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venerdì 9 aprile 2021

Phillip Adams e La Strage Di Rock Hill: 5 Morti (NFL)

Il killer della sparatoria avvenuta a Rock Hill (South Carolina), che ha visto la morte di 5 persone nella notte tra giovedì e venerdì, è stato un ex giocatore della NFL: il 33enne Phillip Adams, che si è suicidato dopo la strage. Adams era stato scelto nel draft 2010 dai San Francisco 49ers, poi un gran girovagare di squadre tra New England Patriots, Seattle Seahawks, Oakland Raiders, New York Jets ed Atlanta Falcons (ultima squadra nel 2015, prima del suo ritiro).
Adams in seguito si è tolto la vita con una pistola calibro 45, forse la stessa arma usata per la sparatoria: secondo le ricostruzioni della polizia, l'ex giocatore è entrato nell’abitazione del suo medico, il 70enne Robert Lesslie, ha aperto il fuoco contro il dottore e ha ucciso anche la moglie Barbara (69), i due nipoti, Adah e Noah, e un’altra persona che stava lavorando in casa. Pare che ci sia anche una sesta persona ferita gravemente e ricoverata in ospedale. 

Lo sceriffo: "Non c'è niente che abbia senso"

Adams giocò 78 partite nella NFL in cinque stagioni, subendo numerosi infortuni, tra cui una serie di commozioni cerebrali e una frattura alla caviglia sinistra, che ne avevano limitato la carriera.
A confermare la sparatoria, il padre Alonzo Adams. Un vicino avrebbe chiamato la Polizia, dopo aver sentito degli spari. Intorno alle 21:00 EDT, la polizia ha circondato la casa dei genitori di Adams. Hanno quindi trascorso diverse ore a negoziare con Adams e hanno inviato un robot per scansionare la casa. I genitori di Adams sono stati evacuati dalla casa e la polizia ha trovato Adams morto all'interno. La polizia ha trovato all'interno della casa sia una pistola calibro 45 che una pistola da 9 mm. 
Il medico rimasto ucciso Lesslie era un importante personalità locale che fondò due centri di assistenza. Aveva una rubrica medica settimanale per The Charlotte Observer ed era stato autore di libri di consulenza medica. Adams non aveva precedenti penali. Suo padre, Alonzo, ha suggerito che il Football potrebbe aver avuto un ruolo importante nella sparatoria affermando in un'intervista con WCNC-TV che quello sport "lo ha incasinato". Il presidente Joe Biden ha menzionato la sparatoria in un discorso inerente una riforma sull'uso delle armi l'8 aprile.


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martedì 11 agosto 2020

Loghi Dedicati Ai Nativi Americani? I Casi Redskins, Indians, Braves, Blackhawks e Chiefs

Le polemiche sul nome dei Washington Redskins sono ormai roba vecchia. Del resto già dai primi anni 90, la franchigia di NFL era stata esortata mediante cause, richieste e petizioni a cambiare nome.
Sostanzialmente quel nome che avrebbe dovuto esaltare le doti guerriere dei nativi americani (indiani) secondo molti aveva connotazioni razziste. Da luglio 2020, dopo oltre 30 anni di lotte, quel nome non esiste più (logo compreso) e Washington si chiamerà Football Team.
Ora sotto la luce dei riflettori (grossomodo per gli stessi motivi), troviamo i Cleveland Indians (MLB), gli Atlanta Braves (MLB), i Chicago Blackhawks (NHL) e i campioni del Super Bowl Kansas City Chiefs. I problemi sarebbero anche gli sponsori stessi.
Per alcuni, è giunto dunque il momento di cambiamenti nei nickname, nelle mascotte e nei simboli.

L'attivista Frances Danger: "Ora che abbiamo ottenuto ciò di cui avevamo bisogno sul lato Redskins, inizieremo a lavorare su tutti gli altri. Non ci arrenderemo"

Qualche settimana fa, Washington ha annunciato che stava cambiando il suo nome che era in vigore dal 1933 ed era diventato una cicatrice imbarazzante per il franchise della NFL. La squadra ha ceduto sotto la pressione finanziaria degli sponsor tra cui FedEx, il colosso delle spedizioni e il titolare dei diritti sul nome dello stadio.
Il manager degli Indians Terry Francona ha riconosciuto di avere "emozioni contrastanti" sulla situazione dei Redskins (a suo dire comunque guidato da motivi economici/finanziari).
Mentre il dibattito sul soprannome dei Redskins è stato condotto per anni, il drastico cambiamento è arrivato solo due settimane dopo che il proprietario Dan Snyder, che una volta disse che non avrebbe mai cambiato il soprannome del team, ribadì che il franchise avrebbe subito una "revisione approfondita".
La situazione dei Cleveland Indians è diversa da quella di Washington su diversi fronti.
Primo, gli Indians non sentono il calore di nessuno sponsor aziendale. Almeno non pubblicamente.
Gli Indians non hanno promesso di cambiare il loro soprannome. Ma sarebbe difficile immaginarli vederli rimanere con un soprannome che i gruppi di nativi americani hanno condannato per anni come degradante e razzista.
Cleveland ha mostrato la volontà di volersi rinnovare quando hanno eliminato il logo del capo Wahoo dalle sue maglie e dai cappellini da gioco. Mentre la caricatura dei denti e la faccia rossa rimane presente su alcuni prodotti della squadra, il suo status ridotto e la rimozione dal diamante e dalla segnaletica intorno a Progressive Field sono stati applauditi come un passo positivo.
Anche se gli Indiani decideranno di abbandonare il proprio soprannome, ci sono numerosi altri livelli (contratti di marchio, nuovi loghi, etc) da attuare prima che il cambiamento possa entrare in vigore.
Pare invece che gli Atlanta Braves rimarranno sui loro passi.
Non hanno in programma di cambiare il loro nick, dicendo agli abbonati in una lettera della scorsa settimana che "saremo sempre gli Atlanta Braves". Parte dell'insistenza di Atlanta a mantenere quel soprannome che il franchise ha portato da Milwaukee nel 1966 è dovuta al "rapporto di lavoro culturale" della squadra con la banda orientale degli indiani Cherokee nella Carolina del Nord e altri capi tribali con cui collabora regolarmente.
Tuttavia, il team ha detto eliminerà il canto "tomahawk chop".
Anche i Chicago Blackhawks non hanno in programma cambiamenti, affermando che il loro nome onora il leader dei nativi americani, Sac & Fox Nation di Black Hawk dell'Illinois. Il team NHL ha dichiarato di voler lavorare di più per sensibilizzare Black Hawk e "gli importanti contributi di tutti i nativi americani".
"Stiamo cercando di onorare il logo ed essere rispettosi", ha dichiarato il direttore generale Stan Bowman. "C'è sicuramente una linea sottile tra rispetto e mancanza di rispetto, e penso che vogliamo fare un lavoro ancora migliore. Penso che la cosa più importante sia chiarire che vogliamo aiutare a educare. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro, ma vogliamo fare un lavoro migliore"
Ma mentre le squadre cercano di apportare cambiamenti, Danger e altri attivisti continueranno a spingerli ad abbandonare qualsiasi connessione con i nativi americani, che sono stati rappresentati come mascotte per generazioni.
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Il problema invece per i Kansas City Chiefs (sempre NFL, come i Redskins) sarebbe, oltre al nome, anche la mascotte e alcuni travestimenti da parte dei fans. Questo fu l'ultimo team americano ad aver utilizzato un nome o logo con riferimento ai nativi americani. Anche a Kansas si usa il canto "tomahawk chop".


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venerdì 17 aprile 2020

Spiegazione Ruoli Coach Football Americano: Head, Offensive, Defensive Coordinator e Special Team

In quest'articolo faremo chiarezza sui tanti ruoli e compiti dei coach del football americano ognuno specializzato ad allenare ogni fase di gioco o addirittura ogni ruolo.
Per quanto riguarda i giocatori:  Tutti I Ruoli Del Football Americano: Spiegazione e Compiti
Ovviamente in cima alla piramide c'è l'head coach ovvero l’allenatore della squadra.
Egli sviluppa il tipo di giocate da effettuare sia in attacco che in difesa, decide le varie sostituzioni da effettuare ed è il responsabile principale dell’andamento della squadra.
Ha quindi la massima responsabilità in un team ma è circondato da tanti collaboratori ed altri coach specializzati in ogni settore del campo.

Offensive Coordinator
Si tratta del coordinatore offensivo (e con quello difensivo) rappresenta il secondo livello della piramide manageriale.
In poche parole è il responsabile dell’attacco della squadra, ma sempre sotto la guida del proprio head coach.
Egli è per così dire il braccio (spiega ai giocatori cosa fare) dell’head coach.
Guidando quarterback e giocatori d'attacco propone le varie soluzioni al capo allenatore ed insieme decidono il da farsi (in pratica è l’head coach a decidere sotto parere del collaboratore).
In campo, invece, ad ogni drive provvede a comunicare quello giusto al quarterback.
Studia ogni possibile mossa e contromossa avversaria, se le cose non vanno bene dal punto di vista offensivo, molto spesso, le colpe sono le sue.

