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lunedì 13 ottobre 2014

Le Regole Del Football Americano (NFL)

Il Football Americano è l'evento più seguito al mondo con oltre 60mila spettatori di media a partita.
Simile al Rugby come valore di punti ma abbastanza diverso nello svolgersi delle azioni di gioco nonchè delle penalità.
Il campo di Football è lungo 110 metri (360 feet) e largo 48 (160 feet).
E’ attraversato da linee bianche verticali che delimitano le yards: i numeri corrispondono al numero (10 yards, 20 yards, 30 yards) a metà campo c’è il segno 50 e a destra e sinistra della metà campo in ordine decrescente vengono segnate le yards fino al 10.
Dopo l’ultima riga bianca (delle “0” yards) c’è un altro pezzetto di campo di 9 metri (10 yards) che rappresenta la End Zone, cioè la zona dove si segnano i Touchdown(sotto certi versi la "meta" del Rugby).
Altri 1,8 metri dietro questa zona troviamo la linea con al centro i pali per i field goal(calci piazzati).


LE SQUADRE
Sul campo da gioco vanno 11 giocatori per squadra: dopo il classico lancio della monetina per decidere chi inizia le ostilità, si presentano in campo le squadre speciali (special team) cioè 11 giocatori che intervengono soltanto in questa e altre 3 circostanze.
Questa è la differenza principale dagli sport quali il Calcio o il Rugby, in quanto nel Football essendo le sostituzioni libere ad ogni azione possono essere cambiate le formazioni.


TEMPO DI GIOCO
La partita è suddivisa in 4 tempi di 15 minuti ciascuno.
Il tempo è effettivo, cioè il cronometro viene fermato quando la palla esce fuori oppure in tutte le situazioni in cui si segnano punti.
Se alla fine dei tempi regolamentari le squadre sono in parità si giocheranno 2 tempi supplementari di 15 minuti con la regola della Sudden Death cioè chi segna prima vince (con il field goal, touchdown ecc).


REGOLE
La squadra che difende calcia il pallone situato sulla linea delle 30 yards proprie, cercando di mandarlo il più lontano possibile per impedire il ritorno a tutta velocità degli avversari.
La squadra che attacca a sua volta ha a disposizione due alternative: se il pallone arriva nelle proprie 20 yards il giocatore preposto alla ricezione della palla (kick returner) può rinunciare a correre segnalandolo all’arbitro con il braccio alzato e un ginocchio a terra nel punto della ricezione, oppure può correre con la palla per portarla quanto più avanti possibile.
Tutto ciò avviene mentre i suoi compagni cercano di proteggerlo dall’arrivo degli avversari che tentano di buttarlo giù.
Nel momento in cui viene fermato, facendogli toccare almeno un ginocchio a terra il gioco si ferma e ripartirà dal punto in cui è stata fermata la palla.
Una volta finita questa situazione iniziale entrano in campo l’attacco della squadra che ha ricevuto la palla e la difesa avversaria.
Nel Football ogni qual volta il gioco si ferma, perché l’attacco è stato bloccato (sempre secondo la regola che il giocatore ha toccato il terreno) oppure la palla esce fuori dal campo di gioco, le squadre vengono riorganizzate e riparte una nuova azione.
L’attacco deve avanzare il più possibile verso la end zone avversaria e per farlo ha a disposizione 4 tentativi per percorrere un totale di 10 yards.
Il pallone può essere lanciato oppure portato avanti con una corsa, ma una volta essa iniziata o quando si è ricevuto il pallone lanciato, come nel Rugby, non si ha la possibilità di passarlo in avanti, è ammesso soltanto il passaggio laterale o indietro ad un compagno.
Così in 4 tentativi l’attacco deve totalizzare almeno 10 yards.
Se ci riesce prima dei 4 tentativi ne ha disposizione altri 4 sempre per percorrere 10 yards; se invece non riesce a farle in 3 tentativi, può bypassare l’ultimo e allontanare il pallone con il piede (Punt) nella metà campo avversaria il più lontano possibile per impedire il ritorno.
Questo avviene perché se con il quarto tentativo l’attacco non riesce a completare le 10 yards avrà perso il possesso e la squadra avversaria si troverà con il proprio attacco a giocare nel punto in cui si è interrotto il gioco.
Una volta che l’attacco si trova in prossimità della end zone avversaria può tentare 2 soluzioni: se è al 4 tentativo e ha una distanza relativamente vicina ai pali del field goal(sino a 57 yards, oltre comincia a diventare una distanza proibitiva), può tentare di calciare il pallone entro i 2 pali ottenendo così 3 punti, oppure può cercare di arrivare con uno suo giocatore in possesso di palla all’interno della end zone segnando così un touchdown che vale 6 punti.
Se il tentativo va a buon fine si ha a disposizione un’ulteriore possibilità per segnare 1 o 2 punti addizionali.
Un punto se si effettua un field goal ravvicinato e il pallone va in mezzo ai pali oppure se si ripete un touchdown(a pochi yards dall'end zone), attraverso un gioco d’attacco, che in questo caso vale però 2 punti(ma è ovviamente più difficile da realizzare).
Si può poi presentare una particolare situazione in cui l’attacco a ridosso della propria end zone viene fermato dalla difesa avversaria; cioè il giocatore dell’attacco in possesso di palla viene fermato nella propria end zone. In questo caso alla difesa andranno 2 punti (Safety) e in seguito avrà a disposizione il possesso del pallone dopo che sarà stato calciato dall’altra squadra, proprio come nel punt.
Una volta finito il suo compito l’attacco lascia il campo a favore della propria squadra speciale, che provvederà a calciare il pallone e ripartire proprio come fosse l’inizio di un’altra gara.



PERDITA DEL PALLONE
Durante le fasi si gioco possono presentarsi altre 2 situazioni per le quali l’attacco perde il possesso della palla.
Se durante il lancio del pallone questo viene intercettato dalla difesa avversaria, questa cerca di portarlo il più vicino possibile alla end zone e una volta fermata, scenderà in campo il relativo attacco pronto a segnare un touchdown.
Se, invece, durante una corsa o una volta ricevuta la palla il giocatore perde il possesso prima di cadere a terra (Fumble) e la palla finisce nelle mani avversarie sarà di nuovo l’attacco avversario a tentare di segnare.



