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giovedì 14 novembre 2019

Lo Scandalo Degli Houston Astros: Lanci Avversari Intercettati Da Telecamere (Bang)

Il sito The Athletic ha innescato un discreto scandalo visto che, pare, nel 2017 la squadra di MLB degli Houston Astros (vincitori delle prime World Series della loro storia) avrebbe violato le regole della Major League utilizzando un sistema per intercettare i segnali scambiati tra pitcher e catcher inerenti i lanci da effettuare degli avversari e comunicarli ai suoi giocatori nelle partite disputate al Minute Maid Park di Houston.
Gli Astros anche quest'anno hanno raggiunto le World Series, venendo però sconfitti dai Washington Nationals.
La dirigenza della squadra si rifiuta di rispondere alle accuse, ma intanto alcuni ex giocatori di Houston stanno confermando l’imbroglio messo in piedi.
In realtà il "furto" dei segnali è una pratica antichissima nel Baseball e viene realizzata più o meno lecitamente, l'importante è che non si ricorra alla tecnologia.
Due anni fa pare infatti che gli Astros installarono una telecamera puntata verso la postazione di battuta, in modo da riconoscere i segnali fatti con la mano dai ricevitori avversari per comunicare ai lanciatori il tipo di lancio che sarebbe stato effettuato.
Come si sa nel Baseball esistono diversi tipi di lanci, che possono variare in velocità, traiettoria e movimento per confondere il battitore e di conseguenza aiutare i difensori a eliminare i corridori.
Per un battitore conoscere in anticipo che lanciò dovrà andare a colpire è un bel vantaggio.
I segnali ripresi dalle telecamere venivano poi trasmessi in un monitor sistemato all’interno dello stadio, tra la panchina degli Astros e lo spogliatoio.
Quando il segnale veniva captato, qualcuno della squadra lo comunicava ai giocatori in campo battendo dei colpi usando dei bidoni della spazzatura:

1 Bang= Lancio Slider
2 Bang= Lancio Changeup
No Bang=Lancio Fastball

Probabilmente sono stati utilizzati anche altri modi per comunicare i lanci.
Gli Yankees accusarono i texani di aver usato luci intermittenti contro di loro.
I Cleveland Indians beccarono un dipendente Astros che stava fotografando il loro dugout durante l'AL Series 2018. Lo stesso venne beccato mentre fotografava anche quella dei Red Sox.
L’identificazione dei segnali di lancio è una pratica chiaramente vietata dalla Major League: stando alle dichiarazioni di alcuni giocatori, in tanti ancora non si fidano di giocare al Minute Maid Park di Houston e quando ci vanno decidono di cambiare i segnali per non correre rischi, come fatto spesso dai Tampa Bay Rays e dai New York Yankees ai playoff.
Mike Fiers, pitcher in forza agli Astros nel 2017, ha rivelato l'esistenza di questo sistema tecnologico installato al Minute Maid Park.
A suo dire, una telecamera puntata sulle dita del ricevitore trasmetteva il video in una postazione posta tra il dugout e gli spogliatoi della squadra di casa.
Poi come detto, dal dugout partivano segnali acustici che indicavano al battitore il tipo di lancio che sarebbe stato effettuato.
Prima delle World Series 2019, i Washington Nationals furono messi in guardia appunto dalle altre squadre di questa pratica di Houston. Pare che la squadra della capitale abbia utilizzato un complesso sistema di miscelazione per evitare che gli Astros intercettassero i loro segnali.
Sono poi trapelate altre tecniche oltre ai bidoni della spazzatura: da fischi a ronzii (o vibrazioni) di bende elettroniche posizionate sul corpo dei giocatori.


AGGIORNAMENTO GENNAIO E FEBBRAIO 2020
In seguito gli Houston Astros hanno licenziato il loro general manager Jeff Luhnow e l’allenatore A.J. Hinch dopo che questi sono stati riconosciuti tra i responsabili dello scandalo dei segnali rubati emerso lo scorso novembre. Al termine delle indagini sul caso, la Major League Baseball ha disposto anche 5 milioni di dollari di multa (il massimo) e la perdita delle prime scelte nei prossimi due draft. Fra gli squalificati c’è anche Brandon Taubman (ex dirigente degli Astros) licenziato lo scorso ottobre reo di aver rivolto insulti sessisti a delle giornaliste locali. Per l’ex assistente Alex Cora, attuale allenatore dei Boston Red Sox, una squalifica arriverà invece nelle prossime settimane, dato che la MLB ha già detto di ritenerlo uno dei principali artefici.
Mentre i Los Angeles Dodgers sconfitti 4-3 nel 2017 dagli Astros protestano, è stato coinvolto nello scandalo anche Carlos Beltran (neo manager dei NY Mets) che ha deciso di dimettersi dall'incarico.
Il 7 febbraio 2020, Jared Diamond del Wall Street Journal ha pubblicato un rapporto, tratto da una mail inviata da Manfred a Luhnow il 2 gennaio 2020.
Secondo l'articolo, il tutto è nato a settembre 2016 quando un tirocinante di nome Derek Vigoa, che in seguito divenne il senior manager di Astros, diede a Luhnow una presentazione in PowerPoint di quello che chiamava "Codebreaker", un programma per registrare e decodificare i segnali avversari e quindi comunicarli ai baserunner che li avrebbero trasmessi ai battitori. Il rapporto afferma che Codebreaker è stato migliorato nel giugno 2017. Il rapporto afferma inoltre che Codebreaker è stato utilizzato sia in casa che in trasferta. Le operazioni di furto di segni venivano definite "arti oscure" all'interno del front office Astros.
Il rapporto di Diamond afferma che Luhnow non solo era a conoscenza, ma era anche entusiasta di ciò, anche se ha negato di conoscerle alla MLB e nelle dichiarazioni pubbliche.
L'11 febbraio 2020, Rosenthal e Drellich hanno pubblicato un articolo su The Athletic, attingendo alle interviste di sei membri senza nome degli Astros del 2017, che descrivevano Beltrán come il leader della club house e il capofila del sistema di furto di insegne elettroniche.
Nelle ultime settimane lo scandalo si è allargato e ha coinvolto anche i Boston Red Sox, attualmente sotto indagine per lo stesso motivo da parte della MLB. Nel 2018 i Red Sox vinsero le World Series allenati proprio da Alex Cora, assistente degli Astros nell’anno dello scandalo.
In passato c’erano stati già i binocoli, telescopi e, più di recente, pure un Apple Watch. Proprio quest’ultimo caso (colpevoli ancora i Red Sox, che lo usavano per trasmettere i segnali dalla clubhouse alla panchina e poi al battitore) aveva spinto la MLB a multare il club e lanciare due moniti (settembre 2017 e marzo 2018) alle 30 squadre della Lega, minacciando multe e provvedimenti disciplinari. A quanto pare non è servito.
Boston procedeva in modo diverso dagli Astros: utilizzando le immagini decrittate da un monitor posto nella sala dei replay che ogni squadra ha a disposizione proprio per rivedere le azioni e, eventualmente, chiedere agli arbitri la loro revisione. I Red Sox hanno beneficiato del sistema solo nella regular season, perché nei playoff la sala è controllata.
Ma il risultato delle World Series 2017 e 2018? La Major League si dichiara impossibilitata ad agire su questo. Difficile stabilire responsabilità così precise di giocatori che hanno approfittato del marchingegno, difficile dare squalifiche a chi gioca magari altrove finendo con il danneggiare una squadra che non c’entra nulla


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lunedì 11 novembre 2019

Inghilterra Multata Per Aver "Sfidato" L'Haka Degli All Blacks

Prima della semifinale dei mondiali di Rugby quando la Nuova Zelanda si è schierata per la tradizionale Haka (la danza di guerra che deve spaventare gli avversari i quali, di norma, la osservano immobili dall’altra parte del campo), i suoi avversari, l'Inghilterra, hanno risposto a modo loro.
Inizialmente si pensava fosse stato il selezionatore Eddie Jones a mettere in scena l’ennesimo giochino mentale per fronteggiare ed impaurire gli All Blacks.
Come si è visto inoltre, gli inglesi hanno iniziato ad avvicinarsi ai neozelandesi in modo minaccioso. Invadendo la metà campo dei tuttineri.
Con Nigel Owens e i suoi assistenti che sono dovuti intervenire, cercando di respingere gli inglesi, con Joe Marler in particolare ad avvicinarsi agli All Blacks.

