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lunedì 13 aprile 2015

Scandalo Coppe Europee 1960/70: The Years Of The Golden Fix (Brian Glanville)

Negli anni 70 il quotidiano inglese The Times pubblicò un'inchiesta denominata The Years Of The Golden Fix ("Gli anni della truffa d'oro") su casi di corruzione arbitrale e combine accaduti nel calcio europeo durante gli anni sessanta e settanta che coinvolgevano varie squadre e nazionali, tra i quali, le finali di Coppa delle Coppe 1972-1973 e Coppa dei Campioni 1974-1975.
In tale inchiesta, condotta da Brian Glanville e dal collega americano Keith Botsford, veniva raccontata la confessione dell'arbitro ungherese Gyorgi Vadas, il quale affermava di aver subito un tentativo di corruzione da parte dell'allora presidente dell'Inter Angelo Moratti prima della gara di ritorno della semifinale della Coppa dei Campioni 1965-66 contro il Madrid CF.
L'indagine denunciò altri casi simili di corruzione arbitrale in cui sarebbero stati coinvolti Italo Allodi (allora general manager del club interista) nelle edizioni 1963-64 e 1964-65 del suddetto torneo, ai danni del Borussia Dortmund e del Liverpool, nonché l'allora presidente dell'UEFA Artemio Franchi(coinvolto secondo voci insistenti dell'epoca anche nella finale di Coppa delle Coppe tra Milan e Leeds). Glanville rivolse accuse analoghe contro Allodi circa le sue esperienze lavorative con la Juventus (in relazione alla semifinale della Coppa dei Campioni 1972-73 contro il Derby County) e con la Nazionale italiana (durante il periodo dal 1974 al 1982), sotto accusa erano, principalmente, i suoi contatti con il faccendiere ungherese Dezso Szolti, che sarebbero stati stabiliti per alterare diversi incontri.


L'ARTEFICIE DI TUTTO: DEZSO SZOLTI
Di Szolti non si sa molto. In fuga dall'Ungheria, Szolti si stabilizza a Vienna.
Di lui si parlerà anni dopo come di un "ex arbitro internazionale" ma pochi, per non dire nessuno, confermeranno il fatto che lo fosse stato davvero. Assieme a lui erano fuoriusciti dall'Ungheria i vari Puskas, Czibor e Kocsis, andati a fare la fortuna dei grandi club spagnoli: il Real ed il Barcelona.
A posteriori, pare, che anche il signor Szolti, sia pure con altri mezzi, contribuisse anche lui alle fortune del Real Madrid in misura anche maggiore del suo connazionale Puskas.
In realtà il signor Szolti pare fosse "apolide", nel senso che, come esule, non possedeva un passaporto, o meglio, secondo altri, non ne aveva solo uno. Nell'Europa di quegli anni, il signor Szolti, non è il solo a vivere questa condizione, al giorno d'oggi praticamente sconosciuta.
Oggi lo definiremmo "un faccendiere" , all'epoca vive in una sorta di limbo dorato, coperto dagli interessi, molto più limitati di quelli attuali, ma pur sempre cospicui, dei grandi club del calcio internazionale. E' amico di tutti gli arbitri d'Europa, viaggia al seguito, ora del Real Madrid, ora del Barcelona, alloggia in alberghi di lusso dei quali conosce i direttori.
Durante uno di questi viaggi incontra Angelo Moratti, ambizioso petroliere che da anni sta cercando di portare ad un successo, paragonabile a quello suo personale, la squadra per cui fa il tifo: l'Inter.
Pare che fra i due nasca un rapporto di amicizia, di certo accade che l'Inter, che fino ad allora non ha raccolto nulla, ingaggi Helenio Herrera ed un giovane manager che ha portato il Mantova dalla quarta serie alla Serie A: Italo Allodi. L'Inter vince il campionato, poi gioca, per la prima volta, la Coppa dei Campioni, il cui prestigio lievita anno dopo anno. Qui entra in scena il signor Szolti.
Egli accompagna l'Inter (e non solo) in giro per l'Europa, ufficialmente come una sorta di facoltoso supporter, in realtà come una sorta di eminenza grigia, di "dirigente addetto all'arbitro" come si malignerà già all'epoca. Infatti si narra che gli stanzini dei direttori di gara di tutta Europa per lui non siano mai chiusi. Il signor Szolti diventa una sorta del Mackie Messer brechtiano: dove accade qualcosa di poco chiaro, lui c'è. Scorrazza per l'Europa, organizza le trasferte, sceglie gli alberghi, contatta gli arbitri, secondo qualcuno li sceglie addirittura, ma il suo nome non figura sui libri paga dell'Inter, nè su quelli delle altre aziende di Angelo Moratti. Vent'anni dopo Allodi risponderà con un sorriso alla domanda di un giornalista che definiva Szolti una sorta di "ministro degli esteri" della Grande Inter. Pare infatti che offra i suoi servigi anche ad altre squadre: quando il Bologna, impegnato in uno spareggio con l'Anderlecht in Coppa Campioni rifiuta qualche consiglio, perde "alla monetina".


INTER-BORUSSIA DORTMUND 2-0 (SEMIFINALE COPPA CAMPIONI 1963/64)
Nella Coppa Campioni 1963-64, dopo avere superato l’Everton nel primo turno con una lectio magistralis sul catenaccio impartita da Herrera, dopo essersi liberati del Monaco e del Partizan Belgrado nei turni successivi grazie alle prodezze di Corso, Jair e Mazzola, l’Inter in semifinale si trova di fronte il Borussia Dortmund. E’ qui che entra in gioco l’addetto agli arbitri. Dopo il 2-2 dell’andata allo Stadion Rote Erde (doppietta di Brungs per i gialloneri e gol di Mazzola e Corso per i nerazzurri), il ritorno è affidato al fischietto slavo Tesanic. Le cronache dell’epoca raccontano come il direttore di gara decida di non espellere i giocatori nerazzurri, soprassedendo su un violentissimo tackle di Suarez che manda in ospedale un avversario. Le cronache più recenti di Granville e Borenich suggeriscono che l’arbitro Tesanic sia stato corrotto dal faccendiere Szolti per conto di Allodi. Fatto sta che questo discutibile arbitraggio della semifinale di ritorno contro il Borussia permette all'Inter di vincere 2-0 (Mazzola e Jair) e di accedere alla finale al Prater di Vienna.
Finale che si disputa nella "sua" Vienna contro il Real Madrid una società che Szolti ha servito in passato e che è maestra a gestire certi rapporti con i direttori di gara. Szolti, raccontano, fa in modo che quella volta l'arbitro non sia troppo affascinato dagli spagnoli, così l'Inter trionfa.
Angelo Moratti gli è grato e Deszo Szolti diventa una sorta di "factotum" della società nerazzurra.


INTER-LIVERPOOL 3-0 (SEMIFINALE COPPA CAMPIONI 1964/65)
Lawrence, Lawler, Moran, forte, Yeats, Stevenson, Callaghan, Hunt, St.John, Smith, Thompson.
Se il calcio fosse stato pulito, questi nomi sarebbero incisi in "oro" ad Anfield.
O almeno questa è credenza diffusa a Liverpool. Questa squadra avrebbe dovuto essere la prima britannica a vincere la Champions League. Nella Coppa Campioni 1964-65 l'andata della semifinale tra il Liverpool di Shankly e l'Inter finisce 3-1. Shankly, figura archetipica del calcio britannico, figlio di minatori che grazie al calcio esce dalla povertà ma non dalla dimensione della dignità umana propria della working class. Ha appena portato il Liverpool dalla seconda divisione al titolo che mancava da 17 anni e, con un manipolo di ragazzi sottoproletari del vivaio del Merseyside ed una inarrivabile lungimiranza tattica, sta gettando le basi di uno dei più bei capolavori della storia dell’arte calcistica: quel 3-1 all’Inter ad Anfield ne è l’incipit, o almeno avrebbe dovuto esserlo. Siccome dall’altra parte del tabellone il Benfica si sbarazza facilmente degli ungheresi del Gyor, tutto fa propendere per una finale di Coppa dei Campioni tra le città portuali di Liverpool e Lisbona: estremo occidente d’Europa da cui secoli prima erano salpati i primi macellai della democrazia da esportazione sotto l’egida della chiesa e del capitale. Ma nella successiva finale di San Siro i portoghesi non se la vedranno contro gli inglesi.
Nella semifinale di ritorno infatti l’arbitro spagnolo Jose Maria Ortiz de Mendibil fischia a senso unico e l’Inter ribalta il risultato dell’andata di Anfield vincendo 3-0. A fare sorgere il sospetto che qualcosa non quadri sono i primi due gol della compagine nerazzurra: il primo, di Corso, è una punizione a due battuta direttamente in porta e convalidata. Il secondo, di Peirò, viene realizzato sottraendo il pallone al portiere dopo che quest’ultimo ha fatto i classici tre palleggi prima del rinvio...anche se in quest’ultimo può esserci una responsabilità (disattenzione) dell’estremo difensore. Al Liverpool venne annullato anche un gol (Ian St.John) per un motivo mai chiarito (forse fuorigioco).
A confermare i sospetti, è comunque la direzione della gara in generale: “Non ci diede né un fallo né una rimessa laterale a favore” ricorda il mitico Shankly nella sua autobiografia. E sono due semifinali su due passate grazie ad arbitraggi compiacenti. E sono due Coppe dei Campioni consecutive: la prima doppietta nella storia del calcio italiano(visto che poi nella finale di Milano l’Inter batte 1-0 il Benfica con gol di Jair al 42’).


