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lunedì 1 novembre 2021

Storia Degli Scandali Calcioscommesse In Inghilterra (Fixing Match)

Non sono stati tanti gli scandali Calcio-Scommesse (Fixing Match) in Inghilterra, anche se qualcuno di discrete dimensioni c'è stato.
Ad esempio tra 1893-1898, c'era una sorta di playoff (test match) che decideva la squadra promossa e retrocessa tra le due leghe.
Inizialmente c'erano degli scontri diretti tra le due squadre interessate, ma dal 1896 venne inventato una specie di Round Robin.
In quello del 1898, a seguito dei risultati precedenti, se Stoke e Burnley avessero pareggiato sarebbero state promosse entrambe.
Finì con uno 0-0 e le malelingue mugugnarono che le due squadre si erano messe d'accordo.
La Lega Calcio risolse il problema allargando la Prima Divisione da 16 a 18 club e garantendo la promozione di tutti e 4 i club partecipanti al test match.
La stagione successiva, Jack Hillman del Burnley offrì ai giocatori del Nottingham Forest 2 sterline ciascuno per aver vita facile in una partita tra le squadre.
Hillman venne sospeso per un anno per le sue azioni.


LO SCANDALO DI BILLY MEREDITH (1905)
La partita finale della stagione 1904/05 tra Aston Villa e Manchester City fu un match molto violento e con continui scontri tra le due squadre.
Quattro mesi dopo, è emerso che Alec Leake (capitano del Villa) aveva presentato una grave accusa nei confronti della squadra di Manchester: Billy Meredith gli aveva offerto 10 sterline, affinchè il Manchester City vincesse la partita.
Meredith fu sospeso fino all'aprile del 1906.
Il giocatore in un primo momento negò, poi ammise il tentativo di corruzione ribadendo: "sono stato solo il portavoce di altri ugualmente colpevoli".


LO SCANDALO MANCHESTER UTD-LIVERPOOL (1915)
Siamo nel venerdi santo del 2 aprile 1915.
La partita incriminata non è una qualsiasi: Manchester United v Liverpool, quart'ultima giornata di First Division.
Sulla storica rivalità tra i due club metropolitani aleggia lo spettro della retrocessione: lo United è ultimo, il Liverpool sta un po' meglio ma non è ancora in salvo.
Prima del calcio d'inizio si diffuse la voce di uno strano flusso di puntate sulla vittoria dei Red Devils, contro pronostico.
Per la precisione si giocò forte sul 2-0, pagato a 7 e in qualche caso addirittura a 8 dai bookmakers: quota che si dimezza in poche ore, segnale inequivocabile nella patria dei bookmakers.
I fatti del campo confermano: finisce proprio 2-0, con una serie di episodi clamorosi che, riletti col senno di poi, disegnano un match trasformato nell'assurda sfida tra chi ha combinato il risultato e chi no.
Le cronache raccontano di uno United dominante e che chiude avanti il 1t con un gol sengato al 40' da George Anderson.
Al 3' della ripresa un mani di Bob Pursell, difensore del Liverpool, causa un rigore, di cui s'incarica il capitano del Manchester, il nazionale irlandese Patrick O'Connell: il suo tiro, volutamente sbilenco, finisce più vicino alla bandierina del corner che ai legni della porta e l'autore, tornandosene a centrocampo dopo il misfatto, pare ridere.
A un quarto d'ora dalla fine, con gli ospiti per nulla interessati a rimontare e il portiere del Liverpool Scott in versione paratutto, ecco il bis di Anderson in mischia.
Allo scadere Fred Pagnam, ex bomber del Blackpool, va vicinissimo al 2-1, ma il suo tiro a botta sicura centra la traversa, tra i rimproveri plateali dei compagni sbiancati in volto.
L'allenatore dei Reds, il leggendario Tom Watson, in sella da vent'anni, abbandona anzitempo il campo, disgustato da quanto ha visto.
Finisce come doveva, ma lo stesso arbitro J.G.A. Sharpe nota in presa diretta più di una stranezza e ne informa la Football Association.
Compaiono a stretto giro di posta dei volantini che rivelano copiose giocate sul risultato esatto.
Su un quotidiano di Liverpool, il Chronicle, un anonimo bookmaker che si firma "The Football King" promette grandi ricompense a chiunque fornisca informazioni che portino alla punizione di quelli che definisce "i mandanti di questo complotto riprovevole".
L'inchiesta scatta pressoché istantanea e in breve tempo appura la combine, con tanto di dettagli e retroscena.
8 giocatori, in una serie di incontri nei pub di Manchester, intrigati dalle offerte di terzi interessati, hanno concordato l'esito del match, specificando la necessità di un gol per tempo e scommettendoci sopra.
Si tratta di Sandy Turnbull, Arthur Whalley ed Enoch West dello United
E Jackie Sheldon, Tom Miller, Bob Pursell e Thomas Fairfoul del Liverpool.
Più un "intruso", Lawrence Cook del Chester, che non ha alcun ruolo nel match ma partecipa all'affare.
Pure Turnbull è fuori gioco, causa infortunio, ma si mette lo stesso nei guai.
Chi fa partire l'inchiesta è Pagnam, che al pari dei compagni Longworth e MacKinlay e del match winner Anderson, confessa agli inquirenti di aver ricevuto egli stesso un'offerta indecente da 3 sterline mentre in taxi si recava allo stadio con Sheldon, ma di averla declinata e di aver poi giocato per rompere l'accordo.
Chi diresse il tutto fu Jackie Sheldon: il capitano del Liverpool, che in precedenza aveva militato nello United. Gli interrogatori si susseguono, gli interessati non parlano ma le rivelazioni altrui fioccano. 
Billy Meredith, per esempio, racconta di non aver saputo dell'accordo, ma di essersi insospettito quando, durante la gara, nessuno dei compagni gli passava la palla.
In presenza di indizi schiaccianti, la sentenza è esemplare: il 23 dicembre 1915 tutti i calciatori coinvolti vengono squalificati a vita.