Vunipola ha commentato così: "Era nostra intenzione rispettarli ma volevamo anche assicurarci che capissero che saremmo stati pronti a tutto"

Circa una decina di giorno dopo, World Rugby, l’organo di governo della palla ovale mondiale, ha punito l’Inghilterra per il gesto.
Da un lato ha mandato una lettera di biasimo alla Federazione inglese, dall’altra ha multato la squadra di 2.500 sterline per il gesto. Perché il protocollo prevede che durante danze e celebrazioni, gli avversari non devono superare la linea di metà campo, mentre a Yokohama a farlo sono stati Joe Marler, Billy Vunipola, Mark Wilson, Elliot Daly, Luke Cowan-Dickie e Ben Youngs.
Curiosamente, pochi minuti dopo il gesto, World Rugby aveva pubblicato sulla sua pagina Youtube e sui suoi social network il video titolando "L’incredibile risposta dell’Inghilterra ad un’intensa haka neozelandese".
Insomma, da un lato enfatizza ed esalta la scelta inglese però qualche giorno dopo la punisce.
A spiegare comunque quello che è successo sono Ben Youngs e Joe Marler durante la trasmissione The Jonathan Ross Show, in onda su ITV (presenti con loro anche Manu Tuilagi e Tom Curry).
La sera prima della partita la squadra inglese si è riunita per decidere proprio come affrontare la celebre danza maori della Nuova Zelanda.

Youngs: "Ci siamo detti che volevamo affrontarla, volevamo assicurarci che loro sapessero che eravamo pronti. Quindi abbiamo deciso di fare un semicerchio ma alcuni ragazzi erano ancora un po’ confusi..." (indicando Marler)

Youngs ha anche disegnato lo schema su una lavagna e tutti i giocatori si sono accordati sulla posizione da tenere in campo. L’organizzazione insomma sembrava piuttosto chiara e dettagliata, tranne che per il pilone degli Harlequins.
Marler: "Quando ho guardato quella lavagna ho pensato 'Non è in scala'. Pensavo che saremmo dovuti andare più vicini a loro (agli All Blacks), rispetto a quanto c’era disegnato sulla lavagna. Ho superato la linea della metà campo, ma pensavo che lo avremmo fatto tutti. Poi ho guardato dietro e gli altri non mi stavano seguendo, ma a quel punto ho pensato 'ormai sono qui' "

Al di là di qualsiasi discorso, gli inglesi hanno poi vinto (e dominato) la semifinale per 19-7, raggiungendo la quarta finale dei Coppa del Mondo della loro storia (verranno sconfitti inaspettatamente dal Sud Africa quindi il mondiale 2003, per il momento, rimarrà l'unico titolo mondiale in bacheca).


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domenica 10 novembre 2019

Il Calcio Diretto Di Frank Lampard e Le Critiche Al Sarriball

Il Derby County, fu la prima squadra a credere in Frank Lampard come manager.
Infatti i Rams dopo aver raggiunto la semifinale dei play-off di Championship nella stagione 2017/18, decisero di nominarlo manager (prendendosi appunto molti rischi).
La leggenda del Chelsea succedette a Gary Rowett.
Sperando di ricreare i giorni di gloria del Derby anni '70, la nomina di Lampard suscitò entusiasmo sia per i fan che per i giocatori.
In queste due grandi stagioni da manager (prima con il Derby County, poi come vedremo con il Chelsea) vanno dati i giusti meriti anche all'assistente Jody Morris (grande scopritore di giovani talenti).
Si, proprio il suo vecchio amico Jody Morris colui che il 23 settembre 2001 venne punito insieme allo stesso Lampard, John Terry, Eiður Guðjohnsen a causa di una sbornia rimediata una decina di giorni prima in un hotel di Heathrow (durante la quale i quattro avevano infastidito alcuni turisti statunitensi, già spaventati dagli attentati dell'11 settembre).

Lampard: "Penso che copiare un altro manager sia un errore, devi trovare i tuoi metodi. Non ho certo paura di attingere dai manager che in passato mi hanno allenato, ma non penso di essere simile a nessuno di loro. In termini di stile di gioco voglio proporre un buon calcio, provare sempre a giocare, ma credo anche che rinchiudersi in una sola filosofia sia sbagliato"

Il Derby di Frank Lampard si è schierato principalmente con un 4-3-3 con le ali che si muovevano giocando come numeri 10 per renderlo un 4-3-2-1. Ciò si ripercuote sul fatto che centravanti centrali, ali e centrocampisti centrali giocavano vicini l'uno all'altro, dando luogo alla maggior parte dei loro attacchi, centralmente.
Il principale cambiamento che apportò Lampard furono gli alti ritmi, con e senza palla.

Lampard: "Attaccare. Ho giocato in squadre molto forti e per me era divertente giocarci da giocatore e divertente da guardare. Quindi, ovviamente, io voglio vincere, tutti vogliono vincere nel mondo del calcio ma voglio farlo attaccando, in modo aggressivo e frenetico. Penso che per un club come questo e per molti altri in Inghilterra e Gran Bretagna ed anche i fan vogliano vedere una partita aggressiva e frenetica, quindi è la mia base, questo è il mio inizio. Richiederò un duro lavoro da parte dei giocatori per poterlo attuare. Giocare bene, avere il possesso della palla ma in modo rapido affinchè ci permetta di salire in campo"

L'alto pressing sulla palla è accompagnato da corse in avanti fatte per supportare e correre oltre i giocatori in possesso.
A Lampard piace impostare da dietro, allargando il gioco e creando buoni spazi grazie ai movimenti senza palla.
Nella metà-campo offensiva, il Derby creava triangoli dappertutto.
Ogni giocatore coinvolto nella costruzione aveva almeno due opzioni di passaggio per avanzare ulteriormente con la palla.
Durante la prima fase del build-up, i terzini del Derby occupano posizioni basse e larghe. Questo set-up consente semplici passaggi ed impedisce la congestione a centrocampo, allungando il gioco verticalmente e invitando gli avversari a scoprirsi.
Il passaggio ai centrocampisti centrali innesca il movimento dei terzini che occupano una posizione più alta.
Il Derby provava a giocare la palla sempre in mezzo al campo, avendo i giocatori più creativi, ma avevano sempre un'opzione secondaria nei terzini sempre pronti a spingere in avanti.
Le ali invece non lasciavano punti di riferimento scambiandosi spesso posizione e muovendosi anche centralmente.
Dal punto di vista difensivo, Lampard provava a compattare la squadra, facendo congestionare tutti i giocatori nelle aree centrali. Questo costringe gli avversari a giocare all'esterno, il che rendeva più facile per il Derby spingerli lontani dalla porta.
Del pressing a tutto campo abbiamo già detto (per forzare l'errore degli avversari e recuperare palla), altra caratteristica riguardava l'attaccare gli spazi lasciati dagli avversari.
Se costretti a difendere in profondità, il Derby si difendeva con un 4-4-2.
Dopo aver recuperato la palla in qualsiasi area del campo, il Derby provava a ribaltare subito l'azione con passaggi verticali o portando palla per sostenere l'attacco.
Le squadre che giocavano contro il Derby avevano difficoltà a contrattaccare contro di loro per via degli alti ritmi e per la pressione prolungata dopo la perdita della palla degli uomini di Super Frank.
Inoltre il Derby manteneva almeno quattro giocatori dietro la palla, anche quando attaccava. Ciò consente loro di minimizzare il rischio di subire goal dopo aver perso il possesso.
Il mercato di Lampard si è concentrato su giocatori più giovani in quanto più in grado di adattarsi al suo stile di calcio dinamico, riuscendo a sostenere gli alti ritmi richiesti.
Uno dei talenti principali che Lampard portò al Derby fu il giovane del Chelsea Mason Mount (poi tornato all'ovile in questa stagione e subito titolare).
Mount è il classico numero otto, ruolo simile che Lampard ha occupato durante la sua carriera.
Il numero di inserimenti di Mason Mount durante il gioco è molto simile a quelli di Lampard quando era giocatore.
La sua volontà di correre ed inserirsi in zone in cui può segnare ricorda la carriera del suo manager. Se sarà in grado di continuare su questa linea, vedremo senza dubbio un altro grande centrocampista inglese in grado di segnare valanghe di reti.
Frank Lampard è evidentemente un manager in grado d' implementare uno stile di gioco spettacolare e dominante.
E lo sta dimostrando anche al Chelsea quest'anno, dopo l'esonero di Sarri.
Il tecnico italiano aveva portato il Chelsea al terzo posto in classifica (chiudendo però a 26 punti dal Manchester City e a 25 dal Liverpool) e alla vittoria in Europa League, anche se risultati e gioco erano stati abbastanza altalenanti per tutta la stagione.

