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venerdì 5 agosto 2016

Le Migliori Risse In MLB Di Tutti I Tempi

Le risse e i "Bench Cleaning" sui diamanti americani della MLB non dico che siano all'ordine del giorno ma quasi quindi qualsiasi lista, per quanto lunga possa essere, sarà sempre incompleta.
Però si può provare a citare quelle più famose, quelle che per un motivo o per un altro, sono rimaste nella storia di questo sport (anche se magari, per entrarci nella storia, hanno scelto la strada sbagliata).
Il copione è quasi sempre lo stesso: lanciatore che colpisce (volontariamente o meno) il giocatore avversario nel box di battuta.
Un classico.
Ci sono anche eccezioni però.
Spesso ovviamente la rissa è accentuata/si accende più facilmente, a seconda delle squadre coinvolte e quindi della rivalità.
O per la posta in palio.
Poi certe rivalità tipo Tra Boston Red Sox e New York Yankees sono storiche.
Insomma non solo per il baseball giocato, ma certi giocatori, del calibro di Pedro Martinez, Juan Marichal, Michael Barrett, Graeme Lloyd, Pete Rose, Nolan Ryan e in anni recenti Yordano Ventura, Rougned Odor, etc sono rimasti (o rimarranno) nella storia anche per queste risse.



SAN FRANCISCO GIANTS V LA DODGERS (1965)
Il 22 agosto 1965 Juan Marichal dei Giants finì per fare a pugni usando anche la sua mazza nei confronti di John Roseboro dei Dodgers.
Era una gara importante per il Pennant, Sandy Koufax era sul monte di lancio, Roseboro (catcher dei Dodgers) gettò la palla indietro a Koufax nel terzo inning.
Per i Giants stava battendo Juan Marichal che pensò che il catcher Roseboro aveva provato intenzionalmente a colpirlo in testa da dietro.
Seguì una rissa tra Roseboro e Marichal e in seguito Marichal scelse di utilizzare la sua mazza.
Dopo un paio di colpi alla testa di Roseboro, Koufax e suoi compagni di squadra sono stati in grado di portare lontano Marichal da Roseboro (ormai grondante di sangue).


NEW YORK YANKEES V BOSTON RED SOX (1967)
Era il 21 giugno 1967 quando il lanciatore Thad Tillotson degli Yankees colpisce Joy Foy sul casco nel secondo inning allo Yankee Stadium.
Nella metà inferiore, Jim Lonborg si vendica, colpendo Tillotson.
Segue una super rissa con, tra gli altri, Joe Pepitone degli Yankees e Rico Petrocelli dei Red Sox a darsele di santa ragione.


CINCINNATI REDS V NEW YORK METS (NLCS 1973)
"I Reds sembravano colpirmi di proposito", dirà Bud Harrelson prima di gara 3 delle NLCS 1973.
E' questa frase, pronunciata il giorno prima, che innesca la miccia tra Harrelson e i Reds.
Ciò avrebbe dovuto mettere in guardia il seconda base dei Mets.
Infatti tra lui e Pete Rose nel quinto inning voleranno strattoni e cazzotti.
Poi tutti in campo.
Qui nessun lanciatore innesca la rissa: è una corsa di Pete Rose in seconda base che scivolando colpisce Harrelson (stile Odor/Bautista nel 2016).
Pete Rose sarà pesantemente coinvolto anche in altre risse, tipo quella del 1979 contro i Phillies.


NEW YORK YANKEES V BOSTON RED SOX (1976)
Super mega rissa, anzi incontro di pugilato, tra Lou Piniella e Carlton Fisk, due grandi nomi che se c'era da menare non si tiravano mai indietro.
Fisk dei Red Sox è colpito da un buon gancio al viso da Piniella, poi altri pugni e il classico uno contro tutti.
Bill Lee lanciatore dei Red Sox colpì Piniella infortunandolo ad una spalla.


SAN DIEGO PADRES V ATLANTA BRAVES (1984)
Il 12 agosto 1984, va forse in scena la più lunga, la più cattiva ed epica rissa MLB tra San Diego Padres e Atlanta Braves.
La tensione è iniziata già nel primo, quando Pascual Perez dei Braves colpì il seconda base dei Padres Alan Wiggins.
I due si insultano a vicenda.
A sua volta lo starter dei Padres Ed Whitson, appena salito sul monte di lancio, tentò di colpire Perez.
Le panchine si alzano e Perez per difendersi inizia a correre con la sua mazza.
Poi, nel quarto, Perez è colpito di nuovo.
Whitson e il manager Dick Williams vengono espulsi dall'arbitro.
Il rilievo Greg Booker prova a colpire di nuovo Perez nel sesto, ma senza successo (viene espulso comunque).
Infine, nell'ottavo inning, il rilievo Craig Lefferts colpì ancora Perez sul gomito: qui parte un'altra incredibile rissa.
Scontri che si spostano anche vicino le panchine e gli spalti (con i tifosi che gettano addosso ai giocatori di tutto).
Neanche a dirlo, molti giocatori terminano prima del tempo la partita.
Vinceranno i Padres 5-3.


SAN FRANCISCO GIANTS V ST.LOUIS CARDINALS (1986)
Squadre ovviamente rivali della National League che si porta dietro una storia fatta di risse quà e là. Il 22 luglio 1986, il pitcher dei Giants Frank Williams provò a colpire Vince Coleman due volte.
Ci riuscì solo una volta.
Whitey Herzog manager dei Cardinals e Roger Craig dei Giants vennero quasi alle mani prima che partisse la rissa vera e propria con entrambe le squadre coinvolte, panchine comprese.
Anche Herzog è pesantemente coinvolto visto che viene buttato a terra.
Altri gravi casini succederanno 2 anni dopo, sempre tra le stesse due.


BALTIMORE ORIOLES V SEATTLE MARINERS (1993)
Il catcher Bill Haselman appena colpito forse fu un po' troppo precipitoso ad accendere la rissa con Mike Mussina,
fatto sta che le due squadre Orioles e Mariners arrivano subito alle mani. Era il 6 giugno 1993.
Randy Johnson, Jay Buhner, Tino Martinez e Omar Vizquel non si tirano indietro e succede il finimondo.
La rissa dura circa otto minuti con l'espulsione del manager Lou Piniella (si, colui coinvolto in Red Sox-Yankees).
Lo starter dei Mariners, Chris Bosio, chiude con una frattura alla clavicola.


TEXAS RANGERS V CHICAGO WHITE SOX (1993)
Nolan Ryan, l'Hall Of Famer noto per le sue veloci fastball, colpì il terza base Robin Ventura il 4 agosto 1993.
Ventura si avvia in prima, ma ad un tratto ci ripensa e parte verso Nolan Ryan.
Comunque inizialmente è Ryan ad avere la meglio visto che riesce a bloccare Ventura tra collo e testa e lo colpisce con dei pugni allo stomaco.
Ventura rimane lì, si libera e colpisce a sua volta Ryan.
Difficile dire chi tra i due (e gli altri coinvolti) vincerà il combattimento, la partita però la vinsero i Rangers 5-2.


BALTIMORE ORIOLES V NEW YORK YANKEES (1998)
A seguito di un Home Run di Bernie Williams il 19 maggio del 1998, Armando Benitez e Tino Martinez (colpito da un lancio) se le diedero di santa ragione.
Non appena Benitez colpì Martinez, gli Yankees uscirono rapidamente dalla panchina per una delle peggiori risse della loro storia: tutti contro tutti.
Darryl Strawberry colpì 3 Orioles, dal suo canto anche Jeff Nelson fu molto attivo.
Finirà 9-5 Yankees.


TAMPA BAY DEVIL RAYS V BOSTON RED SOX (2000)
I Boston Red Sox degli anni 2000 non si tiravano mai indietro se c'era da picchiare, idem Pedro Martinez che si è più volte ritrovato in mezzo ai guai.
Alla fine di agosto del 2000, Martinez colpì il leadoff hitter Gerald Williams dei Rays .
Williams si guardò la mano e caricò Martinez gettandolo a terra con un pugno molto forte.
Alla fine Williams viene espulso, Pedro Martinez no (chiuse anche con uno shutout in una partita completa).
Martinez sfiorò anche la No Hitter, interrotta solo al nono inning.
Non c'è mai stato buon feeling tra Red Sox e Rays, infatti 8 anni più tardi anche Coco Crisp e James Shields se le diedero di santa ragione (tre espulsioni).


KANSAS CITY ROYALS V DETROIT TIGERS (2001)
Questa rissa iniziò quando Jeff Weaver gridò qualcosa, non proprio complimenti evidentemente, verso Sweeney.
Sweeney, che aveva giocato in tutte e 116 le partite stagionali per Kansas City venne ferito al polso dopo la rissa a terra con Weaver e poi colpito dal catcher Robert Fick (di Detroit).
Nell'aprile 2000, molti degli stessi giocatori di Detroit coinvolti nella rissa con Sweeney e i Royals sono stati coinvolti in un'altra rissa contro i White Sox.
Nel complesso, 11 giocatori vennero espulsi ed i White Sox vinsero 14-6.


BOSTON RED SOX V NEW YORK YANKEES (ALCS 2003)
Gara 3 della ALCS 2003 tra gli Yankees e Red Sox è stata una delle più memorabili della serie, ma per ragioni diverse dal Baseball giocato.
L'esterno Karim Garcia è colpito da una fastball di Pedro Martinez.
Gli Yankees si vendicarono nella metà inferiore dell' inning colpendo Manny Ramirez.
Ramirez accende la rissa, nella confusione totale anche Don Zimmer (allenatore degli Yankees ma anche dei Red Sox in passato) viene buttato a terra da Martinez.
Roger Clemens comunque non si fa influenzare e nel proseguo continua a lanciare bene: gli Yankees vinceranno 4-3.


