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domenica 13 settembre 2015

Storia Della Parigi-Roubaix: Fango, Forature e Treni

"Esiste una letteratura sull'inferno del nord, sulle ragnatele di pista, terremotate da una incuria di secoli. Il fondo stradale della Roubaix viene personificato al punto che il nemico da abbattere è il percorso, quel selciato di mattonelle ineguali divise dalla rossa polvere di porfido, o dal nero pulviscolo di carbone, con due banchine o bordures vagamente ciclabili ai margini, soffici o scivolose o motose: comunque sempre infami. Nelle corse ciclistiche la natura è solitamente un oggetto: nella Roubaix è sostanza"

Nel 1895 Theodore Vienne e Maurice Perez decisero di costruire un velodromo nei  pressi del parco Barbieux; esso si trovava tra il comune di Croix e Roubaix ed era il più grande parco del nord della Francia. I lavori iniziarono nell’aprile del 1895 per terminare il mese seguente sotto la direzione dell’architetto Dupire. Il velodromo aveva una pista in cemento lunga 333.33 metri.
Nel febbraio 1896 pensarono di organizzare una corsa che partisse da Parigi per arrivare al nuovo velodromo. Chiesero, allora, l’appoggio a Louis Minart, capo-redattore del giornale sportivo Le Velo ed egli acconsentì, assicurando il suo impegno. Al principale redattore della rubrica ciclistica del giornale Le Velo, Victor Breyer,  venne affidata tutta l’organizzazione della competizione.
Victor Breyer con il suo collega Paolo Meyan partì in missione con una Panhard 6CV fino ad Amiens, poi Breyer proseguì in bicicletta fino a Roubaix. Sotto la pioggia e sul pavè arrivò esausto e pensò in un primo momento di inviare un telegramma a Minart, scrivendogli di abbandonare l’idea di una competizione simile, poichè rappresentava un pericolo per chi avesse voluto parteciparvi.
Infatti, dopo aver testato il percorso, disse a Minart che era una corsa che non bisognava disputare: un percorso diabolico. La gara fu fissata per il giorno di Pasqua ma la Chiesa si oppose in quanto i ciclisti e gli spettatori non avrebbero potuto partecipare alla Santa Messa. Comunque, scesero ad un compromesso, il quale prevedeva che vicino alla partenza sarebbe stata messa a disposizione una Cappella; alla fine, però, la Messa non venne celebrata in quanto la partenza era prevista per le 4 del mattino. Dal 1896 fino al 1967 la corsa è partita da Parigi e terminata nel velodromo di Roubaix.
Dal 1968 ad oggi inizia dalla città di Compiègne (circa 60 km a nord-est dal centro di Parigi), mentre il traguardo resta sempre a Roubaix. La pista venne però distrutta durante la Prima Guerra Mondiale. Dal 1943 ad oggi, tranne che dal 1986 al 1988, l’arrivo è sempre stato sulla pista del Parc Des Sports.


PERCORSO E TRATTI IN PAVE'
La Parigi-Roubaix nel tempo si è guadagnata svariati soprannomi: per la sua importanza,  Regina delle classiche. Invece per la durezza del percorso, Inferno del Nord. Non c’è un chilometro di salita nella terribile Roubaix. La caratteristica della corsa è il pavé, 29 tratti di strada pavimentati con cubi di porfido o ciottoli tondi che frenano le biciclette e provocano continui sobbalzi e vibrazioni. Si attraversano cimiteri e vecchie miniere di carbone abbandonate.
I corridori dicono che sono necessarie un paio di settimane perché il fisico si riprenda dallo sforzo di una Roubaix. Altre insidie: forature, pioggia (quindi fango) e perchè no i passaggi a livello.
La corsa è caratterizzata come detto da tratti in pavé, tra i più importanti: la Foresta di Arenberg e il Carrefour de l'Arbre, i quali provocano difficoltà non solo ai ciclisti ma anche alle biciclette con rotture meccaniche e forature. Poco più di 50 km di pavé su 27 sezioni numerate in maniera decrescente dal 27 all'1. I primi 100 km sono i più facili fino alla periferia di Candy.
Qui si incontrerà il primo dei settori di pavé, Troisville, che con 2200 metri di ciottolato scalda subito le gambe ai corridori. Tutti i settori di pavè hanno una votazione che va da 1 stella a 5.
I settori a 5 stelle rimangono tre: la Foresta di Arenberg, Mons-En-Pevele e Le Carrefour de l'Arbre.
La Foresta di Arenberg è posta a circa 80/90 km dal traguardo e sul suo selciato avviene la prima pesante selezione e chi perde contatto dal gruppo di testa difficilmente potrà ambire a sogni di gloria.
In francese è conosciuta come la Trouee d'Arenberg, il varco di Arenberg, ma ufficialmente si chiama " La Dreve des Boules d'Herin" (il passaggio delle Betulle d'Hein). È un tratto di 2400 m situato nel comune di Walles che attraversa l'omonimo bosco. L'irregolarità del fondo stradale rende la bicicletta incontrollabile e quello che per gli spettatori risulta spettacolare per i ciclisti sul sellino diventa un incubo.
Mons En Pevelè è un tratto di ben 3 km (il terzo più lungo), anche a 5 stelle, situato ad una 50ntina di km dal traguardo. Invece il Carrefour De L'Arbre è situato a circa 15 km dall'arrivo tra i comuni di Gruson e Champin en Pevele è l'ultimo cinque stelle ed è spesso decisivo, può dare il via ad un assalto finale o selezionare ulteriormente il gruppetto dei leader. Misura 2100 m, nella prima parte il pavé è più sconnesso poi dopo una curva ad angolo retto si entra nel secondo settore più facile del primo. Al termine del secondo settore dopo il ristorante l'Arbre, situato sulla sinistra, il percorso torna sull'asfalto della strada dipartimentale 90.