Lampard (in un'intervista di marzo 2019 riguardo il Sarriball): "Non puoi sempre giocare il calcio che vorresti fare, perchè esistono delle situazioni diverse e c’è anche l’avversario. E quindi credo che per me rinchiudersi in un solo stile di gioco sia sbagliato. Rispetto gli allenatori che hanno fiducia nella propria filosofia di gioco, ma credo che per Sarri tutto questo parlare che si è fatto del ‘Sarriball’ sia stato una cosa negativa. Per il tecnico è una sfortuna, visto che non credo neanche che sia un termine che ha coniato lui"

Lampard intendeva dire: attenersi sempre e comunque al proprio piano di gioco anche quando non ci sono le condizioni per farlo.
Cioè non avere un piano B.

Poi riguardo il potere dei calciatori nello spogliatoio dei Blues: "È una questione che è stata esagerata a tal punto che è diventata un falso. Anche noi al Chelsea avevamo uno spogliatoio fortissimo, con gente che voleva vincere. E questo, da allenatore, è decisamente il tipo di spogliatoio che vorrei. È facile dire che il problema al Chelsea è il potere dei calciatori. Ma il Chelsea è un club che ha cambiato diversi allenatori. È un club che pretende i risultati"

Tornando a Lampard, la prima stagione da allenatore ha visto un sesto posto a Pride Park appunto con il Derby, con seguente qualificazione ai playoff.
Perso 0-1 in casa contro il Leeds di "El Loco" Bielsa, fu un rocambolesco 2-4 ad Elland Road a portare i Rams a Wembley nella finale.
Tuttavia l'Aston Villa, splendidamente allenata da Dean Smith, vincerà la contesa 2-1 riportando i Villans in Premier League.
Poi è arrivata la chiamata del Chelsea, la sua ex squadra.
Squadra in cui da giocatore, Super Frank, vinse 3 campionati (2005, 2006 e 2010), 2 Coppe di Lega (2005 e 2007), 2 Community Shield (2005 e 2009), 4 FA Cup (2007, 2009, 2010 e 2012), 1 Champions League (2012) ed 1 Europa League (2013).
L'inizio a Stamford Bridge è stato molto difficile, poi però il Chelsea si è ripreso.
Difficile dal punto di vista dei risultati (e del mercato) ma non del gioco.
Hazard è stato venduto per 100 milioni di euro al Real Madrid, poi sono stati ceduti Gary Cahill, David Luiz, Drinkwater ed il flop Higuain è stato rispedito in Italia.
Il mercato ha portato solo Kovacic, poi Lampard ha dovuto affidarsi ai giovani: il già citato Mount (1999), Reece James (1999), Tomori (1997), Pulisic (1998), Abraham (1997), Hudson Odoi (2000), Gilmour (2001).
Il Chelsea aveva iniziato male la stagione perdendo 4-0 ad Old Trafford (colpendo però diversi legni quando la partita era in bilico di punteggio) e la finale di Supercoppa Europea contro il Liverpool ai rigori (altra partita giocata molto bene per almeno 50 minuti).

Emerson: "Con Frank, stiamo provando a giocare a calcio molto diretto, stiamo cercando sempre di attaccare e di essere il più vicino possibile alla porta avversaria. Stiamo creando molte occasioni e sono sicuro che le reti arriveranno. Contro il Leicester, nei primi 15 minuti abbiamo fatto diversi tiri in porta e contro il Manchester United abbiamo colpito sia io che Abraham il legno. Il messaggio di Frank riguarda sempre l'intensità e il calcio verticale ed offensivo, quindi stiamo lavorando per migliorarlo perché sappiamo di avere queste qualità nella nostra squadra. Abbiamo molto potenziale per migliorare andando avanti con un manager che lavora sempre con un occhio di riguardo per le trame offensive. Mi piace molto giocare in modo così offensivo e sono sicuro che i risultati arriveranno"

Infatti i risultati poi sono arrivati sia in Europa (ad esempio vittoria ad Amsterdam contro l'Ajax o in Francia) che in patria (6 vittorie consecutive) spinti da Mount, Pulisic ed Abraham (per il momento quasi capocannoniere in Premier, preceduto solo dall'eterno Vardy).
Il Chelsea con il suo 4-2-3-1 subisce tanti goal ma ne segna ancor di più, per quella che è la squadra più giovane della Premier League.
Frank Lampard non ha esplicitamente citato Guardiola come influenza tattica, ma l'approccio fondamentale del manager del Chelsea: pressing, linee alte, scambi rapidi nei semispazi, è senza dubbio influenzato dal manager del City.


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lunedì 4 novembre 2019

Perchè L'Olympiacos è Stato Retrocesso In A2? (Basket Greco)

In quest'articolo avevamo parlato di alcuni incidenti che negli ultimi 10 anni erano capitati nel derby di Basket tra Panathinaikos ed Olympiacos.
La stagione del campionato greco 2018/19 è stata forse tra le più turbolente della storia del Basket non solo greco ma proprio europeo.
Il tutto era iniziato nella semifinale della Coppa di Grecia 2018/19 contro il Panathinaikos, quando l'Olympiacos decise di ritirarsi e di non tornare dagli spogliatoi per il terzo periodo (in segno di protesta per alcune decisioni arbitrali).
Nonostante le sicure sanzioni per aver lasciato la partita.
Ciò portò il proprietario del Panathinaikos, Dimitrios Giannakopoulos, ad atti indecenti, quali lasciare la biancheria intima di una donna sulla panchina vuota dell'Olympiacos e dichiarazioni sprezzanti verso i proprietari dell'Olympiacos Giorgos Angelopoulos e Panagiotis Angelopoulos.
Perizoma lasciato quasi a voler dire "il vostro gesto è da codardi, non da greci, non da uomini".
Giannakopoulos, in passato, si era presentato con una maglia con su scritto "Eurolega Mafia" protestando contro gli arbitri nell'Eurolega appunto, sempre in un derby contro l'Olympiacos.
Il social media del Panathinaikos su Twitter fece girare un post ironico, scrivendo "chi li ha visti? Li stiamo ancora cercando".


NO ARBITRI GRECI
Il giorno seguente, l'Olympiacos annunciò che non avrebbe mai più giocato una partita di campionato o di coppa contro il Panathinaikos, a meno che non fosse stato arbitrato da stranieri, nonché qualsiasi partita di competizione nazionale (indipendentemente dall'avversario), se tra gli arbitri prescelti ci fosse stato uno tra Anastopoulos, Manos e Panagiotou (gli arbitri della famosa partita in Coppa di Grecia con seguente ritiro della squadra del Pireo).
Inoltre, il presidente del Panathinaikos Giannakopoulos veniva bannato dal Peace And Friendship Stadium dei biancorossi.
All'Olympiacos comunque, per il ritiro dalla partita, viene inflitta una detrazione di 6 punti.
Mentre si avvicinava il derby in campionato, l'Olympiacos informò ufficialmente la Federazione ellenica che non avrebbero giocato alcuna partita se ci fosse stato uno dei tre arbitri suddetti e qualsiasi partita contro il Panathinaikos se non con arbitri stranieri.
Il Panathinaikos aveva espresso la sua opposizione alla richiesta dei biancorossi.


PRIMO RITIRO IN CAMPIONATO DELL'OLYMPIACOS
Dopo l'annuncio che arbitri greci avrebbero arbitrato l'imminente derby, l'Olympiacos annunciò che non avrebbe partecipato al match.
Persino una riunione dell'ultimo minuto con il viceministro dello sport greco si concluse con una lite tra i proprietari delle due squadre con i tifosi del Pana che cantano per l'imminente retrocessione dell'eterno nemico.
Al Panathinaikos venne assegnata la vittoria in trasferta per 20-0 e all'Olympiacos venne aggiunta un'ulteriore detrazione di 6 punti e una multa.
In totale, all'Olympiacos sono stati detratti 12 punti, più un altro punto che non è stato loro assegnato a causa della sconfitta a tavolino nel derby. Successivamente la penalità dell'Olympiacos è stata ridotta di 4 punti, portando a 8 quelli di penalizzazione.