Defensive Coordinator
E’ il principale coordinatore della difesa. Ha le stesse funzioni e responsabilità dell’offensive coordinator, solo a squadra invertita.
Anche lui collabora con il coach nello scegliere gli schemi e a comunicarli successivamente sul campo alla difesa.
Lui e l'offensive coordinator si alternano sul campo.
Sia per l'attacco che per la difesa ci sono ulteriori coordinatori che però lavorano solo con i giocatori di linea o con singoli giocatori.

Special Team Coach
Il suo compito è quello di allenare tutti i componenti delle squadre speciali del team; così nelle situazioni di kick e punt scendono in campo i suoi giocatori.
Anche qui lui studia soluzioni e mosse a sorpresa.


Strenght & Conditioning Coordinator
Si tratta di un preparatore atletico e collaboratore dell’head coach.
Egli prepara atleticamente e fisicamente tutto il team durante il periodo dei training camp dove scegli gli esercizi da effettuare.



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sabato 28 marzo 2020

La Storia Di Manti Te'o e La Truffa Della Fidanzata Virtuale (NCAA)

La carriera di Manti Te'o (oggi ai New Orleans Saints, NFL) sarà per sempre associata all'incredibile storia di "catfishing" (a suo dire) in cui fu protagonista nel 2012 quando giocava in NCAA con Notre Dame.
Per "catfishing" ci si riferisce a crearsi un'identità parallela sul web che sotto mentite spoglie (identità rubata e credenziali false) intrattiene relazioni sul web con uomini/donne ignari di tutto ciò.
Al giorno d'oggi per guadagnarsi copertine, interviste in TV e un seguito di fan, è necessaria una storia. E se non si hanno queste caratteristiche a propria disposizione, tanto vale inventarsela la storia. È quello che ha fatto Manti Te'o.
Pare infatti che il giocatore, con l'aiuto di un amico, si sia inventato di sana pianta una fidanzata appunto, chiamata Lennay Kekua e che con questa abbia intrattenuto sotto gli occhi di tutti una relazione "virtuale", soprattutto attraverso Twitter, finché la ragazza non è morta di leucemia l'11 settembre 2012 (6 ore prima era morta anche la nonna di Manti). I due si erano "conosciuti" in California nel 2009.
Una storia tragica dettata ancor di più dall'impossibilità del giocatore di partecipare al suo funerale per giocare un match importante.
Un match giocato splendidamente e dedicato alla memoria della nonna e della fidanzata morta, a seguito di una prestazione mostruosa (sarebbe stato il doppio lutto a spronarlo e a dare il meglio di sè).


IMBROGLIO SCOPERTO
Fu il sito statunitense Deadspin.com a svelare con un'attenta investigazione che la presunta storia d'amore era, in realtà, falsa.
E che Lennay Kekua non è mai esistita. E le foto diffuse con il suo nome appartengono a un'altra donna.
La dolce fidanzata Lennay era in realtà Ronaiah Tuiasosopo (un suo amico e cugino di Marques Tuiasosopo ex QB di Raiders e Jets), che ha usato foto di una sua ex compagna di liceo, Diane O’Meara, per il profilo Facebook di Lennay (in realtà su Twitter, dove i due innamorati si scrivevano, l'account era gestito da più persone).
Il coach Jack Swarbrick assunse investigatori privati ​​per far luce sulla vicenda chiarendo in ogni caso che il rapporto di Te'o con Kekua era "esclusivamente virtuale". Ciò era in conflitto con i precedenti resoconti di Te'o e della sua famiglia che affermavano che la coppia si era incontrata per la prima volta dopo una partita di Football e che lei gli aveva fatto visita alle Hawaii. Swarbrick informò Te'o della bufala il 26 dicembre dopo aver ricevuto una telefonata (il 6 dicembre) di una donna chiamata Kekua, sostenendo che era ancora viva. Te'o citò la morte di Kekua in almeno quattro interviste separate nei giorni successivi a quella telefonata.
Manti Te'o trapelato lo scoop si dichiarò "vittima" di un raggiro. Ma sono sempre stati in pochi a credergli. Per i fan e la stampa è difficile dimenticare le bugie, di Manti e del padre Brian, che parlavano di come Lennay fosse stata a casa loro alle Hawaii e del bellissimo rapporto tra i due giovani.
Il dubbio, dopo tante bugie, è che Manti sapesse bene che Lennay non era reale e che inventare una relazione potesse avere altri scopi: celare una sua eventuale omosessualità, essendo di fede mormone e una star del football, oppure appunto crearsi un "personaggio".
Tuiasosopo in seguito ha confessato dicendo di essersi innamorarsi di Te'o e di aver usato l'identità di Kekua come via di fuga. Ha anche ricreato la voce femminile. I genitori di Tuiasosopo, tuttavia, dissero al New York Post che la voce di Kekua apparteneva alla cugina di Tuiasosopo. Nonostante la rivelazione che Kekua non esistesse, l'ex giocatore della NFL Reagan Maui'a disse che aveva incontrato due volte qualcuno che affermava di essere Kekua e che le era stata presentata da Tuiasosopo.


SITI CHE PERMETTONO L'AFFITTO DI FIDANZATE VIRTUALI
Online comunque esistono molti siti che permettono di fare raggiri e scherzi del genere come "Assumi una fidanzata" ("Girlfriend Hire"). Uno dei tanti siti nati sulla scia di Fiverr.com, piattaforma che permette di offrire il proprio talento (per piccoli lavori) a 5$. Nel caso di GirlfriendHire gli utenti possono acquistare, sempre per 5 dollari, le false attenzioni di donne di ogni nazionalità, disposte tra le altre cose a scrivere finti messaggi d'amore sulla bacheca Facebook o direttamente sul cellulare dell'interessato. Per trasformarlo in un playboy o scatenare gelosie.
Sale decisamente il prezzo per "affittare" una ragazza immaginaria sul sito brasiliani Namoro Fake che permette di acquistare il falso profilo di una ragazza su Facebook per 39$ a settimana. La società che offre il servizio farà in modo che la ragazza virtuale cambi il suo status (da single a impegnata) e scriva sulla bacheca dell'acquirente messaggi su messaggi.
Il sito Fake Internet Girlfriend va oltre i semplici messaggi su Facebook. La finta fidanzata infatti effettuerà almeno due telefonate al mese e invierà fino a 10 messaggi di testo. Un "pacchetto completo" che costa circa 250$ al mese.


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domenica 17 novembre 2019

Tutti I Ruoli Del Football Americano: Spiegazione e Compiti (NFL)

Nel football americano possiamo distinguere due fasi: quella di attacco e quella di difesa.
Dunque distingueremo due grosse categorie di ruoli, quelli di attacco e quelli di difesa.
Per quanto riguarda l'aspetto manageriale: Spiegazione Ruoli Coach Football Americano: Head, Offensive, Defensive Coordinator e Special Team
La fase di attacco consiste di un quarterback, uomini di linea di attacco, dei back, dei tight end e dei ricevitori.
La linea d'attacco, oltre che funzioni di ricezioni della palla, ha anche lo scopo di bloccare i tentativi dei difensori che cercano di impedire l'avanzata o di recuperare la palla.
Di solito troviamo un centro, due guardie, due offensive tackle e uno o due tight end.
I running back solitamente portano la palla e i fullback eseguono blocchi o più raramente portano o ricevono il pallone. La funzione primaria dei ricevitori è ovviamente quella di ricevere i passaggi in avanti del quarterback.
E l'offensive coordinator a gestire la fase di attacco.

Quarterback (QB)
Guida la squadra in attacco e decide l'azione di gioco. Si posiziona in genere subito dietro al centro e ne raccoglie lo snap per consegnare la palla ad un corridore o lanciarla ad un ricevitore.
Un quarterback può anche correre in avanti con la palla (se la situazione lo richiede).

Center (C)
È il giocatore che sta al centro della linea d'attacco e che mette la palla in gioco con lo snap.
Ha anche la funzione di bloccare gli uomini di linea di difesa avversari.

Offensive Guard (OG)
Si tratta dei due giocatori ai lati del centro (a sinistra e a destra), questi effettuano i blocchi nelle azioni di corsa e proteggono il quarterback in quelle di lancio, inoltre aprono gli spazi per i running back.

Offensive Tackle (OT)
Sono i due giocatori di linea d'attacco all'esterno delle guardie (sempre a sinistra e a destra) e proteggono il quarterback dagli avversari.

Tight End (TE)
Si trova all'esterno della linea d'attacco a ridosso dell'offensive tackle. I suoi compiti sono un misto tra quelli degli uomini di linea e quelli dei ricevitori: ovvero compiti sia di protezione che di corsa (dato che possono ricevere la palla).
Quindi si tratta di giocatori molto muscolari ma anche agili.

Fullback (FB)
È il giocatore posizionato dietro il centro della linea ed effettuare blocchi, qualche corsa e qualche ricezione di passaggi corti.