EDIZIONI PASSATE E CONTROVERSIE: VITTORIE A TAVOLINO E PASSAGGI A LIVELLO
La prima edizione della Parigi-Roubaix si disputò il 19 aprile 1896.  Il via davanti al ristorante Gillet, a Porte Maillot, alle 5.30, 109 iscritti e 55 partenti. Primo a tagliare il traguardo, dopo 280 km, il tedesco Josef Fischer, in 9 ore e 17 minuti. Vinse un premio in denaro di 1000 franchi, pari a sette volte il salario mensile di un minatore dell’epoca. Secondo il danese Charles Meyer, staccato di 25 minuti.
Due volte il vincitore della Roubaix è stato declassato.  Nel 1930 il francese Jean Marechal vinse davanti al belga Julien Vervaecke, caduto nel finale in un fossato: all’arrivo accusò Marechal di averlo fatto cadere e la giuria, raccolte alcune testimonianze, decise di attribuirgli la vittoria a tavolino e di relegare Vervaecke al secondo posto.  Nel 1934, invece, il francese Roger Lapebie, vincitore per 5”, venne squalificato per aver preso la bici da un tifoso dopo una foratura (operazione vietata dal regolamento) e il successo passò al 2° all’arrivo, il belga Gaston Rebry Un altro episodio controverso della Roubaix è legato all’edizione del 1949, il solo caso con la Liegi-Bastogne-Liegi del 1957 di una grande classica che ha un ex-aequo sul gradino più alto del podio.  Al comando c’erano André Mahé, Jesus-Jacques Moujica e Frans Leenen, che nei pressi del velodromo di Roubaix sbagliarono percorso su indicazione di un giudice per poi entrare nel velodromo da una porta secondaria.  Mahé vinse su Leenen e Moujica, poi arrivò Georges Martin, che faceva parte a sua volta della fuga di testa. 
Quindi il gruppo, regolato da Serse Coppi, fratello di Fausto, il quale a fine gara chiese la squalifica dei 4 che lo avevano preceduto, in quanto avevano seguito il percorso sbagliato. 
La giuria assegnò a Serse la vittoria, ma sei mesi dopo Mahé verrà riabilitato e si decise per il pari merito. Bernard Hinault della corsa ha sempre pensato che fosse anacronistica e pericolosa, cioè una sciocchezza. Dopo averla vinta nel 1981, dirà "Mai più".

Secondo Francesco Moser: "Pavè perfido. Bruttisimo. Tante buche e non c'è una pietra che sia uguale a quella che le sta a fianco. Se è bagnato è ancora più difficile pedalarci. Se resti saldo in sella ti sembra un miracolo. Quando l'hanno inserita lo scopo era questo: più era brutto il pavè, più erano contenti. Io non ne avevo paura, se è così, stai a casa che è meglio. C'era semmai il timore che se hai un guasto meccanico, un incidente proprio in quel tratto, rischi di perdere tanto tempo. L'assistenza tarda. La corsa è andata"

In un'altra intervista: "Se hai paura, la Roubaix non ti perdona"

Nel 1985 Theo de Rooy stava disputando una buona gara prima di cadere e ritirarsi: "Questa gara è una cazzata. Lavori tutto il giorno come un animale, non puoi nemmeno fermarti a fare la pipì e ti ritrovi tutto bagnato. Pedali nel fango, cadi. E' davvero una merda"
Quindi non la ricorrerebbe? "Ma va certo che si. E' la corsa più bella del mondo"
Nella Roubaix 2006 i belgi Leif Hoste e Peter Van Petegem ed il russo Vladimir Gusev, giunti rispettivamente secondo, terzo e quarto, furono squalificati per aver attraversato un passaggio a livello con le sbarre abbassate.  Kenny van Hummel, Marco Righetto, Lenaïc Olivier e Martin Pedersen giunsero al traguardo ma non furono classificati. Un caso analogo si ripresenta nella Roubaix del 2015, quando un gruppo di ciclisti arrivò ad un passaggio a livello nei momenti in cui si stavano abbassando le sbarre per l’imminente passaggio di un treno.  Molti lo hanno attraversato a sbarre già abbassate, prendendosi qualche rischio; poi è intervenuto un poliziotto che ha fermato gli altri ciclisti pochi istanti prima che arrivasse il treno, un TGV che viaggiava a velocità ridotta. 
La coda del gruppo ha ripreso la corsa una decina di secondi dopo il passaggio del treno, attraversando infine il passaggio a livello. La SNCF, la principale azienda ferroviaria francese, annunciò che avrebbe aperto un'inchiesta per il comportamento “pericoloso” dei ciclisti, tuttavia il direttore della corsa, Thierry Gouvenou, spiegò che nessun ciclista sarebbe stato sanzionato per avere attraversato il passaggio a livello quando le sbarre si erano già abbassate. Nel 2018 si ricorda la morte del corridore belga Michael Goolaerts.