"dimostrato che una considerevole somma di denaro passa di mano scommettendo sulla partita, e che alcuni dei giocatori ne traggono profitto. Ogni occasione è stata data ai giocatori di dire la verità, ma, benché avvertiti che eravamo in possesso delle prove, hanno rifiutato di farlo, rivelando così la volontà collettiva di nascondere la verità" 
E i giudici federali definiscono "quasi incredibile che i giocatori dipendenti dal gioco per il loro sostentamento facciano ricorso a queste pratiche. La loro azione mina l'intero tessuto del gioco, scredita la sua onestà e correttezza".
Una sentenza di cent'anni fa che potrebbe tranquillamente essere trasposta pari pari ai giorni nostri.
Rimane però omologato il risultato del campo, poiché le due società risultano incolpevoli: quei due punti farlocchi bastano allo United per salvarsi d'un soffio.
Il bando ai protagonisti del match fixing ha pochi effetti pratici: già all'epoca della partita è chiaro che il calcio britannico si fermerà fino al cessare della guerra, quindi i giocatori cercano quel guadagno extra anche perché sicuri che difficilmente la loro carriera proseguirà normalmente.
Enoch West si ribella alla condanna, accusando la Football Association di diffamazione, ma perde la causa.
Il 10 aprile 1916 Sheldon, mentre combatte in Francia, continua a perorare la sua innocenza scrivendo così a un giornale: "Sono pronto a devolvere alla Croce Rossa o a qualsiasi altra istituzione benefica 20 sterline se qualcuno troverà un bookmaker col quale io abbia scommesso".
Nel settembre dello stesso 1916 Sheldon vorrebbe assistere a un incontro amichevole tra Liverpool e Burnley ad Anfield: ha diritto all'ingresso omaggio come ferito di guerra, ma gli viene interdetta la zona degli spogliatoi.
Il capitano dei Reds, però, cambia versione nel 1917, durante il processo West: dice ai giudici di aver convinto compagni e avversari a combinare la gara.
A guerra finita tutti, tranne due, tornano in campo grazie all'amnistia sancita dalle autorità calcistiche nel 1919, nel momento della regolare ripresa dell'attività agonistica, in virtù dei servigi da loro resi alla patria sotto le armi: uno è West, l'altro è Turnbull, morto il 3 maggio 1917 a 32 anni nella battaglia di Arras, presso Calais, nel nord della Francia.


