito nessuno gli consigliò di accettare?
Sarebbe stata un’ottima via d’uscita dall’empasse nella quale si era andato a ficcare, ma lui rifiutò» .  Già, Madonna di Campiglio, l’inizio della fine...A volte bisogna pure avere il coraggio di ammettere, per quanto il momento sia delicato che oltre ad esser stato un campione... è stato anche un grande imbroglione. Esiste una sentenza passata in giudicato e relativa proprio a Madonna di Campiglio che lo inchioda: non venne condannato soltanto perché nel 1999 il fatto non costituiva reato e in Italia il doping non veniva ancora punito penalmente.


VALORI: STANDARD POWER, WATT/KG, VAM
Nel 1998, Pantani chiuse al Tour De France con una Standard Power di 446 Watt. Lance Armstrong 438 nel 2001. Per fare esempi recenti Nibali chiuse con 417 nel 2014, invece Wiggins con 415, Lemond 408 nel 1989. Valori considerati "anormali" sono sopra i 430. Ma andiamo con ordine.
Nel 1994 Pantani sale sulle Deux Alpes con 460 Watt e 6.88 Watt/Kg.
Al Tour dello stesso anno, sull'Hautacam 465 Watt e 7.05 Watt/Kg e 451 di media (comprendendo anche le altre salite). Nel 1995, al Giro della Svizzera addirittura 483 Watt per 7.18 Watt/Kg, valori poco inferiori per il Tour De France dello stesso anno (media 449 Watt).
Salta il 1996 per infortunio quindi balziamo al 1997: 6.89 Watt/Kg sull'Alpe D'Huez con 466 Watt standard power e 6.64 per 450 ad Arcalis (media complessiva del Tour 437).
1797 di VAM sull'Alpe D'Huez. Nel 1998 e 1999 si giunge alla "follia" con valori che fanno impressione. Picco a Piancavallo (Giro 98) con 7.25 Watt/Kg e 489 Watt di standard power (valori simili alla scalata di Riis sull'Hautacam nel 96 con il 65% di ematocrito).
Media complessiva 461. Per il Tour 98 picco alle Deux Alpes 6.79 Watts/Kg e 450 Watt (chiuderà con 446). Giro 99, Oropa e Madonna di Campiglio fanno impressione: rispettivamente 7.16 Watt/kg e 477 Watt, invece l'altra 7.38 Watt/kg per 490 Watt! Non ci sarà un giorno dopo perchè verrà estromesso.
Nel 2000 e 2003 infine valori che calano: con medie dai 390 a 430 e dai 6 ai 6.50 Watt/Kg (6.27 sul Ventoux, quando arrivò insieme ad Armstrong).


ASSOLTO DAL CASO DOPING 1995 NON ESSENDOCI ANCORA UNA LEGGE CHIARA
Nel processo di Forlì 2000 viene assolto: "Il fatto non era previsto dalla legge come reato": con questa formula la corte di Appello di Bologna, dopo poco più di un'ora di camera di consiglio, ha assolto stamane Marco Pantani dall'accusa di frode sportiva per l'ematocrito a 60,1 dopo l'incidente alla Milano-Torino del 18 ottobre '95. Così è stata ribaltata la sentenza di primo grado del giudice monocratico di Forlì Luisa Del Bianco che aveva condannato il corridore. Sta di fatto, però, che la stessa pubblica accusa, sostenuta dal pg Attilio Dardani, aveva chiesto l'assoluzione con la formula del "fatto non è previsto come reato", aggiungendo però che "il fatto rappresentato nel capo d'imputazione, vale a dire l'assunzione di Epo, va ritenuto sussistente". A parere di Dardani, quindi, ci fu l'assunzione di Epo, ma nell'89 questo fatto non poteva essere inquadrato come reato, perchè la frode sportiva non è applicabile al doping (la legge fu pensata soprattutto per le scommesse clandestine) e la legge antidoping è stata varata solo nel 2000, proprio per colmare un vuoto legislativo.
Dardani nella sua requisitoria aveva comunque ricordato che tutti i dati clinici di Pantani dopo il ricovero al Cto di Torino, in seguito all'incidente, avevano parametri alterati, tali da indicare una assunzione di Epo. I valori sono il 60,1 di ematocrito abbinato al 20,8 di emoglobina, ai 6.690.000 di globuli rossi, alla ferritinemia a 1.500. "Sulla base di questi elementi - aveva detto Dardani - va ritenuta sussistente l' assunzione esogena di Epo". Al centro della vicenda processuale c'erano i 15 punti di ematocrito da "riempire". Il Pirata aveva 60,1, vale a dire 15 punti oltre quello che era stato ritenuto il valore di base del corridore, 45. Secondo i consulenti dell'accusa, che vennero scelti dal Procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello (il processo dal capoluogo piemontese era finito a Forlì dopo una eccezione di territorialità presentato dai difensori di allora) quei 15 punti in più erano dovuti all'assunzione di farmaci, cioè Epo. I consulenti delle difesa, invece, avevano sostenuto una serie di concause per giustificare il 60,1: tra i quali errori nelle analisi.



GIRO D'ITALIA 2001: TROVATA FIALA D'INSULINA NELLA SUA STANZA
La storia risale al Giro del 2001, tappa di Montecatini. Allora venne perquisito l'albergo della squadra di Pantani, anticipo del blitz, ben più clamoroso e coreografico (con le borse di medicinali che volavano dalle finestre e i corridori che le seguivano), di dieci giorno dopo, a Sanremo. Gli agenti del nucleo antisofisticazioni di Firenze scoprirono fiale di insulina. Pantani, durante l'inchiesta, si difese sostenendo che la camera del ritrovamento non era la sua. Nell'audizione del lunedì cambiò versione: la stanza era la sua, non erano sue le fiale. «Ho la coscienza a posto - parole di Pantani - e ho dato tutta la mia disponibilità perchè venga fatta chiarezza. Non possiamo avere paura di lasciare la camera e poi qualcuno ci va a mettere sostanze non lecite. C'è tanta gente, giornalisti a caccia di notizie in giro...».
Il signor Giacomo Ajello, procuratore capo del Coni, non sembrerebbe d'accordo, non condivide l'idea dei giornalisti tremendi che tramano per costruire lo scoop e neppure l'ipotesi del complotto di un avversario. Sinceramente speriamo che il procuratore abbia torto, che negli alberghi del Giro si sia avventurato un fantasma del Louvre capace di terrorizzare i ciclisti che fuggono in pigiama e di seminare fialette e pillole. Purtroppo, una dopo l'altra le storie sono tante, alla fine ci si deve rassegnare a credere che qualcuna sia vera, anche se l'esame antidoping non c'è, ci sono solo delle fialette.
Illudiamoci che fossero lì solo per caso.


GIRO D'ITALIA 2001: IL GRANDE BLITZ DEI NAS.
Interi alberghi sotto assedio. Un blitz congiunto della Guardia di finanza e dei NAS, oltre 200 persone arrivate da tutta Italia. Siringhe e fiale che piovono giù dalle finestre. "Sono ricostituenti", dice il massaggiatore della Mercatone Uno, scortato nel parco dell'hotel Des Anglais dai carabinieri. "Lasci perdere, lo so io cosa sono", risponde un carabiniere. Accade tutto come in un film poliziesco.
Tutto all'improvviso, nel bel mezzo di un Giro d'Italia preceduto dalle solite polemiche, e squarciato da un ciclone che potrebbe cancellare, questa volta per sempre, il prestigio di una delle più popolari manifestazioni e di una disciplina che ha fatto la storia dello sport. E la tappa, quella di oggi, è a rischio: le decisione verrà presa a breve. Doping, ancora una volta.  Doping, più che mai.
L'incursione di stasera ha riguardato tutte le squadre del Giro. E fra le tante la Mercatone Uno di Marco Pantani, di cui proprio quel giorno si ipotizzava il ritiro. Il massaggiatore della squadra, Pregnolato, è stato addirittura prelevato dai carabinieri in borghese e accompagnato nel parco, alla ricerca dei medicinali lanciati dalla finestra al momento del blitz. Poi la perquisizione ha riguardato il camper utilizzato di norma dai ciclisti della Mercatone. Ma le indagini erano iniziate da giorni. Dal 27 maggio, per la precisione, quando i carabinieri avevano visitato le camere d'albergo lasciate libere dai corridori prima di incamminarsi per la tappa Montecatini-Reggio Emilia. Nei cestini decine di siringhe, di flebo.