Franco Ballerini: "Il pavè è come la neve: vai a cercarle dove ce n'è tanta una volta l'anno, una settimana o due, ma se la trovi nel giardino di casa ti dà fastidio"


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giovedì 3 settembre 2015

La Storia Di Pat Tillman: L'Arruolamento Nell'Esercito e La Morte

Pat Tillman, californiano, nato il 6 Novembre 1976 venne scelto nel Draft NFL 1998: 226° scelta assoluta dagli Arizona Cardinals.
Ma che fosse un predestinato era già evidente al college.
A testimonianza di cosa Tillman riesce a fare al college ci sono, oltre al fatto di essere stato determinante per i Sun Devils, che nel 1997 arrivano ad un nulla dalla conquista del campionato NCAA perdendo la finale contro Ohio State (ultima partita di college football trasmessa dalla TV in Italia), 3 convocazioni al PAC-10 All Academic Football Team ed il raggiungimento del 1st Team Academic All American Honor.
In NFL, da linebacker, Tillman fu spostato nel ruolo di safety ed iniziò da titolare 10 delle sue 16 partite giocate nella stagione da rookie.
Pare che Tillman rifiutò un contratto quinquennale, del valore di nove milioni di dollari, offerto dai St.Louis Rams per un senso di lealtà verso Arizona che aveva creduto in lui.
Chiuso in se stesso ma onesto, fedele e leale: diventa subito il beniamino di tutti (tifosi, allenatori e compagni di squadra).
Il giornalista sportivo di Sports Illustrated Paul Zimmerman inserì Tillman nella formazione ideale della stagione 2000 dopo che Pat terminò l'annata con 155 tackle, 1,5 sack, 2 fumble forzati, 2 fumble recuperati, 9 passaggi deviati ed un 1 intercetto da 30 yard.
Tuttavia nel pieno della carriera Tillman, a seguito degli attacchi dell'11 Settembre 2001, prese una decisione storica: quella di arruolarsi nell'esercito.
Tillman terminò la sua carriera con un totale di 238 tackle, 3 sack, 3 intercetti per 37 yard, 3 fumble forzati, 2 passaggi deviati e 3 fumble recuperati in 60 gare totali.
Inoltre tentò una corsa da 4 yard e ritornò tre kickoff per 33 yard.

"Immaginate il più famoso giocatore di calcio di tutta Europa: questo era Pat quando ha preso quella decisione. Ogni radio, ogni stazione televisiva, ogni persona che avesse accesso al pubblico parlava di lui" 


GLI ATTACCHI DELL'11 SETTEMBRE 2001
Era l'11 settembre 2001.
Tre aerei, dirottati da terroristi, si vanno a schiantare a New York sulle Twin Towers e sul Pentagono a Washington cambiando il destino dell'umanità.
Ecco il primo crollo, ecco il secondo, poi il terzo.
In totale, tra terroristi, piloti, passeggeri e vittime in suolo americano saranno quasi 3mila i morti.
Una nuvola di fumo che sa di morte invade le strade, colpisce i palazzi, le auto, la gente.
Il rumore assordante delle torri che implodono e crollano lascia spazio ad un silenzio irreale, rotto dalle sirene, dai lamenti, dalle urla di chi non crede a ciò che sta succedendo.
Molte persone muoiono, altre si ritrovano con una vita distrutta perché i loro cari erano dentro le due imponenti costruzioni a lavorare, altre ancora piangono gli innocenti che non ci sono più e tutti coloro che, nel tentativo di salvare altre vite, rimangono intrappolati in un inferno di fuoco, senza nessuna possibilità di uscirne vivi, morendo nell’estremo e vano tentativo di evitare che altre persone, sconosciute, rimangano li a bruciare o a ritrovarsi travolti dalle macerie di un crollo che pare scontato.
La gente si lancia nel vuoto sicura di morire, ma in maniera meno lenta e dolorosa.
Il mondo è incredulo, la gente davanti alla TV si chiede se sta guardando un film o se davvero sta succedendo quello che nessuno, per infiniti istanti, vuol credere reale.
Cambia la vita di tutti, anche quella di Pat.
La scala dei valori non può più essere la stessa per Pat.
Al football si sostituisce la volontà di fare qualcosa per la Patria, per quella Madre Patria che lo ha visto nascere, ma non lo vedrà morire, quella Madre alla quale sacrificherà la vita, perché lui era così.
Intervistato dopo l’attentato Pat dice: “In momenti come questi ti fermi a pensare a quanto di buono abbiamo, al tipo di società nella quale viviamo e alle libertà che ci vengono concesse...Gran parte della mia famiglia è partita per combattere una guerra e io non ho mai fatto un accidente di niente!“.
E così quel brillante giovane rinuncia ai soldi, alla fama, ad una vita tranquilla, perché la Patria lo chiama e Pat non può fingersi sordo; entra nell’ufficio del suo Coach e gli comunica la decisione di lasciare il football (rinunciando a qualcosa come 3 milioni e mezzo di dollari e prenderne 18.000) per arruolarsi nell’esercito.
“Pat sa qual è il suo scopo nella vita: lui desidera lasciare i campi da football per una chiamata che considera più importante“.
Tillman non spiegherà mai il perché di quella decisione, fedele al suo modo di essere. Un uomo introverso, ma generoso e che mai, nella vita, si è accontentato di di ciò che aveva raggiunto.


