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sabato 11 luglio 2020

La Truffa Degli Studenti Del MIT Nel Blackjack (Conteggio Carte)

Nei giochi di casinò si sa che la fortuna è tutto quello che occorre per vincere.
Fortuna ovviamente da unire all'abilità del giocatore, anche se c'è chi ha cercato di trovare il modo di battere cassa con l'ingegno provando a truffare il banco.
Dopo aver parlato della truffa al casinò Ritz attuata con un laser scanner, tra gli episodi più noti c'è sicuramente quello del gioco del Blackjack, quando negli anni 70 alcuni studenti universitari (MIT) vinsero milioni di dollari giocando nei casino di Las Vegas, utilizzando un sistema di conteggio delle carte, basato su calcoli matematici piuttosto complicati.
In questo gioco, nei casinò reali, è vietato contare le carte (in quelli online invece, i mazzi vengono rimescolati quindi pur volendo non serve a niente il conteggio).


IL GIOCO
Il Blackjack comprende 104 carte (due mazzi francesi).
Nel gioco l'asso può valere 11 o 1, le figure valgono 10, mentre le altre carte valgono il loro valore nominale.
I pali non hanno alcun valore.
La somma dei punti, al fine del calcolo del punteggio, avviene per semplice calcolo aritmetico.
Una volta che i giocatori hanno fatto la loro puntata, il banchiere procedendo da sinistra verso destra assegna a ciascuno una carta scoperta, assegnando l'ultima al banco.
Effettua poi un secondo giro di carte scoperte, senza però attribuirne una a se stesso.
Avvenuta la distribuzione, il mazziere legge in ordine il punteggio di ciascun giocatore invitandoli a fare delle scelte: essi potranno chiedere carta o stare, a loro discrezione.
Se un giocatore supera il 21 perde e il dealer incasserà la puntata.
Una volta che i giocatori hanno definito i loro punteggi il mazziere sviluppa il suo gioco seguendo la "regola del banco": egli deve tirare carta con un punteggio inferiore a 17.
Una volta ottenuto o superato 17 si deve fermare.
Se oltrepassa il 21 il banco deve pagare tutte le puntate rimaste sul tavolo. Una volta definiti tutti i punteggi, il mazziere confronta il proprio con quello degli altri giocatori, paga le combinazioni superiori alla sua, ritira quelle inferiori e lascia quelle in parità.
Il pagamento delle puntate vincenti è alla pari.
Con un Asso (11) e un dieci o una figura, il giocatore forma il cosiddetto "Blackjack", e ha diritto al pagamento di una volta e mezzo la posta scommessa; se il mazziere realizza anche lui il Blackjack la mano è considerata alla pari.
I giocatori se con le prime due carte hanno realizzato da 9 a 11 punti, possono raddoppiare la puntata al momento della chiamata ma possono chiedere una sola carta, e dopo aver ricevuto questa carta, fermarsi.
Se nella prima distribuzione il giocatore riceve due carte dello stesso valore può effettuare lo split: separare le due carte e aggiungere un'uguale puntata sulla seconda, proseguire il gioco come se il giocatore avesse due prime carte oppure aggiungere una carta su ciascuna carta separata.


LA TRUFFA DEL MIT TRAMITE CONTEGGIO DELLE CARTE
L'idea alla base del conteggio delle carte è che, una carta bassa è di solito negativa e una carta alta è di solito positiva. Le carte già viste dopo l'ultima mescolata non possono trovarsi nella parte superiore del mazzo, il contatore sarebbe in grado di determinare le carte alte e le carte basse che sono già state giocate. Così facendo si conosce la probabilità di ottenere maggiormente una carta alta (10, J, Q, K, A) rispetto ad una carta bassa (2, 3, 4, 5, 6).
Il gruppo del MIT si dividevano in vari compiti: tutti entrano nel casinò separatamente fingendo di non conoscersi e si dividevano in due gruppi (gli "esploratori", i quali giocavano sempre al minimo tenendo il conto delle carte, mandando poi segnali ai "puntatori" ogni volta che il tavolo diventava interessante).
In genere tre giocatori erano coinvolti nel sistema: un big player, un controller e uno spotter.
Lo spotter contava le carte e segnalava i mazzi favorevoli.
Il controller puntava poco e in modo costante, verificando il conto dello spotter. A quel punto arrivava al tavolo il big player che puntava forte e vinceva.
In seguito il gruppo crebbe fino a contare 80 giocatori provenienti da Cambridge ma anche da New York, New Jersey, Pennsylvania, California, Illinois e Washington.
Sarah McCord, nel team dal 1983, diventò la responsabile del reclutamento nella West Coast.
In certi momenti c’erano 30 giocatori che giocavano simultaneamente nei casinò di tutto il mondo. Molti membri venivano identificati e bannati, la particolarità era che la gran parte proveniva da Boston e dal MIT.
Il team del Massachusetts reclutava studenti attraverso volantini e passaparola nei campus universitari di tutto il Paese. I nuovi studenti venivano messi alla prova e addestrati gratuitamente.
I giocatori al termine dell’addestramento dovevano sottoporsi ad alcune prove, una serie di otto partite giocate con sei mazzi.
John Chang in un’intervista del 2002 ha spiegato che la squadra usava il conteggio ma anche tecniche avanzate di mescolazione e localizzazione dell’asso. Con il semplice conteggio delle carte si poteva avere un vantaggio del 2%, ma con le altre tecniche si saliva fino al 4%.



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domenica 8 dicembre 2019

Esistono I Fixing Match Sul Web? Bookmaker Ad "Hoc" ed Asiatici

In questo articolo avevamo parlato di come è possibile capire se una partita è stata truccata analizzando le variazioni di quota e il movimento di soldi.
A fine articolo avevamo illustrato anche il metodo truffa che gira su Facebook (e non solo) di tutti coloro che "vendono" fixing match per centinaia, se non migliaia, di euro anche se a ben vedere si tratta di uno scam bello e buono.
Considerando che più persone giocano un certo esito con quote molto alte più la stessa quota cala (e maggiori sono le probabilità che la partita venga ritirata dal palinsesto), dunque sul web non esistono match truccati? In realtà esistono ma non ad alti livelli.
Parliamo di seconde divisioni di campionati quali quello turco, polacco, rumeno, ucraino e in generale Europa dell'Est (oltre che Sud America).
Gli esiti più propizi che vengono venduti sono i parziali/finali (HT/FT).
Sostanzialmente una squadra va avanti nel 1t, poi perde nella ripresa (si tratta di partite da giocare rigorosamente in singola e con quote comprese tra 10 e 35/40, a seconda della difficoltà).
Quanto costano le soffiate? Diverse migliaia di euro ma vengono fornite gratuitamente (sotto spieghiamo dove sta il guadagno).
Sono sempre sicure al 100%? No però 9 volte su 10, l'esito è quello prefissato.


DOVE SI SCOMMETTE?
Sicuramente non in ricevitoria ma rigorosamente online.
Non su siti di scommesse rinomati (SNAI, PlanetWin, Match-Point, BetFair, etc).
Perchè? Perchè sui bookmakers europei più grossi c'è il serio rischio che non vengano pagate le vincite (e questo vale sia in ricevitoria che online) ed anche perchè molte di queste partite non ci sono nel palinsesto.
Vengono scelti invece bookmaker ad "hoc" che offrono quote più basse (in media) per gli esiti parziale/finale (perchè sanno che queste partite potrebbero essere state alterate).
Quindi il bookmaker pagando partite truccate ci va a rimettere? Non esattamente.
Come detto il bookmaker sa quali partite potrebbero essere state alterate quindi si "copre" su bookmaker asiatici che offrono queste partite a quote "normali".
E i bookmaker asiatici? Be' loro sono accessibili quasi esclusivamente tramite broker, sicuramente non dall'UE nè dagli USA.
Inoltre sono tra i più grandi in assoluto.


COME AVVIENE IL TUTTO
Una volta che arriva la soffiata di un match truccato, questo viene condiviso gratuitamente su gruppi "chiusi" accessibili solo su invito (quali potrebbe essere un gruppo Telegram).
La partita viene giocata sul bookmaker ad "hoc" che accetta fixing match.
Si gioca in singola, importi di centinaia di euro su quote che oscillano da 10 a 30 (in media).
Ottenuta la vincita, i responsabili del gruppo che hanno condiviso la soffiata gratis, "pretendono" una % sulla vittoria.
Se non si paga, si viene espulsi dal gruppo.
In poche parole, generalmente, tutti i membri del gruppo sono "costretti" a giocare.
Se la soffiata è vincente si deve pagare una % (sia che la scommessa è stata effettuata sia che no perchè loro a priori non sanno se hai giocato o meno), se la giocata risulta perdente (raramente) finisce lì e via con il prossimo fixing.
Una delle caratteristiche principali di questi gruppi è che vigono regole molto ferree: sul bookmaker ad "hoc" dove giocate queste partite sospette, si deve comunque giocare normalmente anche altre scommesse di discreti importi (15/20 euro) su partite non fixing.
Che si vinca o meno non fa differenza.
Ciò serve per evitare che il bookmaker capisca che siete iscritti lì solo per giocare fixing match.
In poche parole si tratta di truffe "legalizzate".