Running Back (RB)
È destinato a portare la palla nelle azioni offensive di corsa. In genere sono, con i ricevitori, i giocatori più veloci della squadra.

Wide Receiver (WR)
È il giocatore destinato a ricevere i lanci lunghi del quarterback. In genere è un giocatore veloce che, dopo lo snap si posiziona nel campo avversario per ricevere il lancio.
Oltre a velocità, devono essere molto bravi nelle prese.


Ora passiamo alla fase di difesa.
Iniziano l'azione di gioco dalla linea di scrimmage senza essere in possesso della palla.
Sostanzialmente il loro compito è quello di impedire agli avversari di realizzare dei punti recuperando il possesso del pallone o forzando gli avversari all'errore.
Dunque devono bloccare i tentativi di avanzata degli avversari, possono retrocedere l'azione avversaria (sack), intercettare la palla o recuperarla dopo un fumble (palla lasciata incustodita dagli avversari con la difesa che si butta sopra) o impedire il raggiungimento delle 10 yard con il seguente punt dell'attacco al quarto tentativo (cioè lungo calcio del punter avversario che spara nell'altra metà-campo riconsegnando la palla alla difesa, essendo terminati i tentativi offensivi).
Quando il pallone è stato riconquistato o quando gli avversari hanno realizzato dei punti, la squadra di difesa lascia il posto all'attacco o allo special team.
Possono segnare punti tramite intercetti della palla o in alternativa se riescono a far retrocedere l'azione dell'attacco avversario nella end zone (area dove si segnano punti) realizzando così un safety.
La gestione della squadra di difesa è affidata al defensive coordinator.

Defensive End (DE)
Sono posizionati alle estremità della linea di difesa. La loro funzione è di attaccare il quarterback avversario in azione di lancio o di bloccare il portatore di palla.

Defensive Tackle (DT)
Sono guardie difensive che si schierano sulla linea di scrimmage tra i defensive end. Il loro compito principale è quello di attaccare il portatore di palla avversario eludendo i blocchi degli uomini di linea d'attacco avversari.

Nose Guard (NG)
È il giocatore che nella difesa si posiziona di fronte al centro avversario. Il suo compito è quello di bloccare le corse centrali e di penetrare nella linea di attacco avversaria per effettuare un sack.

Linebacker (LB)
Sono i giocatori che prendono posizione dietro alla linea di difesa per fermare le corse o intercettare i lanci corti. Si dividono in strongside linebacker (si schierano in corrispondenza del tight end avversario e sono di solito i linebacker più forti perché devono affrontare i bloccatori più forti), middle linebacker (si schierano nel mezzo della difesa e devono identificare la formazione dell'attacco avversario per dettare gli aggiustamenti necessari per la difesa) e weakside linebacker (devono coprire il campo aperto sui lanci).

Cornerback (CB)
Sono i giocatori che devo occuparsi principalmente della difesa sui lanci. Devono marcare i ricevitori avversari e cercare di intercettare i lanci del quarterback o quantomeno di deviarli dal loro obiettivo.

Safety (FS o SS)
Sono i giocatori che costituiscono l'ultima linea di difesa e che aiutano i cornerback nella difesa sui lanci. Si dividono in strong safety (solitamente il più forte e pesante, orientato alla difesa sulle corse) e free safety (più leggero e veloce, orientato alla difesa sui lanci).


Sempre a livello di ruoli, menzione a parte anche per gli special team che entrano in campo nelle situazioni di kickoff, di punt o di tentativo di realizzazione di field goal o extra point (quindi giocano molto di meno rispetto agli altri ruoli).
Solitamente tali formazioni sono composte da giocatori di seconda linea in altri ruoli e sono estremamente specializzate.
Gli special team assumono il nome della situazione in cui sono chiamate in causa, si hanno così: un kickoff team, un kick return team, un punting team, un punt blocking/return team, un field goal team ed un field goal block team.
Questi giocano determinano spesso l'inizio o l'esito di una determinata serie di azioni e sono chiamate in campo spesso per decidere una partita negli ultimi secondi di gioco.

Kicker (K)
È il giocatore che calcia i kickoff e tenta di trasformare i field goal (solitamente nei quarti tentativi di gioco e a distanze propizie).

Holder (H)
È il giocatore che ferma la palla per il kicker. Spesso è un quarterback o un punter.

Long Snapper (LS)
È un centro specializzato nel consegnare la palla direttamente all'holder o al punter.

Kick Returner (KR)
È il giocatore che riceve i kickoff, solitamente è un ricevitore o un cornerback.

Punter (P)
È il giocatore che calcia i punt (sempre quarto tentativo di attacco ma distanza proibitiva per realizzare un field goal).

Upback (U)
È il giocatore che nelle azioni di punt si posiziona qualche yard dietro la linea e funge da seconda linea di difesa per il punter. Nelle situazioni di finta di punt può essere colui che riceve lo snap dal long snapper per iniziare l'azione d'attacco.

Punt Returner (PR)
È il giocatore che riceve i punt avversari.



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domenica 3 novembre 2019

La Storia Di Vince Lombardi: Allenamenti, Innovazioni e Frasi Celebri (NFL)

"Non importa quante volte cadi ma quante volte cadi e ti rialzi"

Vince Lombardi nasce a Brooklyn l’ 11 giugno del 1913 e fu uno dei più importanti allenatori di Football Americano: per la dedizione al lavoro, per metodo e per le sue massime filosofiche.
Nato da padre di origine campane e da madre di origine lucana, si formò in un'atmosfera familiare mista fatta di divertimento ma anche di duro lavoro e rigida disciplina.
Iniziò con il Basket, poi con il Baseball, infine passò al Football Americano.

Lombardi: "Il Football mi affascinò fin dal primo contatto. Impatto, violenza controllata, un gioco dove la missione è colpire qualcuno con forza e punirlo. Mettere alla prova il corpo, la mente e lo spirito. Sfinirsi e cercare redenzione attraverso la fatica"

Quando tornava a casa, il padre lo incoraggiava con frasi tipo "No one is ever hurt!" oppure "Hurt is in your mind", ciò forgiò il suo carattere.
Cambiò un paio di college, dovendo anche passare dalla sua posizione di fullback a quella di guardia.
Durante i quattro anni di college Lombardi subì anche degli infortuni ma insieme ai suoi sei colleghi di reparto costituì una linea d’attacco pericolosa ed ostica anche in difesa.
Una delle vittorie che durante quella stagione contribuirono a creare il mito del "Fordham Wall" fu quella contro la Southern Methodist University. I Texani si presentarono al Polo Grounds con tutto il loro arsenale offensivo e per tutta la partita asfaltarono i padroni da casa con un gioco impostato sui passaggi, guadagnando 213 yards a 0, ma non riuscirono a segnare. Per sei volte la difesa di Fordham si trovò sul punto di capitolare, schiacciata al limite della propria endzone, e per sei volte la linea impedì agli avversari di attraversare la goal line. Verso la fine della partita i Texani tentarono un passaggio di troppo, il defensive back Johnny Lock intercettò la palla e segnò un touchdown da 75 yards che chiuse la partita.
Vennero soprannominati "Seven Blocks Of Granite" (tra questi comunque solo Alex Wojciechowicz giocherà nella NFL, con Detroit e Philadelphia).


