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domenica 26 luglio 2020

La Storia Di Dennis Wise: Follie In Campo e Fuori

Gianluca Vialli su Dennis Wise: "Potrebbe scatenare una rissa in una stanza vuota"

Dennis Wise, ex grande capitano del Chelsea, nacque a Kensington (Londra) nel 1966.
In carriera chiuderà con 79 gialli e 6 espulsioni (neanche tantissimo per quello che ha provocato dentro e fuori dal campo).
Centrocampista dai buoni mezzi tecnici ma anche tutto grinta e sostanza, la sua prima squadra non poteva che essere la "Crazy Gang" del Wimbledon.
A Plough Lane con i Dons è ricordato per il calciò di punizione che Sanchez trasformò in gol per uno dei più grandi giant-killing della storia della FA Cup: Wimbledon-Liverpool 1-0 (FA Cup 1988). Ai Dons, Wise ci era arrivato partendo dalle giovanili del Southampton (poi rilasciato, infatti i Dons lo presero free).
Al Wimbledon arriva nel 1985 e ci rimane sino al 1990.
Wise divide lo spogliatoio con Dave Beasant "Lurch", Eric Young (detto il "Ninja" per i suoi interventi), John Fashanu (fratello dello sfortunato Justin Fashanu, suicidatosi nel 1998 dopo aver pubblicamente ammesso la sua omosessualità) noto più per le botte che rifilava agli avversari che non per le reti realizzate e il cattivissimo Vinnie Jones ("Ho portato la violenza degli spalti direttamente sul terreno di gioco").
Allenati da Dave Bassett, che lascia l’incarico di manager nel 1987, vengono svezzati da Bobby Gould che porta il Wimbledon a trionfare a Wembley al primo anno in panchina.
Wise si trovò subito bene nell'ambiente del Wimbledon, visto che il moto di quella squadra era non fare prigionieri, incutere timore agli avversari, aggressività oltre ogni limite del regolamento, interventi duri senza cura della salute altrui, da codice penale appunto. Wise non potè che adattarsi a questo modo d'intendere il calcio. Dennis ci gioca come ala o comunque esterno (chiuderà con 27 reti in 135 presenze, non male). Nel 1990 arriva la grande occasione per il piccolo Dennis: il Chelsea.
A Stamford Bridge viene dirottato al centro.

"Il momento più bello col Chelsea fu la conquista della FA Cup del 2000 ma ricordo anche un altro bel momento: il gol a San Siro contro il Milan in Champions League. La cosa che mi inorgoglisce è aver superato Paolo Maldini: lui mi inseguiva ma io ero più veloce. I tifosi ci hanno fatto anche una canzone su quel gol"
I limiti caratteriali di Wise vennero fuori tutti: dopo l’esordio contro il Derby County, Wise si fa espellere 3 giorni dopo contro il Crystal Palace.
Spintoni e risse in campo soprattutto contro l’Arsenal: "Henry, Keown, Smith, Vieira... ci scontravamo sempre, era una sfida sempre molto sentita. Erano giocatori di spessore".
Fu Glenn Hoddle, da allenatore giocatore, nel 1993, a renderlo capitano. Da un lato per via della sua grande grinta, per l'attaccamento alla squadra, alla partita e per il suo ardore mai scelta poteva essere più giusta. Dall'altro lato la grinta irrefrenabile lo portava spesso e volentieri a scatenare risse venendo espulso. Gia nel 1994 perderà la fascia di capitano dopo un’espulsione contro il Newcastle. Ma Hoddle non poté resistere più di qualche mese prima di riconsegnare i gradi di capitano. L’anno successivo si guadagnò 3 mesi di prigione per aver distrutto un taxi in centro a Londra e aver colpito con un pugno l’autista, reo di aver fatto male alla sua compagna. Nel 1999 venne espulso e quindi accusato di aver morso il giocatore del Mallorca Marcelino Elena in Coppa delle Coppe, anche se venne in seguito scagionato dalla UEFA.
Pochi mesi dopo stoppò con un tackle un invasore di campo curdo durante una partita di Champions League contro il Galatasaray. Al Chelsea, Wise vincerà anche la Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea (battuto il Real Madrid a Montecarlo) nel 1998, oltre alla già citata FA Cup. Eppure, al suo arrivo, furono momenti difficili. Nel 1999 fa espellere Butt che lo colpisce con una ginocchiata in pancia. Fino a quel giorno del 2001, quando, con Ranieri in panchina, Wise regge la prima stagione e poi fa le valigie andando al Leicester nell’estate del 2001. Con il Chelsea chiude con 53 reti in 332 partite. Al Leicester dura solo una stagione ma bastarono 2 partite per vedersi sventolare il primo rosso da giocatore delle Foxes dopo un diverbio con Patrick Vieira.
Ancora più bizzarre le sue iniziative fuori dal rettangolo di gioco: cena non pagata con annessa fuga pochi giorni dopo l’arrivo in città, discussione con Robbie Savage durante la festa di Natale dopo che Wise decise di regalargli un dildo. Ma è durante il tour estivo in Finlandia che arriva il più grave caso, quando decise di prendere a pugni il compagno di squadra Callum Davidson mentre questi era steso tranquillamente sul letto. Doppia frattura delle mascella per Davidson e licenziamento quasi istantaneo per Dennis.
Nel 2002 passa al Millwall dove resta tre anni prima di chiudere a Coventry. In mezzo, un breve ritorno dove era stato lanciato, a Southampton: 11 partite con 1 rete. In seguito prova una breve esperienza da manager con Millwall, Swindon Town e Leeds prima di diventare direttore sportivo del Newcastle.