BOSTON RED SOX V NEW YORK YANKEES (2004)
Questa rissa ebbe luogo a Fenway Park il 24 giugno 2004, precisamente nel terzo inning, quando Alex Rodriguez è colpito da Bronson Arroyo con una fastball.
Rodriguez insultò Arroyo, poi il catcher dei Red Sox, Jason Varitek.
Il tutto degenera con una maxi rissa che coinvolge entrambe le squadre.
Kevin Millar e Trot Nixon se la prendono con il lanciatore Tanyon Sturtze degli Yankees, che esce con un orecchio insanguinato.
I Red Sox vinceranno 11-10.


CHICAGO WHITE SOX V CHICAGO CUBS (2006)
Bastò un Sacrifice Fly di Brian Anderson per accendere la rissa.
Infatti il catcher dei White Sox A.J. Pierzynski mentre passava da casa base con una spinta buttò a terra il catcher dei Cubs Michael Barrett.
Barrett si alzò e prese a pugni in faccia Pierzynski, poi tutti in campo, tifosi agitati sugli spalti.
Ci sono voluti 15 minuti per gli arbitri per capire chi doveva essere espulso.
Barrett è sospeso 10 partite, i Cubs persero 7-0, la rivalità da quel giorno se è possibile è ancora aumentata.


FLORIDA MARLINS V WASHINGTON NATIONALS (2010)
L'esterno Nyjer Morgan è sempre stato noto per il suo carattere coraggioso ed atteggiamento aggressivo.
Il 1 settembre 2010, Chris Volstad starter dei Florida Marlins lo colpì con un lancio, allora Morgan partì da casa base per prendersi la sua vendetta.
Si era 15-5 Marlins nel settimo inning.
Prima che Morgan potesse colpire Volstad, il primo base Gaby Sanchez che correva dalla prima base appunto è stato in grado di buttare Morgan giù.
Molteplici furono le espulsioni, seguite dalle sospensioni.
Morgan ha ricevuto una sospensione di 8 partite.


ST.LOUIS CARDINALS V CINCINNATI REDS (2010)
Con i Reds e Cardinals in lotta per il primo posto nella NL Central, la partita non poteva che essere tesa.
Questa rissa officiosamente iniziò la sera prima.
Il seconda base Brandon Phillips dei Reds disse: "Tutti i Cardinals stanno sempre a lamentarsi per qualsiasi cosa".
Quando Phillips andò a battere per la prima volta, colpì con qualche colpetto di mazza i parastinchi del catcher Yadier Molina.
Molina lo guarda storto e poi ben presto inizia un faccia a faccia durissimo tra i due che si trasformò in una rissa con entrambe le squadre a strattonarsi e a fare a pugni.
Per Jason LaRue dei Cardinals una commozione cerebrale ed altri giocatori sono rimasti feriti durante la rissa.


SAN DIEGO PADRES V LOS ANGELES DODGERS (2013)
A scatenare questa rissa (e a rimetterci) è stato Zack Greinke, lanciatore dei Dodgers.
Sul punteggio di 2-1, nel corso del sesto inning, con 0 out ha colpito con un lancio l'esterno Carlos Quentin che di tutta risposta ha buttato la mazza a terra per cercare lo scontro.
Tutti in campo verso i due coinvolti ma Quantin riesce a raggiungere prima Greinke per regolare i conti.
Il forte pitcher dei Dodgers rimedierà la frattura della clavicola, poi espulsi: l'esterno dei Padres, ma anche l'esterno dei Dodgers Matt Kemp e Jerry Hairston Jr.
Don Mattingly, manager dei Dodgers, a fine match dirà che Quentin era stato colpito dal lancio involontariamente.
Inoltre etichettò Quentin come "stupido".


LOS ANGELES DODGERS V ARIZONA DIAMONDBACKS (2013)
Tutto è cominciato quando Puig dei Dodgers è stato colpito da un lancio.
Poi Greinke dei Dodgers ha colpito Miguel Montero ed ha avuto inizio la prima rissa.
Greinke questa volta ha fatto del suo meglio per rimanere fuori dalla rissa dopo essersi rotto la clavicola in una rissa precedente all'inizio della stagione (la citata contro San Diego).
Volano pugni, spinte e calci e il rilievo dei Dodgers J.P. Howell gettò l' allenatore Turner Ward di Arizona contro la ringhiera dove era posta la telecamera.
In seguito Greinke è colpito dal lanciatore avversario Ian Kennedy (subito espulso), scatenando la seconda rissa sul campo da gioco con tutte le squadre sul terreno di gioco.


CHICAGO WHITE SOX V KANSAS CITY ROYALS (2015)
Jeff Samardzija aveva colpito Lorenzo Cain, il quale urlò verso l'arbitro alla intenzionalità.
Yordano Ventura, multato appena tre giorni prima per aver colpito intenzionalmente il giocatore degli Oakland A's Brett Lawrie al termine di un'altra serie movimentata, aveva ricevuto un groundball direttamente dalla mazza dell'esterno centro dei White Sox.
Ventura, che aveva colpito nella bassa del quarto il gomito di Abreu con una fastball a 98 miglia orarie, insulta Eaton che subito risponde a tono.
Velocemente arrivano gli arbitri di casa base a separare i due giocatori ma la situazione degenera.
All'altezza della prima base si scatena una mischia nella quale, insieme a spinte, vola anche qualche pugno.
Lorenzo Cain provoca Samardzija che prova a colpirlo.
Il pugno di Samardzija non arriva a destinazione mentre ne incassa uno dall'altro lanciatore dei Royals Edinson Volquez.
Con due out nella parte alta del quinto Chris Sale aveva colpito con una slider Mike Moustakas.
Nel settimo inning vengono espulsi l'esterno Lorenzo Cain ed i lanciatori Volquez e Ventura per i Royals insieme ai due assi della rotazione White Sox Chris Sale e Samardzija come effetto della rissa iniziale tra Yordano Ventura ed Adam Eaton.
Ventura sarà coinvolto anche in altre risse, tipo quella del 2016 contro gli Orioles e Manny Machado.


TORONTO BLUES JAYS V TEXAS RANGERS (2016)
Era una delle tante riproposizioni delle ALDS del 2015 tra Blues Jays e Rangers: diverse risse in campo ed incontro di Boxe tra Odor e Bautista..
Tra Blue Jays e Rangers non corre buon sangue, soprattutto dopo che i canadesi posero fine alla post-season dei texani dopo essere stati sotto nella serie per 0-2 (terza franchigia nella storia delle DS a riuscirci).
Durante la decisiva Gara 5 ci fu una chiamata controversa, con gli arbitri a discutere per oltre 50 minuti mentre dalle gradinate volava di tutto sul diamante.
Alla fine venne considerato valido il punto segnato da Odor che portò momentaneamente in vantaggio Texas.
Tra i giocatori erano rimasti dei conti in sospeso e nel corso della terza gara della serie 2016 sono esplosi.
Nel corso dell'ottavo inning il rilevo di Texas, Matt Bush, colpisce Jose Bautista, il quale, a seguito della battuta successiva, corre verso la seconda e scivola su Rougned Odor nel tentativo di rompere un tentativo di doppio gioco.
Bautista e Odor hanno qualcosa da dirsi, entrano in contatto e il seconda base di Texas colpisce con un pugno al volto l'esterno destro di Toronto.
Da qui la prima rissa con tutti i membri delle franchigie sul diamante.
Nella parte bassa dello stesso inning il rilievo dei Blue Jays, Jesse Chavez, colpisce Prince Fielder e il "bench-clearing" si ripete.
Alla fine verranno squalificati ben 14 tra giocatori e staff, incluso il manager di Texas John Gibbons (3 partite), che si è lasciato trascinare dagli eventi invece di sedare gli animi.
Per Rougned Odor (8 partite).



Secondo invece FoxSports, questi sono i più cattivi della storia, classifica ovviamente soggettiva ma allo stesso tempo condivisibile essendoci diversi dei protagonisti menzionati prima nelle risse appena viste:




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martedì 2 agosto 2016

La Storia Di Jack Molinas e Lo Scandalo Point Shaving (Anni 50 e 60)

