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lunedì 18 giugno 2018

La Storia Della Big Red Machine (Cincinnati Reds)

I Cincinnati Reds negli anni 70 vennero etichettati come "The Big Red Machine", per via di record impressionanti, mai più ripetuti.
Tanto per intenderci una media di 100 vittorie a stagione dal 1972 al 1976.
95 vittorie dal 1970 al 1979 (953 vittorie e 657 sconfitte).
La "Big Red Machine" prese il suo nome, nell'estate del 1969.
Pete Rose aveva un vecchio camion pick-up del 1934, di colore rosso.

"Questo camion è la piccola macchina rossa. Questa squadra è la grande macchina rossa"

Bob Hunter, un giornalista sportivo di Los Angeles, è accreditato come la prima persona ad usare il termine, dopo che i Reds sconfissero i Phillies 19-17 in una slugfest nell'estate del '69.
L'ex fumettista dell'Enquirer, Jerry Dowling, stava disegnando pure lui il cartoon di "Big Red Machine" nell'estate del '69.
Fin dall'inizio, la franchigia dei Reds promosse fortemente la squadra come "The Big Red Machine".
Come vedremo vinsero 2 World Series: nel 1975 e nel 1976 (delle 5 vinte in totale, le altre nel 1919, 1940 e 1990).


THE BIG RED MACHINE
I Reds del 1976 con il lineup composto da Johnny Bench, Tony Pérez, Joe Morgan, il controverso Pete Rose, Dave Concepción, il minaccioso (e feroce, oltre che potentissimo) George Foster, César Geronimo e Ken Griffey dominarono la league, vincendo 102 partite e perdendone solo 60 nel loro cammino verso una post season terminata con la vittoria delle World Series e una sweep sugli Yankees.
Il lineup divenne noto come i "Great Eight", e tutti sono stati introdotti nella Cincinnati Reds Hall Of Fame, ad eccezione di Pete Rose, che rimane ineleggibile a causa dello scandalo scommesse sulle sue partite.
Rose comunque è leader di tutti i tempi in valide, Bench, Morgan e Perez invece HOF.
I "Great Eight", furono titolari insieme solo 88 volte nel corso delle due stagioni, vincendo 69 partite e perdendone solo 19 per un incredibile percentuale di vittorie di .784.
Giocarono al Crosley Field fino al 30 giugno del 1970, e poi i Reds si trasferirono nel Riverfront Stadium, uno stadio con 52000 posti a sedere sulle rive del fiume Ohio.
I Reds iniziarono il 1970 con il botto, vincendo 70 delle loro prime 100 partite.
Johnny Bench, Tony Pérez, Pete Rose, Lee May e Bobby Tolan furono i primi leader offensivi della Red Machine; Gary Nolan, Jim Merritt, Wayne Simpson e Jim McGlothlin i leader a livello di pitchers. I Reds volarono attraverso la stagione 1970, vincendo la NL West e il pennant della NL, spazzando i Pittsburgh Pirates in tre partite.
Alle World Series, tuttavia, furono battuti dai veterani dei Baltimore Orioles in cinque partite.
Dopo la pessima stagione del 1971 Cincinnati effettuò delle trade che si rivelarono vincenti.
I Reds del 1972 vinsero la NL West nel primo sciopero del Baseball che accorciò la stagione, e sconfissero i Pittsburgh Pirates in un’emozionante serie di cinque partite di playoff.
Affrontarono poi gli Oakland Athletics nelle World Series.
Sei delle sette partite furono vinte per un punto.
I Reds vinsero la terza corona della NL West nel 1973, dopo una rimonta drammatica nella seconda metà, che li aveva visti recuperare 10 partite e 1/2 sui Los Angeles Dodgers dopo la pausa per l'All-Star. Tuttavia persero il pennant della NL dai New York Mets in cinque partite.
La serie di New York fu segnata da polemiche per il comportamento dei fans dello Shea Stadium contro Pete Rose, quando lui e Bud Harrelson si picchiarono dopo una dura scivolata di Rose su Harrelson in seconda base nel corso del quinto inning di Gara 3.
Ci fu una maxi rissa tra le due panchine dopo che Harrelson rispose alla mossa aggressiva di Rose per impedirgli di completare un doppio gioco insultandolo.
Questa portò anche ad altri due incidenti in cui fu interrotto il gioco.
I Reds persero 9 a 2 e il manager di New York, Yogi Berra (ex catcher degli Yankees), e il leggendario Willie Mays, su richiesta del presidente della National League, Warren Giles, fecero un appello ai tifosi della zona sinistra del campo di trattenersi.
Il giorno dopo la serie venne allungata ad una quinta partita quando Rose colpì un fuoricampo nel 12 ° inning per pareggiare la serie con due partite a testa.
I Reds nel 1974 vinsero 98 partite, ma finirono secondi dietro ai Los Angeles Dodgers vincitori di 102 gare.
Hank Aaron arrivava nell’opening day con 713 HR, mancandogli un fuoricampo per pareggiare il record di Babe Ruth di 714. Aaron girò il primo lancio della stagione '74 realizzando il fuoricampo del pareggio contro Jack Billingham.
Il giorno dopo i Braves misero in panchina Aaron Braves, sperando di veder realizzare il suo fuoricampo record della storia nell’apertura della stagione in casa loro.
Il Commissioner del Baseball, Bowie Kuhn, ordinò al management dei Braves di far giocare il giorno dopo Aaron, dove mancò di poco lo storico fuoricampo nel quinto inning.
Aaron stabilì poi il record ad Atlanta due notti dopo.