LO SCANDALO JIMMY GAULD (1964)
Promotore di questo scandalo fu il giocatore Jimmy Gauld (ex Swindon Town, Plymouth Argyle, St.Johnstone e Mansfield Town) avendo interferito con l'esito di alcune partite per diversi anni, attirando diversi giocatori a scommettere sull'esito delle stesse.
Alla fine del 1962, Gauld si avvicinò a David Layne (Sheffield Wednesday), ex compagno di squadra allo Swindon Town, per identificare eventuali complici.
Layne suggerì lui che lo Sheffield Wednesday avrebbe perso il suo match il primo dicembre 1962 contro l' Ipswich Town visto che i suoi compagni Peter Swan e Tony Kay erano consci della combina.
I tre scommisero contro la loro squadra, vinse ovviamente l'Ipswich con 2 gol di Ray Crawford.
Lo stesso giorno, altre due altre partite (entrambe nella quarta divisione) furono "manomesse" da Gauld e dal suo sindacato: Lincoln City v Brentford (Brentford vinse 3-1) ed Oldham Athletic v York City (l'Oldham vinse 3-2).
L'anno successivo, a finire sotto i riflettori fu Bradford Park Avenue v Bristol Rovers (giocata il 20 aprile 1963).
Due giocatori del Bristol Rovers, il portiere Esmond Million e Keith Williams, furono coinvolti nella combine (2-2 il finale).
Million e Williams furono multati e poi squalificati a vita, come del resto Brian Phillips del Mansfield Town, che aveva coinvolto Million nella combine.
In particolare, lo scandalo scoppiò quando alcuni giocatori del Mansfield furono pagati da quelli del Tranmere Rovers per perdere la partita.
Il 4 agosto 1963 Ken Thomson dell' Hartlepool United confessò di aver scommesso contro la sua squadra in una partita persa contro l' Exeter City all'inizio di quell'anno.
Una settimana dopo, il giro illegale venne a galla.
Nel 1964, Gauld, in cerca di un "payday" finale dopo essere stato scoperto vendette la sua storia ad un giornale per £ 7,000, incriminando i tre giocatori di Sheffield Wednesday che avevano deciso di perdere contro l'Ipswich Town nel dicembre del 1962.
In realtà furono utilizzate delle conversazioni registrate (la prima volta in un processo sportivo).
Le conversazioni registrate furono fatali per Jimmy Gauld e per altri giocatori coinvolti.
Gauld ricevette 4 anni di carcere.
Brian Phillips e Jack Fountain dello York City vennero condannati a 15 mesi di reclusione, Dick Beattie del St. Mirren ricevette 9 mesi, Sammy Chapman del Mansfield Town, Ron Howells del Walsall e Ken Thomson ricevettere 6 mesi, mentre David Layne, Tony Kay e Peter Swan 4 mesi.
Al loro rilascio, Layne, Swan, Kay, Beattie, Fountain, Chapman e Howells furono squalificati a vita e banditi da qualsiasi lavoro calcistico (Gauld, Thomson e Phillips erano già stati banditi).
Furono perseguiti in totale 33 giocatori.
Jimmy Gauld guadagnò £ 3275 per aver aggiustato le partite e £ 7420 per aver venduto le sue confessioni ad un giornale, morì nel 2004.
Alcuni comunque, quali Brian Phillips, Peter Swan e David Layne tornarono a giocare nel 1972 (7 anni dopo).
David Layne concluse la sua carriera all' Hereford United .
Sammy Chapman tornò prima con Portsmouth e Crewe Alexandra come allenatore e poi con il Wolverhampton Wanderers come manager.
Dick Beattie lasciò il calcio e morì nel 1990.
Esmond Million emigrò in Canada, Keith Wiliams in Sudafrica.
Ken Thomson morì di attacco di cuore su un campo da Golf nel 1969.
Jack Fountain è morto nell'agosto 2012.
Kay squalificato a vita anch'egli ma gli venne revocata la squalifica nel settembre 1973 ma non tornò mai a giocare.
Si trasferì in Spagna dove rischiò l'arresto per aver venduto diamante contraffatto.
Comunque la più grande ironia riguardo la sua implicazione è stata quella di essere nominato uomo del match nella partita persa dalla sua squadra (Ipswich Town v Sheffield Wednesday).


ACCRINGTON V BURY (2008)
Nel 2008 furono registrati flussi anomali di soldi nella partita tra Accrington Stanley e Bury nella giornata finale della stagione 2007/08.
Un'inchiesta della FA provò che cinque giocatori, quattro dei quali dell' Accrington Stanley e l'altro del Bury, avevano scommesso sulla vittoria del Bury.
Jay Harris fu squalifcato per un anno, David Mannix per dieci mesi, Robert Williams e Peter Cavanagh per otto mesi e Andrew Mangan per cinque mesi.
Ogni giocatore è stato anche multato.


FIXING MATCH: CONFERENCE SOUTH (2013)
Tra martedì 26 e mercoledì 27 novembre 2013 sei calciatori (tra cui DJ Campbell, ex Blackpool e Blackburn) delle serie minori inglesi vennero arrestati dalla National Crime Agency con l’accusa di aver truccato alcune partite in collegamento con il vasto mercato illegale asiatico delle scommesse.
Vennero coinvolti anche Akpo Sodjie del Tranmere Rovers (fratello di Sam Sodjie, ideatore del tutto che provò a farsi cacciare quando giocava nel Portsmouth per via di un fixing sul cartellino rosso) e Cristian Montano dell'Oldham Athletic.
Altri due giocatori coinvolti in quanto pagati: Michael Boateng e Hakeem Adelakun, entrambi del Whitehawk FC (Conference South).
Fu il primo caso di una certa entità in Inghilterra dopo lo scandalo del 1964, dopo diversi casi analoghi recenti (e non) che avevano coinvolto Italia e Germania.
I siti di scommesse britannici avevano smesso di accettare puntate su tre squadre della settima e ottava serie inglese (Hornchurch, Billericay Town e Chelmsford City) per timore di irregolarità.
A marzo la Football Association aveva richiamato le squadre della Conference South, parte del sesto livello delle leghe inglesi, alle “responsabilità di giocatori e dirigenti riguardo alle regole sulle scommesse e la regolarità della FA”.
Pare che il segno distintivo che il match prestabilito fosse truccato era il cartellino giallo ad inizio match di uno dei coinvolti nel fixing (5mila euro per prendere il giallo).
Gli arresti furono eseguiti dopo che a novembre il Telegraph svolse un’inchiesta giornalistica incontrando sotto copertura a Manchester un uomo di Singapore che diceva di poter pilotare i risultati di diverse partite.
L’uomo disse, in una serie di conversazioni registrate di nascosto, che era possibile fare centinaia di migliaia di sterline scommettendo su siti asiatici e pagando alcuni giocatori perché prendessero gol, di solito cifre intorno alle 70 mila sterline (84 mila euro) per partita.
L’uomo aggiunse di essere in collegamento con Wilson Raj Perumal, originario di Singapore ma residente per alcuni anni a Londra, che è stato al centro di innumerevoli casi di scommesse illegali negli ultimi trent’anni e che ultimamente stava collaborando con la polizia ungherese per indagini sulla corruzione.
Raj Perumal era stato in carcere in Finlandia per calcioscommesse e avrebbe creato anche amichevoli internazionali che non si sono mai svolte, come un Turkmenistan-Maldive under 21 che sarebbe finito 3-2 ma di cui nessuno dei due paesi disse di saperne nulla.