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martedì 14 luglio 2020

Il Calcio Aggressivo Di Gareth Ainsworth e Le Promozioni Con Il Wycombe

Gareth Ainsworth è ricordato per una discreta carriera da giocatore soprattutto nelle file del Queens Park Rangers.
Una lunghissima carriera da giocatore terminata a 40 anni tra le file del Wycombe Wanderers.
Dopo una breve apparizione come assistente al QPR, la sua carriera da allenatore inizia nel 2012 proprio al Wycombe a seguito in seguito al licenziamento di Gary Waddock (4 punti in 7 giornate).
Tra 2012 e 2013 fu giocatore/manager del Wycombe.

Ainsworth (nel 2012 presa la squadra in piena zona retrocessione): "Lo spirito è alto. Non sono stati buoni solo i risultati, ma anche le prestazioni. È stato difficile per me continuare a dire ai ragazzi che il risultato sarebbe arrivato senza che fosse effettivamente arrivato. Pensavo che avrebbero smesso di credermi, ma sono contento che non lo abbiano fatto. Continuo a dire che non vinceremo tutte le partite, ma ci proveremo. Giocheremo sempre un calcio offensivo e cercheremo di abbattere i nostri avversari e di resistere.
Questa è la parola che ho portato nel club, si tratta di essere duri e resistenti. Sei un calciatore e dai il massimo per Wycombe Wanderers è quello che voglio ed è quello che mi stanno dando. È fantastico e rende il mio lavoro molto più semplice. Dico sempre ai ragazzi in allenamento che quando sei sulla palla non hai un'altra possibilità su di essa. Devi fare le cose bene la prima volta. È un piacere guidare questa squadra. I fan sono stati fantastici e l'intero club sembra unito. Se manteniamo questo spirito, non vedo nessuno che possa fermarci e intendo davvero questo: non temiamo nessuno in questa lega"

Ainsworth impostò una squadra dal gioco offensivo (4-3-3) e dal pressing alto.
La vittoria sul Fleetwood Town con rete di Andrade salvò il club dalla retrocessione. L'impronta voluta da Ainsworth si vede subito negli acquisti della stagione successive, dove vengono presi: gli attaccanti Jon-Paul Pittman, Steven Craig e Paris Cowan-Hall. Anche in quest'annata il Wycombe scampa miracolosamente dalla retrocessione.
L'anno successivo viene ristrutturata completamente la difesa ed arriva anche l'attaccante Paul Hayes dello Scunthorpe United. Grazie ad una vittoria per 1-0 sull'Hartlepool United il 3 gennaio i Wanderers raggiungono la vetta della classifica. Hayes terminò la stagione come capocannoniere mentre Wycombe chiuse al quarto posto (nella finale play-off al Wembley Stadium, dopo l'1-1 finale, persero ai rigori contro il Southend United).
Ainsworth firmò un nuovo contratto di cinque anni e mezzo nel gennaio 2015 venendo nominato Manager LMA dell'anno.
Nel 2015/16 per gravi problemi finanziari chiusero al 13° posto (nonostante l'Aston Villa club di PL venne portato al replay in FA Cup), l'anno successivo al nono posto (in FA Cup uscirono al quarto round a seguito di una sconfitta per 4-3 contro il Tottenham Hotspur a White Hart Lane).
Nel febbraio 2018, è stato nominato come manager EFL della settimana dopo aver fatto una tripla sostituzione offensiva con la sua squadra in 10 uomini e sotto 2-3 ad Adams Park contro il Carlisle Utd. Le sostituzioni ispirò la sua squadra a cambiare gioco facendo una rimonta straordinaria nei minuti di recupero per il 4-3 finale.

In un'intervista alla fine di quel mese, Ainsworth dichiarò che: "Abbiamo un unico modello, cioè solo quello della prima squadra ma funziona"
Infatti la sua squadra (al secondo posto in classifica) era composta principalmente da giocatori anziani, in quanto erano senza un'academy, senza una squadra riserve e senza un allenatore dei portieri.
I Wanderers terminarono la stagione 2017/18 al terzo posto ottenendo la promozione diretta, portando Ainsworth a dichiarare "Noi e l'Accrington essendo tra le prime 3 in questa stagione, abbiamo invertito le finanze di questa lega"
Il Wycombe chiuse a 9 punti dall'Accrington e a 4 dal Luton Town, realizzando 79 reti e subendone 60. Numeri assolutamente positivi considerando che, come ripetuto più volte, i Wanderers dal punto di vista economico, erano da anni tra le squadre meno attrezzate della League Two.
L'anno successivo conclusero la stagione 2018/19 in League One al 17° posto, a 3 punti dalla zona retrocessione (con 55 reti realizzate e 67 subite). Ainsworth ottenne proposte di contratto dal Sunderland, Barnsley, Notts County, Lincoln e dal Millwall ma decise di rimanere a Wycombe, affermando che gli sarebbe servito "qualcosa di speciale" per andarsene.