GREAT EIGHT
Con il 1975, il lineup della Big Red Machine si solidificò con la squadra titolare composta da Johnny Bench (c), Tony Perez (1b), Joe Morgan (2b), Dave Concepción (SS), Pete Rose (3b), Ken Griffey (RF), Gerónimo César (CF), e George Foster (LF).
I lanciatori partenti includevano Jack Billingham, Don Gullett, Fred Norman, Gary Nolan,  Pat Darcy e Clay Kirby.
John Vukovich era il terza base titolare.
Si trattava di un difensore superbo ma debole alla battuta.
Sparky Anderson fece una mossa audace, spostando Rose in terza base, una posizione in cui aveva pochissima esperienza, e inserendo Foster all’esterno sinistro. Questa fu la scossa di cui i Reds avevano necessità per spingersi in prima posizione, con Rose che dimostrò di essere affidabile in difesa, mentre l'aggiunta di Foster nel campo esterno diede il valore aggiunto.
I Reds realizzarono due strisce pazzesche: vinsero 41 delle 50 partite in un solo periodo e giocarono un mese senza commettere errori in difesa.

Nella stagione 1975, Cincinnati conquistò la NL West con 108 vittorie, poi spazzò i Pittsburgh Pirates in tre partite per vincere il pennant della NL.
Nelle World Series, affrontarono i Boston Red Sox.
Dopo essersi divise le prime quattro gare, i Reds vinsero Gara 5.
I Reds erano avanti 6-3 con 5 out per vincere, quando i Red Sox pareggiarono la partita con un fuoricampo da tre dell'ex Reds Bernie Carbo. Fu Carbo il secondo pinch-hit che colpì un fuoricampo da tre punti delle Series. Dopo un paio di chiamate di closer in entrambe le formazioni, Carlton Fisk colpì un pazzesco fuoricampo al 12° inning sul palo di foul di sinistra (che è considerato uno dei più grandi momenti dello sport in TV di tutti i tempi) per dare ai Red Sox una vittoria per 7 a 6 e imporre una decisiva Gara 7.
Cincinnati prevalse il giorno dopo, quando Morgan battè il singolo RBI che fece vincere gara 7 e diede ai Reds le loro prime World Series dopo 35 anni. I Reds non persero una partita delle World Series dal fuoricampo di Carlton Fisk, in un arco di 9 vittorie consecutive.
Il 1976 vide il ritorno degli stessi otto titolari in campo.
I Reds vinsero la NL West con dieci partite di vantaggio. Rimasero imbattuti nella postseason (ad oggi l'unica squadra a farlo da quando sono stati introdotti i playoff), spazzando i Philadelphia Phillies (vincendo gara 3 nella loro ultima at-bat) per tornare alle World Series. Continuarono a dominare eliminando gli Yankees nel rinnovato Yankee Stadium, le prime World Series dal 1964. Questo è stato il solo secondo sweep di sempre degli Yankees nelle World Series.
Gli anni successivi portarono cambiamenti.
Tony Perez fu scambiato con Montreal dopo la stagione 1976, rompendo il quintetto delle Big Red Machine. Il manager Anderson e il general manager Howsam considerarono poi questa trade l'errore più grande della loro carriera. Il lanciatore partente Don Gullett andò via e nel tentativo di colmare questa lacuna, fu preparata una trade con gli Oakland A's per avere Vida Blue durante la off season del 76/77.
Ma Bowie Kuhn, Commissioner, pose il veto alla trade nello sforzo di mantenere l'equilibrio competitivo nel Baseball.
Il 15 giugno 1977, Tom Seaver lanciatore dei Mets fu ceduto ai Reds per Pat Zachry, Doug Flynn, Steve Henderson, e Dan Norman.
La fine dell'era della Big Red Machine era stata annunciata dalla sostituzione del General Manager Bob Howsam con Dick Wagner.
Tornando a Pete Rose, nell'agosto 1989, tre anni dopo il ritiro da giocatore, Rose fu bandito a vita dal Baseball in seguito alle accuse di avere scommesso sulle partite mentre giocava con i Cincinnati Reds, incluse quelle della sua stessa squadra.
Venne considerato "permanentemente ineleggibile" per l'HOF.
Nel 2004, dopo anni di pubbliche smentite, Rose ammise di avere scommesso sul Baseball e su, ma non contro, i Reds.
Il periodo incriminato però va dal 1984 al 1986.
L'investigazione rese pubblica l'esistenza di registri delle scommesse di Rose sul Baseball.