LINEA DI SCRIMMAGE
Quando inizia un’azione, le 2 squadre (attacco e difesa) sono schierate una di fronte all’altra separate da un metro circa, con i giocatori pronti a “fronteggiare” gli avversari.
La palla è posta a terra da un giocatore dell’attacco che è chiamato centro e che la tiene nelle due mani pronto a “lanciarla” dietro ad un suo compagno chiamato Quarterback.
La linea immaginaria che attraversa la palla e percorre tutto il campo (immaginaria in quanto non è segnata sul campo) viene chiamata Linea Di Scrimmage ed è importantissima nello svolgimento del gioco. All’inizio dell’azione i componenti delle 2 squadre sono immobili dietro tale linea (ovviamente ognuno nella propria metà campo) e devono evitare movimenti, prima che il pallone venga messo in gioco.
Ciò si verifica quando il centro lancia dietro, sotto le proprie gambe, la palla al proprio Quarterback; questo movimento viene chiamato Snap ed è soltanto in questa occasione che la palla viene messa in gioco e i giocatori possono iniziare le ostilità.


FALLI E FLAG
I falli commessi sul campo di gioco vengono fischiati dall’arbitro, che è colui che controlla la gara, dà il segnale del fallo commesso ed è l’autorità finale nell’interpretazione dei falli. Nel Football però non esiste soltanto questo tipo di arbitro, in quanto egli è coadiuvato nel suo lavoro da altri 6 arbitri con compiti specifici.
Il punto in comune di tutti e 7 gli arbitri è che ognuno di loro può chiamare il fallo di sua competenza semplicemente gettando a terra un fazzoletto giallo (Flag) nel punto in cui è avvenuto.
I falli nel Football sono davvero numerosi e disparati, ma è possibile classificarli in base alla perdita di yards combinate. In questo sport quando è ravvisato un fallo dall’arbitro, questi assegna alla squadra che lo ha commesso una penalità consistente nella perdita di svariate yards (a partire dal punto in cui è iniziata l’azione e a seconda della gravità), cioè nell’indietreggiare il punto in cui l’azione dovrà iniziare (in modo che le yards da guadagnare siano maggiori: la penalità si somma a quelle che già devono essere guadagnate) e spesso questo si accompagna alla perdita di un tentativo (down) per raggiungere le 10 yards canoniche (come se quella azione non fosse mai stata giocata) che così saranno aumentate (alle yards rimanenti va aggiunta la penalità).
Se ad esempio mi mancano 8 yards per completare il Down ed avere altri 4 tentativi, se commetto una penalità da 10 yards, il territorio da coprire per chiudere il Down sarà di 18(ovvero le 8 che mi mancavano + le 10 di penalità).


TIPI DI FALLI
5 yards:
False Start : movimento anticipato dell’attacco
Encroachment : contatto tra giocatori avversari prima dello snap
Offside : è uguale al false start solo è chiamato alla difesa.

10 yards:
Holding, Illegal Use Of Hands, Arms Or Body By Offense: L’holding è la trattenuta irregolare per impedire all’avversario di correre o raggiungere la palla. L’uso illegale delle mani o altre parti del corpo consiste nel trarre vantaggio ostacolando la difesa avversaria. Come potrebbe fare l’attaccante che durante la corsa allontana l’avversario usando le mani in modo scorretto.
Offensive Pass Interference: questo fallo si ha quando il ricevitore dell’attacco prima di ricevere la palla, viene in contatto con il difensore avversario ostacolandolo nella propria legittima azione di disturbo. Infatti, dopo lo snap il ricevitore e il difensore avversario non possono venire a contatto prima che la palla venga ricevuta dall’attaccante.

15 yards:
Striking Opponent With Fist, Kick : Colpire l’avversario con un pugno, calcio.
Malicious Unnecessary Roughness : Violenza non necessaria e intenzionale.

Altri falli:
Automatic First Down: Sono a favore dell’attacco per ogni fallo imputato alla difesa avversaria ad eccezione di quelli che prevedono le 5 yards di penalità.

5 yards e perdita di down:
Per i passaggi effettuati oltre la linea di scrimmage.

10 yards e perdita di down:
Intentional Grounding: Quando il quarterback sotto pressione avversaria e senza copertura da parte dei propri compagni di reparto lancia intenzionalmente il pallone fuori dal campo per evitare una eccessiva perdita di yards, nel caso gli avversari riuscissero a bloccarlo con il pallone in suo possesso (Sack).


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martedì 7 ottobre 2014

La Storia Di Lee Bowyer: Risse In Campo e Fuori

Lee Bowyer è nato a Londra il 3 Gennaio 1977.
Inizia nelle giovanili del Charlton, poi passa al Leeds, dove si ha indubbiamente il picco della sua carriera con apparizioni anche in Coppa Campioni.
Perfetto esempio del centrocampista inglese duro ed incazzoso di inizio anni ’90 che ha seguito le orme dei vari Dennis Wise, Joey Barton, Vinnie Jones e “Gazza” Gascoigne.