ANCHE IL PANATHINAIKOS NON SCENDE IN CAMPO
Per l'ultima giornata della regular season contro il Promitheas Patras, venne assegnato come arbitro Anastopoulos, uno dei tre della tanto discussa semifinale di Coppa.
Pare che sia stato Giannakopoulos a fare pressione che uno dei tre arbitri venisse incluso nel sorteggio per la partita dei biancorossi.
Ciò significava che l'Olympiacos non sarebbe sceso in campo neppure contro il Promitheas e visto che sarebbero state due le partite di campionato in cui la squadra si ritirava, ciò avrebbe significato retrocessione in A2.
Alla fine, Anastopoulos fu sostituito dopo la sua richiesta di non voler arbitrare la partita, che si svolgeva regolarmente.
Ciò portò il Panathinaikos a protestare con seguente ritiro dall'ultima partita della stagione regolare contro il Kymis che vincendo a tavolino riuscì a scampare dalla retrocessione, mentre i verdi sono stati puniti con una detrazione di 6 punti.
Nel frattempo, la casa dell'arbitro Anastopoulos sarebbe stata attaccata da estranei (fans dell'Olympiacos).


LA RETROCESSIONE IN A2 DELL'OLYMPIACOS
Nella classifica finale della stagione regolare, il Panathinaikos si ritrovò con 6 punti di penalizzazione e l'Olympiacos con 8 punti, più un altro punto non assegnato ad entrambe.
Classificate rispettivamente al 3° e 6° posto malgrado i due record migliori, il che significò che dovevano giocare l'una contro l'altra nel primo turno di playoff.
Tuttavia, l'Olympiacos procedette ad un'azione legale, chiedendo al consiglio superiore la soluzione delle controversie per annullare l'ultimo giorno della stagione regolare, sottolineando che tutti gli incarichi assegnati agli arbitri erano illegali, quindi i playoff sono stati posticipati di una settimana.
The Hellenic Basketball Clubs Association decise di confermare la classifica finale con l'Olympiacos che parlò di violazione della legislazione sportiva.
L'Olympiacos annunciò che non avrebbe gareggiato nei playoff contro il Panathinaikos, dal momento che non solo non erano stati nominati arbitri stranieri, ma anche i due arbitri delle semifinali di Coppa (Anastopoulos e Manos) erano stati estratti per arbitrare il primo derby dei playoff.
Jordi Bertomeu, presidente dell'Euroleague di Basket, ha accusato la Federazione ellenica di Basket di non essere intervenuta per risolvere la disputa tra Olympiacos e Panathinaikos, descrivendo la situazione della pallacanestro greca e l'imminente retrocessione di Olympiacos come assolutamente folle ed assurda.
L'Olympiacos, dal suo canto, non si presentò nella prima partita dei playoff ad OAKA contro il Panathinaikos, il che significava che i Reds sarebbero stati retrocessi in A2.
Sempre ad OAKA venne steso un pollo sulla panchina dell'Olympiacos.
Successivamente, l'Hellenic Basketball Clubs Association annunciò ufficialmente la retrocessione dell'Olympiacos con tutti i risultati finali annullati.
L'ex allenatore del club, Ioannis Sfairopoulos, ha dichiarato che l'Olympiacos ha scelto il modo estremo per cambiare una situazione che esisteva da anni, qualcosa che hanno cercato di fare in vari modi in passato ma nulla aveva mai funzionato.
Il presidente della Federazione ellenica di pallacanestro, George Vassilakopoulos, dopo il suo lungo silenzio, dichiarò: "Sarà un disastro per il Basket, per un club così grande con la storia dell'l'Olympiacos giocare nella seconda divisione".
Pare che nessuna azione venne presa per "salvare" l'Olympiacos forse a causa delle costanti minacce del Panathinaikos che si sarebbe ritirato a sua volta dalla lega, se l'Olympiacos fosse rimasto in prima divisione.
Nel frattempo, gli appelli dell'Olympiacos sulla legalità della scorsa giornata sono stati respinti.
Il Kymis, salvo all'ultima giornata come detto (a scapito del Lavrio) per il ritiro del Panathinaikos dalla partita, ha comunque sospeso tutte le sue attività cestistiche unendosi allo stesso Lavrio (concedendo loro la licenza).
Dunque il Kymis si è unito al Lavrio salvandolo dalla retrocessione, il Kolossos (arrivato ultimo) è rimasto in A1 grazie all'Holargos (arrivato settimo) che non si è iscritto al campionato cedendo la propria licenza alla squadra di Rodi appunto ed è stato retrocesso in terza divisione.
Dall'A2 invece sono state promosse Ionikos ed Iraklis rispettivamente per aver vinto il campionato e i playoff, più il Larisa (arrivati fuori dai playoff ma a cui è stata data una wild card) per sostituire l'Holargos e rimanere l'A1 a 14 squadre.


SQUADRA RISERVE IN A2 E LA SQUADRA SENIOR IN EUROLEGA
Infine l'Olympiacos, per la stagione corrente in A2, ha annunciato di aver deciso di iscrivere una squadra completamente diversa dal roster principale per la seconda divisione greca 2019/20 e la Coppa di Grecia 2019/20.
La squadra è stata chiamata Olympiacos B Development Team e gioca sempre al Peace And Friendship Stadium.
La squadra senior invece giocherà esclusivamente in Eurolega che "ha tutti gli elementi che caratterizzano una lega seria, moderna e affidabile", secondo il loro annuncio.
Ad inizio stagione David Blatt ha lasciato la squadra, ora affidata al suo assistente Kęstutis Kemzūra.
Vedremo come andranno le cose in futuro, rimane il fatto che i biancorossi con le loro 3 Eurolega, 12 campionati e 9 coppe di Grecia saranno costretti a ripartire dalle serie inferiori.


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domenica 3 novembre 2019

La Storia Di Vince Lombardi: Allenamenti, Innovazioni e Frasi Celebri (NFL)

"Non importa quante volte cadi ma quante volte cadi e ti rialzi"

Vince Lombardi nasce a Brooklyn l’ 11 giugno del 1913 e fu uno dei più importanti allenatori di Football Americano: per la dedizione al lavoro, per metodo e per le sue massime filosofiche.
Nato da padre di origine campane e da madre di origine lucana, si formò in un'atmosfera familiare mista fatta di divertimento ma anche di duro lavoro e rigida disciplina.
Iniziò con il Basket, poi con il Baseball, infine passò al Football Americano.

Lombardi: "Il Football mi affascinò fin dal primo contatto. Impatto, violenza controllata, un gioco dove la missione è colpire qualcuno con forza e punirlo. Mettere alla prova il corpo, la mente e lo spirito. Sfinirsi e cercare redenzione attraverso la fatica"

Quando tornava a casa, il padre lo incoraggiava con frasi tipo "No one is ever hurt!" oppure "Hurt is in your mind", ciò forgiò il suo carattere.
Cambiò un paio di college, dovendo anche passare dalla sua posizione di fullback a quella di guardia.
Durante i quattro anni di college Lombardi subì anche degli infortuni ma insieme ai suoi sei colleghi di reparto costituì una linea d’attacco pericolosa ed ostica anche in difesa.
Una delle vittorie che durante quella stagione contribuirono a creare il mito del "Fordham Wall" fu quella contro la Southern Methodist University. I Texani si presentarono al Polo Grounds con tutto il loro arsenale offensivo e per tutta la partita asfaltarono i padroni da casa con un gioco impostato sui passaggi, guadagnando 213 yards a 0, ma non riuscirono a segnare. Per sei volte la difesa di Fordham si trovò sul punto di capitolare, schiacciata al limite della propria endzone, e per sei volte la linea impedì agli avversari di attraversare la goal line. Verso la fine della partita i Texani tentarono un passaggio di troppo, il defensive back Johnny Lock intercettò la palla e segnò un touchdown da 75 yards che chiuse la partita.
Vennero soprannominati "Seven Blocks Of Granite" (tra questi comunque solo Alex Wojciechowicz giocherà nella NFL, con Detroit e Philadelphia).