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sabato 16 ottobre 2021

Il Record Di Longevità Di Stanley Matthews: Giocatore Sino A 50 Anni


Joe Smith (manager del Blackpool): "Hai 32 anni, pensi di giocare ancora qualche stagione?"

Prima di essere superato da Miura (in attività ancora oggi ad oltre 50 anni), il record di longevità su un campo da calcio spettava a Stanley Matthews. L'inglese rimane oggi, tra i top players, il giocatore ad essersi ritirato più "anziano" (l'ultima partita giocata fu un'amichevole tra vecchie glorie inglesi e brasiliane, nel 1985, a 70 anni).
Matthews, concluse la sua carriera con lo Stoke City nel 1965. Considerando che egli era nato il 1° febbraio del 1915, l’attempato centrocampista si ritirò all’età di 50 anni e cinque giorni d’età dopo 33 anni d’attività. Non contento della sua lunga permanenza nell’ambito calcistico Matthews continuò anche dopo il ritiro. Fu allenatore del Port Vale dal 1965 al 1968 (esperienza finita male, visto che il Port Vale fu estromesso dal torneo per irregolarità finanziarie).
Probabilmente fu la dieta vegetariana, il grande senso di sacrificio e il fatto di essere astemio a renderlo ovviamente il giocatore più anziano ad aver giocato nella prima divisione inglese (50 anni) e per la sua nazionale (42 anni).
Dal punto di vista tecnico si trattava di una velocissima ala destra, poco brava a difendere ma micidiale nei dribbling (con buon senso di gol e grande capacità di mettere i propri compagni davanti alla porta avversaria), chiamato "mago del dribbling". Nel periodo a Blackpool, era solito allenarsi con scarpini di piombo, in modo tale da fare uno sforzo maggiore e sentirsi più leggero quando in partita usava scarpini normali.
Giocò principalmente per lo Stoke City (21 anni) e il Blackpool (14 anni) più una breve esperienza in Canada.
Curiosamente vinse un solo titolo in carriera con il Blackpool: la finale di FA Cup 1953 sconfiggendo 4-3 il Bolton Wanderers (quest'ultimi stavano vincendo 1-3, prima che uno scatenato Matthews e Mortensan, autore di una tripletta, non decretarono la rimonta dei Tangerines). Fu una delle poche occasioni durante la sua carriera che si ubriacò.
A livello individuale, vinse il primo pallone d'oro della storia, a 41 anni, nel 1956.
Matthews ebbe un rapporto burrascoso con la FA inglese. La cosa che lo fece arrabbiare fu nel 1950 quando la nazionale inglese venne eliminata nel girone (primo mondiale in cui parteciparono gli inglesi) e i dirigenti inglesi tornarono subito in patria mentre lui rimase in Brasile per studiare le squadre avversarie. Matthews criticò, spesso duramente, la FA, per le sue idee conservative. Secondo lui, la FA trattava i giocatori e i tifosi malamente, dimostrando scarsa considerazione per competizioni che non controllava (come il Campionato mondiale o i tornei europei) e guardando alle innovazioni con eccessivo sospetto.
Nella sua carriera ha giocato 322 partite nello Stoke City (dal 1929 al 1946 e dal 1961 al 1965) con 54 gol, 379 nel Blackpool (dal 1947 al 1961) e 17 reti. In tutto 701 gare, 54 presenze (e 10 gol) nella Nazionale inglese. Matthews è morto nel 2000, a 85 anni.


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martedì 28 settembre 2021

La Tripletta Di Alvin Martin A 3 Portieri Diversi (WHU v NUFC 8-1)

A Boylen Ground nel 1986 si gioca una partita davvero particolare, per quello che succederà. Il West Ham dei "The Boys of ’86" guidati dal capitano Alvin Martin, andranno vicini al titolo finendo a soli 4 punti dal Liverpool campione. Gli ospiti sono il Newcastle Utd senza particolari pretese, a metà classifica, senza possibilità neanche di lottare per le coppe europee perchè le squadre inglesi erano squalificate dopo il disastro dell'Heysel. Nelle ultime 7 gare del Newcastle si erano visti per 30 gol.