Marcus Bean (ex suo compagno al QPR): "La sua filosofia nella scelta dei giocatori riguarda anche il carattere. Non metterà mai sotto contratto un bad boy, quindi farà molte ricerche su come sia quel giocatore. Gareth cerca di creare uno spogliatoio armonioso dove non ci sono uova marce e tutti si stanno muovendo nella giusta direzione. Notevole è anche l'atteggiamento di 'non morire mai, non arrendersi mai' che ha promosso ad Adams Park. Se guardi molti tabellini del Wycombe, hanno spesso rimontato e segnato tante reti negli ultimi minuti. Questo è dovuto a lui, praticamente. Ha un atteggiamento da non arrendersi mai ed è quello che il Wycombe ha fatto per tutta la stagione"

Poi prosegue: "È un manager offensivo. È uno di quelli che guardano gli avversari giocare cercando di fermare i loro punti di forza e quindi d'imporre il proprio gioco. Tieniti forte, parti e sali con la palla al piede. E adora attaccare. I suoi punti di forza, per me, risiedono nella gestione degli uomini e nella sua capacità di ottenere il massimo da ogni giocatore. Ha aiutato molti giocatori a risolvere i loro problemi personali nel club ed è molto comprensivo"
Ovviamente non tutti la pensano così, ad esempio Joe Ramage (autore di SR-News), lo vede in bianco e nero al termine della partita contro il Sunderland: "Il gioco ad Adams Park assomigliava più a una rissa da bar che a una partita di calcio, era davvero brutale. Vorrei vederlo allo Stadium Of Light settimana dopo settimana? Assolutamente no. Però analizzandolo con maggiore lucidità, dopo 7 anni, stiamo parlando di uno dei manager più longevi del paese, in tutte e 4 le leghe. Il 46enne ha guidato per 335 partite i Chairboys, vincendone 138, perdendo 119 e pareggiando 84. Ha guidato il Wycombe lontano dalla zona retrocessione della League Two e dalla minaccia di abbandonare completamente la Football League. Inutile dire che questo è stato fatto con pochi soldi.
Ciò che Ainsworth ha fatto è utilizzare free agent e il mercato dei prestiti in modo vantaggioso in quel momento. Nel 2014 ha portato lo sconosciuto Alfie Mawson, dal Brentford, in prestito. La stagione di Mawson ad Adams Park sotto Ainsworth sarebbe stata il trampolino di lancio di quello che alla fine divenne un difensore dal valore di 20 milioni di sterline a Swansea e Fulham.
Mawson non è l'unico giovane con potenziale che Ainsworth ha portato a Wycombe sotto il suo mandato. Nel 2015 Luke O'Nien è stato preso dal Watford e acquisito con un trasferimento gratuito. Come ben sappiamo, c'è stato un utile profitto ottenuto dalla vendita di O'Nien che è diventato probabilmente uno dei migliori giocatori del Sunderland, sicuramente il più versatile e senza dubbio il più simpatico. Jamaal Blackman, il rispettabile portiere del Chelsea, è arrivato in prestito nel 2016 ottenendo 17 clean sheet, mentre il giocatore di spicco del Queens Park Rangers in questa stagione, Eberechi Eze, ottenuto sempre tramite prestiti ha segnato 5 reti in stagione"
A febbraio 2020 ha firmato un altro nuovo contratto che è stato semplicemente descritto come "a lungo termine". La stagione 2019/20 si è conclusa prima a causa della pandemia di COVID-19 mondiale, sebbene il Wycombe dopo 34 giornate figurava incredibilmente al terzo posto qualificandosi quindi per gli spareggi promozione (una squadra sicuramente più accorta difensivamente parlando rispetto agli anni di League Two ma va considerato che il materiale a disposizione è quello che è). Battuto in aggregate 6-3 il Fleetwood in semifinale, lo spareggio per la promozione in Championship vede i Wanderers battere per 1-2 l'Oxford con reti di Stewart e Jacobson. Il Wycombe sale in Championship per la prima volta nella sua storia!



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sabato 11 luglio 2020

La Truffa Degli Studenti Del MIT Nel Blackjack (Conteggio Carte)

Nei giochi di casinò si sa che la fortuna è tutto quello che occorre per vincere.
Fortuna ovviamente da unire all'abilità del giocatore, anche se c'è chi ha cercato di trovare il modo di battere cassa con l'ingegno provando a truffare il banco.
Dopo aver parlato della truffa al casinò Ritz attuata con un laser scanner, tra gli episodi più noti c'è sicuramente quello del gioco del Blackjack, quando negli anni 70 alcuni studenti universitari (MIT) vinsero milioni di dollari giocando nei casino di Las Vegas, utilizzando un sistema di conteggio delle carte, basato su calcoli matematici piuttosto complicati.
In questo gioco, nei casinò reali, è vietato contare le carte (in quelli online invece, i mazzi vengono rimescolati quindi pur volendo non serve a niente il conteggio).


IL GIOCO
Il Blackjack comprende 104 carte (due mazzi francesi).
Nel gioco l'asso può valere 11 o 1, le figure valgono 10, mentre le altre carte valgono il loro valore nominale.
I pali non hanno alcun valore.
La somma dei punti, al fine del calcolo del punteggio, avviene per semplice calcolo aritmetico.
Una volta che i giocatori hanno fatto la loro puntata, il banchiere procedendo da sinistra verso destra assegna a ciascuno una carta scoperta, assegnando l'ultima al banco.
Effettua poi un secondo giro di carte scoperte, senza però attribuirne una a se stesso.
Avvenuta la distribuzione, il mazziere legge in ordine il punteggio di ciascun giocatore invitandoli a fare delle scelte: essi potranno chiedere carta o stare, a loro discrezione.
Se un giocatore supera il 21 perde e il dealer incasserà la puntata.
Una volta che i giocatori hanno definito i loro punteggi il mazziere sviluppa il suo gioco seguendo la "regola del banco": egli deve tirare carta con un punteggio inferiore a 17.
Una volta ottenuto o superato 17 si deve fermare.
Se oltrepassa il 21 il banco deve pagare tutte le puntate rimaste sul tavolo. Una volta definiti tutti i punteggi, il mazziere confronta il proprio con quello degli altri giocatori, paga le combinazioni superiori alla sua, ritira quelle inferiori e lascia quelle in parità.
Il pagamento delle puntate vincenti è alla pari.
Con un Asso (11) e un dieci o una figura, il giocatore forma il cosiddetto "Blackjack", e ha diritto al pagamento di una volta e mezzo la posta scommessa; se il mazziere realizza anche lui il Blackjack la mano è considerata alla pari.
I giocatori se con le prime due carte hanno realizzato da 9 a 11 punti, possono raddoppiare la puntata al momento della chiamata ma possono chiedere una sola carta, e dopo aver ricevuto questa carta, fermarsi.
Se nella prima distribuzione il giocatore riceve due carte dello stesso valore può effettuare lo split: separare le due carte e aggiungere un'uguale puntata sulla seconda, proseguire il gioco come se il giocatore avesse due prime carte oppure aggiungere una carta su ciascuna carta separata.


