In questo articolo spiegherò come funzionano i vari Draft nei maggiori sport professionistici americani dunque MLB, NFL, NBA e NHL.
Il Draft è un sistema di mercato che serve a bilanciare le franchigie che partecipano alle varie leghe.
DRAFT MLB
A fine stagione si guarda al record conseguito delle squadre MLB.
L’ordine del draft è quello inverso.
Dunque la squadra con il peggior record avrà la prima assoluta nel draft dell'anno seguente e viceversa a scalare.
Questo vale per tutti i giri (che sono dunque composti da 30 scelte ciascuno).
L’ordine però può variare anche per altri motivi.
Se in off-season ad un free agent viene offerta l’arbitration con un valore minimo pari alla media degli stipendi dei 125 giocatori più pagati nella stagione appena finita (circa 12 milioni nel 2011) e lui la rifiuta e cambia squadra, la squadra che l’ha firmato perde la propria prima scelta al draft, mentre la squadra che l’ha perso guadagna una scelta di compensazione dopo il primo giro.
L’ordine delle scelte di compensazione è l’ordine inverso rispetto al record dell’anno precedente.
Tutto questo sempre rigorosamente a patto che la squadra che perde il free agent gli abbia offerto l’arbitration con quel valore minimo (e se la sia vista rifiutare) e che abbia disputato l’intera ultima stagione nella stessa squadra.
Le prime 10 scelte assolute sono però protette.
Quindi se una squadra che ha una delle prime 10 scelte firma un giocatore soggetto a compensazione, cederà direttamente la sua seconda scelta, anziché la prima.
Se un free agent soggetto a compensazione viene acquisito da una squadra che ne ha già preso un altro (perdendo dunque la prima scelta), quella squadra perderà anche la prima scelta disponibile (quindi la seconda, la terza o anche la quarta).
Nel nuovo CBA è stata introdotta anche la Competitive Balance Lottery, a partire dal 2013: vengono selezionate le 10 squadre col mercato più piccolo e le 10 con gli introiti più bassi, che saranno eleggibili per la lotteria che assegnerà le prime 6 scelte dopo il completamento del primo giro del draft e le possibilità saranno alterate a seconda del record dell’anno precedente.
Fra le squadre eleggibili per la suddetta lotteria ma che non ottengono una delle 6 scelte dopo il primo giro, e tutte le altre squadre che ricevono soldi dal Revenue Sharing, vi sarà un’ulteriore lotteria che metterà in palio altre 6 scelte subito dopo la conclusione del secondo giro, sempre con le possibilità condizionate dal record dell’anno precedente.
Le scelte ottenute mediante la Competitive Balance Lottery saranno scambiabili.
Sono anche assegnati dei limiti di spesa a ciascuna squadra, sulla base delle loro scelte.
Verrà assegnato uno slot di spesa ad ogni scelta per i primi 10 giri ed il limite di spesa della squadra sarà la somma degli slot delle loro scelte, approssimativamente fra $4.5 ed $11.5 milioni di dollari a draft.
I giocatori scelti dal decimo giro in poi non contano nei limiti di spesa se ricevono un bonus inferiore o pari a $100,000 dollari ciascuno, mentre qualsiasi cifra in eccesso verrà inclusa (quindi un bonus da $120,000 conterebbe come $20,000 in tal senso).
Se una squadra non riesce a mettere sotto contratto il giocatore scelto, ne perderà lo slot e non potrà utilizzarlo nella firma di altri giocatori, ma se riesce invece a metterlo sotto contratto per un prezzo inferiore allo slot, allora potrà utilizzare la differenza risparmiata ed allocarla altrove.
Esempio: se una squadra ha un tetto di spesa di $9.3 milioni e non firma la propria prima scelta (che supponiamo abbia uno slot di $2 milioni), allora il suo nuovo tetto di spesa diventa di $7.3 milioni e perde la facoltà di riutilizzare quei 2 milioni altrove nel draft.
Ma se per caso invece la firmasse per solo $1 milione, allora il tetto di spesa rimarrebbe comunque fissato a 9.6 e la squadra potrebbe utilizzare il milione risparmiato per firmare altri.
Le squadre che superano il proprio limite di spesa saranno soggette alle seguenti penalità:
Se una squadra supera il limite da 0 a 5%: pagherà il 75% di multa sull’eccesso.
5-10%: 75% di multa sull’eccesso e perderà la prima scelta dell’anno successivo.
10-15%: 100% di multa sull’eccesso e perderà la prima e la seconda scelta dell’anno successivo.
15% o più: 100% di multa sull’eccesso e perderà la prima scelta in ciascuno dei due draft successivi.
I soldi provenienti dalle penalità finiranno nel piano del Revenue Sharing, da condividere solo fra le squadre eleggibili che non abbiano sforato i limiti.
Le scelte perse invece verranno assegnate ad altre squadre (sempre solo fra quelle che non hanno sforato i limiti) attraverso una lotteria le cui possibilità saranno alterate in base al record ed agli introiti dell’anno precedente (peggiori il record e gli introiti, più alte le possibilità).
I giocatori scelti al draft sono obbligati a firmare un contratto di Minor League, quindi possono negoziare solo ed esclusivamente il bonus all’atto della firma.
Stabilito l’ordine del draft, adesso parliamo dei meccanismi che lo regolano.
Sono eleggibili (che a loro piaccia o meno) tutti i giocatori residenti sul suolo americano, portoricano o canadese che abbiano finito il liceo o che diventino ventunenni entro 40 giorni dalla conclusione del draft o che siano junior al college o che stiano frequentando un junior college.
Basta che una sola di queste caratteristiche venga soddisfatta per avere l’eleggibilità.
Quando una squadra sceglie un giocatore, ha i diritti esclusivi di negoziazione con quel giocatore stesso. Scegliendo un giocatore solo quella squadra ha il diritto di parlare con lui.
La deadline per giungere ad un accordo è stabilita fra il 12 ed il 18 luglio (a seconda della data esatta dell’All Star Game).
Se non si raggiunge l’accordo, il giocatore può rifiutarsi di firmare (se l’offerta o la squadra non sono di suo gradimento).
Va anche detto che se una squadra sceglie un giocatore e poi non riesce a firmarlo, poi non può draftarlo nuovamente a meno che il giocatore non firmi una liberatoria che glielo permetta in maniera esplicita.
Le squadre che si vedono “rifiutate” nei primi 3 giri ricevono una scelta di compensazione per l’anno successivo.
Ad esempio se Tim Beckham si fosse rifiutato di firmare con Tampa Bay, i Rays avrebbero ricevuto la scelta 1A nel 2009 (scelta da inserire tra la prima assoluta e la seconda assoluta l’anno successivo).
Se Casey Kelly (30°) si fosse rifiutato di firmare coi Red Sox, Boston avrebbe ricevuto la 30A e così via dicendo.
Non si possono però ricevere scelte di compensazione all’infinito, ma solo 2 volte.
Il draft ha 40 giri (erano 50 fino al 2012), che sommati al primo giro supplementare e le varie scelte di compensazione, tecnicamente permetterebbero a più di 1200 giocatori di essere scelti.
Se un giocatore è eleggibile ma non viene scelto, diventa free agent e può negoziare con chiunque fino al draft successivo.
L’altro modo per diventare free agent è fallire le visite mediche e vedersi offrire meno di 40% dello slot.
DRAFT NFL
Il Draft NFL serve per mettere sotto contratto giocatori che hanno già frequentato la high school per due anni e mezzo o la NCAA.
Tutti i giocatori NCAA devono aver giocato come minimo tre anni al college, anche se alcuni giocatori vengono scelti da altre leghe come la Arena Football League.
Tutti i giocatori che decidono di rendersi eleggibili al draft devono firmare un contratto con un manager.
Un giocatore che viene scelto ma non si accorda con un manager non giocherà la stagione ("Holdout") e potrà ripresentarsi al draft dell'anno successivo.
Ogni squadra manda un suo rappresentante al draft.
Nel 1º round le squadre hanno 10 minuti per decidere chi scegliere.
Il tempo per decidere scende a 7 minuti nel 2º round e 5 minuti dal 3º al 7º round.
Se una squadra non decide chi scegliere entro il tempo stabilito, potrà scegliere successivamente con il rischio che possa perdere un giocatore migliore di quello scelto.
L'ordine delle scelte si basa sui risultati delle squadre nella stagione precedente con l'eccezione delle due squadre che hanno partecipato al Super Bowl, che sono posizionate alla fine.
Un expansion team ha automaticamente diritto alla prima scelta assoluta, se ci sono due expansion team, un sorteggio decide chi sceglierà per primo.
I vincitori del Super Bowl sceglieranno per ultimi e i perdenti penultimi.
Le squadre qualificatesi per i playoffs sceglieranno secondo l'ordine in cui sono state eliminate.
Le squadre non qualificatesi ai playoffs sceglieranno secondo l'ordine con cui hanno concluso la regular season.
La prima scelta assoluta ha solitamente il contratto più ricco anche se i contratti dipendo dal ruolo ricoperto dal giocatore.
Per esempio i quarterback firmano contratti più ricchi rispetto ai defensive end, che può guadagnare sensibilmente meno.
Le squadre possono scambiare le proprie scelte al draft per un giocatore o addirittura per una scelta più alta.
In aggiunta alle 32 scelte in ogni round, ci sono un totale di 32 scelte aggiuntive tra il terzo ed il settimo round.
Queste scelte, conosciute come "Scelte Compensatorie," sono assegnate alle squadre che hanno perso scelte vantaggiose o giocatori importanti tramite la free agency.
La NFL assegna un bonus al Salary Cap di ogni squadra per ingaggiare i rookie che vengono scelti.
DRAFT NBA
Le squadre che non partecipano ai PlayOff NBA sono 14, quelle che ci vanno sono 16.
Le 13 franchigie escluse dalla post season vanno in lotteria.
In pratica partecipano al sorteggio della prima scelta assoluta.
La classifica del campionato viene ribaltata, quindi più partite hai perso e più possibilità hai di vincere la lotteria.
Il sistema è quello classico: a seconda della tua posizione in classifica aumenta il numero di palline che hai nell’urna.
Per due squadre a pari merito si lancia la moneta.
Ad esempio l'ultima arrivata in stagione avrà 250 palline su un totale di 1000.
199 la seconda.
La squadra con il record più alto tra queste, ne ha solo 5.
Con il sorteggio si scelgono solo i primi 3 posti, poi la classifica riprende a seconda della percentuale di vittorie.
Quindi seppur difficile una squadra non arrivata ultima può avere la prima scelta assoluta.
Una squadra che partecipa alla post-season non ha il diritto di scegliere alla lotteria.
A volte però capita che le squadre(pur non avendone diritto) scambiano giocatori con scelte del draft.
Ad esempio io ti dò Kevin Love e tu mi dai Reggie Evans e una prima scelta.
In questo scambio, oltre ai giocatori, la prima squadra prende anche il diritto di scelta della seconda.
Spesso le scelte si proteggono.
In pratica, io ti do la mia prima scelta di X anno solo se non è tra le prima tre.
Una volta che viene effettuato il sorteggio, le altre squadre vengono messe in ordine crescente.
Il 4° posto va a quella con la percentuale più bassa, eccetto le prime 3 come detto e così via, fino alla 30° posizione.
Questo è il primo giro del Draft.
Tutti gli atleti scelti entro la 30 hanno un contratto triennale garantito il cui valore sarà proporzionale al numero di scelta con opzione per i due anni successivi a favore della squadra.
In pratica una squadra può decidere di attivare l’opzione sul giocatore e far diventare il contratto di 5 anni. Al termine del 4° il giocatore è Restricted Free Agent, cioè le altre squadre possono offrire un contratto, ma se la squadra di appartenenza lo pareggia il giocatore non cambia divisa.
Al termine del 5° anno il giocatore è free agent, ossia può firmare con chi vuole, senza vincoli.
Dalla 30° alla 58° inizia il secondo giro.
L’ordine rimane uguale a meno di scambi precedenti ma i giocatori non hanno il contratto garantito, ossia la squadra ne detiene i diritti, ma non ha l’obbligo di firmare il ragazzo.
Di solito i giocatori scelti al 2° giro si guadagnano il contratto alle Summer League e poi al Training Camp.
Al draft NBA partecipano automaticamentei giocatori che hanno finito il 4° anno sportivo universitario cioè sono dei senior nella NCAA oppure di età equivalente, cioè 22 anni.
I giocatori definiti Underclassmen sono quelli che, spedendo una lettera alla lega, chiedono di poter essere ammessi al Draft in anticipo rispetto all’età(ad esempio LeBron James ai tempi aveva 19 anni).
Di solito quelli che non sono sicuri di finire al primo giro preferiscono ritirarsi e riprovarci l’anno successivo, ma non è raro il caso di giocatori che si intestardiscono pur non essendo pronti e finiscono per non essere scelti.
I giocatori che si affidano ad un agente perdono il diritto di “fare retromarcia”, cioè non possono più tornare al college.
Per gli europei è diverso, loro non hanno questo vincolo, essendo considerati giocatori professionisti.
I giocatori che non vengono scelti diventano automaticamente dei free agent.
Di solito ricevono inviti per i camp delle squadre NBA, ma le possibilità che facciano la squadra ossia che a Novembre siano ancora nel roster di qualche franchigia sono di solito minime.
Spesso alcuni giocatori non scelti esplodono qualche anno dopo aver giocato Pro in Europa.
Infine con con il termine "Steal Of The Draft" ("furto del draft"), si intende comunemente un giocatore che nel corso di un draft è stato chiamato con una scelta molto bassa e che nel corso della carriera si impone invece come all-star o comunque come giocatore molto più affermato di tanti altri scelti prima di lui al draft.
Uno steal of the draft aggiunge molto prestigio alla carriera del general manager della squadra NBA che lo compie, dimostrandone la lungimiranza nel cogliere il talento di un giocatore.
DRAFT NHL
L'entry draft è un evento annuale nel corso del quale ciascuna franchigia della NHL esercita il diritto di scegliere giocatori di hockey su ghiaccio non professionisti o che rientrino nei parametri del draft (giocatori nordamericani fra i 18 e i 20 anni e giocatori europei di ogni età all'esordio nella lega, mentre negli altri i giocatori accedono alla NHL come free agent).
L'ordine di selezione è stabilito a partire dai risultati dell'ultima stagione regolare, tuttavia è data la possibilità a tutte le squadre non qualificate ai playoff di ambire alla prima scelta assoluta.
L'ordine di selezione dell'Entry Draft è deciso da una combinazione dovuta alla Draft Lottery, ai risultati ottenuti nella stagione regolare e a quelli dei playoff.
È permesso alle franchigie di trattare con le altre squadre la cessione delle proprie scelte.
In tutti i casi per stilare l'ordine di chiamata la squadra considerata è quella detentrice originale della scelta, e non quella che ne ha acquisito i diritti attraverso uno scambio o una trattativa.