MALEFATTE E RISSE
A diciotto anni, quando giocava nelle giovanili del Charlton, fu squalificato per essere risultato positivo alla cannabis.
Venne momentaneamente allontanato dalla squadra.
Il suo trasferimento al Leeds fu, ai tempi, il trasferimento più costoso della storia del calcio inglese ma appena arrivato fu subito messo fuori rosa.
Lee era in un McDonald’s insieme a due amici.
Volevano mangiare un panino ma a quell’ora servivano soltanto le colazioni.
Non la presero benissimo, decidendo di sfasciare tutto il McDonald’s e picchiando due gestori del locale.
Inoltre l’impiegata dichiarò che prima dello sclero, Bowyer le disse che non voleva essere servito da una Pakistana.
Lasciò la fidanzata di origine indiana quando sua madre gli disse che c’era la seria possibilità che il loro figlio sarebbe potuto nascere con la pelle scura.
Dopo averlo reintegrato in rosa, riuscirono a tranquillizzarlo fino a gennaio 2000 quando insieme ai compagni di squadra Jonathan Woodgate, Michael Duberry e ad alcuni amici si ritrovarono nel mezzo ad una rissa fuori da un locale con tre studenti pakistani (sì, aveva uno scarso feeling con i pakistani). Due riuscirono a scappare, il terzo restò a terra con fratture al naso, ad una gamba ed agli zigomi.
Bowyer e i suoi amici furono processati.
Fu un processo lunghissimo che coincise con il momento migliore della carriera del centrocampista londinese.
Un anno dopo arrivò il verdetto: Woodgate fu accusato e condannato a 100 ore di lavori sociali, uno degli amici si prese sei anni, Duberry, Bowyer e gli altri furono assolti.
In Inghilterra scoppiò lo scandalo.
Il Leeds multò il suo giocatore decurtandogli una mensilità dallo stipendio.
Multa che, logicamente, Bowyer, si rifiutò di pagare.
Fu messo fuori squadra.
Bowyer venne etichettato come “Ubriacone, drogato, violento, razzista, codardo, impenitente, bugiardo, odioso" venne ovviamente messo sul mercato.
Fu costretto a pagare per poter tornare a giocare.
La F.A. proibì a Sven Goran Eriksson di convocare entrambi i giocatori per il Mondiale 2002 anche se i maligni sostengono tutt’ora che il vero motivo dell’esclusione di Bowyer fu il prendere troppo in giro David Beckham che in quegli anni aveva più potere di Tony Blair.
Fu squalificato dall’Uefa per sei giornate per aver passeggiato sulla testa di un avversario durante la partita di Coppa Uefa Leeds-Malaga.
Quando fu acquistato dal West Ham, sua squadra del cuore da sempre, alcuni tifosi degli Hammers si incatenarono ai cancelli di Upton Park in segno di protesta.
Nel 2005 infine, quando militava nel Newcastle, scambiò l’erba del St.James’ Park per un ring ed iniziò a boxare contro Kieron Dyer, suo compagno di squadra, reo di non avergli passato il pallone.
I due furono entrambi espulsi e squalificati per tre giornate.
Inoltre risarcì Dyer di mille sterline.


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mercoledì 1 ottobre 2014

Britannia Stadium: Lo Stadio Più Rumoroso D'Inghilterra (2009)

Dal 1878 al 1997, il Victoria Ground fu la casa dello Stoke City.
Precisamente nel 1996 iniziarono ufficialmente i lavori che portarono lo Stoke nella sua nuova ed attuale casa, il Britannia Stadium.
La prima idea di trasferimento nacque tuttavia in precedenza, già durante la stagione 1994/95 quando il consiglio cittadino iniziò a pensare a chi destinare il 360 acri di terra abbandonata nella zona sud della città.
Furono interpellati entrambi i club cittadini, con il Port Vale che da subito disse di no allo spostamento perchè il terreno era troppo lontano dal suo bacino di tifo e perchè sin troppo vicino al Victoria Ground, mentre lo Stoke portò avanti le trattative nell’ombra.
Nell’agosto del 1997 l’impianto fu completato e fu scelto il nome di Britannia Stadium, un nome che riporta alla memoria il Victoria Ground, ma che in realtà è il frutto di una sponsorizzazione con la Britannia Building Society (tra le maggiori finanziatrici del progetto).
Vi furono anche delle contestazioni, perchè molti avrebbero preferito intitolare lo stadio a Sir Stanley Matthews.
Sono 4 le stand, ma disposte in maniera particolare: la Boothen Stand e la East Stand unite a formare un’unica stand a forma di L che occupa un End ed un lato lungo.
Le altre due stand separate e collegate tra loro da un corner.
Restano aperti gli altri due angoli dello stadio, per una capacità totale di 27.740 spettatori (potenzialmente maggiore, ma ridotta per motivi di sicurezza).


INAUGURAZIONE NEL 1997
La prima partita fu giocata contro il Rochdale in League Cup, con poco più di 15 mila spettatori presenti e l’agibilità arrivata solamente 5 ore prima della gara.
L’inaugurazione ufficiale invece avvenne pochi giorni dopo, il 30 agosto 1997 contro lo Swindon Town.
24 mila persone circa accorsero allo stadio, con notevoli problemi di viabilità e di caos nelle zone antistanti.
Testimonial fu proprio Sir Stanley Matthews che, dopo la sua morte avvenuta nel 2000, fu cremato e le sue ceneri sparse nel centro del terreno di gioco.
Inizialmente la proprietà dell’impianto non era del club, ma del consiglio cittadino e di una società cittadina: con il decennale però lo Stoke ha riscattato lo stadio che adesso è di sua totale proprietà. Non è stato facile per i supporters accettare il Brit come nuova casa, soprattutto dopo la prima stagione conclusasi con la retrocessione, ma il tempo e la pronta risalita verso le zone nobili del calcio inglese del club, hanno portato i tifosi ad accettare ed amare questo nuovo impianto, anche se il Victoria Ground resterà sempre nei cuori dei vecchi tifosi Potters.


STADIO PIU' RUMOROSO NEL 2009
Ufficialmente il Britannia Stadium è conosciuto come lo stadio più rumoroso d’Inghilterra grazie ad un’indagine condotta dalla BBC con tanto di registratore di suoni, con un picco di ben 122 decibel durante un match.
Questo fa capire come l’atmosfera all’interno sia fantastica, con i fans dello Stoke sempre presenti in gran numero e sempre pronti a cantare e supportare la squadra.
Non è una fama recente, già dai tempi del Victoria Ground la grande vocalità era una dote ben riconosciuta a questi fans e resta un pochino d’amarezza nel constatare come il nuovo stadio avrebbe potuto essere un posto ancor più unico se solo fosse stato fatto sulla falsariga del vecchio, a realizzare un catino bollente per intimorire ancor di più le squadre avversarie.
Fino al 2003 era ancora attiva una hoolingan firm, nonostante il club abbia fatto un grandissimo lavoro per fare piazza pulita delle mele marce.
Secondo l'ultima indagine(2011) lo Stoke ha chiuso al quinto posto con la media di 83 decibel, preceduti da Everton, Aston Villa, Manchester Utd e Liverpool(97 decibel).