INTER-REAL MADRID 1-1 (SEMIFINALE COPPA CAMPIONI 1965/66)
20 aprile 1966, giorno della terza semifinale in tre anni che l’Inter disputa in Coppa Campioni: la famigerata semifinale di ritorno tra Inter e Real Madrid dopo che i bianchi hanno vinto 1-0 all’andata. Ritorniamo a Budapest, dove leggiamo il racconto che fa l’arbitro ungherese Vadas nel libro Only The Ball Has A Skin di Borenich sulla semifinale di ritorno tra Inter e Real Madrid che ebbe luogo dieci anni dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria.
“Nei giorni precedenti alla gara il faccendiere Sotzi non ci mollò per un secondo, venne nella nostra camera d’albergo e fece a me ed al guardalinee un’offerta in dollari di una tale portata che avremmo potuto comprarci cinque Mercedes nuove, in cambio voleva che arbitrassimo a favore dei nerazzurri.
Il giorno stesso della partita poi, fummo invitati a pranzo nella villa di Imbersago appartenente al presidente dell’Inter Angelo Moratti. Accolti con tutti gli onori, a me e al mio guardalinee fu fatto dono di un orologio d’oro. Poi, durante il pranzo, ci disse che Sotzi ci avrebbe regalato, come gesto di cortesia, una televisione e altri elettrodomestici”. Questa è tentata corruzione ma l’arbitro Vadas non ci sta: e dice no e fa sentire la sua voce del dissenso. E quella sera del 20 aprile 1966 a San Siro decide di arbitrare secondo le regole. E il Real, che all’andata aveva vinto 1-0 (Pirri al 12’) va subito in vantaggio con Amancio dopo 20 minuti. E così, durante l’intervallo, negli spogliatoi succede il finimondo, Sotzi passa dalle offerte in denaro alle minacce ma Vadas non ascolta e la partita finisce 1-1. L’Inter è eliminata. La mattina dopo, Sotzi telefona al capo della federcalcio ungherese Honti.
Al suo ritorno a Budapest, dopo un faccia a faccia con Honti, Vadas sarà impossibilitato a continuare la carriera di arbitro.


BORUSSIA MOENCHENGLADBACH-INTER 7-1: ANNULLATA (OTTAVI COPPA CAMPIONI 1971/72)
L’edizione di questa Coppa Campioni passò alla storia per un episodio incredibile che vide l’Inter protagonista. Gli italiani si trovano ad affrontare negli ottavi di finale il Borussia Moenchengladbach, formazione priva di stelle di primissimo piano, ma capace di vincere due campionati consecutivi davanti al Bayern Monaco, di lì a poco dominatore in Europa. Il 20 ottobre 1971 si gioca in Germania la gara di andata che passerà alla storia come la "partita della latina". Si arriva al 29’: Boninsegna si appresta a battere una rimessa laterale quando, improvvisamente casca a terra. A quanto pare, una lattina di Coca-Cola lo ha colpito alla testa.
In campo si scatena il putiferio: si formano capannelli di giocatori rinforzati dall’ingresso in campo di uomini dalle panchine e l’arbitro olandese Dorpmans fatica a ristabilire l’ordine.
Il centrocampista tedesco Netzer, scorge per terra una lattina vuota mezza accartocciata e con un calcio la spinge verso un agente di polizia a bordo campo. Questi, sveltissimo, la prende e la infila sotto al cappotto. Mazzola vede la scena e cerca di recuperare la lattina ma trova solo l’opposizione del poliziotto. Poi, colpo di genio, nota due tifosi italiani dietro le transenne di recinzione.
Uno di loro ha in mano una lattina piena. Mazzola lo guarda, il tifoso capisce al volo e passa la lattina nelle mani dell’interista che poi a grandi passi va a consegnarla all’arbitro.
Boninsegna, nel frattempo è ancora a terra ma non sembra aver subito un grave danno.
La partita ricomincia tra i fischi dello stadio e con i calciatori tedeschi che, più agguerriti che mai, distruggono l’Inter: alla fine è un pesantissimo 7-1. Il giorno dopo l’Inter, nella persona dell’avvocato Prisco, sporge reclamo alla Commissione Disciplinare dell’Uefa.
Il regolamento europeo non contempla però il principio della responsabilità oggettiva, secondo la quale una società deve pagare per il comportamento dei suoi tifosi.
Ma Prisco non demorde e alla fine ne esce vincitore: per la prima volta viene riconosciuta la responsabilità oggettiva e il risultato di Monchengladbach non viene omologato.
Il 28 ottobre l’Uefa decreta l’annullamento della partita e ordina che la sua ripetizione venga giocata dopo il match di Milano, a quel punto da considerarsi come gara d’andata.
Le reazioni dei tedeschi sono veementi e piovono accuse pesanti: secondo loro è stata l’Inter a spingere l’Uefa a prendere una decisione che, fino a quel momento, non era stata mai presa.
La Disciplinare, oltre alla ripetizione, sanziona un turno di squalifica al terreno di gioco del Borussia, che si ritrova così ad ospitare l’Inter in campo neutro.
Il 3 novembre finalmente si torna a giocare, con la partita di “andata” a Milano, vince l’Inter 4-2.
Il primo dicembre si gioca la gara di ritorno sul campo neutro di Berlino.
In un clima infuocato l’Inter resiste e porta a casa la qualificazione grazie ad uno 0-0 giocato tutto in difesa. Eroe della serata è il giovane portiere Ivano Bordon che, con strepitosi interventi, para l’impossibile, compreso un rigore di Sieloff. Ma il vero protagonista del passaggio del turno non è Bordon ma Prisco che, alla fine della partita, riceve un biglietto di Angelo Moratti: «Avete giocato in undici, ma il migliore in campo sei stato tu. Angelo Moratti».


JUVENTUS-DERBY COUNTY 3-1 (SEMIFINALE COPPA CAMPIONI 1972/73)
Szolti e l'Inter si sono lasciati qualche anno prima dopo qualche incomprensione.
Angelo Moratti ha lasciato la presidenza, Helenio Herrera sverna da qualche anno a Roma ed Italo Allodi è approdato alla corte della Juventus. E’ sempre una semifinale di Coppa Campioni, c’è sempre di mezzo il faccendiere ungherese Szolzi ma questa volta le conseguenze rischiano di essere pesantissime. Tutto comincia l’11 aprile del 1973, quando la Juve ospita per la partita di andata la scheggia impazzita Derby County. I Rams di Derby solo cinque anni prima navigavano nei bassifondi della quarta divisione inglese prima che si manifestasse loro il profeta Brian Clough che li porta, promozione dopo promozione, a vincere il primo campionato della loro storia. Formazione ostica ed anche agnostica: giocatori grandi, grossi e cattivi, energumeni colossali che sputano sangue dopo aver drenato quello degli avversari ma che in campo cercano anche l’estetica nell’essenza del gioco del calcio. Spaventato da cotanta bellezza, Allodi è costretto a ricorrere alla difesa estrema.
A Torino, Furino viene mandato a spezzare caviglie senza ritegno e, curiosamente, l’arbitro tedesco Schulenburg quella sera non trova di meglio da fare che ammonire giocatori del Derby, tra cui le colonne della squadra Archie Gemmill e Roy McFarland che già diffidati devono saltare la sfida di ritorno. Finisce 3-1 per la Juve e nel dopopartita l’immenso Clough si rifiuta di parlare coi giornalisti italiani, apostrofandoli come “cheating bastards” e mettendo in discussione l’onestà, la lealtà ed il coraggio dell’italico stivale nelle guerre mondiali. Ma quello che deve accadere accade al termine della partita di ritorno al Baseball Ground, dove il Derby non va oltre lo 0-0.
Nei giorni seguenti la partita infatti, l’arbitro Francisco Marques Lobo denuncia alla Uefa di essere stato contattato da Dezso Solti che, su esplicito mandato di Allodi, gli ha offerto dei soldi per non fare vincere il Derby. La terra trema. Il comitato disciplinare della Uefa convoca Lobo, Allodi e Solti per chiarire la faccenda: a Zurigo si presenta solo Lobo, di Allodi e della Juve nessuna traccia.
La Juve riceve una lettera autografata dal presidente della Uefa Artemio Franchi che la ringrazia per la disponibilità mostrata nel fare luce sulla spinosa vicenda (non presentandosi nemmeno al dibattito) e la proscioglie da ogni accusa. Una breve squalifica viene invece comminata nel 1974 al faccendiere ungherese Solti, ma il suo tempo è comunque finito.
La Juve infatti ha già deciso di sbarazzarsi di lui e di Allodi, dirottando il primo ad una dignitosa pensione con l’indotto Fiat e l’ultimo ancora una volta verso la nazionale.