Il sistema della Lottery fu introdotto dopo che gli Ottawa Senators nel 1993 iniziarono a perdere apposta le partite per poter selezionare al primo posto assoluto Alexandre Daigle.
Alla fine della stagione regolare le 14 squadre della NHL che non si sono qualificate ai playoff vengono inserite in un'estrazione per determinare l'ordine di scelta al primo giro del Draft.
La squadra giunta al trentesimo posto ha le maggiori chance di vincere la Lottery, la ventinovesima classificata ha il 18,8% di possibilità di vincere, mentre via via le percentuali scendono fino allo 0,5% di vittoria della squadra giunta al diciassettesimo posto in stagione regolare.
Dall'urna veniva effettuata una sola estrazione e la squadra vincente aveva la possibilità di migliorare il proprio posizionamento di 4 posti, mentre ciascuna squadra non poteva scendere al di sotto di una posizione.
Pertanto solo le squadre dal 26º al 30º avevano la possibilità di chiamare la prima scelta assoluta
Le possibilità per la squadra giunta all'ultimo posto di mantenere la prima scelta assoluta erano poco meno del 50% con la certezza di disporre comunque in caso di Lottery negativa della seconda scelta.
La squadra al 26º posto invece poteva contare sulla prima scelta (8,1%), sulla quinta (74,7%), o sulla sesta (17,2%).
Con la firma del nuovo contratto collettivo dal draft del 2013 tutte e 14 le squadre non qualificate ai playoff possono ambire in ugual modo alla prima scelta assoluta, così come già accade nella NBA.
L'ordine per le altre squadre è determinato dai risultati ottenuti nei playoff della Stanley Cup.
La squadra vincitrice della Stanley Cup ha diritto alla 30a e ultima scelta al primo giro, mentre la finalista ha diritto alla 29a.
Le squadre eliminate alle finali di conference occupano le posizioni 27 e 28, con la 28a scelta assegnata alla formazione meglio classificata in stagione regolare.
Le vincitrici di division rimanenti, così come le altre squadre qualificate ai playoff occupano le posizioni dalla 26a alla 15a, ordinate sempre secondo il posizionamento in regular season.
Quando una squadra perde i propri diritti su un giocatore al primo giro, senza che egli abbia firmato un contratto tale squadra, essa perde i diritti su quel giocatore, mentre egli può ripresentarsi al Draft oppure firmare un contratto da Unrestricted Free Agent.
La squadra che ha perso il diritto viene ricompensata con una Compensatory Draft Pick.
Tale scelta si posiziona allo stesso numero del giocatore che al primo giro non ha firmato alcun contratto, tuttavia viene posta al secondo giro.
Così se una squadra non riesce ad ingaggiare la settima scelta al primo giro, potrà ricevere come compensazione la settima scelta al secondo giro nel draft successivo.
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mercoledì 27 agosto 2014
Come Funzionano I Draft Americani (MLB, NFL, NBA e NHL)
giovedì 14 agosto 2014
Squadre NBA Contro Squadre Europee (Basket)
La prima partita tra una squadra NBA ed una FIBA(Europa) si è svolta nel 1978 a Tel Aviv, Israele, dove la squadra di casa del Maccabi Tel Aviv ha sorprendentemente battuto i Washington Bullets campioni in carica NBA per 98 a 97.
Da allora, solo altre quattro squadre dell' Eurolega hanno sconfitto una franchigia NBA, le spagnole FC Barcelona, CB Malaga e Real Madrid e i russi del CSKA Mosca.
Oltre a sconfiggere i Washington Bullets nel 1978, il Maccabi Tel Aviv ha battuto anche i New Jersey Nets ed i Phoenix Suns nel 1984 in Israele ed i Toronto Raptors a Toronto nel 2005.
Il Barcelona e il CSKA Mosca hanno vinto nel corso dell' NBA Europe Live Tour del 2006, dove il Barcellona ha superato i Philadelphia 76ers 104-99 e la squadra moscovita i Los Angeles Clippers 94-75, il maggior scarto inflitto da un'europea ad una formazione NBA sino ad ora.
Nel corso dell' NBA Europe Live Tour del 2007, il CB Málaga ha battuto i Memphis Grizzlies 102-99 e il Real Madrid i Toronto Raptors 104-103.
Nel 2010, il FC Barcellona ed il CSKA Mosca si sono imposti di misura sui Los Angeles Lakers e sui Cleveland Cavaliers.
Inoltre, la squadra nazionale dell' Unione Sovietica ha battuto 132-123 gli Atlanta Hawks a Mosca nel 1988.
In tutti i casi ovviamente parliamo di match non ufficiali.
GREEK LEAGUE
TURKISH LEAGUE
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Da allora, solo altre quattro squadre dell' Eurolega hanno sconfitto una franchigia NBA, le spagnole FC Barcelona, CB Malaga e Real Madrid e i russi del CSKA Mosca.
Oltre a sconfiggere i Washington Bullets nel 1978, il Maccabi Tel Aviv ha battuto anche i New Jersey Nets ed i Phoenix Suns nel 1984 in Israele ed i Toronto Raptors a Toronto nel 2005.
Il Barcelona e il CSKA Mosca hanno vinto nel corso dell' NBA Europe Live Tour del 2006, dove il Barcellona ha superato i Philadelphia 76ers 104-99 e la squadra moscovita i Los Angeles Clippers 94-75, il maggior scarto inflitto da un'europea ad una formazione NBA sino ad ora.
Nel corso dell' NBA Europe Live Tour del 2007, il CB Málaga ha battuto i Memphis Grizzlies 102-99 e il Real Madrid i Toronto Raptors 104-103.
Nel 2010, il FC Barcellona ed il CSKA Mosca si sono imposti di misura sui Los Angeles Lakers e sui Cleveland Cavaliers.
Inoltre, la squadra nazionale dell' Unione Sovietica ha battuto 132-123 gli Atlanta Hawks a Mosca nel 1988.
In tutti i casi ovviamente parliamo di match non ufficiali.
ISRAELIAN LEAGUE
GREEK LEAGUE
TURKISH LEAGUE
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mercoledì 13 agosto 2014
La Storia Di Rory Delap e Le Sue Incredibili Rimesse Laterali (Stoke City)
Rory Delap nasce il 6 luglio 1976 a Sutton Coldfield nei pressi di Birmingham da genitori irlandesi. Nasce terzino ma quando diverrà famoso per la sua specialità (rimessa laterale) venne schierato esterno di centrocampo, a seconda delle esigenze.
"L'unico calciatore che verrá ricordato non per come giocava con i piedi, ma per come usava le mani giocando a calcio"
STORIA
Comunque dopo 6 mesi si trasferisce con i genitori a Carlisle e sarà proprio con le giovanili della squadra locale che muoverà i primi passi da calciatore e debutterà nel calcio che conta. Nel 98 lo preleva il Derby County che gli garantisce il debutto nella massima serie inglese. Con i bianconeri trascorre tre stagioni per poi trasferirsi nel 2001 al Southampton dove colleziona 132 presenze in 5 esaltanti stagioni condite da 5 reti. Si trasferisce nel 2006 al Sunderland nel quale fatica ad ambientarsi e poco dopo si trasferisce allo Stoke che lo preleva in prestito per poi riscattarlo a fine stagione. Nello Stoke City dal 2007 ad ora ha collezionato 179 presenze e 8 goal. Dopo lo Stoke, passa al Barnsley, infine al Burton Albion.
RIMESSE LATERALI
Ma veniamo alla dote che lo contraddistingue dagli altri giocatori, la rimessa laterale. Durante gli anni della scuola Rory non emergeva esclusivamente nel calcio, ma aveva un indiscutibile talento nel giavellotto. Talento non solo per la potenza ma anche per la tecnica del lancio, che gli ha permesso di avere un grande futuro da assistman del calcio. La potenza e la precisione dei suoi lanci non sono passati inosservati nei suoi primi anni da professionista e hanno ripetutamente valso un'arma in più alla squadra che arruolava l'irlandese tra le sue fila. In particolare è a Stoke che Pulis ne intravede il suo grande potenziale e gli fa battere tutte le rimesse.
Addirittura quando Delap stava in panchina e lo Stoke sotto nel punteggio poteva capitare che prima di una rimessa laterale veniva messo in campo. Rimesse di 40 metri e palle spioventi in area con velocità superiori ai 60 km/h! In particolare nella stagione 2008/2009 (in cui lo Stoke era neopromosso) ha favorito, con questa sua specialità, 7 delle prime 13 reti dei “Potters”.
Il campo dello Stoke, agli angoli del campo, era sempre disseminato di asciugamani. Infatti i giovani raccattapalle della squadra biancorossa al Britannia Stadium erano sempre muniti di un asciugamano ciascuno in modo tale da permettere a Rory di asciugare il pallone e far partire i propri bolidi da qualsiasi posizione del campo. La maggior parte delle rimesse nella metà campo offensiva rappresentavano occasioni pari se non superiori agli angoli e i tifosi dello Stoke vivevano ogni rimessa come una possibilità concreta di fare centro.
Tra le vittime illustri di “Rory The Throw” (Rory il lancio), come è stato soprannominato Delap, ci sono l'Arsenal (a più riprese trafitto da conclusioni nate da rimesse del giocatore dello Stoke), Aston Villa, Sunderland e il Chelsea.
"L'unico calciatore che verrá ricordato non per come giocava con i piedi, ma per come usava le mani giocando a calcio"
STORIA
Comunque dopo 6 mesi si trasferisce con i genitori a Carlisle e sarà proprio con le giovanili della squadra locale che muoverà i primi passi da calciatore e debutterà nel calcio che conta. Nel 98 lo preleva il Derby County che gli garantisce il debutto nella massima serie inglese. Con i bianconeri trascorre tre stagioni per poi trasferirsi nel 2001 al Southampton dove colleziona 132 presenze in 5 esaltanti stagioni condite da 5 reti. Si trasferisce nel 2006 al Sunderland nel quale fatica ad ambientarsi e poco dopo si trasferisce allo Stoke che lo preleva in prestito per poi riscattarlo a fine stagione. Nello Stoke City dal 2007 ad ora ha collezionato 179 presenze e 8 goal. Dopo lo Stoke, passa al Barnsley, infine al Burton Albion.
RIMESSE LATERALI
Ma veniamo alla dote che lo contraddistingue dagli altri giocatori, la rimessa laterale. Durante gli anni della scuola Rory non emergeva esclusivamente nel calcio, ma aveva un indiscutibile talento nel giavellotto. Talento non solo per la potenza ma anche per la tecnica del lancio, che gli ha permesso di avere un grande futuro da assistman del calcio. La potenza e la precisione dei suoi lanci non sono passati inosservati nei suoi primi anni da professionista e hanno ripetutamente valso un'arma in più alla squadra che arruolava l'irlandese tra le sue fila. In particolare è a Stoke che Pulis ne intravede il suo grande potenziale e gli fa battere tutte le rimesse.
Addirittura quando Delap stava in panchina e lo Stoke sotto nel punteggio poteva capitare che prima di una rimessa laterale veniva messo in campo. Rimesse di 40 metri e palle spioventi in area con velocità superiori ai 60 km/h! In particolare nella stagione 2008/2009 (in cui lo Stoke era neopromosso) ha favorito, con questa sua specialità, 7 delle prime 13 reti dei “Potters”.
Il campo dello Stoke, agli angoli del campo, era sempre disseminato di asciugamani. Infatti i giovani raccattapalle della squadra biancorossa al Britannia Stadium erano sempre muniti di un asciugamano ciascuno in modo tale da permettere a Rory di asciugare il pallone e far partire i propri bolidi da qualsiasi posizione del campo. La maggior parte delle rimesse nella metà campo offensiva rappresentavano occasioni pari se non superiori agli angoli e i tifosi dello Stoke vivevano ogni rimessa come una possibilità concreta di fare centro.
Tra le vittime illustri di “Rory The Throw” (Rory il lancio), come è stato soprannominato Delap, ci sono l'Arsenal (a più riprese trafitto da conclusioni nate da rimesse del giocatore dello Stoke), Aston Villa, Sunderland e il Chelsea.
Wenger dirà: "E' difficile preparare queste situazioni in allenamento. La traiettoria della palla è talmente tesa...Ci sono così tante persone in area durante la partita che rende il tutto più difficile anche al portiere. Se vedi cosa è successo a Shay Given mercoledì: i suoi difensori sono diventati un problema, perchè quando gli attaccanti li hanno spinti leggermente indietro, lui non può più uscire.
Non arriva sulla palla perchè i suoi difensori sono nel mezzo. Allunghi la mano, ma non arrivi a toccare il pallone".
David Moyes, ai tempi allenatore dell' Everton, ha ribattezzato Delap “la fionda umana”, dopo che i “Toffies” furono anch'essi vittime di un incredibile assist dell'esterno dello Stoke, mentre il boss dei “Potters” Tony Pullis sostiene che Delap sia anche un giocatore molto prezioso anche per le sue doti di centrocampista difensivo. Ad ogni modo la qualità “speciale” di Rory Delap fu sotto gli occhi di tutti, tanto che la federazione di Atletica dell'Irlanda avrebbe voluto portarlo come giavellottista addirittura alle Olimpiadi di Londra 2012. Delap, dai tempi di Dave Challinoir del Tranmere, fu indubbiamente lo specialista principale di questa particolare arte.
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Non arriva sulla palla perchè i suoi difensori sono nel mezzo. Allunghi la mano, ma non arrivi a toccare il pallone".
David Moyes, ai tempi allenatore dell' Everton, ha ribattezzato Delap “la fionda umana”, dopo che i “Toffies” furono anch'essi vittime di un incredibile assist dell'esterno dello Stoke, mentre il boss dei “Potters” Tony Pullis sostiene che Delap sia anche un giocatore molto prezioso anche per le sue doti di centrocampista difensivo. Ad ogni modo la qualità “speciale” di Rory Delap fu sotto gli occhi di tutti, tanto che la federazione di Atletica dell'Irlanda avrebbe voluto portarlo come giavellottista addirittura alle Olimpiadi di Londra 2012. Delap, dai tempi di Dave Challinoir del Tranmere, fu indubbiamente lo specialista principale di questa particolare arte.
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Tutti I Giant Killings Più Clamorosi Della Storia (FA Cup)
Il Giant-Killing è una prerogativa della FA Cup, quella vera.
Ora, purtroppo, la competizione calcistica più antica al mondo ha perso un po' di fascino e i Giant-Killing son diventati sempre più una cosa rara e nonostante ciò fanno anche meno scalpore proprio perchè la globalizzazione e i tanti stranieri che gioca in Premier League hanno un po' modificato le credenze comuni.
"Tanto siamo ancora in Champions League".
GIANT KILLING
Nella storia se ne contano a centinaia, quindi scegliere i più clamorosi è particolarmente difficile, soprattutto perchè è difficile stabilire il criterio di selezione.