Negli anni 30, l'ebreo Louis Molinas e tre soci gestivano il Glen Island Casino (New Rochelle, New York), locale che vendeva alcolici in tempo di proibizionismo.
Nel 1942 i quattro acquisirono anche l’Eagle Bar And Grill.
In quegli anni Coney Island (Brooklyn) era soprattutto il regno di Joe Bananas, boss siciliano trasferitosi a New York.
Bananas era il braccio destro di Charles "Lucky" Luciano ("Lucky" in quanto accoltellato a 32 anni da sconosciuti più volte alla gola ma salvatosi non si sa come. Mai errore più grande visto quello che di lì a poco diventerà).
L’Eagle Bar andava alla grande ma doveva sottrarre, ai profitti lordi, l’alcol che “spettava” agli affiliati a Cosa Nostra e la mazzetta di 200 dollari settimanali da versare ai poliziotti.
In questi giri loschi Molinas senior venne arrestato con l’accusa di aver venduto alcol a un minore.
A 12 anni Jack Molinas, suo figlio, iniziò a giocare a basket.
Alto, agile e magro, divenne un giocatore dominante.
Stava nascendo un grande giocatore, ma assieme a lui si stava sviluppando una mente criminale.
Jack cambiò quando conobbe Solomon Hacken, detto Joe Jalop.
Joe Hacken decise presto che sarebbe diventato uno scommettitore professionista.
A diciotto anni aveva già truccato con successo la prima partita di basket.
Due pezzi grossi di Cosa Nostra come Frankie Carbo e Frank «Blinky» Palermo inserirono quel ragazzino così promettente nel loro business principale, i match truccati di boxe.
Hacken capì subito che Jack Molinas sarebbe diventato una stella del basket, e quindi un prezioso alleato.
Per questo lo avvicinò, alternando piccoli favori a lezioni su quote e point spread (handicap).
Nel 1944, Molinas 12enne, grazie ad Hacker piazzò la prima scommessa: otto dollari su una partita degli Yankees.
Jack perde e vede avvicinarsi il disastro, perché tre di quegli otto dollari li ha presi a prestito da un amico.
Il bookmaker però lo grazia dicendogli che è troppo giovane per scommettere.
S'iscrisse a Stuyvesant High School dove conobbe Stan Maratos e Paul «Whitey» Brandt.
Brandt in particolare era il perfetto complemento per «Mole», di cui sarebbe stato uno dei pochissimi veri amici fino all’ultimo giorno.
Nel 1946, 5 giocatori del Brooklyn College vennero espulsi e incriminati per aver truccato delle partite (traditi da un’intercettazione telefonica ordinata per tutt’altre questioni: furto di merci).
Per scommettere sulle partite della sua Stuyvesant senza compromettere il risultato vittorioso bastava sbagliare un canestro o perdere accidentalmente un pallone, riducendo lo scarto finale al di sotto dello spread.
Il padre Louis conosceva molto bene i tavoli dove Hacken organizzava il proprio business.
Così nel 1948 negò al figlio il permesso di raggiungere i compagni per giocare la finale di un torneo importante.
Ma tra una bugia e l'altra, Molinas figlio riuscì ad eludere i divieti.
Come detto frequentò la Stuyvesant High School e si laureò alla Columbia University nel 1953.
Con la squadra di basket della sua università ottenne il record per il maggior numero di punti segnati in una singola partita.
Rapido e forte, aveva un ottimo tiro ed era un rimbalzista di grande istinto e intelligenza.
A Columbia, Molinas battè ogni record.
Totalizzò 18 punti di media a partita e la sua prestazione da 31 rimbalzi, contro Brown, è tuttora uno dei primati dell’ateneo.
Da Sophomore, Molinas fu sospeso per un semestre per aver scagliato dalla finestra uno specchio.


SCANDALO POINT SHAVING DEGLI ANNI 50
Lo scandalo del Point Shaving (cioè fixing match che prevede la copertura di un dato handicap) che vide coinvolti 33 giocatori ed esponenti del crimine organizzato scoppiò nel febbraio 1951.
In tutto furono 7 i college coinvolti, 4 dell’area metropolitana di New York (CCNY, NYU, Long Island University e Manhattan College) e tre del Midwest (Bradley, Kentucky, Toledo).
Oltre 30 giocatori coinvolti.
Gran parte dei giocatori-chiave erano membri dei City College Beavers (campioni NCAA e NIT)e della Bradley University (nella stagione 1949-50).
A Bull Spivey, miglior giocatore del torneo NCAA 1951, fu revocato il premio (poi rimasto vacante).
Accusato da un compagno, in verità non venne mai giudicato colpevole
A CCNY fu impedito di giocare al Madison Square Garden.
Il 18 febbraio 1951 l’allora procuratore distrettuale di New York, Frank Hogan, dispose l’arresto di 7 persone accusate di aver cospirato per "aggiustare" il risultato di partite del college.
Tra le persone prese in custodia c’erano le tre stelle della CCNY campione nazionale nel 1950: l’ala All-American Ed Warner  il centro Ed Roman e la guardi Al Roth
Quando CCNY sconfisse Temple 95-71 mentre ritornavano a New York trovarono una brutta sorpresa: la polizia a aspettarli.
Furono eseguiti diversi arresti.
Jack Molinas ai tempi iscritto con Columbia University non fu arrestato quell’anno, bensì dopo che la NBA lo aveva sospeso per scommesse.
Il suo nome venne associato allo scandalo del 1951 per via delle puntate da lui fatte sulla squadra di college in cui all’epoca giocava.
Lo scandalo ebbe effetti nefasti sull'intero movimento e sull’ambiente del Garden, e in generale di New York, l’anticamera della corruzione.
La NCAA non programmò partite del torneo nell’area newyorchese fino al 1982.
E quando finalmente lo fece, ospitò incontri del primo e del secondo turno al Nassau Veterans Memorial Coliseum a Long Island.
Kentucky, che venne squalificata per la stagione 1952-53, fu l’unico programma coinvolto che riuscì a sopravvivere allo scandalo.
Nessuno ha però sofferto più di CCNY e LIU.
In seguito alla scoperta di altre irregolarità, CCNY ha di molto ridimensionato il proprio dipartimento sportivo.
LIU ha chiuso baracca e burattini dal 1951 al 1957 ed è tornata in Division I solo dagli anni 80.


LA BREVE APPARIZIONE DI MOLINAS IN NBA: SOSPENSIONE A VITA, ARRESTO E MORTE
Tornando a Molinas, lasciata Columbia, nel 1953, fu la prima scelta dei Fort Wayne Pistons della NBA.
Nella prima metà della sua stagione da matricola, Molinas si comportò da fuoriclasse autentico tanto da essere selezionato per l’All-Star Game del 1954 in programma al Madison Square Garden.
Ma 10 giorni prima del grande evento il suo nome fu cancellato non solo dall’All-Star Game ma dalla NBA.
Nel frattempo era diventato un uomo di riferimento di gangster mafiosi del livello di Vincent Gigante (ex pugile, poi fintosi pazzo per evitare il carcere) e Tommy Eboli (altro grande scommettitore che una volta salì sul ring ed aggredì l'arbitro: a suo dire parteggiava per l'atleta su cui non aveva scommesso).
In totale comunque Molinas giocherà solo 29 partite in NBA, prima di essere bandito a vita dalla lega per aver truccato e scommesso su diversi incontri ai tempi dell'università.
Sospeso a vita per gli scandali delle scommesse: non solo fu coinvolto nello scandalo delle scommesse del '51, ma anche in quello enorme del '61 che vide coinvolti centinaia di giocatori.
In quattro anni, dal 1957 al 1961, controllò 43 partite e 476 giocatori.

«I miei cosiddetti crimini non hanno danneggiato alcuno, salvo qualche scommettitore e un po’ di allibratori»

In realtà, a livello di scommesse, il buon Jack non ha mai avuto nessuna tipa di remore o di limite.
Come quando cercò di drogare/addormentare un pugile per potergli scommettere contro.
O quando usò un telecomando per produrre una scossa elettrica stimolante nell’orecchio del cavallo su cui aveva puntato.
Molinas arrivò a ridurre la corrente elettrica in una sala scommesse per rallentare gli orologi e poter lasciare aperte le puntate su corse in realtà già terminate.
Sino ad usare da dentro una prigione una macchina falsificatrice di firme per incassare assegni non proprio leciti.
Nel giro vennero coinvolti anche i giocatori Roger Brown e Connie Hawkins che non truccarono mai un incontro, ma ricevettero denaro sporco da Molinas.
Quando scoppiò lo scandalo, nel 1961, i due subirono una squalifica a vita dall’NCAA e dall’NBA.
Per il suo crimine Molinas venne condannato a una pena detentiva dai 10 ai 15 anni, ottenendo però la libertà vigilata dopo 5 anni di carcere.
Uscito di prigione si trasferì a Los Angeles dedicandosi al gioco d'azzardo e ad alcuni progetti imprenditoriali poi naufragati.
A causa dei grossi debiti accumulati con la malavita, venne assassinato da un sicario con un colpo di pistola all'alba del 3 agosto 1975 nel giardino di casa sua a Los Angeles.
L’anno prima era stato assassinato il socio d’affari Bernard Gusoff: gli investigatori scoprirono che Jack aveva stipulato un’assicurazione sulla vita del collega del valore di mezzo milione di dollari.
Brown trovò lavoro alla General Motors, nel turno notturno come metalmeccanico, poi arrivò nel 1967, inaspettata, l'offerta di una franchigia ABA: gli Indiana Pacers.
I Pacers furono i Celtics della Lega dei Fuorilegge.
Cinque finali, tre anelli e una continuità ad alto livello pazzesca.


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giovedì 28 luglio 2016

Cos'è Il Doping Meccanico: Tecniche e Tipi Di Motore

Un reportage andato in onda sulla TV France 2 e intitolato “Moteur, Ca Tourne” mostrò per la prima volta motori nascosti all’interno delle bici in corse professionistiche (Doping Meccanico) e rilevati da telecamera termiche utilizzate in moto o nei pressi della strada.
La telecamera lavora sulla differenza di temperatura tra la bici e il calore prodotto dal motore (range tra 40 e i 200 watt).
Vengono mostrate immagini registrate con una telecamera termica che dimostrerebbero come 7 partecipanti alla Strade Bianche di Siena e alla Coppi & Bartali abbiano corso con motorini elettrici nascosti nel telaio.
In 5 casi i motorini erano nel movimento centrale e spingevano sui pedali.
In 2 nel pacco pignoni, per fornire trazione posteriore alla bici.
La telecamera termica mostra sensibilissime variazioni di temperatura: calore generato da un motore.
L'UCI, un po' a caso, controlla periodicamente i corridori all'arrivo (sia nelle classiche che nei grandi giri).
La bici viene sigillata con una fascetta e portata dietro al palco delle premiazioni, dove l’UCI predispone una tenda accessibile solo agli ispettori.
Sempre nello stesso reportage si vedono le immagini di un controllo a sorpresa a Contador durante il Giro D'Italia.
Le immagini mostrano Faustino Munoz, storico meccanico dello spagnolo, armeggiare attorno alla ruota della sua bici e all’orologio che portava al polso.
E poi, con una seconda telecamera nascosta, gli strumenti di controllo usati nella tenda: un martello con cui lo stesso Munoz smonta il movimento centrale (davanti ad un ispettore distratto).
La ruota non viene nemmeno toccata, eppure anche lì si può nascondere un doping meccanico (ruota ad induzione magnetica).
I federali preposti alle ispezioni s'aggirano anche tra le carovane e le ammiraglie dei corridori con un tablet per verificare la presenza, fra le bici sui tetti delle ammiraglie, di motori spenti.
Usano apparecchi chiamati teslametri, che non possono garantire la stessa attendibilità dei visori termici per la natura del campo magnetico.