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martedì 30 settembre 2014

La Storia Dello Yankee Stadium e Del Bronx


Lo Yankee Stadium era il Ballpark per eccellenza, il più conosciuto nel mondo, abbandonato nel 2008 dopo 85 anni di storia. Si tratta della casa dei New York Yankees, eletta nel 1999 “la squadra del secolo”. Maestoso e suggestivo, lo Yankee Stadium. Gonfio di storia e di prestigio. L’arena dei record, palcoscenico delle stelle. Ad accrescerne il mito anche il fatto che lo stadio fosse situato nel Bronx.
Lo Yankee Stadium è stato per 85 anni la casa dei bombardieri del Bronx.
Indimenticati idoli delle folle come Babe Ruth, Lou Gehrig, Joe Di Maggio, Yogi Berra, Bill Dickey, Mickey Mantle, Roger Maris, Whitey Ford, Phil Rizzuto, sino ad arrivare a leggende recenti.
A questa mitica Arena ha lasciato il posto, sempre lì nel Bronx, ad un nuovo modernissimo complesso sportivo.


BRONX
Lo Yankee Stadium è situato nel Bronx grande quartiere popolare (1 milione e 500mila abitanti) nella estremità nord di New York City, all’incrocio tra la 161st Street e River Avenue. La zona viene suddivisa in South Bronx e North Bronx.
Queste zone sono inoltre, a loro volta, suddivise nei quartieri di Highbridge, Mount Eden, Morris Heights, Hunts Point, Morrisania, East Tremont, Soundview e West Farms.
Nonostante la sua fama di luogo malfamato, il Bronx vanta molte attrattive e luoghi d'interesse: tra cui parchi, un giardino botanico ed un vastissimo zoo. La criminalità è più che altro concentrata nella zona Sud. Infatti a causa dell'improvviso incremento demografico ed urbanistico, unito ad una diffusa povertà, il quartiere divenne una delle aree più violente e degradate di New York a cavallo tra gli anni '60 e '70 del XX secolo, tanto da far divenire il toponimo generico "Bronx" (che identifica l'intero borough) come sinonimo di quartiere pericoloso e degradato per antonomasia.
Tuttavia, un rinnovamento urbano ed una parziale ripresa dell'area ad inizio anni '80, in cui si sono anche sviluppati i fenomeni artistici del graffitismo, dell'hip hop e della breakdance, hanno migliorato la situazione del quartiere che rimane comunque una delle aree a maggior densità criminale dell'area urbana newyorkese. Secondo stime del 2013, la circoscrizione 41 detiene il record cittadino con 26 crimini per ogni mille abitanti. I tipi di reati contemplati sono: omicidio, stupro, furto, furto con scasso, aggressione e rapina.
Come detto, sebbene il Bronx rimanga una delle zone con il tasso di disoccupazione più alto di New York, la differenza rispetto agli altri quartieri si è via via ridotta negli anni. Molte zone sono state “bonificate”. I reati sono diminuiti molto, e negli anni sono sorti anche nel Bronx alcuni complessi residenziali tipici dei suburbs.


STORIA DELLO YANKEE STADIUM
Lo Yankee Stadium ha ospitato 6581 partite di regular season dei New York Yankees dal 1923 al 2008.
E’ un’arena con una capacità di 57.545 posti. Lo stadio è famoso per la sua forma caratteristica a diamante ossia a ventaglio. In passato lo Yankee Stadium è stata la casa anche dei New York Giants di football, nonché teatro di una ventina fra i più celebri combattimenti di boxe di tutti i tempi.
Per sottolineare l'importanza della squadra che ha ospitato, basta dire che gli Yankees hanno vinto più World Series di tutti. Lo Yankee Stadium si porta dietro anche un nickname: The House That Ruth Built (La Casa che Ruth ha costruito).
La primissima partita giocata allo Yankee Stadium porta la data del 18 aprile 1923: nel giorno della storica inaugurazione gli Yankees sconfissero i Boston Red Sox per 4-1.
Babe Ruth mise la sua firma sul primo fuoricampo nella storia dello Yankee Stadium (un homer da 3 punti). Bob Meusel realizzò il primo doppio e Norm McMillan il primo triplo. Wally Pipp fece il primo put-out. Bob Shawkey confezionò il primo strikeout, e vinse la partita con un “complete game”.
Gli Yankees vinsero la loro prima World Series nella stagione inaugurale dello Yankee Stadium (1923).
Lo stadio in origine conteneva 58 mila posti. Ma il giorno della prima partita c’erano 74.217 spettatori, e si calcola che altre 25 mila persone siano state rimandate indietro. Durante gli anni venti e gli anni trenta la popolarità degli Yankees era tale che folle in eccesso, da circa 80 mila persone, non erano inusuali. Lo Yankee Stadium dovette la sua creazione in larga misura a Babe Ruth.
E il suo disegno accontentò il mitico bomber mancino permettendogli di battere molti fuoricampo. Inizialmente il muro era a 295 piedi (90 metri) dal piatto di casabase lungo la linea del campo destro e 350 piedi (110 metri) presso la fine del campo nella zona destra. Il campo era decisamente più lungo (490 feet, cioè 150 metri) nella parte più profonda al centro, soprannominata Death Valley (La valle della morte). Le tribune scoperte che si trovavano nel settore di destra vennero appropriatamente denominate “Ruthville”. Fino alla stagione 2007 gli Yankees hanno ospitato, allo Yankee Stadium di New York, 37 World Series. Molto più che in qualsiasi altro stadio di baseball.
Inoltre, il prestigioso impianto sportivo nel Bronx ha ospitato per 4 volte la All Star Game della MLB: nel 1939, nel 1960, nel 1977 e nel 2007. La demolizione è avvenuta tra 2009 e 2010.



NUOVO BALLPARK
Nel 2007 è iniziata la costruzione della nuova struttura sorta in prossimità della vecchia, nel sito appartenente al Dam Park Macombs. Il nuovo Stadio ospita più di 52mila posti a sedere.
A disposizione dei fruitori dello stadio c’è un numero consistente di parcheggi multipiano, inoltre presso l’enorme centro commerciale (circa 90mila metri quadrati di superficie) annesso alla struttura sportiva è possibile trovare negozi e servizi di ogni tipo: dalla ristorazione ai centri benessere, dalle piscine ai negozi dove fare shopping, al cinema.
L’incredibile complesso del nuovo Yankee Stadium è costato la bellezza di 1,5 miliardi di dollari, costituendo un primato da questo punto di vista, eguagliato solo dallo stadio di Wembley.
stadio yankee Dal punto di vista della struttura architettonica, lo stadio degli Yankees ripropone le linee stilistiche di quello passato. La volontà, infatti, era quella di non dimenticare, ma di celebrare la storia di questa grande e famosa squadra di baseball.