C’è il giant-killing casalingo, per esempio, in cui il pubblico di casa, gente abituata a vedere il loro team giocare in non-league o nei bassifondi delle serie inferiori, si trova di fronte la squadra di massima divisione di turno.
In questo caso la bellezza sta nello stadio, classico impianto da non-league, pieno, nell’entusiasmo con tanto d’invasione di campo finale che accompagna l’impresa.
E c’è il giant-killing esterno, in cui i tifosi della squadra di First/Premier rimangono ammutoliti e qualche migliaio, o meno, di tifosi ospiti, che si son fatti la trasferta senza grosse speranze, esultano come invasati, con la consapevolezza di portarsi a casa lo scalpo del nemico perdipiù conquistato nel territorio avversario. I
l massimo, poi, è il giant-killing su due partite, con pareggio nella prima e vittoria nella seconda.
NEWCASTLE UTD VS CRYSTAL PALACE 0-1(ST.JAMES PARK, FIRST ROUND 12 GENNAIO 1907)
1907, il Crystal Palace era nato da soli due anni e giocava in Southern League, mentre il Newcastle viaggiava al secondo posto della First Division della Football League, che aveva vinto nel 1905.
Ok, il sistema era ancora poco chiaro ma la differenza tra le due leghe era evidente, se si pensa al fatto che solo una squadra di Southern League è riuscita a vincere la FA Cup (il Tottenham nel 1901).
Quindi il Palace si presentava nel nord del Paese con poche speranze di superare l’ostacolo rappresentato dai Magpies, che schieravano dieci nazionali in campo (l’unico non nazionale era, curiosamente, il capitano Alec Gardner) a fronte di un undici del Palace formato in gran parte da “emigranti calcistici”, curiosamente partiti proprio dal Tyne & Wear e dal Teeside per provare a sfondare a Londra.
Per molti era dunque una sorta di ritorno a casa.
Che culminò con un’impresa impensabile, a maggior ragione se si pensa che al secondo turno i Glaziers (non erano ancora Eagles) eliminaro il Fulham e, al terzo, il Brentford, giungendo ai quarti di finale nei quali vennero eliminati dall’Everton.
WALSALL VS ARSENAL 2-0(FELLOWS PARK, THIRD ROUND 14 GENNAIO 1933)
Il grande Arsenal di Herbert Chapman si presentò nelle Midlands destando nei tifosi di casa più che timore, ammirazione.
L'Arsenal di Chapman , al pari dell’Ajax di Michels, ha segnato un’epoca, ha fatto scuola, ha cambiato il modo di intendere il calcio.
In 25.000 affollarono Fellows Park.
L’Arsenal si presentò in divisa bianca (e calzoncini neri), quando solitamente all’epoca era la squadra di casa a cambiare tenuta da gioco in casa di possibile confusione fra colori, e infatti il Walsall si presentò in campo con un completo bianco-azzurro d’urgenza acquistato dal Coventry per l’occasione.
Pronti via e i difensori del Walsall cominciarono la caccia all’uomo, con i poveri attaccanti dei Gunners sempre a terra e l’arbitro con il fischietto sempre in bocca.
Ma era l’unico modo per limitare quello squadrone.
I minuti passavano, l’Arsenal non segnava, e così nella testa dei padroni di casa nacque l’idea del colpaccio, che si tramutò in realtà grazie a Gilbert Alsop e Bill Sheppard.
Il resto è storia, sia perchè rimane uno degli upset più famosi e celebrati, sia perchè per il Walsall (all’epoca Third Division North) rimane The Day, tant’è vero che per i 75 anni dalla partita un box dello stadio (non più Fellows Park) è stato dedicato alla memoria di Alsop.
Rimane invece famosa sponda Gunners per la sfuriata di Chapman verso Thomas Black, autore di una prestazione evidentemente orribile, al quale intimò di non mettere mai più piede ad Highbury: nel giro di una settimana venne ceduto al Plymouth.
YEOVIL VS SUNDERLAND 2-1(HUISH PARK, FOURTH ROUND 29 GENNAIO 1949)
Lo Yeovil ai tempi militava in Southern League e mentre la nebbia scendeva su Huish Park fu ingrado di buttare fuori il Sunderland, guidato dal grande Len Shackleton.
Condizioni atmosferiche probabilmente hanno giocato un ruolo predominante con la scarsa visibilità che rende più difficile per gli ospiti (più tecnici) adattarsi al terreno di gioco.
Alla fine fu Alex Stock che aprì le marcature, prima del pareggio di Jackie Robinson al 62esimo che portò il match ai supplementari con la seria possibilità della sospensione del match.
Ma al 105esimo Eric Bryant trovò la rete del vantaggio per i padroni di casa, prima della fine del match ci fu un'invasione di campo con i tifosi di casa che credevano che l'arbitro avesse decrato la fine dell'ostilità.
La partita in seguito riprese e venne finalmente completata tramandando lo Yeovil nella storia.
OXFORD UTD VS BLACKBURN ROVERS 3-1(MANOR GROUND, FIFTH ROUND 15 FEBBRAIO 1964)
L’Oxford United, all’epoca modesta squadra di Division Four ospitava il Blackburn Rovers, secondo in Division One.
La differenza era abissale: da una parte, Maurice Kyle, Tony Jones e Ron Atkinson, dall’altra i nazionali inglesi Ronnie Clayton e Bryan Douglas, Mike England, Fred Pickering etc , insomma una squadra per l’appunto seconda nella massima serie.
Peraltro Pickering e McEvoy, suo partner d’attacco, ne avevano appena rifilati 8 al West Ham United.
21.504 oxfordiani si presentarono al Manor Ground per vedere dal vivo i campioni del Blackburn, senza grosse speranze di passaggio del turno, ma visto che Match of the Day sarebbe arrivato solo sei mesi dopo, lo stadio era l’unico modo, specie per una squadra di Division Four, per vedere dal vivo dei giocatori internazionali.
Longbottom e Jones portarono sul 2-0 lo United, e tutto diventò d’un tratto possibile.
Quando il Blackburn accorciò le distanze, i crampi allo stomaco dei tifosi di casa si fecero via via più forti, così come la pressione dei Rovers verso la porta dell’Oxford…ma invece che il pareggio, dal nulla scaturì, nel più classico dei contrattacchi, il 3-1 di Bill Calder.
L’Oxford divenne in quel momento la prima squadra di Division Four a raggiungere il sesto round, dove vennero eliminati dal Preston North End.
COLCHESTER UTD VS LEEDS UTD 3-2(LAYER ROAD, FIFTH ROUND 13 FEBBRAIO 1971)
Fourth Division Vs First Division e il Leeds era squadra tra le migliori della massima serie, che avevano vinto nel 1968/69 e che rivinceranno nel 1973/74.
In panchina Don Revie e in campo una serie di star.
La differenza era abissale ma le cose andarono un filino diversamente, soprattutto per merito di Ray Crawford, un nome che quel giorno finì sulla bocca di tutti per la doppietta che rifilò al grande Leeds di Revie.
Lo United, quello “minore” che quel giorno faceva gli onori di padrone di casa, si portò così sul 3-0.
Il disperato tentativo di rimonta del Leeds risulterà vano, nonostante gli uomini di Revie riusciranno ad accorciare le distanze fino a portarsi a un solo goal di distanza.
L’eroica e strenua resistenza del Colchester regalerà ai 16.000 presenti una gioia indimenticabile.
HEREFORD VS NEWCASTLE 2-1(EDGAR STREET, THIRD ROUND REPLAY 5 FEBBRAIO 1972)
Il Newcastle, ovviamente, arrivò alla sfida contro l’Hereford, squadra di Southern League (che con il sistema attuale equivarrebbe alla Conference), da favoritissimo; e i Magpies d’altronde potevano schierare ben sei nazionali.
Due volte rinviata per pioggia, la partita si giocò finalmente il 24 Gennaio a St James Park: 5.000 tifosi dell’Hereford viaggiarono verso nord per accompagnare il loro team.
17 secondi e l’Hereford passò in vantaggio con un goal di Brian Owen.
Malcolm Macdonald e John Tudor, nel giro di 13 minuti, ribaltarono tuttavia il risultato, come da premesse; ma le premesse non tennero conto di Colin Addison, player/manager, che con un tiro dalla distanza fece 2-2: tutti a Hereford per il replay.
Un replay destinato a entrare nella leggenda.
La capacità di Edgar Street era, ufficialmente, di 14.313 spettatori, ma quella sera ce n’erano sicuramente di più, molti dei quali letteralmente appollaiati sulle strutture portanti delle luci e sugli alberi intorno all’impianto (si stima che fossero in 16.000); e a completare la cornice le telecamere della BBC, che mandò nell’Herefordshire un telecronista in prova, tal John Motson che diventerà Motty e la cui voce sarà la voce del calcio per anni.
Insomma, tutti ingredienti per rendere magica una partita.
Il Newcastle passò in vantaggio all’82esimo; sembrava chiusa, ma tre minuti dopo Ronnie Radford!
Poi nei supplementari il goal di Ricky George diede l'incredibil vittoria all'Hereford.
Le scene di giubilo del pubblico a ogni goal e al fischio finale, con le invasioni di campo e le sciarpe bianco-nere al collo rimangono tre le più belle che si possano ricordare.
BRIGHTON & HOVE ALBION VS WALTON AND HERSHAM 0-4(WITHDEAN STADIUM, FIRST ROUND 28 NOVEMBRE 1973)
Brighton era allora in terza divisione ma il breve soggiorno di Brian Clough da allenatore assicurò l'interesse nazionale dei media.
Il modo in cui la squadra della South Coast venne accolta(percossa) senza troppi complimenti dai loro modesti avversari di Isthmian League(0-4).
Brian Clough dirà "Non riesco a ricordare un risultato peggiore della mia carriera."
BURNLEY VS WIMBLEDON 0-1(TURF MOOR, THIRD ROUND 4 GENNAIO 1975)
Quel giorno una nuova squadra, destinata a scrivere una romantica storia nel calcio inglese, fece capolino tra i grandi: il Wimbledon.
Quella stagione i Dons giocavano ancora in Southern League, che vinceranno per altri due anni prima dell’elezione, finalmente, in Football League, avvenuta al termine della stagione 1977.
Il sistema infatti era semi-chiuso, e tutelava in modo esagerato i club che terminavano ultimi in Football League col sistema della ri-elezione per numero di voti ricevuti.
I Dons erano ospiti di una squadra, il Burnley, che terminerà la stagione decima in First Division, e a Turf Moor l’aria era tranquilla: un pomeriggio festoso dedicato alla competizione più antica e affascinante.
Che verrà ricordato però per il goal di Mick Mahon e per le parate di Dicky Guy, che quel giorno si trasformò in Gordon Banks ammutolendo spettatori e, metaforicamente, gli attaccanti in claret & blue.
Il Wimbledon si presentò così al grande pubblico, una favola che culminerà un pomeriggio del 1988 a Wembley, con un goal di Lawrie Sanchez che tutti abbiamo impresso nella mente.
BOURNEMOUTH VS MANCHESTER UTD 2-0(DEAN COURT, THIRD ROUND 8 GENNAIO 1984)
Da una parte i Red Devils, detentori del trofeo, di Ron Atkinson, che abbiamo già incontrato come giocatore dell’Oxford United, dall’altra il Bournemouth guidato da un ex giocatore del West Ham, Harry Redknapp, che terminerà diciassettesimo in Division Three.
Eppure quel giorno non ci fu storia, uno United mollo e distratto venne sconfitto senza grosse possibilità d’appello.
Milton Graham e Ian Thompson, nel secondo tempo, portarono il risultato sul 2-0.
L’unico sussulto per lo United venne dai propri fans, che a pochi istanti dal termine invasero il campo e crearono qualche tafferurglio sedato nel giro di 5 minuti dalla polizia del Dorset.
Rimane forse il risultato più importante della storia del Bournemouth, mentre lo United da lì a due anni avrebbe chiamato uno scozzese di nome Alex Ferguson, che nel 1989 si trovò nuovamente di fronte il Bournemouth, sconfiggendolo al replay.
Per quanto riguarda Harry Redknapp, alzerà la coppa come manager del Portsmouth.
SUTTON UTD VS COVENTRY CITY 2-1(GANDER GREEN LANE, THIRD ROUND 7 GENNAIO 1989)
Il Coventry City, che due anni prima alzò il trofeo in faccia a una delle versioni migliori del Tottenham Hotspur (Allen, Hoddle, Waddle e compagnia), si presentava nel sud londinese forte delle quattro categorie di differenza e di quel prestigioso alloro.
Dall’altra parte i padroni di casa, che militavano senza infamia e senza lode in Conference (termineranno dodicesimi quell’anno) e per i quali quella partita rappresentava l’apice della stagione, che si fosse vinto o perso.
Certo, la vittoria avrebbe dato a quell’edizione del Sutton United i crismi dell’immortalità, ma nessuno la pretendeva. 8.000 south londoners affollarono l’impianto ed andarono in visibilio quando Rains portò lo United in vantaggio dopo 42 minuti primi.
Sette minuti dopo l’intervallo, Phillips pareggiò ma sette minuti dopo, nuovamente, Matthew Hanlan timbrò il 2-1 che significò vittoria, visto che i tentativi del Coventry di pareggiare risultarono vani, compreso una doppia carambola traversa-palo clamorosa.
Il calcio è uno sport magnificamente imprevedibile quando vuole e quel giorno il Sutton lo dimostrò.
WREXHAM VS ARSENAL 2-1(THE RACECOURSE GROUND, THIRD ROUND 4 GENNAIO 1992)
Wrexham-Arsenal è uno degli upset più famosi di sempre: una differenza abnorme tra le due squadre, e basta andare a vedere la formazione dell’Arsenal di quel giorno: Seaman, Dixon, Winterburn, Hillier, O’Leary, Adams, Rocastle, Campbell, Smith, Merson, Carter.
Dall’altra parte il Wrexham, che era rimasto in Football League solo perchè questa venne allargata.
13.343 spettatori assisteranno all’impresa dei propri beniamini.
L’Arsenal passò in vantaggio con Adams al 44′, e la partita sembrava incanalarsi su questi binari, almeno fino all’82’...quando i due minuti tra i più importanti nella storia del club gallese cambiarono le carte in tavola. Mickey Thomas e Steve Watkin, i due autori della favola made in Wales.
Nel turno successivo, il Wrexham uscì al replay per mano del West Ham, ma quella partita rimane indelebile.
LEICESTER CITY VS WYCOMBE WANDERS 1-2(FILBERT STREET, FIFTH ROUND 10 MARZO 2001)
Non l'impresa più clamorosa visto che il Wycombe militava in seconda serie ma la cito lo stesso perchè fu incredibile quello che successe.
