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venerdì 20 febbraio 2015

La Storia Della Sabermetrica: Billy Beane e Gli Oakland Athletics

 «C’è una epidemica mancanza di comprensione in questo sport di ciò che succede realmente e questo porta le persone a capo di una franchigia di Major League a valutare male i giocatori e a gestire male la squadra. Le persone a capo delle squadre pensano solo a comprare giocatori ma lo scopo non dovrebbe essere quello di comprare giocatori, dovrebbe essere quello di comprare vittorie e per comprare vittorie bisogna comprare punti. Nel Baseball c’è un modo di pensare medievale»

Più o meno negli anni ’70 negli Stati Uniti è nata una scienza, battezzata “Sabermetrica”, che altro non è che l’analisi oggettiva applicata al Baseball, il vero e unico passatempo nazionale americano.
Il termine “analisi oggettiva” è fondamentale per distinguerlo dalla semplice statistica ed è necessario perché quest’ultima non si occupa necessariamente di analisi, ma magari di semplici curiosità che spesso non hanno alcun significato reale.
Fra i primi scopi sabermetrici ci fu subito quello di valutare l’apporto di ciascun giocatore, per capire chi fosse più forte e chi magari sopravvalutato rispetto alla percezione pubblica.
Per fare questo, fu necessario capire cosa aiutasse a realizzare punti e cosa a non farli subire, e gli studiosi compresero che la statistica maggiormente in voga all’epoca (la media battuta) avesse pochissima correlazione con la produzione offensiva di una squadra, al contrario di quanto si pensasse (era dato per scontato).
C’erano statistiche migliori, già esistenti ma non altrettanto pubblicizzate.
Successivamente sono stati creati altri indici di valutazione, progressivamente sempre più affidabili per descrivere il rendimento di un giocatore.
Ma per quasi 30 anni, la Sabermetrica è rimasta materia di nicchia, per super appassionati quindi.
Sino a quando Billy Beane e gli Oakland Athletics non hanno messo, realmente, in pratica questo sistema.


BILLY BEANE
Il suo nome completo è Lamar William Beane III, nasce il 29 marzo del 1962 a San Diego, in California, dove cresce in una famiglia il cui padre impone rigidi schemi militari, ambito in cui il genitore lavora, come ufficiale di marina.
Già al liceo il giovane Billy eccelle negli sport, soprattutto baseball, football e basket; sebbene la Stanford University lo contatti per reclutarlo come giocatore di football, Beane decide di abbandonare questo sport per dedicarsi in modo completo alla carriera di giocatore di baseball.
Nel 1980 è già un giocatore della Major League di Baseball nelle fila dei New York Mets.
Gioca fino al 1989 avendo modo di vestire le casacche di differenti squadre come i Minnesota Twins, i Detroit Tigers e gli Athletics di Oakland.


OSSERVATORE E GENERAL MANAGER DEGLI ATHLETICS
Dopo la carriera di giocatore Beane desidera continuare a rimanere nell'ambiente sportivo come dirigente così nel 1990 cerca l'aiuto di un professionista del settore, Sandy Alderson, il General Manager degli Athletics.
Inizia a lavorare come osservatore, per scoprire nuovi talenti, posizione che mantiene fino al 1993; l'anno seguente diventa assistente General Manager della squadra.
Un anno più tardi, nel 1995, il proprietario della squadra Walter A.Haas, Jr. muore.


IL TAGLIO DEI SALARI E LA SABERMETRICA
La nuova proprietà viene assunta da Stephen Schott e Ken Hofmann: subito ordinano ad Alderson, superiore di Beane, di operare un taglio sui salari di dipendenti e giocatori.
L'idea di Alderson è di operare un'attenta analisi del valore di ogni giocatore mediante l'utilizzo della sabermetrica.
La sabermetrica costituisce l'analisi del baseball attraverso le statistiche: il termine deriva dall'acronimo SABR, che sta per "Society For American Baseball Research" e venne coniato da Bill James, tra i suoi primi esponenti e per lungo tempo il suo principale sostenitore.
La sabermetrica è servita, allora come oggi, per individuare e stabilire con la migliore approssimazione possibile il valore di un giocatore di baseball nelle stagioni passate, ma anche per cercare di fare una previsione del suo valore nel futuro.
Essa ha di fatto introdotto un'innovazione nel gioco del baseball nel campo della misurazione delle prestazioni, costituendo un modello da esportare poi in diverse altre discipline, non ultima il calcio.
Tornando alla storia di Beane, questi succede ad Alderson come General Manager il giorno 17 ottobre 1997; Beane prosegue il lavoro con gli Athletics di Oakland prestando particolare attenzione alla sabermetrica.
Beane aveva appunto bisogno di un metodo per contrastare squadre col doppio o triplo del budget.
Gli Athletics avevano uno dei monti stipendi più bassi della lega, costantemente fra il 25esimo ed il 30esimo posto (su 30).
Non potendo competere sul mercato, cercò di acquisire giocatori i cui contributi erano sottovalutati, gente dal rendimento insospettabile ed “invisibile” ad occhi poco allenati a guardare lo sport da un certo angolo.
Beane ha iniziato a valutare i giocatori come facevano scienziati e studiosi.
È stato irriso, vilipeso, anche insultato da un establishment spaventato dal cambiamento, minacciato da novità che non riusciva a capire e terrorizzato dal doversi attenere ai fatti anziché poter creare narrative ad hoc che seguissero concetti preconfezionati pigramente.
Ma ha vinto.
È stato ai playoff  7 volte, vincendo 6 titoli di divisione e finendo sotto .500 (ossia perdendo più partite di quante se ne vincano) solo 4 volte, un risultato impensabile con un budget bassissimo.
Grazie al suo lavoro di analisi Beane ha dimostrato come una squadra può raggiungere importanti successi nonostante i giocatori siano pagati poco: Billy Beane diventa così nel 2003 oggetto e soggetto del libro best-seller "Moneyball: The Art Of Winning An Unfair Game" di Michael Lewis.
Nel libro si discutono i metodi di Beane e di come abbia utilizzato i principi della sabermetrica per gestire la squadra in un modo economicamente vantaggioso.
Secondo la tesi dell'autore del libro, la capacità di analisi di Beane ha permesso alla società e alla squadra di avere successo, nonostante gravi problemi finanziari.
Il libro e i metodi di Beane hanno influenzato il modo di pensare di altre squadre di baseball, nonché dei loro stessi giocatori.
Riguardo alla sua filosofia, Billy Beane ha avuto modo di dichiarare:

"Si tratta di valutare le competenze dei giocatori e dar loro un prezzo. 
Trent'anni fa gli agenti di borsa erano soliti acquistare azioni basandosi rigorosamente sul loro istinto. 
Mettiamola così: chiunque nel gioco del baseball ha una pensione previdenziale e può fare una scelta: c'è chi sceglie un gestore di fondi che gestisce la loro pensione tramite istinto, e c'è chi sceglie di affidarsi ad un esperto di ricerca ed analisi economica. E' evidente quale via ho scelto io"

Il talento e la consulenza di Beane varcano i confini del baseball, tanto che all'inizio del 2007 la società di software NetSuite lo nomina membro del suo consiglio di amministrazione.
Nel dicembre 2009, la rivista "Sports Illustrated" inserisce Beane tra i dieci dirigenti sportivi più importanti del decennio, in una classifica che tiene conto di qualsiasi sport.
Giocoforza nell’ultima decina d’anni i rivali si sono adeguati (si stima che 28 squadre su 30 abbiano dei professionisti assunti esclusivamente per fare analisi oggettiva, con la maggior parte delle squadre che ha un dipartimento appositamente dedicato alla sabermetrica), colmando il gap.
Oggi nessuno ride più della sabermetrica, ma ci sono voluti quasi 50 anni per arrivare dove siamo, e molti comunque non capiscono pienamente neanche oggi a cosa serva analizzare i numeri se tutto ciò di cui hanno bisogno è lì, sul campo, davanti a loro.
Basta saperlo vedere.
Solo che non è così, specie se non sai cosa guardare.


DATABASE, SOFTWARE E SENSO DELLA SABERMETRICA
Oggi ci sono collettori di dati e database ricchissimi da cui attingere.
Si possono citare Sportvision, Trackman e Statscast.
Come software invece "R".


Max Marchi (analista dei Cleveland Indians): "Il fulcro di Moneyball, che però a volte è stato un po’ travisato, era quello di trovare un sistema migliore per valutare i giocatori e quindi andare a sfruttarlo in ambiti dove le altre squadre possono non accorgersene. 
In quel momento storico in particolare l’idea di fondo era fregarsene della difesa, anche perché non avevano individuato un metodo per misurarla, e fregarsene della velocità di un giocatore perché era considerata una caratteristica sopravvalutata; guardiamo solamente coloro che hanno la capacità di arrivare in base anche se il loro gioco è antiestetico. 
Un concetto generale da tenere a mente è che non esiste una formula magica ma è sempre la ricerca della migliore valutazione possibile dei tuoi giocatori: bisogna giudicare i giocatori meglio di quanto non facciano gli altri, bisogna trovare i punti dove gli altri stanno sbagliando.
C’è sempre una grande evoluzione per cui un vantaggio lo puoi sfruttare finché puoi ma devi sempre essere pronto a rinnovarti. 
Prima o poi diventa palese la tua strategia, gli avversari si adattano o te lo copiano e quindi prima di essere nuovamente inglobato devi avere già qualcosa di nuovo. 
Questo è un discorso statistico ma allo stesso tempo è anche intuito. 
Tanto per dire, i Tampa Bay Rays passarono dai bassifondi ai vertici. 
Il tutto andando alla ricerca del 2% in più da fare rispetto alle altre squadre: in attacco, in difesa, in tutto. 
Se in ogni aspetto riusciamo ad avere un 2% in più, quando li andremo a sommare avremo una squadra vincente"


Max Marchi prosegue: "Moneyball sicuramente ha enormemente ridimensionato l’importanza che veniva data alla media battuta (AVG), che una volta era la statistica principe del Baseball. In quel periodo ci fu un articolo rivoluzionario di McCracken che sottolineava come la media battuta concessa da un lanciatore fosse quasi sempre casuale. 
È influenzata da tantissimi fattori, quindi usarla per valutare un lanciatore è quasi inutile. 
Questo fu un grosso cambiamento. 
Un altro cambiamento è relativo all’importanza della metriche riguardanti le % di battuta, oggi su giornali e siti l'AVG è ancora presente però sempre più accompagnata a fianco dalla OBP, ovvero il dato della percentuale sull’arrivo in base di un battitore. 
Forse la gente fa ancora fatica a fare questo passaggio, la percezione della % di battuta è ancora forte perché per una vita nel Baseball si è stati abituati a guardare quel dato sui giornali o sul retro delle figurine"


Max Marchi: "L’analisi statistica non dice sempre il contrario di quello che dice lo scouting. 
Il più delle volte lo rafforza o lo quantifica in maniera più precisa. 
Dove uno scout può dire “questo è un giocatore che vale molto”, lo statistico può completare l’affermazione sostenendo come “questo è un giocatore che fornisce 2,4 punti in più ogni 10 partite"



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