CASI SOSPETTI
Già nel 2010 fece molto discutere un video che mostrava delle improvvise accelerazioni in alcune corse del ciclista svizzero Fabian Cancellara, ma anche in quel caso non c’erano abbastanza elementi per dire con certezza se era Cancellara a essere particolarmente forte o se era la sua bicicletta a essere truccata.
Un altro caso sinistro che ha lasciato molti perplessi riguarda il ciclista canadese Ryder Hesjedal, vincitore del Giro 2012.
Alla settima tappa della Vuelta 2014, Hesjedal cade in una curva a sinistra, scivola per qualche metro sul fianco sinistro con il pedale destro agganciato.
Poi, quando è praticamente fermo, si sgancia e appena la ruota posteriore tocca terra la bici riprende repentinamente velocità.
Compie un giro di 180° con la leva del freno sinistro a terra che fa da perno, quello che i motociclisti chiamano “burnout”, bloccato dall’impatto contro la moto di un cameraman che gli passa sopra mentre il canadese cerca goffamente di riacciuffare la sua bici.


IL PRIMO CASO UFFICIALE
I sospetti sono diventati certezze il 30 gennaio 2016 quando, ai Mondiali di ciclocross di Zolder in Belgio, la ciclista belga Femke Van Den Driessche è stata trovata in possesso di una bici effettivamente dotata di un vero e proprio motore elettrico.

Verdy: «Lo scorso luglio ci arrivarono informazioni attendibilissime sull’uso di motori al Tour, con nomi e cognomi di atleti top. Avvertimmo l’UCI: nessuna risposta, nessun controllo»

La bici non risulta essere stata utilizzata in gara ma è stata trovata fra quelle a disposizione di Van Den Driessche.
È il primo caso del genere nel ciclismo professionistico, sebbene della tecnologia in questione si parli già da diversi anni.
La belga si è vista infliggere 6  anni di squalifica, una multa di 20.000 franchi svizzeri e il pagamento delle spese del procedimento oltre, alla restituzione di medaglie e premi in denaro ricevuto nel periodo coperto dalla squalifica.
Van Den Driessche si è difesa dicendo che la bicicletta sequestrata dagli ispettori non è sua, ma di un amico che aveva provato il percorso prima della gara e poi ha lasciato la bici con il motore tra quelle della sua squadra.


TECNICHE DI DOPING MECCANICO ED ELETTROMAGNETICO
Il propulsore viene nascosto nel tubo verticale (come nel caso della Belga) o addirittura nella ruota posteriore: può arrivare a costare anche 200 mila euro.
Doping meccanico il primo, con un motore che muove il movimento centrale tramite un ingranaggio conico (ora in plastica per renderlo silenzioso).
Elettromagnetico il secondo, con la ruota di trazione assistita dall'emissione di energia.
Ad esempio il motore Gruber Assist non sostituisce la pedalata del ciclista, ma l'assiste.
Lungo 22cm è composto dall’unità di motore, un ingranaggio planetario, e un innesto a ruota libera. Il motore viene inserito da sopra, nel tubo verticale piantone, ed è innestato attraverso un ingranaggio fonico, in modo permanente sul perno della pedivella.
Premendo un pulsante posto sul manubrio, per un secondo, il motore si accende; premendo il pulsante per una seconda volta questo viene disattivato.
Se si tiene premuto per 3 secondi è possibile memorizzare il giro di pedalate al minuto con le quali il motore l’assiste.
Sotto le 30 pedalate al minuto il motore dopo 3 secondi si spegne automaticamente.
Premendo il pulsante per un secondo il motore tornerà ad agire con il giro di pedalate al minuto memorizzate in precedenza.
Il Vivax Assist, evoluzione del metodo precedente, funziona più o meno come il motore di una bicicletta elettrica, solo che lo fa in maniera invisibile, occupando pochissimo spazio: il piccolo motore a batteria può essere nascosto facilmente nel telaio della bicicletta.
Il motore pesa circa 2 chili e può essere azionato da un pulsante collocato sul manubrio, vicino alla leva dei freni.
Il Vivax Assist può generare una potenza di quasi 200 watt: più che sufficiente a un corridore professionista per staccare, senza il minimo sforzo, tutti i suoi rivali.
 In un video del 2011 Davide Cassani afferma che una bicicletta dotata di una tecnologia simile esiste dal 2004 e che l’ha ricevuta da un meccanico, che gli ha detto di sapere che alcuni ciclisti professionisti l’avevano usata in gara.
«Vi potrei dire che se io corressi con questa bicicletta potrei vincere delle tappe al Giro d’Italia, nonostante abbia cinquant’anni», dice Cassani.
Esistono anche propulsori cilindrici da 200 watt (non modulabili) inseribili nel tubo obliquo. Testandolo sulla salita, le telecamere termiche hanno individuato macchie che si accendono in salita e si spengono in discesa sul movimento centrale (mostrando comunque delle anomalie quindi sono rintracciabili diciamo).
La ruota ad induzione magnetica è una carcassa in carbonio con inserite all’interno placche magnetiche al neodimio.
Grazie a un “ponte” generato da un magnete a spire nascosto sotto la sella, permette di guadagnare almeno 60 watt.
La ruota non è rintracciabile ai controlli se non si usa un rilevatore di campo magnetico potentissimo.
Costa oltre 50 mila euro ed è nella disponibilità di pochissimi atleti.


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mercoledì 27 luglio 2016

I Circuiti Americani Più Pericolosi: NASCAR, F1, Indycar e Moto

La Daytona International Speedway è sede della Daytona 500, la gara NASCAR più prestigiosa.
Daytona è famosa anche per la 200 Miglia.
Difficile credere che a fine anni 40, la città della Florida ospitava un circuito balneare!
La pista fu inaugurata nel 1959 fino ad allora le gare si svolgevano sulla spiaggia cittadina, un "circuito naturale" garantito da una spiaggia costantemente battuta dalle maree e quindi molto compatta. La Daytona 200 divenne leggendaria proprio sulle dune di Daytona Beach il tracciato sabbioso era lungo 3,2 miglia per poi passare a 4,1 miglia nel 1948 (circa 6,6 km).
Dopo ben 18 edizioni (la prima nel 1937) la gara nel 1960 traslocò sul nuovo circuito per questioni di sicurezza: le moto ormai raggiungevano velocità tali da rendere troppo pericoloso lo svolgimento della corsa su un terreno "naturale". Quanto ad oggi è uno dei circuiti in cui vengono utilizzate "piastre" (Air Restrictor) per diminuire la potenza delle vetture quindi la velocità.
Questa politica venne applicata soprattutto a causa del drammatico incidente accorso a Bobby Allison a Talladega (Alabama) nel 1987. Detto questo, incidenti (anche mortali) hanno continuato a verificarsi a Daytona anche dopo l'applicazione del limite dei cavalli. Sono frequenti gli incidenti con 5 o più vetture coinvolte ("Big One").
Questo circuito leggendario è costato la vita a 36 piloti (e non solo) nel corso degli anni.
Incidenti includono normali incidenti, attacchi di cuore ed altri membri delle squadre travolti in qualche modo. Tra le vittime illustri si ricordano Billy Wade, Don MacTavish, Prince, Hassler, Don Williams, Bruce Jacopi, Joe Young, Booher, Bonnet, Orr ma probabilmente la morte più illustre fu quella di Dale Earnhardt Sr. (detto "Intimidator" per la sua aggressività al volante), che è stato ucciso durante il giro finale del Daytona 500 (anno 2001) quando sbattè contro il muro a 160 mph. Si ricordano anche i 30 spettatori feriti nel 2013. 



Il Talladega Superspeedway, conosciuto anche come 'Dega, è un circuito sito in Alabama.
E’ l’ovale più lungo del campionato NASCAR con i suoi 4283 metri di lunghezza.
Il gemello di Daytona (così viene definito) ha dalla sua un’ ampiezza di tracciato ineguagliabile per ogni altro tipo di circuito dato che si riesce a correre in ben quattro file di auto affiancate.
Un altro singolare record sono i 36° di pendenza alle curve 1 e 2 che fanno del 'Dega il tracciato più inclinato nella NASCAR.
Entrambi sono dei SuperSpeedway quindi poco freno ed acceleratore al massimo, una delle caratteristiche principali sono il numero spropositato di incidenti con le auto che corrono fianco a fianco separati da centesimi di secondo ed infine l’alta probabilità di un arrivo in volata a 42 auto.
Si ricordano vittime quali Larry Smith e Tiny Lund negli anni 70.
Dopo l'incidente di Edwards nel 2009, venne installata una nuova rete di protezione in acciaio (quella precedente era di metallo fragile) nel rettilineo principale, installata anche nel rettifilo di fondo a inizio 2010. Negli anni 90, prima dell'installazione degli Air Restrictor, era (con Daytona) il circuito più veloce della Nascar. Bandito dalle Indycar visto che si superavano i 400 km/h.