I Wycombe Wanderers devono affrontare in trasferta il Leicester City, squadra di Premiership che l’anno prima aveva vinto la Coppa di Lega.
Il pronostico è tutto per il Leicester, sebbene in panchina non ci sia più Martin O’Neill, passato ai Celtic Glasgow.
I Foxes senza il manager nordirlandese videro calare bruscamente il proprio rendimento, ma il Wycombe è l’avversario ideale, anche perché ulteriormente indebolito da una serie di infortuni impressionante: privato di tutti gli attaccanti della rosa, il tecnico Lawrie Sanchez è costretto a mettere un annuncio sul sito web del club alla ricerca di candidature al ruolo di centravanti.
La notizia viene ripresa sul televideo di Itv e qui letta dall’agente di Roy Essandoh, nato a Belfast e che a 26 anni ha già giocato, senza impressionare, in Scozia, Finlandia e Inghilterra.
Non avendo nulla da perdere Roy avanza la sua candidatura.
Non avendo nulla in alternativa Sanchez gli offre un contratto per poche partite.
Il 10 marzo 2001 a Filbert Street il Wycombe affronta la sfida col Leicester col solito 4-4-2 ma il duo d’attacco è formato dal centrocampista incontrista Keith Ryan e da George Clegg, giocatore in prestito.
Sul punteggio di 1-1 Sanchez sostituisce Ryan con Essandoh e l’ex punta del VPS Vassa ripaga la fiducia siglando il gol vittoria con una splendida girata di testa su cross di Bates.
Con lo stesso punteggio il Wycombe verrà poi eliminato in semifinale, dopo aver retto per 78 minuti, dal Liverpool di Michael Owen, Emile Heskey e Robbie Fowler, che nel giro di tre mesi vincerà Coppa di Lega, Coppa Uefa e Coppa d’Inghilterra.
A fine stagione i Wanderers liberano Essandoh, che inizierà da Barnet il suo girovagare nelle serie minori del calcio inglese che lo porterà a brevi permanenze con Cambridge, Billeicay Town, Grays Athletic, Gravesend & Northfleet sino a fermarsi cinque stagioni coi Bishop’s Strotford, dove segna 62 gol in 149 partite.
LIVERPOOL VS BARNSLEY 1-2 (ANFIELD ROAD, FIFTH ROUND 16 FEBBRAIO 2008)
Uno dei più drammatici giant-killings della storia recente porta la firma del Barnsley.
Il Liverpool venne eliminato da un volenterosissimo Barnsley in un match spettacolare.
Fu una grande delusione per i Reds, nettamente staccati dalla vetta in campionato e che puntavano molto sulla coppa nazionale.
Il Liverpool passa in vantaggio al 32', quando una buona azione di Babel sulla sinistra regala a Kuyt un pallone da controllare e piazzare in rete dall'interno dell'area piccola.
Il Barnsley però reagisce e un colpo di testa del difensore Steve Foster batte l'incerto Itandje (inguardabile in tutti i 90 minuti) riportando la gara in parità al minuto numero 57.
A quel punto il Liverpool prende d'assalto la porta di Luke Steele, ma i Reds non riescono mai a segnare per sfortuna (traversa di Kewell) ma anche per imprecisione, pure quando la chance sembra impossibile da sbagliare (Crouch in mischia a porta vuota).
Tutto sembra prefigurare un replay ma al 93' il capitano Bryan Howard trova un buon pallone in area, viene agganciato da un avversario prima del tiro e reclama un rigore che appare evidente per tutti ma non per l'arbitro Atkinson.
Il Barnsley è furioso ma l'azione continua, la palla finisce proprio per lo stesso Howard che scarica la propria rabbia nel rasoterra molto angolato e i Tykes all'ultimo minuto strappano una bellissima qualificazione ai quarti di finale, eliminando il Liverpool nella propria tana e inguaiando ulteriormente Rafa Benitez.
MANCHESTER UTD VS LEEDS UTD 0-1(ELLAND ROAD, THIRD ROUND 3 GENNAIO 2010)
Leeds sembrava essere in risalita dai tempi duri che avevano visto la loro discesa nelle divisioni inferiori, con Simon Grayson che li condusse nella parte superiore della classifica di League One(terza serie) ma ovviamente di fronte c'era il grande Manchester Utd di sir Alex Ferguson.
LA FA Cup però ancora una volta dimostrò che i valori in campo contano relativamente e l'attaccante Jermaine Beckford ricevendo una palla profonda da Jonny Howson trafisse Tomasz Kuszczak di fronte ad una scioccata Stretford End.
NORWICH CITY VS LUTON TOWN 0-1(CARROW ROAD, FOURTH ROUND 26 GENNAIO 2013)
Partita storica, oltre al giant-killings in sè, il fatto che da Sutton Utd-Coventry non accadeva che una squadra di non-league ne eliminasse una di First/Premier League.
Il goal di Rendell che ha spedito gli Hatters al quinto turno merita quantomeno di essere menzionato, così come il fatto che, nel turno precedente, il Luton ha eliminato il Wolverhampton Wanderers, ai tempi in Championship ma pure sempre squadra di grande tradizione.
ALTRI GIANT KILLINGS
Ovviamente sarebbe impossibile citarli tutti.
Da ricordare anche questi: Shrewsbury-Everton 2-1 del 2003 e Stevenage-Newcastle Utd 3-1 del 2011.
Il più vecchio di tutti risale al 1900, quando il Millwall (all’epoca ancora Millwall Athletic) vinse 3-1 sul campo del più quotato Aston Villa, la squadra principale di inizio secolo.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
Ora, purtroppo, la competizione calcistica più antica al mondo ha perso un po' di fascino e i Giant-Killing son diventati sempre più una cosa rara e nonostante ciò fanno anche meno scalpore proprio perchè la globalizzazione e i tanti stranieri che gioca in Premier League hanno un po' modificato le credenze comuni.
"Tanto siamo ancora in Champions League".
GIANT KILLING
Nella storia se ne contano a centinaia, quindi scegliere i più clamorosi è particolarmente difficile, soprattutto perchè è difficile stabilire il criterio di selezione.
C’è il giant-killing casalingo, per esempio, in cui il pubblico di casa, gente abituata a vedere il loro team giocare in non-league o nei bassifondi delle serie inferiori, si trova di fronte la squadra di massima divisione di turno.
In questo caso la bellezza sta nello stadio, classico impianto da non-league, pieno, nell’entusiasmo con tanto d’invasione di campo finale che accompagna l’impresa.
E c’è il giant-killing esterno, in cui i tifosi della squadra di First/Premier rimangono ammutoliti e qualche migliaio, o meno, di tifosi ospiti, che si son fatti la trasferta senza grosse speranze, esultano come invasati, con la consapevolezza di portarsi a casa lo scalpo del nemico perdipiù conquistato nel territorio avversario. I
l massimo, poi, è il giant-killing su due partite, con pareggio nella prima e vittoria nella seconda.
NEWCASTLE UTD VS CRYSTAL PALACE 0-1(ST.JAMES PARK, FIRST ROUND 12 GENNAIO 1907)
1907, il Crystal Palace era nato da soli due anni e giocava in Southern League, mentre il Newcastle viaggiava al secondo posto della First Division della Football League, che aveva vinto nel 1905.
Ok, il sistema era ancora poco chiaro ma la differenza tra le due leghe era evidente, se si pensa al fatto che solo una squadra di Southern League è riuscita a vincere la FA Cup (il Tottenham nel 1901).
Quindi il Palace si presentava nel nord del Paese con poche speranze di superare l’ostacolo rappresentato dai Magpies, che schieravano dieci nazionali in campo (l’unico non nazionale era, curiosamente, il capitano Alec Gardner) a fronte di un undici del Palace formato in gran parte da “emigranti calcistici”, curiosamente partiti proprio dal Tyne & Wear e dal Teeside per provare a sfondare a Londra.
Per molti era dunque una sorta di ritorno a casa.
Che culminò con un’impresa impensabile, a maggior ragione se si pensa che al secondo turno i Glaziers (non erano ancora Eagles) eliminaro il Fulham e, al terzo, il Brentford, giungendo ai quarti di finale nei quali vennero eliminati dall’Everton.
WALSALL VS ARSENAL 2-0(FELLOWS PARK, THIRD ROUND 14 GENNAIO 1933)
Il grande Arsenal di Herbert Chapman si presentò nelle Midlands destando nei tifosi di casa più che timore, ammirazione.
L'Arsenal di Chapman , al pari dell’Ajax di Michels, ha segnato un’epoca, ha fatto scuola, ha cambiato il modo di intendere il calcio.
In 25.000 affollarono Fellows Park.
L’Arsenal si presentò in divisa bianca (e calzoncini neri), quando solitamente all’epoca era la squadra di casa a cambiare tenuta da gioco in casa di possibile confusione fra colori, e infatti il Walsall si presentò in campo con un completo bianco-azzurro d’urgenza acquistato dal Coventry per l’occasione.
Pronti via e i difensori del Walsall cominciarono la caccia all’uomo, con i poveri attaccanti dei Gunners sempre a terra e l’arbitro con il fischietto sempre in bocca.
Ma era l’unico modo per limitare quello squadrone.
I minuti passavano, l’Arsenal non segnava, e così nella testa dei padroni di casa nacque l’idea del colpaccio, che si tramutò in realtà grazie a Gilbert Alsop e Bill Sheppard.
Il resto è storia, sia perchè rimane uno degli upset più famosi e celebrati, sia perchè per il Walsall (all’epoca Third Division North) rimane The Day, tant’è vero che per i 75 anni dalla partita un box dello stadio (non più Fellows Park) è stato dedicato alla memoria di Alsop.
Rimane invece famosa sponda Gunners per la sfuriata di Chapman verso Thomas Black, autore di una prestazione evidentemente orribile, al quale intimò di non mettere mai più piede ad Highbury: nel giro di una settimana venne ceduto al Plymouth.
YEOVIL VS SUNDERLAND 2-1(HUISH PARK, FOURTH ROUND 29 GENNAIO 1949)
Lo Yeovil ai tempi militava in Southern League e mentre la nebbia scendeva su Huish Park fu ingrado di buttare fuori il Sunderland, guidato dal grande Len Shackleton.
Condizioni atmosferiche probabilmente hanno giocato un ruolo predominante con la scarsa visibilità che rende più difficile per gli ospiti (più tecnici) adattarsi al terreno di gioco.
Alla fine fu Alex Stock che aprì le marcature, prima del pareggio di Jackie Robinson al 62esimo che portò il match ai supplementari con la seria possibilità della sospensione del match.
Ma al 105esimo Eric Bryant trovò la rete del vantaggio per i padroni di casa, prima della fine del match ci fu un'invasione di campo con i tifosi di casa che credevano che l'arbitro avesse decrato la fine dell'ostilità.
La partita in seguito riprese e venne finalmente completata tramandando lo Yeovil nella storia.
OXFORD UTD VS BLACKBURN ROVERS 3-1(MANOR GROUND, FIFTH ROUND 15 FEBBRAIO 1964)
L’Oxford United, all’epoca modesta squadra di Division Four ospitava il Blackburn Rovers, secondo in Division One.
La differenza era abissale: da una parte, Maurice Kyle, Tony Jones e Ron Atkinson, dall’altra i nazionali inglesi Ronnie Clayton e Bryan Douglas, Mike England, Fred Pickering etc , insomma una squadra per l’appunto seconda nella massima serie.
Peraltro Pickering e McEvoy, suo partner d’attacco, ne avevano appena rifilati 8 al West Ham United.
21.504 oxfordiani si presentarono al Manor Ground per vedere dal vivo i campioni del Blackburn, senza grosse speranze di passaggio del turno, ma visto che Match of the Day sarebbe arrivato solo sei mesi dopo, lo stadio era l’unico modo, specie per una squadra di Division Four, per vedere dal vivo dei giocatori internazionali.
Longbottom e Jones portarono sul 2-0 lo United, e tutto diventò d’un tratto possibile.
Quando il Blackburn accorciò le distanze, i crampi allo stomaco dei tifosi di casa si fecero via via più forti, così come la pressione dei Rovers verso la porta dell’Oxford…ma invece che il pareggio, dal nulla scaturì, nel più classico dei contrattacchi, il 3-1 di Bill Calder.
L’Oxford divenne in quel momento la prima squadra di Division Four a raggiungere il sesto round, dove vennero eliminati dal Preston North End.
COLCHESTER UTD VS LEEDS UTD 3-2(LAYER ROAD, FIFTH ROUND 13 FEBBRAIO 1971)
Fourth Division Vs First Division e il Leeds era squadra tra le migliori della massima serie, che avevano vinto nel 1968/69 e che rivinceranno nel 1973/74.
In panchina Don Revie e in campo una serie di star.
La differenza era abissale ma le cose andarono un filino diversamente, soprattutto per merito di Ray Crawford, un nome che quel giorno finì sulla bocca di tutti per la doppietta che rifilò al grande Leeds di Revie.
Lo United, quello “minore” che quel giorno faceva gli onori di padrone di casa, si portò così sul 3-0.
Il disperato tentativo di rimonta del Leeds risulterà vano, nonostante gli uomini di Revie riusciranno ad accorciare le distanze fino a portarsi a un solo goal di distanza.
L’eroica e strenua resistenza del Colchester regalerà ai 16.000 presenti una gioia indimenticabile.
HEREFORD VS NEWCASTLE 2-1(EDGAR STREET, THIRD ROUND REPLAY 5 FEBBRAIO 1972)
Il Newcastle, ovviamente, arrivò alla sfida contro l’Hereford, squadra di Southern League (che con il sistema attuale equivarrebbe alla Conference), da favoritissimo; e i Magpies d’altronde potevano schierare ben sei nazionali.
Due volte rinviata per pioggia, la partita si giocò finalmente il 24 Gennaio a St James Park: 5.000 tifosi dell’Hereford viaggiarono verso nord per accompagnare il loro team.
17 secondi e l’Hereford passò in vantaggio con un goal di Brian Owen.
Malcolm Macdonald e John Tudor, nel giro di 13 minuti, ribaltarono tuttavia il risultato, come da premesse; ma le premesse non tennero conto di Colin Addison, player/manager, che con un tiro dalla distanza fece 2-2: tutti a Hereford per il replay.
Un replay destinato a entrare nella leggenda.
La capacità di Edgar Street era, ufficialmente, di 14.313 spettatori, ma quella sera ce n’erano sicuramente di più, molti dei quali letteralmente appollaiati sulle strutture portanti delle luci e sugli alberi intorno all’impianto (si stima che fossero in 16.000); e a completare la cornice le telecamere della BBC, che mandò nell’Herefordshire un telecronista in prova, tal John Motson che diventerà Motty e la cui voce sarà la voce del calcio per anni.
Insomma, tutti ingredienti per rendere magica una partita.
Il Newcastle passò in vantaggio all’82esimo; sembrava chiusa, ma tre minuti dopo Ronnie Radford!