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giovedì 14 novembre 2019

Lo Scandalo Degli Houston Astros: Lanci Avversari Intercettati Da Telecamere (Bang)

Il sito The Athletic ha innescato un discreto scandalo visto che, pare, nel 2017 la squadra di MLB degli Houston Astros (vincitori delle prime World Series della loro storia) avrebbe violato le regole della Major League utilizzando un sistema per intercettare i segnali scambiati tra pitcher e catcher inerenti i lanci da effettuare degli avversari e comunicarli ai suoi giocatori nelle partite disputate al Minute Maid Park di Houston.
Gli Astros anche quest'anno hanno raggiunto le World Series, venendo però sconfitti dai Washington Nationals.
La dirigenza della squadra si rifiuta di rispondere alle accuse, ma intanto alcuni ex giocatori di Houston stanno confermando l’imbroglio messo in piedi.
In realtà il "furto" dei segnali è una pratica antichissima nel Baseball e viene realizzata più o meno lecitamente, l'importante è che non si ricorra alla tecnologia.
Due anni fa pare infatti che gli Astros installarono una telecamera puntata verso la postazione di battuta, in modo da riconoscere i segnali fatti con la mano dai ricevitori avversari per comunicare ai lanciatori il tipo di lancio che sarebbe stato effettuato.
Come si sa nel Baseball esistono diversi tipi di lanci, che possono variare in velocità, traiettoria e movimento per confondere il battitore e di conseguenza aiutare i difensori a eliminare i corridori.
Per un battitore conoscere in anticipo che lanciò dovrà andare a colpire è un bel vantaggio.
I segnali ripresi dalle telecamere venivano poi trasmessi in un monitor sistemato all’interno dello stadio, tra la panchina degli Astros e lo spogliatoio.
Quando il segnale veniva captato, qualcuno della squadra lo comunicava ai giocatori in campo battendo dei colpi usando dei bidoni della spazzatura:

1 Bang= Lancio Slider
2 Bang= Lancio Changeup
No Bang=Lancio Fastball

Probabilmente sono stati utilizzati anche altri modi per comunicare i lanci.
Gli Yankees accusarono i texani di aver usato luci intermittenti contro di loro.
I Cleveland Indians beccarono un dipendente Astros che stava fotografando il loro dugout durante l'AL Series 2018. Lo stesso venne beccato mentre fotografava anche quella dei Red Sox.
L’identificazione dei segnali di lancio è una pratica chiaramente vietata dalla Major League: stando alle dichiarazioni di alcuni giocatori, in tanti ancora non si fidano di giocare al Minute Maid Park di Houston e quando ci vanno decidono di cambiare i segnali per non correre rischi, come fatto spesso dai Tampa Bay Rays e dai New York Yankees ai playoff.
Mike Fiers, pitcher in forza agli Astros nel 2017, ha rivelato l'esistenza di questo sistema tecnologico installato al Minute Maid Park.
A suo dire, una telecamera puntata sulle dita del ricevitore trasmetteva il video in una postazione posta tra il dugout e gli spogliatoi della squadra di casa.
Poi come detto, dal dugout partivano segnali acustici che indicavano al battitore il tipo di lancio che sarebbe stato effettuato.
Prima delle World Series 2019, i Washington Nationals furono messi in guardia appunto dalle altre squadre di questa pratica di Houston. Pare che la squadra della capitale abbia utilizzato un complesso sistema di miscelazione per evitare che gli Astros intercettassero i loro segnali.
Sono poi trapelate altre tecniche oltre ai bidoni della spazzatura: da fischi a ronzii (o vibrazioni) di bende elettroniche posizionate sul corpo dei giocatori.


AGGIORNAMENTO GENNAIO E FEBBRAIO 2020
In seguito gli Houston Astros hanno licenziato il loro general manager Jeff Luhnow e l’allenatore A.J. Hinch dopo che questi sono stati riconosciuti tra i responsabili dello scandalo dei segnali rubati emerso lo scorso novembre. Al termine delle indagini sul caso, la Major League Baseball ha disposto anche 5 milioni di dollari di multa (il massimo) e la perdita delle prime scelte nei prossimi due draft. Fra gli squalificati c’è anche Brandon Taubman (ex dirigente degli Astros) licenziato lo scorso ottobre reo di aver rivolto insulti sessisti a delle giornaliste locali. Per l’ex assistente Alex Cora, attuale allenatore dei Boston Red Sox, una squalifica arriverà invece nelle prossime settimane, dato che la MLB ha già detto di ritenerlo uno dei principali artefici.
Mentre i Los Angeles Dodgers sconfitti 4-3 nel 2017 dagli Astros protestano, è stato coinvolto nello scandalo anche Carlos Beltran (neo manager dei NY Mets) che ha deciso di dimettersi dall'incarico.
Il 7 febbraio 2020, Jared Diamond del Wall Street Journal ha pubblicato un rapporto, tratto da una mail inviata da Manfred a Luhnow il 2 gennaio 2020.
Secondo l'articolo, il tutto è nato a settembre 2016 quando un tirocinante di nome Derek Vigoa, che in seguito divenne il senior manager di Astros, diede a Luhnow una presentazione in PowerPoint di quello che chiamava "Codebreaker", un programma per registrare e decodificare i segnali avversari e quindi comunicarli ai baserunner che li avrebbero trasmessi ai battitori. Il rapporto afferma che Codebreaker è stato migliorato nel giugno 2017. Il rapporto afferma inoltre che Codebreaker è stato utilizzato sia in casa che in trasferta. Le operazioni di furto di segni venivano definite "arti oscure" all'interno del front office Astros.
Il rapporto di Diamond afferma che Luhnow non solo era a conoscenza, ma era anche entusiasta di ciò, anche se ha negato di conoscerle alla MLB e nelle dichiarazioni pubbliche.
L'11 febbraio 2020, Rosenthal e Drellich hanno pubblicato un articolo su The Athletic, attingendo alle interviste di sei membri senza nome degli Astros del 2017, che descrivevano Beltrán come il leader della club house e il capofila del sistema di furto di insegne elettroniche.
Nelle ultime settimane lo scandalo si è allargato e ha coinvolto anche i Boston Red Sox, attualmente sotto indagine per lo stesso motivo da parte della MLB. Nel 2018 i Red Sox vinsero le World Series allenati proprio da Alex Cora, assistente degli Astros nell’anno dello scandalo.
In passato c’erano stati già i binocoli, telescopi e, più di recente, pure un Apple Watch. Proprio quest’ultimo caso (colpevoli ancora i Red Sox, che lo usavano per trasmettere i segnali dalla clubhouse alla panchina e poi al battitore) aveva spinto la MLB a multare il club e lanciare due moniti (settembre 2017 e marzo 2018) alle 30 squadre della Lega, minacciando multe e provvedimenti disciplinari. A quanto pare non è servito.
Boston procedeva in modo diverso dagli Astros: utilizzando le immagini decrittate da un monitor posto nella sala dei replay che ogni squadra ha a disposizione proprio per rivedere le azioni e, eventualmente, chiedere agli arbitri la loro revisione. I Red Sox hanno beneficiato del sistema solo nella regular season, perché nei playoff la sala è controllata.
Ma il risultato delle World Series 2017 e 2018? La Major League si dichiara impossibilitata ad agire su questo. Difficile stabilire responsabilità così precise di giocatori che hanno approfittato del marchingegno, difficile dare squalifiche a chi gioca magari altrove finendo con il danneggiare una squadra che non c’entra nulla


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lunedì 7 ottobre 2019

La Storia Della Truffa Al Casinò Ritz Con Il Laser Scanner (2004)

Oggi parliamo di una nota truffa che avvenne in un casinò di Londra nel 2004. Una truffa ingegnosa quanto tecnologica e ben studiata. Un frode "legalizzata" finita incredibilmente senza condanne, del resto una famosa massima di Amarillo Slim (campione del mondo di Poker nel 1972) diceva:

"Se non riesci a individuare il pollo al tavolo da gioco nella prima mezz'ora, allora il pollo sei tu"

L'episodio singolare avvenne al casino Ritz della capitale londinese quando tre persone riuscirono a vincere più di 1 milione e mezzo di sterline alla roulette francese semplicemente facendo calcoli matematici tramite apparecchiature comprendenti un laser scanner, un micro-computer più un cellulare. Il Casinò del Ritz è situato nel sotterraneo dell'albergo Ritz di Piccadilly, dove un tempo c'era una sala da ballo, riconvertita a sala da gioco nel 1978.
Scelsero di giocare in UK, perché nel 2004, le leggi del Regno Unito non vietavano, rispetto a Las Vegas, l’uso di apparecchi elettronici all’interno della sala. Come funziona un laser scanner? Si tratta di sistemi di misure dirette: durante l’acquisizione lo strumento archivia, per ciascun punto rilevato, la distanza calcolata e gli angoli orizzontale e verticale in base alla posizione del corpo e dello specchio.
Viene inoltre acquisito anche il valore di riflettanza della superficie colpita dal laser che sarà tanto più alto quanto la superficie tenderà al colore bianco. Inoltre esistono laser scanner 3D che montano una fotocamera digitale integrata che, dopo la fase di acquisizione dei dati geometrici, viene utilizzata attraverso procedure automatiche per l’acquisizione di immagini dello spazio rilevato.
Tornando al 2004, i tre giovani architettarono così la truffa: la ragazza cercava di sfruttare il suo aspetto sexy per attirare l’attenzione su di sé al tavolo da gioco. Nel frattempo un altro, sul palmo della mano, usava il laser scanner (dalle sembianze di un telefonino) con il quale misurava la velocità della pallina nei primi giri, l'orbita di rotazione e il punto di caduta. In questo modo, la banda poteva individuare la zona nella quale la pallina finiva la sua corsa. Il croupier pronunciava la frase rituale "les jeux sont faits, rien ne va plus" che chiude le scommesse dopo il terzo colpo alla ruota. Nei pochi secondi fra il primo ed il terzo colpo, il sofisticato congegno riusciva a calcolare la velocità della pallina, individuare la casella sulla quale è probabile che si vada a fermare e trasmettere l'informazione allo scommettitore. Quindi, prima della chiusura delle giocate, arrivava sul cellulare l’indicazione dei probabili numeri vincenti e loro piazzavano le loro fiches con il tempismo giusto. 
L'altra persona con il telefonino puntava su un numero e gli altri due coprivano le altre caselle limitrofe. Secondo una ricostruzione dell’epoca del Sunday Times, nella prima sera, il terzetto ritornò a casa con in tasca 100.000 sterline. La sera dopo decisero di puntare in maniera ancor più pesante, prelevando dalle casse del casinò 1,2 milioni di sterline. La sicurezza del Ritz si insospettì del comportamento dei tre protagonisti e dopo aver analizzato le registrazioni video riuscirono a ricostruire il marchingegno, avvisando le autorità. La polizia fece irruzione nella stanza dell’Hotel che ospitava i tre ragazzi e ritrovò il materiale elettronico necessario per mettere in atto questo schema truffaldino. Ma Scotland Yard non potè far nulla ed rilasciò i tre, perché non fu commesso alcun reato (quindi i soldi vinti rimasero ai tre). Le leggi furono aggiornate solo in seguito.