ALLENATORE
Il periodo da giocatore terminò all’ improvviso quando ricevette una telefonata dal suo ex quarterback del college, Andy Palau, che aveva accettato il lavoro di football coach in una high school del New Jersey di nome St.Cecilia e cercava un assistent coach. Una telefonata che segnò l’inizio della carriera da allenatore di Vince.
Quando nel 1942 Palau lasciò il posto per andare ad allenare a Fordham, per Lombardi si aprirono le porte per il primo lavoro da head coach della sua vita.
Era un grande fautore di tutti i metodi che si basassero sulla ripetizione continua ed ossessiva degli schemi, diceva che ciò rendeva i giocatori istintivi e senza paura.
Aveva inoltre messo a punto variazioni alla classica "T-formation", con degli schemi che facevano passare tutto il gioco dalle mani del quarteback, il quale poteva poi mandare fuori bilanciamento le difese con dei falsi handoffs o mandando un ricevitore in movimento, ponendo le basi per il ruolo da leader in campo/regista che la posizione di quarterback avrebbe assunto nel football moderno.
I Saints, come era chiamata la scuola, divenne una squadra imbattibile, tra il 1942 e il 1945 inanellarono anche una striscia di 32 partite senza sconfitte, di cui 25 vittorie consecutive.
In seguito Lombardi, dopo solo due stagioni, accettò a malincuore il posto di coach della linea d’ attacco all’Accademia Militare di West Point, agli ordini del colonnello Red Blaik.
Blaik era considerato all’epoca un mago delle strategie offensive e le sue squadre inanellavano grandi risultati. Nel 1944 e 1945 avevano vinto due titoli nazionali consecutivi. Nel 1948 Army era finita sesta nel ranking nazionale, imbattuta, con solo un pareggio all’ultima giornata.
Il lavoro di Blaik era impostato sulla disciplina, l’ organizzazione, la pianificazione, la cura per i dettagli, le ripetizioni e soprattutto ore e ore a video.
Lombardi fece suoi questi metodi.
Nel 1951 emerse da alcune testimonianze che un centinaio di cadetti avevano creato un sistema per appropriarsi delle risposte esatte degli scritti di varie materie e per farle circolare tra di loro. Dalle indagini risultò che quasi tutta la squadra di football era coinvolta e furono espulsi dall’accademia ben 83 allievi, tra cui 45 giocatori della squadra, incluso Bob Blaik, figlio dell’head coach e quarteback titolare.
I due anni seguenti allo scandalo furono disastrosi.
Blaik era un amico del generale McArthur, all’ epoca comandante delle Forze Armate di stanza in Estremo Oriente, grande appassionato di football, malgrado ciò Blaik non chiese al suo amico di insabbiare lo scandalo né di salvare la carriera del figlio, cosa che McArthur avrebbe potuto senz’ altro fare.
Problemi di carattere familiare spinsero Lombardi ad accettare la proposta del suo vecchio collega di università Wellington Mara di diventare il nuovo offensive coordinator dei New York Giants, iniziando così la sua carriera tra i professionisti della NFL.
Siamo nei primi anni 50 e Vince giunse alla conclusone che in tutte le formazioni avrebbe inserito un flanker (perché le difese dovevano sentirsi costantemente minacciate dal passing game) e i suoi running backs dovevano avere delle opzioni in base a come reagiva la difesa avversaria e a ciò che essi leggevano.
Questo schema che lo renderà noto è detto "power sweep".
Uno schema che richiedeva precisione, sincronismo ed intelligenza, e Lombardi aveva la forza mentale ed il background per insegnarlo alla perfezione.
Nel 1955 la cura Lombardi iniziò a produrre i primi risultati con un bilancio finalmente positivo, e l’anno seguente i Giants produssero il secondo miglior record della lega qualificandosi per il Championship della NFL, disputato allo Yankee Stadium contro i Chicago Bears (tramortiti poi 47-7).
Dopo qualche sconfitta ai playoff, si ricorda la grande finale NFL del 1958 tra Giants e Baltimore Colts. I Giants recuperano una partita che sembrava persa e si portano in vantaggio 17-14 a due minuti dalla fine, ma un posizionamento della palla sfavorevole per pochi centimetri su una corsa di Gifford non gli permise di chiudere il down che avrebbe dato loro la vittoria con i Colts che con un FG pareggiano a 7 secondi dalla fine. Per la prima volta una finale NFL si deciderà con la nuova regola del "sudden death overtime", la squadra che per prima segna dei punti si aggiudica partita e titolo. La monetina assegna la palla ai Colts e i Giants impotenti ed incapaci di recuperare palla vengono sconfitti.
Gifford sembra avvilito e si addossa la colpa della sconfitta per la mancata conversione del primo down alla fine del quarto quarto, ma Lombardi lo rincuora con la frase: "Non saremmo neanche stati qui senza di te".
Tuttavia la squadra che lo porterà alla ribalta saranno i Green Bay Packers.
A fine anni 50 il Football e in generale l'epoca era scossa da grandi cambiamenti: TV, nuovi contratti, modernizzazione insomma.
In questo clima però la franchigia dei Green Bay Packers sembrava sempre più sull’orlo del baratro. Venivano da uno stagionale 1-10-1, con tutto quello che ne consegue per una squadra di football professionistico. Per una città di 60.000 abitanti situata nel posto più freddo degli Stati Uniti sembrava che il sogno di avere una squadra nella NFL, squadra i cui proprietari erano gli stessi cittadini e tifosi, stesse per scomparire.
Dopo aver passato tutto l’ inverno studiando filmati con il suo staff, in maggio Vince ebbe il suo primo approccio con alcuni dei giocatori, invitando i quarterbacks ad un minicamp.
Lombardi disse che avrebbero dovuto liberare la mente da tutto quello che avevano imparato perché con lui sarebbero ripartiti da zero.
Alla fine di luglio, al training camp con tutto il personale, i giocatori però si resero subito conto delle altre differenze rispetto al vecchio regime. Gli orari erano ferrei, gli allenamenti massacranti e le ripetizioni ossessive, bisognava rispettare il coprifuoco serale, vestire sempre in giacca e cravatta.

Il fullback Jim Taylor disse: "Un giocatore non sa quanto dolore può sopportare finchè non viene colpito, Lombardi trova sempre un modo di farti arrivare ben oltre quella soglia"

Quando i Packers sconfissero i Bears per 9-6 alla prima partita della stagione ci furono scene di tripudio tra giocatori e pubblico come se avessero vinto il campionato.
Il 1960 vide il consolidarsi del duo Hornung-Taylor come trascinatori del gioco d’ attacco di Green Bay. Non i più forti della lega ma sicuramente quelli più produttivi.
Battendo i Rams per 35-21 all’ ultima giornata i Packers si aggiudicarono il titolo di divisione e la disputa della finale NFL contro i Philadelphia Eagles.
Andò male con Hornung che si infortunò senza poter ritornare in campo nel terzo quarto e Chuck Bednarik che placcò Taylor prima che potesse varcare la goal line all’ ultimo secondo per dare il titolo ai Packers.

Negli spogliatoi, con un profetico discorso, Vince disse ai suoi: "Voi adesso non realizzate ancora che avreste dovuto vincerla questa finale, ma questo non succederà mai più. Voi non perderete mai più un Championship"

L’anno seguente iniziò alla grande, con i Packers che demolivano a piacimento gli avversari, ma a metà stagione alcuni giocatori furono chiamati a prestare servizio nell'esercito.
La squadra si qualificò comunque per il Championship, stavolta contro i New York Giants che furono letteralmente umiliati.
La storia era ormai fatta.
I Giants ebbero l’ occasione per la rivincita già l’ anno dopo, quando il Championship fu disputato a New York ancora dalle stesse due squadre. In una giornata freddissima le due difese prevalsero e la gara fu decisa dai FG e dagli extra point di Kramer che fissò il punteggio finale a 16-7 ed i Packers vinsero la seconda finale NFL consecutiva.