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domenica 28 settembre 2014

La Storia Di Duncan Ferguson: Risse, Espulsioni, Carcere

Duncan Ferguson, nato a Stirling nel 1971, venne soprannominato Duncan Disordely o Big Dunc.
La sua carriera inizia in Scozia tra le file prima del Dundee Utd e poi dei Rangers, dove gioca poco più che una manciata di partite.
La svolta però è in Inghilterra, dove con l'Everton segna 61 reti in 229 presenze e vince anche una FA Cup nel 1995 (giocherà anche i preliminari di Champions League nel 2005).
La primissima partita da titolare per Duncan è il derby della Merseyside contro gli acerrimi rivali cittadini del Liverpool.
Il sabato sera, meno di 48 prima del derby previsto per il "Monday Night", Duncan decide di farsi un giro per la città, passando da un pub all'altro.
Il tasso alcolico di Duncan arriva ben presto a livelli difficili da gestire. Ferguson entra con la sua auto in una stazione degli autobus assolutamente interdetta alle altre vetture.
Viene notato da una volante della polizia che lo ferma e lo porta in caserma per il tasso alcolico ben oltre la soglia prevista. Diversi poliziotti tifosi dell’Everton alla stazione di polizia di St. Anne Street lo riconoscono. Iniziano a passargli bevande zuccherate e acqua in grandi quantità.
Duncan butta giù tutto e quando arriva la prova del test il suo limite è sopra di solo 15 milligrammi. Dopo qualche ora passata alla stazione di polizia, Duncan verrà rilasciato senza altri procedimenti alle 6 del mattino. Ferguson stesso ammetterà di aver bevuto non meno di 5 bottiglie di vino rosso nelle 24 ore precedenti. Fatto sta che per il egli riesce ad evitare l’arresto per guida in stato di ebbrezza.
L'esordio non è dei migliori, anche perchè aveva ancora strascichi della sbornia nel giorno precedente, tant'è vero che Joe Royle, l’allenatore dell'Everton, è tentato di toglierlo alla fine del primo tempo. Poi cambia idea. Ad inizio ripresa Neil Ruddock, il roccioso difensore dei Reds, entra in maniera brutale da dietro su Ferguson.
"Da quel momento è come se Dunc fosse stato arruolato in una guerra", dirà Joe Royle a fine partita.
Diventa una furia scatenata e segna un gran goal di testa, diventando subito l'idolo di Goodison Park.
Un’altra cosa che Duncan Ferguson non sopportava era di vedere "duri" andarsene in giro ad intimidire e a picchiare i compagni di squadra.
Contro il Charlton, il difensore islandese Hreidarsson si era reso protagonista di diversi interventi ai limiti del codice penale nei confronti dei giocatori Toffees.
Ferguson stava in panchina quel giorno.
A meno di 20 minuti dal termine Moyes, manda in campo Ferguson.
"Adesso vediamo quanto sei duro", sono le prime parole di Ferguson al giocatore islandese.
Dopo circa 10 minuti, durante un duello aereo, Hreidarsson viene colpito al volto da Ferguson che non attende neppure di vedere il cartellino rosso e si incammina verso gli spogliatoi.
Nella breve esperienza a Newcastle nel 1999 riesce a giocare anche in Coppa UEFA.
Il passaggio al Newcastle fu controverso perchè venne venduto segretamente dall'allora presidente dell'Everton Peter Johnson, all'insaputa anche del manager Walter Smith.
Ferguson scrisse una lunga lettera d'addio ai fans dei Toffees, affermando che non li avrebbe mai dimenticati (il passaggio si concretizza per 8 milioni di sterline).
Kieron Dyer, l’ex nazionale inglese e compagno di squadra di Ferguson al Newcastle, racconta che durante un allenamento Ferguson più volte si era lamentato verso il compagno di squadra Alessandro Pistone, reo di non servirlo a dovere. All’ennesima lamentela, Pistone decide di rispondere "Fuck off Dunc!". Ferguson rimane immobile per diversi secondi, fissando negli occhi il difensore italiano.
Al rientro negli spogliatoi Ferguson va verso Pistone, "Vieni fuori che dobbiamo risolvere il nostro problema" gli dice Ferguson. Negli occhi di Pistone c’è il panico.
"Non farmelo ripetere" urla Ferguson "o ti porto fuori da qui a calci nel culo".
In quel preciso momento Pistone disperato inizia a piangere, tremando come una foglia.
Ferguson è decisamente spiazzato, ma non perde l’occasione di mettere in chiaro le cose.
"Te lo dico ora e non te lo dirò mai più. Mandami un’altra volta affanculo e io ti apro la testa in due".
Dopo Newcastle, Dunc torna all'Everton e si ritira nel 2006, entrando a ferri corti con l'allora manager David Moyes (Ferguson non gli strinse la mano quando si ritirò).
Rimane il giocatore scozzese ad aver segnato più gol in Premier League (69).
Giocatore rude e fortissimo fisicamente (1.93 m per 88 kg), grande colpitore di testa ma anche rissaiolo da strada, viste le tante malefatte in carriera.