venerdì 15 giugno 2018

La Storia Di Frode Andresen e Gli Errori Al Poligono (Biathlon)

Frode Andresen, olandese residente ad Honefoss (Norvegia), nato nel 1973 è stato tra i più forti biatleti almeno per quanto riguarda la velocità sugli sci.
Quello che l'ha frenato in carriera sono stati i tanti errori al poligono di tiro.
Come detto fu uno dei più veloci sciatori sugli sci, ma la sua precisione al tiro è sempre stata molto discutibile, ad esempio le sue statistiche di tiro nella stagione 2003/04 parlano di un 72% disteso e 67% in piedi.
Poco, troppo poco, se consideriamo che i migliori del Biathlon superano in media l'80%.

Katja Haller: "All´inizio della mia carriera ero una tifosa del norvegese Frode Andresen. La sua tecnica sugli sci era perfetta. Lui poi era un tipo riservato, che aveva pochi contatti con gli altri biathleti. Al poligono era incredibile: poteva sbagliare tutti i bersagli oppure rimanere senza errori. Per questo le sue gare sono sempre state molto emozionanti"

Iniziò a gareggiare nel 1985, l'esordio in coppa del mondo è datato 1993, lì riuscirà a vincere 15 gare, di cui tre vittorie ad Holmenkollen con due vittorie sprint (2000, 2001) e un inseguimento (2001).
In tutto Andresen ha ottenuto 47 podi individuali.
Il miglior piazzamento nella coppa del mondo fu il terzo posto nel 2001.
Nel 2002 si ricordi l'incredibile gara di Holmenkollen vinta da Fischer con Andresen secondo nonostante i 5 giri di penalità.
Il 22 gennaio 2006, Frode Andresen vinse la Golden Cup, che è un trofeo assegnato al biathleta con il maggior numero di punti durante i tre eventi mondiali dopo Natale.
Una delle sue imprese più grandi fu la vittoria a Ruhpolding nel 2006 quando praticamente rovinò la festa ai tedeschi già esultanti.
La gara praticamente era stata vinta da Rosch (0 errori al poligono e un buon tempo sugli sci, basti dire che Poirèe con altrettanti 0 errori era staccato di quasi 12 secondi), in quanto i più forti avevano già terminato la gara ed Andresen partiva con un pettorale altissimo.
Secondo posto per l'altro idolo di casa Greis.
Frode commette un solo errore in piedi ed è staccato di 14,5 secondi, impresa ai limiti dell'impossibile, eppure nell'ultima tornata (con la pista già abbastanza rovinata) riesce a recuperare secondi su secondi.
Vincerà Andresen (14esimo successo in carriera) con 3,7 secondi di vantaggio su Rosch.
Invece, sempre nello stesso anno, con la vittoria di Anterselva (la terza in carriera) raggiunse Dratchev e Rotsch al quinto posto dei plurivittoriosi all time.
Quel giorno per Andresen nessun errore al poligono (una delle rare occasioni in cui successe ciò) e quindi l'esito della gara non poteva che essere una netta vittoria sul connazionale Hanevold.
Fu la 15esima ed ultima vittoria in carriera.
Il 14 febbraio 2006, Andresen vinse la medaglia di bronzo nella volata di 10 km delle Olimpiadi invernali del 2006 con un tempo di 26: 31.3 (1 solo errore su 10 tentativi), ovvero 19.7 secondi dietro al vincitore Sven Fischer della Germania.
L'ultima gara di Andresen ai Mondiali è stata la sprint di Hochfilzen il 15 dicembre 2011 nella stagione 2011/12.