ALLENATORE
Il periodo da giocatore terminò all’ improvviso quando ricevette una telefonata dal suo ex quarterback del college, Andy Palau, che aveva accettato il lavoro di football coach in una high school del New Jersey di nome St.Cecilia e cercava un assistent coach. Una telefonata che segnò l’inizio della carriera da allenatore di Vince.
Quando nel 1942 Palau lasciò il posto per andare ad allenare a Fordham, per Lombardi si aprirono le porte per il primo lavoro da head coach della sua vita.
Era un grande fautore di tutti i metodi che si basassero sulla ripetizione continua ed ossessiva degli schemi, diceva che ciò rendeva i giocatori istintivi e senza paura.
Aveva inoltre messo a punto variazioni alla classica "T-formation", con degli schemi che facevano passare tutto il gioco dalle mani del quarteback, il quale poteva poi mandare fuori bilanciamento le difese con dei falsi handoffs o mandando un ricevitore in movimento, ponendo le basi per il ruolo da leader in campo/regista che la posizione di quarterback avrebbe assunto nel football moderno.
I Saints, come era chiamata la scuola, divenne una squadra imbattibile, tra il 1942 e il 1945 inanellarono anche una striscia di 32 partite senza sconfitte, di cui 25 vittorie consecutive.
In seguito Lombardi, dopo solo due stagioni, accettò a malincuore il posto di coach della linea d’ attacco all’Accademia Militare di West Point, agli ordini del colonnello Red Blaik.
Blaik era considerato all’epoca un mago delle strategie offensive e le sue squadre inanellavano grandi risultati. Nel 1944 e 1945 avevano vinto due titoli nazionali consecutivi. Nel 1948 Army era finita sesta nel ranking nazionale, imbattuta, con solo un pareggio all’ultima giornata.
Il lavoro di Blaik era impostato sulla disciplina, l’ organizzazione, la pianificazione, la cura per i dettagli, le ripetizioni e soprattutto ore e ore a video.
Lombardi fece suoi questi metodi.
Nel 1951 emerse da alcune testimonianze che un centinaio di cadetti avevano creato un sistema per appropriarsi delle risposte esatte degli scritti di varie materie e per farle circolare tra di loro. Dalle indagini risultò che quasi tutta la squadra di football era coinvolta e furono espulsi dall’accademia ben 83 allievi, tra cui 45 giocatori della squadra, incluso Bob Blaik, figlio dell’head coach e quarteback titolare.
I due anni seguenti allo scandalo furono disastrosi.
Blaik era un amico del generale McArthur, all’ epoca comandante delle Forze Armate di stanza in Estremo Oriente, grande appassionato di football, malgrado ciò Blaik non chiese al suo amico di insabbiare lo scandalo né di salvare la carriera del figlio, cosa che McArthur avrebbe potuto senz’ altro fare.
Problemi di carattere familiare spinsero Lombardi ad accettare la proposta del suo vecchio collega di università Wellington Mara di diventare il nuovo offensive coordinator dei New York Giants, iniziando così la sua carriera tra i professionisti della NFL.
Siamo nei primi anni 50 e Vince giunse alla conclusone che in tutte le formazioni avrebbe inserito un flanker (perché le difese dovevano sentirsi costantemente minacciate dal passing game) e i suoi running backs dovevano avere delle opzioni in base a come reagiva la difesa avversaria e a ciò che essi leggevano.
Questo schema che lo renderà noto è detto "power sweep".
Uno schema che richiedeva precisione, sincronismo ed intelligenza, e Lombardi aveva la forza mentale ed il background per insegnarlo alla perfezione.
Nel 1955 la cura Lombardi iniziò a produrre i primi risultati con un bilancio finalmente positivo, e l’anno seguente i Giants produssero il secondo miglior record della lega qualificandosi per il Championship della NFL, disputato allo Yankee Stadium contro i Chicago Bears (tramortiti poi 47-7).
Dopo qualche sconfitta ai playoff, si ricorda la grande finale NFL del 1958 tra Giants e Baltimore Colts. I Giants recuperano una partita che sembrava persa e si portano in vantaggio 17-14 a due minuti dalla fine, ma un posizionamento della palla sfavorevole per pochi centimetri su una corsa di Gifford non gli permise di chiudere il down che avrebbe dato loro la vittoria con i Colts che con un FG pareggiano a 7 secondi dalla fine. Per la prima volta una finale NFL si deciderà con la nuova regola del "sudden death overtime", la squadra che per prima segna dei punti si aggiudica partita e titolo. La monetina assegna la palla ai Colts e i Giants impotenti ed incapaci di recuperare palla vengono sconfitti.
Gifford sembra avvilito e si addossa la colpa della sconfitta per la mancata conversione del primo down alla fine del quarto quarto, ma Lombardi lo rincuora con la frase: "Non saremmo neanche stati qui senza di te".
Tuttavia la squadra che lo porterà alla ribalta saranno i Green Bay Packers.
A fine anni 50 il Football e in generale l'epoca era scossa da grandi cambiamenti: TV, nuovi contratti, modernizzazione insomma.
In questo clima però la franchigia dei Green Bay Packers sembrava sempre più sull’orlo del baratro. Venivano da uno stagionale 1-10-1, con tutto quello che ne consegue per una squadra di football professionistico. Per una città di 60.000 abitanti situata nel posto più freddo degli Stati Uniti sembrava che il sogno di avere una squadra nella NFL, squadra i cui proprietari erano gli stessi cittadini e tifosi, stesse per scomparire.
Dopo aver passato tutto l’ inverno studiando filmati con il suo staff, in maggio Vince ebbe il suo primo approccio con alcuni dei giocatori, invitando i quarterbacks ad un minicamp.
Lombardi disse che avrebbero dovuto liberare la mente da tutto quello che avevano imparato perché con lui sarebbero ripartiti da zero.
Alla fine di luglio, al training camp con tutto il personale, i giocatori però si resero subito conto delle altre differenze rispetto al vecchio regime. Gli orari erano ferrei, gli allenamenti massacranti e le ripetizioni ossessive, bisognava rispettare il coprifuoco serale, vestire sempre in giacca e cravatta.

Il fullback Jim Taylor disse: "Un giocatore non sa quanto dolore può sopportare finchè non viene colpito, Lombardi trova sempre un modo di farti arrivare ben oltre quella soglia"

Quando i Packers sconfissero i Bears per 9-6 alla prima partita della stagione ci furono scene di tripudio tra giocatori e pubblico come se avessero vinto il campionato.
Il 1960 vide il consolidarsi del duo Hornung-Taylor come trascinatori del gioco d’ attacco di Green Bay. Non i più forti della lega ma sicuramente quelli più produttivi.
Battendo i Rams per 35-21 all’ ultima giornata i Packers si aggiudicarono il titolo di divisione e la disputa della finale NFL contro i Philadelphia Eagles.
Andò male con Hornung che si infortunò senza poter ritornare in campo nel terzo quarto e Chuck Bednarik che placcò Taylor prima che potesse varcare la goal line all’ ultimo secondo per dare il titolo ai Packers.

Negli spogliatoi, con un profetico discorso, Vince disse ai suoi: "Voi adesso non realizzate ancora che avreste dovuto vincerla questa finale, ma questo non succederà mai più. Voi non perderete mai più un Championship"

L’anno seguente iniziò alla grande, con i Packers che demolivano a piacimento gli avversari, ma a metà stagione alcuni giocatori furono chiamati a prestare servizio nell'esercito.
La squadra si qualificò comunque per il Championship, stavolta contro i New York Giants che furono letteralmente umiliati.
La storia era ormai fatta.
I Giants ebbero l’ occasione per la rivincita già l’ anno dopo, quando il Championship fu disputato a New York ancora dalle stesse due squadre. In una giornata freddissima le due difese prevalsero e la gara fu decisa dai FG e dagli extra point di Kramer che fissò il punteggio finale a 16-7 ed i Packers vinsero la seconda finale NFL consecutiva.


SCANDALO SCOMMESSE PAUL HORNUNG
I progetti di Lombardi per il terzo titolo furono rovinati da un altro scandalo che si abbattè ancora una volta su una sua squadra, proprio come era successo dodici anni prima. E come nel 1951 fu un figlio a dare un durissimo colpo ad un padre.
Paul Hornung fu sospeso a tempo indeterminato dalla lega insieme ad un’ altra superstar, Alex Karras dei Lions, per aver piazzato delle scommesse su alcune partite.
Tutto ciò determinò ovviamente un calo dei risultati della squadra, ma furono soprattutto il morale e la salute di Vince ad uscire devastati da questo episodio. Probabilmente Lombardi non riuscirà mai a perdonare del tutto Hornung, anche per il fatto di avergli tenuta nascosta la cosa dopo averla invece confessata al Commissioner Pete Rozelle.
Lombardi, come Blaik tanti anni prima, non fece nulla, tantomeno una telefonata al Presidente Kennedy che avrebbe forse risolto la cosa, per impedire che la giustizia della NFL seguisse il proprio corso.
I Packers si piazzarono quindi secondi nella divisione alla fine della stagione 1963, una stagione durante la quale dovettero superare anche dei gravi infortuni a Bart Starr e Ray Nitschke e lo shock dell’ assassinio del Presidente Kennedy, che sconvolse Lombardi.
Il coach però rimarrà colpito dalla prova di carattere dei suoi giocatori, che avevano trovato la forza di rialzarsi dopo essere caduti in ginocchio.
Ancora una brutta stagione seguì. Dopo brevi momenti di entusiasmo perché Rozelle decise di perdonare Hornung e Karras, che ricominciarono quindi a giocare, i Packers dovettero fare a meno per tutto l’ anno di Jerry Kramer per un infortunio e del centro Jim Ringo, ceduto agli Eagles. Con due quinti della linea d’attacco fuori, il gioco sulle corse ne risentì, ma i risultati avrebbero potuto essere molto migliori se Hornung non avesse avuto un pessimo anno come calciatore, sbagliando 26 field goals su 38 tentati.
Lombardi poi doveva fare i conti anche con il problema di depressione della figlia Marie, che addirittura in un paio di occasioni era caduta incosciente per abuso di alcool e farmaci antidepressivi. Per mitigare in qualche maniera gli effetti dello stress sul proprio fisico Vince aveva iniziato a giocare a golf, attività che lo distraeva molto, e ad interessarsi di finanza.
Infatti decise di investire in una compagnia immobiliare di nome Public Facilities Associates Inc., un’ azienda che costruiva edifici per rivenderli ad enti pubblici. Lombardi investì 6.000 dollari e ne ricavò più di un milione in meno di due anni. In seguito partecipò ad una cordata di investitori legati alla catena alberghiera Hyatt-Regency che stava tentando di assumere il controllo dei San Francisco 49ers.


