Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Surf. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Surf. Mostra tutti i post

lunedì 17 aprile 2017

Le Zone Con Le Onde Più Pericolose Al Mondo (Surf)

Tra i fenomeni da cui si evince la forza del mare, ci sono le onde.
Le onde si formano principalmente per effetto del vento, nel mare aperto possono avere varie lunghezze ed altezze, quando raggiungono la costa la massa d'acqua trasportata dall'onda va incontro ad una diminuzione di profondità quindi inizia ad alzarsi (la parte basale è rallentata dall'attrito, quella sommitale per via della maggiore velocità è come se si sganciasse quindi si accavalla aumentando in altezza).
Ci sono luoghi al mondo che per le loro caratteristiche fisiche (zone aperte all'oceano e fondali che degradano) regalano onde stratosferiche.
Ad esempio il "Big Wave Surfing" è una disciplina del Surf, dove si surfano onde di almeno 20 piedi (6,2 m).
Le tavole che utilizzano si chiamo "Guns" o "Rhino Chasers".
Fino a certe dimensioni le onde si possono prendere in Paddeling (cioè remando) ma con le onde più grandi, a causa della loro velocità e potenza, vi è necessità di usare il sistema chiamato "Tow-in" (cioè tavole simili a quelle di Windsurf).
Il Big Wave Surfing presenta non pochi pericoli, a partire dai Wipeout (onde di grandi dimensioni che possono spingere un surfista sott'acqua oltre 15 metri. Inoltre, appena finito l'effetto dell'onda, il surfista deve velocemente capire da che parte nuotare per tornare in superficie in quanto in circa altri 20 secondi arriverà la prossima onda a colpirlo).
Le forti correnti possono anche trascinare contro il fondale o contro le rocce.
Sopravvivere ad un triplo Wipeout o ad un impatto con le rocce è molto difficile.
Non sono poche le persone che hanno perso la vita facendo Big Wave Surfing.


OAHU E BANZAI PIPELINE (HAWAII)
Per sottolineare la pericolosità di quest'area, basta ricordare che Kirk Passmore il campione di surf californiano è morto affogato tra le grandi onde nel North Shore di Oahu.
Qui morì Todd Chesser, precisamente all' Alligator Rock, un outer reef della North Shore di Oahu, nell'1997.
Sempre qui, nell'infame reef di Pipeline, perse la vita Malik Joyeaux.
Pipeline è senza dubbio l’onda più pesante e mortale al mondo.
Si possono citare anche Malik Joeux morto nel 2005, Jon Mozo a febbraio dello stesso anno, Joshua Nakata morto nel marzo del 2008, il giapponese pro surfer Moto Watanabe morto nel gennaio 2004, il veterano surfer Joaquin Velilla nel gennaio 2007.



WAIMEA BAY (HAWAII)
In estate il mare nella zona di Waimea nelle Hawaii è tranquillo ma in inverno le tempeste del nord del Pacifico producono onde enormi sulla costa.
Nel 1943 morì Dickie Croce, nel 1999 Donnie Solomon.
Qui ci sono eventi dove si gareggia solo se le onde superano i 25 metri.


JAWS BEACH (HAWAII)
La spiaggia di Jaws si trova a nord di Maui nelle Hawaii, una zona leggendaria per il surf, teatro di molte competizioni e che regala onde bellissime come quella di oltre 20 metri cavalcata da Mike Parsons (recordman di surf estremo) nel 2003.


MAVERICKS (CALIFORNIA)
Oltre alle Hawaii questa è un'altra località leggendaria degli USA in fatto di onde e Surf.
Onde gelide, temperatura bassa e vento che ulula.
Anche qui acque infestate da squali bianchi.
Qui nel 1994 morì Mark Foo cadendo da un'onda alta 6 metri, a causa di una grossa mareggiata.
Nel 2011 morì annegato Sion Milosky (due onde consecutive lo tennero diversi minuti sott'acqua).


GHOST TREES (CALIFORNIA)
Siamo al largo della costa di Pebble Beach nella California del Nord.
L'acqua è molto fredda ed infestata dagli squali (squali bianchi di oltre 2 metri).
La particolarità sono gli enormi massi che costeggiano la riva.
Quando la Ghost Trees cattura la massima energia dall’oceano Pacifico settentrionale si creano onde alte sino agli 80 piedi.
Questo spot viene affrontato solamente da surfisti di onde giganti.
Si ricorda la tragedia di Peter Davi, morto qui nel 2007.