PROCESSO INSULINA GIRO D'ITALIA 2001.
Secondo la procura del CONI a violare le leggi sarebbe stato proprio il Pirata. L' insulina, di cui si cominciò a parlare poco tempo dopo l' inizio dell' inchiesta, è usata da chi soffre per il diabete ed è una sostanza vietata dal CIO. Il suo utilizzo, quindi, non sarebbe assolutamente giustificato.
L' insulina serve per aumentare il livello di Gh (l' ormone della crescita) e il potenziale energetico. La sua diffusione, pericolosissima, si starebbe ramificando nel mondo del ciclismo, dal momento che al vaglio degli inquirenti ci sono diversi altri casi sospetti. Così l' insulina va ad aggiungersi alla breve ma terribile lista di prodotti dopanti che hanno infestato il mondo del ciclismo: la famigerata EPO (l' eritropoietina) e la Nesp. Per il romagnolo si tratta dell' ultima, pesante botta che accompagnerà il suo cammino di atleta nel futuro più immediato. Conseguenza: la richiesta di sospensione dall'attività per quattro anni e carriera probabilmente finita.


LA MORTE 2004
A seguito dei vari processi che lo riguardarono, delle squalifiche e del non invito al Tour del 2001 della sua squadra la Mercatone Uno Bianchi Pantani entrò in uno stato di crisi profonda.
Il 14 febbraio 2004 fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina.


L'EX FIDANZATA SUL PIRATA: "SI DOPAVA E PRENDEVA COCA CON ME"
Il suo è un racconto amaro, a tratti impietoso: è la storia di un uomo che ha fatto sognare l'Italia dei pedali, ma per il quale la salita della vita si è rivelata troppo impegnativa.
La ragazza, che ha ora 36 anni e ha vissuto a lungo a Cesenatico, abita ora a Losanna e nell' intervista rilasciata al periodico svizzero l' Hebdò, confessa di aver assunto anche lei la polvere bianca:
«Marco mi fece capire che voleva che io ne prendessi con lui. Era una sorta di prova d' amore.
Mi sono tuffata con lui nella speranza di ritrovarlo là dov' era finito e riportarlo indietro.
Quel periodo fu un incubo, ho risposto a una specie di ricatto, ed è stato un terribile errore».
La cocaina, sostiene l' ex fidanzata, trasformò profondamente il carattere di Pantani: «Ci siamo fatti del male. Eravamo soli, a casa, drogati e assediati dai giornalisti. Marco continuava a pensare che io lo tradissi. Era incredibilmente geloso. Ma divenne anche paranoico, anche se credo che la vita del ciclista professionista renda paranoici perché si vive con il timore di tutti quei controlli antidoping».
Era la sera, racconta ancora Kristine, l' ora della sniffata: «Lui ne consumava in quantità industriali. Il suo fisico lo sopportava perché era eccezionale. Molto presto però i suoi genitori hanno capito che succedeva qualcosa». Fu a quel punto che i rapporti tra la famiglia Pantani e Kristine si guastarono: «Ai loro occhi ero la complice. Per la famiglia la colpa della droga era di Kristine, quella ballerina da discoteca». L'ex fidanzata poi aggiunse: «Ho sempre avuto l' impressione che prendesse dei farmaci. Ma lo faceva da solo e valutando bene i rischi. Credo che pagasse di tasca propria i prodotti. Di questo comunque parlava con pochissimi, non si fidava neppure dei medici della squadra. Un giorno mi ha detto che bisognava prendere delle porcherie per avere successo. Aveva sempre dei prodotti in un contenitore di plastica dentro il frigo. A volte si faceva delle punture e io lo aiutavo, tenendogli il braccio». Poi la ragazza ammette: «Ho sempre pensato che un giorno sarei tornata con lui e che sarei riuscita a farlo smettere di drogarsi: il giorno stesso della sua morte, prima di sapere la notizia, mi aveva preso un grande desiderio di rivederlo». Il campione LA FINE Marco Pantani è morto a 34 anni la sera del 14 febbraio in un residence di Rimini. L' autopsia rivelerà che è stata la cocaina a ucciderlo.


JESUS MANZANO ACCUSA PANTANI (OPERACION PUERTO)
Jesus Manzano uno dei più grandi accusatori del dottor Fuentes e che fece scoppiare lo scandalo Operacion Puerto, circa 2 anni dopo la morte di Pantani disse di aver visto più volte il pirata dal medico.
Lo sostiene, in un'intervista diffusa dalla tv francese 'France 3': quando all'ex corridore viene chiesto chi, prima dell'Operacion Puerto messa a segno a Madrid dalla polizia spagnola lo scorso maggio, frequentava il medico Eufemiano Fuentes, fa il nome anche del ciclista romagnolo.
"Più d'una volta l'ho visto - dice Manzano - e mi sono detto: 'Ma c'è anche lui, Marco Pantani".
Manzano, che aveva già denunciato nel 2004 le pratiche del dottor Fuentes ammettendo di essersi dopato anche lui, aggiunse: "Ho visto anche dei giocatori di calcio, non posso dire chi, ma erano dei calciatori di prima divisione...".


LE PRIME CONFERME: ANCHE PANTANI TRA I CLIENTI DI FUENTES NEL 2003
Le parole di Jesus Manzono trovarono conferma qualche anno dopo.
Infatti tra le carte del dottor Eufemiano Fuentes, c'era anche questo breve nome in codice: PTNI.
Secondo la Guardia Civil e secondo le informazioni pubblicate dalla rivista spagnola Interviù, quel codice nasconde il nome di Marco Pantani. Nei documenti della «Operacion Puerto» che sta sconvolgendo il mondo del ciclismo, il legame tra Pantani e il dottor Fuentes risale al 2003, l' ultimo della carriera del corridore romagnolo, morto il 14 febbraio 2004.
Gli investigatori hanno infatti trovato un foglio che riguarda il paziente PTNI: al di là della facile assonanza col cognome completo di Pantani, sul foglio è segnato il calendario di alcune gare che Pantani ha corso quell'anno (tra cui la Settimana ciclistica internazionale, in cui arrivò secondo). Accanto a ogni gara ci sono uno o più simboli (asterischi, pallini, crocette): nella legenda del medico, corrispondono ai diversi prodotti dopanti da prendere. C'è pure una nota a margine: «Sette tacche (evidentemente di una siringa, per calibrare la dose) dopo cena». Nel 2003, l' anno che avrebbe potuto segnare il ritorno di Pantani al successo (ma arrivò solo 14° al Giro d' Italia), Fuentes prescrisse al corridore PTNI più di quarantamila unità di Epo (una quantità molto elevata), sette dosi di ormone della crescita, trenta di anabolizzanti e quattro di ormoni per la menopausa. Non si parla di trasfusioni, ma «solo» di sostanze dopanti. Totale 36mila euro spesi.