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giovedì 23 novembre 2017

Le Truffe Di Alvin "Titanic" Thompson (Gambler)

Quando gli chiesero come si chiamava, uno che aveva appena perso una scommessa contro di lui, rispose: "Titanic, perché se giocate contro di lui siete sicuri di sprofondare"

Alvin Clarence Thomas detto "Titanic Thompson" fu un golfista, giocatore di Poker ma soprattutto scommettitore ed abile truffatore (tra i più grandi di tutti i tempi).
Nacque nel 1893 e morì nel 1974.
Leggenda voleva che il nome Titanic nascesse dal fatto che fosse riuscito a salvarsi da quella famosa nave che stava affondando travestendosi da donna.
Principalmente era un giocatore di carte ma giocava come detto anche a Golf e scommetteva su un po' tutto: dai dadi al Biliardo, passando per scommesse proprie inventate da lui.
Nato nel Missouri, venne abbandonato dal padre giocatore d'azzardo come lui.
Viene arruolato nell'esercito e durante la Grande Guerra, riesce a guadagnare più di 50mila dollari sottratti ai suoi commilitoni compagni di carte!
Tornato nel Missouri affina le sue doti da scammers, inventandosi scommesse al limite dell’imbroglio.
Guadagnò tanto ma la sua rovina saranno le corse di cavallo.
Viaggiò in lungo e in largo negli Stati Uniti con una sacca con le mazze da Golf, per giocatori destri e mancini, nel bagagliaio della sua Piece Arrow, oltre a una palla da bowling, alcuni ferri di cavallo, una pistola e un mucchio di contanti alla ricerca di obiettivi da imbrogliare.
I suoi obiettivi erano persone famose o chiunque fosse così folle da sfidarlo a una partita a Biliardo, a Golf, a Poker, al lancio della moneta o da accettare una delle sue bizzarre scommesse non convenzionali.
Era particolarmente interessato alle probabilità di esito positivo di scommesse contrarie al senso comune nel gioco dei Dadi, nel Poker e nel lancio di una moneta.
La statistica, il significato delle sue scommesse, l'attenzione al dettaglio, il tempismo, la comprensione del linguaggio del corpo sono tutti fattori che lo resero un precursore dei suoi tempi nel valutare le debolezze comportamentali di chi aveva di fronte.
Forse anche per questo nel 1970, in occasione della prima edizione delle WSOP, quella vinta per votazione da Johnny Moss, a Titanic gli è stato consegnato una sorta di premio alla carriera, come antesignano del Poker moderno.


OMICIDI
Si sposò 5 volte.
5, esattamente come il numero degli uomini da lui uccisi.
Il primo omicidio l’ha compiuto a 18 anni quando un tizio chiamato Jim Johnson lo accusava di barare ai dadi.
I due si trovavano su una barca, da lui vinta al gioco il giorno prima, poi iniziò la discussione.
Thomas prese un martello e lo colpì due volte in testa, buttandolo poi in acqua.
Fine della storia.
Interrogato dallo sceriffo, Thompson disse che non era colpa sua se l’altro non sapeva nuotare.
Lo sceriffo si fece consegnare la barca come risarcimento ed intimò a Titanic di lasciare per sempre la città.
Altri tempi, altra giustizia.
Gli altri quattro uomini uccisi da Alvin Thomas sono stati tutti per legittima difesa, perché a suo dire tentavano di derubarlo dalle vincite ottenute.
Al massimo splendore della sua carriera pokeristica, Titanic Thompson si presentava sempre ai tavoli di Poker cash game con due guardie del corpo che lo scortavano costantemente.
Fece inoltre finire in bancarotta Rothstein, poi assassinato nel 1928 per debiti di gioco.


TRUFFA DEL TAVOLO DI BILIARDO
Nel 1912, esattamente nel periodo in cui il Titanic stava per affondare, trovò il modo di raggirare una sala Biliardo, chiamata Snow Clarks, per una cifra uguale al salario medio annuo del tempo.
Titanic stava uscendo dalla sala quando notò un cartello sul quale c'era scritto: "$200 a chiunque riesca a saltare oltre il mio nuovo Biliardo".
Qualsiasi persona che frequentava quel posto considerava quel cartello in maniera ironica, ma Titanic la prese come una sfida.
La sua bravura fu quella di comprendere immediatamente che una scommessa, come quella di saltare un tavolo da Biliardo senza toccarlo, in apparenza poteva sembrare impossibile, ma guardandola da una prospettiva diversa si poteva rivelare a suo favore.
Facendosi prendere in giro da tutte le persone del posto si vantò dicendo: "Sono in grado di farlo". Anche se in qualche modo Titanic fosse riuscito nell'impresa di saltare il tavolo, Snow Clark e i suoi clienti pensavano che la sfida fosse così pericolosa che gli infortuni che avrebbe subito non giustificassero la ricompensa quindi non l'avrebbe mai fatto.
Thompson uscì, lasciando che i dubbiosi pensassero che fosse stato deriso, ma tornò dopo soli 10 minuti, tirandosi dietro un materasso che aveva comprato in un motel nelle vicinanze.
Saltò il tavolo utilizzando il materasso per attutire la caduta, guadagnò $200 e un nome che si portò dietro per tutta la vita.
Titanic, perché secondo la sala Snow Clark: “Ha mandato tutti a picco".


TRUFFA DEL GOLF
Una volta scommise che avrebbe potuto tirare una pallina da Golf, con una mazza particolare, ad oltre 500 metri di distanza, quando un professionista riusciva a lanciarla al massimo a 200 metri. Definita l’entità della scommessa, Titanic Thompson lanciò la pallina sul letto del lago Michigan, completamente ghiacciato dove per via del ghiaccio la pallina scivolò ben oltre i 500 metri previsti.


TRUFFA DELLA DAMA
Lock Renfro, un campione di Dama, aveva lanciato una sfida da $10.000 a chiunque avesse avuto il coraggio di sfidarlo, Titanic ovviamente accettò nonostante la sua esperienza del gioco si limitasse a quella appresa ai tempi della scuola.
Una volta seduto davanti al campione, Titanic si mostrò nervoso e monotono, ma guadagnò il diritto a muovere per primo giocando come se fosse il suo sport.
Renfro non sapeva che attraverso uno spioncino nel soffitto il campione di Scacchi statunitense, Harry Lieberman, stava fornendo consigli a Titanic con un martelletto attaccato alla sua gamba!


TRUFFA DEL LANCIO DEL FERRO DI CAVALLO
Il lancio del ferro di cavallo prevede semplicemente l'infissione di un paletto (picchetto) a terra e poi si lanciano i ferri per cercare di fare centro.
Se non si colpisce il paletto, a seconda dell'errore commesso in termini di distanza, viene attribuito un punteggio da 5 a 2 punti (o nullo l'ultimo tiro).
Thompson venne a conoscenza che un lanciatore di nome Frank Jackson aveva organizzato una sfida aperta a tutti per qualsiasi cifra.
Thompson non aveva alcuna preparazione specifica in questo sport, anche se il movimento del braccio dall'alto verso il basso era simile a quello del Bowling, ma guidò fino a Des Moines in Iowa e preparò il terreno di gioco in un vicolo fuori dal suo hotel per allenarsi.
Dopo aver, volutamente, lanciato male qualche ferro, Titanic convinse Jackson a giocare per $10.000. Mentre Titanic mise a segno tutti i lanci, Jackson totalizzò un punteggio minore.
Quello che non poteva sapere era che il paletto nel campo di Titanic, dove aveva trascorso ore e ore ad allenarsi, si trovava a una distanza di 12,49 metri, invece che a 12,19 metri.


LA SFIDA AD UN PESO MASSIMO
Durante un soggiorno in un hotel incontrò un pugile professionista presuntuoso, il suo ego lo rendeva un obiettivo perfetto.
Scommise con il pugile $1.000 che lui non sarebbe riuscito a metterlo KO mentre i due si trovavano in piedi sullo stesso foglio di giornale.
Allora Thompson stese un giornale lungo l'uscio di una porta in modo che potesse stare faccia a faccia con il pugile, successivamente allontanò il foglio per chiudere la porta e riprese la sua posizione.


TRUFFA DELLA DISTANZA
Un pomeriggio, sulla via del ritorno verso casa, dopo una gita di pesca con due giocatori di Poker, Beanie Benson e Hickory McCullough, i tre passarono davanti ad alcuni operai della manutenzione stradale che stavano piantando un segnale stradale che segnalava una distanza di 20 miglia per arrivare a Joplin.
La volta successiva che il trio andò a pesca, Thompson continuò a offrire da bere agli altri due e sulla via del ritorno disse che il segnale era sbagliato, non mancavano 20 miglia.
Beanie disse: "Certo che è giusto, stanno attenti a queste cose"
Thompson rispose: "Scommetto $100 che la distanza è inferiore a 15 miglia"
Beanie replicò: "Scommetto $500 che hai torto", 500 dollari equivalevano a più di un buon salario mensile.
Hickory si unì: "Ne metto altri 500"
"Ragazzi, puntate accettate", e la scommessa ebbe inizio.
I tre avevano gli occhi incollati al contachilometri della macchina e facevano silenzio mentre tornavano a Joplin, il risultato fu che il tragitto era inferiore alle 15 miglia.
Maledicendo l'ente stradale i due pagarono e giurarono che non avrebbero più scommesso con Titanic.
Ovviamente quello che Benson e McCullough non sapevano era che Titanic aveva visto il segnale quando era stato piantato, aveva pagato qualcuno per riportarlo al luogo in cui era stato messo da Joplin per poterlo rimuovere e spostare cinque miglia più vicino alla città.