L'ARRUOLAMENTO NELL'ESERCITO E LA MORTE (2004)
Come detto Pat si arruola, assieme al fratello Kevin e viene assegnato al corpo dei Rangers, al 75° reggimento di Fort Lewis.
Finito l’addestramento, viene destinato all’operazione “Iraqi Freedom” nel 2003 (per la quale viene premiato con l’“Arthur Ashe Courage Award”) per poi essere spedito in Afghanistan durante l’operazione “Enduring Freedom” nel febbraio del 2004.
E lì, il 22 aprile 2004, muore, lasciando la giovane moglie Marie, i genitori, due fratelli, molti amici e molta gente che non lo dimenticherà mai.
Muore lasciando un vuoto incolmabile in chi lo conosce, lo ama e ne apprezza le doti di uomo straordinario che ha sempre compiuto il suo dovere di studente, giocatore e militare nel migliore dei modi.
Muore compiendo l’estremo sacrificio per qualcosa in cui credeva e, indipendentemente da come ognuno di noi può considerare l’ideale che lo ha portato in mezzo a quelle rocce alla ricerca di Bin Laden, gli va riconosciuto di aver dato tutto per quello in cui credeva.


EROE NAZIONALE
Eroe lo è in ogni caso ma l'America racconta, come si è saputo in seguito, una realtà diversa.
Secondo le prime ricostruzioni Tillman viene dichiarato morto, ucciso dai talebani.
Dello stesso avviso il fratello di Pat Tillman, Kevin, che ha accusato il Pentagono di aver raccontato "bugie intenzionali", e di aver dato il via a una serie di «false verità in modo studiato e deliberato».
«Riteniamo che questo racconto sia stato concepito per ingannare la mia famiglia ma, cosa ancora più importante, il pubblico americano. La morte di Pat è stata chiaramente il risultato di "fratricidio"».
Kevin ha precisato che le dichiarazioni con cui il corpo militare ha spiegato le ragioni della morte di Pat sono state una vera e propria "frode". "Rivelare che la morte di Pat fu il risultato di un fratricidio si sarebbe confermato l’ennesimo disastro politico in un mese di disastri politici e dunque, fu necessario nascondere la verità».
Il quadro si è fatto più controverso quando a prendere la parola è stato Bryan O'Neal, ex sergente che vide con i suoi occhi l'ex giocatore di football perdere la vita a causa di un fuoco amico.
«Mi fu ordinato di non dire nulla alla famiglia, ha ricordato O'Neal. L'ordine arrivò dall’allora colonnello Jeff Bailey, comandante del battaglione che controllava il plotone di Tillman.
Mary Tillman, madre dell'ex campione, ritiene che all'epoca, l'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sapesse alla perfezione come erano andate le cose.


TRAGICO ERRORE
Come detto della sua morte si discute ancora.
Com’è morto allora Tillman? Pare che l’errore sia stato di un suo comandante, che durante un rastrellamento tra i monti afghani avrebbe diviso in due tronconi la sua squadra di ricognizione.
Quelle rocce pullulavano di Talebani e la paura unita all’inesperienza di molti di quei ragazzi ha causato un tiro incrociato (iniziato quando le due parti si sono ritrovate una di fronte all’altra) che è costato la vita a Pat.
Ucciso come si suol dire da “fuoco amico”, forse lasciato lì ancora vivo.


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La Storia Di Junior Seau: L' Encefalopatia e Il Suicidio

Junior Seau nasce a San Diego nel 1969, comincia a giocare a football ai tempi del high school e si trasferisce al college del South California.
Con i Trojan indossa la maglia numero 55 e raggiunge ottimi traguardi, sarà conosciuto da tutti come Linebacker.
Viene soprannominato “Tasmanian Devil” (Diavolo della Tasmania) per il suo modo di fare: divorare qualsiasi cosa gli passi davanti.
Al Draft del 1990 viene scelto dai San Diego Chargers con la quinta scelta assoluta e diventa subito il punto di riferimento della difesa.
E’ in California dove ha ottenuto i migliori risultati, i numerosi premi e convocazioni, ma gli è mancato il Super Bowl, arrivando ad un passo senza mai vincerlo.
Tra la stagione 1990 e quella del 2002 è sempre stato in California, quindi ben 13 anni, guadagnandosi 12 convocazioni al Pro Bowl e ben 10 tra gli All Pro.
Nel 1994 è stato l’AFC Player Of The Year ed è arriva al Super Bowl perdendo contro i 49ers di Joe Montana.
Nel 2003 passa ai Miami Dolphins e ci rimane fino al 2005.
Per Seau è l’inizio della fine: numerosi infortuni e prove opache lo porteranno alla decisione di annunciare il suo ritiro nell’estate del 2006.
I New England Patriots lo convincono a rimettersi l’elmetto e Seau vola con i Patrios al Super Bowl del 2007.
Anche qui la fortuna è avversa e i Giants tolgono ai Patrios la Perfect Season.
Con i Patrios rimane fino al 2010, anno in cui decide di smettere definitivamente con il football giocato.
Alla fine della sua carriera Seau ha accomulato 1849 placcaggi, 18 intercetti e 56.5 sacks.
Dopo il ritiro è stato nominato Hall Of Fame dei Chargers e ha fondato numerose associazioni per aiutare i ragazzi adolescenti che fanno abuso di droghe e di alcol.