ALTRE RIVELAZIONI DI NRC HANDELSBLAND: PANTANI DA FUENTES ANCHE NEI PRIMI ANNI DEL 2000
Nell'ormai tristemente nota Operacion Puerto, individuati anche altri pseudonimi in primis Panticosa altro pseudonimo di Marco Pantani(qui si parla di primi anni del 2000 quindi non solo 2003).
Coivolti anche Michele Bartoli, Romans Vainsteins e Fränk Schleck.
Il nome in codice di Bartoli era Sansone, mentre Vainsteins era Vains e Schleck era il "famigerato" Amigo de Birillo. Per i due italiani si parla di vari trattamenti (tra cui EPO, autoemotrasfusioni, insulina, steroidi, testosterone e Aranesp) nei primi anni 2000. Non deve sorprendere che Pantani fosse identificato con due pseudonimi(PTNI e Panticosa) perchè anche altri corridori subirono lo stesso "trattamento". Fuentes era solito usare più nick per "inquinare" le acque, qualora il sistema fosse stato scoperto(cosa che poi successe nel 2006).


IL PARERE DI UN ESPERTO
Secondo Matt Rendell, Pantani usò EPO ricombinante durante tutta la sua carriera professionale.
Così si spiegherebbero gli sbalzi di ematocrito che hanno mostrato variazioni superiori a quelle possibili naturalmente e probabilmente le sue grandi vittorie furono principalmente dovute ai suoi alti livelli di ematocrito nel sangue.


CONSIDERAZIONI FINALI
Ora al di là di tutte queste questioni è giusto credere ancora al complotto interplanetario contro il pirata?
E' giusto, a seguito della confessione di Armstrong, tirare in ballo Pantani quasi come se si volesse nobilitarlo? Il fatto che anche altri si dopassero, non purifica di certo chi ai tempi venne beccato quindi sospeso. In secondo luogo, contrariamente a quello che molti affermano(auto-convincendosi), Pantani non fu il solo ad essere fermato: fu uno dei tanti all'epoca. Armstrong non fu il solo a farla franca.
Ci sono molti altri atleti indagati che per qualche motivo ai tempi non furono scoperti (la Rabobank su tutte, la Once, Kelme, Vitalicio Seguros, etc). La cosa che secondo me si evince è che probabilmente anche Pantani fu "salvato" più volte, prima della squalifica di Madonna di Campiglio.
Lo stesso Fanini denunciò nel 1996 la stessa UCI che avrebbe ostacolato i NAS a seguito di controlli a sorpresa. Come detto, diversamente dal caso di Lance Armstrong e di altri ciclisti dopati, Pantani non s’è mai visto cancellare dagli Albi d’Oro né revocare uno solo dei titoli sportivi conquistati negli anni dell’EPO sospettata e accertata: né dalla federazione ciclistica internazionale, né da quella italiana.
Forse, anziché inseguire improbabili complotti e impossibili riabilitazioni, varrebbe la pena di seguire il consiglio di Stefano Garzelli, storico gregario del Pirata: “Lasciamo che Marco riposi in pace”.


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Scandalo Doping Conconi: Corridori Coinvolti (DLAB)

Un doping pensato, studiato, organizzato e attuato dalle stesse strutture sportive che a parole intendevano combatterlo.
Il pm Pierguido Soprani scrive e consegna le conclusioni della sua inchiesta: anni e anni di doping, gestito dal professor Conconi e praticato su atleti del calibro di Moser, Bugno, Pantani, Di Centa, Fondriest.

I Nas di Firenze e Bologna, coordinati dal colonnello Stefanucci del nucleo centro Italia antisofisticazione, hanno notificato ieri mattina l'avvenuta conclusione dell'inchiesta e la parallela informazione di garanzia. Una raffica di accuse che coinvolge otto personaggi eccellenti: Conconi e i suoi medici collaboratori, Grazzi, Casoni, Mazzoni, Buzzoni, Manfredini.
Per loro, fra l'altro, associazione a delinquere, somministrazione di farmaci dopanti, abuso di professione farmaceutica. Per Ferrari, ex allievo di Conconi, somministrazione di farmaci dopanti; truffa per Domenicantonio Franzè, responsabile del laboratorio analisi dell'Usl di Ferrara, presso cui venivano fatti i test ematici degli atleti, senza neppure pagare il ticket.

Dall'altra parte, secondo il magistrato, un gruppo di atleti di varie discipline coinvolti.
Nomi illustri, che hanno fatto la storia di tante specialità.
460 gli atleti che sarebbero stati "trattati" con EPO, la famigerata eritropoietina.
Fra questi personaggi eccellenti: Manuela Di Centa, olimpionica dello sci di fondo, arrampicatasi adesso fino al rango di rappresentante in seno al Coni degli atleti, Marco Pantani (Giro e Tour), Gianni Bugno, due volte campione del mondo di ciclismo, Claudio Chiappucci e Maurizio Fondriest (campione del mondo), Maurizio Damilano, Maurilio De Zolt, Silvio Fauner, Guido Bontempi, Stephen Roche (Giro, Tour e Mondiale nello stesso anno).

Il quadro che emerge è desolante: doping istituzionale organizzato - dice sempre l'accusa - da alcune federazioni sportive (canoa e kayak, sport invernali, ciclismo) con convenzioni con le strutture di Ferrara facenti capo a Conconi, dunque con soldi pubblici, e successivamente da alcune società sportive delle due ruote come Carrera, Gewiss Ballan, Roslotto, Mapei.
Secondo l'accusa Conconi, raggiunto da ben sette capi di imputazione, avrebbe promosso organizzato e costituito l' associazione a delinquere dietro l'alibi di presunti programi di ricerca scientifica finanziati con denaro pubblico, somministrando o fornendo, invece, farmaci doping.
Richiesta di assoluzione parziale, invece, per gli uomini del Coni: Pescante, Carraro, Gattai, Carabelli.
Per i reati loro ascritti ed accertati in un pesantissimo atto di accusa sarebbero decorsi i termini temporali.

Fra gli elementi decisivi dell'inchiesta il sequestro dei dati di un computer del centro di Ferrara nel quale comparivano per gli anni 93-95 i test di moltissimi campioni con valori ematici altalenanti: abnormi durante le gare, bassi nei periodi di riposo. Repubblica ne aveva dato notizia già nel dicembre '99.
Molti di quei nomi eccellenti compaiono oggi nella lista degli atleti "trattati".
Come Marco Pantani la cui carriera sportiva da "pro" nasce - secondo l'indagine - all'ombra di valori ematici abnormi. Già nel '94, quando si rivelò al Giro d'Italia i suoi test erano passati da valori normali (ematocrito 43,4 ed emoglobina 14,4) a gennaio, a 54,4 (e 17,2 di emoglobina) a fine maggio.
Il 13 giugno, alla fine del Giro in cui vince due tappe alpine e arriva secondo, addirittura a 58 (18,6 hgb).
Nel '95 a inizio stagione ha valori bassi, poi l'incidente con l' auto gli impedisce di partecipare al Giro, ma al Giro di Svizzera è di nuovo al 56.
In quell'anno, dopo l' incidente alla Milano-Torino supera il 60% per cui è sotto processo a Forlì (truffa sportiva).
Il suo medico di allora Grazzi è accusato anche di aver falsificato le cartelle cliniche scrivendo valori ematici (ematocrito a 45, emoglobina a 15,2) più bassi di quelli risultati, poi nei dati del computer sequestrati (56 e 18, rispettivamente).
Per Manuela Di Centa, prima delle Olimpiadi di Lillehammer '94, l'ematocrito sale a 54,2.