RISSE, TESTATE, CARTELLINI ROSSI E CARCERE
In carriera collezionò ben 9 cartellini rossi (di cui 8 in Premier League, a pari merito con Dunne e Vieira).
Non tantissimo pensando ad esempio a Roy Keane o Vinnie Jones però gli episodi di cui si macchiò (in campo e fuori) furono da codice penale o quasi.
A 23 anni finisce dietro le sbarre per aver colpito John McStay con una testata volontaria durante Rangers-Raith Rovers giocata il 16 aprile 1994.
La sentenza aprì un nuovo capitolo nei rapporti calcio-giustizia: Ferguson fu il primo giocatore britannico a finire in carcere per un'azione avvenuta in campo.
L'arbitro Kenneth Clark non si era accorto di nulla e Ferguson non era stato espulso.
Venne smascherato da un filmato in tv, visto tra gli altri dal procuratore generale scozzese che aprì un procedimento legale contro di lui.
Ricevette ben 12 giornate di squalifica e 3 mesi di carcere.
Adirato con la nazione e la federazione per la decisione, decise di abbandonare la Scozia e la nazionale scozzese, nonostante più volte i selezionatori avrebbero voluto convocarlo.
Ferguson prima del carcere (nel 1995) per ben tre volte era stato giudicato in tribunale per aggressioni, avvenute pero' fuori del campo.
Risse contro un poliziotto, un tifoso con le stampelle e un pescatore in un pub: per quest' ultimo caso aveva ricevuto una condanna di 1 anno, ma con la condizionale.
Contro il poliziotto era stato condannato ad una multa più denuncia con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale e disordini vari.
Per la rissa con il tifoso solo 200 sterline di multa.
Mandò in ospedale anche uno dei due ladri che nel 2001 cercarono di svaligiargli la casa locata tra Preston e Liverpool.
Due anni dopo un altro ladro gli entra in casa e per tutta risposta, Ferguson, manda in ospedale anche lui (arrestato poi dalla polizia, affermò che Duncan lo aveva aggredito).
Nel 2004 durante il quarto turno di FA Cup giocato contro il Fulham viene accusato di insulti razzisti da Luis Boa Morte ma l'accusa venne respinta dalla Football Association per mancanza di prove.
Sempre nel 2004 venne squalificato per quattro turni e multato di 15.000 euro per comportamento violento e condotta antisportiva, durante la gara contro il Leicester.
Ferguson era stato espulso dopo aver rimediato due cartellini gialli e prima di lasciare il campo aveva aggredito il centrocampista avversario Steffen Freund, prendendolo per il collo.
L'attaccante scozzese era già stato squalificato automaticamente per un turno.
I tre turni aggiuntivi vennero sanzionati in seguito ad un gesto osceno rivolto da Ferguson al pubblico avversario, sempre prima di uscire dal Walker Stadium.
Nel 2006 incassò tre turni di squalifica per un pugno rifilato a Scharner, in seguito la Football Association ne aggiunse altri cinque perché dalla prova tv era risultato che uscendo aveva messo le mani addosso anche a Chimbonda.



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mercoledì 17 settembre 2014

San Diego Padres: Unica Squadra Senza No Hitter (MLB)

Nel 2012 dopo che Johan Santana ha dato ai Mets il loro primo No Hitter nella storia della franchigia, i San Diego Padres sono rimasti l'unica squadra della Major League, a non aver mai realizzato un No Hitter(partita senza concedere valide).
I Padres, si unirono alla National League nel 1969, sembra quantomeno curioso questo record negativo visto le forti rotazioni avute in passato(4 National League Cy Young Award) e lo spazioso Petco Park che rende molto difficili gli Homerun e le valide(per via delle ampie zone di foul).


QUASI NO HITTER
Diciannove volte, i lanciatori dei Padres hanno effettuato un No Hitter sino all'ottavo inning o oltre.
"E 'una cosa così difficile da fare", disse l'allora terza base Chase Headley.
Il 7 settembre del 2008, Chris Young concesse un Home Run a Gabe Kapler dei Brewers con due out nell'ottavo inning a Miller Park.
In tre occasioni, Young perse un No Hitter nell'ottavo inning o oltre.
il 18 Luglio 1972 Steve Arlin contro i Phillies concesse una valida sul conto di due out nel nono inning Denny Doyle.
In generale i Padres hanno realizzato 28 One Hitter, 17 dei quali raggiunti da 1 solo lanciatore(quindi non combinati con i rilievi del Bullpen).
Randy Jones, Bruce Hurst e Andrew Cashner sono gli unici starters ad aver raggiunto per 2 volte un One Hitter.
L'ultima volta che si è verificato era 13 maggio 2010, grazie a Mat Latos contro i Giants.
L'unico valida concessa da Latos avvenne nel sesto inning grazie ad un Infield Single.
Nel 2014 Odrisamer Despaigne ci è andato nuovamente vicino.
In questo caso interrotto all'ottavo inning, dopo gli strikeout di Kirk Nieuwenhuis e Curtis Granderson, il nuovo acquisto dei Californiani ha subito un doppio da Daniel Murphy, seguito subito dopo da un singolo di David Wright.
Le due valide hanno concluso la prestazione di Despaigne, che è sceso dal monte accompagnato da una standing ovation dal pubblico.

I Padres hanno subito un No Hitter per 9 volte, il più recente quello subito da Tim Lincecum dei Giants(addirittura al secondo No Hitter in carriera contro i Padres dopo quello del 2013!).


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La Maledizione Di Cleveland (NBA, MLB, NFL)

Come tutti saprete alcune città nascono sotto una cattiva stella.
Magari per un po’ la fortuna sembra girare, ma quando si fanno i conti, il bilancio è sempre, inesorabilmente, in passivo.
Siamo a Cleveland, Ohio.
Sede della più devastante, pervasiva e totalizzante maledizione dello sport professionistico americano.
Tutto iniziò con il generale Moses Cleveland, che diede il nome alla città ed in seguito andò via tornandosene nel Connecticut.
La storia di Cleveland è popolata appunto di abbandoni.
Posta strategicamente vicina alla regione dei Grandi Laghi, Cleveland giace sulle rive del lago Erie, ed è stata a lungo una città prospera.
Negli anni ’20 era la quinta città d’America per popolazione.
Oggi, è la 45esima, una di quelle città placidamente dormienti, spesso descritte dalla narrativa e dalla cinematografia come città tomba di ogni aspirazione, come la St.Louis di Franzen o la Baltimora di The Wire.
Negli anni settanta, quando iniziò la fuga nei sobborghi tipica di tutte le città americane, Cleveland cambiò in peggio.
Nel 1978 la città andò in default, nove anni dopo l’incendio sul fiume Cuyahoga, ultimo di una lunga serie, che gettò discredito sulla città.
Il fiume cittadino era così inquinato da essere completamente privo di pesci nel tratto tra Akron e Cleveland; piuttosto che di acqua, sembrava fatto di melassa, una specie di melma di colore indistinto che scorreva lenta.