LA TRUFFA DEL MIT TRAMITE CONTEGGIO DELLE CARTE
L'idea alla base del conteggio delle carte è che, una carta bassa è di solito negativa e una carta alta è di solito positiva. Le carte già viste dopo l'ultima mescolata non possono trovarsi nella parte superiore del mazzo, il contatore sarebbe in grado di determinare le carte alte e le carte basse che sono già state giocate. Così facendo si conosce la probabilità di ottenere maggiormente una carta alta (10, J, Q, K, A) rispetto ad una carta bassa (2, 3, 4, 5, 6).
Il gruppo del MIT si dividevano in vari compiti: tutti entrano nel casinò separatamente fingendo di non conoscersi e si dividevano in due gruppi (gli "esploratori", i quali giocavano sempre al minimo tenendo il conto delle carte, mandando poi segnali ai "puntatori" ogni volta che il tavolo diventava interessante).
In genere tre giocatori erano coinvolti nel sistema: un big player, un controller e uno spotter.
Lo spotter contava le carte e segnalava i mazzi favorevoli.
Il controller puntava poco e in modo costante, verificando il conto dello spotter. A quel punto arrivava al tavolo il big player che puntava forte e vinceva.
In seguito il gruppo crebbe fino a contare 80 giocatori provenienti da Cambridge ma anche da New York, New Jersey, Pennsylvania, California, Illinois e Washington.
Sarah McCord, nel team dal 1983, diventò la responsabile del reclutamento nella West Coast.
In certi momenti c’erano 30 giocatori che giocavano simultaneamente nei casinò di tutto il mondo. Molti membri venivano identificati e bannati, la particolarità era che la gran parte proveniva da Boston e dal MIT.
Il team del Massachusetts reclutava studenti attraverso volantini e passaparola nei campus universitari di tutto il Paese. I nuovi studenti venivano messi alla prova e addestrati gratuitamente.
I giocatori al termine dell’addestramento dovevano sottoporsi ad alcune prove, una serie di otto partite giocate con sei mazzi.
John Chang in un’intervista del 2002 ha spiegato che la squadra usava il conteggio ma anche tecniche avanzate di mescolazione e localizzazione dell’asso. Con il semplice conteggio delle carte si poteva avere un vantaggio del 2%, ma con le altre tecniche si saliva fino al 4%.



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domenica 5 luglio 2020

La Storia Di Alan Smith e Il Leeds Di David O'Leary

Alan Smith (soprannominato "Smudge") nacque nel 1980 a Sud Est di Leeds, precisamente a Rothwell, un paesino di 8,000 abitanti. Il suo primo club non poteva che essere il Leeds Utd, già nel 1996. E sarà quello che lo vedrà splendere ai massimi livelli nella sua carriera. Personaggio irruento, controverso, spigoloso ma che dà sempre il 100% in campo. Smith sin da giovanissimo trova la porta con una facilità disarmante ma ai goal unisce una ferocia impressionante. Gioca in attacco ma in realtà svaria su tutto il campo. Fa a sportellate con chiunque: prende botte e le ridà indietro con gli interessi.
Tant'è vero che diventerà uno dei giocatori più espulsi della Premier League (7 cartellini rossi al pari di Vinnie Jones Roy Keane, preceduto da Duncan Ferguson, Patrick Vieira e Richard Dunne a quota 8). A soli 18 anni Alan è già una stella che protagonista ad Elland Road. Gioca sempre ogni match come se fosse l’ultimo, non si risparmia. Accanto a lui viene messo come spalla prima Jimmy Floyd Hasselbaink e poi il gigantesco Mark Viduka. Insieme formano una coppia assolutamente perfetta per il Leeds dell'epoca e non solo.