IL SUICIDIO DI JUNIOR SEAU (2012)
“La ragazza di Seau era andata in palestra”.
Al suo ritorno, ha trovato Seau nella camera da letto, con una ferita d’arma da fuoco nel petto, un revolver vicino al corpo ma senza alcun messaggio. Aveva 43 anni”.
Lascia tre figli e una madre adorata e disperata che ieri si aggirava per le strade della cittadina della California meridionale in evidente stato confusionale.
Era il 12 Maggio 2012.
Seau soffriva di encefalopatia traumatica cronica (ETC).
Si tratta di una malattia neurodegenerativa che provoca sintomi quali demenza precoce, perdita di memoria, episodi di aggressività incontrollata e depressione.
Non lascia dubbi l’esame di anatomia patologica condotto sul cervello dell’ex Linebacker di San Diego da una commissione di cinque esperti.
Un esame post mortem che la famiglia di Seau aveva immediatamente richiesto all’indomani del tragico gesto del ‘"Diavolo Della Tasmania", che si era sparato un colpo al petto.
Un esame, unico in grado di diagnosticare questa malattia, sempre più comune per gli ex atleti della NFL, che dopo una vita passata a prendere botte alla testa cominciano ad accusarne i sintomi, fino a non essere più in grado di reggerne il peso e togliersi la vita.
Come Ray Easterling, che prima di suicidarsi aveva promosso una class action di ex giocatori contro la Nfl, o come Dave Duerson, che prima del tragico gesto aveva mandato un sms ai famigliari chiedendo che il suo cervello fosse analizzato.
Per entrambi gli esami hanno dimostrato la presenza dei sintomi di encefalopatia traumatica cronica.
Più in generale, su 35 ex giocatori della NFL cui è stato esaminato il cervello ben 34 soffrivano di ETC.
Cioè quasi il 100%
Eppure a questi atleti molto raramente sono diagnosticate concussioni celebrali mentre sono in vita.
“La logica vorrebbe che un paziente cui venga diagnosticata l’encefalopatite presenti una storia clinica di concussioni”.
Nathan Stiles, il più giovane di tutti, diciassettenne di belle speranze di Kansas deceduto sul campo durante una partita del campionato universitario e cui l’esame post mortem ha riscontrato la stessa malattia.


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lunedì 31 agosto 2015

Le Morti Sull'Everest e La Tragedia Del 1996

Da quando si è iniziato a scalare l'Everest più di 300 morte sono morte.
Oltre all'oggettiva difficoltà di scalata, il problema principale superati i 7500 metri è l'ossigeno(l'Everest è alto 8848 metri) perchè le cellule umane cominciano a morire.
Ma il problema non è solo l'ossigeno ovviamente.
Pericoli di cadute, valanghe, assideramenti, congelamenti e bufere sono all'ordine del giorno e quindi una minaccia costante.
Molti resti di corpi vengono riportati a valle, ma quelli che si trovano al di sopra degli 8.000 metri in genere sono lasciati in quota.


I DECESSI SULL'EVEREST
Già nel 1921 ci furono 2 vittime, poi 1924 perirono in una valanga 7 persone della Spedizione britannica sull'Everest.
Uno dei partecipanti fu George Mallory.
L'8 giugno dell'anno citato, con il compagno di scalata Andrew Irvine, lasciò la propria tenda sulla parete nord dell'Everest e cominciò il tentativo di ascensione all'ultimo tratto della vetta.
Alle 12.50, in ritardo sulla tabella di marcia, vengono avvistati a circa 240 metri dalla cima dal compagno di scalata Odell, per poi essere nascosti da folate di neve.
Non vi è certezza se i due scalatori abbiano o meno raggiunto la vetta della cima più alta del mondo 29 anni prima di Edmund Hillary e dello sherpa Tenzing Norgay, fatto che costituisce uno principali misteri della storia dell'alpinismo.
Solo nel 1999 verrà ritrovato il corpo di Mallory nei pressi del picco, dove i ricercatori trovarono altri corpi sotto la neve.
Irvine non è stato ancora ritrovato.

Il 5 Aprile 1970 una valanga provocò la morte di 6 persone della Japanese Skiing Expedition, stessa sorte per 6 persone della French Expedition il 9 Settembre 1974.
L'11 Ottobre 1985 quattro scalatori Indiani morirono assiderati, il 17 Ottobre 1988 quattro scalatori Slovacchi scomparvero,mentre il 27 Maggio 1989 a causa di una valanga morirono 5 Polacchi.
Il 7 Maggio 1997 perirono quattro scalatori Russi a seguito di una caduta.
Nel 1998 l'Americana Francys Arsentiev e suo marito Sergei Arsentiev raggiunsero la vetta stremati e di notte non molto lucidi cominciarono la discesa che nelle loro condizioni si rivelò un delirio, infatti esausti e confusi si separarono senza nemmeno accorgersene.
Lui arrivò alla tenda ad 8.200 metri la mattina dopo e solo lì si accorse che la moglie non c’era.
Lei era a 8.600 metri, viva ma confusa, incapace di muoversi per via dei congelamenti.
Il marito Sergei riuscì comunque a raggiungerla ma la mattina del 24 Maggio Sergei era sparito.
Vennero individuate delle orme che finivano sull’orlo dell’abisso della parete ovest, in fondo alla quale l'anno seguente, venne ritrovato il suo corpo.
Francys morì poco dopo, la mattina del 24 Maggio 1998 alle 11.
Il corpo congelato di Francys rimase vicino alla via principale della vetta per nove anni, finché nel 2007 l'alpinista Ian Woodall guidò una spedizione per spostare il corpo dietro una sporgenza fuori dalla vista degli escursionisti.
Nel 2001 morì Babu Chiri uno degli scalatori più esperti.
Il 18 Aprile 2014 una valanga a 5.800 metri provocò la morte di 16 sherpa mentre fissavano delle corde lungo l'itinerario.
Nel 2014 morirono in totale 17 persone sull'Everest, è il singolo anno in cui sono morte più persone nella storia alpinistica dell'Everest.