Charlotte Motor Speedway venne progettato da Bruton Smith nel 1959 a Concord (nei pressi di Charlotte appunto). La prima gara mondiale 600 NASCAR si tenne lungo i 2,4 km del Motor Speedway il 19 giugno 1960. Il circuito vide un alto numero di decessi.
Basti dire che Russell Phillips nel 1995 fu il nono pilota a perire da quando la pista venne aperta nel 1960. Fireball Roberts e Jimmy Pardue morirono nel 1964, Harold Kite un anno più tardi.
David Gaines nel 1990 vicino al luogo che vide morire Batson nel 1992 con la macchina che prese fuoco. Blaine Oxendine morì nel 1974, Thomas DeBlass su moto nel 1978.
Si ricorda inoltre che nel 2000, una parte della passerella del bridge dove erano assiepati i fans cadde su una strada a Concord. In totale, 107 fan rimasero feriti quando la parte alta 5 metri e rotti del ponte crollò. Gli investigatori dissero che l'azienda (Tindall Corp) che costruì il ponte, utilizzò un additivo improprio mescolato con il cemento per velocizzare il tutto.
L'additivo era cloruro di calcio, che corrose i cavi in acciaio della struttura determinando il crollo.



La Indy 500, ovvero l'Indianapolis Motor Speewday, è sicuramente la gara più prestigiosa al mondo: tutti vogliono vincerla almeno una volta in carriera.
Del resto, varcato l'ingresso, si legge «The Racing Capital Of The World», la capitale mondiale delle competizioni. E le tribune con 225mila spettatori in totale sono imponenti.
Ma la pericolosità di questo circuito è inaudita. Dal 1909, 56 persone sono state uccise su questo circuito. La pista 2,5 miglia è un ovale rettangolare con due lunghi e due brevi rettilinei.
I tratti più lunghi permettono alle automobili di aumentare la velocità di molto.
Le velocità medie possono essere ovunque nell'intervallo 160-230 mph a seconda della gara.
Molte vetture hanno coinvolto fatalmente anche meccanici ed altri operatori di gara.
All'aumentare della velocità c'è una perdita di trazione, di solito negli angoli.
Si ricordi a questo proposito quando nel 2003, Tony Renna perse la vita e il controllo del suo veicolo sbattendo contro le recinzioni.
Per quanto riguarda la F1, nel nuovo millennio si tornò a gareggiare sulla celebre pista della 500 Miglia. Venne però costruito, all’interno del catino, un circuito stradale che si snodava tra i parcheggi e le strade di servizio e più adatto a far correre le moderne monoposto, il quale utilizzava solo in parte il velocissimo anello (per la precisione, la curva 1 del catino ed il rettilineo di arrivo, da percorrere in senso di marcia opposto a quello abituale).
Nel 2005, la gara vide solo sei piloti al via a causa del ritiro alla fine del giro di ricognizione delle vetture gommate Michelin per problemi di sicurezza.
La casa francese non ritenne sufficientemente affidabili le proprie gomme per la percorrenza ripetuta della curva finale sopraelevata a velocità di gara, specie dopo l’incidente occorso al tedesco della Toyota Ralf Schumacher nelle prove libere.



Il Longhorne Speedway era un circuito sito a Langhorne, periferia nord di Philadelphia (Pennsylvania). Ospitò sia gare automobilistiche che la NASCAR dal 1949-1957.
Il paesaggio del famoso autodromo è stato alterato dopo che venne disputata l'ultima gara più di 40 anni fa. Quasi immediatamente dopo la chiusura di Langhorne, la zona è stata rasa al suolo per far posto a un centro commerciale. Inaugurato nel 1926, si trattava di una circolare strada sterrata di un miglio. La pista divenne noto come uno dei circuiti più pericolosi al mondo.
Larry Mann, Frank Arford, Bobby Marvin, John McVitty, Joe Russo, Mike Nazaruk e Jimmy Bryan persero la vita su questa pista. Molti altri piloti noti sono stati coinvolti in incidenti gravi, a causa delle alte velocità raggiunte sulla strada in sterrato. Nel 1965, qui venne compiuta una delle rimonte più spettacolari della storia con Mel Kenyon protagonista.
Kenyon dopo essere rimasto ferito, tornò a correre per posizionare terzo alla Indy 500.



Il Watkins Glen International (New York) ospitò per ben 15 volte la F1 ma anche Indycar e la NASCAR. Il Glen era un circuito veloce ma allo stesso tempo molto pericoloso: nel 1969 Graham Hill ebbe un incidente in cui riportò gravi fratture alle gambe.
Nel 1973 morì nelle prove Francois Cevert e l’anno dopo perse la vita Helmuth Koinig, un altro giovane e promettente pilota.
Nel 1981 fu abbandonato per questioni di organizzazione e soprattutto di sicurezza.



Il Fair Park Dallas (Texas) durò pochissimo in F1 (e in generale).
Era un tracciato automobilistico occasionale, disegnato attorno allo stadio Cotton Bowl.
Era costituito da ben 23 curve, molte delle quali ad angolo retto.
Numerose anche le chicane, costituite dalle curve 7 e 8, 10 e 11, 12 e 13, e infine 17 e 18.
Ciò nonostante, la pista offriva molte chance per il sorpasso, grazie anche a vetture poco aerodinamiche e alla presenza di rettilinei medio-lunghi tra le curve 9 e 10, 13 e 14, e 18 e 19, dove con una buona accelerazione in uscita era possibile sfruttare la scia e tentare l'azzardo nella 'staccata' successiva.
I muretti che delimitavano la carreggiata rappresentarono una vera e propria sfida per i piloti, divenendo teatro di numerosi incidenti
L’unica gara disputata a Dallas nella storia F1 vide alcuni eventi drammatici: nel corso delle prove, Martin Brundle si fratturò le gambe in un incidente con la sua Tyrrell Ford.
Il giorno della gara, l’asfalto presentò problemi in alcuni punti particolarmente impegnativi e i commissari decisero di annullare il warm-up per permettere i lavori di riparazione, riducendo di dieci giri la lunghezza prevista della gara.
La corsa vide numerosi incidenti contro i muretti e venne interrotta allo scadere delle due ore.
Il caldo torrido provocò anche un malore a Nigel Mansell, vittima di un guasto al cambio nei pressi del traguardo e costretto quindi a concludere la gara spingendo la propria vettura.



Dopo Dallas, la F1 scelse il Detroit Street Circuit: il circuito si snodava tra le strade attorno al Renaissance Center, delimitate da guardrail e da muretti in cemento.
Circuito molto tortuoso e con una sede stradale piuttosto stretta, delimitata da muretti realizzati con blocchi di cemento. La prima gara disputatavi venne interrotta al sesto giro per incidente e poi definitivamente dopo 62 giri per il raggiungimento del limite massimo delle due ore.
Per la cronaca venne vinta da John Watson su Mclaren per somma di tempi.
Poco dopo la F1 abbandonò anche Detroit.



Il Raceway Laguna Seca (California) è un tracciato infido teatro di carambole pazzesche, nonchè uno dei circuiti più pericolosi al mondo.
Per via dei muretti abbastanza vicini, delle scarse vie di fuga e del mitico "Cavatappi".
Costruito nel 1957 e lungo 3600 metri, più che per automobilismo, viene utilizzato in motomondiali o Superbike. La configurazione della pista è diversa dalle altre piste del resto del mondo.
La sezione più famosa è senz'altro quella di cui fa parte il Cavatappi, una chicane spettacolare posta in cima alla collina, che si affronta a 80 km/h e che si snoda su di un dosso molto inclinato.
Un altro punto del circuito da tenere in considerazione è il rettilineo del traguardo, molto corto e con due lievi cambi di direzione dove viene raggiunta la velocità massima, che per le moto delle categorie Superbike e MotoGP è di circa 270 km/h, mentre per le auto di classe LMP1 si sfiorano i 300 km/h.
Nella gara MotoAmerica, tra gli altri, si ricordano 2 morti nel 2015, un'altra carambola pazzesca fu nel 1998 quando Laguna Seca rappresentava il GP USA di Superbike (nel medesimo punto in cui i due piloti persero la vita nel 2015).



Un altro circuito molto difficile è Road America (Wiscosin).
Caratterizzato da continui saliscendi e da un rettilineo principale dove si superano i 300 km/h di velocità di punta. Tra i punti caratteristici del tracciato vi è la curva "the kink", una veloce e pericolosa piega a destra posta su un dosso situato nella zona ovest del circuito, priva di via di fuga.
Nel 2003 questa curva ha visto l'unico ritocco alla pista nella sua storia dovuto all'aggiunta di una chicane opzionale denominata The Bend, resosi necessario per aumentare la sicurezza dei motociclisti, che affrontavano "the kink" a velocità superiori a 200 km/h rischiando di impattare col muro di cemento adiacente alla pista (visto l'impossibilità di ampliare le vie di fughe, dato che alle spalle del muro si trova una ferrovia molto trafficata).