LE SEMIFINALI DI CHAMPIONS LEAGUE 2000/01
Non a caso la Champions League 2000/2001 (vinta ai rigori dal Bayern Monaco) è ricordata per la splendida cavalcata del Leeds di David O’Leary. Ovviamente non c'erano solo loro due ma anche Harry Kewell, Jacob Burns, Lucas Radebe, Danny Hay, Gary Kelly, Ian Harte, Robbie Keane (arrivato dall'Inter), Nigel Martyn accompagnato dal giovane Paul Robinson, Rio Ferdinand, Jonathan Woodgate, Michael Duberry, Danny Mills, David Batty, Lee Bowyer, Jason Wilcox, Michael Bridges. La Champions League del Leeds iniziò dal terzo turno preliminare battendo il Monaco 1860 sia in casa che in Germania. La squadra di O’Leary si trovò inserita in un girone di ferro: Milan, Barcellona e Besiktas.
Difatti il debutto fu terrificante. Al Camp Nou finisce 4-0 con la doppietta di Kluivert e le reti di Rivaldo e Frank de Boer. Tre giorni dopo il Leeds perse in casa contro l’Ipswich Town, seconda sconfitta di fila in casa dopo quella contro il modestissimo Manchester City. La partita della verità a Leeds, senza Viduka e Kewell infortunati, contro il Milan che aveva vinto agevolmente la prima in Champions contro il Besiktas. La partita non fu di certo entusiasmante ma verso la fine un tiro della disperazione di Lee Bowyer con Dida che pasticcia s'infila in fondo al sacco. Dopo la partita con i rossoneri, il Leeds inizia a volare e travolge i turchi 6-0. Il Milan si impose 0-2 al Camp Nou e gli inglesi si ritrovano in testa al girone.
Le ultime tre partite finirono tutte con tre pareggi: il pareggiò a Milano consentì il passaggio del turno sia al Milan come primo del girone, sia del Leeds come secondo. Il Barcellona è fuori.
Nella seconda fase dei gironi (prima la Champions non aveva gli ottavi di finale, bensì i doppi gironi che portavano direttamente ai quarti di finale) il Leeds pescò, ancora una volta, nel girone una spagnola e un’italiana: Il Real Madrid campione in carica e la Lazio più forte di sempre. L’Anderlecht completava il girone. Ci risiamo, il Leeds stecca al debutto, sconfitto in casa dal Real Madrid. La seconda partita, all’Olimpico, era già la partita della verità, tutte e due le squadre avevano bisogno di vincere, anche la Lazio aveva perso al debutto contro i belgi.  Partita molto tirata ma ancora una volta  i minuti finali portano bene al Leeds, questa volta grazie ad un gol Alan Smith. Alla vigilia della terza giornata la situazione era questa: Real Madrid a punteggio pieno con 9 punti, Leeds 6 punti, Anderlecht 3 e Lazio a 0 punti. La qualificazione ai quarti arriverà vincendo sul campo dell’Anderlecht e pareggiando in casa contro la Lazio. Il Leeds entra nella storia: ecco quarti di finale della Champions League. La squadra sfidante fu il Deportivo che aveva eliminato, insieme al Galatasaray, il Milan nel girone. L’andata si giocò all’Elland Road. I tifosi del Leeds la definirono la partita perfetta. Ian Harte, Alan Smith e Rio Ferdinand travolgono il Deportivo. Le semifinali sono vicine. Il ritorno finisce 2-0 per gli spagnoli ma non è sufficiente per ribaltare il risultato dell’andata. La semifinale è il capolinea di questa bellissima storia, finita a Valencia con le reti di Mendieta e Juan Sanchez. L’espulsione di Alan Smith fu il simbolo di questa cavalcata.


GLI ARRESTI DI WOODGATE, BOWYER E HACKWORTH
Il Leeds dell'epoca era una squadra davvero particolare, oltre alle risse in campo e ai falli (spesso cattivi) di Alan Smith venne ricordato per un bruttissimo episodio di cronaca nera. A seguito di una breve indagine furono arrestati per aggressione: Jonathan Woodgate, ai tempi 19enne, nazionale inglese, Lee Bowyer e Tony Hackworth. Venne arrestato anche Michael Duberry non sospettato di avere partecipato all' aggressione ma di avere dato un passaggio ai compagni subito dopo.
Calci e botte mentre era a terra e il sangue che gli copriva la faccia: vittima fu un giovane di origini indiane di 19 anni Sarfraz Najeib, la cui colpa fu quella di essersi trovato nel posto sbagliato, la serata sbagliata e soprattutto col colore della pelle sbagliato. I tre si fermarono solo dopo avergli rotto il setto nasale, fratturato una mandibola, spezzato una gamba, provocato ferite in tutto il corpo e una forte contusione alla testa. L' episodio si verificò nella notte del 12 gennaio 2000 davanti al "Majestyc", discoteca punto di ritrovo della città, la cui insegna al neon azzurro domina il centro di Leeds all' incrocio tra City Square e Wellington Street. Secondo la polizia "Aggressione razzista senza attenuanti". I ragazzi che frequentavano abitualmente il "Majestyc" chiusero l' episodio come un tragico incidente: "Quelli sono "Drughi" da Arancia Meccanica, delinquenti prima di essere razzisti". In realtà l' aggressione di Najeb rappresentò solo l' ultimo caso di violenza a Leeds, da sempre considerata culla del razzismo inglese. Il Leeds ai tempi era secondo in classifica e dire che aveva offerto anche 36 miliardi al Leicester per Emile Heskey. Prima ancora che i due club si sedessero a trattare, Heskey dirà: "Lì non ci vado, non mi interessano i soldi, neanche se offrissero il quadruplo della somma che posso immaginare. Non fa per me, troppo rischioso. Io calcio un pallone, non metto in gioco la vita".


I PROBLEMI FINANZIARI, LA RETROCESSIONE E IL TRADIMENTO DI SMITH
Il Leeds di quegli anni (almeno sino al 2002, anno in cui O'Leary fu licenziato lasciando il posto a Terry Venables) comunque sarà sempre ben ricordato da tutti, anche se nel 2004 a seguito di gravi problemi economici andrà incontro alla retrocessione. In Premier League, Alan metterà a segno 38 gol in 172 presenze.

Una delle frasi che rimarrà nella storia di Smith fu: "Non andrò mai al Manchester Utd, sarò sempre un giocatore del Leeds"

Tra le due squadre, storicamente, c'era stata sempre una grande rivalità. Alan però non riuscirà a sottrarsi dalle lusinghe di Ferguson e finirà proprio all'Old Trafford nel 2004 (e sino al 2007). Va sottolineato comunque che il Leeds aveva più volte affermato di non potergli pagare lo stipendio e che quindi la cessione era inevitabile. Dai tifosi comunque verrà sempre etichettato come "Giuda" (nonostante rinunciò al bonus personale di trasferimento perchè il Leeds era al collasso finanziario).
Non furono begli anni quelli di Manchester, non fosse altro perchè queste stagioni saranno contraddistinte da bruttissimi infortuni (rottura di gamba e caviglia) e dal fatto che Sir Alex vedrà in lui il nuovo Roy Keane (cioè veniva schierato in mezzo al campo e non in attacco). Effettivamente la carriera di Smith finirà proprio con l'uscita dal Leeds, seppur giovanissimo perchè anche negli anni al Newcastle (dal 2007 al 2012) venne reinventato centrocampista centrale, convincendo sino ad un certo punto. Del resto quando tradisci, la vita diventa spesso un luogo ostile da abitare. Saranno poi il Milton Keynes Dons e il Notts County ad accoglierlo nelle serie inferiori, sino al 2018, anno del suo ritiro.