Poi nei supplementari il goal di Ricky George diede l'incredibil vittoria all'Hereford.
Le scene di giubilo del pubblico a ogni goal e al fischio finale, con le invasioni di campo e le sciarpe bianco-nere al collo rimangono tre le più belle che si possano ricordare.
BRIGHTON & HOVE ALBION VS WALTON AND HERSHAM 0-4(WITHDEAN STADIUM, FIRST ROUND 28 NOVEMBRE 1973)
Brighton era allora in terza divisione ma il breve soggiorno di Brian Clough da allenatore assicurò l'interesse nazionale dei media.
Il modo in cui la squadra della South Coast venne accolta(percossa) senza troppi complimenti dai loro modesti avversari di Isthmian League(0-4).
Brian Clough dirà "Non riesco a ricordare un risultato peggiore della mia carriera."
BURNLEY VS WIMBLEDON 0-1(TURF MOOR, THIRD ROUND 4 GENNAIO 1975)
Quel giorno una nuova squadra, destinata a scrivere una romantica storia nel calcio inglese, fece capolino tra i grandi: il Wimbledon.
Quella stagione i Dons giocavano ancora in Southern League, che vinceranno per altri due anni prima dell’elezione, finalmente, in Football League, avvenuta al termine della stagione 1977.
Il sistema infatti era semi-chiuso, e tutelava in modo esagerato i club che terminavano ultimi in Football League col sistema della ri-elezione per numero di voti ricevuti.
I Dons erano ospiti di una squadra, il Burnley, che terminerà la stagione decima in First Division, e a Turf Moor l’aria era tranquilla: un pomeriggio festoso dedicato alla competizione più antica e affascinante.
Che verrà ricordato però per il goal di Mick Mahon e per le parate di Dicky Guy, che quel giorno si trasformò in Gordon Banks ammutolendo spettatori e, metaforicamente, gli attaccanti in claret & blue.
Il Wimbledon si presentò così al grande pubblico, una favola che culminerà un pomeriggio del 1988 a Wembley, con un goal di Lawrie Sanchez che tutti abbiamo impresso nella mente.
BOURNEMOUTH VS MANCHESTER UTD 2-0(DEAN COURT, THIRD ROUND 8 GENNAIO 1984)
Da una parte i Red Devils, detentori del trofeo, di Ron Atkinson, che abbiamo già incontrato come giocatore dell’Oxford United, dall’altra il Bournemouth guidato da un ex giocatore del West Ham, Harry Redknapp, che terminerà diciassettesimo in Division Three.
Eppure quel giorno non ci fu storia, uno United mollo e distratto venne sconfitto senza grosse possibilità d’appello.
Milton Graham e Ian Thompson, nel secondo tempo, portarono il risultato sul 2-0.
L’unico sussulto per lo United venne dai propri fans, che a pochi istanti dal termine invasero il campo e crearono qualche tafferurglio sedato nel giro di 5 minuti dalla polizia del Dorset.
Rimane forse il risultato più importante della storia del Bournemouth, mentre lo United da lì a due anni avrebbe chiamato uno scozzese di nome Alex Ferguson, che nel 1989 si trovò nuovamente di fronte il Bournemouth, sconfiggendolo al replay.
Per quanto riguarda Harry Redknapp, alzerà la coppa come manager del Portsmouth.
SUTTON UTD VS COVENTRY CITY 2-1(GANDER GREEN LANE, THIRD ROUND 7 GENNAIO 1989)
Il Coventry City, che due anni prima alzò il trofeo in faccia a una delle versioni migliori del Tottenham Hotspur (Allen, Hoddle, Waddle e compagnia), si presentava nel sud londinese forte delle quattro categorie di differenza e di quel prestigioso alloro.
Dall’altra parte i padroni di casa, che militavano senza infamia e senza lode in Conference (termineranno dodicesimi quell’anno) e per i quali quella partita rappresentava l’apice della stagione, che si fosse vinto o perso.
Certo, la vittoria avrebbe dato a quell’edizione del Sutton United i crismi dell’immortalità, ma nessuno la pretendeva. 8.000 south londoners affollarono l’impianto ed andarono in visibilio quando Rains portò lo United in vantaggio dopo 42 minuti primi.
Sette minuti dopo l’intervallo, Phillips pareggiò ma sette minuti dopo, nuovamente, Matthew Hanlan timbrò il 2-1 che significò vittoria, visto che i tentativi del Coventry di pareggiare risultarono vani, compreso una doppia carambola traversa-palo clamorosa.
Il calcio è uno sport magnificamente imprevedibile quando vuole e quel giorno il Sutton lo dimostrò.
WREXHAM VS ARSENAL 2-1(THE RACECOURSE GROUND, THIRD ROUND 4 GENNAIO 1992)
Wrexham-Arsenal è uno degli upset più famosi di sempre: una differenza abnorme tra le due squadre, e basta andare a vedere la formazione dell’Arsenal di quel giorno: Seaman, Dixon, Winterburn, Hillier, O’Leary, Adams, Rocastle, Campbell, Smith, Merson, Carter.
Dall’altra parte il Wrexham, che era rimasto in Football League solo perchè questa venne allargata.
13.343 spettatori assisteranno all’impresa dei propri beniamini.
L’Arsenal passò in vantaggio con Adams al 44′, e la partita sembrava incanalarsi su questi binari, almeno fino all’82’...quando i due minuti tra i più importanti nella storia del club gallese cambiarono le carte in tavola. Mickey Thomas e Steve Watkin, i due autori della favola made in Wales.
Nel turno successivo, il Wrexham uscì al replay per mano del West Ham, ma quella partita rimane indelebile.
LEICESTER CITY VS WYCOMBE WANDERS 1-2(FILBERT STREET, FIFTH ROUND 10 MARZO 2001)
Non l'impresa più clamorosa visto che il Wycombe militava in seconda serie ma la cito lo stesso perchè fu incredibile quello che successe.
I Wycombe Wanderers devono affrontare in trasferta il Leicester City, squadra di Premiership che l’anno prima aveva vinto la Coppa di Lega.
Il pronostico è tutto per il Leicester, sebbene in panchina non ci sia più Martin O’Neill, passato ai Celtic Glasgow.
I Foxes senza il manager nordirlandese videro calare bruscamente il proprio rendimento, ma il Wycombe è l’avversario ideale, anche perché ulteriormente indebolito da una serie di infortuni impressionante: privato di tutti gli attaccanti della rosa, il tecnico Lawrie Sanchez è costretto a mettere un annuncio sul sito web del club alla ricerca di candidature al ruolo di centravanti.
La notizia viene ripresa sul televideo di Itv e qui letta dall’agente di Roy Essandoh, nato a Belfast e che a 26 anni ha già giocato, senza impressionare, in Scozia, Finlandia e Inghilterra.
Non avendo nulla da perdere Roy avanza la sua candidatura.
Non avendo nulla in alternativa Sanchez gli offre un contratto per poche partite.
Il 10 marzo 2001 a Filbert Street il Wycombe affronta la sfida col Leicester col solito 4-4-2 ma il duo d’attacco è formato dal centrocampista incontrista Keith Ryan e da George Clegg, giocatore in prestito.
Sul punteggio di 1-1 Sanchez sostituisce Ryan con Essandoh e l’ex punta del VPS Vassa ripaga la fiducia siglando il gol vittoria con una splendida girata di testa su cross di Bates.
Con lo stesso punteggio il Wycombe verrà poi eliminato in semifinale, dopo aver retto per 78 minuti, dal Liverpool di Michael Owen, Emile Heskey e Robbie Fowler, che nel giro di tre mesi vincerà Coppa di Lega, Coppa Uefa e Coppa d’Inghilterra.
A fine stagione i Wanderers liberano Essandoh, che inizierà da Barnet il suo girovagare nelle serie minori del calcio inglese che lo porterà a brevi permanenze con Cambridge, Billeicay Town, Grays Athletic, Gravesend & Northfleet sino a fermarsi cinque stagioni coi Bishop’s Strotford, dove segna 62 gol in 149 partite.
LIVERPOOL VS BARNSLEY 1-2 (ANFIELD ROAD, FIFTH ROUND 16 FEBBRAIO 2008)
Uno dei più drammatici giant-killings della storia recente porta la firma del Barnsley.
Il Liverpool venne eliminato da un volenterosissimo Barnsley in un match spettacolare.
Fu una grande delusione per i Reds, nettamente staccati dalla vetta in campionato e che puntavano molto sulla coppa nazionale.
Il Liverpool passa in vantaggio al 32', quando una buona azione di Babel sulla sinistra regala a Kuyt un pallone da controllare e piazzare in rete dall'interno dell'area piccola.
Il Barnsley però reagisce e un colpo di testa del difensore Steve Foster batte l'incerto Itandje (inguardabile in tutti i 90 minuti) riportando la gara in parità al minuto numero 57.
A quel punto il Liverpool prende d'assalto la porta di Luke Steele, ma i Reds non riescono mai a segnare per sfortuna (traversa di Kewell) ma anche per imprecisione, pure quando la chance sembra impossibile da sbagliare (Crouch in mischia a porta vuota).
Tutto sembra prefigurare un replay ma al 93' il capitano Bryan Howard trova un buon pallone in area, viene agganciato da un avversario prima del tiro e reclama un rigore che appare evidente per tutti ma non per l'arbitro Atkinson.
Il Barnsley è furioso ma l'azione continua, la palla finisce proprio per lo stesso Howard che scarica la propria rabbia nel rasoterra molto angolato e i Tykes all'ultimo minuto strappano una bellissima qualificazione ai quarti di finale, eliminando il Liverpool nella propria tana e inguaiando ulteriormente Rafa Benitez.
MANCHESTER UTD VS LEEDS UTD 0-1(ELLAND ROAD, THIRD ROUND 3 GENNAIO 2010)
Leeds sembrava essere in risalita dai tempi duri che avevano visto la loro discesa nelle divisioni inferiori, con Simon Grayson che li condusse nella parte superiore della classifica di League One(terza serie) ma ovviamente di fronte c'era il grande Manchester Utd di sir Alex Ferguson.
LA FA Cup però ancora una volta dimostrò che i valori in campo contano relativamente e l'attaccante Jermaine Beckford ricevendo una palla profonda da Jonny Howson trafisse Tomasz Kuszczak di fronte ad una scioccata Stretford End.
NORWICH CITY VS LUTON TOWN 0-1(CARROW ROAD, FOURTH ROUND 26 GENNAIO 2013)
Partita storica, oltre al giant-killings in sè, il fatto che da Sutton Utd-Coventry non accadeva che una squadra di non-league ne eliminasse una di First/Premier League.
Il goal di Rendell che ha spedito gli Hatters al quinto turno merita quantomeno di essere menzionato, così come il fatto che, nel turno precedente, il Luton ha eliminato il Wolverhampton Wanderers, ai tempi in Championship ma pure sempre squadra di grande tradizione.
Ovviamente sarebbe impossibile citarli tutti.
Da ricordare anche questi: Shrewsbury-Everton 2-1 del 2003 e Stevenage-Newcastle Utd 3-1 del 2011.
Il più vecchio di tutti risale al 1900, quando il Millwall (all’epoca ancora Millwall Athletic) vinse 3-1 sul campo del più quotato Aston Villa, la squadra principale di inizio secolo.
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giovedì 7 agosto 2014
Tutti I Tipi Di Lanci Del Baseball (Sinker, Fastball, Slider, Knuckle Ball, etc )
Nolan Ryan: "Non uso particolari trucchi o strane tecniche per aumentare la mia concentrazione. Metto solo tutte le altre cose da parte e mi focalizzo completamente sull’eliminare i battitori. Mantenere la concentrazione dipende da quello che chiamo “tunnel vision”: non esiste nient’altro al mondo che la zona di strike, il battitore e il mio lancio"
Four-Seam Fastball
Questo è il lancio più comune nel baseball e quello che raggiunge le massime velocità (oltre 90 miglia orarie). La palla ruota con “backspin” e non ha nessun tipo di movimento laterale.
Modificando la distanza tra l’indice e il dito medio o la posizione del pollice a volte si riesce ad imprimere un movimento laterale alla palla. La palla come detto parte carica di backspin e arriva nel guantone del catcher più o meno dritta. Durante il volo, il backspin crea una certa pressione al di sopra e al di sotto della pallina, contrastando parzialmente la forza di gravità; le cuciture contribuiscono a stabilizzare la pallina che compie quindi una traiettoria piuttosto costante e dritta. Per un battitore colpire una fastball è complicato, perché per via della velocità deve anticipare il timing del proprio swing.
Two-Seam Fastball
La “2-seamer” è una dritta impugnata in modo leggermente diverso dalla 4-cuciture.
Questo lancio solitamente si muove lateralmente dal lato del braccio del lanciatore e verso il basso.
Questo movimento è il risultato delle cuciture che attraversano l’aria in modo differente, facendo sì che la palla venga spinta lateralmente e verso il basso. In media questo lancio è 1-3 mph più lento che una “4-seamer”. In generale la pallina tende a deviare in prossimità del piatto, rendendo difficile il contatto, che, qualora avvenga, di solito si trasforma in una battuta debole facilmente preda degli interni/esterni. Quando il movimento verso il basso è notevole si parla di “sinker”.
Sinker
Il sinker è semplicemente una dritta leggermente più lenta e con un notevole movimento verso il basso.
Da non confondere con il Change-Up (Cambio di Velocità).
Il sinker oltre al diverso tipo di grip, necessita di un movimento del braccio leggermente diverso da quello della dritta. Infatti per tirare un buon sinker c’è bisogno di una notevole pronazione dell’avambraccio nella fase di rilascio. Un sinker lanciato dalle ginocchia in giù può risultare un ottimo lancio, ma se lasciato alto nella zona dello strike risulta un lancio molto facile da battere.
Insomma se eseguito bene, “affonda” al momento di arrivare sul piatto, ingannando il battitore, che nella migliore delle ipotesi riesce a ottenere una innocua ground-ball.
Basta però sbagliare di qualche decina di centimetri il lancio e sono dolori.
Change-Up/Palmball(Cambio di Velocità)
Il Cambio di velocità è caratterizzato da uno spin molto simile a quello della dritta (avendo lo stesso spin sia per la dritta che per il cambio, un battitore non è in grado di fare gli aggiustamenti necessari per colpire la palla al meglio).
In media 8-15 mph più lento della dritta (e questo che manda in tilt il battitore che pensa sia partita una Fastball. La velocità viene percepita a metà tragitto ma ormai è troppo tardi, arriverà un "swing and miss"). Alcuni pitcher hanno un cambio che si affida di più sul movimento, simile a quello di un sinker ma molto più lento, piuttosto che alla differenza di velocità rispetto alla dritta.
L’ideale sarebbe avere una grande differenza di velocità tra dritta e cambio e un buon movimento sulla palla. Per il cambio, come per molti altri lanci, non esiste un’impugnatura giusta o sbagliata.