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domenica 24 luglio 2016

La Storia Di Sam Allardyce: Metodo Scientifico, Prozone e Yoga

"A me questa stronzata del tippy-tappy non piace proprio. Porta la palla nel campo avversario più in fretta che puoi e mandala avanti oltre la difesa: questo è decisamente il miglior attacco. Che la smettano di parlare di bel calcio che non ne sanno proprio nulla"

Il successore di Roy Hodgson sulla panchina della nazionale inglese sarà Sam Allardyce, detto anche Big Sam. Scavalcata quindi la concorrenza di Steve Bruce dell'Hull City, Eddie Howe del Bournemouth, Glenn Hoddle e il CT degli USA Jurgen Klismann. Dopo 1 anno alla guida del Sunderland, il tecnico classe 1954 saluta i Black Cats. Appena il giorno prima aveva guidato la formazione biancorossa nell'amichevole pre-campionato ad Hartlepool. Allenatore burbero, tosto e spesso predisposto al litigio. I detrattori ovviamente non hanno tardato a manifestarsi: Sam non ha mai vinto trofei, è considerato per certi versi antiquato per stile di gioco (i critici gli imputano un ricorso eccessivo al lancio lungo dalle retrovie) e il suo atteggiamento vulcanico è proprio il contrario del pacato Hodgson (anche se non è detto che questo sia un male). La media vittorie in Premier League e del 33,6% (in generale invece del 39%. Media mediocre ma che non contestualizzata con le squadre allenate dice poco e niente. Allardyce, tra l'altro, non è mai retrocesso dalla Premier League). Dalla sua c'è sicuramente un punto di forza non da poco: l'esperienza. È il quarto manager nella storia della Premier League per panchine collezionate: 467, dietro solamente a Sir Alex Ferguson, Harry Redknapp e Arsene Wenger.

Allardyce: "Per me questo è il miglior lavoro possibile. Farò tutto il possibile per aiutare l'Inghilterra a fare bene e per dare alla nostra nazione e nazionale il successo che meritano. Dobbiamo far felice gente e tifosi: tutto il paese deve essere orgoglioso di noi"


LA CARRIERA DA GIOCATORE, PROZONE, OPTA E YOGA
Come giocatore cresce nella squadra locale: il Bolton. Difensore centrale. Negli anni 80 Sunderland, Millwall, Tampa Bay (USA), Coventry, Huddersfield, ancora Bolton, PNE e West Bromwich Albion.
Paradossalmente la sua visione calcistica cambia con l'esperienza negli USA. Per via di aspetti e di un'organizzazione che in Inghilterra veniva ignorata. E' proprio lì che apprende nozioni fondamentali che poi lo contraddistingueranno da manager: fisioterapia, bagni ghiacciati post match, alimentazione sana, idratazione, yoga, metodo scientifico. Allardyce da manager utilizza un approccio scientifico, oltre che la tecnologia e un sacco di statistiche per plasmare le sue squadre. Stiamo parlando della "Prozone". La preparazione tattica e quest'insieme di tecniche matematiche, fisiche e di nutrizione permette alle sue squadre di avere una migliore organizzazione e stabilità difensiva. Prozone ed Opta sono la scienza statistica applicata al calcio. Big Sam maturò questo modo di intendere calcio (e di costruire le squadre) quando negli States incontro Billy Beane (general manager degli Oakland Athletics, squadra di MLB). Venivano prese in considerazione: velocità, corsa, sprint (metriche per il possesso palla) più altre statistiche tattiche, fisiche, tecniche e psicologiche. In poche parole: La Sabermetrica.

Allardyce: "Ho incontrato Billy (Beane) anni fa.  Ho iniziato ad utilizzare quanto appreso nel 2001 al Bolton. Siamo andati anche in America per verificare che la strada intrapresa fosse quella giusta.
Abbiamo ideato una strategia basata su quattro indicatori chiave di prestazioni: tecnici, tattici, fisici e psicologici. Era palese ad esempio che Gary Speed fosse nella parte finale della sua carriera. 
Tuttavia, sapevamo che l'età non era un problema, perché le statistiche che stava producendo dimostravano che avesse meno anni di quelli effettivi. Non era mai stato soggetto a lunghi infortuni, era un giocatore magnifico, fisicamente e tecnicamente eccezionale.  A quel prezzo, fu un affare"
Jay Jay Okocha: "Nel preparare le partite non c'è nessuno come Allardyce. Ha statistiche su ogni cosa ed è in grado di dirti prima cosa succederà nella varie situazioni di gioco: puoi solo ascoltare ed imparare"

Non solo Gary Speed ma anche Ivan Campo, Okocha, Youri Djorkaeff, Fernando Hierro: tutti giocatori sottovalutati in quanto in là con gli anni che però fecero la fortuna del Bolton. Questo progetto verrà portato avanti anche a Blackburn, a Londra con il West Ham e nella breve esperienza con il Sunderland. Allardyce ha anche una reputazione per l'utilizzo di "long ball", anche se a suo dire è una percezione assolutamente sbagliata (infatti anche le statistiche lo dimostrano).

Allardyce: "Le accuse di palla lunga sono state formulate da Arsene Wenger, David O'Leary, Graeme Souness e Rafael Benítez dopo che li avevo sconfitti.  Quando sono le loro squadre ad alzare la palla dalle 50 yard è un passaggio elegante, quando lo fanno le mie squadre, è un'azione della disperazione"

Con Benitez litigò e i due si riappacificarono solo 10 anni dopo, quando l'allenatore spagnolo che guidava il Chelsea, invitò Allardyce a bere una birra. Con Wenger invece si ricordano spesso mancate strette di mano (anche se pure questo rapporto con il tempo si è rappacificato). Dati alla mano, Big Sam ha sempre fatto di necessità virtù. La "long ball" era una prerogativa di Bolton e Blackburn, squadre costruite in un certo modo. Infatti lo stesso Bolton segnava la metà dei suoi gol su calcio piazzato. L'arma segreta era proprio lo studio maniacale di statistiche atte alla preparazione dei match.
Un altro aspetto che contraddistingue Allardyce è quello della psicologia.
Michael Bridge (ex giocatore ai tempi del Bolton), ricorda continui incontri fissati tra giocatori ed analisti.


CARRIERA DA ALLENATORE
Nella sua lunga carriera da manager, ha conquistato due promozioni nella massima serie con il Bolton (allenato dal 1999 al 2007) e il West Ham (sua squadra tra il 2011 e il 2015). In realtà la sua carriera inizia in Irlanda alla guida del Limerick (portato nella massima serie irlandese), poi inizia la sua epopea in Inghilterra con il Blackpool . Blackpool che finì la stagione 1994-1995 al 12° posto. L'anno successivo arrivarono terzi, perdendo la promozione diretta all'ultima giornata, per poi essere battuti dal Bradford City in semifinale dei playoff. Tangerines che avevano vinto 2-0 in trasferta alla Valley Parade, per poi perdere 3-0 nella gara di ritorno a Bloomfield Road. Allardyce venne esonerato dal presidente Owen Oyston (mentre quest'ultimo, curiosamente, si trovava in carcere per accuse di violenza sessuale nei confronti di 2 donne). Nel 1997 viene scelto dal Notts County (ormai quasi spacciato), nella sua autobiografia disse che i giocatori "non recepivano" i suoi metodi di allenamento. Tuttavia, portò subito il club alla promozione alla fine della stagione 1997-98. Promozione costruita su una difesa a tre e con 10 vittorie consecutive. Il Notts County battè diversi record: vinse il titolo con un margine di 19 punti e divenne la prima squadra dal dopoguerra ad essere promossa a marzo. Allardyce rimase in carica a Meadow Lane sino al 14 ottobre del 1999, quando si dimise per divergenze di mercato. Nel 1999 approdò al Bolton, all'epoca impegnato nella First Division (oggi Championship).
Allardyce sostituì Colin Todd, che si era dimesso per protestare contro la vendita di Per Frandsen( il club stava cercando di raccogliere fondi da utilizzare per il nuovo stadio: il Reebok).
Assunto con i Wanderers nella parte bassa della classifica, riuscì a portare il Bolton ai playoff perdendo però in semifinale contro l'Ipswich. Bolton che nello stesso anno (2000) mancò la finale di FA Cup sconfitto ai rigori dall'Aston Villa. Allardyce accusò l'arbitro Barry Knight, reo di aver sfavorito il Bolton. Nell'estate 2000 Allardyce vende qualche giocatore e focalizza le risorse disponibili per migliorare le strutture del club e lo staff tecnico, credendo che il denaro speso in queste aree permetterebbe al Bolton di competere con le big (dotate di budget enormemente superiori).
In questa stagione viene promosso in prima squadra il giovanissimo Kevin Nolan.

Ivan Campo: "Allardyce mi ha insegnato tutto quello che so. E' un grande manager, il migliore che ho avuto" (Campo era stato anche allenato da Hiddink, Del Bosque ed Aragones)
Bolton nello stesso anno raggiunse la finale playoff battendo il Preston North End 3-0 ottenendo finalmente la promozione in Premier League. Seguono annate dure per il Bolton sempre a lottare per la permanenza in Premier, sino al 2003/04 quando Big Sam porta i suoi in finale di Coppa di Lega.
Il Bolton perse 2-1 contro il Middlesbrough con Allardyce che accusò l'arbitro Mike Riley di non aver visto un netto fallo di mano di Ugo Ehiogu. Ormai consolidato in Premier League, il Bolton riuscì a mettere sotto-contratto internazionali del calibro di Gary Speed ​​e Fernando Hierro, di 35 e 36 anni rispettivamente (giocatori sottovalutati dai più).

Michael Bridges: "Mi ha aperto gli occhi facendomi conoscere aspetti del calcio per me totalmente oscuri. Nutrizione, analisi tattica, il modo di monitorare i giocatori. Ci faceva studiare gli avversari nei minimi dettagli, organizzava seminari sull'alimentazione: era avanti 100 anni rispetto a chiunque altro"

Dopo un buon inizio di stagione, ad Allardyce viene offerta la panchina del Newcastle United ma lui rifiuta e firma un nuovo contratto di cinque anni con il Bolton. Bolton finì al sesto posto nel 2004-05, qualificandosi per la prima volta nella sua storia in Coppa UEFA. I Wanderers nel 2005-06, si qualificarono ai gironi battendo i bulgari del Lokomotiv Plovdiv e poi superando la fase a gironi dopo aver battuto lo Zenit San Pietroburgo (Russia). In un girone che comprendeva anche Siviglia (Spagna), Beşiktaş (Turchia) e Vitória Guimarães (Portogallo), prima di perdere contro il Marsiglia (Francia) nelle fasi ad eliminazione diretta. Questi grandi risultati per un piccolo club e non certo dal budget florido, misero Allardyce sulla bocca di tutti, visto che venne indicato come successore di Sven-Göran Eriksson sulla panchina inglese (al fianco di Alan Curbishley, Steve McClaren e Martin O'Neill). La scelta poi ricadrà, con risultati disastrosi, su Steve McClaren. Intanto Big Sam chiude all'ottava posizione in campionato.