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sabato 27 giugno 2020

Gli Errori Arbitrali Nella Doppia Sfida Chelsea-Inter (Champions League 2010)

Il Chelsea vincerà la Champions League nel 2011/12, poi nel 2012/13 l'Europa League (bissata anche nel 2018/19), perdendo la finale di Champions League del 2008/09 contro il Manchester Utd. Poi si ricordano le semifinali del 2004, del 2005, del 2007, del 2009 e del 2014. La semifinale del 2009 contro il Barcellona fu quella dell'incredibile arbitraggio di Ovrebo con almeno 4 rigori netti non concessiQui ripercorriamo un'altra edizione sfortunata (a livello di arbitraggio): quella con l'Inter nella Champions 2010. L'Inter poi vincerà la Champions League battendo il Bayern Monaco e per via del "treble" tutti parleranno di stagione perfetta e così fu. Tuttavia le malelingue hanno sempre rinfacciato la molta fortuna che circondò l'annata della banda di Mourinho.
Ovviamente tutti ricordano il doppio confronto con il Barcellona, soprattutto il goal di Milito in fuorigioco e il penalty su Dani Alves non concesso (nel 3-1 dell'Inter all'andata), oltre che al ritorno il gol-qualificazione annullato a Bojan all'89esimo per un fallo di mano di Yaya Toure (in realtà era di petto). Nella stessa partita però il belga De Bleeckere aveva espulso Thiago Motta, lasciando l’Inter in 10 per quasi tutta la partita, per via di una sceneggiata di Busquets, buttatosi a terra fingendo di avere dolore in faccia e contemporaneamente sbirciando la decisione dell'arbitro.
Inoltre l'1-0 del Barcellona forse era irregolare. Diciamo che gli errori penalizzarono, a fasi alterne, entrambe le squadre. In realtà ancora prima l'Inter aveva eliminato il Chelsea con un arbitraggio a senso unico sia all'andata che al ritorno. A Milano finì 2-1.
Stavolta a finire sotto inchiesta fu l'arbitro spagnolo Mejuto Gonzalez reo di non aver concesso un rigore per reiterate trattenute in area di Thiago Motta su Ivanovic.
Ma ancora più clamoroso fu, a fine primo tempo, il netto rigore non concesso su Kalou (atterrato da Samuel a due passi da Julio Cesar). Ovviamente sarebbe stato rigore più espulsione.
Il quotidiano "The Sun": "Chelsea furioso per l'errore dell'arbitro" e riportò le dichiarazioni di Mourinho: "Il rigore c'era sicuramente, non so perchè l'arbitro non ha fischiato, ma non voglio parlarne". Al ritorno a Stamford Bridge al sesto minuto, Malouda viene bloccato da Lucio (fallo simile a quello di Iuliano su Ronaldo nel 1998) ma per Stark non è rigore.
Il Chelsea chiede altri due rigori: prima con Ivanovic (strattonata abbastanza prolungata di Thiago Motta) in situazione di calcio d'angolo.
Poi a fine 1t sempre su corner è ancora lo stesso Motta a strattonare Ivanovic e soprattutto Drogba viene atterrato da Samuel.
Thiago Motta tra sceneggiate, simulazioni, strattonate in area, perdite di tempo sul finire di partita fece infuriare Drogba. All'85esimo infatti l'ivoriano perde la testa e a palla lontana rifila un calcio a Motta venendo espulso (l'Inter era passata al 77esimo con Eto'o). Sicuramente fu una grande annata per gli uomini di Mourinho ma almeno in Champions League la fortuna fu davvero tanta.


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domenica 14 giugno 2020

Critiche Per Il Linfield: La Maglia è Un Riferimento All'Ulster Volunteer Force?