SCANDALO SCOMMESSE PAUL HORNUNG
I progetti di Lombardi per il terzo titolo furono rovinati da un altro scandalo che si abbattè ancora una volta su una sua squadra, proprio come era successo dodici anni prima. E come nel 1951 fu un figlio a dare un durissimo colpo ad un padre.
Paul Hornung fu sospeso a tempo indeterminato dalla lega insieme ad un’ altra superstar, Alex Karras dei Lions, per aver piazzato delle scommesse su alcune partite.
Tutto ciò determinò ovviamente un calo dei risultati della squadra, ma furono soprattutto il morale e la salute di Vince ad uscire devastati da questo episodio. Probabilmente Lombardi non riuscirà mai a perdonare del tutto Hornung, anche per il fatto di avergli tenuta nascosta la cosa dopo averla invece confessata al Commissioner Pete Rozelle.
Lombardi, come Blaik tanti anni prima, non fece nulla, tantomeno una telefonata al Presidente Kennedy che avrebbe forse risolto la cosa, per impedire che la giustizia della NFL seguisse il proprio corso.
I Packers si piazzarono quindi secondi nella divisione alla fine della stagione 1963, una stagione durante la quale dovettero superare anche dei gravi infortuni a Bart Starr e Ray Nitschke e lo shock dell’ assassinio del Presidente Kennedy, che sconvolse Lombardi.
Il coach però rimarrà colpito dalla prova di carattere dei suoi giocatori, che avevano trovato la forza di rialzarsi dopo essere caduti in ginocchio.
Ancora una brutta stagione seguì. Dopo brevi momenti di entusiasmo perché Rozelle decise di perdonare Hornung e Karras, che ricominciarono quindi a giocare, i Packers dovettero fare a meno per tutto l’ anno di Jerry Kramer per un infortunio e del centro Jim Ringo, ceduto agli Eagles. Con due quinti della linea d’attacco fuori, il gioco sulle corse ne risentì, ma i risultati avrebbero potuto essere molto migliori se Hornung non avesse avuto un pessimo anno come calciatore, sbagliando 26 field goals su 38 tentati.
Lombardi poi doveva fare i conti anche con il problema di depressione della figlia Marie, che addirittura in un paio di occasioni era caduta incosciente per abuso di alcool e farmaci antidepressivi. Per mitigare in qualche maniera gli effetti dello stress sul proprio fisico Vince aveva iniziato a giocare a golf, attività che lo distraeva molto, e ad interessarsi di finanza.
Infatti decise di investire in una compagnia immobiliare di nome Public Facilities Associates Inc., un’ azienda che costruiva edifici per rivenderli ad enti pubblici. Lombardi investì 6.000 dollari e ne ricavò più di un milione in meno di due anni. In seguito partecipò ad una cordata di investitori legati alla catena alberghiera Hyatt-Regency che stava tentando di assumere il controllo dei San Francisco 49ers.


ALTRI TITOLI
Nel 1965 Green Bay vinse di nuovo il titolo grazie al carattere dei suoi giocatori.
Il Championship, l’ ultimo prima dell’ introduzione del Super Bowl, fu giocato a Green Bay contro Cleveland su un campo innevato. Le condizioni atmosferiche contribuirono a fermare Jim Brown e la difesa dei Browns non potè nulla contro le corse di Taylor e Hornung, che guadagnarono più di 200 yards in due per la vittoria per 23-12.
I Packers furono inarrestabili nel 1966 ma la salute di Lombardi ne pagò un caro prezzo. Ormai tutto il suo essere era dedicato esclusivamente al tentativo di vincere in modo costante e ciò provocò in lui stress inimmaginabili.
La stagione finì con 12 vittorie e solo 2 sconfitte, la finale NFL quell’ anno aveva un sapore diverso, in quanto la vincente si sarebbe dovuta scontrare con la squadra campione della AFL nel primo Super Bowl. Tutto questo non fece altro che aggravare gli stati d’ansia ed il cattivo umore di Lombardi che, per risposta, preparò le partite in maniera ancora più maniacale.
Contro Dallas, Green Bay andò in vantaggio per 34-20 al quarto quarto e fu la difesa a prevenire la rimonta dei Cowboys con un intercetto su un passaggio disperato su un quarto down dalle due yards dei Packers che avrebbe mandato la partita in overtime.
Il Super Bowl si giocò al Coliseum di Los Angeles contro i Kansas City Chiefs, guidati dal proprietario Lamar Hunt, un ricco petroliere Texano che aveva voluto a tutti i costi fondare la lega rivale American Football League, portandola in pochi anni a poter competere in popolarità con la NFL.
La settimana di allenamento per i giocatori dei Packers fu condotta a ritmi massacranti ed alcuni di loro pensavano di non uscirne vivi. Vince sentiva questa gara in modo particolare, lui era quello che aveva tutto da perdere in caso di sconfitta.
Quattro titoli NFL in sei anni sarebbero andati in fumo se avesse perso con la rappresentante di una lega considerata ancora inferiore.
Max McGee fu inaspettatamente l’ eroe di quella gara, vinta dai Packers per 35-10.
E fu proprio negli spogliatoi dopo l’ incontro che Lombardi iniziò ad avere dei seri dubbi sul fatto di tornare ad allenare per un’ altra stagione, ma lo stimolo di avere un’ altra possibilità di vincere per tre volte consecutive era più forte di qualsiasi altro istinto e decise di provare ancora.
Nel 1967 Green Bay riuscì a qualificarsi nuovamente per la finale, ancora contro Dallas.
La partita si disputò questa volta a Green Bay e passerà alla storia come "The Ice Bowl" per le temperature oscillanti tra i -25° e i -44° ed il campo trasformato in una lastra di ghiaccio (non a caso il campo di Green Bay è conosciuto come "tundra ghiacciata").
E, come l’ anno precedente, i Packers prevalsero con una quarterback sneak improvvisata da Starr all’ ultimo secondo.
Durante la settimana che portava al Super Bowl di Miami contro gli Oakland Raiders Vince prese la decisione di non continuare l’ anno seguente, anche perchè non sopportava più quella fazione di giornalisti che lo denigrava. Un giornalista della rivista Esquire, Leonard Shecter, in un articolo intitolato "The Toughest Man", lo descrisse come un tiranno che abusava della salute dei propri giocatori e che maltrattava i familiari.
I ragazzi vinsero facilmente il secondo Super Bowl per 33-14 e quella partita rappresentò il canto del cigno per i grandi Green Bay Packers degli anni ’60 .


IL MOMENTANEO RITIRO, IL CANCRO E LA MORTE (1970)
A seguito del suo ritiro, ci fu il tramonto dei grandi Packers degli anni 60, il record fu un brutto 6-7-1.
Lombardi si rese conto di non poter fare a meno del contatto con il campo di gioco e cedette alle proposte del proprietario dei Washington Redskins.
Potere decisionale illimitato, un ufficio enorme, la possibilità di frequentare le persone più potenti d’ America, e non ultimo portare Marie fuori dal gelo del Wisconsin.
Separarsi da Green Bay però fu doloroso per entrambe le parti ma soprattutto per la squadra, che precipitò nel baratro da cui uscirà solo alla metà degli anni ’90.
I Redskins ed il loro quarterback Sonny Jourgensen uscirono rivitalizzati dal primo anno di cura Lombardi ed ebbero la loro prima stagione vincente dopo 14 anni.
Vince però continuava a stare male ed i medici diagnosticarono un cancro intestinale poco prima del training camp del 1970. Il fatto di aver evitato di controllarsi fece estendere il male ad altri organi vitali.
Vince Lombardi si spense la mattina del 3 settembre 1970.


FRASI CELEBRI
"Le persone che lavorano insieme vinceranno. Sia che si stia lottando contro una complessa difesa di football, o contro i problemi della società moderna"

"Lo spirito, la voglia di vincere, e la voglia di eccellere sono le cose che durano. Queste qualità sono molto più importanti degli eventi che accadono"

"Il leader non può mai colmare la distanza che esiste tra lui ed il gruppo. Se lo facesse, non sarebbe più quello che deve essere"

"Vinci in qualsiasi modo ti è possibile per tutto il tempo che ti è possibile. I bravi ragazzi finiscono per ultimi"

"Se la vittoria non è tutto, perché tengono il conteggio dei punti?"

"Non abbassare mai i tuoi standard per compiacere gli altri"

"Non ho mai conosciuto un uomo capace che a lungo andare, nel profondo del suo cuore, non abbia apprezzato la tenacia, la disciplina... io credo fermamente che il momento più bello di qualsiasi uomo è il momento in cui ha impegnato il suo cuore in una buona causa e giace esausto..."