TRUFFA DEL LANCIO DI NOCCIOLINE E FRUTTA
Era una delle caratteristiche di Titanic: inventare tipologie di gioco e scommettere su tutto.
Il lancio di una nocciolina, di una noce o di un pezzo di frutta oltre un edificio era tra le sue truffe preferite.
Le sue vittime erano, comprensibilmente scettiche e accettavano la sua sfida, incluso Al Capone.
La maggior parte delle volte Thompson pagava un fruttivendolo per consegnargli un prodotto appesantito, con del piombo, in modo che avesse un peso sufficiente per vincere la sfida.
A volte queste scommesse si basavano solo sulle parole.
Una sfida come "Scommetto di riuscire a mandare un'anguria in cima a quel palazzo" poteva essere vinta prendendo un'ascensore e l'uscita di sicurezza con un frutto sotto braccio.


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venerdì 27 ottobre 2017

L'Inganno Di Melky Cabrera e Il Sito Web Fake (MLB)

Melky Cabrera nel 2012 in forza ai San Francisco Giants, visse una stagione da sogno, prima della seconda sospensione per doping (alti livelli di testosterone) dopo la prima sospensione risalente all'Operazione Balco.
Prima della sospensione, guidava in MLB la stat con 159 Hit ed era secondo nella NL con una media di battuta .346.
Poi 11 HR, 10 tripli, 60 RBI e 13 basi rubate in 18 opportunità.
Assolutamente eleggibile come miglior battitore della NL.
Cabrera per evitare d'incorrere nella squalifica di 50 partite con altri del suo entourage contattò Juan Nunez (10mila dollari la retribuzione) che avrebbe dovuto comprare e modificare un sito web già esistente con il preciso compito di vendere un integratore sportivo (in realtà inesistente) che contenesse testosterone ed altri steroidi.
Ovviamente creare un sito web da zero non avrebbe avuto senso (visto che la data di creazione del sito è facilmente controllabile).
Cabrera e soci in poche parole stavano cercando di sintetizzare lo stesso Testosterone (che era apparso nel campione di urine di Cabrera) nell'integratore che avrebbero dovuto vendere sul sito web di Nunez.
L'idea, a quanto pare, era quella di dimostrare che Cabrera avesse ordinato quell'integratore che provocò il test positivo e poi ad affidarsi a una clausola del regolamento antidoping che consente a un giocatore positivo di appellarsi o comunque di fare ricorso per aver ingerito una sostanza vietata senza avere colpe.

Un suo familiare: "Un prodotto ha causato la sua positività"
Nel mentre Jeff Novitzky, famoso investigatore per quanto riguarda casi di doping (Food And Drug Administration che smascherò anche l'Operazione Balco), si mise subito all'opera cercando di smascherare la truffa tramite analisi forensi.
Poco dopo il sito scomparve nel nulla, ma le forze federali tramite tracciamento riuscirono a risalire a lui.
Juan Nunez (creatore del sito): "Sono stato io a gestire il sito, Seth e Sam Levinson (agenti del giocatori) non ne sapevano niente"

Lo scopo era quello di ingannare MLB e l'unione dei giocatori, presentando loro un sito web fake e le conseguenti informazioni su prodotti falsi, facendo credere che Cabrera avesse ordinato un integratore con testosterone, causando così il controllo positivo.

Smascherato l'inganno Cabrera dirà: "Il mio test positivo è stato il risultato dell'uso di una sostanza che non avrei dovuto usare. Accetto la sospensione nell'ambito del Joint Drug Program e cercherò di continuare con la mia vita. Mi dispiace profondamente per il mio errore e mi scuso con i miei compagni di squadra, con l'organizzazione di San Francisco Giants e con i tifosi per averli abbandonati"

Cabrera saltò le 45 partite rimanenti della stagione regolare e poi avrebbe dovuto scontare il resto in post-season o nella stagione 2013.
In realtà i Giants vinceranno le World Series quindi Cabrera, in teoria, sarebbe stato eleggibile per giocare nel proseguo della post-season ma non venne schierato.
Riceverà comunque l'anello di campione, per aver contribuito appunto al successo dei Giants nella prima parte di stagione.
Nelle stagioni successive Cabrera andrà prima in Canada con i Toronto Blue Jays, poi con i Chicago White Sox ed infine nel 2017 si accaserà con i Kansas City Royals.



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domenica 8 ottobre 2017

Chris Ferguson e Lo Scadalo Black Friday (Poker)

Nel 2010, secondo uno studio curato delle Università del Nevada, le rooms di Poker che operavano negli USA avevano registrato profitti complessivi (rake) pari a quasi un miliardo.
Un business colossale che evaporò come neve al sole l'anno successivo.
Il 15 aprile 2011, infatti, viene ricordato da tutti gli appassionati di Poker come il "Black Friday" nonchè uno dei momenti più bassi della storia dei tavoli.
Il Dipartimento di Giustizia sequestrò i tre siti più importanti del panorama americano: PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute/UB.
Mentre i giocatori cercavano informazioni, si scatenava il panico.
11 persone furono accusate di frode bancaria e riciclaggio di denaro, inclusi Isai Scheinberg di PokerStars, Ray Bitar di Full Tilt Poker e Scott Tom di Absolute Poker.
Full Tilt Poker ha sempre sostenuto che i fondi dei giocatori erano al sicuro e separati dai fondi operativi, il Dipartimento di Giustizia invece non fu dello stesso avviso: Full Tilt Poker non agiva legalmente, ma il suo operato poteva essere ricondotto al classico “schema ponzi”, ovvero un sistema “truffaldino” che permette a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve termine, ma richiede continuamente nuove vittime disposte a pagare le quote.
I guadagni derivano infatti esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e non da attività produttive o finanziarie.

Il procuratore Preet Bharara: "Gli imputati sono accusati di aver architettato un elaborato schema di frode, ingannando alcune banche degli Stati Uniti, e coinvolgendone attivamente altre, per assicurare il continuo flusso di miliardi derivati dai profitti legati al gambling illegale.
Inoltre, secondo l'accusa, nel loro assiduo tentativo di aggirare le leggi sul gioco d'azzardo, gli imputati si sono anche macchiati dei reati di riciclaggio di ingenti quantità di denaro, e di frode bancaria.
Le aziende straniere che decidono di operare negli Stati Uniti non possono ignorare le leggi, solo perché non sono di loro gradimento e perché non vogliono privarsi dei loro profitti"

PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute/UB vennero oscurati.
Le poker room risposero immediatamente passando al dominio .eu, e continuando a raccogliere giocatori provenienti dal resto del mondo.
Inoltre, tutte e tre le room resero pubblico un comunicato che diceva essenzialmente la stessa cosa: ci dispiace per l'inconveniente, ma è tutto a posto e i giocatori americani riceveranno a breve tutti i loro soldi.
PokerStars riuscì velocemente a stringere un accordo con il Dipartimento di Giustizia, in modo da recuperare il dominio .com e iniziare a restituire ai giocatori americani i loro soldi.
Full Tilt e UB/Absolute Poker, invece, non furono così celeri.
Più tardi si scoprì che una serie di depositi fantasma, uniti al sequestro del denaro, avevano lasciato Full Tilt Poker quasi in bancarotta.
Agli azionisti continuarono ad essere distribuite ingenti somme di denaro, anche se in cassa non entrava più nemmeno un centesimo.
Nello stesso periodo, la compagnia proprietaria di AP/UB, Blanca Games, finì in bancarotta.
Blanca Games diffuse un comunicato nel quale, invece, si parlava di compensazione e di una ri-assunzione del 20% del personale da sistemare in posizioni chiave.
Le cose si misero pure peggio durante il primo giorno delle WSOP 2011, quando Phil Ivey fece una dichiarazione pazzesca, sconvolgendo il mondo del Poker: il giocatore di punta della poker room non avrebbe partecipato alle WSOP per solidarietà coi giocatori di FTP, che si erano ritrovati i soldi bloccati sul sito e che per questo motivo, magari, non potevano iscriversi agli eventi.
Ivey non si fermò a questo: dichiarò anche di aver fatto causa al suo ex sponsor.
Nel settembre 2011, la Alderney Gambling Commission revocò la licenza di Full Tilt.
Da quel momento, nessun giocatore ha più avuto accesso al sito.


LA TRUFFA
Precisamente il 29 giugno l’Alderney Gambling Control Commission (AGCC) revocò la licenza a Full Tilt Poker per l’incapacità della room di rimborsare 300 milioni ai propri players.
L’AGCC non si dimostrò comunque un ente regolatore attento visto che scoprì le grosse falle gestionali di Tilt solo quando il danno era già stato cagionato a migliaia di players.
Schema Ponzi
Come funzionava lo schema Ponzi? I fondi apportati dai nuovi clienti servivano per rimborsare le periodiche operazioni di cash out dei vecchi iscritti.
La cosa grave è che i manager ed i soci utilizzavano i fondi dei players (pratica vietata in Italia e non solo) investendo nel marketing cifre folli (circa 20 milioni di dollari al mese): una sorta di concorrenza sleale nei confronti degli altri siti.
Prestavano inoltre soldi (a fondo perduto) ad altri soci: Ivey, Lindgren, Matusow e molti altri, hanno utilizzato circa 18 milioni di dollari per sedersi ai tavoli High Stakes.
Di fatto, quei fondi appartenevano ai “comuni giocatori”.
Oltre ai 300 milioni non restituiti ai clienti di Full Tilt Poker: il Black Friday sancì il fallimento di Absolute Poker e del sito gemello UB.com.
Il motivo è banale: Absolute e UB avevano clienti esclusivamente negli USA.
Alla fine del 2011, il Dipartimento di Giustizia aggiunse alla lista degli obiettivi Howard Lederer, Rafe Furst e Chris Ferguson, etichettando come detto l'intera operazione come uno "schema Ponzi".
Ferguson i suoi primissimi tornei inizia a disputarli nel 1994, in California, e nel 1995 partecipò alle sue prime WSOP.
Nel 2000 riuscì poi a laurearsi campione del mondo battendo nel testa a testa finale, al main event delle World Series, T.Cloutier.
Una vittoria che gli fruttò un primo premio del valore di 1,500,000$.
Vinse inoltre altri 4 titoli, trionfando in un evento Seven Card Stud, Omaha Hi-Lo Split Eight or Better e (Limit Hold'em/Seven Card Stud).
Si dimostrò anche un ottimo giocatore heads-up, piazzandosi per ben due volte secondo al NBC National Heads-Up Poker Championship, per poi trionfare finalmente nel 2008.
In totale in carriera ha collezionato oltre 200 ITM, guadagnando più di otto milioni di dollari.
L'ultimo suo Itm risale al 2010, proprio in quegli anni nasceva lo scandalo Full Tilt e il Black Friday citati.
Il Dipartimento di Giustizia americano rese anche note le cifre che contestano ad alcuni, tra i maggiori, azionisti di Full Tilt Poker:

– Furst, $11.706.323.96
– Lederer, $41.856.010,92
– Bitar, $40.954.781,53
– Ferguson, $25.000.000,00

In ogni caso, scoperta la truffa, la sentenza per gli appassionati americani fu terribile.
I players americani, di fatto, da quella data non poterono più giocare su internet.
Alcune poker rooms rimasero attive, prima di subire la confisca dei fondi da parte del Governo.
Molti pro si trasferirono all’estero: Phil Galfond, Olivier Busquet, Shane Schleger, Jon Aguiar, Dan “jungleman12” Cates e Isaac Haxton.
L’amministratore delegato Raymond Bitar e i due fondatori Howard Lederer e Chris Ferguson vennero incriminati per aver raggirato migliaia di giocatori, i quali si ritrovarono improvvisamente con l’impossibilità di fare log in e prelevare i propri fondi.
Nei giorni che seguirono lo scandalo, Bitar, Ferguson e Lederer fecero in modo di far perdere le proprie tracce.


IL RIMBORSO NEGLI USA
Circa 3 anni dopo, dopo essere stata rilevata da PokerStars, Full Tilt riuscì a rimborsare gran parte dei suoi ex giocatori americani (le cose andarono diversamente altrove, tipo in Italia).
La concreta possibilità di minacce e ritorsioni ha indotto “Jesus” e “The Professor” ad abbandonare ogni genere di circuito live, WSOP comprese.
WSOP che nel 2012 decisero addirittura di rimuovere il gonfalone dedicato a Ferguson per la vittoria del main event 2000.



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mercoledì 12 aprile 2017

Russ Hamilton e gli Scandali UltimateBet ed Absolute Poker

“Le puntate grosse attirano i polli col soldo e questi ultimi attirano gli squali” (e quindi truffatori)

Russ Hamilton, nato a Detroit, riuscì a vincere il Main Event WSOP del 1994 per oltre 1 milione di dollari, battendo Hugh Vincent.
In seguito divenne proprietario di UltimeteBet, Poker room del circuito Cereus, con il quale si rese protagonista di una delle truffe di Poker online più grandi di tutti i tempi.
UltimateBet ma coinvolto ci fu anche il sito Absolute Poker, entrambi del network Cereus,
Gli inganni iniziarono nel 2003 e durarono sino al 2007: Hamilton, infatti, era riuscito a manomettere il sistema di sicurezza della Poker room e a creare DEI “super-user” capaci, attraverso un software di terze parti (God Mode), di vedere le carte degli avversari in tempo reale e trarne, ovviamente, profitto.
Hamilton riuscì a vincere una cifra tra i 16 e i 18 milioni di dollari, raggirando numerosi giocatori famosi e non.
Hamilton viene beccato per via di alcune registrazioni dove afferma spudoratamente di aver fatto utilizzo del “God Mode” e di aver vinto circa 20 milioni di dollari, dichiarando però al fisco soltanto una somma di 5,2 milioni di dollari.
Nel file audio, inoltre, compaiono anche le voci di Greg Pierson, fondatore di UB, Daniel Friedberg e Sanford Millar, implicati anche loro nella truffa: i quattro cercavano un modo di uscire fuori da questo scandalo, in quanto la frode era ormai diventata troppo grande agli occhi di tutti e si sentivano ormai braccati dalle forze dell’ordine.
Dai dialoghi emergono anche alcune vittime illustri di questo sistema: a Prahlad Friedman, per esempio, sono stati sottratti circa 360.000 dollari (poi gli è stato proposto di entrare nel team pro come parziale risarcimento).
Anche Mike Matusow è caduto nella trappola, ma il più danneggiato è stato Ben Affleck (tradito anche da una donna, Annie Duke).
Quando Affleck accedeva ad UltimateBet, il software truffaldino avvisava della sua presenza ed Hamilton era pronto a sedersi allo stesso tavolo: con questo metodo sono stati sottratti alla stella di Hollywood più di 500.000 dollari.
Hamilton, inoltre, tira in ballo la stessa Duke: “Lei era a conoscenza di tutto ed utilizzava il “God Mode” anche se poteva visualizzare le carte con un ritardo di 15 minuti, però era in grado di studiare meglio la hand history degli avversari.”
Annie si difese dicendo "Ho avuto accesso alla visualizzazione ritardata delle carte soltanto per alcuni tornei di UB dove svolgevo il compito di commentatrice radiofonica".


GIOCATORI IMBATTIBILI
Hamilton si faceva prestare dalla sua malcapitata vittima 50.000$ per iniziare l’heads-up e dopo pochi mani riusciva puntualmente a saldare il debito.
In un paio di ore di gioco ripuliva il bankroll degli avversari, osservando le loro carte.
Riguardo Absolute Poker, l'informatico Todd Witteles è stato tra i primi ad accorgersi che qualcosa non andava: un giocatore, noto sul portale come "Grey Cat", si comportava come un novizio e secondo Witteles lo faceva deliberatamente e con l'obiettivo di "demolire il gioco giorno per giorno".
Contemporaneamente, su Ultimate Bet, altri giocatori si erano accorti di una serie di vittorie praticamente infinita e statisticamente impossibile.
David Paredes, graduato di Harvard che grazie al poker online ha pagato il mutuo della scuola di legge e mantiene il suo costoso appartamento a New York, ha finito per essere debitore di "qualcosa come 70mila dollari" nei confronti di un certo "Nio Nio".
E agli altri stava andando anche peggio: Nio Nio aveva collezionato somme tra i 70mila e 250mila dollari sulle carte di credito (o meglio di debito) degli sfortunati e ignari giocatori.
Serge Ravitch, un altro ex-legale trasformatosi in giocatore professionista di bische online, ha cominciato a tracciare le vecchie partite con un software chiamato Poker Tracker, scoprendo che in sostanza questo Nio Nio non sbagliava un colpo, come se sapesse sempre quali carte fossero in mano ai partecipanti al gioco.
Non potendo rivolgersi alle autorità, i giocatori si sono fatti inviare da Absolute Poker, in maniera apparentemente "fortuita", un foglio di calcolo in formato Excel con 65mila righe contenenti le mani giocate contro un sospetto baro, tale "Potripper".
Michael Josem, un altro frequentatore di Absolute Poker, ha ricavato da quel file un'analisi statistica che confermava, al di là di ogni ragionevole dubbio, l'infallibilità di Potripper e del giocatore che si nascondeva dietro questo nickname.
Procedendo con le indagini, i giocatori hanno infine scovato la location in cui è registrata la società di Absolute Poker, in Costa Rica e ben al sicuro dalle leggi USA, e il luogo dove sono attualmente ospitati i server da cui vengono gestiti i giochi d'azzardo online, una riserva poco fuori la città canadese di Montreal.
Il gioco online è illegale in Canada, ma il particolare status giuridico della riserva Mohawk Kahnawake ha fatto sì che nel posto convergessero attori del gambling telematico.
Quel che è peggio è che Hamilton, ex-dipendente di Absolute Poker, è stato protetto dietro l'anonimato per aver deciso di collaborare con la società spifferando il modo in cui ha agito online per questi quattro anni.


LE SANZIONI
Nel 2009 la Kahnawake Gaming Commission rese note le proprie decisioni finali in merito allo scandalo Ultimate Bet.
Il risultato fu una multa di $1.5 milioni e la richiesta di rimborsi ad una lista di giocatori per $22 milioni.
La KGC è colei che concede licenze e regolamenta le attività di gioco dal Mohawk Territory Of Kahnawake, Quebec.
Le indagini della KGC hanno permesso di individuare 117 nicknames appartenenti a 23 account coinvolti in attività di baro.
All’avvio delle investigazioni, si era già messa in preventivo la possibilità di non riuscire ad identificare con assoluta certezza e precisione l’identità dei possessori di quegli accounts.
La KGC stessa aveva infatti affermato che "la maggior parte dei dati più rilevanti era preservata in un database frammentario e non completamente aggiornato fino al febbraio 2006".
Stando al rapporto della KGC "la maggior parte dei dispositivi e indirizzi IP usati per il cheating erano direttamente collegati con Russell Hamilton. La maggior parte degli accounts illegali trasferiva denaro per mezzo del conto giocatore di Russell Hamilton."
Anche se Hamilton è stato con buona probabilità colui che ha tratto maggiore profitto dalle attività fraudolente, la KGC ha incolpato altri 31 cospiratori in questa attività criminale.