Durissime le accuse: a promuovere ed organizzare l'associazione a delinquere, per Soprani, era proprio il professor Conconi, raggiunto da ben sette imputazioni di reato.
Lo "scienziato" riverito e rispettato, altro non sarebbe che un dopatore.
Per gli atleti nessuna imputazione penale (il doping non è ancora reato), ma la certezza - secondo l'indagine - che si siano sottoposti e a lungo a pratiche doping alterando in qualche modo i risultati. Il che dovrebbe avere rilievo almeno dal lato sportivo, se le carte del processo saranno acquisite dalla Procura antidoping del Coni.



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Storia Operacion Puerto: Corridori Coinvolti ed Intercettazioni

L’Operación Puerto è probabilmente la più grande operazione antidoping della storia sportiva spagnola. Il fulcro dell’indagine fu condotto dalla Guardia Civil spagnola tra il febbraio e il maggio 2006. La stessa Guardia Cilvil assicurò che in questa operazione sarebbero stati implicati molti atleti, calciatori,tennisti e giocatori di basket, i ciclisti, infatti, avrebbero dovuto essere solo un 20% ma gli unici nomi conosciuti alle cronache furono i loro.
LOperación Puerto culmina con l’arresto di due medici Eufemiano Fuentes e Batres, nonché del d.s. della Liberty Seguros Manolo Saiz, del d.s. José Ignacio Labarta edell’ex ciclista Alberto León.
Negli uffici di Fuentes gli inquirenti sequestrarono oltre 100 sacche di sangue congelato e diverse carte.Secondo l’accusa Fuentes e Saiz erano a capo di un’organizzazione che si dedicava alla gestione di autoemotrasfusioni, alla vendita di sostanze dopanti, quali EPO, ormoni della crescita, anabolizzanti, ecc., ed alla pianificazione del loro utilizzo. La polizia sequestrò anche numerosi elenchi di presunti clienti dell'organizzazione.
Dalla decifrazione degli elenchi si arriva al coinvolgimento di 58 ciclisti professionisti, chevengono individuati dalle autorità.
I nomi di altri sportivi, come già detto, non sono stati mai decifrati o resi noti.



I PROTAGONISTI
Analizziamo ora dettagliatamente i vari passaggi di questo scandalo.
I protagonisti Eufemiano Fuentes, ginecologo di professione, è accusato di essere il principale cervello della rete del doping. Laureato in medicina all’Università di Navarra, si specializzò in ginecologia. Nel 1990 entrò a far parte dello staff medico di un’importante squadra di ciclismo, la ONCE. Successivamente fu medico della Vitalicio Seguros e, dal 2002, della Kelme. Durante il“periodo Kelme” il suo nome fu relazionato anche a squadre di calcio,come l’Union Deportivo Las Palmas.
Anche l’FC Barcelona tentò di accaparrarsi le prestazioni del medico spagnolo con due offerte, una nel 1996, ed una, nel 2001. Fuentes, inoltre, era amico del dott. Luigi Cecchini e, con lui, manteneva anche contatti di lavoro.
Non mancano tuttavia delle ombre sulla sua figura.
Innanzitutto fu un pupillo del discusso professor Ferrari, il quale si formò alla scuola del dott.Conconi, altro medico “fondamentale” nel mondo del ciclismo.
Cecchini fu anche il principale artefice della vittoria di Bjarne Riis, attuale d.s. della CSC, al Tour de France del 1996, corsa in cui al ciclista venne affibiato il soprannome di “Mr. 60%”,rifacendosi direttamente al livello di ematocrito riscontrato in lui. Cecchini inoltre fu medico di molti altri campioni discussi ed implicati poi nell’Operación Puerto, da Tyler Hamilton ad Angel Casero, da Basso a Jan Ullrich, da Jörg Jaksche a Michele Bartoli, con il quale vinse anche una cronometro in coppia nell’ottobre del 1996.
Il dott.Cecchini ha avuto rapporti con molti altri ciclisti di primo piano, da Casagrande, al vincitore del Giro d’Italia del 2004 Damiano Cunego, dal cronoman Cancellara a Tafi, dal campione del mondo Bugno ad un altro pluricampione del mondo Paolo Bettini, dal velocista  Alessandro Petacchi a Mario Cipollini, ecc.
Tornando al medico spagnolo, bisogna dire che, nel 2005, Fuentes annunciò il suo ritiro dal ciclismo, motivando questa scelta con la voglia di riprendere la ricerca sulla retino blastoma, una patologia oculare di cui è affetta sua figlia.
Una delle dichiarazioni più importanti e significative del dott.Fuentes fu: ”Da me non venivano solo ciclisti ma pure tennisti, atleti e calciatori. Però a finire in mezzo sono stati solo i ciclisti, è una cosa che m'indigna. Tra laltro ho visto implicati nomi di gente che non è mai venuta da me. E, al contrario, altri atleti, gente che oggi se ne sta tranquillamente al Tour de France, è stata coperta. Nomi non ne posso fare, c'è il segreto professionale”.
Manolo Sainz è sicuramente il protagonista più conosciuto dell’Operación Puerto,venne arrestato ma subito rimesso in libertà senza nessuna cauzione. Laureato in educazione fisica, alla fine degli anni ’80 entrò a far parte dello staff della squadra ONCE. Ha diretto corridori che complessivamente gli hanno permesso di vincere ben 5 Vueltas a España, conquistare due podi al Tour de France (nel 2001 e 2002 con Joseba Beloki), oltre numerosissime altre corse, tra cui la Vuelta del 2005 vinta da Heras, il quale però fu squalificato subito dopo in quanto risultò positivo all’EPO in un test antidoping.
La squadra cambiò più volte sponsorizzazione, passando da chiamarsi ONCE, a Liberty Seguros, fino a Würth Team e poi Astana. Il 23 maggio 2006 Manolo Saiz e il medico Eufemiano Fuentes vennero arrestati dalle autorità spagnole con l'accusa di detenzione e somministrazione di prodotti dopanti. Due giorni dopo la società Liberty Seguros decise di ritirare la sponsorizzazione. La squadra divenne allora Würth Team, prima di essere rifondata con il nome di Astana Team.