Ci sono diversi tipi di grip. Per trovare l’impugnatura giusta bisogna provare in allenamento, e capire quale grip fa al caso nostro.
Circle Change-Up
Una delle più famose varianti del cambio è il "Circle Change-Up", dal cerchietto che si crea tra pollice e indice quando si impugna la pallina. Questo grip produce una traiettoria per molti versi simile a una breaking ball, perché tende a “spezzare” sia in orizzontale che in verticale.
Cut Fastball/Cutter
La “Cut Fastball” fa sempre parte della famiglia delle dritte, ma si muove in direzione opposta alla 2-seam fastball. Appena rilasciato sembra una dritta (Fastball) ma durante il suo tragitto verso il piatto continua a spostarsi verso la parte del guanto del ricevitore.
È difficile da individuare per un battitore perchè sembra in tutto e per tutto una dritta ma si sposta lateralmente alla zona di strike. In media ha una velocità più elevata dello Slider ma minore della dritta (4-5 mph in meno). Questo tipo di lancio è molto difficile da eseguire correttamente, perché se ci si sbaglia e viene lanciato con uno spin sbagliato o in mezzo al piatto diventa il tipico “cement mixer”.
Breaking Ball
Il lanciatore “rompe” il suo polso durante la fase di rilascio consentendo alla pallina di acquistare una particolare rotazione il cui effetto è quello di generare dei movimenti laterali o discendenti.
Ma il significato è anche riconducibile alla “rottura” quasi innaturale della traiettoria durante il volo. La differenza con le Fastball sta in sostanza nella minore velocità della pallina (circa 10 miglia orarie in meno). Questo tipo di lanci presuppone un’ottima intesa tra pitcher e catcher, il quale deve essere pronto a reagire immediatamente agli eventuali rimbalzi delle palline che toccano terra, ma anche a quelle che si spostano troppo lontane dall’area di strike.
La meccanica innaturale di lancio presuppone un’abilità che si acquisisce con il tempo.
La fisica che sta dietro al volo è dovuta alla rotazione in topspin che crea pressione solo sulla parte superiore della pallina, aggiungendo un’ulteriore spinta a quella della forza di gravità e causando la repentina e improvvisa caduta della pallina. Tra le più belle breaking ball che si possono ammirare: la Slider e la Curveball.
Slider
Questo lancio si muove dal braccio di rilascio verso il braccio del guanto del ricevitore.
In media è 7-9 mph più lento della dritta 4-cuciture. Quando è lanciato correttamente, il battitore è in grado di vedere un “puntino rosso” formato dalla convergenza delle cuciture durante la rotazione.
Simile ad una Cut Fastball ma con meno velocità e con la tendenza ad affossarsi verso terra.
Per i destri va da destra verso sinistra, andando verso il basso.
Curveball (Curva)
Più lenta rispetto ad uno slider, la curva ha diverse varianti e tutti solitamente "spezzano" molto.
Quella più comune ha una caduta definita 12-6 (come le lancette dell’orologio), altre varianti hanno cadute 1-7. Quando viene rilasciata dal lanciatore la palla assume un “topspin” e sembra formare una gobba, data dal tipo di rotazione particolare (opposta a quella della dritta).
Se eseguito bene è un lancio difficilmente contrastabile (la traiettoria è molto difficile da leggere, è come se la palla creasse un'illusione).
Slurve
Una via di mezzo tra lo slider e la curva. Non esiste un’impugnatura specifica per la slurve.
Solitamente è più vicina alla velocità della curva che dello slider. La maggior parte dei lanci che vengono definiti “curve” in realtà sono delle slurve.
Split Finger
Può essere lanciato forte o piano (con lo stesso scopo del cambio). Nonostante il cambio di velocità, l’azione del lancio è la medesima. La palla semplicemente cade prima di arrivare al piatto.
Questo lancio inizia la sua traiettoria nella zona di strike per poi cadere a terra, rendendo quasi impossibile il contatto. Questo tipo di lancio è raramente lanciato per strike, e viene utilizzato principalmente dal lanciatore per ottenere lo strike out. Se lanciato con troppa frequenza può provocare gravi danni al gomito. Quindi consiglio di lanciarlo solamente se si è coscienti di quello che si fa.
Knuckle Ball
La Knuckle Ball è un lancio molto lento (60/70 miglia orarie), quasi privo di rotazione, che rimane in balia delle turbolenze generate dall’aria (vento, acqua nel caso, umidità, forza di gravità). Un lanciatore di Knuckle Ball ha nel repertorio quasi esclusivamente questo lancio. Si tratta di un lancio estremamente difficile da lanciare e soprattutto da controllare. La difficoltà nel battere questo lancio è che non avendo rotazione è impossibile prevedere la traiettoria, inoltre, la sua lentezza è una trappola per i battitori impazienti. Se comunque non avviene il cambio della direzione (per via dell'intemperie) è un lancio facilmente battibile. Un detto americano sulla Knuckle Ball dice: "if its high, let it fly, if its low, let it go" (se non arriva nell'aria di strike, lasciala andare). Un altro di Richie Hebner dice: "battere una Knuckle Ball è come mangiare una minestra con la forchetta"
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Partita Di Baseball Più Lunga Della Storia
Molte volte ci sentiamo domandare: “ma qual è stata la partita più lunga della storia della MLB?”
"E del Baseball in generale?"
MLB
La sfida più lunga in fatto di inning giocati risale al 1° Maggio 1920 quando Brooklyn Robins-Boston Braves fu interrotta al 26° inning per oscurità sul punteggio di 1-1(dopo poco meno di 4 ore di gioco).
Al 2° posto un St.Louis Cardinals-New York Mets dell’11 Settembre 1974 vinta dai Cardinals 4-3 dopo 25 inning.
Ma se invece parliamo di durata temporale dobbiamo andare al 9 Maggio 1984 con un Chicago White Sox-Milwaukee Brewers chiusosi sul 7-6 al 25° inning dopo 8 ore e 06 minuti di gioco.
Furono ben 14 i lanciatori impiegati, 6 per Milwaukee e 8 per Chicago, per un match che regalò 43 valide (23 a 20 per i White Sox) e “solo” 4 errori difensivi.
Curiosa la situazione che si presentò al 21° inning.
Sul 3-3 Oglivie dei Brewers picchiò un fuoricampo da 3 punti apparentemente decisivo.
Ed invece nella seconda parte della ripresa Chicago raddrizzò le sorti del match riuscendo a pareggiare il conto.
Da quel momento tabellone in bianco fino al 25° quando un solo homer di Baines scrisse la parola fine sull’interminabile partita.
BASEBALL IN GENERALE
1981, la partita infinita dei 33 inning tra Pawtucket Red Sox-Rochester Red Wings.
Dunque l'incontro più lungo della storia del Baseball si giocò a Pawtuckt, Rhode Island quando andò in scena l'incontro di minor League fra i Red Sox e i Red Wings.
Ci vollero 33 inning per determinare un vincitore, fu disputato nell'arco di 2 mesi e durò 11 ore e 25 minuti di tempo effettivo di gioc.
Giocato alla vigilia di Pasqua il match fu interrotto alle 4.07 del mattino del giorno pasquale dal commissioner della Minor League sul 32 pari.
Il match si concluse due mesi dopo con la vittoria dei Red Wings grazie a Dave Koza.
Unica ed epica allo stesso tempo.
Perché se è vero che alcuni di quei giocatori sarebbero riusciti in seguito ad approdare in Major League (Pawtucket appartiene alla franchigia dei Boston Red Sox e Rochester a quella dei Baltimore Orioles), la maggior parte di loro verranno ricordati soprattutto per quella partita.
Perché in quel momento giocatori come Drungo Hazewood, il gigantesco esterno destro dei Red Wings che sarebbe stato in seguito scartato dagli Orioles perché non "vedeva" le curve (0/4 quella sera), o come Wade Boggs, il terza base di Pawtucket allenato da suo padre sin da bambino per farlo diventare ambidestro (4/12 per lui), valevano quanto Cal Ripken Jr., il terza base di Rochester, futura star degli Orioles ma che allora batté solo 2 valide su 13 turni, o quanto Bruce Hurst, il pitcher mormone atteso da una fulgida carriera a Boston e che quella notte lanciò per Pawtucket dal 28esimo al 32esimo inning ottenendo 7 K e concedendo 3 BB e 2 hits.
Insomma tutti insieme in una notte fredda e ventosa: giovani prospetti e vecchie glorie declassate in Minor League, atleti ambiziosi e giocatori ormai senza più speranze di fare il grande salto, uomini con fidanzate, moglie e figli che in inverno lavorano come camionisti o muratori pur di poter continuare a inseguire in primavera il sogno del baseball professionistico.
E la partita scivola via sulle pagine di Barry, fra piccoli e grandi episodi: il tradizionale stretch del settimo inning, quando gli spettatori si alzano quasi all'unisono per sgranchirsi le gambe come ad obbedire a un ordine misterioso, il punteggio sull'1 a 1 al nono inning, il vento che rende complicatissimo giocare.
Sta accadendo qualcosa di magico.
È come se il tempo si fosse arrestato, come se il Destino avesse rapito quegli uomini, intrappolandoli nel recinto del campo e condannandoli a giocare per sempre.
Al 16esimo inning i manager delle due squadre chiedono la sospensione della partita: c'è una regola dell'International League che dice che nessun inning può iniziare dopo le 0.50 di notte.
Ma l'arbitro capo Jack Lietz consulta il prontuario del campionato e quella regola non appare da nessuna parte: per quanto possa sembrare incredibile, per una svista il paragrafo contenente la regola non è stato stampato nell'edizione del 1981, e allora Lietz ordina: "Signori, si continua a oltranza", senza sapere che di lì a poco sua moglie avrebbe telefonato alla polizia preoccupata perché suo marito non tornava a casa.
Al 21esimo inning Rochester segna il punto del 2-1 ma Pawtucket pareggia immediatamente.
Al 24esimo arriva la notizia: abbiamo appena battuto il record della partita più lunga della storia.
E si va avanti, mentre i radiocronisti Bob Drew e Pete Torrez continuano a trasmettere domandandosi chi sarà mai in ascolto a quell'ora, e i giocatori si riscaldano accendendo nel dugout un fuoco con le mazze spezzate, e la madre di Billy Broadbent, il batboy quattordicenne, si presenta sconvolta al campo per riprendersi suo figlio (ma il ragazzino rifiuta di venir via), e il pubblico abbandona poco a poco gli spalti (alla fine rimarranno in 19).
Si va avanti di strike o ball, fair o foul, out o save.
E allora il risultato di questa partita non può essere un pareggio, ci deve essere un vincitore.
Al 32esimo inning arriva la telefonata di Harold Cooper, il presidente dell'International League: "Fermate immediatamente questa pazzia!".
Sono da poco passate le 4 di mattina e fra poco spunterà l'alba del 19 aprile, domenica di Pasqua.
Si riprende a giocare il 23 giugno, 65 giorni dopo l'interruzione, stavolta davanti a 5.746 emozionati spettatori attratti dalla possibilità di assistere al finale della più lunga partita mai giocata.
Ma il 33esimo inning durerà solo 18 minuti: nella parte bassa della ripresa Pawtucket carica le basi e Dave Koza piazza un singolo dietro la terza base che porta a casa il punto del 3-2 finale.
E in quel 33esimo inning sul monte per Rochester c'era Steve Grilli, il pitcher perdente dell'incontro, padre di Jason Grilli, il closer italiano che gioca in MLB.
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"E del Baseball in generale?"
MLB
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Al 2° posto un St.Louis Cardinals-New York Mets dell’11 Settembre 1974 vinta dai Cardinals 4-3 dopo 25 inning.
Ma se invece parliamo di durata temporale dobbiamo andare al 9 Maggio 1984 con un Chicago White Sox-Milwaukee Brewers chiusosi sul 7-6 al 25° inning dopo 8 ore e 06 minuti di gioco.
Furono ben 14 i lanciatori impiegati, 6 per Milwaukee e 8 per Chicago, per un match che regalò 43 valide (23 a 20 per i White Sox) e “solo” 4 errori difensivi.
Curiosa la situazione che si presentò al 21° inning.
Sul 3-3 Oglivie dei Brewers picchiò un fuoricampo da 3 punti apparentemente decisivo.
Ed invece nella seconda parte della ripresa Chicago raddrizzò le sorti del match riuscendo a pareggiare il conto.
Da quel momento tabellone in bianco fino al 25° quando un solo homer di Baines scrisse la parola fine sull’interminabile partita.
BASEBALL IN GENERALE
1981, la partita infinita dei 33 inning tra Pawtucket Red Sox-Rochester Red Wings.
Dunque l'incontro più lungo della storia del Baseball si giocò a Pawtuckt, Rhode Island quando andò in scena l'incontro di minor League fra i Red Sox e i Red Wings.
Ci vollero 33 inning per determinare un vincitore, fu disputato nell'arco di 2 mesi e durò 11 ore e 25 minuti di tempo effettivo di gioc.
Giocato alla vigilia di Pasqua il match fu interrotto alle 4.07 del mattino del giorno pasquale dal commissioner della Minor League sul 32 pari.
Il match si concluse due mesi dopo con la vittoria dei Red Wings grazie a Dave Koza.
Unica ed epica allo stesso tempo.
Perché se è vero che alcuni di quei giocatori sarebbero riusciti in seguito ad approdare in Major League (Pawtucket appartiene alla franchigia dei Boston Red Sox e Rochester a quella dei Baltimore Orioles), la maggior parte di loro verranno ricordati soprattutto per quella partita.
Perché in quel momento giocatori come Drungo Hazewood, il gigantesco esterno destro dei Red Wings che sarebbe stato in seguito scartato dagli Orioles perché non "vedeva" le curve (0/4 quella sera), o come Wade Boggs, il terza base di Pawtucket allenato da suo padre sin da bambino per farlo diventare ambidestro (4/12 per lui), valevano quanto Cal Ripken Jr., il terza base di Rochester, futura star degli Orioles ma che allora batté solo 2 valide su 13 turni, o quanto Bruce Hurst, il pitcher mormone atteso da una fulgida carriera a Boston e che quella notte lanciò per Pawtucket dal 28esimo al 32esimo inning ottenendo 7 K e concedendo 3 BB e 2 hits.
Insomma tutti insieme in una notte fredda e ventosa: giovani prospetti e vecchie glorie declassate in Minor League, atleti ambiziosi e giocatori ormai senza più speranze di fare il grande salto, uomini con fidanzate, moglie e figli che in inverno lavorano come camionisti o muratori pur di poter continuare a inseguire in primavera il sogno del baseball professionistico.
E la partita scivola via sulle pagine di Barry, fra piccoli e grandi episodi: il tradizionale stretch del settimo inning, quando gli spettatori si alzano quasi all'unisono per sgranchirsi le gambe come ad obbedire a un ordine misterioso, il punteggio sull'1 a 1 al nono inning, il vento che rende complicatissimo giocare.