"Bene, Mister, lascia che ti dica cosa significa vincere, significa andare più a lungo, lavorare più duro, dare più di chiunque altro"

"Vincere non è un episodio sporadico, è una cosa di sempre. Non vinci una volta ogni tanto, non fai bene le cose una volta ogni tanto, le fai bene sempre. Vincere è un'abitudine. Sfortunatamente lo è anche perdere"

"Vincere non è tutto. È la sola cosa che conta"

"È difficile essere aggressivi quando non si sa chi colpire"

"La qualità della vita di una persona è in diretta proporzione al suo impegno ad eccellere, indipendentemente dall’iniziativa da lui intrapresa"

"Più duro lavori, più difficile diventa arrendersi"

"I leader non nascono. I leader si creano, e vengono creati dallo sforzo e dal duro lavoro"

"Il prezzo del successo è il lavoro duro, la dedizione al compito che abbiamo davanti, e la certezza che, sia che vinciamo sia che perdiamo, abbiamo dato il meglio di noi stessi"

"La forza mentale è molte cose. È umiltà perché costringe tutti noi a ricordare che la semplicità è segno di grandezza e la mitezza è il segno della vera forza. La forza mentale è frugalità unita a qualità di sacrificio, abnegazione e dedizione. È assenza di paura, ed è amore"

"È tempo per tutti noi di alzarci in piedi ed acclamare chi lavora, il realizzatore, quello che riconosce le sfide e fa qualcosa a riguardo"

"Se non accetti di perdere, non puoi vincere"

"Il dizionario è il solo posto dove la gloria viene prima del lavoro. Il duro lavoro è il prezzo che dobbiamo pagare per il successo. Io penso che tu possa realizzare qualsiasi cosa se sei disposto a pagarne il prezzo"

"Non abbiamo perso la partita; abbiamo solo esaurito il tempo"

"Qualcuno di noi fa le cose bene, qualcun altro no, ma tutti assieme verremo giudicati da una cosa soltanto: il risultato"

"Se non ti senti bruciare dall'entusiasmo, verrai licenziato con entusiasmo"

"I risultati di un'organizzazione sono i risultati dello sforzo combinato di ciascun individuo"

"La misura di chi siamo è ciò che facciamo, non ciò che abbiamo"

"La differenza tra una persona di successo e gli altri non è la mancanza di forza, o la mancanza di conoscenza, ma la mancanza di volontà"

"La perfezione non è raggiungibile, ma se perseguiamo la perfezione possiamo raggiungere l'eccellenza"

"La fiducia è contagiosa così come la mancanza di fiducia"

"Il prezzo del successo è duro lavoro, dedizione e determinazione per aver dato il meglio di noi stessi, aver vinto o perso"

"Il Football è come la vita; richiede perseveranza, autocontrollo, duro lavoro, sacrificio, dedizione e rispetto per l'autorità.

"La pratica non porta alla perfezione, solo la pratica perfetta rende perfetti"

"Nei grandi obiettivi è glorioso persino fallire"

"La vera gloria è cadere in ginocchio e rialzarsi. Questa è la vera gloria, la sua essenza"

"Avremmo molte più cose se non le pensassimo come impossibili"

"Sconfiggi il disfattismo con sicurezza"

"I leader lo sono diventati, non sono nati. Sono fatti da duro lavoro, il prezzo che tutti dobbiamo pagare per raggiungere qualsiasi obiettivo per cui valga la pena"

"È facile avere fiducia in te stesso e avere disciplina quando vinci, quando sei il numero uno. Quando devi avere fede e disciplina è quando perdi"

"La forza mentale è essenziale per il successo"

"Una volta che sei d'accordo sul prezzo che tu e la tua famiglia dovete pagare per il successo, potete ignorare i dolori minori, la pressione degli avversari e i fallimenti temporanei"

"Non c'è spazio per il secondo posto. C'è solo un posto nel mio gioco ed è il primo posto"


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mercoledì 30 ottobre 2019

La Storia Dei Giocatori Inglesi Allo Jerez Industrial (Glenn Hoddle Academy)

Jerez Industrial Club de Fútbol è una squadra di calcio spagnola con sede a Jerez de la Frontera fondata nel 1951.
Tra 2010 e 2011, per via di evidenti problemi economici, la squadra ricevette una certa ribalta "internazionale" perchè di loro s'interessò l'ex allenatore inglese Glenn Hoddle.
Il club militava nella quarta divisione del calcio spagnolo.
La squadra incorporava nel kit la croce di San Giorgio come tributo alla comunità inglese della squadra.
Jerez storicamente aveva sempre avuto un legame con la Gran Bretagna, risalente addirittura al XVIII secolo, quando i commercianti di vino cercavano un'alternativa al vino francese.
I nomi di Sandeman, Harveys e Williams sono ancora presenti su cartelli pubblicitari che circondano l'area.
Quelli erano comunque gli anni in cui Fernando Torres veniva venduto per 50 milioni di sterline, Andy Carroll e Luis Suarez furono acquistati per quasi 60 milioni di sterline.
In poche parole il club spagnolo rischiava di scomparire dal calcio quindi grazie alla Glenn Hoddle Academy (GHA) vennero mandati 8 giovani (promettenti) inglesi nel club spagnolo.
Hoddle ai tempi divideva il suo tempo tra l'accademia e gli impegni con i media in UK, la gestione quotidiana delle operazioni veniva lasciata a Dave Beasant e Graham Rix.
La GHA stanziò un importo di 160.000 sterline nelle casse del club, non tutto il debito della squadra, ma abbastanza per sopravvivere.
L'Academy forniva giocatori gratuitamente, in modo che il club potesse adempiere alle partite nel quarto livello del calcio spagnolo e i giovani inglesi crescere.
Nella quarta divisione dello Jerez c'erano 18 divisioni regionali che coinvolgevano più di 350 club.
Quasi tutta la squadra titolare proveniva dal Regno Unito o dall'Irlanda.
Il soprannome "Los Ingleses" fu una logica conseguenza.

Hoddle: "È una cosa così bella da vedere, visto che tanti stranieri stanno arrivando nel nostro paese bloccando i nostri ragazzi inglesi, noi li facciamo giocare all'estero! Parte della loro crescita è giocare in modo competitivo"

Whittle e alcuni degli altri membri della accademia sembravano decisamente impressionati mentre guardavano le partite dalle tribune.
Il presidente dello Jerez Industrial Juan Manuel Delgado abbracciò questa invasione, dicendo: "Penso che sia una buona cooperazione tra il club e l'accademia. Ci danno i giocatori e noi diamo a loro un club, c'è una possibilità per queste future stelle di giocare un giorno in Premier League"

Hoddle: "Stavano per scomparire, quindi li abbiamo aiutati. Quello che dobbiamo fare ora è vedere se possiamo anche giocare bene e raggiungere gli obbiettivi.
Dobbiamo cercare di fare entrambe le cose, aiutando il club a salire"
Poi aggiunge: "Mi sento un po' rattristato davvero, non credo che stiamo ricevendo alcun sostegno da parte delle persone in Inghilterra, penso che, semmai, stanno cercando di bloccarci, sono sospettosi di quello che stiamo facendo.
Le persone mettono in dubbio ciò che stiamo facendo, non abbiamo avuto aiuto dalle federazioni inglesi. Mi dispiace solo che la gente pensi che stiamo facendo milioni di sterline, in realtà stiamo realizzando una perdita enorme, non ho mai trovato nessuno che abbracci quello che stiamo facendo e che stia cercando di aiutarci. Siamo tutti legati al futuro di questi ragazzi, alla loro carriera, penso che qui ci sia un gruppo che può fare molto per il calcio, posso capire che ci sono persone là fuori che approfittano dei giovani e pensano ai soldi come prima cosa, ma non è così"