LE PRIME SQUALIFICHE
Già dal 25 maggio ci fu il primo risvolto dell’Operación Puerto, in quanto la Liberty, compagnia d’assicurazioni spagnola e sponsor principale della squadra di Manolo Sainz, decise di ritirare la sponsorizzazione per i danni causati al suo nome ed al ciclismo.Il 13 giugno, meno di 20 giorni prima della partenza del Tour de France, il direttore generale della corsa francese decide di ritirare l’invito concesso alla squadra Comunidad Valenciana, in quanto il secondo direttore sportivo è un certo Ignacio Labarta, implicato nell’Operaciòn Puerto.
Il 25 giugno va in atto una protesta dei corridori. Il campionato spagnolo su strada viene interrotto dagli stessi ciclisti per protestare contro il reportage fatto da El Pais in cui venivano svelati i nomi e tutti i dati dell’Operación Puerto.Il 30 giugno, alla vigilia del Tour de France, Ivan Basso, insieme ad altri corridori tra cui il tedesco Jan Ullrich e gli spagnoli Oscar Sevilla e Francisco Mancebo, viene escluso dalla corsa in base al codice etico delle squadre del ProTour. Il nome del varesino della Csc è sospettato di autoemotrasfusione attraverso quanto trapelato dalle carte dell'inchiesta. Gli inquirenti arrivano a Ivan Basso attraverso l’etichetta con scritto“Birillo” (nome del cane di Basso)presente su alcune sacche di sangue,ma anche attraverso un fax spedito dallo stesso Fuentes.
Il 12 ottobre la procura antidoping del Coni chiede l’archiviazione per Basso, il quale può tornare immediatamente alle gare. La ragione determinante di questa frettolosa archiviazione è stata il rifiuto della magistratura spagnola di estendere i documenti dell'inchiesta alle autorità sportive internazionali e nazionali.Il 16 febbraio 2007 l’Istituto nazionale di tossicologia di Madrid, dopo aver analizzato le sacche di sangue rinvenute negli appartamenti di Fuentes, dichiara che le stesse non sono nocive per la salute.Il 26 febbraio il corridore tedesco Jan Ullrich decide di ritirarsi dall’attività agonistica con un tempismo eccezionale, pochi giorni dopo infatti, verrà alla luce che, grazie alle analisi, le sacche di sangue con le etichette “numero 1”, “jan” o “Hijo Rudicio”, cioè figlio di Rudicio(Rudy Pevenage, team manager della tedesca Telekom, scopritore e mentore di Jan Ullrich) appartenevano proprio a lui.Il 12 marzo 2007 il giudice del tribunale di Madrid, Antonio Serrano, archivia l'inchiesta penale per un vizio formale: “Contrariamente a quanto previsto in Italia e Francia,- spiega il giudice - all'epoca deifatti in Spagna non c’era una legge che puniva penalmente le pratich elegate al doping”.
Il 7 aprile Ivan Basso ammette le sue responsabilità e confessa di essere coinvolto nell’Operación Puerto.
Il 15 giugno viene squalificato per due anni.
Tornerà alle corse il 24 ottobre 2008 alla Japan Cup.
Il 1° luglio anche il ciclista tedesco Jörg Jaksche ammette di essere coinvolto nell’Operación Puerto. Era soprannominato “Bella".
Il 14 febbraio 2008 l’Operación Puerto viene riaperta grazie al tribunale provinciale spagnolo che respinge la richiesta di archiviazione e decide di riesaminare il caso dopo che il magistrato Antonio Serrano aveva chiuso le indagini senza emettere alcuna accusa. L'Operación Puerto, di fatto, torna ad essere una questione aperta fino al 1° ottobre quando il giudice Serrano archivia definitivamente l’indagine.



I DOCUMENTI E LE INTERCETTAZIONI
Come precedentemente detto, l’indagine dell’Operación Puerto, portò alla luce numerosi documenti conservati negli appartamenti del dott.Fuentes.
Vediamo qui di seguito i tratti più importanti di queste prove recuperate dalla Guardia Civil spagnola e racchiuse nel suo dossier.Nell’attestato della polizia n°99/06 si dichiara che Santiago Botero, corridore della Phonak e campione mondiale a cronometro nel 2002, venne visto entrare in compagnia di Fuentes e Labarta nel laboratorio di analisi cliniche del dott.Bartes in data 4 maggio. Nello stesso giorno venne avvistato nello stesso posto anche un altro corridore, Costantino Zaballa Gutierrez.
Confrontando questa data con quelle scritte sulle sacche di sangue, possiamo notare che, tra quelle rinvenute nell’appartamento in Calle Alonso Cano, ne esistono due etichettate “4NO SIB 04/05/06”.
Sempre nello stesso atto della polizia si dichiara che il corridore Oscar Sevilla, tesserato per la tedesca T-Mobile (ex Telekom) e vincitore della maglia bianca di miglior giovane al Tour de France del 2001, fu visto entrare nell’appartamento di Eufemiano Fuentes in Calle Caidosde la Division Azul il 13 maggio, ed a lui furono ricondotte le quattro sacche di sangue ritrovate nel medesimo appartamento etichettate “5NO SIB 13/05/06”. Con le stesse modalità il giorno seguente fu avvistato anche il corridore dell’allora Liberty Seguros-Wurth, Jorg Jaksche, ed a lui furono ricondotte le tre sacche di sangue etichettate “20 BELLA14/05/06 NO SIB”, “20 BELLA ? 14/05/06” e “20 14/05/06”. Questa fu la prima volta che venne alla luce il metodo degli pseudomini, come possiamo notare infatti Jaksche era soprannominato BELLA (nome del suo cane, pratica utilizzata anche altre volte dal dott.Fuentes).Analizzando i documenti 109, 114 e 115 ritrovati nell’appartamento di Calle Caidos de la Division Azul, infatti, possiamo delineare un quadro completo di questo metodo: erano presenti dei numeri dall’1 al 20 ed a fianco di queste cifre corrispondevano dei nomi non appartenenti a persone reali.

Questi i dati:
1- JAN; 2- BIRILLO; 3- SANSONE; 4-NICOL 5- SEVILLANO; 6- SANTI-P; 7- 1AI: 8- ATR; 9- URKO; 10-ROSA; 11- 4142; 12- GUTI: 13- ALCALDE; 14- RH; 15- CÉSAR; 16-VCS; 17- GOKU, 18- VAL. (PITI) y 20- VAINS.