Il Linfield fondato a Belfast (Nord Irlanda) nel 1866 dagli operai protestanti affiliati all'Ordine d'Orange è da sempre una squadra dichiaratamente anti-cattolica, al cui interno è stata in vigore a lungo la regola (non scritta) di tesserare soltanto giocatori protestanti.
Si tratta della società più vincente del Nord Irlanda (53 titoli e 43 coppe nazionali), capace negli anni 60 e 70 di figurare anche in Europa (si ricordano i quarti di finale nella Coppa Campioni 1966/67). Oggi è allenata da David Healy (che molti ricorderanno in Premier League nelle file del Fulham ma anche con il Leeds e in Scozia con i Rangers).
David Jeffrey (ex storico manager della squadra al timone per ben 17 anni sino al 2014) ha sempre affermato il desiderio dei giocatori di indossare la "famous blue shirt", senza alcun riferimento alla religione.
Nel Boxing Day del 1948 disputatosi a Windsor Park tra Linfield e Belfast Celtic, la partita finì con l'invasione di campo seguita da uno scontro tra le due fazioni, nel quale l'attaccante protestante del Belfast Celtic, Jimmy Jones, ne uscì ferito. L'anno successivo la società Belfast Celtic prese una decisione radicale: non partecipare più ad alcuna competizione nordirlandese, per sempre.
Nel 1988 la società ebbe problemi anche in Europa dove gli venne squalificato il campo per 2 partite a seguito di lancio di oggetti in campo durante la partita contro i norvegesi del Lillestrom.
Nel 1997, il match contro il Coleraine fu sospeso dopo che un tifoso scagliò due bottiglie sul terreno di gioco a seguito dell'espulsione di due giocatori del Linfield.
Nel maggio del 2005 ci sono stati problemi di ordine pubblico a Dublino in occasione della finale di Setanta Cup tra Linfield e Shelbourne.
Nella stessa stagione ai tifosi del Linfield venne vietata la trasferta al The Oval (Belfast sempre) per la sfida contro il Glentoran (cattolico), perché il mese prima duri scontri avevano coinvolto entrambe le tifoserie.
Nel 2008, tre sostenitori dei blues furono arrestati a Dublino, con l'accusa di reati contro l'ordine pubblico durante il match di Setanta Cup contro il St. Patrick’s Athletic. Nel maggio dello stesso anno, Conor Hagan, giocatore del Linfield, fu colpito da un razzo lanciato dalla tribuna dei sostenitori del Cliftonville.
A marzo 2012 in occasione della sfida tra il Linfield e il Derry City (club nord irlandese ma cattolico quindi iscritti al campionato irlandese), valida per il ritorno dei quarti di finale della Setanta Cup, giocata al Brandywell Stadium di Londonderry (città del tristemente famoso Bloody Sunday dove i britannici spararono contro una folla di manifestanti cattolici, uccidendone 26) durante la gara si è potuto assistere agli ormai consueti insulti anticattolici, contro l'IRA, il papa e gli scandali di pedofilia che hanno più volte interessato la Chiesa.
I tifosi del Derry hanno risposto con canti a favore dell'IRA (Irish Republican Army, in quel conflitto negli anni 70 morirono centinaia di soldati nord irlandesi) e altro ancora. La tensione all'interno dello stadio era alta al punto che, a fine gara, si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine per impedire gli scontri.
Identità, religione, politica, ma anche la complessa storia d'Irlanda ha reso forte ed aspra la rivalità tra il Linfield (e gli altri club protestanti) e le altre squadre dell'isola cattoliche; rivalità che sconfina molte volte in atti di violenza che vanno al di là del risultato sportivo e della partita giocata sul campo.
Per approfondire sugli scontri: La Rivalità Tra Linfield, Belfast Celtic e Glentoran: Scontri e Violenza
Il Linfield aveva comunque lanciato una campagna antirazzismo chiamata "Give Sectarianism The Boot" al punto che nel 2006, anche il presidente della FIFA Sepp Blatter, si congratulò con il club per il suo impegno profuso contro il razzismo.
In questi giorni però ha fatto scalpore la decisione della squadra di utilizzare una seconda maglia simile ai colori dell'Ulster Volunteer Force (un gruppo paramilitare protestante autore di molti attentati).
Secondo la società, la scelta dei colori per la nuova maglia da trasferta per la prossima stagione è stata del tutto casuale e involontaria.

Roy McGivern (presidente del Linfield) e la società stessa hanno fatto sapere: "Quella sarà la nostra nuova maglia da trasferta, non abbiamo niente da rimproverarci e non intendiamo modificarla. Si tratta di una divisa di una squadra di Calcio. Qualsiasi accusa o deduzione del contrario viene respinta con fermezza e vigore da questo club che si vanta di essere inclusivo, aperto a tutti e rappresentativo di tutti. Linfield FC è totalmente contrario a tutte le forme di bigottismo, pregiudizio, violenza e discriminazione"

Come già detto, i colori scelti dal club per la seconda maglia da gioco della stagione 2020/2021 (arancione e porpora con una banda trasversale) sono esattamente gli stessi del più famigerato gruppo paramilitare protestante, l'Ulster Volunteer Force. Un gruppo armato responsabile dell'uccisione di quasi 600 civili cattolici negli anni del conflitto, le cui bandiere sventolano ancora oggi sui lampioni di molti quartieri protestanti di Belfast e dell'Irlanda del Nord tutta.

Un membro dell'assemblea SDLP, Justin McNulty, ha dichiarato all'Irish News : "Il Calcio è uno sport per tutti. Spero che questa sia una vera svista da parte del club e che prenderanno le misure appropriate per evitare di causare offese o vecchi ricordi negativi"
La prima uniforme storica del Linfield è blu (come quella dei Rangers Glasgow), molto utilizzata è anche quella bianca, rossa e blu per richiamare i tradizionali colori dell'Union Jack, la bandiera della Gran Bretagna. La sua seconda maglia è stata spesso quella arancione proprio in onore dell'Orange Order, la società segreta anti-cattolica fondata dai presbiteriani dell'Ulster alla fine del XVIII secolo. Finora però non erano mai state adottate scelte cromatiche direttamente associabili al gruppo armato.
I tifosi del Linfield hanno fatto riferimento ai colori della loro identità e non a quelli dei paramilitari dell'UVF. Ma per la comunità cattolica dell'Irlanda del Nord è una provocazione grave e del tutto inopportuna, perché fa riferimento al tragico passato del Paese ed è assolutamente irrispettosa nei confronti dei familiari delle vittime.

Denise Mullen (consigliera comunale di Belfast): "Mio padre fu ammazzato da un commando dell'UVF che fece irruzione in casa nostra nel 1975 e non posso accettare che una squadra di Calcio scenda in campo con quella maglia vergognosa"

La stessa Mullen sta coordinando la protesta dei familiari delle vittime del gruppo paramilitare che hanno chiesto alla federazione calcistica nord-irlandese di far ritirare la maglia.