MILAN-LEEDS 1-0 (FINALE COPPA DELLE COPPE 1972/73)
Il Milan vincerà, a Salonicco, la Coppa Delle Coppe battendo il Leeds grazie ad una rete di Chiarugi al terzo minuto di gioco. Ma nell'area rossonera accadde di tutto con l'arbitro Michas che in varie occasioni finse di non vedere niente. Durante il match i giocatori del Leeds protestarono accanitamente perché alla squadra inglese furono annullati alcune reti e non le furono concessi diversi calci di rigore(ben 4, di cui 3 abbastanza netti). Evidentissimi i falli in area di rigore su Mick Jones e Lorimer (letteralmente falciati), idem il cross di Reaney respinto con un fallo di mano da Benetti.
Inoltre alcuni falli cattivi commessi dai giocatori rossoneri non furono sanzionati(come quello a centrocampo dopo 3 minuti di gioco che darà il via all'azione che porterà alla punizione, inesistente, che poi originerà il vantaggio rossonero). L'esito della partita era stato subito criticato.
I tifosi neutrali(greci), inizialmente schierati con il Milan, al termine della partita aspettano l'arbitro fuori per insultarlo. La partita termina tra boati di disapprovazione e con il coro "Ladri! Ladri! Vergogna!". Il Leeds diserta la cerimonia post-partita. I giornali ci vanno giù durissimo contro Artemio Franchi(presidente della UEFA). L'arbitro Michas fu poi sospeso dalla UEFA e dalla Federazione calcio ellenica per il suo comportamento scorretto ma non ci fu mai un'inchiesta o un replay della partita, come chiedevano gli inglesi.


BAYERN MONACO-LEEDS 2-0 (FINALE COPPA CAMPIONI 1974/75)
L'esito della finale tra il Bayern Monaco e il Leeds United, fu ampiamente criticato dai mezzi di comunicazione europei, i quali ritenevano che l'arbitro francese Michel Kitabdjian avesse favorito la formazione tedesca con decisioni a senso unico nonostante la superiorità espressa in campo da parte dalla squadra inglese, con due rigori netti e un gol non convalidato (di Lorimer) in cui fu decisivo l'appello che Franz Beckenbauer fece a Kitabdjian.
Gli incidenti causati dai sostenitori del Leeds spinsero la UEFA ad estromettere i Whites dall'Europa per quattro stagioni sino al 1980, che furono successivamente ridotte a due, segnando comunque la fine del ciclo continentale dei Peacocks iniziato alla fine degli anni 1960.


MILAN-LEVSKI SPARTAK 3-0 (SECONDO TURNO COPPA UEFA 1978/79)
Nel novembre 1978 il Milan fu penalizzato dalla Commissione Disciplinare dell'UEFA con una multa di 25000 franchi svizzeri per avere offerto «doni di eccessivo valore» all'arbitro scozzese John Gordon prima della gara di ritorno del secondo turno della competizione contro il Levski Spartak.
A conseguenza di ciò, Gordon ed i suoi assistenti Rollo Kyle and David McCartney furono squalificati a tempo indeterminato dall'associazione nazionale scozzese (SFA).


ANDERLECHT-NOTTINGHAM FOREST 3-0 (SEMIFINALE COPPA DELLE COPPE 1983/84)
Una delle due semifinali vede coinvolti Nottingham Forest e Anderlecht.
Gli inglesi vincono 2-0 l'andata con doppietta di Hodge negli ultimi sei minuti di gioco e si presentano al Parc Astrici con un piede già in finale. I belgi però non ci stanno e attaccano con foga portandosi sul 2-0 grazie a Scifo e Brylle, quando a due minuti dalla fine l'arbitro spagnolo Emilio Guruceta Muru assegna loro un rigore inesistente. Trasforma Van den Bergh.
Palla al centro e il Nottingham segna con il difensore Paul Hart il gol qualificazione che viene misteriosamente annullato. Passano i padroni di casa fra le polemiche vivaci degli inglesi.
Nel febbraio del 1997 l'ex presidente dell'Anderlecht, in carica al momento della famosa semifinale, Constant Vanden Stock ammette di aver affidato una somma di 350mila sterline a due agenti affinchè questi corrompessero Guruceta Muru prima della gara di ritorno contro il Nottingham.
Nel 1991, l'Anderlecht aveva reso noto questa trama alla polizia e alla federazione belga, la quale, per mano del presidente Michel D'Hooghe, inviò un ricco dossier alla Uefa che fece però passare tutto sotto silenzio. Fino al momento in cui anche i media belgi, nel 1997, sono venuti a conoscenza della corruzione perpetrata dall'Anderlecht nei confronti dell'arbitro iberico. La Uefa questa volta non potè fare orecchie da mercante e sancì la squalifica per un anno dalle competizioni europee per l'Anderlecht. «Ricordo che il nostro allenatore Brian Clough si era lamentato dell'arbitro spagnolo prima della partita», rammenta Kenny Swain, terzino del Forest.
«Quando eravamo nello spogliatoio per cambiarci prima della partita, insistette perché tenessimo la porta aperta affinchè potesse controllare che nessuno entrasse in contatto con l'arbitro prima della gara». «All'epoca ero convinto e nulla mi avrebbe fatto cambiare idea che l'arbitro era stato corrotto» dichiarò nel '97 Paul Hart. «Abbiamo sempre sospettato qualcosa, ma non potevamo provarlo.
Alcune decisioni a nostro sfavore, compreso il gol che mi annullò allo scadere, furono incredibili».



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giovedì 9 aprile 2015

Lo Scandalo Di Milan-Leeds: Coppa Coppe 1973 (Cronaca ed Errori Arbitrali)

Secondo Richard Corbett, eurodeputato laburista dello Yorkshire, il Leeds, avrebbe dovuto vincere la finale della Coppa delle Coppe del 1973. Invece a vincere fu il Milan, per 1 a 0, grazie ad un arbitro troppo di parte e ad una fortuna smisurata. Qualche anno fa la vicenda è uscita dagli annali storici del calcio perchè Corbett ha voluto agire per riparare, anche se tardivamente, il torto subito: ha deciso di presentare una petizione per chiedere che la Uefa apra un'inchiesta e decida di cambiare retroattivamente l'esito della partita. L'accusa è che l'arbitro greco, Christos Michas, fosse corrotto, pagato dal Milan per favorirsi.


LA CRONACA DELLA PARTITA
Il Leeds Utd, ai tempi, era una delle squadre più forti non solo del Regno Unito ma proprio a livello mondiale. Il manager era Don Revie, il Leeds si schierò così:

Harvey
Cherry, Hunter, Reaney
Madeley
Bates, Gray, Yorath
Lorimer, Jordan, M.Jones

Assenti 5 giocatori di cui 3 titolari: il capitano Bremner, poi Clarke e Gilles.
Rocco invece schiera Vecchi, Sabadini, Zignoli, Anquiletti, Turone, Rosato, Sogliano, Benetti, Bigon, Rivera e Chiarugi, praticamente un 4-5-1 con l’unica punta che in realtà è un’ala offensiva quindi si può parlare anche di 5-5-0 con tanto di “libero” staccato all’indietro.