lunedì 11 giugno 2018

La Storia Di Frank Worthington: Alcol, Droghe e Belle Donne

Frank Worthington fu un buon attaccante inglese, anche se frenato dagli eccessi alcolici e di droga.
A 18 anni firma per l'Huddersfield Town dove rimarrà sino al 1972, segnando 41 reti in 171 match.
Frank non indossava parastinchi e spesso le calze gli arrivavano alle caviglie, inoltre come detto aveva la reputazione di godersi la bella vita.
Attaccante forte fisicamente, alto ma con un'ottima tecnica di base che gli permette di saltare avversari in dribbling.
Dirà più di una volta che “il modo in cui gioco per me è più importante del risultato della mia squadra”.
E’ un individualista.
Lo è nel campo di calcio e lo è nella vita.
Il suo idolo assoluto è Elvis Presley.
La sua passione le donne.
Nel 1972 esce regolarmente con Miss Great Britain (Elizabeth Robinson) ma non si limita certo a lei.
La svolta della sua carriera sarebbe potuta avvenire quando viene adocchiato da Bill Shankly, manager del Liverpool (vincitore di 3 Campionati, 2 FA Cup ed 1 Coppa UEFA).
Frank è un noto frequentatore del "The Royal Swan" di Huddersfield.
Proprio nella partita contro il Liverpool è protagonista di una bruttissima partita.
Fatto sta che più o meno una settimana dopo arriva la chiamata di Bill Shankly (dopo una partita contro il Coventry).
Worthington non si presenta benissimo all'appuntamento della firma del contratto.

“Figliolo, non ti bastano i soldi che guadagni con il calcio? Fai anche i turni di notte in fabbrica?” 
Leggenda vuole che queste furono le parole di Shankly appena lo vide.

La pressione sanguigna è completamente fuori norma per uno di neppure 24 anni.
Shankly però non si rassegna e concede al giocatore un periodo di pausa, Frank se ne va a Maiorca.
Quando ritorna dalla vacanza, il Liverpool si rifiuta di mettere sotto contratto il giocatore e di pagare le 150.000 sterline richieste dall’Huddersfield per il suo cartellino.
Per lui sfuma l’opportunità di entrare in uno dei team più prestigiosi del mondo (che di lì a poco vincerà 4 Coppe Campioni in 8 anni).
L’Huddersfield retrocede invece in Seconda Divisione.
L’unica offerta concreta per lui arriva dal Leicester.
Sempre in quella estate, quella del suo frustrato passaggio al Liverpool, Sir Alf Ramsey lo convoca per l’under 23 inglese.
Worthington si presenta con stivali da cowboy, una maglietta di seta rossa e una giacca di pelle color giallo limone.
“Ma questo viene con noi a giocare a calcio o va all’Isola di Wight?” si domanda un più che perplesso Ramsey.
Al Leicester mostra appieno tutte le sue qualità.
Segna regolarmente ma soprattutto gioca in maniera sublime.
Nel 1974, con Joe Mercer Selezionatore della Nazionale inglese, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali tedeschi, finalmente Frank trova spazio anche in Nazionale.
Gioca 8 partite, segna 2 gol ma il suo stile di gioco, la sua tecnica, il suo amore per la giocata di fino fanno innamorare gran parte dei tifosi inglesi.
Poco dopo però arriverà Don Revie, ex-manager del Leeds United.
Per “pazzi” come Frank non c’è posto nella Nazionale organizzata, disciplinata ed efficiente che ha in mente Revie.

“Lui voleva degli “yes-men pronti ad immolarsi per le sue assurde tattiche, ad ascoltare per ore i report sulle squadre avversarie e a provare e riprovare i suoi schemi” dirà Worthington in merito alla sua esclusione dalla Nazionale.