ALTRI TITOLI
Nel 1965 Green Bay vinse di nuovo il titolo grazie al carattere dei suoi giocatori.
Il Championship, l’ ultimo prima dell’ introduzione del Super Bowl, fu giocato a Green Bay contro Cleveland su un campo innevato. Le condizioni atmosferiche contribuirono a fermare Jim Brown e la difesa dei Browns non potè nulla contro le corse di Taylor e Hornung, che guadagnarono più di 200 yards in due per la vittoria per 23-12.
I Packers furono inarrestabili nel 1966 ma la salute di Lombardi ne pagò un caro prezzo. Ormai tutto il suo essere era dedicato esclusivamente al tentativo di vincere in modo costante e ciò provocò in lui stress inimmaginabili.
La stagione finì con 12 vittorie e solo 2 sconfitte, la finale NFL quell’ anno aveva un sapore diverso, in quanto la vincente si sarebbe dovuta scontrare con la squadra campione della AFL nel primo Super Bowl. Tutto questo non fece altro che aggravare gli stati d’ansia ed il cattivo umore di Lombardi che, per risposta, preparò le partite in maniera ancora più maniacale.
Contro Dallas, Green Bay andò in vantaggio per 34-20 al quarto quarto e fu la difesa a prevenire la rimonta dei Cowboys con un intercetto su un passaggio disperato su un quarto down dalle due yards dei Packers che avrebbe mandato la partita in overtime.
Il Super Bowl si giocò al Coliseum di Los Angeles contro i Kansas City Chiefs, guidati dal proprietario Lamar Hunt, un ricco petroliere Texano che aveva voluto a tutti i costi fondare la lega rivale American Football League, portandola in pochi anni a poter competere in popolarità con la NFL.
La settimana di allenamento per i giocatori dei Packers fu condotta a ritmi massacranti ed alcuni di loro pensavano di non uscirne vivi. Vince sentiva questa gara in modo particolare, lui era quello che aveva tutto da perdere in caso di sconfitta.
Quattro titoli NFL in sei anni sarebbero andati in fumo se avesse perso con la rappresentante di una lega considerata ancora inferiore.
Max McGee fu inaspettatamente l’ eroe di quella gara, vinta dai Packers per 35-10.
E fu proprio negli spogliatoi dopo l’ incontro che Lombardi iniziò ad avere dei seri dubbi sul fatto di tornare ad allenare per un’ altra stagione, ma lo stimolo di avere un’ altra possibilità di vincere per tre volte consecutive era più forte di qualsiasi altro istinto e decise di provare ancora.
Nel 1967 Green Bay riuscì a qualificarsi nuovamente per la finale, ancora contro Dallas.
La partita si disputò questa volta a Green Bay e passerà alla storia come "The Ice Bowl" per le temperature oscillanti tra i -25° e i -44° ed il campo trasformato in una lastra di ghiaccio (non a caso il campo di Green Bay è conosciuto come "tundra ghiacciata").
E, come l’ anno precedente, i Packers prevalsero con una quarterback sneak improvvisata da Starr all’ ultimo secondo.
Durante la settimana che portava al Super Bowl di Miami contro gli Oakland Raiders Vince prese la decisione di non continuare l’ anno seguente, anche perchè non sopportava più quella fazione di giornalisti che lo denigrava. Un giornalista della rivista Esquire, Leonard Shecter, in un articolo intitolato "The Toughest Man", lo descrisse come un tiranno che abusava della salute dei propri giocatori e che maltrattava i familiari.
I ragazzi vinsero facilmente il secondo Super Bowl per 33-14 e quella partita rappresentò il canto del cigno per i grandi Green Bay Packers degli anni ’60 .


IL MOMENTANEO RITIRO, IL CANCRO E LA MORTE (1970)
A seguito del suo ritiro, ci fu il tramonto dei grandi Packers degli anni 60, il record fu un brutto 6-7-1.
Lombardi si rese conto di non poter fare a meno del contatto con il campo di gioco e cedette alle proposte del proprietario dei Washington Redskins.
Potere decisionale illimitato, un ufficio enorme, la possibilità di frequentare le persone più potenti d’ America, e non ultimo portare Marie fuori dal gelo del Wisconsin.
Separarsi da Green Bay però fu doloroso per entrambe le parti ma soprattutto per la squadra, che precipitò nel baratro da cui uscirà solo alla metà degli anni ’90.
I Redskins ed il loro quarterback Sonny Jourgensen uscirono rivitalizzati dal primo anno di cura Lombardi ed ebbero la loro prima stagione vincente dopo 14 anni.
Vince però continuava a stare male ed i medici diagnosticarono un cancro intestinale poco prima del training camp del 1970. Il fatto di aver evitato di controllarsi fece estendere il male ad altri organi vitali.
Vince Lombardi si spense la mattina del 3 settembre 1970.


FRASI CELEBRI
"Le persone che lavorano insieme vinceranno. Sia che si stia lottando contro una complessa difesa di football, o contro i problemi della società moderna"

"Lo spirito, la voglia di vincere, e la voglia di eccellere sono le cose che durano. Queste qualità sono molto più importanti degli eventi che accadono"

"Il leader non può mai colmare la distanza che esiste tra lui ed il gruppo. Se lo facesse, non sarebbe più quello che deve essere"

"Vinci in qualsiasi modo ti è possibile per tutto il tempo che ti è possibile. I bravi ragazzi finiscono per ultimi"

"Se la vittoria non è tutto, perché tengono il conteggio dei punti?"

"Non abbassare mai i tuoi standard per compiacere gli altri"

"Non ho mai conosciuto un uomo capace che a lungo andare, nel profondo del suo cuore, non abbia apprezzato la tenacia, la disciplina... io credo fermamente che il momento più bello di qualsiasi uomo è il momento in cui ha impegnato il suo cuore in una buona causa e giace esausto..."

"Bene, Mister, lascia che ti dica cosa significa vincere, significa andare più a lungo, lavorare più duro, dare più di chiunque altro"

"Vincere non è un episodio sporadico, è una cosa di sempre. Non vinci una volta ogni tanto, non fai bene le cose una volta ogni tanto, le fai bene sempre. Vincere è un'abitudine. Sfortunatamente lo è anche perdere"

"Vincere non è tutto. È la sola cosa che conta"

"È difficile essere aggressivi quando non si sa chi colpire"

"La qualità della vita di una persona è in diretta proporzione al suo impegno ad eccellere, indipendentemente dall’iniziativa da lui intrapresa"

"Più duro lavori, più difficile diventa arrendersi"

"I leader non nascono. I leader si creano, e vengono creati dallo sforzo e dal duro lavoro"

"Il prezzo del successo è il lavoro duro, la dedizione al compito che abbiamo davanti, e la certezza che, sia che vinciamo sia che perdiamo, abbiamo dato il meglio di noi stessi"

"La forza mentale è molte cose. È umiltà perché costringe tutti noi a ricordare che la semplicità è segno di grandezza e la mitezza è il segno della vera forza. La forza mentale è frugalità unita a qualità di sacrificio, abnegazione e dedizione. È assenza di paura, ed è amore"

"È tempo per tutti noi di alzarci in piedi ed acclamare chi lavora, il realizzatore, quello che riconosce le sfide e fa qualcosa a riguardo"

"Se non accetti di perdere, non puoi vincere"

"Il dizionario è il solo posto dove la gloria viene prima del lavoro. Il duro lavoro è il prezzo che dobbiamo pagare per il successo. Io penso che tu possa realizzare qualsiasi cosa se sei disposto a pagarne il prezzo"

"Non abbiamo perso la partita; abbiamo solo esaurito il tempo"

"Qualcuno di noi fa le cose bene, qualcun altro no, ma tutti assieme verremo giudicati da una cosa soltanto: il risultato"

"Se non ti senti bruciare dall'entusiasmo, verrai licenziato con entusiasmo"

"I risultati di un'organizzazione sono i risultati dello sforzo combinato di ciascun individuo"

"La misura di chi siamo è ciò che facciamo, non ciò che abbiamo"

"La differenza tra una persona di successo e gli altri non è la mancanza di forza, o la mancanza di conoscenza, ma la mancanza di volontà"

"La perfezione non è raggiungibile, ma se perseguiamo la perfezione possiamo raggiungere l'eccellenza"

"La fiducia è contagiosa così come la mancanza di fiducia"

"Il prezzo del successo è duro lavoro, dedizione e determinazione per aver dato il meglio di noi stessi, aver vinto o perso"

"Il Football è come la vita; richiede perseveranza, autocontrollo, duro lavoro, sacrificio, dedizione e rispetto per l'autorità.