PROBLEMA DI PORTIERI
Il Newcastle è falcidiato dalle assenze.
In porta torna il titolare Martin Thomas che veniva da un lungo infortunio di 2 mesi.
Gary Kelly, il secondo, fino a due giorni prima girava con un gesso alla gamba destra per un problema al ginocchio. Il terzo portiere David McKellar, preso in prestito dall’Hibernian proprio vista l’emergenza tra i pali, non giocava in prima squadra da nove mesi prima di scendere in campo contro il Chelsea (nel turno precedente) per infortunarsi all’inguine ed essere indisponibile per la nuova trasferta londinese. Anche negli altri reparti i giocatori sono contati, quindi il manager Willie McFaul deve obbligatoriamente mandare in campo Glenn Roeder, che si era appena ripreso da un brutto caso di intossicazione, e il giovane Chris Hedworth.


1T: 4-0 WEST HAM
Il West Ham inizia il match attaccando subito a pieno organico. Gli avversari sono subito travolti dal ritmo offensivo fluido e veloce, soprattutto sulle ali dove gli Hammers martellano senza sosta. Alan Devonshire dopo quattro minuti batte una punizione sulla sinistra che si dirige sul secondo palo. Sbuca il capitano Alvin Martin che colpisce al volo e insacca alle spalle di Thomas. Il portiere gallese si rotola per terra dolorante, visto che era già non in condizioni ottimali.
All’undicesimo arriva il raddoppio di Ray Stewart, con un cross male indirizzato dalla destra che Thomas non riesce a tenere tra le mani. Poi segna Neil Orr con un tiro dai 25 metri. La beffa completa, in un primo tempo da incubo, arriva al 43′: un pallone colpito di testa in area finisce alle spalle di Roeder, che prova a mandarlo in angolo ma insacca nella sua porta.


ANCHE IL GIOCATORE/PORTIERE HEDWORTH S'INFORTUNA: 5-1
Rientrato sconsolato negli spogliatoi, il portiere Martin Thomas non ce la fa a tornare in campo nella ripresa, il dolore è troppo forte. Così McFaul non avendo portieri in panchina, manda in porta il giovane Hedworth. Ci sarebbe anche l’attaccante Peter Beardsley, che in allenamento ogni tanto va in porta ma il manager vuole le tre punte davanti, così sacrifica il ragazzino tra i pali. Nel secondo tempo la musica non cambia. Il West Ham continua ad attaccare, con una grande qualità di gioco nonostante il manto erboso di Boylen Ground sia appesantito dalla pioggia. Non solo i terzini, ma anche Alvin Martin e gli altri centrali difensivi salgono in avanti a cercare gloria. Poco dopo l’inizio del secondo tempo il difensore John Anderson sente tendersi in maniera innaturale il tendine d’Achille sinistro. Così si sposta dal centro del campo sulla fascia destra, e lì rimarrà per il resto del match non riuscendo a far altro che camminare e fare da sponda per i compagni. Gli Hammers non possono far altro che attaccare sprecando comunque molte occasioni. Le punte Tony Cottee e Frank McAvennie sbagliano spesso davanti al giovane Hedworth. Proprio un tiro di Cottee, deviato in angolo dall’improvvisato portiere, procura al ragazzo una frattura alla clavicola. Prova a rimanere tra i pali, ma quando al 64′ il West Ham segna il quinto gol deve anche lui uscire. McFaul lo spedisce sulla fascia sinistra di centrocampo: Hedworth-Anderson entrambi infortunati. La rete numero 5 è segnata ancora dal capitano, Alvin Martin. In questa incredibile partita ne ha già segnati due a due portieri diversi. 
Hedworth lascia il posto a Beardsley, probabilmente il più in forma dei tre che si alternano tra i pali del Newcastle. I Magpies così si trovano a giocare in 7 uomini, contando i due infortunati che camminano sulle fasce, più un portiere che in realtà sarebbe un attaccante. In queste condizioni trovano però anche il gol della bandiera firmato da Billy Whitehurst al 77′.


LA TRIPLETTA DI ALVIN MARTIN A TRE PORTIERI DIVERSI
Si potrebbe immaginare un finale tranquillo della partita visto cha mancano una decina di minuti, invece il West Ham ricomincia ad attaccare. Paul Goddard trova il sesto gol, due minuti dopo si sblocca McAvennie, che su cross di Cottee colpisce di testa. Sull’ennesima ripresa da metà campo della partita, il Newcastle prova a portare palla dietro ma sbagliano un appoggio dopo pochi secondi. Gli Hammers salgono subito ad attaccare e crossano al centro, ma Cottee non riesce ad arrivare sul pallone. Roeder lo anticipa con la mano, l’arbitro non ha dubbi e fischia subito rigore. Sul dischetto si presenta il difensore centrale Alvin Martin per provare a realizzare una tripletta a tre portieri diversi! 
E così sarà: per l'8-1.
Tony Cotteee prova ad unirsi alla festa del gol quindi gli Hammers continuano ad attaccare e bombardare di tiri la porta di Beardsley. Ma prima un paio di interventi di buona fattura, poi un incrocio dei pali colpito di testa sugli sviluppi di un corner gli negano la gioia della rete.
Sugli spalti i tifosi del West Ham continuano a cantare "England’s Number 1" all’indirizzo di Beardsley.