Al Leicester, Worthington rimarrà ben cinque stagioni, segnando con regolarità e giocando sempre ad ottimi livelli.
La sua vita fuori dal campo non cambierà di una virgola.
Miss Gran Bretagna e Miss Barbados sono solo due delle tantissime conquiste di Frank che continuerà a frequentare locali, a bere come se non ci fosse un domani e anche, come da lui stesso ammesso nella sua celebre autobiografia “One Hump or Two ?” a sperimentare diversi tipi di droghe, leggere e meno leggere.
Dopo la parentesi al Leicester è il suo vecchio Manager Ian Greaves che lo porta a Bolton, in Seconda Divisione.
Con i suoi gol il Bolton torna in First Division e addirittura nella prima stagione nell’elite del calcio inglese Frank Worthington vincerà la classifica marcatori segnando ben 24 reti e arrivando davanti a gente del calibro di Kenny Dalglish e Frank Stapleton.
Proprio in questa stagione Frank segnerà uno dei gol più belli e “geniali” di tutta la storia del calcio (contro l'Ipswich Town).
Dopo il Bolton inizierà per Frank un lungo girovagare tra Inghilterra e Stati Uniti.
Esperienze più o meno positive, tra cui sicuramente spiccano quella successiva al Birmingham e la breve parentesi ad Elland Road con il Leeds.
Alla domanda “Frank, pare che ora passati abbondantemente i 30 anni tu abbia messo la testa a posto?” gli chiede un giornalista televisivo.
“Assolutamente vero amico mio! Prima uscivo sette sere su sette. Obiettivamente non è possibile per un giocatore professionista! Ora esco solo sei sere su sette!
Si ritirerà a 40 anni.

mercoledì 6 giugno 2018

La Storia Di Barry Sheene: Incidenti, Viti In Corpo e Metal Detector

“Era una persona dai tratti nobili, viveva in un castello in Inghilterra, aveva un elicottero e una moglie bellissima che non guardava mai nessuno negli occhi”


Barry Sheene ("uomo d'acciaio"), classe 1950, nato a Londra si è goduto tutto della vita, dalla fama immensa (due titoli nelle 500 cc) al dolore passando per decine e decine d'incidenti ed operazioni chirurgiche.
Diventato famoso per il numero 7 sulla carena della sua moto, anche da campione del mondo (il primo e l’unico a farlo per anni), il Paperino di Disney sul casco per la buona sorte e una senza-filtro appesa alle labbra in griglia con addosso la tuta di pelle colorata e sponsorizzata (un pioniere dopo i tempi del “tutto nero” ).
Dedito alla bella vita, beveva, fumava e nell'epoca in cui erano pochi i piloti che percepivano compensi alti, si presentava in circuito con una Rolls Royce targata 7 BSR.
Si accompagnava stabilmente (almeno in pubblico) con Stephanie, ex coniglietta di Penthouse.
Negli anni ’70 Sheene è per le moto quello che James Hunt (altro inglese) è per la F1.
I due sono amici e formano inevitabilmente una coppia esplosiva che manifesta tutto il suo potenziale durante la trasferta in Giappone del mondiale ’76 di Formula 1.
La leggenda vuole che la preparazione per gara decisiva del biondo della McLaren non sia delle più convenzionali: pare che i due compari ricevano in albergo la cortese visita di una trentina di hostess della British Airways e di un numero imprecisato di tifose locali nel corso della loro permanenza giapponese. Per la cronaca quel mondiale termina con il titolo ad Hunt.


IL TERRIBILE INCIDENTE A DAYTONA
Daytona, Florida, test della 200 miglia del 1975 per le “big bikes” da 750 cc.
A oltre 270 km/h in piena curva sopraelevata il pneumatico posteriore della Suzuki esplode.
Polso, braccio, costole, vertebre, caviglia, femore tutto in pezzi.
Ci vogliono oltre 30 placche e viti per rimettere tutto insieme.
Sheene: “Se fossi un cavallo da corsa, mi abbatterebbero” 