NEW SMYRNA (FLORIDA)
Rispetto alle altre onde di questo elenco, quelle di New Smyrna sono le meno potenti e pericolose. Non ci sono onde estreme nè gigantesche.
La pericolosità della zona risiede nell'alto numero di squali presenti.
Soprannominata la “Capitale del Mondo” per quanto riguarda gli attacchi di squali, New Smyrna vide oltre 20 attacchi di squali nel 2008.
Squali bianchi ma anche toro.


TEAHUPO'O (THAITI)
Il villaggio di Teahupoo si trova sulla costa sud ovest dell'isola di Tahiti nella Polinesia Francese.
Queste onde lungo il loro percorso incontrando un tratto di laguna risucchiano tanta acqua, si avranno onde di soli 3 metri sovrastate da un lip (il tetto dell'acqua che gli atleti si trovano sulle teste arriva anch'esso sui 3 metri) ma dalla velocità devastante.

Alessandro Dini: "Ci sono onde di 8 metri sulle quali puoi surfare con relativa tranquillità ed altre di 3 metri, tipo le Teahupo'o, che fanno veramente paura ed hanno provocato morti e feriti, surfisti incastrati nella barriera corallina e salvati dalle moto d'acqua"

Briece Taerea, tentando un duck-dive di un mostro di 12 piedi venne risucchiato dal tubo dell’onda per essere poi spinto contro il fondale coralloso: perse la vita.
Soprannominata “La piu pesante onda del mondo,” Teahupoo è all’altezza del suo nomignolo ogni volta che una mareggiata proviene da sud-ovest.
Teahupoo significa “tagliare la testa”, essa si riferisce alle battaglie tribali verificatesi centinaia di anni fa nel territorio.
Durante i giorni in cui si svolge la Billabong Pro la Marina francese lancia un doppio codice rosso e proibisce a tutti di entrare in acqua, pena l’arresto per chi si provi ad avventurarsi nelle acque proibite.
L’allarme non serve a fermare i surfisti più spericolati, uno dei quali nel 2014 è stato immortalato da Chris Bryan con un video incredibile.
Fortunatamente il surfista non ha riportato danni, ma ha rischiato la vita.
Solo fino al 2000 sono morte cinque persone che praticavano Surf.


SHIPSTERN BLUFF (TASMANIA)
Shipstern Bluff si trova nel parco nazionale della Tasmania (Australia) tra Cape Roul e Tunnel Bay.
La zona è tra le più pericolose anche per la presenza di grandi squali bianchi che nuotano tra le onde insieme ai surfisti.
Il fondo a Shipstern è una lastra di granito che subisce il peso di enormi onde che provengono dal largo, catturandone tutta la loro forza.
Il fondo è interrotto di fronte ad un promontorio di massi accatastati, aggiungendo cosi ancora più rischio per l’entrata in acqua.


CYCLOPS (AUSTRALIA)
Situato al largo della costa Esperance Western Australia (sette ore da Perth), Cyclops è accessibile solo in barca.
Qui la variazione di profondità è estrema, e quando si gonfia onde giganti rotolano verso il basso.
A causa di ciò Cyclops è come se inghiottisse se stessa.
Cyclops si riferisce a bolli enormi ed ovali che si formano una volta che le onde distruttive colpiscono la barriera corallina.
Ma non tutte le onde sono perfette, bisogna infatti avere una buona dose di fortuna per riuscire a percorrerla tutta.


DUNGEONS (SUD AFRICA)
Situato al largo della costa del Sud Africa nei pressi di Hout Bay, Città del Capo, Dungeons offre non solo il pericolo onde, ma anche un tratto di mare infestato dagli squali.
La zona costiera a nord di Città del Capo, piu precisamente la piccola isola Seal Island sembra essere la casa di migliaia di foche.
Attorno a questo piccolo habitat di foche vi sono masse di grandi squali bianchi in attesa che queste entrino nella cosiddetta “zona della morte”, che comprende l’area intorno all’isola.
Questi grandi squali sono noti per sbattere le proprie prede sott'acqua per poi farle risalire e finirle con un morso al volo.
Le acque sono gelide, ci sono giganteschi massi sottomarini, qui è nato il Big Wave di Red Bull a partire dal 2000.
Qui si accede solo via mare.