Sta accadendo qualcosa di magico.
È come se il tempo si fosse arrestato, come se il Destino avesse rapito quegli uomini, intrappolandoli nel recinto del campo e condannandoli a giocare per sempre.
Al 16esimo inning i manager delle due squadre chiedono la sospensione della partita: c'è una regola dell'International League che dice che nessun inning può iniziare dopo le 0.50 di notte.
Ma l'arbitro capo Jack Lietz consulta il prontuario del campionato e quella regola non appare da nessuna parte: per quanto possa sembrare incredibile, per una svista il paragrafo contenente la regola non è stato stampato nell'edizione del 1981, e allora Lietz ordina: "Signori, si continua a oltranza", senza sapere che di lì a poco sua moglie avrebbe telefonato alla polizia preoccupata perché suo marito non tornava a casa.
Al 21esimo inning Rochester segna il punto del 2-1 ma Pawtucket pareggia immediatamente.
Al 24esimo arriva la notizia: abbiamo appena battuto il record della partita più lunga della storia.
E si va avanti, mentre i radiocronisti Bob Drew e Pete Torrez continuano a trasmettere domandandosi chi sarà mai in ascolto a quell'ora, e i giocatori si riscaldano accendendo nel dugout un fuoco con le mazze spezzate, e la madre di Billy Broadbent, il batboy quattordicenne, si presenta sconvolta al campo per riprendersi suo figlio (ma il ragazzino rifiuta di venir via), e il pubblico abbandona poco a poco gli spalti (alla fine rimarranno in 19).
Si va avanti di strike o ball, fair o foul, out o save.
E allora il risultato di questa partita non può essere un pareggio, ci deve essere un vincitore.
Al 32esimo inning arriva la telefonata di Harold Cooper, il presidente dell'International League: "Fermate immediatamente questa pazzia!".
Sono da poco passate le 4 di mattina e fra poco spunterà l'alba del 19 aprile, domenica di Pasqua.
Si riprende a giocare il 23 giugno, 65 giorni dopo l'interruzione, stavolta davanti a 5.746 emozionati spettatori attratti dalla possibilità di assistere al finale della più lunga partita mai giocata.
Ma il 33esimo inning durerà solo 18 minuti: nella parte bassa della ripresa Pawtucket carica le basi e Dave Koza piazza un singolo dietro la terza base che porta a casa il punto del 3-2 finale.
E in quel 33esimo inning sul monte per Rochester c'era Steve Grilli, il pitcher perdente dell'incontro, padre di Jason Grilli, il closer italiano che gioca in MLB.
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Pantani: Ammazzato o Morto Suicida?
Pantani “capro espiatorio” di una realtà che invece tutti conosciamo, purtroppo.
E cioè la realtà di un ciclismo all’epoca stradopato che ha tradito la passione degli spettatori propinando uno “spettacolo” al di fuori e al di sopra di ogni umana credibilità.
La dignità a Pantani la si restituisce non invocando assurdi e presunti complotti, ma spiegando come la vita possa mettere trappole mortali anche sulla strada degli uomini di più grande successo.
Insegnando a diffidare della notorietà, della gloria effimera (un giorno sugli altari, il giorno dopo nella polvere), ad essere guardinghi e mai esagerati.
MADONNA DI CAMPIGLIO 1999
Pantani è stato un eccellente ciclista.
Un eccellente scalatore che, doping o meno, probabilmente avrebbe incantato ugualmente le folle con le sue gesta in salita, con il suo carattere e la sua personalità.
Ma quel “così fan (hanno fatto) tutti” rimane una ben magra consolazione.
E lo scorso anno, dopo l’indagine del Senato francese sul Tour 1998, è addirittura comprovato al di là di ogni sospetto.
Cosa successe a Madonna di Campiglio? Nient’altro che quello che è successo a decine di altri corridori. Uno stop (di soli 15 giorni, neppure una squalifica…) per essere fuori dalle regole stabilite in quel momento.
Il sistema che in qualche modo lo ha messo in un angolo, continua a succhiarne la linfa. Come?
Raccontando la favola dell’eroe tragico.
Della vittima predestinata.
Del campione che suscita invidia e viene eliminato.
Sul piano umano è tutto più che comprensibile, dopo la grande tragedia.
Ma se vogliamo dare un esempio ai giovani non possiamo continuare a proporre tesi senza fondamento.
Complotto? E chi mai avrebbe avuto interesse a complottare contro il Pirata? Sponsor? Armstrong?(che nel Giro 1999 non esisteva ancora e nessuno avrebbe saputo che da lì a poco avrebbe vinto il suo primo Tour De France).
E come si sarebbe realizzato il complotto? Corrompendo i medici?
Qualcuno ha tirato fuori perfino la provetta del prelievo ematico a Campiglio che sarebbe stata scaldata per alzare l’ematocrito.
Ma in realtà scaldando il sangue si scalda e aumenta di volume anche la parte liquida non solo quella corpuscolare e il rapporto in percentuale dell’ematocrito resta inalterato.
Insostenibile scientificamente, eppure c’è chi ne ha fatto un elemento saliente della tesi complottistica.
E poi: chi l’avrebbe scaldata? Il medico? I medici dell’ospedale di Parma che nella serata di quel 5 giugno 1999 hanno ripetuto i test su ordine del pm di Trento Giardina trovando gli stessi valori dei medici UCI?
Su Campiglio ha indagato la Procura di Trento.
Il verdetto è stato univoco: nessuna truffa, nessuna sostituzione di provette (il sangue era di Pantani, come hanno provato i test del DNA), nessun complotto, nessuna manomissione.
Su Pantani si specula.
Come definire altrimenti il sottolineare l’irregolarità della procedura punto centrale in una delle ultime pubblicazioni? La provetta sarebbe stata scelta da uno dei medici prelevatori e non dall’atleta come vuole il regolamento.
Un vizio di forma ininfluente ai fini del test, a meno di non chiamare in causa la stessa ditta produttrice delle provette, che sono sigillate e sottovuoto.
E anche qui senza prove si sfiora la calunnia.
Ma dire, 14 anni dopo, che si sarebbe potuto fare ricorso contro le modalità di quel test, non toglie nulla alla realtà storica: l’ematocrito fuori norma per le regole del tempo.
Controllato otto volte sul sangue del Pirata.
Valori fiori norma.
Non per la prima volta, come del resto provano i dati emersi nel processo Conconi alle cui cure Pantani si era affidato già dal ‘94(database DLAB ed ematocriti del 60% a seguito della caduta nella Milano Torino).
La macchina da analisi (Coulter Act) avrebbe “fornito” un ematocrito alto per via del raggrumarsi delle piastrine? Ma gli esperti sono chiarissimi: “E’ impossibile" sostiene Benedetto Ronci ematologo di fama dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, consulente dei pm nella inchieste doping più clamorose "anche se le piastrine hanno tendenza ad aggregarsi non incidono sul volume corpuscolare; non possono modificare in alcun modo l’ematocrito”.
VALLANZASCA E LE SCOMMESSE?
L'unico punto oscuro è questo ma le indagini fin qui fatte non hanno portato a nulla.
E ad anni di distanza il nome di quell’ “amico” di Vallanzasca che gli avrebbe consigliato di non scommettere su Pantani perché non sarebbe arrivato a Milano nonostante la maglia rosa sulle spalle e la classifica ormai blindata dai risultati, ancora non viene fuori.
MORTE
L’omicidio di Pantani venne escluso fin dalla prima ispezione cadaverica, dai due medici legali intervenuti sul posto: la porta, secondo la testimonianza del portiere, era chiusa dall’interno.
E’ stata questa evidenza e non altro a indirizzare gli investigatori della Squadra mobile verso la pista dell’overdose, confermata poi dall’individuazione degli spacciatori e dalla ricostruzione delle abitudini dell'ultimo periodo del ciclista: la droga (circostanza fino ad allora conosciuta solo dai familiari e dal proprio entourage).
L’indagine non fu frettolosa, né superficiale: mai erano stati messi in campo tanti uomini e mezzi (soprattutto tecnologia telefonica) a Rimini per un caso di overdose.
L’arresto dei responsabili dopo 55 giorni fu semmai una prova di efficienza del tutto.
I responsabili confessarono.
I processi confermarono che l’ultimo spaccio avvenne sulla soglia del residence.
Sembra la risposta ai pur legittimi interrogativi odierni, ma è stata scritta sei anni fa, si legge:
«Non sono poi emersi elementi che possano far ritenere che nell’appartamento si sia svolta una colluttazione e che Pantani sia stato indotto a forza ad assumere cocaina.
Quest’ipotesi, alla luce di quanto emerso, non è affatto praticabile.
Giova anzitutto rimarcare come il consulente abbia radicalmente escluso che il decesso possa essere dipeso da una lesività da energia fisica, segnatamente meccanica ed esogena.
A ciò s’aggiunga: nessuno dei dipendenti della struttura ha riferito d’avere sentito voci, litigi, discussioni provenire dalla camera la mattina del 14 febbraio deduce il giudice dopo aver ascoltato le testimonianze in aula.
Pantani lamentava la presenza di estranei che nessuno ha visto e le cui voci nessuno ha sentito la percezione allucinata rientra del resto, tipicamente, nelle distorsioni sensoriali innescate dall’abuso di cocaina, parimenti, il grave disordine nel quale versava la camera, messa completamente a soqquadro, è del tutto compatibile con l’aggressività, il delirio paranoide, la rabbia estrema provocati dall’uso smodato di cocaina nella sua fase acuta».
POSIZIONE DEL CORPO
La posizione del corpo rilevata dalla Scientifica non è quella originaria.
Il personale del 118 lo ha spostato per praticare la defibrillazione: si spiegano così le tracce di trascinamento.
Non aveva neppure un segno sulla bocca, sulle labbra, sulle gengive riconducibile ad una somministrazione forzata.
La porta, al momento del ritrovamento del corpo, come detto, era chiusa dall'interno, secondo la testimonianza del portiere ritenuta attendibile (si affidò al passepartout), in una stanza al quinto piano con le finestre serrate.
Dovette spingere perché c’erano degli oggetti.
Pantani si era “barricato” altre volte allo stesso modo, ad esempio nella casa di Saturnia, nascondendosi al mondo per devastarsi con la droga.
Si è parlato delle impronte digitali.
Non vennero rilevate, è vero, ma la stanza è rimasta comunque sotto sequestro per tre settimane.
Se fosse emerso nelle prime ore un dubbio di omicidio si sarebbe proceduto con l’unica tecnica possibile dieci anni fa per una ricerca generalizzata alla ricerca di tracce latenti su ogni tipo di superficie: l’uso dei vapori di cianocrilato (accertamento irripetibile). Inopportuno farlo subito per evitare la cancellazione, ad esempio, di piccoli residui di cocaina, rinvenuti dietro al comodino solo al secondo dei tre sopralluoghi.
SEGNI SUL COLLO
Il cadavere sul collo aveva due piccoli triangoli all’altezza della giugulare, come se qualcuno avesse premuto con le dita proprio in quel punto: erano però soltanto macchie cadaveriche.
Le lesioni erano undici in tutto, superficiali, quasi tutte al volto ( la fuoriuscita di sangue dalla testa è dovuta alla caduta per il malore fatale), attribuite all’agitazione psicomotoria.
Dunque non il frutto di una colluttazione (mancano lesioni da difesa passiva o attiva), ma più probabilmente considerato il fatto che la stanza del residence fosse completamente a soqquadro, dovute a urti accidentali non avvenuti nello stesso momento, tra cui la caduta a terra al momento del collasso.
Nessun trauma o lesione ossea.
CIBO CINESE
E il cibo, soprattutto pane, misto a cocaina trovato accanto al cadavere?
Gli investigatori esclusero che fosse stato piazzato lì: era succhiato e presentava segni di masticazione.
Testimoni vicini a Pantani, inoltre, riferirono che oltre a sniffarla e assumerla sotto forma di crack, il Pirata negli ultimi ingeriva direttamente la cocaina.
Costringerlo a farlo di forza senza scatenare una lotta sarebbe stato impossibile.
Una circostanza stupì Fortuni(il medico) al momento del sopralluogo: «Non c’era in stanza una stilla di alcol, un mozzicone di sigaretta: era come se Marco avesse conservato abitudini sane, da atleta tanto da attenersi alle prescrizioni mediche per i farmaci. In quel contesto notai una confezione di cibo take-away, ma non posso dire che fosse cinese o meno. Da questa mia osservazione forse è nato un equivoco: «Aveva consumato da poco un pasto modesto non completamente digerito, frammisto a coca».
STANZA A SOQQUADRO
La stanza a soqquadro, infine, era più il frutto della meticolosa opera di qualcuno alle prese con i suoi fantasmi (lenzuola annodate sul corrimano delle scale, filo dell’antenna tv legato al soppalco, impianto di condizionamento divelto, materasso del divano estratto dalla fodera, i componenti del bagno accatastati sul water) piuttosto che di una lotta con un individuo reale: non c’è una sola sedia capovolta.
Scritte, manipolazioni di oggetti, piccole lesioni danno un quadro abbastanza caratteristico di chi scambia ombre per persone, cerca di liberarsi da inesitenti animaletti.
Allucinazioni visive e tattili che devono aver preceduto il malore e la breve agonia.
Messinscena? Se degli assassini avessero voluto far pensare all’overdose, non avrebbero avuto bisogno di simulare alcun disordine.
RICHIESTA D'AUTO
Un altro aspetto controverso è la richiesta d’aiuto.
L’autopsia colloca la morte tra le 11.30 e le 12.30 del 14 febbraio 2004, preceduta da un vero e proprio delirio da cocaina, fase in cui i poteri critici superiori della mente si offuscano.
Dalla camera provengono dei rumori.
La cameriera nella tarda mattina prova ad aprire con il passepartout, ma sente la voce del cliente e chiude. E’ in questo contesto che Pantani alza la cornetta (non aveva con sé il telefonino) e si rivolge alla hall, dicendo confusamente che c’è qualcuno che lo disturba, e di chiamare i carabinieri, poi che non c’è bisogno. In caso di pericolo reale, però, avrebbe potuto farlo lui stesso, direttamente dal telefono della camera.
Infine, la droga assunta: un quantitativo abnorme, maggiore dei 30 grammi “confessati” dallo spacciatore.
Questi, però, aveva tutto l’interesse, per non peggiorare la sua posizione, a minimizzare la quantità dell’ultima “fornitura”: era accusato di omicidio colposo come conseguenza non dovuta dello spaccio.
DOPING MIDOLLO OSSEO
Secondo Fortuni:
«Pantani aveva un midollo osseo in condizioni tali che, per quanto riguarda l’ultimo lasso della sua vita non ha assunto sostanze dopanti, per intenderci l’eritropoietina».
