Josh Brent, defensive tackle dei Dallas Cowboys, è nato il 30 Luglio 1988.
Iscritto all'University Dell'Illinois, prima che nel 2010 iniziasse la sua carriera in Texas, con i Cowboys appunto(settimo giro del draft).
Ma la sua carriera non durerà a lungo.
Infatti l'8 Dicembre 2012 viene arrestato per guida in stato di ubriachezza ed omicidio colposo.
Secondo la ricostruzione della polizia di Irving, sobborgo di Dallas, il giocatore dei Cowboys procedeva a bordo di un'auto a velocità elevata (134 miglie orarie) alle 2.21(ora locale) e ad un certo punto la vettura ha sbandato, ha fatto una giravolta su se stessa e poi è uscita di strada.
Prima dell’incidente, il DT stava producendo la sua annata migliore nella franchigia di Dallas.
Sostituendo l’allora infortunato Ray Ratliff, Jerry Jones arrivò anche a considerarlo un giocatore fondamentale per la linea difensiva dei Cowboys.
E' stato poi rilevato che a causare l'incidente è stato l'elevato tasso alcolico del guidatore, appunto Brent, mentre il compagno di squadra che viaggiava accanto a lui, il 25enne Jerry Brown, è stato tirato fuori dalle lamiere ma dichiarato "clinicamente morto" all'arrivo in un ospedale della zona.
Brent in quella maledetta stagione era stato titolare per 5 volte su 12 partite giocate dai Cowboys, mentre Brown non era ancora stato utilizzato.
A gravare su Brent anche la recidività: infatti era la seconda volta che il giocatore dei Cowboys veniva denunciato per guida in stato di ebbrezza (la prima nel 2009).
L'ARRESTO E LA RIABILITAZIONE
Viene ovviamente arrestato (180 giorni di prigione più di 10 anni di libertà vigilata) ma scontata la sua pena dietro le sbarre (135 giorni più centro di riabilitazione), è rilasciato a Luglio 2013.
Nel mezzo il 19 e 27 Giugno 2013 viene trovato positivo alla Marijuana.
A tre mesi dall’uscita di prigione, nonostante avesse detto di volersi ritirare, il giocatore aveva richiesto al proprietario dei Cowboys, Jerry Jones, di poter tornare a casa.
Nonostante la scelta di sostenere un atleta con questi trascorsi abbia portato molta pubblicità negativa su Dallas, Jones, legato alla madre di Brown dalla promessa di non voltare le spalle a Brent, aveva deciso di accogliere nuovamente il giocatore nella sua rosa.
Per questa ragione, il giocatore si era presentato al cospetto di Roger Goodell e della NFLPA (National Football League Player Association) per una seduta di confronto che avrebbe portato la Lega ad aprire o chiudere le porte al difensore.
Jerry Jones, spiegò perché secondo lui Brent meritava una nuova occasione nella NFL:
“Quando ti danno un rotolo di carta igienica il lunedì e deve durarti fino al lunedì successivo, quella è una lezione di disciplina. È una lezione di vita. Questo è ciò che è accaduto a Josh.
Quando hai qualcuno nella cella affianco alla tua che prende il tuo piatto di cibo, e tu pesi 160 kg ma non vuoi avere problemi con lui perché sai che a lui non interessa se tu vivi o muori, quella è una lezione di vita. Penso che ci sia una chance che Josh Brent possa tornare qui ed avere una prospettiva che nessun altro tra di noi ha avuto prima. Ha avuto un esperienza di quelle che ti cambiano la vita.
Si merita questa chance ed alcuni pensano che si meriterebbe anche di più, ma il punto è che ha vissuto giorni che gli hanno aperto gli occhi.
Come squadra di football possiamo davvero beneficiare di tutto questo”.
Insomma, Jones era convinto che se il giocatore si fosse presentato in una buona condizione fisica ed in un valido stato mentale, sarebbe potuto essere incisivo nel gioco dei Cowboys, addirittura più di quanto non riuscisse ad esserlo prima del suo arresto.
Ciò che si aspettava era che la Lega desse una nuova chance al giocatore ma che, come avviene per tutti gli atleti coinvolti in problemi legali fuori dal campo, anche lui fosse destinato ad una sospensione.
Viene sospeso per 10 partite.
L'11 novembre 2014, viene inserito tra le riserve (DL).
Dopo esser rientrato nel roster giocando 3 partita ha subito un infortunio, finendo di nuovo in DL l'8 maggio 2015.