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sabato 11 settembre 2021

La Storia Del Tourmalet: Il Colle Malvagio!

Nel 1910, agli albori del ciclismo, le strade sono sterrate, le biciclette pesanti (più del doppio di quelle attuali), le lunghezze delle tappe insostenibili. E' in questo anno che inizia la leggenda al Tour de France del Col Du Tourmalet ("Colle Malvagio"). In particolare con una frase che passerà alla storia:

"Vous êtes des assassins! Oui, des assassins!" ("Voi siete degli assassini! Sì, degli assassini!")

A pronunciarla fu Lapize, bronzo olimpico nel 1908 e vincitore di tre Parigi-Roubaix consecutive: si tratta di uno scalatore puro. Quindici tappe, una ogni due giorni, dal 3 al 31 luglio: quella più breve misura 216 km, quella più lunga 424. Nella nona tappa di quell'annata Perpignan-Luchon, 289 km, troviamo: Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque (vette mitiche, una in fila all’altra, che nessuno aveva mai avuto il piacere di provare; sono infatti i primi Pirenei della storia del Tour). Partenza all’alba e arrivo al tramonto, strade strette e sterrate, macchine dell’assistenza inesistenti. In vetta al Tourmalet Lapize transita in seconda posizione, dietro a tale Lafourcade, e si lancia nello storico urlo, riferito agli organizzatori: sì, sono degli assassini, perché proporre un percorso del genere, in condizioni del genere, è veramente da geni del male. C’è chi dice che Lapize abbia avuto un problema meccanico sulla salita del Tourmalet (esiste una foto che lo inquadra mentre spinge la bici) e che abbia affrontato a piedi la successiva discesa, riuscendo a riparare il manubrio prima di rimettersi in sella. 
Nel 1913 si ricorda Eugene Christophe che ruppe la forcella della bici, fece 10 km a piedi, si fece riparare la forcella da un fabbro e terminò comunque la corsa. Nel 1921 Luigi Lucotti, affrontata la salita, pallido e sfinito, affermerà "Non corro più".
Nel 1938, Bartali dirà "è la salita che mi ha fatto più soffrire". 
Il 18 luglio 1995 si ricorda la morte di Fabio Casartelli, nella tappa proprio del Tourmalet ma nella discesa del Portet d’Aspet, finito contro un paracarro in cemento. Era la Saint Girons - Cauterets, 206 km, con il Portet d’Aspet in avvio poi il "giro della morte" con Peyresourde, Aspin e Tourmalet. 
Il Tourmalet è la montagna più alta (2115m), la più presente al Tour e quella più antica. Partendo da Luz Saint Sauveur, si sale con una pendenza stabile del 6% per i primi 7 km. La vetta è sempre in vista, il che rende la lenta avanzata verso la cima ancora più dura. La pendenza dei seguenti 13 km non scende mai al di sotto dell’8% raggiungendo in molti punti il 10%, prima del colpo di coda finale: 1000m di strada che raggiunge l’11% di pendenza. Ad un’altezza di 2087m, è un vero e proprio mostro.


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lunedì 30 agosto 2021

I New York Mets e Il Citi Field: Fischi, Pollice Verso, Maglie Nere

Giocare per i New York Mets al Citi Field non è semplice. Oltre a sconfitte amarissime, a crolli inspiegabili e alla lunga storia di cattiva gestione, spesso i fans stessi sono noti per fischiare i propri giocatori. Anche perchè il Citi Field, storicamente, è un ballpark avaro di spettacolo e punti. Tanto per fare un esempio, è il ballpark dove quest'anno si è segnato nettamente di meno (6.75 Run in totale con una media per i padroni di casa di 3.50 Run a partita).
L'odio dei fans per la propria squadra è stata particolarmente forte nelle ultime settimane, quando i Mets sono passati dal guidare la NL East a vedere le loro possibilità di playoff quasi terminare dopo aver perso 12 partite su 14. Successivamente hanno corretto leggermente le cose con due vittorie di fila sui Washington Nationals ma durante la partita di domenica tre dei loro giocatori hanno adottato un approccio, diciamo così, discutibile per conquistare il pubblico: hanno mostrato il "pollice verso" i tifosi.
Javier Báez, che ha segnato un fuoricampo durante la vittoria dei Mets (.207/.258/.414 con tre HR e 5 RBI in 16 partite), è stato uno dei giocatori a fare ciò ed ha spiegato il ragionamento ai giornalisti dopo la partita.
"Non siamo macchine. Mi fa male quando vengo eliminato e vengo fischiato. Non mi interessa molto, ma voglio far sapere loro che quando avremo successo, faremo la stessa cosa, per far sapere [ai fan] come ci si sente. Devono comportarsi meglio. Gioco per i tifosi e amo i tifosi. Se lo faranno, metteranno più pressione sulla squadra"

Báez si è unito ai Mets all'inizio di quest'estate e, dopo i commenti di domenica, potrebbe andarsene nel prossimo futuro. Anche il suocompagno di squadra Francisco Lindor ha dato il pollice verso ai fan, anche se ha firmato un contratto di 10 anni da 341 milioni di dollari con i Mets ad aprile. 