"La pratica non porta alla perfezione, solo la pratica perfetta rende perfetti"

"Nei grandi obiettivi è glorioso persino fallire"

"La vera gloria è cadere in ginocchio e rialzarsi. Questa è la vera gloria, la sua essenza"

"Avremmo molte più cose se non le pensassimo come impossibili"

"Sconfiggi il disfattismo con sicurezza"

"I leader lo sono diventati, non sono nati. Sono fatti da duro lavoro, il prezzo che tutti dobbiamo pagare per raggiungere qualsiasi obiettivo per cui valga la pena"

"È facile avere fiducia in te stesso e avere disciplina quando vinci, quando sei il numero uno. Quando devi avere fede e disciplina è quando perdi"

"La forza mentale è essenziale per il successo"

"Una volta che sei d'accordo sul prezzo che tu e la tua famiglia dovete pagare per il successo, potete ignorare i dolori minori, la pressione degli avversari e i fallimenti temporanei"

"Non c'è spazio per il secondo posto. C'è solo un posto nel mio gioco ed è il primo posto"


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giovedì 27 dicembre 2018

Migliori Giocate NFL Di Tutti I Tempi (Trick Plays)

Quando manca poco tempo alla fine o non si riesce a scardinare una difesa particolarmente arcigna succede che una squadra NFL s'inventi qualcosa: vengono chiamate "trick plays".
Sostanzialmente si tratta di giocate anomale, eseguite raramente e che non sempre escono proprio per la loro difficoltà.
Ma quando escono sono spettacolari perchè imprevedibili.
Durante certi "tricks" dove la palla sparisce e riappare, sono previsti più passaggi di mano del pallone (cosa che aumenta il rischio di Fumble) e ciò ne aumenta sicuramente il rischio.


FAKE SPIKE
Lo "Spike" è utilizzato da un QB quando non ha più timeouts da chiamare ed il tempo sta finendo. Egli riceve palla e la scaglia a terra davanti a sè per fermare il cronometro (lo spike è infatti considerato un lancio incompleto). Questo ovviamente gli costa un down, ma gli permette di chiamare l’Huddle e di scegliere l’azione da effettuare senza eccessiva fretta.
Il gioco detto "fake spike" è, appunto, una finta con la quale il QB fa credere alla difesa di voler fermare il tempo scagliando a terra un incompleto, lanciando invece in profondità ad un Receiver.
Se la difesa ci casca e si "rilassa", il QB potrebbe effettuare il lancio senza essere sotto pressione e, nel contempo, il Receiver potrebbe trovarsi facilmente in campo aperto ed effettuare un cosiddetto "big play" (grande guadagno territoriale) o addirittura un TD.
Ovviamente se la difesa non dovesse cadere nel tranello, l’azione potrebbe concludersi facilmente con un intercetto.


FLEA FLICKER
Il "Flea Flicker" può facilmente ingannare le difese.
Il Quarterback, dopo lo snap, consegna la palla con un hand-off al Runningback, il quale, dopo averla portata per pochi passi, ma senza superare la line of scrimmage, la ridà al QB, che nel frattempo è indietreggiato, il quale lancia in profondità ad un Receiver.
Questa finta di corsa fa concentrare la difesa sul Runner, ed il QB può trovare facilmente i Receivers liberi. Ad una difesa attenta però i segnali per capire questo trick play non mancano: la palla non supera la line of scrimmage (perché poi non potrebbe più essere lanciata in avanti) e gli Offensive Lineman, essendo un gioco di passaggio non possono correre subito in profondità per non incorrere nella penalità detta "Inelegible Receiver Downfield".


STATUE OF LIBERTY
Questo trick inizia come un Pass Play e si trasforma in una corsa, un pò come una Draw.
Il QB, dopo lo snap, indietreggia ed alza il braccio come a voler effettuare un lancio, che invece non avviene perché un Runningback da dietro gliela prende dalla mano e inizia a correre con essa.
Se il gioco riesce bene, il RB potrà guadagnare molte yards, per il fatto che, credendo al pass play, molti difensori saranno andati a chiudere sui Receivers che nel frattempo avranno corso le loro tracce.
Qui il rischio di fumble è abbastanza alto.


FUMBLEROOSKI E BUMEROOSKI
Il Fumbleroosky ha l' obiettivo di ingannare la difesa, dando palla ad un uomo di linea.
Il Quarterback, dopo aver preso palla dal Centro, la butta a terra fingendo un fumble vicino ad un uomo di linea offensiva, che cerca poi di guadagnare yards su corsa.
Se gli uomini di linea difensiva credono nel recupero palla, si getteranno sul punto in cui il pallone è caduto. Chiaramente l’offensive lineman designato a raccoglierla deve farlo velocemente e approfittare poi del varco creatosi e del fatto che, pur essendo lento, ha una stazza tale per cui è difficilissimo placcarlo e buttarlo giù: se il gioco esce sfonderà la linea avversaria.
Questa fake fu usata, per esempio, nell’Orange Bowl del 1984 da Nebraska contro University of Miami (30-31). In NFL è illegale ma c'è una variante chiamata: Bumerooski dove al posto del QB che mette la palla a terra, la consegna al runningback che poi corre verso l'endzone.


HOOK AND LATERAL
L' "Hook and Lateral" è complicato, ed utilizzato per lo più in situazioni disperate.
Esso richiede un timing perfetto tra il QB e 2 Receivers.
Il Quarterback indietreggia per passare e lancia ad un Receiver che nel frattempo ha corso una “Hook”; questi, ricevuto il lancio passa la palla lateralmente ad un compagno dell’attacco che gli corre di fianco e che cercherà di guadagnare più yards possibili.
Se eseguito bene, questo trick play porta a grandi guadagni, perché la difesa si concentrerà sul primo Receiver e il secondo avrà modo di trovare campo aperto prima che gli avversari possano reagire.


DIRECT SNAP TO THE RUNNING BACK
Si tratta di uno snap diretto al RB invece che al Quarterback.
Con questo tipo di snap, il Runner riceve palla molto più velocemente e può cogliere di sorpresa la difesa, ma c’è anche da dire che si troverebbe senza bloccatori di fronte proprio per la velocità con cui si sviluppa l’azione.


UNBALACED CENTER ELIGIBLE
Con questo particolare schieramento ci sono più opzioni possibili a disposizione dell’attacco:
1) Nel caso la difesa schieri più Linemen davanti a Centro e QB e non abbastanza davanti alla linea formata dal TE e dai 5 Offensive Linemen, il QB lancerà uno "screen pass" ad uno dei tre dietro la linea (RB-WR-WR).
2) Nel caso la difesa schieri un solo Lineman (in piedi per andare a blitzare sul QB) davanti al Centro, il QB si mette in Shotgun, 5 passi dietro al Centro, il quale è libero di andare a ricevere, potendo farlo perchè è l’estremo della linea.
3) Nel caso la difesa schieri un solo Lineman (in stance) davanti al Centro, quest’ultimo lo bloccherà e il QB potrà correre una cosiddetta QB sneak.


DRAW
In questa giocata gli uomini dell’attacco si comportano come fosse un azione di lancio, poi improvvisamente l’azione si trasforma in una corsa.
Il lavoro degli uomini di linea è fondamentale in quanto una volta che i difensori sono penetrati dovranno, con precisi schemi di bloccaggio, tenerli lontani dal corridoio in cui si infilerà il runningback.


END AROUND
Si tratta di una corsa esterna di uno Slot Back o di uno Split End (in rari casi anche da un Tight End) che corre dalla parte opposta al suo allineamento finale.
Ad esempio il Quarterback finge di cedere la palla al Fullback (che a sua volta prosegue la corsa fingendo di avere il pallone tra le mani) per poi cederlo con un hand off al WR che lo incrocia e che corre dall’altra parte invertendo la direzione iniziale del gioco.


REVERSE
Anche questa è una corsa esterna che va in una direzione per poi capovolgere il fronte dopo l’hand off verso un secondo portatore di palla che corre verso la parte opposta.
Il QB riceve lo snap e indietreggia cedendo poi il pallone all’ Halfback che corre verso destra. Quando il Runner incrocia il Wide Receiver (partito in posizione di slot) gli cede il pallone.
A questo punto Il WR può correre dalla parte opposta invertendo così la direzione dell’azione.
Lo scopo è, quindi, quello di far andare la difesa in direzione della prima corsa per poi prenderla in contropiede dalla parte opposta.


SCREEN PASS
Lo Screen Pass è una giocata con la quale l’attacco cerca di sfruttare a proprio favore la pass rush dei Linemen avversari fingendo una corsa che si trasforma in un passaggio per il RB designato a ricevere.


ROLL OUT OPTION PASS
E' un gioco che si sviluppa per dare al QB due opzioni: passare la palla ad un Recever o tentare di guadagnare yards correndo lui stesso col pallone.
C’è una finta di hand off al RB che poi andrà a posizionarsi come possibile bersaglio del QB. Quest’ultimo, dopo la finta di hand off correrà verso la sideline “accompagnato” dall’altro RB e dalla Guardia in pull, che bloccheranno per lui.


SPECIAL TEAMS
Va inoltre sottolineato che ci sono altre furbate effettuate dagli Special Teams che riguardano finte di punt, finte di field goal e gli onside kick non dichiarati.