Il Milan parte bene, dopo soli tre minuti intercetta una palla a centrocampo(con un tackle che sembrerebbe falloso) ed arriva nei pressi dell'area del Leeds dove ottiene un calcio di punizione (abbastanza dubbio) appena fuori dall'area di rigore per un (non) contatto provocato da Medeley (che sembra intervenire in modo pulito sulla palla). Rivera finta il tocco ma è Chiarugi a scoccare un violento rasoterra che batte sul palo alla sinistra dell'estremo difensore del Leeds e si insacca, 1-0 per il Milan.
Ma quella che poteva sembrare una partita in discesa da lì a poco si trasformerà in un incubo.
Sotto una pioggia battente che rende le condizioni ancora più da battaglia, comincia un autentico assedio da parte degli inglesi. Soverchiati sul piano dell’agonismo e della forza fisica, gli uomini di Rocco non riescono più a passare il centrocampo e sembrano più volte sul punto di crollare.
Ma qui Vecchi costruisce la sua serata perfetta, respingendo incredibilmente tutti gli attacchi degli avversari. Una serie di interventi al limite del miracoloso: nasce ufficialmente per tutti "l’Eroe di Salonicco". Ma andiamo con ordine.
Il Leeds reagisce allo svantaggio e si rende pericoloso prima sugli sviluppi di un calcio di punizione ma Vecchi esce e blocca il pallone e poi con una punizione di Lorimer parata in due tempi da Vecchi.
Gli inglesi poi reclamano un calcio di rigore per un fallo su Jones, rigore che appare evidentissimo ma l'arbitro Michas lascia proseguire il gioco tra le proteste dei giocatori del Leeds.
I rossoneri ripartono in contropiede con Bigon che serve Chiarugi, il centravanti rossonero entra in area e con un diagonale di sinistro impegna Harvey che però para in due tempi. Ancora in avanti il Leeds, cross di Bates per la testa di Jordan che impegna severamente Vecchi, palla deviata in calcio d'angolo. Sugli sviluppi dell'angolo palla a Lorimer che di sinistro chiama ancora una volta Vecchi ad un difficile intervento. Poi tocca a Madeley ma palla lontana dalla porta.
Il primo tempo si chiude con il Milan in vantaggio per 1-0 ma Leeds che si è reso più pericoloso impegnando a più riprese la retroguardia rossonera. Nella ripresa la prima azione pericolosa è del Milan, Bigon parte da trequarti campo ed entra in area di rigore ma Harvey compie un grande parata deviando il pallone in calcio d'angolo. Si rivede il Leeds in attacco, calcio di punizione di Hunter stacco di testa di McQueen subentrato a Gray ma ancora Vecchi respinge il pallone e mantiene il Milan in vantaggio di una rete. Altra punizione per gli inglesi, calcia Lorimer ma Vecchi blocca il pallone con un grande intervento. Poco prima del ventesimo minuto altro episodio molto dubbio in area rossonera ma ancora una volta l'arbitro lascia correre il gioco. Il finale di gara è a senso unico con il Milan schiacciato nella sua area di rigore e con il Leeds che reclama altri due calci di rigore ma il fischietto greco non è della stessa opinione, a pochi minuti dal termine vengono espulsi Hunter e Sogliano per reciproche scorrettezze e rissa. Il risultato non cambia, l'assedio del Leeds alla porta rossonera è vanificato dalla splendida serata di Vecchi, l'estremo difensore rossonero si oppone a qualsiasi tentativo degli inglesi. Il Milan vince così la sua seconda Coppa delle Coppe tra le proteste degli avversari e del pubblico neutrale (greco) che al termine del match scandirà il coro "Ladri! Ladri! Vergogna".

Carlo Nesti dirà: “A Salonicco, il 16 maggio 1973, il Milan di Rocco spese tutte le energie che attraversavano ancora i suoi muscoli e i suoi nervi, affrontando gli inglesi del Leeds nella finale di Coppa delle Coppe.  Chiarugi segnò dopo appena 3 minuti, e in funzione di quella rete, la squadra diede vita ad una delle più ciniche esibizioni di calcio speculativo che si possano ricordare. 
Fu tanto catenaccio e poco contropiede, il gioco all'italiana espresso nella sua chiave più sparagnina …”

I giornali neutrali parleranno di vittoria scandalosa maturata dal non gioco e soprattutto dalle clamorose sviste arbitrali, molti tifosi neutrali attenderanno l'arbitro (greco, anch'egli) fuori dallo stadio, per insultarlo. La delegazione inglese non partecipa al post-partita in senso di protesta, le accuse ricadono anche sull'allora presidente della UEFA Franchi, reo di aver "addomesticato" per benino l'arbitro.


GLI ERRORI ARBITRALI: RIGORI NON CONCESSI E GOL ANNULLATI
Nell'area rossonera accadde di tutto ma Michas in varie occasioni finse di non vedere niente.
Durante il match i giocatori del Leeds protestarono accanitamente perché alla squadra inglese furono annullate alcune reti e non le furono concessi diversi calci di rigore(ben 4, di cui 3 abbastanza netti).
Netti i falli in area di rigore su Mick Jones e Lorimer(letteralmente falciati), idem il cross di Reaney respinto da un tocco di mano da Benetti. Inoltre alcuni falli cattivi commessi dai giocatori rossoneri non furono sanzionati(come quello a centrocampo dopo 3 minuti di gioco che darà il via all'azione che porterà alla punizione, inesistente, che poi originerà il vantaggio rossonero).
L'esito della partita era stato subito criticato. Il Leeds era considerata allora la squadra più forte e l'arbitro era stato accusato di parzialità dagli stessi tifosi greci che avevano assistito alla partita.
L'arbitro Michas fu poi sospeso dalla Uefa e dalla Federazione calcio ellenica per il suo comportamento scorretto ma non ci fu mai un'inchiesta o un replay della partita, come chiedevano gli inglesi. Inoltre l'esito della finale tra il Milan ed il Leeds, inclusa nell'inchiesta sul calcio europeo condotta dal giornalista inglese Brian Glanville, fu ampiamente criticato dai mezzi di comunicazione europei. Effettivamente persino i tifosi ellenici che assistettero alla partita contestarono l'operato di Michas.


LE REAZIONI DEI GIORNALI DEL TEMPO
L'Equipe titolerà: "La scandalosa vittoria del Milan"
"Non si può dire che la finale di Coppa Delle Coppe sia stata una propaganda per il football. Tutta l'Europa ha assistito ad uno dei più scandalosi avvenimenti di tutti i tempi: la squadra inglese del Leeds derubata da un arbitro greco che si spera di non rivedere più in campo".
"...i giocatori del Milan non hanno avuto neppure il pudore di limitare le loro dimostrazioni di gioia".

Il giornale greco To Vima scrisse: "I due M(Milan ed arbitro Michas) hanno sottratto agli inglesi una vittoria che spettava loro per orgoglio, gioco e forza d'animo mostrata nei 90 minuti o meglio negli 86 minuti di dominio".

Nea, critica invece il presidente della UEFA, Artemio Franchi. Accusandolo nella sua breve presidenza di aver "lavorato" per la seconda volta a favore di una squadra italiana (l'altro riferimento era a Derby County-Juventus).


LA RIAPERTURA DEL CASO(2009)
Trentasei anni dopo l'accaduto, come detto all'inizio, le polemiche furono riaperte dall'europarlamentare Richard Corbett, il quale consegnò una petizione al massimo organismo calcistico europeo con cui chiedeva la revoca del titolo al Milan, accusato senza mezzi termini di aver corrotto il giudice di gara, e l'assegnazione dello stesso al Leeds.
La petizione è stata pubblicata sul sito web dello stesso parlamentare europeo.
E’ stata creata anche una pagina di Facebook dedicata alla squadra del Leeds del 1973 .
«Nel 1973 il Leeds United fu truffato nella competizione della Coppa delle Coppe» scrive il parlamentare nella petizione. «Christos Michas prese nella finale una serie di decisioni scandalose che permisero al Milan di ottenere la vittoria per 1-0 a Salonicco. La prestazione di Michas non fu apprezzata anche dalla Uefa che da allora non gli fece più arbitrare partite internazionali».
Quindi l'accusa finale: «Pochi dubitano del fatto che il Milan abbia corrotto l'arbitro greco, ma la squadra rossonera continua a custodire il trofeo».