NAZARE' (PORTOGALLO)
Nel paese di Praia do Norte si trova la baia di Nazare, qui le onde sono altissime per effetto del Canyon di Nazare profondo 5000 metri e lungo 230 chilometri, che produce il fenomeno dell'espansione.
Nazare è stato lo scenario per il record del mondo di Surf Estremo (Extreme Waterman Challenge), l'hawaiano Garrett McNamara ha cavalcato nel 2013 un'onda di circa 27 metri (90 piedi) di altezza.


ALTRE ZONE DA SURF CON ONDE GIGANTESCHE
Cowaramup Bombora (Gracetown, Western Australia)
Cortes Bank (California)
Nelscott Reef (Oregon)
Belharra (Mammut, France)
Todos Santos (Mexico)
Cribber (Kernow, England)



T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)

lunedì 27 aprile 2015

La Storia Del Surf e Gli Attacchi Di Squali (Zone Pericolose Surf)

Probabilmente il Surf risale al quindicesimo secolo, visto che il termine era noto già ai tempi e si tenevano perfino delle competizioni, durante le quali si sfidavano Re e capi di alto rango sociale.
Le scommesse erano un forte incentivo per la pratica dello sport e quando le onde raggiungevano dimensioni impressionanti le scommesse riguardavano perfino proprietà personali e veniva messo in gioco orgoglio ed onore dei partecipanti.


LA NASCITA UFFICIALE
Tuttavia il primo Europeo che descrisse questo sport fu James Cook, che nel dicembre 1777 vide un indigeno di Tahiti farsi trasportare da un’onda su una canoa; nel suo diario di bordo Cook scrisse: "Mentre osservavo quell'indigeno penetrare su una piccola canoa le lunghe onde a largo di Matavai Point, non potevo fare a meno di concludere che quell'uomo provasse la più sublime delle emozioni nel sentirsi trascinare con tale velocità dal mare".
L'anno successivo, approdando ad Hawaii, Cook vide finalmente degli uomini scivolare sull'acqua in piedi su lunghissime tavole di Koa lunghe cinque metri e mezzo e pesanti settanta chili.
I Re hawaiiani sostenevano di essere i più abili e competenti nella pratica del surf, che stabiliva una sorta di privilegio nelle antiche Hawaii perché fortemente riservato a loro.
Le persone comuni che surfavano godevano di speciali privilegi nelle cerchie reali e guadagnavano lo status di "capi" in base alla loro abilità e resistenza fisica.
I Re avevano shapers e spiagge personali in cui surfavano soltanto con altri della stessa classe sociale e nessuno osava entrare in acqua con loro.


COSTRUZIONE DELLE TAVOLE
La costruzione delle tavole veniva sempre accompagnata da una certa cerimonialità: dopo aver scelto l'albero giusto, ad esempio, prima del taglio veniva offerto alla terra un pesce in segno di riconoscimento, quindi il tronco veniva accuratamente liberato dei rami e sagomato con il solo aiuto di strumenti naturali fatti di pietra e ossa.
Il tronco veniva successivamente trasportato nel riparo dove venivano custodite le canoe, dove avveniva il vero e proprio lavoro di sagomatura e finitura della tavola.
In questa fase venivano usati il corallo che si trovava sulle spiagge ed una pietra ruvida chiamata 'oahi, grazie ai quali le superfici delle tavole venivano perfettamente levigate.
La finitura avveniva spalmando la tavola con la stessa sostanza scura con cui venivano laccate le canoe, fatta con la cenere, il succo di una pianta grassa, il succo della parte interna di una radice e il succo dei germogli di banano.
Uno strato di olio tratto dalle noci di kukui dava alla fine una perfetta impermeabilità alla tavola.