CLEVELAND NEGLI SPORT AMERICANI
Cleveland è stata una città in parte florida dal punto di vista sportivo: negli anni ’50 i leggendari Cleveland Browns dominavano il football e nel 1948 gli Indians vinsero le World Series.
Anche nello sport, non è durata: i Browns andarono a Baltimora, dove diventarono i Ravens.
Oggi c’è una squadra NFL che si chiama Cleveland Browns, ma non sono gli eredi diretti di quella gloriosa tradizione.
Cleveland è una città di premesse alle quali non c’è seguito e le sue squadre rispettano questa maledizione che aleggia su una città che è stata grande ma oggi non ha più identità.
I Browns non vincono niente dagli anni sessanta, gli Indians dal 1948.
I Cavaliers, manco a dirlo, non hanno mai vinto.
In totale, una striscia di 180 stagioni fallimentari.
Più lunga di Boston, dove i Red Sox hanno esorcizzato Babe Ruth dopo 86 anni(ma avevano i Celtics e i Patriots) e di Chicago, dove i Cubs non vincono le World Series dal 1908 (e i White Sox hanno atteso dal 1917 al 2005), ma ci sono stati i Bulls di Michael Jordan.
Combinati con il modo in cui le squadre sono state gestite, gli episodi sfortunati, le circostanze imbarazzanti, gli errori e le goffe figuracce bè forse la città più sfigata d'America, nel suo complesso.
Per quanto promettenti siano le cose o alta la scelta del draft, qualcuno riuscirà comunque a mandare tutto all'aria.


CLEVELAND CAVALIERS(NBA)
The Sbot è quello di Jordan sul la sirena in gara-5, primo turno dei playoff, Eastern Conference, 1989, considerato l'inizio della sua dinastia: a 3" dalla fine i Cavaliere erano avanti 100-99.
The Decision è quella del 2010, quando LeBron annunciò di trasferirsi a Miami, dove ha portato gli Heat a quattro finali consecutive e due titoli.
Sembrava appunto che, con LeBron James, i Cavs potessero invertire la rotta, ma è finita con tante maglie bruciate e l’ennesima delusione.
Dopo quell’addio, tuttavia, anziché scivolare nel consueto sconforto di una città che è stata grande e oggi è condannata a soccombere, il proprietario Dan Gilbert ha deciso di dare battaglia e il pubblico della Quickens Loans Arena lo ha seguito.
Se per la profezia “Cleveland vincerà un titolo prima di LeBron a Miami” non c’è stato nulla da fare, è tuttavia vero che i Cavs non si sono fermati nemmeno un secondo a languire su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, almeno apparentemente, poi come sappiamo tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.
Forse il simbolo dei nuovi Cavaliers rimane il 112-57 subito sul campo dei Los Angeles Lakers nel 2011.
Una sconfitta record, forse la pagina nera nella storia della franchigia.
Di più, al di là dell'umiliante distacco, anche i 57 segnati dalla squadra di coach Byron Scott sono il minimo di tutti i tempi(il precedente primato negativo risaliva al 25 marzo 1997: 59 punti contro San Antonio).
Già, ma cosa c'entra James nell'umiliazione del suo ex team?
Mr.James ai tempi se ne prese un indiretto merito: "Pazzesco. Il Karma ti becca sempre. Non si augura il male a qualcuno, Dio vede tutto!".
Parole scritte sulla sua pagina Twitter.
Già, perché da mesi ormai era etichettato come "traditore" dai suoi ex tifosi, che lo hanno sonoramente fischiato quando è sceso sul parquet un tempo di casa sua con la maglia degli Heat.
Venne anche attaccato dal presidente di Cleveland, Dan Gilbert.
Tutto questo livore, spiega lui nel messaggio pubblicato online, finisce per avere effetti tragici sulla squadra che visse annate da incubo.
A distanza di 2 anni, i Cavaliers si sono presentati alla preseason 2013 con ambizioni elevate.
Le cose però non andarono secondo i piani.
Facciamo uno sbalzo di 1 anno e parliamo di attualità: 2014.
Dopo i successi di LeBron James a Miami, il prescelto è ritornato a Cleveland.
L'intera città si è precipitata a ricomprare le maglie con il numero 23 dei Cavaliers, bruciate per strada quattro anni fa.