Peter Lorimer, uno dei più famosi giocatori del Leeds durante gli anni '70, ricorda bene quella finale:
«E' stata una partita talmente falsata che persino gli spettatori greci seduti in tribuna gridavano vergogna all'indirizzo dell'arbitro» dichiara Lorimer al Times di Londra.
«La UEFA deve iniziare a mostrare un serio impegno contro il problema della corruzione che rovina lo sport».

Tuttavia, la confederazione europea non si pronunciò sulla natura del esito del citato incontro sportivo.
Il Leeds sarebbe stato (ri)derubato 2 anni dopo, altro rigore nettissimo non dato e gol di Lorimer annullato senza motivo dall'arbitro francese in Bayern Monaco-Leeds finale di Coppa Campioni.
La notte, per intenderci, dove gli Hooligans inglesi poi misero a ferro e fuoco Parigi distruggendo gli spalti, incendiando macchine e dando la caccia ai tifosi tedeschi. Leeds che poi sarà punito dalla UEFA ed escluso dalle Coppe Europee per 4 anni (poi ridotti a 2). Ma questa è tutta un'altra storia.

venerdì 13 marzo 2015

L' Impresa Di Texas Western College Nel 1966 (NCAA)

L’NCAA (National Collegiate Athletic Association) è l’organizzazione sportiva che raggruppa oltre mille istituti statunitensi tra college e università.
Essa gestisce competizioni degli sport americani più popolari ed ha un enorme seguito di pubblico: tutti i più grandi atleti statunitensi iniziano la loro carriera con lo sport dei college.


IL PERIODO STORICO
E’ un periodo di grande fermento sociale negli Stati Uniti che erano ancora pervasi da forti divisioni razziali.
Il Texas è uno degli stati più razzisti d’America, repubblicano fin nel midollo, con pena di morte autorizzata e matrimoni gay vietati.
Prima degli anni’60 il basket era roba da bianchi, più intelligenti e quindi capaci di giocare in maniera fluida, rispettando gli schemi; i neri erano solo casinisti, nulla più.
All’epoca, gli allenatori seguivano un diktat ufficioso che consigliava di far giocare “un nero in casa, due fuori, tre se la partita è ormai compromessa”.
Alla fine del 1800 in diversi stati della confederazione erano entrate in vigore leggi sulla segregazione razziale delle persone di colore e proprio negli anni 60 del secolo scorso queste leggi furono abolite dal governo federale a seguito del forte impegno di numerosi movimenti per i diritti civili e grazie anche all’azione di personaggi come Martin Luther King.


EL PASO E CIUDAD
Texas Western è un'università sita ad El Paso, appunto Texas.
Centro America.
Lì vicino, in Messico, sorge la città piu’ pericolosa del mondo: Ciudad Juarez.
La città si trova a nord del Messico a 1000 metri sul livello del mare proprio a ridosso del confine con gli Stati Uniti e come detto di fronte ad El Paso.
Unite in un unico agglomerato urbano, ma separate dal confine di Stato, queste città raggruppano oltre 2 milioni e mezzo di abitanti.
Juarez, sorge sulle rive del Rio Grande e con i suoi 1.200.000 abitanti ha il triste primato di città più pericolosa del mondo, infatti nel 2011 ci sono stati 2086 omicidi , ma l’anno prima ce ne furono addirittura 3042, il che vuol dire una media di circa 8 omicidi al giorno.
Le cause maggiori di questa inaudita concentrazione di criminalità sono da attribuire alla guerra per il narcotraffico tra i vari cartelli della droga per la posizione super strategica della città a ridosso del paese con piu’ consumatori.
Sul territorio sono presenti circa un migliaio di bande armate con decine di migliaia di affiliati tra cui molti appartenenti a bande messicane espulsi dagli Stati Uniti.
Entrambe le città sono attraversate dal deserto del Chihuahua(secondo più grande d'America).
Tocca a questa fluida barriera lunga più di 1500 chilometri il compito di contenere il flusso migratorio illegale verso gli States.
Sui tre ponti che agganciano Ciudad Juarez a El Paso vi transitano automobili e pachidermici camion rimorchio a 18 ruote, carichi di ogni tipo di merce.
Animali morti sull'asfalto, macchine abbandonate(e depredate), nessun cartellone pubblicitario e cartelli che nei pressi di Sierra Blanca recitano "Non raccogliete autostoppisti: potrebbero essere evasi dal carcere".
La prospettiva di una Ciudad Juarez - El Paso saldate insieme in un unicum cosmopolitano non e' concepibile neanche in termini onirici, tanto la realta' la respinge: e infatti, nonostante le buone intenzioni e l'impegno, da parte dei presidenti di Stati Uniti e Messico, a garantire per il XXI secolo la pacifica convivenza delle due comunità di confine, non si vede come possano scomparire a breve scadenza le compatte minacciose strutture di contenimento messe in piedi da Washington anni fa.
Sulla riva americana del fiume, lo sbarramento e' assicurato da tre reti metalliche che corrono parallele per qualche chilometro e sopra di esse sono piazzati grappoli di riflettori che al crepuscolo si accendono dotando la notte di un perenne splendore lunare: le auto bianche della Migra (la polizia di frontiera, cosi' chiamata, con una contrazione, dai messicani) vanno avanti e indietro per 24 ore.
Ogni tanto, quando il fiume si gonfia, nella stagione delle piogge, qualcuno si tuffa: ma e' soltanto un gesto di sfida, una goliardata inutile.
Chi per davvero l'ha tentato, ci ha rimesso le penne.
Una scritta, sulla spalletta di cemento del Rio Grande, ricorda l'immolazione di Tarin, ucciso il 9 maggio del '91, mentre aveva gia' un piede sulla sponda "giusta": "Riposa in pace, querido amigo, ti ricorderemo sempre. I tuoi compagni del Puente Negro y tu madrecita".


TEXAS WESTERN COLLEGE
In questo contesto non facile(parlo in primis della segregazione razziale) la squadra del Texas Western College partecipò al campionato universitario nazionale con ben 7 giocatori di colore nella rosa quando la media di allora era uno o due afroamericani per squadra.
Don Haskins era originario di uno stato confinante col Texas, l’Oklahoma, dove i bianchi come lui avevano colonizzato il ricco territorio e ne avevano preso in mano il controllo.
Il suo passato da giocatore non era stato esaltante, ma per il suo futuro di allenatore aveva sicuramente appreso molto da Hank Iba, il coach che avrebbe poi guidato la rappresentativa USA e che sarebbe stato ricordato più per l’argento rimediato dopo la sconfitta con l’URSS alle Olimpiadi di Monaco ’72 che per le due medaglie d’oro conquistate nelle precedenti edizioni di Tokyo ’64 e Città del Messico ’68.
Insegnava basket alla squadra femminile del liceo, quando gli giunse una chiamata dagli universitari dei Texas Western Miners, squadra ormai allo sfacelo, in preda a una grave crisi economica e di risultati: non era un’offerta, ma una invocazione di aiuto.
Accettò ovviamente.
Le sue qualità vennero subito a galla.
Era duro ed esigente negli allenamenti (e per questo venne soprannominato «The Bear», l’orso), amava il gioco veloce e le penetrazioni a canestro, voleva con lui solo giocatori motivati e disposti a sacrificarsi.
E soprattutto, aveva una voglia matta di vincere!
Si rese subito conto che con i giocatori bianchi che gli avevano messo in mano non avrebbe ricavato granché.
Così volle rischiare in prima persona.
Cominciò a girare alla ricerca di alternative valide, arrivarono a sette i coloured, lasciando in minoranza (cinque) gli autoctoni dalla pelle chiara.
Era una squadra tutta da costruire e da amalgamare, ma Haskins credeva nel suo lavoro e nelle sue ambizioni, e i risultati non tardarono ad arrivare.
Già questa scelta fece molto scalpore ma ciò che maggiormente sorprese fu l’avvio perentorio del torneo: i Texas Miners, come venivano chiamati i giocatori di quel college, vinsero le prime 23 partite.
La squadra, che non era certo indicata tra le favorite per la vittoria finale, giunse alla conclusione della stagione regolare con una serie di ben 23 vittorie e una sola sconfitta per soli due punti, l’ultima partita a Seattle ormai ininfluente.