Kevin Davies: "Sam sa bene come far ambientare i giovani. Sono pochissimi i giocatori che non sono stati felici di essere allenati da lui"

Nel 2006/07, Allardyce acquista Nicolas Anelka dal Fenerbahçe e prova a comprare altri rinforzi.
L'obbiettivo è la Champions League. Tuttavia il rapporto di Allardyce con il presidente Phil Gartside divenne sempre più teso sino a che il 29 aprile 2007, al termine di un emozionante 2-2 contro il Chelsea, Allardyce si dimette (il Bolton era al quinto posto in classifica). Per il Bolton da lì a poco inizieranno anni duri con l'onta della retrocessione in Championship e poi in League One nel 2015/16.

Il 2006 è anche l'anno in cui la BBC accusò alcuni allenatori della Premier League di avere intascato "tangenti" per l' acquisto di giocatori (18 in tutto). Due agenti, veterani del mercato dei calciatori, vennero filmati a loro insaputa mentre parlavano di bustarelle prese da Sam Allardyce (Bolton), da Harry Redknapp (Portsmouth) e da Frank Arnesen (allenatore delle giovanili del Chelsea).

Allardyce: "Nego qualsiasi accusa, ho già affidato la questione ai miei avvocati, con la BBC ci vedremo in tribunale"

La FA aprì immediatamente un' inchiesta, chiedendo la piena collaborazione della BBC.
Le tangenti, secondo la BBC, servivano a persuadere i tecnici a richiedere al proprio presidente l' acquisto di un determinato giocatore: una pratica di cui si sente parlare da anni nel campionato inglese, tanto che la Federcalcio aveva già commissionato un' indagine interna sull' argomento, affidata a Lord Stevens, ex-capo della polizia. Nel 1995 l' allora allenatore dell' Arsenal George Graham fu sospeso per un anno per avere intascato una bustarella da 400 mila sterline, circa 600 mila euro.
Tornando alla questione 2006, circa un anno e mezzo dopo, Lord John Stevens accusò cinque club: Chelsea, Newcastle, Bolton, Portsmouth e Middlesbrough (tutti accusati di avere violato le regole sui trasferimenti). Allardyce, venne tirato in ballo per il conflitto di interessi (con suo figlio e suo ex procuratore Craig e con la sua stessa squadra il Bolton Wonderers). Furono 17 i trasferimenti di calciatori finiti nell’inchiesta. Quattro riguardavano il Newcastle (Emre Belozoglu, Jean Alain Boumsong, Amady Faye e Albert Luque), quattro il Bolton (Ali Al-Habsi, Tal Ben Haim, Blessing Kaku e Julio Correia), tre il Chelsea (Didier Drogba, Petr Cech e Michael Essien), tre il Portsmouth (Collins Mbesuma, Benjani Mwaruwari e Aliou Cisse) e due il Middlesbrough (Aiyegbeni Yakubu e Fabio Rochemback).

Allardyce quando l'indagine partì guidava ancora il Bolton, invece quando la stessa si concluse si era accasato al Newcastle : siamo nel 2007 (era cercato anche dal Manchester City ma poi con il cambio della proprietà non se ne fece più nulla). Nello stesso periodo anche il Newcastle dovette affrontare un cambiamento di proprietari, con Mike Ashley che completò l' acquisizione del club. Vennero venduti Scott Parker e Kieron Dyer che permisero ad Allardyce di mettere sotto contratto Mark Viduka, Alan Smith, Joey Barton, José Enrique, Habib Beye e il difensore Abdoulaye Faye. Il Newcastle iniziò bene la stagione (5 vittorie e 2 pareggi nelle prime 9). Tuttavia, ebbe una serie di risultati deludenti nel periodo che precede il Natale. Allardyce venne esonerato il 9 gennaio 2008 (forse esonero frettoloso ma potremmo considerarlo come l'unico passo falso della sua carriera). L'anno successivo, 2008/09, va al Blackburn Rovers. Paul Ince lasciò la squadra al 19 ° posto con solo 3 vittorie su 17 partite.
L'esordio di Allardyce fu un 3-0 allo Stoke City ad Ewood Park tre giorni più tardi. Questo fu il primo di 9 risultati utili consecutivi, i Rovers finiranno la stagione a 15° posto. L'anno successivo 10° posto e semifinale di Coppa di Lega. Si deve anche ad Allardyce la trovata, nelle situazioni disperate, di mettere difensori centrali in attacco per sfruttare la loro altezza (si ricordi Samba). Tuttavia il club viene messo in vendita nell'estate 2010.
Ad Allardyce è offerto il posto all' Al-Ahli di Dubai, ma non poteva lasciare il Blackburn senza pagare un risarcimento al club e così rimase in carica ad Ewood Park. Ironia della sorte, Allardyce con il Blackburn 13esimo verrà esonerato il 13 dicembre 2010 e sostituito da Steve Kean (il cui agente Jerome Anderson era una figura molto influente nella famiglia Venky, nuovi proprietari del club). Il Blackburn poi sprofonderà, neanche a dirlo, in Championship.
Allardyce verrà nominato manager del retrocesso West Ham United il 1 ° giugno 2011, firmando un contratto di due anni. Promise un "calcio attraente", il ritorno del West Ham in Premier League e respinse le accuse che lo volevano come un cultore della "long ball". Il 19 maggio 2012, il West Ham è promosso in Premier League dopo una sola stagione, battendo 2-1 il Blackpool nella finale play-off.
L'anno successivo in Premier, comprati l'ex portiere del Bolton Jussi Jääskeläinen, il difensore Mohamed Diame, il gallese James Collins, l'ala Matt Jarvis ed Andy Carroll (in prestito) arriva un ottimo decimo posto. Nell'estate 2013 Andy Carroll è comprato a titolo definitivo (15 milioni di sterline al Liverpool), anche se quest'ultimo subì un grave infortunio facendo saltare i piani a Big Sam.

Dopo uno 0-0 contro il Chelsea, Mourinho: "Cos'altro potevamo fare? Ci mancava solamente un black and decker per buttare giù il muro che avevano eretto davanti alla porta. Calcio del 19esimo secolo"

Allardyce rispose: "C'è rimasto male eh? Mourinho non sopporta il fatto che l'abbiamo messo nel sacco dal punto di vista tattico. Che dica pure quello che vuole, onestamente non me ne frega un cazzo.  A me piace molto vedere i giocatori del Chelsea che continuano a protestare nel tentativo d'influenzare l'arbitro con Josè che salta come un grillo nella sua area tecnica: è divertentissimo!"
Allardyce divenne manager del mese nel febbraio 2014 a seguito di una serie di quattro vittorie e un pareggio nelle cinque partite mensili di Premier League.
Ad aprile 2014, nel corso di una partita fuori casa contro il West Bromwich Albion, alcuni tifosi del West Ham espressero il loro disgusto per lo stile di gioco di Allardyce esponendo uno striscione con su scritto "Fat Sam Out, Killing WHU". Probabilmente sempre gli stessi tifosi appesero un altro striscione con la scritta "Fat Sam Out" fuori dalla casa del presidente del club, David Sullivan nell' Essex. Nonostante le proteste, il 20 maggio 2014, il club annunciò che Allardyce sarebbe rimasto al suo posto, supportato però dal nuovo assistente Teddy Sheringham per la stagione 2014-15, quest'ultimo avrebbe garantito "maggiore divertimento ed un calcio più offensivo".
Nel mese di ottobre 2014, esperti di BBC come Robbie Savage etichettarono il modo di giocare di Allardyce come "più attraente ed offensivo". Allardyce divenne manager del mese di ottobre 2014, dopo tre vittorie su quattro partite giocate. La stagione per gli Hammers viene chiusa al 12esimo posto, Big Sam lascia il West Ham il 24 maggio 2015. Il 9 ottobre 2015, Allardyce è nominato manager del Sunderland, in sostituzione di Dick Advocaat. Diventa quindi il primo manager ad aver guidato sia Newcastle che Sunderland. Quando Allardyce è nominato, i Black Cats sono 19esimi.
Il 25 ottobre, nella sua seconda partita guidò il Sunderland ad una vittoria per 3-0 proprio contro il Newcastle United. Il 6 febbraio 2016, il Sunderland segnò due gol rimontando 2-2 il Liverpool ad Anfield. Poco dopo l' ala Adam Johnson, chiamato a processo per una presunta violenza sessuale su una minorenne, viene licenziato dal club dopo aver dichiarato di aver fatto sesso con la ragazza (dicendo di non sapere che fosse minorenne). Il Sunderland rimase in zona retrocessione per gran parte della stagione 2015-16, prima di battere il Norwich City 3-0 a Carrow Road il 16 aprile e portarsi a -1 dalla salvezza. Allardyce portò il Sunderland fuori dalla zona calda definitivamente con il 3-0 alll'Everton, sancendo per giunta anche la retrocessione degli eterni rivali del Newcastle.
Allardyce si guadagnò molti elogi per la gestione del Sunderland da parte di alcuni critici, in particolare per il suo approccio ai match e per la forte organizzazione difensiva.