NEW YORK GIANTS V DENVER BRONCOS 1987 (FLEA FLICKER)
L'invenzione di questa giocata è accreditata a Bob Zuppke. La prima volta che questa giocata uscì fu nel 1987 in NY Giants v Denver Broncos dove il QB Phil Simms passò la palla al ricevitore Phil McConkey che corse pi per un guadagno di 44 yards.
In generale, dopo lo snap del QB la palla passa al running back o un altro giocatore della sua squadra, che corre poi verso o parallelamente alla linea di scrimmage.
Prima che il running back attraversi la linea di scrimmage, riporta la palla al QB, che poi lancia per un ricevitore.
Questa giocata è progettata per attirare i difensori verso le corse, e lontano dalla linee di passaggio, lasciando il QB libero.


SAN DIEGO CHARGERS V MIAMI DOLPHINS 1981 (THE HOOK AND LATERAL)
Nella AFC Divisional Playoff Game i Dolphins stavano perdendo 24-10, con il tempo che passava inesorabile nel primo tempo. Avevano bisogno di far accadere qualcosa. Il quarterback Don Strock, con 6 secondi sul cronometro, scivolando indietro riuscì a realizzare un TD assieme a Duriel Harris e Tony Nathan con una 87 Circle Curl Lateral che prevedeva un lancio sul WR che avrebbe percorso una sorta di uncino verso il centro del campo per poi passare all’halfback in arrivo a piena velocità (i Chargers convergevano su Harris, dimenticandosi Nathan che in piena velocità e senza opposizione, volava verso l'End Zone).


MIAMI DOLPHISN V NEW YORK JETS 1994 (THE CLOCK PLAY, FAKE SPIKE)
Qualche anno fa anche Matthew Stafford provò a replicare questa giocata ma l'azione di Marino è l'esempio più brillante. Marino stava guidando una furiosa rimonta per i Dolphins dopo il 24-6 alla fine del terzo quarto. Con solo 30 secondi rimanenti da giocare e un timeout, i Dolphins si allineavano sulla linea delle 8 yards dei Jets. Mentre il tempo passava, Marino fece segno a terra mentre urlava "Time! Time! Time!" a significare che stava per buttare la palla a terra per un incompleto (spike).
Marino invece al posto di buttare palla a terra, alzò la testa e lanciò Ingram per il TD della vittoria con la difesa dei Jets praticamente ferma (fake spike).


BUFFALO BILLS V TENNESSEE TITANS 1999 (THE MUSIC CITY MIRACLE)
Nell'AFC Wild Card Game del 1999 i Titans erano avanti per 15-13 con un minuto e 48 secondi al termine.
Nell'azione successiva dei Bills, rimasti senza time out, il quarterback Rob Johnson guidò la squadra con 5 giocate e 37 yard guagnate alla linea delle 24 yard dei Titans (nell'ultima giocata, Johnson era senza una scarpa). A soli 16 secondi dal termine della partita, Steve Christie, il kicker dei Bills, segnò un field goal da 31 yard, portando Buffalo in vantaggio 16-15.
Qualche momento dopo, Christie calciò il kickoff, ricevuto dal giocatore dei Titans Lorenzo Neal. Neal consegnò il pallone al proprio tight end Frank Wycheck, che lanciò il pallone trasversalmente verso un altro giocatore dei Titans, Kevin Dyson, che corse lungo la linea laterale segnando un touchdown da 75 yard.
Gli arbitri classificarono il passaggio di Wycheck come laterale quindi regolare (un passaggio in avanti sarebbe invece stato irregolare), confermando il touchdown dei Titans.
Questa giocata venne soprannominata "Home Run Throwback" dai Titans e ideata dal coordinatore degli special team Alan Lowry.
Va anche sottolineato che i Bills ai tempi avevano la difesa numero uno nella NFL e una degli specal team migliori (0 TD di ritorno concessi in stagione).


PITTSBURGH STEELERS V SEATTLE SEAHAWKS 2006 (THE REVERSE OPTION)
I Pittsburgh Steelers nel Super Bowl XL chiamarono il "Fake-39 Toss X-Reverse Pass", dove il ricevitore Antwaan Randle El fingeva di tornare indietro, ricevendo palla per poi lanciarla in profondità verso Hines Ward.
Fu la prima volta che un ricevitore lanciò un TD in un Super Bowl.


DENVER BRONCOS V SAN DIEGO CHARGERS 2006 (BUMEROOSKI)
Bum Phillips oltre ad essere stato uno dei più grandi innovatori di giocate difensive, ha anche contribuito ad istituire una giocata soprannominata "Bumerooski" in suo onore.
Simile al "Fumblerooski" (reso famoso nell'Orange Bowl 1984, e immortalato nel film " Little Giants") ma invece del quarterback che mette la palla a terra (considerato un fumble in avanti illegale nella NFL), la consegna ad un running back tra le sue gambe e continua il play-fake nella direzione opposta mentre il running back va verso l'endzone.
In questo caso protagonista Neal, uno che in carriera aveva segnato solo 6 TD in 16 stagioni.
I Panthers hanno eseguito una versione del Bumerooski nel 2011. Qualche anno prima si era visto anche in Seattle v Arizona.


NEW ENGLAND PATRIOTS V JACKSONVILLE JAGUARS 2008 (FAKE STATUE OF LIBERTY)
Questa è la fake Statue Of Liberty.
Tom Brady ha avuto abbastanza tempo per fingere un handoff inverso, saltare in aria e poi per realizzare una fake Statua della Libertà e lanciare la palla nell'endzone per un TD.


SEATTLE SEAHAWKS V BUFFALO BILLS 2008
Durante la sostituzione per scambiare il field-goal unit, il lineman Ryan Denney si fermò sulla linea laterale ancora in campo ma lontano dall'azione e fuori dalle marcature dei Seahawks (Buffalo stava per battere un field goal).
Improvvisamente, Brian Moorman si alza in piedi e lancia un facile TD a Denney.
Risulta difficile capire come i giocatori o gli allenatori dei Seahawks non si siano accorti di un lineman difensivo che solo soletto si stava spacciando per ricevitore.


CHICAGO BEARS V GREEN BAY PACKERS 2012 (FAKE FIELD GOAL)
Quello di Tom Crabtree da 45 yard fu uno dei fake field goal più lunghi della storia.
Ovviamente trasformato in TD.


SEATTLE SEAHAWKS V GREEN BAY PACKERS 2015 (FAKE FIELD GOAL)
Seppur una furbata niente male e che non accade spesso, sono stati diversi i fake field goal realizzati in NFL.
Vogliamo ricordare questo perchè i Packers conducevano 16-0 e ci sono voluti circa 40 minuti affinchè Seattle realizzasse una marcatura.
Jon Ryan prepara la palla per il field goal ma poi parte verso sinistra prima di fare un lancio di 19 yard per Garry Gilliam che va in TD.


LSU V FLORIDA (FAKE PUNT)
In ambito universitario non c'è niente di più furbo ed atroce di subire un fake punt.
Tutta la difesa sta pronta ad aspettare la palla e poi avviene l'incredibile con un corsa.



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venerdì 21 settembre 2018

La Storia Di Brett Favre: Alcol, Dipendenza Da Farmaci e Perdita Di Memoria (NFL)

Brett Favre, quarterback che ha speso gran parte della sua carriera sportiva ai Green Bay Packers, dopo 19 straordinarie stagioni nella NFL decise di ritirarsi chiudendo la sua carriera nei Minnesota Vikings.
La sua carriera rischiò di finire prematuramente la sera del 14 luglio 1990 quando fu coinvolto in un terrificante incidente stradale: a poche centinaia di metri dalla casa dei suoi genitori, Favre perse il controllo della macchina, la quale si ribaltò tre volte in aria prima di finire contro un albero.
Dopo aver subito l'asportazione di quasi 80 centimetri di intestino, Favre riuscì a tornare a giocare e nel draft del 1991 fu scelto al secondo giro (33sima scelta assoluta) dagli Atlanta Falcons.
Nel suo unico anno ai Falcons, Favre si fece notare più per la sua passione per le feste e per i continui scontri con l'allenatore Jerry Glanville che per il suo gioco.
Riguardo il suo rapporto con Glanville, rimane famoso l'episodio in cui Favre non si presentò per la foto di squadra poiché la sera prima l'aveva passata a festeggiare.
L'anno successivo venne ceduto ai Green Bay Packers in cambio della loro prima scelta al draft, in quello che sarà ricordato come uno degli errori più grandi della storia della NFL.
Dopo un anno agli Atlanta Falcons nel 1991, finisce quindi ai Packers con i quali vincerà anche il Super Bowl XXXI (1996).
L'anno successivo riportò i Packers al Super Bowl ma questa volta andò male.
Fu anche l'unico giocatore a vincere tre AP MVP Awards consecutivi.