LA TRAGEDIA DEL 1996
Forse la tragedia più grande, anche se non come numero di decessi, si registrò nel 1996.
Il 10 maggio 1996 durante una delle giornate più nere dell’alpinismo sull’Everest: Scott Fischer, Anatoli Boukreev e Neal Beidleman guidavano loro clienti per raggiungere la cima dell’Everest.
Raggiunta con molta fatica, nel corso della discesa la squadra venne travolta da una forte tempesta di neve(una vera e propria bufera).
Tutti gli alpinisti riuscirono a raggiungere il campo IV sul colle Sud (7.900 metri), ad eccezione di Fischer.
Fischer, che aveva raggiunto la vetta verso le 15.45, ebbe notevoli difficoltà nella discesa.
Con lui c’era il capo sherpa Lopsang Jangbu, ma appena sotto la cima Sud non fu più in grado di continuare e convinse Lopsang a scendere senza di lui.
Lopsang scese da solo con la speranza di riuscire a mandare qualcun altro con delle scorte di ossigeno supplementare per aiutare Fischer a scendere.
Boukreev, dopo essere sceso con i suoi clienti durante la mattinata, fece diversi tentativi per raggiungere Fischer.
Fu però costretto a tornare indietro dopo il secondo tentativo a causa del tempo.
Non lo trovò ma riuscì comunque a salvare molte altre persone difficilmente recuperabili.
Infine, intorno alle 7 dell’11 maggio Boukreev riuscì a raggiungere la posizione di Fischer, ma purtroppo era già troppo tardi.
Molti ipotizzano che Fischer fosse stato colpito da una grave forma di mal di montagna, altri da edema cerebrale o polmonare.
Per Boukreev fu impossibile riportare il corpo del compagno a valle.
Il tumulo memoriale per Scott Fischer si trova in cima ad una collina vicino a Lobuche, sulla cresta del crinale lungo il sentiero che porta al campo base dell’Everest.
Il suo tumulo si trova insieme a quelli di altri alpinisti e sherpa che hanno perso la vita in varie spedizioni sull’Everest nel corso degli ultimi 50 anni.
Solo nel maggio 2010 è stato rinvenuto il corpo di Fischer sulla montagna, ad oltre 8000 metri.
E’ stato Chakra Karki, capo della Extreme Everest Expedition 2010, che voleva riportarlo a valle insieme a quello di altri alpinisti morti sulla montagna e recuperati questa primavera.
Ma la famiglia Fischer ha voluto che il corpo rimanesse dove è stato trovato.
Quel giorno morirono in 8.


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domenica 30 agosto 2015

La Storia Di Munster e Le Sfide Contro All Blacks e Wallabies

Fondato nel 1879, Munster è una franchigia irlandese, essa raggruppa le contee del sud dell’Irlanda.
La base della selezione si trova a Limerick nonostante qualche match venga disputato a Cork.
Il motto della squadra testimonia a pieno lo spirito che pervade le strade di Limerick:
"To the brave and faithful, nothing is impossible" ("Per chi ha coraggio e fiducia, niente è impossibile").
Tra tante vittorie a livello domestico (Celtic League, poi Rabo Direct e Pro 12) ed Europeo (Heineken Cup), una delle imprese più grandi di questa leggendaria squadra fu la vittoria contro la nazionale neozelandese: gli All Blacks.
Non solo batterono anche l'Australia in diverse occasioni.


LE VITTORIE CONTRO ALL BLACKS E WALLABIES
La prima nazionale a far visita al team irlandese furono gli All Blacks invincibili del mitico capitano Dave Gallaher, che vinsero 33-0 nel novembre 1905 al Markets Field di Limerick.
Successivamente, arrivarono gli incontri contro Australia e Sud Africa e il primo prestigioso pareggio, 3-3, nel 1958 contro i Wallabies al Thomond Park, divenuto stadio ufficiale dal 1938 ed inaugurato con la vittoria sui "cugini" del Leinster.
Undici anni dopo, il 25 giugno del 1967, la vittoria nell'altro stadio ufficiale, il Musgrave Park di Cork, contro i Wallabies per 11-8 fu la prima storica di un club contro una Nazionale dell'emisfero Sud.
Nel 1973 arrivò il primo pareggio, 3-3 contro gli All Blacks, sconfitti poi per 12-0 nel leggendario match del 31 ottobre 1978.
Una riproposizione di quell'incontro è andata in scena durante un recente tour europeo dei neozelandesi, usciti questa volta vittoriosi per 18-16 e salvati solo nel finale di partita grazie ad una meta di Rokocoko.
Del Rugby duro e ruvido di Munster subirono le spese anche gli Australiani sconfitti 15-6 anche nel 1981 e poi da Campioni del Mondo nel 1992, quando vennero sconfitti per 22-19.
Dieci anni più tardi sul Daily Telegraph l'ex giocatore di Munster, Peter Clohessy, raccontò meglio la dinamica di questa partita:
"L'allora coach dell'Australia Bob Dwyer che non poteva accettare che un piccolo team irlandese potesse segnare più punti della sua squadra, immediatamente identificò il numero 3 di Munster(cioè me) come causa di tutti i mali, apostrofandolo con la parola"disgrazia" ma in realtà Clohessy non era più colpevole di qualsiasi altro giocatore in campo. Fu il tipico match al quale Munster ci ha abituato: duro, ruvido e cruento ma assolutamente memorabile."
Nel 2010, Munster trova la quarta vittoria contro gli Australiani imponendosi 15-6.