"Quando non avremo successo, saremo fischiati quindi [i fan] verranno fischiati quando le cose andranno bene"
Báez aveva precedentemente giocato tutta la sua carriera con i Chicago Cubs. Il manager dei Mets Luis Rojas ha detto che il 28enne avrebbe dovuto fare i conti con l'atmosfera di New York.

"Penso che sia qualcosa a cui probabilmente si sta abituando, è la prima volta che indossa un'altra uniforme. È un'esperienza di apprendimento. Imparano come affrontarlo e sanno da dove viene la fanbase. I fans hanno il diritto di reagire come vogliono. Soprattutto i fan dei Mets, i fan di New York, questo mercato, questa città conosce il Baseball probabilmente più di ogni altra città. Hanno il diritto di reagire come vogliono e dobbiamo capire da dove vengono. Il nostro compito è essere pronti ogni giorno per dare loro il miglior Baseball"

L'unico altro giocatore del Mets che si è unito al gesto domenica è stato Kevin Pillar, che è stato colpito in faccia da un lancio all'inizio di questa stagione e al suo ritorno era diventato una sorta di eroe di culto tra i fan dei Mets. Almeno fino a domenica.
I tifosi non l'hanno presa bene, tanto che il presidente Sandy Alderson è stato costretto a rilasciare un comunicato: "Questo tipo di commenti, e qualsiasi gesto da parte sua o di altri giocatori con simili intenzioni, sono del tutto inaccettabili e non verranno tollerate. I tifosi sono comprensibilmente frustrati dalle recenti prestazioni della squadra ed hanno tutti i diritti di esprimere il loro disappunto".
Nel 2017 anche i New York Yankees reagirono alle critiche utilizzando il pollice verso, ma fu una reazione dettata da goliardia ed in ogni caso fu gestita in maniera più intelligente dalla clubhouse.
Báez e Lindor non sono i primi Mets ad arrabbiarsi con i propri fan. Sempre nel 2017, la mascotte della squadra si è ribellata alla folla dopo che qualcuno ha insultato sua madre.
Altra situazione particolare di quest'anno per i Mets sono state le maglie nere, criticate e chiacchierate da molti. Il ritorno alle maglie nere è avvenuto venerdì 30 luglio dopo 9 anni.

Pete Alonso (prima dell'esordio con la maglia nera): "Sto solo immaginando nella mia mente tutti con la maglia nera. Penso che sarebbe così intimidatorio, solo un mare di magliette nere là fuori nel campo esterno con la musica che risuona dagli altoparlanti, le luci accese. Porterebbe un sacco di spavalderia"
I giocatori dei Mets hanno a lungo sostenuto il ritorno delle maglie nere, che i loro predecessori indossavano come maglia ufficiale dal 1998 al 2012. I Mets le hanno indossate durante partite memorabili come il "single grande slam" di Robin Ventura nel 1999 e quando vinsero la NL East nel 2006.


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mercoledì 25 agosto 2021

La Storia Di Matt Neil: Da Football Manager Al Plymouth Argyle

A soli 16 anni, Matt Neil divenne il più giovane collaboratore di Football Manager (videogame di calcio manageriale) per le squadre della quarta serie inglese.
In seguito il suo lavoro fu talmente apprezzato e preciso che venne adocchiato dal Plymouth Argyle diventando scout e match-analyst della squadra (fornendo dati su prestazioni, rapporti sugli avversari e giovani interessanti per il mercato).
Non si è trattato di un qualcosa di estemporaneo, visto che ormai da diversi anni, gestisce lo staff degli osservatori.
Oggi 26enne ma come tanti ragazzi della sua età ha avuto un lunghissimo passato come grande appassionato di Football Manager.
Matt cominciò a collaborare con Football Manager quando aveva 15 anni, rispondendo a un annuncio dove si cercava un osservatore per il Truro City, formazione della Cornovaglia militante oggi nella Southern League (South Division). Nonostante il prezzo del biglietto del treno per andare a vedere le partite era il doppio della paga, Matt per passione accettò e, grazie al suo ottimo lavoro, riuscì prendere il posto dell’analyst del Plymouth Argyle.
Dopo aver seguito per qualche tempo le partite del Plymouth Argyle, Matt è riuscito a entrare in confidenza con alcuni giocatori e con lo staff: ricordandosi di alcuni prospetti analizzati in passato, ha consigliato al manager Carl Fletcher un giovane attaccante che stava realizzando valanghe di gol nella squadra di un paese vicino. Il tecnico si è fidato, ha chiesto a Matt di realizzare una clip che evidenziasse le caratteristiche del giocatore, e il lavoro è stato talmente apprezzato che l’offerta di lavoro è arrivata a fine anno.
Matt ha accettato, ha lavorato per 6 mesi a stretto contatto con lo scout uscente imparando le basi del mestiere: oggi è ancora lì, segue 6 partite ogni weekend, è in contatto con decine di altri scout e analyst delle leghe minori inglesi e il lavoro lo coinvolge con così tanta passione che, suo malgrado, fatica a trovare il tempo per continuare a giocare a Football Manager.