LO SBARCO SULLA COSTA AMERICANA
Verso la fine del diciannovesimo secolo il surf ebbe un'impennata durante il regno del Re Kalakaua (1874-1891), il quale si battè per recuperare tutto ciò che caratterizzava l'antica cultura hawaiiana, incoraggiandone ogni forma d'espressione quali la danza hula, i canti e tutti gli sport.
A questo periodo, precisamente al 1885, risale il "battesimo" del surf sulla costa americana, dove alcuni Hawaiiani che frequentavano una scuola militare a San Mateo, in California, si costruirono delle tavole di sequoia e surfarono le onde alla foce del fiume San Lorenzo davanti ad un pubblico meravigliato ed affascinato dalla loro abilità, che fece scoccare la passione per questo sport anche sul continente.
All’inizio del ventesimo secolo il punto d’incontro per la poca gente che ancora praticava il surf era la zona di Waikiki, sull’isola di Oahu, dove un gruppo di americani aveva fondato l’Outrigger Canoe and Surfing Club ed un gruppo di surfisti Hawaiiani, tra cui Duke Kahanamoku, aveva fondato l’Hui Nalu Surfing Club.
Allora l’unico hotel esistente a Waikiki era il Moana Surfrider, immerso nel verde delle palme e dei banani.
Alla fine degli anni venti le Hawaii iniziarono ad essere frequentate dai pochi turisti che potevano permettersi il viaggio.
In quel periodo Rabbit Kekay segnò un passo storico per il surf, inventando un nuovo stile chiamato “hot dogging”: dopo aver imparato su pesantissime tavole di legno lunghe cinque metri, iniziò ad usare tavole di koa lunghe poco meno di due metri, simmetriche in nose e tail, con un profondo vee nella parte posteriore. Con quelle si riusciva ad effettuare manovre più strette e si poteva finalmente seguire la parete dell’onda. Osservando il suo stile, il resto dei surfisti imparò ad effettuare il bottom turn e a manovrare più agilmente anche le tavole lunghe.
Negli anni trenta gente proveniente da tutte le parti del mondo si recava a Waikiki, dove i beach boys erano diventati famosi per la pratica del surf, della canoa hawaiiana a bilanciere, e la musica.
Fino ad allora, per tanti secoli, gli Hawaiiani avevano conservato il surf per loro stessi e soltanto grazie all’avvento del turismo su quest’isola, il mondo poteva conoscere le meraviglie ed il fascino del surf.


IL DECLINO NEGLI ANNI 40
Con gli anni quaranta e la seconda guerra mondiale il surf subì un nuovo colpo dolente.
Con l'ingresso degli Stati Uniti nella guerra le Hawaii furono sottoposte alla legge marziale e le spiagge hawaiiane furono invase da milizie e disseminate di filo spinato.


L'EPOCA D'ORO E LE COMPETIZIONI UFFICIALI: ANNI 50 E 60
Passati questi anni grigi venne l’epoca dorata del surf moderno, che gli americani ricordano come i favolosi anni cinquanta.
Grazie alla prosperità del dopoguerra ed al grande passaparola effettuato dai militari che in qualche modo erano passati alle Hawaii, i surfisti invasero onde e spiagge come mai prima.
La prima gara internazionale di surf a Makaha, che fu vinta da Rabbit Kekai con una tavola di balsa monopinna fatta da Matt Kivlin, si tenne nel 1956 ed è diventata una tra le manifestazioni internazionali di surf più importanti del mondo.
Gran parte dei criteri e delle tecniche di gara del longboard moderno trae origine proprio da questo famoso evento.
L'arte del surf ebbe un fiorente periodo negli anni sessanta, quando furono prodotti decine di film sul surf.
Il più famoso fu “The Endless Summer”, che generò e diffuse un’immagine molto positiva di questo sport. Tra gli altri, “Blue Hawaii”, con Elvis Presley, “Ride The Wild Surf”, “The Golden Breed”, “Gidget Goes Hawaiian”, “For Those Who Think Young”, “Ride The Wild Surf”, “The Big Surf” e molti altri.
La popolarità del Surf in questo momento in tutto il mondo era in continua espansione, così come la risonanza che avevano i surf contest.
La prima rivista stampata di surf, “Surfing Magazine”, fu fondata proprio nel 1960.
Camicette hawaiiane e gruppi musicali surf (come Beach Boys, Surfaris, Ventures, ecc.) erano molto popolari e ad Huntington Beach, California, fu svolto il primo surf contest della storia degli Stati Uniti e finalmente, durante gli anni settanta, il surf veniva considerato oltre che uno sport, uno stile di vita.
Il surfista che ha vinto più titoli e competizioni in assoluto è Kelly Slater, che nel 2011 ha firmato per l'undicesima volta la vittoria del campionato mondiale professionisti all'età di 39 anni.


GLI ATTACCHI DI SQUALO
Secondo l'International Shark Attack  i Paesi dove si registrano il maggior numero di attacchi sono Florida(USA), Australia, Hawaii, Sud Africa, South Carolina(USA), California(USA), Isole Reunion, North Carolina(USA), Brasile, Bahamas.