Tornando ad analizzare i documenti ritrovati nell’appartamento di Calle Caidosde la Division Azul, possiamo notare che nei documenti 86 e 106 si parla della pianificazione dell’assunzione dei farmaci.Fuentes usava una determinata simbologia che si riferiva a diversi tipi di medicine ed estrazioni: l’asterisco o GH si riferisce all’ormone della crescita, HM all’ormone gonadotropina, il punto nero all’EPO, il cerchio agli anabolizzanti e così via.
Come confermato dai documenti ogni ciclista aveva una sua tabella denominata con delle sigle e, come vedremo meglio in seguito parlando del singolo caso di Jorg Jaksche, la programmazione annuale di allenamenti ed assunzione di medicine.Inoltre anche in altri documenti possiamo ritrovare delle tabelle simili.E’ il caso del documento n°1 ritrovato nell’appartamento di Calle Caidos de la Division Azul, il quale si divide in tre colonne scritte in italiano, nelle quali una serie di medicine come l’actovegin e l’insulina sono riferite a delle precise date ed a corridori come Botero e a “losazules”(gli azzurri, probabilmente riferito alla squadra Liberty Seguros le cui maglie sono appunto azzurre). Nel documento n°65, inoltre, c’è l’intestazione della Biomedi Sport Canarias S.A., società amministrata dallo stesso Fuentes, nel cui retro contiene una lista di “collaboratori e partecipanti al festival che si tiene nel mese di maggio” i cui nomi sono: Alberto Leon, Ivan Basso, Marcos Serrano, Michele Scarponi, Josè Enrique Gutierrez e Jan Ullrich. Analizzando la lista partenti del Giro d’Italia 2006 possiamo notare che tutti questi corridori fecero parte della corsa rosa, motivo per cui si può ricondurre il “festival che si tiene nel mese di maggio” proprio al Giro d’Italia.
Come abbiamo precedentemente visto, le intercettazioni telefoniche sono state degli elementi fondamentali nell’Operación Puerto, senza le quali difficilmente si sarebbero scoperti i piani di Fuentes. Con la telefonata del 12 maggio alle 20:12 possiamo scoprire che le relazioni tra il medico spagnolo e la squadra Comunidad Valenciana non si sono mai interrotte anche dopo il suo abbandono dall’attività di medico della squadra stessa. Nella conversazione con Belda, il direttore della Comunidad Valenciana, infatti, si parla della preparazione dei ciclisti per il Tour de France di quell’anno.
Nelle intercettazioni possiamo trovare anche dei risvolti simpatici. Uno di questi è la pessima opinione che il clan Fuentes aveva del direttore sportivo Manolo Sainz, tanto che, durante una telefonata con Labarta,il medico spagnolo lo appellò come “El Gordo”, cioè il ciccione.
Tra i documenti ritrovati nel secondo appartamento, quello di Calle Alonso Cano n°53, di fondamentale importanza per l’indagine fu proprio il documento n°1. Nel suo retro, infatti, era presente un quadro con una serie di date dei mesi di Lugilo, Agosto e Settembre e nomi di corridori come: Llorente (Javier PASCUAL LLORENTE), Blanco (DavidBLANCO), Eladio (Eladio JIMÉNEZ), P. Rodríguez (Javier PASCUAL RODRÍGUEZ), Bernabéu (David BERNABÉU), Rubén (Rubén PLAZA),Latasa (David LATASA), Carlos (Carlos GARCÍA QUESADA), Cabello(Francisco CABELLO), Martínez (José Luis MARTÍNEZ). Questi corridori facevano parte della squadra Kelme (poi divenuta ComunidadValenciana) nel 2005. Nel documento n°111 inoltre, c’era un titolo“Prevision 2005” con una serie diversa di simboli che, come abbiamo visto prima, identificavano diverse sostanze, come l’EPO, l’ormone della crescita, ecc. Nel retro di questo documento è presente una lista di medicine corrispondenti ad “azules, “verdes” e “mios”, cioè azzurri(squadra Kelme), verdi (Liberty Seguros) ed altri ciclisti che Fuentesgestiva personalmente ed indipendentemente dalle loro squadre(es:Ivan Basso).Come possiamo notare quindi nell’Operación Puerto oltre a molti corridori di primo livello, sono implicate anche intere squadre ciclistiche.La Liberty Seguros diretta da Manolo Sainz in primis. Precedentemente si chiamava ONCE e divenne poi Astana. I corridori della Liberty Seguros implicati nell’Operación Puerto furono: Allan Davis(a cui si riferiva il documento n°23 che lo accusava di assunzione di EPO, ormone della crescita e IGF-1. Poi rimosso dall’accusa dalla corte spagnola), Joseba Beloki(a cui si riferiva il documento n°28, con annotazioni di uso di HMG-LEPORI, IGF-1, testosterone, ormone della crescita, EPO ed anabolizzanti, oltre ad una programmazione di estrazioni e trasfusioni sanguigne ma anche lui fu rimosso dall’accusa. Dopo il 2003 non è più riuscito a confermarsi ai livelli precedenti, tanto che dopo tre podi consecutivi al Tour de France (2000, 2001, 2002) nel 2005 arrivò solo 75°), Alberto Contador(nominato del documento n°31, intitolato “Individualizacion”, in cui si identificavano i corridori della squadra Liberty Seguros tramite le iniziali, fu comunque rimosso dall’accusa), David Etxebarría(a cui si riferisce il documento n°27 con annotazioni sull’uso di EPO, IGF-1, ormone della crescita, oltre a trasfusioni sanguigne), Isidro Nozal(a cui si riferisce il documento n°9 con annotazioni di trasfusioni, EPO e IGF-1, fu rimosso dall’accusa), Unai Osa( soprannominato UNO, il suo nome venne fatto anche nelle telefonate tra Fuentes e Labarta), Sérgio Paulinho, Michele Scarponi(Zapatero), Marcos Serrano(Alcade, Serrano o MS), Anguel Vicioso(VCS), Roberto Heras(RH o HRS).
L’altra squadra completamente implicata nell’Operación Puerto fu la Comunidad Valenciana, precedentemente chiamata Kelme. Fu proprio Jesus Marzano, il ciclista pentito, che dichiarò la pratica di doping di squadra. Questo team d’altronde ebbe come medico lo stesso dott.Fuentes e come team manager Vincente Belda, ex ciclista dopato e soprattutto persona in continuo contatto con il discusso medico spagnolo. Nella storia di questa squadra hanno corso fortissimi corridori, da Alejandro Valverde a Roberto Heras, da Aitor González a Oscar Sevilla, da Santiago Botero ad Ángel Casero e Fernando Escartín. Marzano inoltre accusò Valverde di aver assunto del testosterone durante la Vuelta del 2002. Tutta la squadra però fu assolta dall’Operación Puerto il 28 luglio 2006.




I CORRIDORI COIVOLTI
Jan o Hijo Rudicio – Jan Ullrich(numero 1)
Il talentuoso corridore tedesco, vincitore di un Tour de France oltre a ben cinque podi nella corsa francese, fu l’unico ciclista a cui vennero analizzate le sacche di sangue trovate negli appartamenti del dott.Fuentes. I test del DNA confermarono che le nove sacche etichettate come “Jan”, “numero 1” o “Hijo Rudicio” (figlio di Rudy Pevenage, suo scopritore) appartenevano proprio al corridore tedesco.Un’altra prova schiacciante fu il ritrovamento di un fax (documento n°65), inviato dal medico spagnolo ad un certo Nelson, in cui vi era scritto: "Nelson, così come d'accordo t'iinvio la lista dei collaboratori e dei partecipanti al festival che si terrà in maggio", aggiungendo poi diversi nomi di ciclisti, tra cui quello del tedesco JanUllrich. Kaiser Jan, così com’era chiamato nel mondo del ciclismo per la sua potenza, dopo questo scandalo si ritirò ancora giovane dall’attività agonistica, dichiarando sempre di non aver mai imbrogliato e di non essersi mai dopato.

Birillo – Ivan Basso(numero 2)
Le prove della relazione di Ivan Basso con le pratiche effettuate dal dott.Fuentes sono numerose. Già dalla prima intercettazione telefonica tra il medico spagnolo ed Ignacio Labarta, come abbiamoprecedentemente visto, viene fatto il nome o meglio il soprannome del corridore varesino. Oltre alle intercettazioni telefoniche esistono anche veri e propri documenti in cui spunta il nome di Basso per ben cinque.
Nel documento n°65, infatti, Ivan Basso viene inserito nella lista di partecipanti al festival di maggio (Giro d’Italia). Nel documento n°91, inoltre, c’è scritto che: “Birillo: lleva (porta) 2 x plasma; 3x HM(gonadotropina); 10 parches (cerotti di testosterone); codigo cuentasuiza (codice conto svizzero)”. Il soprannome “Birillo” è dato dal nome del cane di Ivan Basso, pratica usata come vedremo in seguito anch eper creare pseudonimi di altri corridori. Ivan Basso inizialmente si dichiarò assolutamente estraneo alla vicenda, ma poi, costretto come abbiamo visto da prove schiaccianti, ammise le sue colpe, dichiarando però che le sacche di sangue ritrovate negli appartamenti di Fuentes ed appartenenti a lui, dovevano essere usate solamente al Tour de France, corsa a cui poi non partecipò, ma che al Giro d’Italia dello stesso anno, da lui vinto, non fece uso di nessuna pratica illecita.

Nicol – Santiago Botero(numero 4)
Le prove della relazione tra Santiago Botero ed Eufemiano Fuentessono numerose. Tra queste è presente anche un’intercettazione telefonica del 17 maggio, in cui il medico spagnolo parla proprio con il corridore colombiano, il quale implica Yolanda Fuentes, sorella di Eufemiano, come partecipe delle attività del medico e colei che gli ha somministrato determinate medicine. Inoltre il ciclista fu visto entrare nel laboratorio di analisi cliniche del dott.Marino Batres il 4 maggio e, proprio con quella data, furono etichettate due sacche di sangue. Molte altre prove inchiodano Botero, come ad esempio il documento n° 127,nel cui retro ci sono scritte delle date (03/01/02; 07/01/02; 13/01/02)ed a fianco indicazioni che fanno intendere che il corridore ha ricevuto EPO, Aranesp ed altri prodotti.