PROBLEMI CON L'ALCOL
"Non avevo bevuto per 12 anni, neppure una goccia per 12 anni", racconta Favre aprendo il capitolo dei suoi problemi con l'alcol.
Seri, al punto da dover ricorrere anche lì a un periodo di riablitazione: "Mia moglie Deanna mi aveva dato un ultimatum: devi smetterla o vado via".
Brett ammette di non aver mai amato il sapore dell'alcol ma, in un certo periodo della sua vita, solo i suoi effetti.


VINCERE UN SUPERBOWL DA UBRIACO
In principio fu Max McGee.
Siamo al primo Superbowl, nel 1967, dove a contendersi il trofeo furono Packers e Chief.
Max McGee dei Green Bay, la franchigia del mitico Lombardi, decise di uscire la sera prima del match.
Il 34enne ricevitore, raramente utilizzato in stagione tanto da aver ricevuto solo 4 passaggi in tutto il campionato, pensò che avrebbe trascorso l’ambita finale tutto il tempo in panchina e optò per trascorrere le ore precedenti a gustarsi i piaceri della vita fra un bicchiere e l’altro.
Così, dopo aver fatto compagnia ad alcune persone che aspettavano, presso l’hotel del bar, in attesa di partire per l’aeroporto, McGee passò la nottata fuori a spasso per LA, facendo ritorno in hotel non prima dell 6.30 del mattino.
Ovviamente, effettuò uno dei peggiori riscaldamenti della sua vita, considerato il mal di testa che lo affliggeva pesantemente.
E dopo appena tre quarti, ecco la grande occasione della vita.
Il ricevitore titolare, Boyd Dowler, si infortuna alla spalla e non può proseguire il match.
Tutto passa, tutto scorre, così anche gli effetti di una sbornia!
Riceve un pallone  e correndo per 37 yards sigla il primo touchdown della storia del Super Bowl! McGee terminerà il match con sei ricezioni per complessive 138 yards, contribuendo al successo per 35-10 dei Green Bay, che si ripeteranno anche l’anno successivo contro Oakland Raiders.
Stavolta McGee, memore dell’esperienza, si presenterà lucido all’appuntamento, siglando anche in quell’occasione un TD.
30 anni dopo la storia volle ripetersi: stavolta il protagonista fu il già citato Brett Favre.
Come detto già “vittima” dell’alcol nel corso della sua carriera, Favre, ancora a digiuno di vittorie nel Superbowl, passò l’intera notte a spasso per New Orleans e venne beccato ubriaco nei pressi di Bourbon Street.
Il giorno dopo, il 26 gennaio 1997 presso il Louisiana Superdome, Favre non fece altro che vomitare prima dell’inizio del match contro i New England Patriots mentre la dirigenza del club si affrettò ad indicarne come gli effetti di una sfortunata influenza.
Ma la classe dell’uomo di Gulfport era superiore a tutto: il Super Bowl XXXI vide il marchio Favre apposto sopra il risultato finale: lanciò per 246 yards e due touchdown nella vittoria per 35-21, per la franchigia che non vinceva più dai tempi di Vince Lombardi.


LA MORTE DEL PADRE
Lo chiamavano tutti "Big Irv", coach in una high school, morto nel 2003 per un infarto: era il padre di Brett.
Era l'uomo che ha costruito uno dei più forti quarterback della storia.

"Se cresci in una famiglia con un allenatore di football che sembra un sergente martellante non puoi che venir su come un tipo duro. I suoi consigli erano perentori, del tipo: "Muovi il culo". 
Senza contare che la maggior parte delle volte lo stavo già facendo. Cercavo le sue attenzioni. 
Ma lui era così e mi sono anche sentito ferito, a volte. 
Non ha mai detto che ci amava, a noi bambini. 
Ma noi lo sapevamo. E viceversa: non glielo abbiamo mai detto"

Irv Favre chiedeva il massimo ai suoi figli.
Spiega Deanna, moglie di Brett: "Mio marito provava a impressionare il suo allenatore, ma al contempo provava anche a rendere orgoglioso suo padre, un doppio sacrificio per lui". 
E il QB conferma: "Mi sentivo sempre come se stessi provando a dimostrargli che potevo lanciare a 80 yard e anche attraverso un muro".
Il giorno dopo che suo padre morì, Favre decise di giocare in una partita di football contro gli Oakland Raiders.
I Packers si recarono a Oakland dove Favre lanciò quattro touchdown nel primo tempo e 399 yard totali per una vittoria (41-7) sui Raiders.
Completò il 73,3% dei suoi passaggi e terminando la partita con una valutazione perfetta di 158,3.
In seguito, Favre disse: "Sapevo che mio padre avrebbe voluto che giocassi, lo amo così tanto e adoro questo gioco, è stato una grande cose per me, per mio padre, per la mia famiglia".
Dopo la partita, andò al funerale di suo padre a Pass Christian, nel Mississippi.


TRAGEDIE PERSONALI
Nell'ottobre del 2004, dieci mesi dopo la morte di suo padre, suo cognato, Casey Tynes, fu ucciso in un incidente stradale.
Poco dopo, nel 2004, alla moglie di Brett, Deanna Favre, fu diagnosticato un cancro al seno.
Dopo il trattamento riuscì a recuperare.
Alla fine di agosto 2005, la famiglia di Favre subì un'altra battuta d'arresto: l' uragano Katrina attraversò il Mississippi, distruggendo la casa della sua famiglia; tuttavia, nessuno dei membri della sua famiglia fu ferito.
Anche la proprietà di Brett e Deanna a Hattiesburg, nel Mississippi, fu gravemente danneggiata dalla tempesta.


LA DIPENDENZA DA FARMACI
Nel 1996 la NFL convinse il quarterback a trascorrere due mesi di riabilitazione alla Menninger Clinic di Topeka, nel Kansas.

 "Ho avuto seri problemi con le pillole del dolore"

Minacciò più volte di volersene andare da lì ma gli ufficiali della lega furono irremovibili: "Bene: fallo e non giocherai".
Brett qualche anno fa prendeva 800 milligrammi di Ibuprofene tre volte al giorno e fortunatamente è da considerarsi passato remoto il tempo in cui assumeva, invece, forti dosi del narcotico Vicodin, che genera una forte dipendenza, per sconfiggere i traumi fisici causati dal football.
Nel 2004 i Packers vinsero 10-6 contro i New York Giants.
Durante la partita, Favre subì una commozione cerebrale.
Non ricevette l'autorizzazione medica per rientrare nel gioco.
Nonostante la commozione, Favre lanciò un touchdown di 28 yard a Javon Walker in un quarto down.
Successivamente è stato riferito che Favre non ricordava di aver lanciato il touchdown pass.
Si ricorda anche quello che successe nella finale di conference contro i New Orleans, che sarebbero poi diventati i campioni del mondo.
In quel match, concluso ai supplementari, Favre uscì infortunato contro difensori scatenati che puntavano dritto alla sua incolumità.
In particolare subì un terribile placcaggio che lo ha azzoppato nel momento clou del match.
Davanti agli esterrefatti compagni tornò in campo invece di restare in barella.
Vecchia intervista prima del 2009: "Ad esempio qualche settimana fa mi sono sentito malissimo: le caviglie, poi. Non c'era movimento, scendendo giù dal letto, che potessi fare. Zoppicavo. 
Sette giorni prima ero stato colpito a una spalla. Ho provato a sollevare le braccia ed era come se fossero gravate da un peso di venti pounds". 
Favre giocava da quando era un bambino, provate a immaginare quanti colpi ha dovuto sopportare il suo fisico.
I muscoli di spalle e braccia hanno subito seri infortuni e soffre di un male degenerativo all'anca.
E se gli chiedi delle commozioni cerebrali, argomento delicato per tutti i giocatori, ti risponde così: "Non è un problema da ridere, ma ne ho avute più di quante ne possa ricordare. Certo, ti fanno vedere un po' le stelle ma insomma, capiamoci, questo è il football, ragazzi".


PERDITA DI MEMORIA
Oggi, Brett, è affetto da encefalopatia acuta da trauma e sta perdendo, inesorabilmente, la memoria. Troppi colpi in testa, diverse commozioni cerebrali.
Nonostante le protezioni, il suo cervello ha subito danni pesanti e permanenti.
E Brett non si ricorda quasi più nulla.
All’inizio, non ricordava più dove avesse messo gli occhiali, e li cercava per la casa come capita a tutti una volta ogni tanto, per poi accorgersi di averli addosso, appoggiati sulla fronte.
Ad esempio in un'intervista del 2013 ammise di essersi dimenticato che sua figlia gioca a calcio (eppure l'accompagnava sempre lui al campo di allenamento e ci parlava spesso).
"Diavolo, non lo ricordavo, ricordavo gli altri sport che ha fatto ma non questo. Ha ammesso che a 44 anni ha di fronte problemi di memoria “spaventosi” legati a traumi sul campo. Penso che dopo 20 anni, Dio solo sa il pedaggio"

L’ex-Green Bay Packer non ha un figlio, ma se l’avesse avuto: "Sarei stato molto cauto con lui nel dirgli di giocare a football. In un certo senso, sono quasi contento che non ho un figlio a causa delle pressioni che avrebbe dovuto affrontare".


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