Il surfista Robert Weaver ha dichiarato che i posti più pericolosi sono il Sud Africa e le Hawaii, perchè in Sud Africa gli squali sono molto aggressivi mentre alle Hawaii il pericolo è dato dagli squali tigre.
Anche se generalmente gli squali non attaccano l'uomo e vivono lontano dalle coste, le specie più diffuse e pericolose per l'uomo sono lo squalo bianco, lo squalo toro e lo squalo tigre.
Le ragioni per cui gli squali attaccano i surfisti sono principalmente due: per errore (i surfisti con la muta nera sono molto simili alle foche, pasto tanto amato dagli squali) o per difesa quando il surf si avvicina improvvisamente allo squalo.
Le modalità di attacco di uno squalo sono varie: nuotando in superficie e frontalmente, girandoci attorno prima di colpire, attacco a sorpresa dal basso.


ACQUE INFESTATE DAGLI SQUALI: ZONE PERICOLOSE
Dopo i recenti attacchi mortali al largo della costa delle isole Reunion e Western Australia, a partire dal 2011, sono stati registrati 16 attacchi di squali di cui 7 mortali nelle due zone menzionate.
L'ultimo in ordine di tempo quello fatale capitato ad Elio Canestri.
Nell’isola Reunion è notevolmente aumentata la concentrazione di squali negli’ultimi anni e molte persone credono che la causa di tutto ciò sia la presenza della grande riserva marina, la quale si pensa attiri i predatori.
Il crescente numero di attacchi ha contribuito ad un calo significativo dell’attività turistica nell’isola, oltre a portare alla cancellazione di tutte le competizioni di Surf.


BRASILE(RECIFE)
Un tratto di 20 km di costa che comprende la città costiera a nord-est di Recife è statisticamente il luogo più pericoloso al mondo per i nuotatori e surfisti(preceduto probabilmente solo da alcune spiagge della Florida).
Dal 1992, ci sono stati oltre 60 attacchi di squali, di cui 20 sono stati fatali.
Perché questa zona é così pericolosa? Il Brasile è enorme e solo la zona intorno a Recife ha registrato così tanti attacchi.
Il primo problema è sorto negli anni '90 a seguito della costruzione di un grande porto, a soli 40 km a sud di Recife.
Per facilitare il processo di costruzione, due estuari sono stati bloccati ed é risaputo che qui vivesse una colonia di squali toro.
Probabilmente le correnti settentrionali e la riduzione di pesce disponibile hanno spostato gli squali verso Recife, mentre una combinazione di pesca eccessiva, l'aumento del traffico e gli scarichi dei fiumi hanno attirato un’ulteriore popolazione di squali più vicino alla costa in cerca di cibo.
Come alle Isole Reunion, questi attacchi provocarono un divieto di nuotare e surfare, poiché le autorità erano preoccupate per gli effetti negativi sul turismo che questi attacchi potevano provocare.
La spiaggia di Boa Viagem è piena di cartelli che mettono in guardia i bagnanti riguardo gli squali.


FLORIDA
New Smyrna Beach, spiaggia della Florida, può “vantare” il record mondiale di attacchi di squalo con quasi 300 casi registrati.
Tale numero elevato è giustificato dalla presenza di numerosi surfisti.
Altra spiaggia molto a rischio, Ponce De Leon Inlet, situata a nord di Smyrna Beach, non raggiunge i numeri della sua vicina ma garantisce comunque momenti di terrore, con più di 20 attacchi annui.
Entrambe le acque sono note per esemplari di squali bianco.


CALIFORNIA
La California, in particolare la California settentrionale, ha una cattiva reputazione per gli attacchi di squali. Questa zona è un paradiso per il grande squalo bianco: acque fredde, molte foche e tanto cibo in generale.
Conosciuta come "triangolo rosso", questa zona si estende da Bodega Bay, a nord di San Francisco, fino a sud di Monterey Bay e poi al di là delle isole Farrallon.
Lo squalo bianco é responsabile di 3 dei 4 attacchi mortali a verificatisi in California negli ultimi 10 anni (l'unica eccezione si registra a San Diego nel 2008), anche se é risaputo che le femmine migrano per riprodursi in acque più calde al largo della costa della Baja California.
Ma quando si tratta di numero totale di attacchi (solo 33 negli ultimi 10 anni), la California impallidisce in confronto alla costa orientale degli Stati Uniti.