Hoddle diceva che gli investimenti dietro la GHA erano "a lungo termine", ma un certo ritorno nell'immediato li avrebbe resi felici, motivo per cui quelle settimane furono davvero frenetiche.
Furono comunque 8 i giocatori della Glenn Hoddle Academy ad essere dirottati nel club spagnolo.
I giocatori Chris Fagan e David Cowley si unirono al team in prestito per dare un ulteriore tocco di creatività e profondità all'attacco.
6 giocatori della Glenn Hoddle Academy furono inglobati nel club il il ​​29 gennaio 2010, si trattava di: Nathan Woolfe, Matthew Richards, Michael Noone, Curtley Williams, Pierre Hall e Nick Beasant.
Altri si misero in luce e tornarono subito in Inghilterra: Ryan Burge al Doncaster, Ben Williamson al Bournemouth (League One) e Dan Spence al Manfield (allora in Blue Square Premier).
Certo, piccole offerte ma segno che il sistema stava dando i suoi frutti.
In realtà Hoddle e i suoi non riusciranno a salvare il club dalla retrocessione.
Il 25 aprile del 2010 infatti, lo Jerez Industrial CF scese nella Third Division X dopo aver perso 0-2 in casa contro l' Union Estepona CF.
L'anno successivo la squadra si comportò egregiamente lottando per la promozione.
In rosa era presente il portiere gallese Daniel Harford, il centrocampista irlandese Lee Lynch, un under 19 nord irlandese cioè Sean McCashin.
Poi certo, qualche spagnolo e portoghese ma 19 giocatori dei 25 erano britannici.
Tutti giocatori di 20 anni o meno.
Si ricorda la buona stagione dell'Olyford United, Alex Fisher, oltre che di Ryan Burge (22enne e secondo più anziano della squadra).
Burge era un giocatore molto promettente infatti a lui si interessarono Manchester City e Manchester United quando aveva 15 anni ma scelse di rimanere più vicino alla sua casa a Cheltenham, firmando a 17 anni per il Birmingham City.
Da lì però finirà al Barnet, poi in Giappone, infine all'Academy di Hoddle.
Sam Clucas, tra tutti questi, sarà a posteriori quello che avrà una carriera migliore: per lui Hull City, Swansea e Stoke City (dove gioca ancora oggi in Championship, a 28 anni).
I buoni propositi comunque precipitano improvvisamente e il 7 marzo 2011, l'Accademia lasciò il club spagnolo portandosi con sé la quasi totalità del personale formato da stranieri (come detto inglesi ed irlandesi) e lasciando il club sull'orlo della scomparsa.
Negli anni successivi il club retrocesse altre due volte sino a scomparire oltre la sesta divisione.


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martedì 22 ottobre 2019

Come Dean Smith Ha Cambiato L'Aston Villa: Da Un Calcio Difensivo Ad Offensivo

Dopo l'esperienza al Walsall, Dean Smith ha cominciato a plasmare il suo modo di giocare soprattutto al Brentford (dal 2015 al 2018) e all'Aston Villa.
Nominato manager del Brentford il 30 novembre 2015 concluse al nono posto la stagione di Championship (72 reti segnate e 67 subite), l'anno successivo al decimo posto (75 reti segnate e 65 subite).
Anche la stagione 2017/18 segue la falsariga delle precedenti stagioni ma i Bees si garantiscono il titolo "d'intrattenitori del campionato" dopo che Smith riuscì a costruire uno stile di gioco attraente e accattivante con un budget ridotto (62 gol realizzati e 52 subiti).
Il 10 ottobre 2018, Smith è stato nominato manager dell'Aston Villa, con John Terry come suo vice allenatore.
Una delle prime variazioni fu cambiare radicalmente una squadra che difende basso (e costruita a peso d'oro) e votarla all'attacco, facendo partire le azioni dai difensori: Tuanzebe, Chester più Hourihane (giocatore per passaggi a corto, medio e lungo raggio) a limite dell'area.
I due terzini nell'immagine di sotto non ci sono perchè fanno gli esterni di centrocampo.
Il ruolo dei due centrocampisti centrali verrà occupato dai due centrali di difesa (cosa che con Bruce non si vedeva mai perchè tendeva a schiacciare troppo la squadra).
Bruce veniva da 19 reti realizzate in 11 partite, con Smith 21 reti in 9 partite.
Modulo modificato dal 4-1-4-1 al 4-3-3 (vero).
Un'altra variazione è stato il pressing altissimo anche nell'area avversaria per: forzare gli avversari all'errore o a passare velocemente la palla (meglio se all'indietro) e recuperarla subito.
Altra idea chiave quella di asfissiare i centrocampisti difensivi (si ricordi ad esempio questa tattica impostata su Huddlestone contro il Derby County) costringendoli all'errore ed impedendogli di iniziare l'azione.
Con McGinn e Grealish punte aggiunte a Bolasie ed Abraham (le ali sono state liberate dai compiti prettamente difensivi/di sacrificio che avevano sotto Bruce).
Con la sua chiamata riuscì immediatamente a rinvigorire l'attacco Villans, tra alti (tanti) e bassi (pochi) a Smith viene assegnato il premio EFL Championship Manager Of The Month dopo aver ottenuto 5 vittorie in 5 partite, inclusa una vittoria nel derby contro il Birmingham City.
Il 22 aprile 2019, è stato infranto il record di vittorie consecutive che durava da 109 anni: sconfiggendo il Millwall 1-0 a Villa Park per la decima vittoria consecutiva.
Qualificata la squadra ai playoff con il terzo miglior attacco (82 reti fatte e 61 subite), battendo il West Brom 2-1 nell'andata delle semifinali di play-off del campionato, al ritorno i Villans eliminarono i Baggies solo ai rigori.
La vittoria per 2-1, a Wembley, sul Derby County di Frank Lampard ha riportato i Villans in Premier League dopo diversi anni di purgatorio (e dopo che erano stati cacciati prima Roberto Di Matteo e poi Steve Bruce che per la verità nel 2018 aveva qualificato la squadra ai playoff, fallendo però la promozione).
La cosa che ha colpito maggiormente è che Smith, anche in trasferta ed avanti magari 0-2, contro un avversario forte, non si accontenta e chiede ai suoi di continuare ad attaccare.

Dean Smith: "Credo che lavorare sodo sia scontato ovunque. Quello che otterranno da me è rispetto e onestà.
Voglio che lavorino e si allenino con intensità. Sono fermamente convinto che quello che fai in un campo di allenamento poi lo porti sul campo.
Voglio giocare con intensità e credo che abbiamo i giocatori per farlo. È una squadra fantastica piena di qualità. Mi piace abbattere il gioco. Si tratta di mettere la palla dentro la rete degli avversari.
Diversi manager avranno pensieri diversi su come portare la palla da A a B. Io ho le mie idee su come farlo. Voglio che i giocatori creino e segnino tanti goal. Questo rende divertente il calcio"

Il manager per la nuova stagione ha già sottolineato che proverà a vincere con qualsiasi avversario continuando a giocare un calcio fluido ed offensivo, invece di passare a uno stile difensivo per ottenere risultati.
Il Villa in estate ha attirato un gran numero di giovani, invece di rivolgersi a veterani esperti della Premier League.
Effettivamente dopo le prime 9 giornate, l'Aston Villa risiede al 12esimo posto con 15 reti segnate (quinto miglior attacco) e 13 subite.
Una squadra che non cambia giocatori o modulo, a seconda dell'avversario, come si può vedere nell'immagine di sotto nella trasferta ad Emirates (sconfitta per 3-2).
Le tendenze recenti stanno dimostrando che se riesci a segnare tanti goal, eviterai la retrocessione.
Sia nel 2016/17 che nel 2018/19, le tre squadre retrocesse sono state anche quelle che hanno segnato meno, e anche le squadre che sono retrocesse nel 2017/18 non hanno segnati molti goal.
Esempi virtuosi possono essere il Bournemouth di Eddie Howe o lo Sheffield United di Chris Wilder (neopromossa anch'egli).
Da contr'altare però si può citare il Burnley di Sean Dyche (un manager sempre accorto alla fase difensiva) o il super offensivo Blackpool di Ian Holloway suo malgrado retrocesso nel 2011 nonostante un attacco da Europa League (con ben 55 reti realizzate).
Giocare in modo conservativo non è male ma alla fine per mettere tutti d'accordo basta esporre una semplice regola matematica: vincere ti fa guadagnare 3 punti, mentre il pareggio te ne dà solo 1.
Se il Villa gioca costantemente per 3 punti in questa stagione, può fallire la maggior parte delle volte e comunque finire 17esima o ancora più sù.
Del resto sono i gol che ti tengono al passo, non certo parcheggiare il bus nella propria area di rigore.


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