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giovedì 28 luglio 2016

Cos'è Il Doping Meccanico: Tecniche e Tipi Di Motore

Un reportage andato in onda sulla TV France 2 e intitolato “Moteur, Ca Tourne” mostrò per la prima volta motori nascosti all’interno delle bici in corse professionistiche (Doping Meccanico) e rilevati da telecamera termiche utilizzate in moto o nei pressi della strada.
La telecamera lavora sulla differenza di temperatura tra la bici e il calore prodotto dal motore (range tra 40 e i 200 watt).
Vengono mostrate immagini registrate con una telecamera termica che dimostrerebbero come 7 partecipanti alla Strade Bianche di Siena e alla Coppi & Bartali abbiano corso con motorini elettrici nascosti nel telaio.
In 5 casi i motorini erano nel movimento centrale e spingevano sui pedali.
In 2 nel pacco pignoni, per fornire trazione posteriore alla bici.
La telecamera termica mostra sensibilissime variazioni di temperatura: calore generato da un motore.
L'UCI, un po' a caso, controlla periodicamente i corridori all'arrivo (sia nelle classiche che nei grandi giri).
La bici viene sigillata con una fascetta e portata dietro al palco delle premiazioni, dove l’UCI predispone una tenda accessibile solo agli ispettori.
Sempre nello stesso reportage si vedono le immagini di un controllo a sorpresa a Contador durante il Giro D'Italia.
Le immagini mostrano Faustino Munoz, storico meccanico dello spagnolo, armeggiare attorno alla ruota della sua bici e all’orologio che portava al polso.
E poi, con una seconda telecamera nascosta, gli strumenti di controllo usati nella tenda: un martello con cui lo stesso Munoz smonta il movimento centrale (davanti ad un ispettore distratto).
La ruota non viene nemmeno toccata, eppure anche lì si può nascondere un doping meccanico (ruota ad induzione magnetica).
I federali preposti alle ispezioni s'aggirano anche tra le carovane e le ammiraglie dei corridori con un tablet per verificare la presenza, fra le bici sui tetti delle ammiraglie, di motori spenti.
Usano apparecchi chiamati teslametri, che non possono garantire la stessa attendibilità dei visori termici per la natura del campo magnetico.


CASI SOSPETTI
Già nel 2010 fece molto discutere un video che mostrava delle improvvise accelerazioni in alcune corse del ciclista svizzero Fabian Cancellara, ma anche in quel caso non c’erano abbastanza elementi per dire con certezza se era Cancellara a essere particolarmente forte o se era la sua bicicletta a essere truccata.
Un altro caso sinistro che ha lasciato molti perplessi riguarda il ciclista canadese Ryder Hesjedal, vincitore del Giro 2012.
Alla settima tappa della Vuelta 2014, Hesjedal cade in una curva a sinistra, scivola per qualche metro sul fianco sinistro con il pedale destro agganciato.
Poi, quando è praticamente fermo, si sgancia e appena la ruota posteriore tocca terra la bici riprende repentinamente velocità.
Compie un giro di 180° con la leva del freno sinistro a terra che fa da perno, quello che i motociclisti chiamano “burnout”, bloccato dall’impatto contro la moto di un cameraman che gli passa sopra mentre il canadese cerca goffamente di riacciuffare la sua bici.


IL PRIMO CASO UFFICIALE
I sospetti sono diventati certezze il 30 gennaio 2016 quando, ai Mondiali di ciclocross di Zolder in Belgio, la ciclista belga Femke Van Den Driessche è stata trovata in possesso di una bici effettivamente dotata di un vero e proprio motore elettrico.

Verdy: «Lo scorso luglio ci arrivarono informazioni attendibilissime sull’uso di motori al Tour, con nomi e cognomi di atleti top. Avvertimmo l’UCI: nessuna risposta, nessun controllo»

La bici non risulta essere stata utilizzata in gara ma è stata trovata fra quelle a disposizione di Van Den Driessche.
È il primo caso del genere nel ciclismo professionistico, sebbene della tecnologia in questione si parli già da diversi anni.
La belga si è vista infliggere 6  anni di squalifica, una multa di 20.000 franchi svizzeri e il pagamento delle spese del procedimento oltre, alla restituzione di medaglie e premi in denaro ricevuto nel periodo coperto dalla squalifica.
Van Den Driessche si è difesa dicendo che la bicicletta sequestrata dagli ispettori non è sua, ma di un amico che aveva provato il percorso prima della gara e poi ha lasciato la bici con il motore tra quelle della sua squadra.


TECNICHE DI DOPING MECCANICO ED ELETTROMAGNETICO
Il propulsore viene nascosto nel tubo verticale (come nel caso della Belga) o addirittura nella ruota posteriore: può arrivare a costare anche 200 mila euro.
Doping meccanico il primo, con un motore che muove il movimento centrale tramite un ingranaggio conico (ora in plastica per renderlo silenzioso).
Elettromagnetico il secondo, con la ruota di trazione assistita dall'emissione di energia.
Ad esempio il motore Gruber Assist non sostituisce la pedalata del ciclista, ma l'assiste.
Lungo 22cm è composto dall’unità di motore, un ingranaggio planetario, e un innesto a ruota libera. Il motore viene inserito da sopra, nel tubo verticale piantone, ed è innestato attraverso un ingranaggio fonico, in modo permanente sul perno della pedivella.
Premendo un pulsante posto sul manubrio, per un secondo, il motore si accende; premendo il pulsante per una seconda volta questo viene disattivato.
Se si tiene premuto per 3 secondi è possibile memorizzare il giro di pedalate al minuto con le quali il motore l’assiste.
Sotto le 30 pedalate al minuto il motore dopo 3 secondi si spegne automaticamente.
Premendo il pulsante per un secondo il motore tornerà ad agire con il giro di pedalate al minuto memorizzate in precedenza.
Il Vivax Assist, evoluzione del metodo precedente, funziona più o meno come il motore di una bicicletta elettrica, solo che lo fa in maniera invisibile, occupando pochissimo spazio: il piccolo motore a batteria può essere nascosto facilmente nel telaio della bicicletta.
Il motore pesa circa 2 chili e può essere azionato da un pulsante collocato sul manubrio, vicino alla leva dei freni.
Il Vivax Assist può generare una potenza di quasi 200 watt: più che sufficiente a un corridore professionista per staccare, senza il minimo sforzo, tutti i suoi rivali.
 In un video del 2011 Davide Cassani afferma che una bicicletta dotata di una tecnologia simile esiste dal 2004 e che l’ha ricevuta da un meccanico, che gli ha detto di sapere che alcuni ciclisti professionisti l’avevano usata in gara.
«Vi potrei dire che se io corressi con questa bicicletta potrei vincere delle tappe al Giro d’Italia, nonostante abbia cinquant’anni», dice Cassani.
Esistono anche propulsori cilindrici da 200 watt (non modulabili) inseribili nel tubo obliquo. Testandolo sulla salita, le telecamere termiche hanno individuato macchie che si accendono in salita e si spengono in discesa sul movimento centrale (mostrando comunque delle anomalie quindi sono rintracciabili diciamo).
La ruota ad induzione magnetica è una carcassa in carbonio con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio.
Grazie a un “ponte” generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette di guadagnare almeno 60 watt.
La ruota non è rintracciabile ai controlli se non si usa un rilevatore di campo magnetico potentissimo.
Costa oltre 50 mila euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti.


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giovedì 5 novembre 2015

La Truffa Di Ali Dia: Southampton v Leeds (1996)

Ali Dia è un senegalese, nato a Dakar il 20 agosto 1965, di professione fa il calciatore.
Non è baciato dal talento ma riesce comunque a giocare su discreti livelli.
Il suo primo decennio di carriera calcistica è nei bassissimi fondi dei campionati francesi, così bassi che anche i siti di statistiche e numeri fanno fatica a raccontarci quante presenze o gol abbia mai fatto in quel periodo. Poi a 30 anni, l’attaccante africano, transita per diverse squadre finlandesi, in Germania e poi al compimento del 31esimo anno prova l’avventura oltre manica.
In Inghilterra, Ali Dia, si accasa al Blyth Spartans, squadra dilettantistica di una cittadina sul mare all’estremo nord inglese.
Qua rimane tre mesi giocando solo una partita.
Insomma il valore di questo senegalese sembra effettivamente molto basso.


LA TRUFFA
Ormai superati i 30 anni che Ali decide di fare le cose in grande, allora.
Di tentare il colpo gobbo, il tutto per tutto.
Di mettere in piedi una follia, una di quelle cose che si provano una volta soltanto nella vita, e di solito non finiscono granchè bene.
Decide di provare l’inverosimile.
Con un paio di amici dell’università, che hanno i contatti giusti, si procura i numeri di qualche allenatore della Premier League, o perlomeno di quelli più a portata di mano.
È il novembre 1996, siamo nel pieno del mercato di riparazione inglese.
Ali Dia ha 31 anni ed ha anche un amico fidato pronto a fare di tutto per aiutarlo.
Anche a fingersi il Pallone d’oro George Weah e provare a fare da garante del valore di Dia.
Questo amico, quindi, alza il telefono e si spaccia per l’ex centravanti rossonero e chiama Harry Redknapp proponendogli il suo forte cugino, un attaccante tutto velocità e potenza.
L’allenatore del West Ham capisce, però, subito che si tratta di una truffa o quantomeno che sotto c'è qualcosa di strano quindi declina l’offerta.
Il “finto” Weah, però, non si dà per vinto alza nuovamente il telefono per chiamare Graeme Souness, manager del Southampton(ed ex grande centrocampista del Liverpool, appena scappato dalla Turchia per via delle minacce di morte da parte dei tifosi del Fenerbahce per via della famosa provocazione nel derby contro il Galatasaray con la bandiera giallorossa piantata in mezzo al campo nel 1996).

 «Sono George Weah [l’attaccante liberiano in quel momento in forza al Milan], vorrei raccomandarle un mio cugino che giocava con me al Paris Saint-Germain, si chiama Ali Dia.
Ha 30 anni e 13 presenze nella nazionale senegalese».

“Weah” come detto era in realtà uno studente universitario amico di Dia bravo a parlare inglese e a non ridere mentre si spacciava per l’attaccante del Milan, ma come ammise poi Souness la telefonata fece effetto. Dia fu convocato e messo sotto contratto, infatti il manager scozzese non domandandosi come mai uno delle Liberia possa avere un parente in Senegal, decide di ingaggiare il calciatore.
Souness gli fa firmare un contratto mensile.
Il manager scozzese voleva metterlo alla prova in una partita della squadra riserve contro l’Arsenal che fu però annullata per il maltempo, così decise di portarlo direttamente in panchina per la gara contro il Leeds, suscitando perplessità in alcuni altri giocatori che non erano certo rimasti ben impressionati nell’unico allenamento cui aveva preso parte(venne definito come un "corpo estraneo").