Stephen Farry (deputato del partito interconfessionale Alliance) ha chiesto al club di modificare i colori dell'uniforme "perché così offendono profondamente la comunità cattolica. Potrebbe essere puramente casuale e non intenzionale, ma penso che un ripensamento sarebbe appropriato.
La somiglianza con i colori UVF è troppo evidente. Sono disponibili molti altri colori e design. Perché lasciare così tante ambiguità e rischiare di offendere molta gente?"
Il Linfield ha già respinto ogni accusa e la maglia incriminata può già essere acquistata sul sito del club.


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giovedì 11 giugno 2020

Allenatori Che Hanno Speso Di Più In Carriera (e Trofei Vinti)

Alex Ferguson è l'allenatore più vincente della storia del calcio: ben 49 trofei (di cui 2 Coppe Campioni, 2 Coppe delle Coppe, 2 Supercoppe Europee e 2 Coppe Intercontinentali/Mondiale per club) vinti la maggiorparte nelle 26 stagioni con il Manchester Utd (ma anche con l'Aberdeen, in Scozia ed in Europa) ma anche quello, a ben vedere, che è riuscito a spendere meno degli altri grandi allenatori che ha affrontato.
Secondo i dati di Calcio e Finanza (dal 2007 al 2016) è Mourinho il manager ad aver speso più di tutti i suoi colleghi sul mercato: ben 934 milioni di euro tra Chelsea, Inter, Real Madrid e Manchester United (con 15 trofei vinti). Sul secondo gradino del podio c’è Carlo Ancelotti (880 milioni), che di coppe ne ha portate a casa 9.
Guardiola ha vinto 21 trofei in quel periodo tra Barcellona e Bayern Monaco spendendo 758 milioni. Sir Alex Ferguson in quel periodo vinse 12 trofei (dal 2007 al 2013) spendendo 342 milioni (28,5 milioni di euro per ogni trofeo). Ovvero nettamente il migliore di tutti.
Molto costosi invece Ancelotti, Mancini e Wenger.
Bandiera nera invece per Pellegrini (1 campionato e 2 coppe di Lega e ben 825 milioni spesi).
Se allarghiamo il discorso a tutta la carriera (sino a fine 2019), questi sono gli allenatori più "spendaccioni":

26) Ronald Koeman (Olanda): 504,99 milioni di dollari per 71 giocatori (vinti 8 titoli)
25) Mauricio Pochettino (Argentina): 508,27 milioni per 41 giocatori (vinti 0 titoli)
24) Rudi Garcia (Francia): 521,2 milioni per 84 giocatori (vinti 2 titoli)
23) Maurizio Sarri (Italia): 535,55 milioni per 35 giocatori (vinto 1 titolo)
22) Brendan Rodgers (Nord Irlanda): 558,66 milioni per 65 giocatori (vinti 7 titoli)
21) Fabio Capello (Italia): 567,11 milioni per 65 giocatori (vinti 14 titoli)
20) Marcello Lippi (Italia): 582,14 milioni per 59 giocatori (vinti 19 titoli)
19) Leonardo Jardim (Portogallo): 594,14 milioni per 70 giocatori (vinti 4 titoli)
18) Mark Hughes (Galles): 595,82 milioni per 62 giocatori (vinto 0 titoli)
17) Luciano Spalletti (Italia): 621,56 milioni per 88 giocatori (vinti 8 titoli)
16) Jurgen Klopp (Germania): 641,27 milioni per 69 giocatori (vinti 7 titoli)
15) Louis Van Gaal (Olanda): 653,44 milioni per 65 giocatori (vinti 20 titoli)
14) Rafa Benitez (Spagna): 782,94 milioni per 100 giocatori (vinti 12 titoli)
13) Antonio Conte (Italia): 791,48 milioni per 73 giocatori (vinti 7 titoli)
12) Claudio Ranieri (Italia): 801,03 milioni per 95 giocatori (vinti 8 titoli)
11) Roberto Mancini (Italia): 801,57 milioni per 79 giocatori (vinti 13 titoli)
10) Ernesto Valverde (Spagna): 845,93 milioni per 50 giocatori (vinti 10 titoli)
9) Alex Ferguson (Scozia): 850 milioni per 105 giocatori (vinti 49 trofei)
8) Unai Emery (Spagna): 857,1 milioni per 69 giocatori (vinti 9 titoli)
7) Diego Simeone (Argentina): 903,04 milioni per 65 giocatori (vinti 7 titoli)
6) Arsene Wenger (Francia): 963,75 milioni per 103 giocatori (vinti 21 titoli)
5) Massimiliano Allegri (Italia): 1,02 miliardi per 87 giocatori (vinti 14 titoli)
4) Manuel Pellegrini (Cile): 1,13 miliardi per 88 giocatori (vinti 5 titoli)
3) Pep Guardiola (Spagna): 1,31 miliardi per 59 giocatori (vinti 27 titoli)
2) Carlo Ancelotti (Italia): 1,36 miliardi per 96 giocatori (vinti 19 titoli)
1) Jose' Mourinho (Portogallo): 1,56 miliardi per 97 giocatori (vinti 25 titoli)


Ma ad aprile 2020, chi sono gli allenatori più vincenti della storia del calcio?
1) Alex Ferguson (Scozia): 49
2) Mircea Lucescu (Romania): 34
3) Valery Lobanovsky (Ucraina): 27
4) Pep Guardiola (Spagna): 27
5) José Mourinho (Portogallo): 25
6) Ottmar Hitzfeld (Germania): 25
7) Jock Stein (Scozia): 25
8) Giovanni Trapattoni (Italia): 23
9) Walter Smith (Scozia): 22
10) Arsène Wenger (Francia): 21


Aggiornamento a settembre 2024:




Per approfondire: Allenatori Britannici Vincitori Di Coppe Europee


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