1905 Munster Vs New Zealand 0 - 33
1954 Munster Vs New Zealand 3 - 6
1963 Munster Vs New Zealand 3 - 6
1973 Munster Vs New Zealand 3 - 3
1974 Munster Vs New Zealand 4 - 14
1978 Munster Vs New Zealand 12 - 0
1989 Munster Vs New Zealand 9-31
2008 Munster Vs New Zealand 16-18
Bilancio Complessivo: Munster Vs New Zealand 1 W, 6 L, 1 D

1947 Munster Vs Australia 5 - 6
1958 Munster Vs Australia 3 - 3
1967 Munster Vs Australia 11 - 8
1976 Munster Vs Australia 13 - 15
1981 Munster Vs Australia 15-6
1984 Munster Vs Australia 19-31
1992 Munster Vs Australia 22-19
1996 Munster Vs Australia 19-55
2010 Munster Vs Australia 15-6
Bilancio Complessivo: Munster Vs Australia 4 W, 4 L, 1 D


CELTIC LEAGUE ED HEINEKEN CUP
A Thomond Park, Munster è pressochè imbattibile, con 31 vittorie consecutive dal 1997 al 2007, quando subì la prima sconfitta del periodo contro i Leicester Tigers (6-13).
Nel 2000, in Heineken Cup dopo aver sconfitto Tolosa in semifinale, vennero battuti dai Northampton Saints per 9-8 in finale.
Nel 2002, un'altra finale controversa e con molte discussioni vide il Munster sconfitto per 15-9 contro i Leicester Tigers.
Nel 2002/03 vinsero la prima Celtic League.
Nel 2006 al Millenium Stadium di Cardiff, una meta di Stringer regala il 23-19 con cui Munster sconfigge Biarritz ed alza il primo trofeo continentale della sua storia.
Passano solo due anni e nello stesso stadio arriva il secondo titolo, conquistato stavolta dopo un match sempre in equilibrio contro Tolosa, con la vittoria per 16-13.
Sempre nello stesso anno vinsero anche il Pro 12 (Celtic League), terzo titolo nel 2010/11.
Erano i tempi dell'imbattibile seconda linea O’Connel-O’Callaghan, con giocatori quali Stringer, O'Driscoll ed O’Gara a completare il tutto.


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lunedì 17 agosto 2015

Spiegazione Ordine Di Battuta Baseball (MLB)

Cominciamo col dire che sono 9 i giocatori di un lineup di Baseball ad alternarsi in battuta.
Come viene stilato l'ordine di battuta? Studio le medie in attacco dei singoli giocatori, oltre che la velocità quindi principalmente l'AVG (media in battuta), l'OBP (media in battuta comprendente le basi Ball conquistate), le Run realizzate, l'RBI, etc Il turno di battuta si divide in "Turno Alto" e "Turno Basso".


TURNO ALTO
Il Turno Alto è costituito dai battitori compresi tra la seconda e la quinta-sesta posizione.
È denominato "alto" in quanto è costituito dai battitori migliori della squadra. Questi sono battitori più di potenza(e/o possibilmente di velocità ma con una discreta media). Tra questi spicca il Cleneup Hitter (quarto in battuta), che tra tutti i componenti della sua squadra è il battitore più potente di tutti.


LEADOFF HITTER=N.1
Il Leadoff è il battitore che compare per primo nel Lineup.
È un atleta generalmente molto adatto alla corsa, contraddistinto dalla miglior media millesimale di arrivo in base rispetto al numero di volte che si è presentato al piatto.
L'obiettivo è arrivare in base e in seguito provare a rubare basi, è compito dei suoi compagni provare a portarlo a casa. Classici Leadoff? Pete Rose, Lou Brock, Ichiro Suzuki, Rod Carew ma anche giocatori più potenti tipo Derek Jeter, Paul Molitor, Rickey Henderson, Carlos Gomez.


CONTACT HITTER=N.2
È chiamato Contact Hitter ed è il secondo atleta della squadra con la maggior percentuale (millesimale) di arrivo in base rispetto alle presenze nel box di battuta; veloce anch'egli, ha il compito di arrivare pure lui salvo in base. E' generalmente un giocatore molto abile nell'utilizzare il Bunt e i Sacrifice Fly (a seconda di dove il corridore in base sia giunto con la prima battuta).
Viene scelto anche per la sua capacità di evitare doppi giochi con palle rimbalzanti nei pressi del diamante. Misti Leadoff e giocatori più potenti i vari Joe Morgan, Curt Flood, Alan Trammel.


TERZO IN BATTUTA(THREE HOLE)=N.3
Il N.3 è il giocatore della squadra con la miglior media battuta(AVG) cioè che ha la maggior percentuale di battute andate a buon fine rispetto alle presenze in box di battuta.
Non è necessariamente veloce e il suo compito è riempire ulteriormente le basi per spianare la strada al Cleaneup Hitter. Generalmente il terzo in battuta rappresenta la miglior combinazione tra potenza ed OBP (AVG + Walk). Possiamo ricordare: Babe Ruth, Willie Mays, Barry Bonds, Albert Pujols, Andrew McCutchen, Joey Votto, Josè Bautista.