CLEVELAND INDIANS(MLB)
The Catch(la presa) è quella di Willic Mays in Gara I delle World Series 1954: agguantò una palla colpita da Vie Wertz a più di 128 metri, che ovunque sarebbe stato un fuoricampo e avrebbe portato gli Indians in vantaggio 5-2 nell'ottavo inning ma non al Polo Grounds di New York: i Giants vinsero poi la serie a zero e il guanto di Mays è esposto alla Baseball Hall Of Fame.
The Trade invece è quella che nel 1960 mandò Rocky Colavito a Detroit in cambio di Harvey Kuenn: la società voleva liberarsi di uno troppo esoso nelle richieste salariali.
Per 34 anni gli Indians non hanno vinto il titolo dell'American League.
Colavito, esterno, nativo del Bronx, ha giocato per Indians, Tigers, Kansas City Royals, White Sox e New York Yankees (sua squadra del cuore) in 13 anni di carriera nelle Majors (1955-68).
Non ha mai vinto un anello, né un pennant.
E’ stato però per 6 volte all’All Star Game giocando ben 9 volte e nel 1959 è stato il Re dei fuoricampo.
In 1841 incontri e 6503 turni in battuta, Rocky ha battuto 374 fuoricampo e 1159 RBI(punti battuti a casa) per una media battuta di .266, on base percentage di .359 e on base più slugging di .848.
I numeri migliori li ha registrati con gli Indians e i Tigers, motivo per il quale la franchigia di Cleveland lo ha incluso nella Hall Of Fame oltre al fatto che è il più amato di sempre dai tifosi di Cleveland.
Oltre che per i suoi fuoricampo, Colavito è conosciuto per la maledizione che ancora oggi pende sugli Indians.
Nel 1950 firma finalmente con i Cleveland Indians.
Gli Indians lo terranno per ben 5 anni nel proprio farm system facendolo esordire nel 1955.
E’ dal 1956 però che diventerà titolare a tutti gli effetti entrando subito nel cuore dei tifosi di Cleveland grazie ai suoi fuoricampo.
Nel ’58 batte .301 di media battuta, 41 fuoricampo e 113 RBI con una OPS di .620 la più alta per un battitore destro nell’organizzazione di Cleveland.
Nel ’59 batte 42 fuoricampo e viene scelto nell’All Star Game.
L’anno dopo, però, prima dell’opening day il General Manager degli Indians, Frank Lane, accetta uno scambio con i Detroit Tigers che offrono Harvey Kuenn, leader della classifica AVG 1959.
Se i tifosi dei Tigers sono al settimo cielo, esattamente non si può dire lo stesso dei tifosi degli Indians che si vedono privati del proprio idolo e del re dei fuoricampo.
Per difendersi, Lane (soprannominato “trader” dai tifosi vista la sua tendenza a scambiare tutti i migliori giocatori) dirà di aver scambiato un’hamburger per una bistecca.
La maledizione consiste nel fatto che gli Indians non sono stati più capaci di vincere un pennant o una World Series dall’affare Colavito.
L’ultimo pennant, infatti, risale al 1954 mentre l’ultima World Series addirittura al 1948.
Eventi che successero dopo la trade:
-Gli Indians riprendono Colavito 5 anni dopo dai Royals ma sono costretti a lasciare il lanciatore Tommy John e l’esterno Tommie Agee.
Tommy John, che fino a quel momento vinse sole due partite nelle Major, arriverà a 288 in carriera tra Los Angeles Dodgers e New York Yankees raggiungendo spesso e volentieri le World Series. Agee invece sarà il Rookie Of The Year per la stagione 1966 e vincerà con i Mets la World Series 1969.
1) La trade con i Twins che coinvolge Grant per Lee Stange e George Banks.
A 28 anni, infatti, Grant lanciatore era considerato ormai vecchio.
Aveva già vinto 67 partite in carriera ma dopo la trade ne vincerà altre 78 di cui 21 l’anno seguente la trade aiutando i Twins a vincere per la prima volta il titolo dell’American League.
2) I problemi d’alcolismo di Sam McDowell che lo costringeranno a lasciare all’età di 32 anni e i problemi psicologici dell’esterno Tony Horton, un power hitter che non sopportava lo stress di giocare nella Major League ritirandosi nel 1970 a 25 anni.
3) La fretta di far giocare il giovane lanciatore Steve Dunning seconda scelta assoluta nel draft 1970 chiamato nelle majors senza giocare nelle minor.
Lascerà il baseball 7 anni dopo, a 28 anni, con un record di 23 vittorie e 41 sconfitte.
4) La firma di Wayne Garland, partente destro degli Orioles che a 25 anni era già 20 vinte 7 perse. Dopo la firma di 2.3 milioni di dollari per 10 anni si fa male alla spalla nella prima partita dello Spring Training.
Decide di non operarsi e lanciare nonostante il dolore ma si ritirerà 5 anni dopo con un record di 55-65.
5) La trade del lanciatore Sutcliffe ai Cubs per Joe Carter e Mel Hall.
Sutcliffe, oltre a vincere un Cy Award per la NL, aiuterà i Cubs a vincere nel 1984 e 1989 il titolo della divisione est della National League.
Hall fu un buon battitore ma nulla di più mentre Carter fu scambiato con i Padres per Sandy Alomar e Carlos Baerga.
Carter verrà poi girato ai Toronto Blue Jays con i quali vincerà la World Series 1993.
6) Nel 1993, in seguito ad un incidente navale, perderanno la vita due lanciatori di rilievo: Steve Olin e Tim Crews.
Nell’incidente si salverà miracolosamente il partente Bob Ojeda mentre il rilievo Kevin Wickander si ritirerà a metà stagione a causa dell’incidente.
Tuttavia nel 1995 gli Indians, in una stagione catalizzata dallo sciopero, vinceranno 100 partite perdendone 44 con 30 partite avanti ai Royals che chiuderanno secondi.
Battono 3-0 i Red Sox nelle Division Series e successivamente 4-2 i Seattle Mariners per il Pennant dell’American League.
Nelle World Series incontreranno gli Atlanta Braves e nonostante restassero i favoriti, perderanno l’anello in sei partite.
Nel 1997 gli Indians tornano alle World Series questa volta incontrando i Florida Marlins, nati appena 5 anni prima. La serie è altalenante e va a gara 7 la quale verrà ricordata come un classico nella storia delle World Series.
Nel nono inning, con 1 out, gli Indians comandano 2-1 e sono ad un passo dal paradiso.
Josè Mesa però non sarà capace di ottenere gli ultimi due out con i Marlins che pareggiano e vincono nell’11° inning per 3-2.
Gli Indians non torneranno mai più alle World Series.
Nel 98 e 99 vincono la Central Division ma perdono le ALCS contro gli Yankees e le ALDS contro i Red Sox.
Nel 2000 falliscono l’obiettivo della Central Division ma sono ad 1 GB dalla WildCard.
Nell’ultima partita della stagione regolare una vittoria ed una sconfitta dei Mariners porteranno allo spareggio.
Gli Indians vincono ma vincono anche i Mariners che ottengono così la Wild Card.
Gli Indians chiuderanno a 92-72 con 2.5GB dietro gli Yankees vincitori della World Series.
Nel 2007 gli Indians perderanno in gara 7 contro i Red Sox al Fenway Park quando gli Indians condicevano 3-1, dopo gara 4 nelle restanti partite subiranno un totale di 30 punti con solo 5 fatti.
Nel 2009 due ex Indians, CC Sabathia per gli Yankees e Cliff Lee per i Phillies, saranno i partenti di gara 1 alle World Series.
La maledizione di Rocky Colavito quindi attende ancora di essere spezzata.


CLEVELAND BROWN(NFL)
Nella NFL i Browns non vincono niente dagli anni 60.
I Browns furono fondati nel 1946 e vinsero il titolo nella loro prima stagione nella NFL, in seguito si ripetono nel 1954, 1955 e 1964.
Dal 1965 al 1995, il club ha raggiunto i playoff 14 volte ma non ha più vinto un titolo né preso parte a un Super Bowl(entrato in vigore dal 1967).
The Drive è quello con cui il gennaio 1987, John Elway portò i Denver Broncos al touch down che pareggiò la partita per il titolo della Afe a 37" dalla fine: 98 yard in 5'2".
I Broncos vinsero nel supplementare con un calcio piazzato.
Il 6 novembre 1995, Art Modell che aveva acquistato i Browns nel 1961, annunciò il trasferimento della squadra a Baltimora, Maryland, alla fine della stagione.
I diritti sulla proprietà intellettuale dei Browns rimasero però a Cleveland per una futura squadra.
Le operazioni dei Browns furono sospese per tre stagioni.
Dal ritorno nel 1999, i Cleveland Browns hanno avuto un successo limitato, con un record di 77–163 fino alla stagione 2013 e due sole stagioni con un record positivo: 9–7 nel 2002 e 10–6 nel 2007, qualificandosi per i playoff nell'ultima occasione nel 2002, come Wild Card.


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