Ma cosa significa l’ultimo periodo?
«L’esame non può che far riferimento alle ultime settimane».
Quando aveva lasciato la bici e l’allenamento, maturando interiormente l’inevitabile ritiro dalle corse.
IL CUORE
Il professor Fortuni si ritrovò poco dopo a doversi “difendere” da una circostanza che lui stesso aveva reso nota: aver portato a casa il cuore del Pirata.
«Al termine della lunga autopsia eseguita a Rimini (16 febbraio 2004), dopo aver evidenziato l’edema polmonare feci i prelievi anatomici necessari per gli esami chimici e microscopici, per stabilire con certezza le cause e le circostanze del decesso: erano “corpi di reato”, sotto la mia custodia in qualità di perito, che ovviamente non potevano andare né persi né distrutti».
Tallonato da fotoreporter e cronisti, vista l’ora tarda, invece di depositare i prelievi nei laboratori dell’Istituto, privi di custodia notturna, ritenne più prudente conservarli in una speciale valigetta, ma solo fino al mattino seguente e per evitare ogni eventuale contaminazione o manipolazione, negli appositi spazi del proprio studio, collegato all’abitazione.
Poche ore dopo i campioni vennero inviati, con altri particolari accorgimenti, in diversi laboratori per le analisi.
Uno scrupolo in più, divenne l’ennesimo “mistero” per i complottisti più o meno in buonafede.
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E cioè la realtà di un ciclismo all’epoca stradopato che ha tradito la passione degli spettatori propinando uno “spettacolo” al di fuori e al di sopra di ogni umana credibilità.
La dignità a Pantani la si restituisce non invocando assurdi e presunti complotti, ma spiegando come la vita possa mettere trappole mortali anche sulla strada degli uomini di più grande successo.
Insegnando a diffidare della notorietà, della gloria effimera (un giorno sugli altari, il giorno dopo nella polvere), ad essere guardinghi e mai esagerati.
MADONNA DI CAMPIGLIO 1999
Pantani è stato un eccellente ciclista.
Un eccellente scalatore che, doping o meno, probabilmente avrebbe incantato ugualmente le folle con le sue gesta in salita, con il suo carattere e la sua personalità.
Ma quel “così fan (hanno fatto) tutti” rimane una ben magra consolazione.
E lo scorso anno, dopo l’indagine del Senato francese sul Tour 1998, è addirittura comprovato al di là di ogni sospetto.
Cosa successe a Madonna di Campiglio? Nient’altro che quello che è successo a decine di altri corridori. Uno stop (di soli 15 giorni, neppure una squalifica…) per essere fuori dalle regole stabilite in quel momento.
Il sistema che in qualche modo lo ha messo in un angolo, continua a succhiarne la linfa. Come?
Raccontando la favola dell’eroe tragico.
Della vittima predestinata.
Del campione che suscita invidia e viene eliminato.
Sul piano umano è tutto più che comprensibile, dopo la grande tragedia.
Ma se vogliamo dare un esempio ai giovani non possiamo continuare a proporre tesi senza fondamento.
Complotto? E chi mai avrebbe avuto interesse a complottare contro il Pirata? Sponsor? Armstrong?(che nel Giro 1999 non esisteva ancora e nessuno avrebbe saputo che da lì a poco avrebbe vinto il suo primo Tour De France).
E come si sarebbe realizzato il complotto? Corrompendo i medici?
Qualcuno ha tirato fuori perfino la provetta del prelievo ematico a Campiglio che sarebbe stata scaldata per alzare l’ematocrito.
Ma in realtà scaldando il sangue si scalda e aumenta di volume anche la parte liquida non solo quella corpuscolare e il rapporto in percentuale dell’ematocrito resta inalterato.
Insostenibile scientificamente, eppure c’è chi ne ha fatto un elemento saliente della tesi complottistica.
E poi: chi l’avrebbe scaldata? Il medico? I medici dell’ospedale di Parma che nella serata di quel 5 giugno 1999 hanno ripetuto i test su ordine del pm di Trento Giardina trovando gli stessi valori dei medici UCI?
Su Campiglio ha indagato la Procura di Trento.
Il verdetto è stato univoco: nessuna truffa, nessuna sostituzione di provette (il sangue era di Pantani, come hanno provato i test del DNA), nessun complotto, nessuna manomissione.
Su Pantani si specula.
Come definire altrimenti il sottolineare l’irregolarità della procedura punto centrale in una delle ultime pubblicazioni? La provetta sarebbe stata scelta da uno dei medici prelevatori e non dall’atleta come vuole il regolamento.
Un vizio di forma ininfluente ai fini del test, a meno di non chiamare in causa la stessa ditta produttrice delle provette, che sono sigillate e sottovuoto.
E anche qui senza prove si sfiora la calunnia.
Ma dire, 14 anni dopo, che si sarebbe potuto fare ricorso contro le modalità di quel test, non toglie nulla alla realtà storica: l’ematocrito fuori norma per le regole del tempo.
Controllato otto volte sul sangue del Pirata.
Valori fiori norma.
Non per la prima volta, come del resto provano i dati emersi nel processo Conconi alle cui cure Pantani si era affidato già dal ‘94(database DLAB ed ematocriti del 60% a seguito della caduta nella Milano Torino).
La macchina da analisi (Coulter Act) avrebbe “fornito” un ematocrito alto per via del raggrumarsi delle piastrine? Ma gli esperti sono chiarissimi: “E’ impossibile" sostiene Benedetto Ronci ematologo di fama dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, consulente dei pm nella inchieste doping più clamorose "anche se le piastrine hanno tendenza ad aggregarsi non incidono sul volume corpuscolare; non possono modificare in alcun modo l’ematocrito”.
VALLANZASCA E LE SCOMMESSE?
L'unico punto oscuro è questo ma le indagini fin qui fatte non hanno portato a nulla.
E ad anni di distanza il nome di quell’ “amico” di Vallanzasca che gli avrebbe consigliato di non scommettere su Pantani perché non sarebbe arrivato a Milano nonostante la maglia rosa sulle spalle e la classifica ormai blindata dai risultati, ancora non viene fuori.
MORTE
L’omicidio di Pantani venne escluso fin dalla prima ispezione cadaverica, dai due medici legali intervenuti sul posto: la porta, secondo la testimonianza del portiere, era chiusa dall’interno.
E’ stata questa evidenza e non altro a indirizzare gli investigatori della Squadra mobile verso la pista dell’overdose, confermata poi dall’individuazione degli spacciatori e dalla ricostruzione delle abitudini dell'ultimo periodo del ciclista: la droga (circostanza fino ad allora conosciuta solo dai familiari e dal proprio entourage).
L’indagine non fu frettolosa, né superficiale: mai erano stati messi in campo tanti uomini e mezzi (soprattutto tecnologia telefonica) a Rimini per un caso di overdose.
L’arresto dei responsabili dopo 55 giorni fu semmai una prova di efficienza del tutto.
I responsabili confessarono.
I processi confermarono che l’ultimo spaccio avvenne sulla soglia del residence.
Sembra la risposta ai pur legittimi interrogativi odierni, ma è stata scritta sei anni fa, si legge:
«Non sono poi emersi elementi che possano far ritenere che nell’appartamento si sia svolta una colluttazione e che Pantani sia stato indotto a forza ad assumere cocaina.
Quest’ipotesi, alla luce di quanto emerso, non è affatto praticabile.
Giova anzitutto rimarcare come il consulente abbia radicalmente escluso che il decesso possa essere dipeso da una lesività da energia fisica, segnatamente meccanica ed esogena.
A ciò s’aggiunga: nessuno dei dipendenti della struttura ha riferito d’avere sentito voci, litigi, discussioni provenire dalla camera la mattina del 14 febbraio deduce il giudice dopo aver ascoltato le testimonianze in aula.
Pantani lamentava la presenza di estranei che nessuno ha visto e le cui voci nessuno ha sentito la percezione allucinata rientra del resto, tipicamente, nelle distorsioni sensoriali innescate dall’abuso di cocaina, parimenti, il grave disordine nel quale versava la camera, messa completamente a soqquadro, è del tutto compatibile con l’aggressività, il delirio paranoide, la rabbia estrema provocati dall’uso smodato di cocaina nella sua fase acuta».
POSIZIONE DEL CORPO
La posizione del corpo rilevata dalla Scientifica non è quella originaria.
Il personale del 118 lo ha spostato per praticare la defibrillazione: si spiegano così le tracce di trascinamento.
Non aveva neppure un segno sulla bocca, sulle labbra, sulle gengive riconducibile ad una somministrazione forzata.
La porta, al momento del ritrovamento del corpo, come detto, era chiusa dall'interno, secondo la testimonianza del portiere ritenuta attendibile (si affidò al passepartout), in una stanza al quinto piano con le finestre serrate.
Dovette spingere perché c’erano degli oggetti.
Pantani si era “barricato” altre volte allo stesso modo, ad esempio nella casa di Saturnia, nascondendosi al mondo per devastarsi con la droga.
Si è parlato delle impronte digitali.
Non vennero rilevate, è vero, ma la stanza è rimasta comunque sotto sequestro per tre settimane.
Se fosse emerso nelle prime ore un dubbio di omicidio si sarebbe proceduto con l’unica tecnica possibile dieci anni fa per una ricerca generalizzata alla ricerca di tracce latenti su ogni tipo di superficie: l’uso dei vapori di cianocrilato (accertamento irripetibile). Inopportuno farlo subito per evitare la cancellazione, ad esempio, di piccoli residui di cocaina, rinvenuti dietro al comodino solo al secondo dei tre sopralluoghi.
SEGNI SUL COLLO
Il cadavere sul collo aveva due piccoli triangoli all’altezza della giugulare, come se qualcuno avesse premuto con le dita proprio in quel punto: erano però soltanto macchie cadaveriche.
Le lesioni erano undici in tutto, superficiali, quasi tutte al volto ( la fuoriuscita di sangue dalla testa è dovuta alla caduta per il malore fatale), attribuite all’agitazione psicomotoria.
Dunque non il frutto di una colluttazione (mancano lesioni da difesa passiva o attiva), ma più probabilmente considerato il fatto che la stanza del residence fosse completamente a soqquadro, dovute a urti accidentali non avvenuti nello stesso momento, tra cui la caduta a terra al momento del collasso.
Nessun trauma o lesione ossea.
CIBO CINESE
E il cibo, soprattutto pane, misto a cocaina trovato accanto al cadavere?
Gli investigatori esclusero che fosse stato piazzato lì: era succhiato e presentava segni di masticazione.
Testimoni vicini a Pantani, inoltre, riferirono che oltre a sniffarla e assumerla sotto forma di crack, il Pirata negli ultimi ingeriva direttamente la cocaina.
Costringerlo a farlo di forza senza scatenare una lotta sarebbe stato impossibile.
Una circostanza stupì Fortuni(il medico) al momento del sopralluogo: «Non c’era in stanza una stilla di alcol, un mozzicone di sigaretta: era come se Marco avesse conservato abitudini sane, da atleta tanto da attenersi alle prescrizioni mediche per i farmaci. In quel contesto notai una confezione di cibo take-away, ma non posso dire che fosse cinese o meno. Da questa mia osservazione forse è nato un equivoco: «Aveva consumato da poco un pasto modesto non completamente digerito, frammisto a coca».
STANZA A SOQQUADRO
La stanza a soqquadro, infine, era più il frutto della meticolosa opera di qualcuno alle prese con i suoi fantasmi (lenzuola annodate sul corrimano delle scale, filo dell’antenna tv legato al soppalco, impianto di condizionamento divelto, materasso del divano estratto dalla fodera, i componenti del bagno accatastati sul water) piuttosto che di una lotta con un individuo reale: non c’è una sola sedia capovolta.
Scritte, manipolazioni di oggetti, piccole lesioni danno un quadro abbastanza caratteristico di chi scambia ombre per persone, cerca di liberarsi da inesitenti animaletti.
Allucinazioni visive e tattili che devono aver preceduto il malore e la breve agonia.
Messinscena? Se degli assassini avessero voluto far pensare all’overdose, non avrebbero avuto bisogno di simulare alcun disordine.
RICHIESTA D'AUTO
Un altro aspetto controverso è la richiesta d’aiuto.
L’autopsia colloca la morte tra le 11.30 e le 12.30 del 14 febbraio 2004, preceduta da un vero e proprio delirio da cocaina, fase in cui i poteri critici superiori della mente si offuscano.
Dalla camera provengono dei rumori.
La cameriera nella tarda mattina prova ad aprire con il passepartout, ma sente la voce del cliente e chiude. E’ in questo contesto che Pantani alza la cornetta (non aveva con sé il telefonino) e si rivolge alla hall, dicendo confusamente che c’è qualcuno che lo disturba, e di chiamare i carabinieri, poi che non c’è bisogno. In caso di pericolo reale, però, avrebbe potuto farlo lui stesso, direttamente dal telefono della camera.
Infine, la droga assunta: un quantitativo abnorme, maggiore dei 30 grammi “confessati” dallo spacciatore.
Questi, però, aveva tutto l’interesse, per non peggiorare la sua posizione, a minimizzare la quantità dell’ultima “fornitura”: era accusato di omicidio colposo come conseguenza non dovuta dello spaccio.
DOPING MIDOLLO OSSEO
Secondo Fortuni:
«Pantani aveva un midollo osseo in condizioni tali che, per quanto riguarda l’ultimo lasso della sua vita non ha assunto sostanze dopanti, per intenderci l’eritropoietina».
Ma cosa significa l’ultimo periodo?
«L’esame non può che far riferimento alle ultime settimane».
Quando aveva lasciato la bici e l’allenamento, maturando interiormente l’inevitabile ritiro dalle corse.
IL CUORE
Il professor Fortuni si ritrovò poco dopo a doversi “difendere” da una circostanza che lui stesso aveva reso nota: aver portato a casa il cuore del Pirata.
«Al termine della lunga autopsia eseguita a Rimini (16 febbraio 2004), dopo aver evidenziato l’edema polmonare feci i prelievi anatomici necessari per gli esami chimici e microscopici, per stabilire con certezza le cause e le circostanze del decesso: erano “corpi di reato”, sotto la mia custodia in qualità di perito, che ovviamente non potevano andare né persi né distrutti».
Tallonato da fotoreporter e cronisti, vista l’ora tarda, invece di depositare i prelievi nei laboratori dell’Istituto, privi di custodia notturna, ritenne più prudente conservarli in una speciale valigetta, ma solo fino al mattino seguente e per evitare ogni eventuale contaminazione o manipolazione, negli appositi spazi del proprio studio, collegato all’abitazione.
Poche ore dopo i campioni vennero inviati, con altri particolari accorgimenti, in diversi laboratori per le analisi.
Uno scrupolo in più, divenne l’ennesimo “mistero” per i complottisti più o meno in buonafede.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
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