Quel giorno del ’75 una troupe televisiva della BBC è presente sul tracciato della Florida per tracciare un profilo del talento emergente del motociclismo inglese.
Dall’incidente al ricovero tutto viene ripreso come in un “The Truman Show” degli anni ’70.
Sheene, da gran comunicatore qual è, lascia fare, perché capisce che quello può essere un gran colpo, che certamente non rende meno duro l’asfalto a 270 ma lo consegna all’Inghilterra intera e al mondo del motorsport come una superstar.
Dopo Daytona ci sono tante vittorie e altri schianti (Paul Ricard ‘80 con amputazione del mignolo e Silverstone ’82 con frattura di entrambe le gambe su tutti), con altre placche e altre viti, ma Sheene ritorna sempre in sella contro tutti e tutti, fino al 1984 anno dell’ultimo podio e del ritiro dalle corse.
Quindici anni di corse gli hanno lasciato tanta di quelle viti in corpo che per lui è impossibile passare un metal detector aeroportuale senza farlo suonare (gira il mondo con le radiografie in borsa!).
Si parla di 67 fratture in totale.


LA MORTE NEL 2003
Sheene se ne è andato presto, quando aveva solo 53 anni, per via di un tumore.
Si era trasferito in Australia dove il clima lo aiutava a patire meno per le ossa distrutte rispetto all’umida Inghilterra. Faceva il commentatore del motomondiale per la TV australiana, conoscendo tre lingue e la tecnica dei motori.
Era rimasto nell’ambiente che gli aveva dato tutto e preso molto.

lunedì 28 maggio 2018

La Storia Di Leon McKenzie: I Divorzi, Il Tentato Suicidio, Il Carcere e La Boxe

Leon McKenzie, nato a Croydon (Londra), iniziò la sua carriera calcistica con il Crystal Palace, facendo il suo debutto durante la stagione 1995/96.
Fu un qualcosa di strano, visto che veniva da una famiglia di pugili.
Infatti papà Clinton e zio Duke erano stati entrambi campioni europei e britannici (il papà) e mondiale (lo zio, oggi apprezzato commentatore TV).
Pugile è stato anche il fratello di Clinton e Duke, Winston McKenzie, ma dopo un problema alla retina fu costretto a dire addio a questo sport.
Tornando a Leon, nel 1997 andò in prestito al Fulham e nel 1998 al Peterborough United, dove segnò 9 gol in 15 partite.
Dal 2000 in poi, al Peterborough, ci rimase.
In tre anni a London Road fu in grado di segnare 49 gol in 103 partite.
Per 325.000 sterline poi venne venduto al Norwich, facendo una doppietta al suo debutto permettendo di battere i rivali dell'Ipswich Town a Portman Road.
Grazie alle sue reti il Norwich venne promosso in Premier League nel 2003/04, nonostante una buona stagione i canarini non riusciranno ad evitare la retrocessione.
Si ricorda però la sua grande prestazione (con tanto di rete) che permise al Norwich di battere il Manchester Utd di sir Alex Ferguson.


I DUE DIVORZI, LA DEPRESSIONE, IL TENTATO SUICIDIO E IL CARCERE
La stagione 2005/06 per McKenzie fu molto difficile in quanto interrotta da infortuni e problemi personali (tra cui problemi con la moglie che lo porteranno al divorzio).
L'anno successivo firmò per il Coventry City, ironia della sorte l'esordio con la nuova maglia sarebbe dovuto essere proprio con il Norwich, tuttavia, McKenzie non potè prendere parte al match per una clausola nel suo trasferimento.
Fece il suo debutto ancora contro l'Ipswich Town a Portman Road.
Prima di venire nuovamente tormentato dagli infortuni, disputò una buona stagione.
Nella stagione 2008/09 segnò nell'esordio stagionale contro il suo vecchio club, il Norwich City.
Fu il 100esimo gol della sua carriera, festeggiò sollevandosi la maglietta per mostrare il numero "100".
Verrà ammonito per ciò.
Poi passò al Charlton ed è qui che inizia il momento di carriera più brutto per Leon.
Segnò solo 1 gol e venne rilasciato dopo la stagione 2009/10.
Salgono a 2 i divorzi con le mogli (anche i suoi genitori si erano separati quando lui aveva 8 anni) ed è qui che McKenzie inizia a soffrire di una grave forma di depressione, provando anche il suicidio.
Chiamo il padre Clinton per dirgli "addio", quest'ultimo però riuscì miracolosamente a salvarlo negli ultimi secondi di semi-coscienza in una vuota stanza d'albergo a Bexleyheath.
La sorella Trecey si era tolta la vita a 23 anni.
L'8 settembre 2010 firmò un contratto con il Northampton Town fino alla fine della stagione 2010/11.
Al termine del 2011 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato ma l'anno successivo torna a giocare con il Corby Town nella Conference North, prima del definitivo ritiro nel 2013.
Chiude la carriera con 118 gol in 405 partite.
Nel 2012 finisce anche in carcere (6 mesi) per non aver pagato multe comminate per eccesso di velocità.