L'ESORDIO CONTRO IL LEEDS
E' il 23 novembre 1996 e il Southampton incontra il Leeds United in campionato.
Graeme Souness, un po’ a sorpresa, porta anche Ali Dia in panchina.
Già l’essere finito tra le riserve di un incontro di Premier League potrebbe bastare per definire questa come una delle più grandi truffe del calcio, ma c’è di più.
Matthew Le Tissier, non un giocatore qualsiasi ma la più grande bandiera dei Saints  ad aver mai indossato quella maglia, si infortuna.
È il 32esimo del primo tempo e Souness decide di buttare dentro Ali Dia: “Vai cugino di Weah, fammi vedere quanto vali!”
Il senegalese ha il numero 33 sulle spalle e i movimenti come dirà Le Tissier poi “ricordano il cerbiatto Bambi spaventato che corre sul ghiaccio. Già in allenamento si era capito che non sapeva giocare. Vederlo tra i convocati è stato un autentico choc. Non so nemmeno se sapesse l'inglese, nessuno gli ha mai rivolto la parola”.
Ali Dia fa vedere a tutti che è tutto tranne che un individuo che possa calcare i campi della Premier League in abiti da calciatore.
Sbaglia ogni stop, passaggi, fa fatica a correre, non ha la benchè minima idea di dove debba posizionarsi sul campo.
Ogni minuto che passa fa aumentare l’imbarazzo della situazione.
La partita il Southampton la perde 2 a 0.
La dignità, Ali Dia, la perderà, invece, per sempre.
In campo, tra l’altro, rimane solo 53 minuti dato che Graeme Souness, rendendosi conto della fregatura che gli avevano rifilato, lo toglie facendo entrare Ken Monkou.
“Così va il mondo, mi sento raggirato” dichiarerà l’allenatore scozzese.
Dopo quell’incontro il contratto di Ali Dia viene rescisso.
I tifosi del Southampton, però, per non scordarsi mai questa meravigliosa storia, gli dedicano un coro: Ali Dia is a liar, is a liar!
Il calciatore, invece, dopo questa incredibile truffa, finisce a giocare in Non League con il Gateshead dove segnerà all'esordio(prima di essere rilasciato qualche giornata dopo. Del resto, altro che PSG, prima di infilarsi al Southampton aveva avuto provini senza successo con Port Vale, Gillingham e Bournemouth).
Da lì a poco smetterà proprio con il calcio ma nel cuore potrà portare, per sempre, quei 53 minuti da infiltrato in Premier League.
Oggi Dia è noto come il peggior calciatore che abbia calcato i campi della Premier League negli ultimi anni, spesso inserito nelle liste dei peggiori trasferimenti.
È al primo posto nella classifica dei 50 peggiori calciatori stilata dal Times, è inserito nella lista di 10 peggiori calciatori stilata dal Sun e risulta in quarta posizione nella lista dei 50 peggiori attaccanti secondo il Daily Mail.


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sabato 18 luglio 2015

La Storia Di Crowhurst: L'Inganno, La Follia e Il Suicidio (Golden Globe Race 1969)

La Golden Globe Race fu una gara molto ricca(a livello di premi in denaro) organizzata dal Sunday Times per la prima volta nel 1969.
In poche parole si trattava del giro del mondo in barca a vela in solitario (e senza scalo).
Infatti più di quarant’anni fa, mentre l’uomo stava andando sulla Luna, una delle poche grandi sfide rimaste da tentare sul nostro pianeta era la circumnavigazione a vela del globo, in solitario e senza scalo.
L’anno prima, 1967, Francis Chichester ricevette onori grandiosi quando completò il periplo e al rientro in patria venne insignito del titolo di Sir, Baronetto dell’Impero.
Fu così che venne istituito il Golden Globe ma soprattutto un premio di 5000 sterline, per colui che avesse compiuto il giro del mondo in solitario nel minor tempo possibile.
Questo Trofeo esiste ancora oggi ma ha cambiato nome: si chiama Vendée Globe.
Questa è la storia di Donald Crowhurst e della folle regata del 1969.


IL PERCORSO
Secondo gli organizzatori i velisti avrebbero passato tra i 9 mesi e l’anno, in mare aperto, soli e senza aiuti.
Il percorso quasi obbligato per via della direzione dei venti, prevedeva di percorrere l’Oceano Atlantico, verso sud dall’Inghilterra, superando il Capo di Buona Speranza presso Città del Capo, in Sudafrica, percorrere tutto l’Oceano Indiano verso l’Australia, oltrepassarla, proseguire lungo l’Oceano Pacifico meridionale, doppiando Capo Horn, punta meridionale fra Cile ed Argentina, e poi risalire l’Atlantico per far ritorno in Inghilterra.


I PARTECIPANTI
I partenti furono 9: John Ridgway, 29 anni, scozzese, capitano dell'esercito britannico.
Nigel Tetley, 45 anni, inglese d’adozione e capitano della Marina britannica.
Bernard Moitessier, 45 anni, navigatore francese.
Robin Knox-Johnston, 28 anni, capitano della Marina mercantile britannica ed esperto di vela.
Alex Carozzo, 36 anni, navigatore italiano, con all'attivo un attraversamento del Pacifico in solitario.
Chay Blyth, 27 anni, scozzese, ex sergente dell'esercito britannico, senza alcuna esperienza di vela (imparerà sul campo l’arte di navigare).
Bill King, 57 anni, irlandese, agricoltore ed ex comandante di sottomarini della Marina britannica.
Loic Fougeron, 42 anni, francese, manager di una ditta di motociclette a Casablanca.
Donald Crowhurst 36 anni, inglese, elettricista che decise di partecipare alla competizione per il premio in denaro messo a disposizione(a causa delle gravi difficoltà economiche in cui versa la sua famiglia e la sua azienda).
Indebitato fino al collo, dovette ipotecare la casa e persino la sua stessa barca che aveva costruito tramite i soldi di uno sponsor.


LA GARA
Dopo qualche settimana di navigazione, tutti si accorsero di quanto fosse difficile questa traversata.
Ridgway sbarcò dopo 6 settimane a Recife, in Brasile, a causa dell’inadeguatezza del mezzo, e si arrese per primo.
Blyth andò già in difficoltà poco dopo la partenza: durante le tempeste si rintanava nella sua cuccetta pregando e leggendo un manuale sulle navigazioni oceaniche.

"Era come trovarsi all'inferno e leggere le istruzioni per l'uso!". 

Nonostante la sua preparazione approssimativa fu comunque la barca a cedere prima di lui al largo del Sudafrica.
Carozzo fu il terzo in ordine di tempo a lasciare la regata, ma fu quello ad aver coperto meno miglia di tutti: al largo del Portogallo fu colpito da un malore e si ritirò approdando a Lisbona.
King disalberò al largo del Sud Africa e fu il quarto a lasciare la regata.
Fougeron abbandonò nei pressi dell’Isola di Sant’Elena, nell’atlantico meridionale, con la barca in avaria. Tetley riuscì a percorrere tutto il tragitto nonostante i problemi alla barca, e risalire l'Atlantico in vantaggio, dopo aver superato indenne i punti più pericolosi, ma sentì via radio le posizioni di Crowhurst che si avvicinava progressivamente (informazioni errate, date dallo stesso Crowhurst e riportate dai media) e decise di spingere al limite il suo Victress(trimarano di 12 m), già danneggiato dagli Oceani meridionali.
Naufragò così per via di una violenta tempesta il 21 maggio a sole 1000 miglia dall'arrivo vicino alle Azzorre, ottenendo però il primato della circumnavigazione del globo su un trimarano.
Tra parentesi, 3 anni dopo, mentre si apprestava a riprovare l'impresa verrà trovato impiccato nei pressi di Dover.
Bernard Moitessier invece prese una decisione sconvolgente: ad un certo punto della gara decise di girare la prua della sua barca, riprendere il sud e ripercorrere un altro mezzo giro del mondo per attraccare nelle isole del pacifico, abbandonando (temporaneamente) moglie e figli in Francia.