HAWAII
Le Hawaii sono un paradiso e lo sanno anche gli squali tigre, che infatti girano numerosi, soprattutto a Maui. L’ultimo attacco risale ad ottobre 2014, fortunatamente non fatale.
Tra le spiagge più pericolose vanno citate White Beach, che ha cartelli di segnalazione “attenti agli squali”, e soprattutto le acque davanti al parco Pohaku, dove nel 2004 è stato ucciso un surfista di 57 anni.


ISOLE REUNION(OCEANO INDIANO)
Isole tropicali situate nel bel mezzo dell'Oceano Indiano.
Le Réunion sono sempre state delle isole pericolose, ma queste isole non avevano mai sperimentato un numero cosí elevato di attacchi come negli ultimi anni.
Un totale di 16 negli ultimi 4 anni.
Un trend di attacchi da parte di squali toro molto simile a quello di Recife.
Le opinioni sulle ragioni di questo aumento sono diverse tra scienziati, surfisti, subacquei e pescatori.
Dopo aver introdotto un programma di monitoraggio nel 2011, le autorità locali erano inizialmente riluttanti ad introdurre misure di abbattimento (i surfisti erano accusati di prendere rischi irresponsabili), ma altri tre attentati nel 2012 hanno costretto le autorità locali a tornare sulla loro decisione, introducendo un primo abbattimento di 20 squali.
Anche il pro surfer locale Jeremy Flores ha ora paura di surfare nei suoi home spot, dopo la morte di un suo caro amico, causata da uno squalo toro.
Nel luglio 2014 la morte di un nuotatore di 15 anni, a pochi metri dalla riva, ha spinto le autorità ad attuare un ulteriore abbattimento di 90 squali, nonché un divieto quasi totale di nuoto e surf, i cui risultati saranno pubblicati e rivisti questo mese.


AUSTRALIA
Tutta la costa australiana è potenzialmente una zona a rischio, anche se alcune spiagge cittadine come Bondi Beach sono protette da reti.
Nel marzo 2014, uno squalo bianco lungo 3.5 metri è stato catturato e ucciso durante il Quiksilver Pro Gold Coast proprio accanto a Snapper Rocks.
Finora l’Australia registra il secondo più alto numero di attacchi di squali dopo gli Stati Uniti, ma negli ultimi anni quasi tutti gli attacchi mortali si sono verificati in Australia occidentale.
A differenza delle isole Reunion, i grandi squali bianchi ne sono i responsabili.
Tra il 2011 e il 2012, lo stato del Western Australia ha registrato 5 morti in soli 10 mesi su una porzione relativamente piccola di costa.
Molti considerano lo squalo toro essere la specie di squalo più pericolosa per gli esseri umani in quanto ama acque costiere poco profonde e le condizioni di acqua torbida in cui prediligono cacciare sono spesso associate ad aree densamente popolate, e possono anche risalire i corsi dei fiumi.
Zone molto a rischio:
– Shelly Beach e Seven Miles Beach, vicine alla città di Ballino, nel New Galles
– Byron Bay, vicino a Sidney
– Wylie Bay
– Isola di Wedge, vicino a Perth
– Tathra Beach, a sud di Sidney
– Spiaggie antistanti la città di Coffs Harbour
– Neptune Islands, Australia del Sud


SUD AFRICA
Nel 2003, Taj Burrow ha terminato in anticipo una heat dopo aver visto un grande squalo bianco.
La pratica di dar mangiare agli squali ha contribuito ad avvicinare gli squali alla costa e ad aumentare il numero di attacchi, rendendo il Sud Africa il terzo paese nella classifica dell’International Shark Attack File con 12 attacchi mortali negli ultimi 5 anni.
Tuttavia, è importante ricordare che diverse specie di squali prediligono habitat diversi.
Le enormi colonie di foche che vivono al largo di Città del Capo sono ciò che realmente attirano i grandi squali bianchi della regione.
L’estuario di Kosi Bay, situato all'estremità nord-orientale del Sud Africa, è un punto ben noto per gli squali toro, noti ai locali come squali Zambezi.
Sulla costa orientale intorno a Durban le spiagge sono protette da reti, quindi non c'è troppo da preoccuparsi in quell’area.



T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog:  Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)