Matt Neil (riguardo Football Manager): "Il mio più grande successo è stato avere uno stadio intitolato a me a Huddersfield. Se guardassi Steam per quante ore ho giocato negli ultimi cinque anni circa, sarei abbastanza preoccupato ad essere onesto. Sono circa 600/700 ore all'anno. Il tempo vola, non ti accorgi quando giochi. Non ho mai gestito il Plymouth perché dopo essere diventato uno scout mi sembrava di sapere troppo. Conosco ogni singolo dato per tutti i giocatori e tutto ciò che è nascosto sullo sfondo del gioco"
Poi prosegue: "Abbiamo messo sotto contratto il portiere Marc McCallum, che alcuni giocatori di FM ricorderanno nel Dundee United come un'incredibile prospetto. Lo prendevo sempre. Quando è venuto questa estate, è entrato ed è stato uno dei momenti più strani della mia vita. Non l'avevo mai incontrato di persona, avevo visto la sua faccia solo su un gioco per computer ma ho capito subito che era lui. Da scout ricordo di aver visto Lloyd Saxton negli Under 18, poi finito al GIF Sundsvall in Svezia; Christian Walton, poi al Brighton; Lloyd Jones e Sam Gallagher, poi finiti in Premier League con Liverpool e Southampton; e Joe Mason, poi ai Wolves. Se ricordo bene, li ho classificati abbastanza bene e hanno continuato a fare bene. Quando ho iniziato, Mason era considerato come un giocatore da Conference nella migliore delle ipotesi, quindi ho aumentato immediatamente il suo potenziale. Qualche anno dopo ha segnato il gol iniziale nella finale di Coppa di Lega per Cardiff contro il Liverpool"

Dopo che il manager Fletcher lascia la squadra (2013), Matt Neil ribadisce: "Fletch voleva ogni singolo dettaglio su ogni singolo giocatore, ma quando John Sheridan divenne manager voleva concentrarsi sul gioco in campo con solo un po' di informazioni sui singoli avversari. Era un po' più vecchia scuola. Mi ha insegnato molto perché quando sono entrato nel ruolo mi aspettavo che le richieste fossero sempre le stesse. Quindi ho dovuto fare un passo indietro e capire che c'è molto da fare nel calcio e la gente vede il gioco in modo diverso. Non ero molto attivo sotto Sheridan, ma è stato davvero un momento importante per imparare a lavorare in un ambiente calcistico"

Dopo Carl Fletcher (ora al Leyton Orient), John Sheridan (ora al Chesterfield), Derek Adams e Ryan Lowe...di manager l'Argyle ne ha cambiati tanti ma Matt Neil è ancora lì, a fare il suo lavoro da scout e match-analyst.


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martedì 3 agosto 2021

Quando Nolan Ryan Trovò Un Serpente Sul Monte Di Lancio In Texas (MLB)

I serpenti possono essere molto pericolosi in Texas del resto se ne trovano di tutti i tipi: dai Cottonmouth ai serpenti a sonaglio (crotali appartenenti alla famiglia dei Rattlesnake), passando per i Copperhead e i serpenti corallo, ma trovarne uno sul monte di lancio quando ti appresti a lanciare? Questo è ciò che si ritrovò davanti nel 1975 Nolan Ryan, pitcher dei California Angels, nella trasferta in Texas. Nolan Ryan non era al suo meglio durante la stagione del 1975.
Concluderà la stessa con un record di 14-12 ed appena 186 strikeout, l'unica stagione dal 1972 al 1979 dove non guidò l'American League in fatto di strikeout. Ciononostante, il lancia-missili dei California Angels era ancora una forza intimidatoria sul monte, un lanciatore che faceva spaventare i battitori avversari, sempre. Con Ryan a lanciare, naturalmente le squadre avrebbero cercato di trovare qualsiasi vantaggio possibile. I Texas Rangers si inventarono qualcosa di anomalo per iniziare il secondo inning.
Mentre si preparava a lanciare infatti, Ryan si diresse verso il monte, dove trovò un serpente di gomma e un grosso granchio, posti lì in quello che potrebbe essere stato un tentativo di entrare nella sua testa, nella sua psiche.
Il serpente poteva essere plausibile comunque, in qualche modo nascosto nel ballpark.
Ma un granchio nel mezzo di Arlington? Questo si che come cosa era anomala. Invece di spaventare Ryan, la burla servì solo a far arrabbiare gli Angels. Anche se non è stato in grado di dimostrare chi mise lì quegli animali di gomma, Ryan ha sempre sospettato fosse stato il manager dei Rangers Billy Martin, che non era estraneo a imbrogli di questo tipo e non solo. Alla fine, Ryan e gli Angels ebbero l'ultima risata. Nei suoi sei inning sul monte, concesse solo due run, cinque hit e due walk, mandando K nove battitori avversari. Sostenuto da un'eccellente giornata al piatto da Mickey Rivers con un 3-3, un doppio e due RBI, gli Angels ottennero una vittoria per 4-2 sui Rangers e i loro serpenti.


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