IL PIANO DIABOLICO DI CROWHURST
Donald Crowhurst, marinaio improvvisato, non portò mai a termine la regata: infatti il suo trimarano (imbarcazione veloce ma difficile da gestire) venne costruito da lui stesso in modo rocambolesco.
Alla prima uscita Crowhurst si ribaltò più volte in mare e la barca vibrava talmente tanto che i bulloni sembrava ballassero.
Ma Donald assicurò che avrebbe fatto dei miglioramenti in corso di navigazione.
Nella foga dei preparativi, dimenticò svariate parti di ricambio e delle provviste, e si lasciò spesso sfuggire che la barca non era affatto pronta.
In compenso portò con sè un registratore, una telecamera e l'immancabile diario di bordo.
Crowhurst sin dalla partenza ebbe diversi problemi nel gestire la barca e nel spiegare le vele.
Si mostrava sorridente vicino alla telecamera ma sul suo diario annotava i suoi veri pensieri: ovvero che avesse non più del 50% di sopravvivere alla traversata.
Accortosi subito dell'impossibilità di affrontare i tempestosi mari del sud con una barca varata in ritardo(fu anche l'ultimo partecipante ad unirsi alla gara, il 31 ottobre 1968) e già danneggiata, dopo aver inizialmente fornito via radio posizioni false con coordinate fasulle, interruppe ogni tipo di comunicazione con la terraferma dopo qualche settimana e fece rotta verso le coste del Brasile(era il febbraio del 1969).
Secondo i suoi piani, lì, avrebbe dovuto attendere l’arrivo degli altri concorrenti, con l’intenzione a quel punto di virare e riprendere rotta verso nord in mezzo al gruppo.
Insomma non lasciò mai l'Atlantico.
Nel frattempo teneva aggiornato un falso diario di bordo con improbabili dati di navigazione come un record di 243 miglia marine percorse in un giorno solo.
Cadde però vittima delle sue stesse menzogne: durante la lunga sosta nelle acque brasiliane (dopo qualche mese dalla partenza), la barca andò in avaria e necessitò di urgenti riparazioni.
Così fu costretto ad attraccare in Argentina per procurarsi i pezzi necessari a riprendere il mare.
Rendendosi conto che a quel punto qualcuno certamente avrebbe riferito di averlo visto a terra in Sud America(cioè ancora all'inizio quando gli altri invece erano già ad oltre metà percorso), cominciò a delirare; risalito in barca tentò un’ultima disperata mossa: ritornare a casa da “piazzato” (nelle ultime posizioni), in modo che i giudici non avrebbero prestato caso a riesaminare il percorso da lui tenuto (o non tenuto), e richiedere magari una ricompensa per il record di velocità della barca (le fasulle 243 miglia percorse in un giorno).
L'unico problema era riuscire a falsificare il diario di bordo affinchè fossero plausibili miglie e rotta.
Cominciò a gironzolare lungo le coste del Sud America, stando ben attendo a non farsi beccare dalla guardia costiera.
Il ritiro di Tetley però, mandò a monte anche questo piano, perché a questo punto sarebbe comunque giunto in Inghilterra con la vittoria in pugno (a quel punto della gara, per i motivi visti in precedenza, erano finiti tutti fuori gara eccetto Robin Knox-Johnston ch’era però in evidente ritardo).
Ad attenderlo ci sarebbero stati 100mila persone e la sua famiglia: tutti ad accoglierlo come trionfatore.
Il fatto è che, dopo aver riesaminato il suo percorso, i giudici si sarebbero accorti della truffa (ovvero che non si era mai mosso da lì).
Fu in quel momento che la sua mente già provata per il lungo tempo passato in mare vagando senza una meta precisa, collassò definitivamente.
Ormai era troppo tardi per completare realmente il percorso(e ciò lo avrebbe portato comunque a morte certa), dall'altro lato invece aspettando l'unico concorrente rimasto e tagliando il traguardo i giudici si sarebbero accorti che era un imbroglione e non un eroe.
Cominciò quindi a scrivere ed annotare su un diario personale tutti i suoi deliri, con frasi senza senso, citazioni filosofiche e calcoli numerici improbabili, finché i sensi di colpa che lo laceravano da dentro, gli soffocarono l’anima.
L'ultima trasmissione radio è datata 29 giugno 1969 (aveva ripreso le trasmissioni radio poche settimane prima, dopo averle sospese come detto a febbraio dello stesso anno).
La sua barca(Teignmouth Electro) fu ritrovata alla deriva il 10 luglio del 1969(nei pressi dell'isole delle Bermude), con dentro tutti i suoi diari, lui non verrà più ritrovato.
Colto da pazzia, probabilmente si suicidò, gettandosi in mare a causa anche delle menzogne raccontate.
Infatti sulla sua barca si lesse una nota con la decisione di suicidarsi datata 1 luglio 1969 come conclusione di un lungo saggio prosastico, vagamente ispirato alla Relatività di Einstein, scritto da Crowhurst nei suoi ultimi schizofrenici giorni di vita.

“Sono diventato un essere cosmico di seconda generazione”
Gli esseri cosmici giocano con i mortali.
Ogni umano è impegnato per tutta la vita in una partita a scacchi con il diavolo.
Non esiste il bene nè il male. Solo la verità.
E’ la fine della mia partita.
La verità è stata rivelata, e ora si compirà quello che la mia famiglia mi chiede di fare”

Dopo diverse vicissitudini, la Teignmouth Electron(l’imbarcazione di Donald), venne abbandonata sulla spiaggia di un’isola caraibica.
Come detto il suo corpo non verrà più ritrovato.
Robin Knox-Johnston, fu così l’unico concorrente (nonché il primo uomo) a completare il giro del mondo in barca a vela in solitario e senza scali.
Ci mise 313 giorni e donò le 5000 sterline del premio alla famiglia di Crowhurst.


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domenica 28 giugno 2015

Lo Scandalo Dei Match Truccati: City College (1950/51)

Nel 1950, il City College compì forse la più grande impresa nella storia del basket, vincendo vari titoli collegiali.
Un anno dopo il procuratore distrettuale Frank Hogan incriminò per "fixing" (match truccati) diversi giocatori da quattro college di New York, tra cui City College.
Le altre scuole incriminate di New York furono Manhattan College, New York University e Long Island University.
Lo scandalo si allargò a sette scuole e a 32 giocatori di tutto il paese.


FIXING MATCH
Il tutto iniziò il ​​17 gennaio 1951, quando Henry Poppe e Jack Byrnes ex di Manhattan college e tre fixers: Cornelious Kelleher e i fratelli Benjamin e Irving Schwartzberg, che erano bookmakers e criminali pregiudicati, furono accusati di corruzione e cospirazione per aver violato la sezione 382 del codice penale(il disegno di legge approvato dal legislatore di New York nel 1945, che stabilì come illegale il tentativo di corrompere un partecipante di un evento sportivo, amatoriale o professionale).
Poppe e Byrnes in realtà "aveva fatto affari" con Kelleher nella stagione 1949-50 ed avevano ricevuto 50 dollari a settimana durante la prima parte di stagione di quell'anno, più 3.000 dollari per assicurarsi la sconfitta di 1 punto di Manhattan contro Siene, Santa Clara e Bradley al Madison Square Garden.
Gli stessi avrebbero ricevuto un supplemento di 2.000 dollari ciascuno per perdere di oltre 1 punto nei match contro San Francesco College Of Brooklyn e New York University.
Kellogg rifiutò un'offerta di 1.000 dollari dal suo ex compagno di squadra, Hank Poppe.
Poppe chiese a Kellogg di ripensarci e suggerì un incontro tre giorni dopo, tuttavia il 14 gennaio Kellogg prontamente segnalò l'offerta ricevuta da Poppe al suo allenatore Ken Norton, che informò il fratello Bonventure Thomas, presidente di Manhattan College, che appoggiò l'idea di andare alla polizia.
La polizia incaricò Kellogg di accettare l'offerta di Poppe per vedere l'evoluzione dei fatti.
L'incontrò avvenne in un parcheggio a Manhattan, i due poi si spostarono in un bar vicino al campus a Broadway 242 Street.
Kellogg accettò l'offerta e chiese a Poppe cosa avrebbe dovuto fare.
Venne istruito riguardo i vari errori che avrebbe dovuto commettere (ed ammonito di non commettere errori troppo plateali).
Poppe a bordo campo, prima della partita, disse a Kellogg che Manhattan era stata data favorita di 10 punti, lui doveva fare in modo che vincessero con un'handicap inferiore.
Manhattan vinse di tre, 62-59, come voluto da Kellogg.
L'incontro tra Kellogg e Poppe sarebbe dovuto essere al bar di Gilhooley sulla 8th Avenue vicino al giardino, dove Poppe avrebbe dovuto saldare il suo "debito".
Poppe, sorvegliato dalla polizia, non si presentò ma venne arrestato nella sua casa del Queens alle 3 del mattino.
Fu comunque cooperativo e collaborò con le forze dell'ordine, invece Byrnes(altro suo complice) venne arrestato due ore dopo.
Venne incolpato anche l'arbitro Sol Levy, complice dell'ex giocatore Eddie Gard, fu sospeso per aver indirizzato sei partite NBA nel 1950.


LO SCANDALO SI ALLARGA
Il vero putiferio scoppiò il 18 febbraio 1951 quando i giocatori Ed Warner, Ed Romani e Al Roth furono arrestati con l'accusa di corruzione a Penn Station(New York), dopo il ritorno da Philadelphia, dove batterono Temple City 95-71.
Alla fine, il procuratore distrettuale Frank Hogan arrestò 32 giocatori provenienti da sette scuole che "aggiustarono" 86 partite tra il 1947 e il 1950.
Due giorni dopo (20 febbraio), Sherman White , LeRoy Smith e Adolph Bigos di LIU furono arrestati per aver accettato tangenti.
Il giorno precedente, White era stato nominato "Giocatore dell'Anno" da The Sporting News.
Anche Norman Mager, Irwin Dambrot e Herbert Cohen furono implicati nella faccenda.
La partita LIU-Cincinnati prevista per il ​​22 febbraio presso il Garden venne annullata ma il match CCNY-Lafayette venne comunque giocato con NY vincente 67-48.
Floyd Layne, che segnò 19 punti contro Lafayette, venne arrestato il 27 febbraio.
Un mese dopo (26 marzo), vennero arrestati gli ultimi giocatori rimasti di City College: Irwin Dambrot, Norman Mager e Herb Cohen.
Il 30 marzo, l'ex giocatore di LIU Louis Lipman venne arrestato per violazione del codice penale.
Eli Klukofsky, alias Eli Kaye, venne incolpato il 28 aprile per aver corrotto i giocatori di City College nella stagione 1949-1950.
Hogan arrestò Klukofsky il 20 luglio (oltre ai giocatori di City College, riuscì a corrompere anche quelli di Toledo Università: Bill Waller, Carlo Muzi, Bob McDonald e Jack Freeman per match di 2 e 3 anni prima).
Due giorni più tardi, Jackie Goldsmith, ex stella LIU, venne anche egli arrestato.
Goldsmith ha avuto un ruolo attivo nel truccare le partite di LIU nelle stagioni che precedono la stagione 1950/51 ed è stato anche coinvolto con la Manhattan College nei match fixed che coinvolgevano Byrnes e Poppe nello stesso periodo.
Il 24 luglio 1951, i giocatori Gene Melchiorre, Bill Mann, Bud Grover, Aaron Preece e Jim Kelly ammisero di aver preso tangenti contro Oregon State a Chicago.
Nei primi di ottobre, Melchiorre, Mann e Chianakos vennero dichiarati colpevoli e ricevettero 3 anni di carcere (Melchiorre era stato scelto anche nel draft NBA, ovviamente fu impossibilitato perchè ricevette una squalifica a vita).
Il 20 ottobre Hogan arrestò a Kentucky i cestisti Ralph Barba, Alex Groza e Dale Barnstable per aver accettato 500 dollari di tangenti contro Loyola in un match giocato al Madison Square Garden nel 1949.
Il giudice Streit li rilasciò con la condizionale rimettendoli in libertà vigilata a tempo indeterminato ma gli venne impedito di partecipare a competizioni sportive per 3 anni.
Anche il commissario NBA Maurice Podoloff sospese il trio.
Sicuramente questo fu uno dei più grandi scandali di match truccati che coinvolse la pallacanestro collegiale.


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