Sevillano – Oscar Sevilla(numero 5)
Le prove della relazione di questo corridore spagnolo dell’allora tedesca Telekom con il dott.Fuentes sono molteplici. Il 13 maggio ’06 fu visto entrare nell’appartamento di Calle Caidos de la Division Azuln°20 e proprio in questo luogo furono rinvenute quattro sacche di sangue etichettate con la data di quel giorno. Il documento n°33 inoltre, nel suo retro presentava la scritta a mano “PROZAC SEVILLA¿quien pone I-3? ¿Y TGN? ¿Y HM?”che si riferiva ai trattamenti di insulina e HMG-LEPORI.
Inoltre in un ennesimo documento c’è la chiara prova di una quota versata dallo stesso corridore spagnolo al clan di Fuentes.
Nel 2008 firmò per la discussa squadra creata da Mario Cipollini, la Rock Racing.

1AI- Unai Osa(numero 7)
Allora corridore della discussa squadra Liberty Seguros, il suo nome uscì per la prima volta nell’intercettazione della telefonata tra Fuentes e Labarta del 14 maggio alle 21:46. Inoltre, anche nel documento n°164, si fa riferimento ad UNO (pseudonimo di Unai Osa). Nel retro di questo documento, infatti, sono presenti una serie di simboli relazionabili a diversi prodotti dopanti con alla fine la frase “resto lleva Ignacio”, cioè il resto lo porta Ignacio(Labarta). E’ presente anche una data (23/01/02) in cui si annota “ING le da 125.000 pesetas + 5 xIG=640 (3.840 €)”, in cui la sigla ING probabilmente si riferisce ad Ignacio Labarta. Nell’Operación Puerto fu implicato anche suo fratello Aitor Osa, con lo pseudonimo ATR ed il numero 8.
Si è ritirato dal ciclismo dopo questa vicenda.

4142 - Tyler Hamilton (numero 11)
Tornando ad analizzare i documenti ritrovati nell’appartamento di Calle Caidos de la Division Azul, possiamo notare che nel documento n°125 è presente una possibile relazione dell’allora corridore della Phonak Tyler Hamilton con il dott.Fuentes. Già nel 2004, anno in cui Hamilton fu trovato positivo per una trasfusione omologa di sangue, vennero riferite possibili relazioni con il discusso medico. Queste relazioni sembrano essere confermate proprio dal documento n°125, nel cui retro c’è un’annotazione scritta a mano che riporta la località natale del corridore statunitense:“Haven Hmltn 6801 Sunshine CanyonBoulder (Colorado) 80.302 USA”. Nello stesso documento si associa allo pseudonimo HMLTN il numero 4142. Come possiamo facilmente notare, la sigla HMLTN corrisponde alle sole consonanti del cognome Hamilton. Nel documento 113, inoltre si parla di un “Fax to HeavenParchinski”, nome della moglie del corridore.

Bufalo o Guti - Enrique Gutierrez Cataluña(numero 12)
Le relazioni tra il corridore spagnolo ed il dott.Fuentes ci vengono fornite immediatamente dalla prima intercettazione telefonica. Il 13maggio, infatti, alle 20:02 Labarta chiamò il medico spagnolo avvisandolo che il Bufalo era arrivato quarto nella tappa del Giro d’Italia. Durante tutta la sua carriera, Gutierrez Cataluña, riuscì a vincere ben poche corse ma, nel Giro del 2006, proprio quello a cui si riferiscono le intercettazioni, raggiunse addirittura il podio, arrivando secondo dietro ad Ivan Basso, altro personaggio illustre implicato nell’Operación Puerto.
Il nome di Josè Enrique Gutierrez risulta anche in un’altra intercettazione telefonica, quella del 14 maggio 2006 sempre tra Labarta e Fuentes, ed in molti documenti. Nel documento n°32, ritrovato nell’appartamento di Calle Caidos de la Division Azul, ad esempio, è relazionato al prodotto IGF-1, osservando le annotazioni scritte a mano possiamo notare che il corridore per questo prodotto doveva 300€ in data 03/05/’05 presumibilmente ad Ignacio Labarta.Inoltre anche nel documento n°24 si identifica Gutierrez con il numero12 ed è presente una tabella con la programmazione di medicazioni con anabolizzanti, EPO, HMG-LEPORI, insulina ed ormone della crescita, oltre alla programmazione di estrazioni e trasfusioni di sangue. Esiste anche un SMS ricevuto da Fuentes da parte di Labarta che incastra Gutierrez ed il cui testo è: ”Fammi un favore. Dì a Guti che mi chiami al numero 4762 a partire dalle 21:15, che è quando arrivo a Madrid. Grazie”.
Alle 00:20 del 23 maggio, inoltre, Fuentes venne visto entrare in un’auto alla cui guida c’era Ignacio Gutierrez Cataluña, anche lui ciclista e soprattutto fratello del più famoso Enrique, il quale quel giorno era impegnato nel Giro d’Italia. Ignacio inoltre fu accusato da Manzano, il ciclista pentito, di essere colui che, durante Vuelta a Portugal del 2003, assunse ormone della crescita datogli da un medico della loro squadra, l’allora Kelme.
Dopo il podio al Giro d’Italia del 2006, il corridore spagnolo non ottenne più nessun risultato degno di nota.

Serrano, Alcalde o MR - Marcos Antonio Serrano(numero 13)
Il corridore spagnolo faceva parte dei famosi “los azules”, cioè era tesserato per la discussa squadra Liberty-Seguros. Nel documento n°103 è presente l’annotazione “libertis-rh-alcade” ed una data 04/05/’04. L’annotazione si riferisce alla squadra Liberty Seguros ed ai corridori Roberto Heras e Marcos Serrano. Il suo nome, come quello di molti suoi compagni di formazione, spunta in quasi tutti i documenti che attestano le relazioni tra il clan Fuentes e la squadra spagnola.

RH or HRS - Roberto Heras(numero 14)
Il caso del formidabile scalatore spagnolo ripercorre a grandi linee lo stesso di Marcos Antonio Serrano e dei suoi compagni di squadra.Inoltre a Roberto Heras è riferito anche il documento n°10 con la programmazione del consumo di EPO, ormone della crescita, IGF-1 edanabolizzanti.

VCS – Angel Vicioso(numero 16)
Anche lui corridore della discussa Liberty Seguros, la sua storia è molto simile a quella dei suoi compagni di squadra. Il suo nome si può ritrovare in tutte le carte che si riferiscono ai “los azules”. Inoltre ildocumento n°8 presenta annotazioni di estrazioni e trasfusioni disangue e, in data 31/01/’05, la scritta “le doy 10xAVR + 1 x IG + 10PHC= 660€ me debe”. L’unico prodotto non identificato fu l’AVR, mentre gli altri,  si possono ricondurre all’ormone della crescita, IGF-1, e testosterone.