CLENEUP HITTER=N.4
È chiamato Cleaneup Hitter ed è il giocatore più potente di tutti, vale a dire con la miglior media di squadra per quanto riguarda le battute lunghe, che di solito consentono al loro realizzatore di raggiungere non solo la prima base, ma anche le successive a causa di una battuta estremamente profonda in campo, quando non addirittura un fuoricampo (Homerun). Ovvero colui che riesce a realizzare più doppi, tripli ed HR. Egli ha il compito di colpire la palla molto forte per poter consentire al primo, secondo e terzo in battuta (qualora presenti sulle basi) di raggiungere il piatto di casa base e segnare. E' un ruolo molto delicato viste le situazioni che possono presentarsi: "Basi Piene"(con ciò che ne consegue anche a livello di doppi giochi difensivi) o situazioni con "2 Out".
Tra i maggiori interpreti del ruolo: Lou Gehring, David Ortiz, Alex Rodriguez, Prince Fielder, Eddie Mathews, Eddie Murray.


QUINTO E SESTO IN BATTUTA
Il quinto in battuta è il secondo giocatore della squadra più potente e quindi è quello ad avere la più alta media bombardieri, sostanzialmente ha lo stesso compito del quarto in battuta qualora egli sia stato eliminato in uno dei modi previsti senza aver la possibilità di portare a casa i compagni.
O qualora il Cleneup sia stato fatto arrivare in prima intenzionalmente (sia per scongiurare la sua battuta che per procurare doppi giochi caricando le basi). Il sesto ha lo stesso compito.
Secondo la Sabermetrica questi ruoli dovrebbero essere scelti in base all'OBP (la più alta).
Generalmente sono giocatori molto bravi con Sacrifice Fly.


TURNO BASSO
Il gruppo dalla settima posizione fino all'ultima, la nona, è detto Turno Basso, in quanto comprende i battitori meno abili della squadra. Questi cercano di raggiungere le basi ma sono tenuti in campo per altri motivi (prettamente difensivi).


SETTIMO ED OTTAVO IN BATTUTA
Come detto sono generalmente i battitori meno produttivi della squadra e quelli meno potenti.
Generalmente qui troviamo seconde basi, SS e catcher.
Sono ugualmente fondamentali nel computo di una partita perchè le loro abilità sono principalmente difensive. Generalmente come N.7 troviamo il catcher (N.8 se non c'è la regola del battitore designato), il N.8 è invece un discreto Contact Hitter.
Senza la regola del battitore designato (quindi con il lanciatore che è costretto a battere, vedi National League), il N.8 in determinate situazioni di punteggio riceve un Walk intenzionale.


NONO IN BATTUTA
Con la regola del battitore designato (American League), il N.9 è un secondo Leadoff: veloce e con una buona OBP. Senza questa regola il ruolo, di solito, è occupato dal lanciatore.


BRAINSTORM'S BRAGAN
Nel 1957 il manager dei Pittsburgh Pirates, Bobby Bragan, sostenne che l'ordine veniva compilato in modo sbagliato. Bragan utilizzava come Leadoff il giocatore con la media battuta migliore e poi l'AVG a scalare. Questo sistema è stato soprannominato "Brainstorm's Bragan".
E' stato dimostrato che fruttò ai Pirates qualche W in più a stagione.


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domenica 9 agosto 2015

The Battle Of Maze Hill: Charlton-Southampton (2002)

"The Battle Of Maze Hill" è il nome dato ad uno scontro violento tra hooligans del Charlton Athletic FC e quelli di Southampton che si sono svolti alla stazione ferroviaria di Maze Hill, a sud-est di Londra, il 13 aprile 2002. Lo scontro fu ideato da Dave Walker, da Birmingham. Egli contattò tramite mail Spencer per decidere ora, luogo e modalità dello scontro. I tifosi del Bolton Wanderers, Tranmere Rovers, Liverpool e Port Vale sono stati anche loro coinvolti nell'organizzazione.
Questo, pertanto, fece scalpore perchè non si trattò di uno scontro "casuale" ma spontaneo ed organizzato tra più tifoserie. Il tutto fu organizzato su internet e la polizia credeva che gli stessi gruppi avrebbero organizzato qualcosa di simile per gli Europei del 2004.
Circa 40 tifosi si scontrarono alla stazione suddetta con, come armi principali, bottiglie rotte di birra che portò al ricovero di tre uomini. I tifosi del Charlton era circa il doppio di quelli del Southampton.
Quelli del Charlton erano criminali esperti, mentre quelli da Southampton erano principalmente poco più che ventenni. Venne scelta la stazione ferroviaria di Maze Hill in quanto a due fermate di treno da Charlton e perchè mancava una folta presenza di polizia. La lotta fu breve e all'arrivo della polizia tutti si dileguarono nel nulla. Fu solo grazie alle telecamere a circuito chiuso e a prove fotografiche che la seguente inchiesta della polizia, portò 17 arresti per un totale di 38 anni. Infatti il giudice Fergus Mitchell imprigionò Steven David Carpenter, 39, di Eltham, per quattro anni, Dave Walker di Stafford per due anni e tre mesi. Andrew McConville, 35, di Abbey Wood, William Joseph Greenall, 32, di Plumstead, Woolwich, Neil John Shaw, 39, di Erith, Christopher David Bowles, 22, di Southampton e Stephen Trevor Openshaw, 30, di Leigh, Lancashire per due anni. Altri 10 tifosi ricevettero un ban di 6 anni dagli stadi. La polizia come detto scoprì, dopo aver sequestrato computer e telefoni cellulari, che la lotta tra i due gruppi era stata deliberatamente pianificata.

"Gli eventi come quelli di Maze Hill, deliberatamente organizzati per evitare il rilevamento della polizia sono di crescente preoccupazione per gli utenti ferroviari e le imprese ferroviarie"


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