LA FINALE CONTRO KENTUCKY
I Miners giunsero così alle fasi finali: cinque vittorie consecutive compresa naturalmente la finalissima contro la più titolata Kentucky.
Ancora oggi questo risultato viene considerato la più grande sorpresa nella storia del basket americano.
Ma non fu solo il risultato a entrare nella storia del basket.
Ciò che fece maggior scalpore fu il quintetto con il quale l’allenatore Don Haskins (1930-2008) iniziò la partita finale contro la grande favorita Kentucky.
Per la prima volta in una partita di campionato USA scendevano in campo cinque giocatori di colore, tutta la squadra, non era mai successo.
La sera prima della partita più importante della NCAA e forse del basket americano in generale, Don non riesce a dormire, troppo alta la posta in palio.
In gioco non c’è più soltanto un titolo universitario ma una delle contraddizioni più profonde degli Stati Uniti, quel razzismo di fondo che ancora non ha abbandonato i nipoti di Abramo Lincoln.
Allora raduna intorno alla mezzanotte la squadra al completo e sulle gradinate dove il giorno dopo si giocherà la finale annuncia, con un discorso memorabile, che a giocare quella finale saranno soltanto i sette giocatori neri.
Un intero quintetto di neri in una partita ufficiale, per di più la finale NCAA.
Mai successo prima.
Prima di Abdul Jabbar e Magic Johnson.
Don Haskins gioca duro contro tutta l’America.
Apre la strada al futuro spazzando via pregiudizi già uccisi dal presente, rispedendoli nella storia, nel passato, in cui dovrebbero sempre far parte e dove purtroppo ancora oggi rischiano di non invecchiare.
I Miners avevano un modo di giocare rivoluzionario rispetto all’eleganza dei bianchi di quei tempi.
Veloci, dritti a canestro, agili e sempre alla ricerca del numero tanto in voga adesso.
Degli anticipatori di quello che la NBA è oggi.
Adesso immaginate la scena: un palazzetto pieno di ragazzi bianchi, qualcuno (i tifosi di Kentucky) con bandiere confederate, arbitri e allenatori bianchi, cheerleaders bianche, giornalisti per lo più bianchi.
E in mezzo al campo di fianco ai cinque giocatori bianchi di Kentucky, i cinque ragazzi neri di Texas Western che inconsapevolmente fanno la storia del basket universitario americano.
Kentucky era allenata dal leggendario Adolph Rupp, che restò alla guida della squadra per oltre 40 anni.
Tra i giocatori di Kentucky in quella mitica finale ci fu anche Pat Riley che in seguito sarebbe diventato uno dei più forti allenatori NBA di tutti i tempi capace di vincere ben cinque titoli in quello che viene considerato il campionato di basket più importante del mondo.
Don Haskins invece rimase per tutta la vita ad allenare la squadra dell’Università del Texas, la sua carriera si concluse nel 1999 con un record di 719 partite vinte e 353 perse.
I Miners dominarono l’incontro e si aggiudicarono il titolo nazionale con il risultato di 72-65.
In seguito l’allenatore minimizzò il suo gesto: “Davvero non pensai che stavo iniziando la partita con cinque ragazzi di colore, volevo solo mettere in campo i miei cinque giocatori migliori”
Tuttavia dopo di allora il basket Usa non fu più lo stesso.
L’intera squadra del Texas Western College fu inserita nella Basketball Hall Of Fame che è l’associazione americana che accoglie quei personaggi che hanno dato lustro alla pallacanestro nazionale.
Generalmente si tratta di giocatori ed allenatori che possono essere ammessi solo dopo 5 anni dal loro ritiro dalle competizioni.
Sono solo sette le squadre che hanno ricevuto questo riconoscimento nella storia del basket USA.


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mercoledì 11 marzo 2015

La NFL e I Casi Di Doping (Steroidi)

L'uso di Steroidi Anabolizzanti in NFL risale alla fine del 1960.
Gli Steroidi conosciuti sono centinaia, e la loro provenienza è di diverse origini (animale, vegetale, sintetica).
In questa categoria rientrano anche gli ormoni sessuali (testosterone, estradiolo, progesterone) e gli ormoni cortico-surrenali (cortisolo, androsterone).
Il termine Anabolizzante invece si riferisce alla capacità di una sostanza di stimolare l'anabolismo, cioè la sintesi da parte del corpo umano di molecole complesse (proteine, polisaccaridi...) a partire da molecole semplici (aminoacidi, monosaccaridi).
L'unione di questi due termini porta alla definizione dei composti classificati come “Steroidi Anabolizzanti”; è intuitivo comprendere come non tutti gli Steroidi possiedano le caratteristiche tali da poterli definire anabolizzanti.
In particolare questa capacità è tipica del Testosterone, l'ormone sessuale maschile.
Vi sono poi sostanze sintetiche, dalla struttura molecolare simile a quella del Testosterone, le quali sono state sviluppate con l'intento di incrementare le capacità Anabolizzanti e, al contempo, diminuire l'impatto degli effetti secondari.
Tra queste, le più note sono il Nandrolone e lo Stanozololo.
Per riassumere gli effetti secondari legati all'uso di questi farmaci si utilizza invece il termine “effetti androgeni”.


VANTAGGI
Dal punto di vista dell'atleta che si dopa, i vantaggi derivanti dall'utilizzo di steroidi stanno nella funzione anabolizzante degli stessi, che si concretizza in:
1) Un aumento della massa muscolare, con conseguente incremento di forza e di potenza muscolare e delle prestazioni atletiche derivanti
2) Maturazione veloce dei globuli rossi.
Questo processo nel nostro corpo è regolato dall'Eritropoietina.
3) Inibizione della degradazione proteica

Talvolta queste sostanze vengono somministrate unitamente ad altri prodotti dopanti, in particolare la somatotropina, nota più comunemente come “ormone della crescita”.


CONTROLLI IN NFL
E' solo durante la stagione 1987 che la NFL ha iniziato a testare giocatori per l'uso di steroidi.
Nella stagione 1989 la NFL iniziò a sospendere i giocatori beccati dopati.
Originariamente c'erano linee guida specifiche per un giocatore beccato dopato.
Ad esempio, se un giocatore era beccato durante la pre-season veniva sospeso per 30 giorni.
Ciò significava fondamentalmente saltare 4 partite di preseason 3 e 1 partita di stagione regolare.
Alla seconda sospensione scattava la squalifica per 1 anno.
Certamente, però, dai primi anni sono stati fatti passi avanti.
Sono state approvate regole più dure e sospensioni più aspre.
I controlli sono molto più frequenti se paragonati con gli anni novanta o i primi anni duemila.
Il numero di giocatori che hanno ammesso l'uso di steroidi in un sondaggio confidenziale condotto dalla NCAA dal 1980 è scesa dal 9.7% del 1989 al 3% del 2003.
Durante la stagione 2003, ci sono stati più di 7.000 test antidoping, con 77 risultati positivi.