Valv-Piti – Alejandro Valverde(numero 18)
Il caso del forte corridore murciano fu uno dei più chiacchierati e contestati dell’Operación Puerto. Partiamo dicendo che Valverde non fu mai squalificato e partecipò anche all’edizione del Tour de France del 2006. Il corridore spagnolo inoltre corse per squadre molto discusse quali: la Kelme dal suo passaggio al professionismo fino al 2003, e la Comunidad Valenciana dal 2003 fino all’abbandono del ciclismo della stessa squadra in seguito allo scandalo dell’Operación Puerto. Un interessante aneddoto è quello che successe alla conferenza stampa prima della partenza del Tour 2007. Un gruppo di giornalisti francesi e tedeschi, infatti, ricordò al corridore del suo presunto coinvolgimento nell'affaire Puerto, e si chiesero perché corridori come Ivan Basso e JanUllrich siano stati esclusi dall'edizione 2006, anche se coinvolti allora solo in indagini, ed invece vi sia un trattamento di favore verso Valverde. Il corridore non seppe rispondere, ed i giornalisti stizziti si alzarono ed abbandonarono la sala stampa in segno di protesta. Altri indizi molto importanti della presunta correlazione tra Valverde e l’Operación Puerto furono: sacche di sangue e plasma, riferite all’anno 2004, contrassegnate con il numero 18 e con "Valv-Piti". Una sacca di plasma, così come altre 7 delle 99 esaminate, contrassegnata con il 18 conteneva anche Epo, Valverde ha un cane che si chiama Piti e, come abbiamo visto, il nome dei cani è stato usato spesso, caso principale Ivan Basso-Birillo, nel 2004 Valverde correva per la Kelme, di cui Eufemiano Fuentes era medico. Tra i due quindi c’erano rapporti, cosa confermata dallo stesso Valverde che però ha escluso motivi di doping; al momento dell’arresto, il 23 maggio 2006, Fuentes aveva nelle tasche dei pantaloni un biglietto scritto di suo pugno con i nomi: Ale, Manc, Vino, Popo y Valverde.Il ciclista spagnolo fu anche protagonista di una discussione tra laf ederazione spagnola e l’Unione ciclistica internazionale. Il 29 agosto 2007, infatti, l'UCI, dopo aver analizzato il dossier dell’Operación Puerto, decide di non consentire la partecipazione di Valverde ai Campionati del mondo ed invita la federazione e la giustizia spagnola ad indagare su di lui. Due giorni dopo arriva il comunicato ufficiale della federazione spagnola, la quale non ha alcuna intenzione di avviare indagini sul corridore. Inoltre ufficializza la partecipazione del corridore ai mondiali. L'8 settembre però lUCI manifesta di voler continuare per la sua strada, pertanto conferma che a Valverde non sarà consentito di partecipare ai mondiali. La federazione spagnola non demorde minacciando ricorsi legali e addirittura di disertare i campionati. Infine il giorno prima della prova in linea, il 29 settembre,grazie alla sentenza del Tas di Losanna gli viene permesso di correre per la propria nazionale. Gareggia ma ottiene scarsi risultati.

Bella – Jorg Jaksche(numero 20)
Le prove della colpevolezza di questo corridore tedesco sono numerose. Oltre a quelle riferite alla sua squadra di appartenenza ne hanno rinvenute molte altre che appartengono direttamente a Jorg.Innanzitutto il 14 maggio fu visto entrare nell’appartamento di Fuentes nel quale furono ritrovate tre sacche di sangue appartenenti al ciclista della Liberty Seguros e con su scritto “20 BELLA 14/05/06 SIB”, “20BELLA? 14/05/06”e “20 14/05/06”. Inoltre, nel documento n° 124, c’è un’annotazione che si riferisce al pagamento di una somma a Josè Luis Merino Bartes, “le doy 1500 a MERINO”. Altro documento incriminato,ritrovato in Calle Alonso Cano, è il n°24. Questa prova rappresenta un calendario, riferito proprio a Jaksche, in cui ci sono una serie diannotazioni di un programma di consumo di EPO, anabolizzanti, Ormone della Crescita.

Sansone - Michele Bartoli(numero 3)
In un articolo apparto su La Gazzetta dello sport il 25 maggio 2007, si attribuiva questo pseudonimo ad un ex ciclista italiano, Michele Bartoli.Come abbiamo visto fin qui, la tecnica di usare il nome del cane come soprannome è molto usata dal clan Fuentes. Il corridore, per sua stessa ammissione (in un intervista alla Gazzetta dello sport del 23 maggio 1998 ndr), ha un cane, un incrocio tra un pastore tedesco e un pastore belga, che si chiama proprio Sansone. E’ contrassegnato col numero 3.

ATR: Aitor Osa Eizaguirre
Ci son numerose prove che relazionano questo corridore spagnolo a Fuentes. E’ anche il fratello di Unai Osa, al quale portò delle medicine durante il Giro d’Italia. Contrassegnato con il numero 8.


PTNI: Marco Pantani
Il documento che si riferisce principalmente a questo pseudonimo è il n°131, ritrovato nell’appartamento di Calle Alonso Cano. Nel retro di questo documento ci sono due date (24/03 e 29/04), con riferimento a diverse sostanze proibite quali EPO, ormone della crescita, insulina, Levothroid ed IGF-1. La sigla PTNI, inoltre, è relazionata all’anno 2002 e la programmazione sembra molto simile al documento riferito a Tyler Hamilton.

Maria: Mario Cipollini
''Il processo 'Operacion Puerto' - scrive la Gazzetta - sta permettendo di sollevare pietre sinora mai toccate. Nel 2007 e 2008 sono stati identificati e squalificati, tra gli altri, Basso, Scarponi, il tedesco Ullrich, lo spagnolo Valverde. Coinvolti 58 corridori, in gran parte della Spagna. Al centro, 206 sacche di sangue, conservate nei frigoriferi madrileni dell'ematologo Merino. Di queste, 99 da identificare.
Nei giorni scorsi ci si e' avvicinati al calcio, con la sigla Rsoc e i pagamenti a Fuentes denunciati da un ex presidente della Real Sociedad: due milioni di euro pagati al medico, in 6 anni di doping, dal 2002 al 2007. Oggi tocca a Mario Cipollini. Ma le sorprese non sono finite. Nelle oltre 7mila pagine dei 23 tomi che compongono gli atti giudiziari ci sono documenti che in questi anni non sono mai venuti alla luce. I fogli di Cipollini dimostrano chiaramente l'attivita' dopante della banda Fuentes''.
Dalle carte del processo "Operacion Puerto" emergerebbe il coinvolgimento dell'ex ciclista toscano con tanto di tabelle del doping datate 2002 (l'anno d'oro di Cipollini) con il numero di fax dell'abitazione di Cipollini.
I documenti, che la Gazzetta dello Sport pubblica in esclusiva sembrano ''svelare", per la prima volta, il trattamento dopante mese dopo mese di Cipollini, con carichi impressionanti di Epo, ormoni e anabolizzanti, piu' le indicazioni sui pagamenti a Fuentes.

Urko: Oscar Pereiro Sio(numero 9)

Goku: Francisco Mancebo Perez(numero 17)

Falla: Constontino Zaballa Gutierrez(numero 19)

Huerta: Luis Leon Sanchez(numero 26)

MZD; Eddy Mazzoleni




NON ANCORA IDENTIFICATI
Sancti-petri(numero 6)
Non identificato

Rosa(numero 10)
Sembra riferito alle stagioni 2003-2004, classificato con il numero 10 ma non identificato.

Cesar(numero 15)
Sembra riferito alle stagioni 2004-2005, classificato con il numero 15 ma non identificato.

Classicomano Luigi(numero 24)
Forse il famigerato Classicomano Luigi più volte citato è Cancellara.
In un primo momento il nome era stato collegato a Dekker.

Amigo de Birillo(numero 25)
Ricordiamo che Birillo è lo pseudonimo di Ivan Basso.
Secondo un'inchiesta di ottobre 2012 ci si riferisce al lussemburghese Frank Schleck.

Classicomano(numero 33)
Ce ne sono due, il numero 33 e il 24(Luigi).

101(numero 101)

Pavarotti
Forse Mario Cipollini.
Non si hanno prove certe ma in un articolo apparso su La Repubblica(nel 2006), il giornalista Eugenio Capodacqua attribuì questo pseudonimo a Mario Cipollini. Il velocista italiano fu tirato in ballo anche da Michele Scarponi, durante la sua ammissione.


Altri pseudonimi: Cowboy, Panticosa, Pepito, Obelix, LAS, Mari, Gemma, ANA,




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