Allardyce: "Ho allenato Blackburn e Bolton ma io non sono manager di quella categoria. Sarei più adatto per l'Inter, Real Madrid, Manchester United. Non avrei nessuna difficoltà a guidare club di quel livello, anzi, vincerei il double ogni anno. Ho sempre allenato squadre di medio basso livello e mi sono sempre dovuto adattare ma non è quella la mia dimensione. Io sono uno da grande squadra"


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lunedì 18 luglio 2016

Partenti, Rilievi e Position Player: L'Importanza Di Avere Lanciatori Mancini (MLB)

Durante la stagione regolare, un allenatore di MLB ha a disposizione 25 giocatori nel roster divisi tra battitori e lanciatori. Generalmente un allenatore inizia la stagione con 14 battitori ed 11 pitchers.
La suddivisione standard per quanto riguarda l'affaticamento dei giocatori prevede una rotazione di 5 lanciatori partenti (starters), con 5 rilievi ed 1 closer. Secondi studi, la rotazione dei lanciatori partenti deve essere formata da 5 giocatori: infatti un lanciatore dopo aver effettuato in una partita una media di 100 lanci, necessita di 4 giorni di riposo per rendere al meglio nella successiva partita.
Nei Playoffs invece si passa ad una rotazione a 4 giocatori.
Il primo posto nella rotazione dei partenti spetta all'asso della squadra, al lanciatore su cui maggiormente si punta ad inizio stagione. Assegnato il posto nella rotazione al nostro miglior lanciatore si procede a completare la rotazione assegnando il secondo e terzo posto ai lanciatori con maggiore esperienza e bravura, lasciando gli ultimi due posti ai lanciatori più giovani.
Il mercato va fatto con un'alternanza tra lanciatori destri e sinistri: una rotazione di lanciatori destro-sinistro-destro può mettere maggiormente in difficoltà i battitori avversari i quali avranno maggiori difficoltà nel leggere i lanci degli avversari. Ad un partente viene richiesto il completamento di almeno due terzi di una partita, ovviamente dipende anche dalla sua giornata (e da quella degli avversari).
Ci sono pitchers che riescono con facilità a superare i 100 lanci, altri no (primi segni di appannamento possono essere la riduzione di velocità della fastball e la perdita di controllo dei lanci).
Qui spetta al manager decidere quando conviene cambiare lanciatore. Sostituito il partente, entrano in gioco i rilievi. Il rilievo lungo è colui che dispone di buona resistenza essendo in grado di lanciare per tre o quattro inning senza particolari problemi di stanchezza. Spesso in questo ruolo troviamo ex lanciatori partenti (in fase di slump) o quelli in là con gli anni. Entrano in campo soltanto in particolari situazioni, tipo quando lo starter è in cattiva giornata (o s'infortuna) e viene sostituito nei primi inning di gioco. Un altro rilievo è quello che viene chiamato al sesto o settimo inning, a volte per affrontare soltanto un battitore su cui ha delle buone statistiche. Qui l'alternanza tra lanciatori destri e sinistri diventa strategicamente fondamentale, e sta al manager conoscere alla perfezione il "matchup" (storico) tra lanciatore e battitore, cioè la possibilità che ha il proprio lanciatore di eliminare il battitore avversario in base alle statistiche accumulate negli anni. Una volta arrivati al nono inning, se la nostra squadra si trova con un vantaggio di 3 R o meno, arriva il momento del cosiddetto closer.
Come dice il nome stesso, il closer ha la responsabilità di chiudere la partita mantenendo il vantaggio che gli altri lanciatori hanno accumulato.


COACH
Il Bench Coach è il principale supporto strategico del capo allenatore, l'uomo con il quale studiare prima e durante la gara la strategia vincente. Egli ha la responsabilità di sistemare la squadra in difesa spostando i giocatori sul diamante in base alle caratteristiche dei battitori avversari, ed ha la responsabilità di segnalare al catcher quando lanciare in prima base se vi è un corridore avversario pronto ad effettuare una rubata. Molti allenatori inoltre discutono con il loro Bench Coach durante la partita su molti aspetti del gioco, ascoltando con attenzione quello che gli viene segnalato.
Altri ruoli fondamentali sono quelli del Batting Coach (l'allenatore dei battitori) e del Pitching Coach (l'allenatore dei lanciatori). Il Batting Coach ha la responsabilità di allenare i giocatori in battuta, correggere i loro difetti ed istruirlo sul lanciatore avversario che andranno ad affrontare.
Suggerisce inoltre al capo allenatore la scelta del pinch-hitter da mandare a battere, avendo ben presente la forma dei suoi giocatori in panchina ed il match-up con il lanciatore avversario.
Egli dà ad ogni battitore un preciso piano di gioco, istruendolo sul come va affrontato ogni lanciatore. Il Pitching Coach ha il compito di far conoscere al nostro lanciatore le caratteristiche principali dei battitori avversari. E' inoltre sua responsabilità chiamare i lanci, comunicare cioè al ricevitore il tipo di lancio da effettuare ed insegnare, ai più giovani, una corretta meccanica di lancio.
E' infine un aiuto importantissimo per il manager nella scelta del lanci.


PITCHER MANCINI E DESTRI
Uno dei motivi per cui avere lanciatori mancini in squadra è fondamentale visto che la grande maggioranza dei battitori è di mano destra. Questo perchè i battitori hanno maggiori difficoltà nel leggere un left-hander pitcher. Quando un lanciatore mancino lancia una palla curva o slider, diventa difficilissimo per i battitori ribattere, a causa dello strano effetto imposto alla palla.
I giocatori giovani hanno poca esperienza nell’affrontare lanciatori mancini in quanto sono una minoranza. Quando i battitori affrontano lanciatori mancini in partita non sono a loro agio come lo sono contro i destri. Molte squadre utilizzano una macchina lancia-palle che imita i mancini per allenare i propri battitori. E’ stato ormai accertato che è più difficile battere contro lanciatori che tirano dallo stesso lato (destri contro destri e mancini contro mancini), ma per i battitori mancini le difficoltà aumentano drasticamente. Lanciatori mancini hanno un naturale movimento laterale del braccio che tiene la palla lontano dai destri, inoltre preferiscono lanciare sulla parte esterna del piatto.
Battitori destri tendono a “tirare” la palla, di conseguenza battitori destri cercano sempre di battere di potenza contro lanciatori mancini. Tenere i corridori vicino al sacchetto di base è una componente importante nel bagaglio tecnico del lanciatore. Se un lanciatore non è in grado di “tenere” i corridori adeguatamente, la squadra avversaria ha un notevole vantaggio nel rubare le basi.
Mentre i lanciatori destri potranno avere un leggero vantaggio nel tenere i corridori in seconda, certamente i lanciatori mancini avranno un grosso vantaggio nel tenere i corridori in prima.
Alcuni hanno l'innata abilità di anticipare la rubata del corridore. Quando possiedono questa dote è più facile per loro eliminare il corridore con il pick off. Non solo è più facile per i mancini fare gli out in prima, ma limitando il vantaggio dalla prima, offrono più tempo ai difensori di eseguire un doppio gioco e riducono le possibilità al corridore di conquistare extra basi a seguito di una battuta.
Altra ragione per cui i mancini sono importanti è perché bilanciano lo staff. Inoltre avere un lanciatore mancini mantiene i battitori avversari fuori ritmo. Se si utilizzano tutti destri si dà una sensazione di familiarità al battitore. Se si ha l’opportunità di avere uno o due mancini nella rotazione, si forza il battitore a fare degli aggiustamenti già prima che abbia inizio la partita.
Avere più di un mancino nel bullpen offre più opzioni nelle finali quando le gare sono nelle fasi decisive. Molte squadre hanno forti battitori mancini nel lineup e se non ci sono lanciatori mancini in grado di neutralizzarli, quelle mazze potrebbero essere decisive per sovvertire il risultato.
Bisogna sempre tenere presente che anche la squadra avversaria cerca di bilanciare il suo attacco, e se sanno che non ci sono mancini nel bullpen, inseriranno più mancini possibile nel lineup, ben consci che non saranno in grado di ostacolarli adeguatamente con i destri.
In definitiva un lanciatore mancino che possiede le stesse caratteristiche di un destro avrà sempre una maggiore valorizzazione rispetto ad un destro perché è più difficile trovare buoni lanciatori mancini.


MANCINI COME POSITION PLAYER
Per quanto riguarda i position player, avere un prima base mancino è preferibile.
Ciò per una questione pratica: le palle battute lungo la linea di foul ma anche per quanto riguarda i bunt (il mancino raccoglie la palla e la passo direttamente verso la seconda o terza base, il destro invece deve girare intorno per fare questi tiri). Tra esterni sinistri e destri non c'è differenza.
Un mancino ha il vantaggio su una palla colpita lungo la linea di foul a sinistra, allo stesso modo il destro sulle palle colpite giù la linea di foul a destra. In entrambi i casi, la mano con il guanto è più vicina alla linea di foul e ciò da un vantaggio nelle rispettive zone del campo.
I mancini invece non sono preferibili in seconda base, terza base, SS e catcher.
Questi presentano un chiaro svantaggio in queste posizioni. Presa una palla a terra, i mancini schierati in quelle posizioni (prima base ed esterni esclusi) devono girare intorno per lanciare in prima base.
Per quanto riguarda i catcher, i destri sono avvantaggiati perché la maggior parte dei battitori è di mano destra. Quando c'è un battitore destro, per un catcher mancino è molto difficile lanciare in seconda o in terza base quando un corridore sta cercando di rubare una base.


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