McKenzie: "Ero così spaventato. Finii in una prigione di categoria A con assassini, stupratori e pedofili. Condivisi la cella con queste persone. La cosa divertente è che ebbi tanto rispetto lì dentro. Un ragazzo mi disse: "Ho ucciso sette persone. Te cosa hai fatto?'
"La mia testa era offuscata e ho commesso alcuni errori alla guida. Non ero mai stato nei guai con la legge. Ho fatto un errore, sono stato stupido. Sono sicuro che molte persone lo hanno fatto.
Quando sei depresso non pensi alla logica, alle cose giuste. Ti senti solo ed isolato"



LA NUOVA CARRIERA NELLA BOXE
La volontà di combattere una grande battaglia, quella che riguarda la sua rinascita, morale, spirituale, mentale e fisica, porta Leon verso il ring, in qualche modo verso il destino legato alla sua famiglia.
A 34 anni infatti, debutta sul quadrato, come il papà, come lo zio.
E subito manda KO due volte il suo avversario, John Mason.
È un grande inizio di una nuova carriera, soprattutto è la rinascita di una nuova vita.

McKenzie: "La gente oggi mi dice 'quindi ora stai bene, Leon, perché stai facendo belle cose nel Pugilato?' Io rispondo 'No, soffro ancora, ma ho imparato ad affrontare questi problemi e so come recuperare. Questa è la differenza' "
Con 5 vittorie e un match pari si presenta sul ring per conquistare il suo primo titolo master pro.
Contro il croato Ivan Stupalo non è affatto favorito ma all'interno della York Hall, tempio londinese del Boxe, resiste per le dieci riprese di cui è composto l'incontro e poi i giudici lo premiano con la corona: è lui il nuovo campione.
"È stato un match lungo e faticoso", ha detto Leon dopo la proclamazione.
"Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino, in questa mia nuova avventura. Faccio fatica a credere davvero di poter vivere questi momenti, soprattutto se penso a cinque anni fa... Grazie a Dio, che mi ha dato la forza di svoltare. Il mio viaggio continua". 
Al destino di famiglia non si può sfuggire, soprattutto se ti aiuta a rinascere.


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venerdì 25 maggio 2018

Migliori Dispositivi Indossabili Per Attività Sportiva

In questo articolo vedremo i migliori dispositivi indossabili per l'allenamento sportivo.
Si tratta di Smartwatch, orologi indossabili, software e quant'altro che ottimizzano gli allenamenti (corsa, ciclismo, nuoto, etc) permettendo di misurare frequenza cardiaca, VAM, VO2 max, etc


SwimWatch (per chi nuota registra l'indice swolf, inerente l'efficienza della nuotata e quindi dello stile utilizzato, il numero di bracciate e quant'altro)

Garmin Forerunner 935 (GPS multisport per l'analisi delle prestazioni, rivelazione cardiaca al polso, profili sport integrati)

Apple Watch Nike+ (GPS ed altimetro integrati, resistente all'acqua e con tutte le funzioni canoniche dell'Apple Watch)

Polar V650 (Bike Computer con GPS integrato, possibilità di caricare mappe Open Street e VAM in tempo reale. Compatibilità con sensori di potenza)

Suunto Spartan Sport HR Blue (GPS Multisport e monitoraggio della frequenza cardiaca)

Wellness & Wireless Superop (Sfigmomanometro per la rivelazione di pressione e battito cardiaco)

Fitbit Flex 2 (Fitness tracker impermeabile. Led per monitorare il progresso giornaliero dell'attività fisica svolta)

Samsung Gear Fit2 Pro (Fitness band resistente all'acqua. GPS integrato, monitoraggio cardiaco, conteggio vasche e tempi)

Smartwatch (GPS integrato, cardiofrequenzimetro, giroscopio, altimetro, VO2 max cioè il massimo consumo di ossigeno)

SuperOp (rivelatore di forma, dispositivo che da una misurazione quotidiana di battito e pressione)

ReactionSync (si tratta di un software che ottimizza l'allenamento analizzando la condizione soggettiva sulla base di diverse variabili)