I CASI DI DOPING
Uno dei giocatori dei Pittsburgh Steelers vincenti al Super Bowl del 1979, ovvero l'offensive lineman Steve Courson, confessò in seguito l'uso di steroidi.
Courson accusò anche un problema al cuore.
Tuttavia, Courson ha anche detto che alcuni dei suoi compagni di squadra, come Jack Ham e Jack Lambert, si rifiutarono di utilizzare qualsiasi tipo di farmaco per migliorare le prestazioni.
Era il 1992 quando Lyle Alzado, difensore dei Denver Broncos (1971-1979), dei Cleveland Browns (1979-1981) e successivamente dei Raiders (1982-1985), moriva di cancro al cervello.
A soli 43 anni Alzado, tre volte All-Pro e campione NFL nell’84, si spegneva lasciando dietro di sé una struggente lettera in cui l’ex giocatore dichiarava di aver fatto ampio uso di steroidi e che proprio quest’ultimi gli avevano provocato il cancro.
Tanti sono i passaggi della lettera con i quali è difficile non trovarsi d’accordo con Alzado, come quando scrive, riferendosi ai suoi colleghi ma non solo, che “non siamo nati per pesare 140 chili e saltare 10 metri”. Tanti, da allora, sono stati gli scandali di doping che hanno colpito la NFL.
Come dimenticare l’intervista del 2005 rilasciata dall’ex giocatore e allenatore Jim Haslett, nella quale dichiarava che negli anni ottanta metà dei giocatori presenti all’epoca prendeva steroidi o, comunque, faceva uso di sostanze dopanti, specificando invece che tutti i difensive tackles erano abituati a sottoporsi ad inezioni di testosterone e simili.
Senza dimenticare lo scandalo BALCO (vendita di sostanze dopanti agli atleti professionisti appartenenti soprattutto alla NFL) scoppiato nel 2003.
Dopo lo scandalo BALCO nel 2003 l'allora direttore dell' UCLA mise a punto un nuovo test antidoping capace di rilevare THG, la USADA rianalizzando 550 campioni di urina esistenti da atleti, rilevò che molti di questi erano positivi.
Un certo numero di giocatori degli Oakland Raiders sono stati coinvolti in questo scandalo, tra cui Bill Romanowski, Tyrone Wheatley, Barrett Robbins, Chris Cooper e Dana Stubblefield.
Ancora nel 2008, Charles Grant, Will Smith e Deuce McAllister dei Saints, Bryan Pittman dei Texans e Kevin Williams e Pat Williams dei Vikings furono sospesi per quattro partite per l’uso di diuretici atti a mascherare il precedente uso di steroidi.
Fino ad arrivare, saltando qualche precedente meno noto nel mezzo, a poco più di un mese fa, quando un gruppo di otto ex giocatori (Richard Dent, Jim McMahon, Jeremy Newberry, Roy Green, J.D. Hill, Keith Van Horne, Ron Stone e Ron Pritchard) ha denunciato la NFL, rea di averli “drogati come cavalli” nel corso delle loro carriere.
Da menzionare anche il caso recente di Dion Jordan, DL dei Miami Dolphins, trovato positivo ad un test antidoping.
Per questo motivo il difensore è stato squalificato per quattro partite, nella quali oltre a non scendere in campo non verrà neanche pagato.
Per un mese, infatti, Jordan non percepirà lo stipendio.
Il difensore aveva insospettito tutti quando all’inizio degli OTAs si era presentato con 9 chili di muscolo nuovo di zecca.
L’uso di steroidi era palese e la Lega non ci ha messo molto prima di scoprirlo.
Jordan, scelta assoluta numero 3 del Draft dell’anno scorso, ha rilasciato una dichiarazione non appena la notizia della sua squalifica ha raggiunto la stampa:

“Sono venuto a sapere che sono risultato positivo a degli stimolanti proibiti dalla NFL. Mi dispiace molto e nel dirlo mi assumo tutte le responsabilità del mio gesto. Mi dispiace soprattutto per l’organizzazione dei Dolphins, la mia famiglia e i fans. Ma continuerò ad allenarmi e resterò in forma.”


LA REGOLA DI MERRIMAN
Un fatto importante successe nel 2006.
Durante la stagione, il linebacker Shawne Merriman dei San Diego Chargers venne trovato positivo e sospeso per quattro partite.
Merriman venne eletto NFL Defensive Rookie dell'anno nel 2005, con 54 placcaggi e 10 Sack.
Era in lizza per il Pro Bowl ma l'incidente portò alla formulazione di una regola che vieta ad un giocatore trovato positivo agli steroidi di essere selezionato per il Pro Bowl l'anno in cui risulta positivo.



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martedì 10 marzo 2015

Pittsburgh Pirates: Lo Scandalo Cocaina Degli Anni 80

Probabilmente il fatto più ecclatante di uso di sostanze dopanti nel Baseball non è iniziato a metà degli anni '90 con gli steroidi ma a Pittsburgh, un decennio prima.
Ma ci sono alcuni interessanti parallelismi tra le due situazioni.
In entrambi i casi i giocatori si sono opposti ai provvedimenti verso coloro che erano coinvolti.
E in entrambi, chi avrebbe dovuto vigilare(e punire) si è dimostrato in gran parte inefficace(la maggior parte delle persone coinvolte non ha ricevuto alcuna sanzione).


COCAINA IN MLB: PIRATES E NON SOLO
Nel maggio del 1985, Curtis Strong venne accusato di spaccio di cocaina.
Attraverso il lavoro di catering che aveva eseguito per i Philadelphia Phillies, Strong aveva conosciuto molti giocatori della Major League di Baseball.
Gli diedero quindi accesso agli spogliatoi permettendogli in tal modo di vendere cocaina a diversi giocatori.
Il suo processo è diventato tra i più pubblicizzati della storia del Distretto occidentale della Pennsylvania.
Nel 1979, Pittsburgh vinse le World Series, con una squadra che comprendeva All-Star come Parker, così come Willie Stargell, co-vincitore della National League MVP.
Ma verso la metà degli anni Ottanta la squadra era ormai in crisi.
Questo non è stato il primo scandalo riguardante l'uso di cocaina in MLB.
Un paio di anni prima, Kansas City fu al centro di un'indagine, che ha portato alla condanna(con tanto di 3 mesi di carcere) di quattro giocatori, tra cui il lanciatore Vida Blu, per aver tentato di comprare cocaina.
Il loro rivenditore, Mark Liebl, poi ha dichiarato di aver usato il farmaco con membri dei Red Sox, White Sox e Twins, tra cui Hall Of Famer Dennis Eckersley, che ha negato.


LE CONFESSIONI DI SCURRY E LA SUA MORTE
Nel 1984, l'FBI intervistò Rod Scurry(rilievo) dei Pirates finito in riabilitazione dopo 2 Walk su 8 Lanci e devastato da allucinazioni paranoiche nella sua stanza d'albergo.
Egli confessò di aver fatto uso di cocaina 19 volte tra 82 e 83.
Nel 1985 fu venduto agli Yankees.
Scurry, tra l'altro, morì all'età di 36 anni nel 1992: venne trovato disteso a terra fuori dalla sua porta di casa in preda ad allucinazioni(secondo lui c'erano dei serpenti in casa che avevano provato a strangolarlo).
Morirà una settimana dopo.
Oltre a lui, finirono nell'occhio del ciclone Dale Berra, Lee Lacy, Lee Mazzilli, John Milner e Dave Parker oltre a giocatori di altre squadre(Willie Aikens, Vida Blue, Enos Cabell, Keith Hernandez, Jeffrey Leonard, Tim Raines e Lonnie Smith).
"A conclusione di quella intervista, avevamo una lista di spacciatori di droga, e un elenco di giocatori di Baseball professionisti a cui vendevano cocaina" disse l'investigatore Wells Morrison.
L'FBI offrì ai giocatori l'immunità dai procedimenti giudiziari, per chi decideva di confessare facendo i nomi di chi aveva fornito loro la droga.
Hanno anche offerto un accordo per la mascotte, che ha accettato di rotolare, credo diventando uno sgabello Parrot.


FOTOGRAFI E MASCOTTE
La mattina del 31 Maggio 1985, il fotografo Dale Shiffman ricevette una visita inaspettata dalle forze dell'ordine, risultato di accuse pronunciate da un gran giurì la sera prima, citando sette uomini in connessione con la gestione di un giro di droga in città e nei dintorni.
Venne in un certo senso tradito da Kevin Koch, che era stato l'uomo all'interno della mascotte di Pittsburgh, il Pirates Parrot.
I due erano stati particolarmente vicino ai giocatori Dale Berra e Rod Scurry e contribuirono a procurare il farmaco prescelto per loro e i compagni di squadra.
Shiffman otteneva il "pezzo", la mascotte Koch lo consegnava.
Shiffman in un'intervista disse che due terzi del roster usavano cocaina.


CONFESSIONI
Tim Raines del Montreal Expos testimoniò che teneva la cocaina nella tasca posteriore dei pantaloni durante le partite.
Raines disse che stava sempre attento quando rubava le basi, semplicemente per assicurarsi che il flacone di vetro fosse stato al sicuro.
John Milner disse alla corte che una volta comprò due grammi di coca in un bagno al Three Rivers Stadium nel 1980.
Egli ha anche testimoniato che, quando giocava con i Mets, prese un liquido di anfetamine dall'armadietto di Willie Mays che era vicino al suo.
Berra disse che Stargell e Bill Madlock rifornirono anche i suoi compagni di squadra di anfetamine in tutto l'inizio del decennio.


PENE ED ARRESTI
Curtis Strong e Schiffman ricevettero una condanna di 12 anni ma ne scontarono solo una parte.
Strong scontò quattro anni, Schiffman uscì di prigione dopo appena due anni.
Vennero arrestati anche Greer, Balzer, Connolly, Mosco e McCue tutti implicati nello spaccio di cocaina.
Per quanto riguarda i giocatori, quasi tutti la fecero franca, nonostante le loro ammissioni.
In seguito Aikens(Kansas e Toronto) nel 1994 ricevette 20 anni di prigione per spaccio di Crack e Cocaina, infine Lary Sorensen(Cleveland Indians) 2 anni di prigione alla sesta volta beccato ubriaco al volante.
Mentre il commissario Peter Ueberroth sospese sette giocatori per una stagione completa ed altri quattro per 60 giorni ma tutte le sentenze furono commutate, per coloro che decidevano di donare una piccola percentuale(10%) dei loro stipendi per la comunità e la ricerca contro il doping.