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sabato 19 maggio 2018

I Casi Di "Batting Out Of Turn" In MLB

"Batting Out Of Turn" nel Baseball e in generale in MLB non è una cosa che capita tutti i giorni, ma, soprattutto nelle partite di National League con i cambi di lanciatore e i double-switch, a volte vengono commessi errori di questo tipo.
Di cosa si tratta? Quando un battitore batte prima dell'ordine stabilito e diventa un corridore o viene eliminato e la squadra in difesa, prima dell'inizio della battuta successiva, se ne accorge, l'umpire chiama l'out sul battitore successivo nel lineup e annullano tutto ciò che è derivato dalla palla colpita dal battitore "fuori turno".
Il caso più recente è quello accorso una decina di giorni fa in Reds v Mets quando Asdrubal Cabrera viene messo secondo in battuta (davanti a Wilmer Flores) nel foglio consegnato agli arbitri e agli avversari, ma il maxi-schermo invertiva le posizioni.
Flores viene eliminato al piatto e Cabrera batte un doppio con due out nel primo inning.
A quel punto il manager dei Reds (Jim Riggleman) avverte gli arbitri che i Mets non hanno battuto secondo l'ordine stabilito.
Da quel momento si scatena il finimondo.
In un primo momento Cabrera viene chiamato out dagli arbitri, ma secondo il regolamento è invece Jay Bruce (cioè il battitore successivo appunto) a dover essere eliminato.
Nel 2016 a Washington, i Milwaukee Brewers mandarono a battere Ryan Braun invece di Jonathan Lucroy come terzo in battuta.
Il manager dei Nationals Dusty Baker andò a protestare e Braun fu chiamato out.
Circa dieci anni fa, furono i Reds che sbagliarono a fare il double-switch (cambio di posizione nel lineup del lanciatore e del sostituto in difesa) e seguirono l'ordine sbagliato.
Nel 2013 nella parte inferiore dell'ottavo inning, i Rangers apportarono alcune modifiche al lineup.
Geovany Soto entrò in partita come catcher battendo sesto mentre Beltre (entrato come esterno destro) batte quinto. In precedenza, l'esterno destro aveva battuto sesto e il catcher quinto.
Nella parte superiore del nono, Soto battè nell'ordine giusto.
Beltre invece battè fuori turno (era prima di Soto non dopo).
Jurickson Profar venne eliminato automaticamente, terminando l'inning.
Nel 2007 i Blue Jays si ritrovarono con due lineup diversi tra quello fissato nel dugout e quello consegnato agli arbitri.
Il primo at-bat della carriera di Dwight Evans, ex Red Sox e Baltimore Orioles fu irregolare, perchè battè al posto di Cooper, che era entrato come Evans a partita in corso.
Nel 1995 successe un casino impressionante a Montreal, tra Expos e Mets.
Quando Luis Aquino e Cliff Floyd entrarono in partita nella parte superiore del sesto inning, l'arbitro di casa, erroneamente decise che Aquino stava battendo quinto e Floyd nono.
Quando Floyd entrò come battitore numero 5, il manager di Mets, Dallas Green, segnalò che gli Expos non stavano rispettando l'ordine di battuta.
Felipe Alou degli Expos disse di avere inserito appunto Floyd quinto e Aquino nono e che fu l'arbitro a commettere l'errore.
Alou per tutta risposta venne espulso.
L'umpire poi permise a Floyd di battere, nonostante sapesse che non era il battitore giusto.
Poi però chiamò Aquino fuori per non aver rispettato l'ordine di battuta.
Dopo aver chiamato out Aquino, il prossimo battitore sarebbe dovuto essere quello nel sesto spot, Sean Berry.
Tuttavia, l'arbitro Don January decise che Aquino avrebbe dovuto battere nuovamente.
Poi Berry concluse l'inning con un ground out.
Quindi, Aquino battè due volte. Nonostante questa confusione vinsero gli Expos, 9-6.
Nel 1980 Dusty Baker, ai tempi ad Dodgers, fu mandato a battere nel turno di Cey, causando l'eliminazione di quest'ultimo, e poi, nel suo turno di battuta giusto, battè un fuoricampo da tre punti.
Ci fu anche un caso nella World Series del 1925 fra Senators e Pirates.
Questi sono solo qualche esempio, in realtà la storia della MLB ne è piena di questi errori:
Batting Out Of Turn (MLB)



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