COCAINA OGGI
L'uso di cocaina fa parte del mondo del Baseball, tutt'ora.
Il momento saliente più recente forse l'ammissione di uso di cocaina da parte del manager dei Rangers, Ron Washington.
Ma è stato anche uno dei farmaci utilizzati dal N.1 del draft Josh Hamilton, nel suo viaggio tortuoso agli onori MVP.
Senza scordarci di Ronald Belisario.


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giovedì 5 marzo 2015

Tifoserie Inglesi Più Violente e Con Più Arresti (2014)

L'Home Office(ministro degli interni britannico) ogni anno, puntualmente, stila classifiche e statistiche sul comportamento delle tifoserie inglesi.
Nel particolare numero di arresti divisi per club e tipo di "reato".
La stagione 2013- 2014 è stata, per quanto riguarda le azioni di polizia legate agli eventi calcistici, quella con il minor numero di arresti, continuando così il trend decrescente degli anni precedenti.
Durante lo scorso campionato, infatti, la polizia inglese ha effettuato 2.273 arresti, una cifra che rappresenta una diminuzione del 7% (per un totale di 183 arresti) rispetto alla stagione 2012-2013.
Per rendere un'idea nel 2000 furono poco più che 4000 gli arrestati.


1 ARRESTO OGNI 16.800 SPETTATORI
Nel complesso in tutte le divisioni del campionato inglese (Premier, Championship, League One e League Two) hanno assistito agli incontri poco meno di 38 milioni di spettatori.
Il numero delle persone arrestate rappresenta quindi lo 0,01% del totale del pubblico con un arresto ogni 16.800 spettatori.
In media durante il 2013-2014 è stato effettuato poco più di un arresto e mezzo per ogni partita della Premier League.
A margine notiamo che nel 2014 sono stati arrestate 21 persone per “Racist Or Indecent Chanting”.



TIFOSERIA CON PIU' ARRESTI IN PREMIER LEAGUE
I tifosi più violenti della Premier League sono quelli del Manchester United, con un 112 arresti (su un totale di 823 per tutta la massima serie inglese) seguiti dai cugini del Manchester City, con 71 arresti.
Ovviamente bisogna tenere anche in considerazione che l’Old Trafford è uno degli stadi più frequentati della Premier League e che i tifosi del Manchester sono i più numerosi.
La palma di tifosi più tranquilli va invece a quelli del Norwich City: solo 4 arresti.


SERIE INFERIORI
Scendendo in Championship molte tifoserie sono rimaste "storicamente" violente(Leeds, Derby County, Burnley, Nottingham, Sheffield Utd), altre invece si sono "calmate"(Millwall su tutte).
In Championship guida questa poco lusinghiera classifica il Leeds con ben 91 arresti nel 2013/14.
Seguono Nottingham Forest(69), Burnley(65), Derby County(57), Blackburn(49), Birmingham(44), Sheffield Wednseday(41) e solo dopo il Millwall con 30.
A seguire tutte le altre con il Brighton che chiude la classifica con soli 5 arresti.
Ben 93 sono stati i tifosi del Cardiff City banditi dallo stadio(in quanto considerati a "rischio"), segue il Millwall con 72, terzo posto per l'Huddersfield con 42.
Scendendo in League One, la tifoseria con più arrestati è il Wolverhampton(55), segue lo Sheffield Utd(54) e il Bristol City(49).
0 arresti per il Milton Keynes Dons.
In League Two, 57 arresti per il Bristol Rovers, seguono Chesterfield(35) e Portsmouth(21).
0 arresti per Burton Albion, Accrington, Wycombe e Dag & Red.
Infine in Conference(Non League), guida la classifica il Grimsby Town con 27 arresti, a seguire Gateshead(22), Lincoln con 17 e Cambridge Utd con 16.


COSA NE PENSANO I TIFOSI DI LONDRA?
I dati sono quelli illustrati prima.
Tra i tifosi di Londra è stato fatto un sondaggio per eleggere i tifosi più "cattivi" e quelli più "buoni", qui forse memori degli anni 70 e 80 a farla da padrona sono i tifosi del Millwall eletti i più cattivi di Londra.
Seguono Chelsea e West Ham.
Il tutto è stato fatto in base a domande specifiche, effettuate in diverse zone della capitale inglese che se da una parte sono un piatto più che goloso sul quale immergersi per gli amanti delle statistiche, dall'altra non fanno altro che aumentare le polemiche.
I più buoni ed educati invece sembrano essere i sostenitori di Fulham ed Arsenal, seguiti dal Brentford.



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lunedì 2 marzo 2015

La Storia Di Graham French: Alcool, Sparatoria e Il Cambio D'Identità

Graham French (noto anche come Graham Lafite) è un ex calciatore inglese che ebbe una discreta fama tra anni 60 e 70, soprattutto come ala del Luton Town.
French iniziò la sua carriera con lo Shrewsbury Town e divenne professionista nel 1961.
Qui disputò ben 27 partite(poi capirete il significato di "ben" ).


LA RISSA CON IL PROPRIO MANAGER ALLO SWINDON
French ai tempi era considerato tra i giovani più talentuosi, tant'è vero che Tommy Docherty, manager del Chelsea, era interessato a portarlo a Stamford Bridge.
Tuttavia, Docherty desistette per via del carattere di French che poi firmò per lo Swindon.
Secondo le voci del tempo ebbe una discussione con Bert Head, il manager dello Swindon, dove French lo colpì con un sedia in testa.
Questo grave incidente, insieme alla sua fama di bevitore e giocatore d'azzardo, fece terminare prima del tempo la sua esperienza al County Ground.


WATFORD, WELLINGTON TOWN e LUTON TOWN
La sua esperienza al Watford fu ancora più breve.
Come detto sia con lo Swindon che con il Watford, French non ebbe fortuna e dopo rispettivamente 5 e 4 partite venne rilasciato firmando per la squadra di non League del Wellington Town(l'AFC Telford di oggi).
Qui French divenne una sorta di leggenda locale tant'è vero che venne messo sotto contratto dal Luton Town nel 1965.
Praticamente French è conosciuto solo per quanto fatto con lo Shrewsbury e qui dove giocò addirittura 182 partite.
Egli comunque continuava a condurre una vita fuori dal campo sciagurata tra scommesse e bevute nei pub che erano diventate ormai di dominio pubblico.
Nonostante ciò condusse il Luton Town a due promozioni.
French, qui, segnò quello che viene considerato come il più grande goal mai segnato dal Luton Town realizzato in un match contro il Mansfield Town il 18 settembre 1968.
Raccolse la palla al limite della propria area di rigore e dribblò l'intero team del Mansfield, portiere compreso.
Nonostante la svolta di performance a Kenilworth Road, le sue bravate fuori dal campo gli puntarono sempre i riflettori addosso con Allan Brown spesso sul punto di cederlo.
Il suo compagno di squadra, John Moore, disse: "Era un vero e proprio enigma. A volte scompariva nel nulla per una settimana. Ma c'era qualcosa in lui e quando tornava si applicava per dieci minuti ed "umiliava" tutti", tanto era il suo talento.
Moore aggiunse "se accoppiassimo la mia determinazione con la sua abilità si avrebbe avuto un grande giocatore!".


LA SPARATORIA, IL CARCERE e IL CAMBIO D'IDENTITA'
Non solo gioco d'azzardo, alcool e problemi domestici.
French nel 1970 venne coinvolto anche in una sparatoria in un pub che gli fece guadagnare una pena detentiva di 3 anni.
Il Luton Town gli diede la possibilità di tornare in squadra dopo gli anni di carcere ma la prigione aveva cambiato drasticamente French ormai non più in grado di riconquistare il posto in squadra.
Dopo un prestito al Reading (3 presenze) finì negli Stati Uniti con i Boston Minutemen dove giocò anche qui 3 partite.
French scomparve nel nulla per 2 anni e poco prima del 1976 firmò un contratto con il Southport sotto il falso nome di Graham Lafite.
Anche qui solo 2 presenze, prima del ritiro definitivo.
Non si sa molto invece dove si trovi French oggi, secondo rumour si dice che attualmente viva a Birmingham, lontano da tutti.


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