Secondo coach Jason Garrett la carriera di Brent era finita lì: il giocatore era ritornato in uno stato di forma accettabile ma non abbastanza per competere ai massimi livelli.
Il 25 settembre 2015, i Dallas Cowboys annunciano il nuovo ruolo di Brent: quello di scouting.
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lunedì 14 dicembre 2015
La Storia Di Josh Brent e L'Incidente Stradale (NFL)
giovedì 10 dicembre 2015
La Pericolosità Degli Oceani: Triangolo Delle Bermude e Mar Del Diavolo
Dalla notte dei tempi, l’oceano è parso all’uomo un ambiente ostile e pericoloso.
Cosi come sulla terra ferma, ci sono alcune aree oceaniche che hanno fatto registrare numerose anomalie e misteri.
Il Triangolo Delle Bermuda è uno dei luoghi più misteriosi e mortali al mondo.
Esso si estende dalle Bermuda, a nord, fino alla Florida meridionale a ovest poi, passando fra le Bahamas, va oltre Puerto Rico, a circa 40° di longitudine e risale di nuovo alle Bermuda.
Se è vero che spesso in passato (anni 60 e 70) molti episodi sono stati ingigantiti o comunque in situazioni di meteo avverso coloro che volevano ingigantirne il mito parlavano di "mare calma e sparizioni improvvise" è altrettanto vero che centinaia di navi ed aerei sono scomparsi nella zona.
E' vero che sparizioni avvengono anche in altre parti del mare però indubbiamente lì la media è un po' più alta (forse anche perchè il traffico è maggiore) e soprattutto molto spesso è rimasto inspiegabile il fatto che la nave venisse magari ritrovata ma non i passeggeri/avventurieri.
Alcuni ricercatori sono convinti che i misteriosi fenomeni che accadono nel Triangolo Delle Bermuda siano collegati ad una oscura tecnologia antica sommersa nelle profondità dell’oceano Atlantico, un dispositivo ad altissima energia in grado di creare portali spazio temporali capace di trasportare cose e persone verso altri mondi ed altre dimensioni.
Tali teorie sarebbero confermate dal ritrovamento, effettuato da un gruppo di ricercatori americani e francesi, nelle profondità dell’oceano di oggetti misteriosi di sconosciuta utilità e provenienza.
SCOPERTA DELLE ISOLE
Juan Bermudez, le aveva scoperte nel 1503 e vi era tornato fino al 1515, finì per lasciarvi la sua nave e un favoloso tesoro.
I galeoni spagnoli, nella loro rotta dalle Antille alle Azzorre ed ai porti del Mediterraneo, le evitavano come terre maledette.
La superstizione aveva popolato questi lidi di fantasmi e di mostri e Sebastiano Caboto aveva dato corpo alle leggende indicando le isole nella sua “Mappa e Mundi” col nome di Isole dei Diavoli.
Trascinata tra le spire di questi draghi nel dicembre del 1593, una fregata francese comandata dal capitano La Barbotière era venuta a naufragre sui banchi coralliferi della costa settentrionale e nel luglio del 1609, colta da una “infernale tempesta”, la Sea Venture, nave ammiraglia delle flotta di Sir George Somers, era andata a finire sui frangenti dell’isola di San Davide.
Più di tre secoli sono passati da quel tempo di superstizione e di terrore, eppure ancora oggi, nei racconti dei vecchi marinai isolani, fantasiosa reminiscenze di naufragi e di navi stregate continuano a tener vive le antiche leggende: e c’è chi crede di aver visto, avvolto in una nube, lo spirito del pirata Morgan vagare sul Great Sound per ricercare tesori nascosti, e che giura di aver assistito da uno scoglio dell’isola di San Giorgio all’improvvisa apparizione di una nave senza vele e senza ciurma che fendeva le onde tra nugoli di vapore e di spuma e si inabissava, sollevando verso il cielo una gigantesca colonna di acqua di vari colori.
PERSONALITA' SCOMPARSE
Sir Arthur Coningham scomparve sullo Star Tiger, idem il fantino Snyder.
Forse il più noto fu il capitano Joshua Slocum, primo uomo a circumnavigare il mondo da solista, nel 1909, con la sua barca Spray intraprende un viaggio dai Caraibi a Venezuela: di lui non si saprà più nulla.
Nel 1958 Harvey Conover (editore) e la sua famiglia salparono da Key West su un sontuoso Yacht (Revonoc) diretto a Miami, non arrivarono mai.
GROSSE NAVI SCOMPARSE
Già Cristoforo Colombo annota nei suoi diari di misteriose sfere di luce viste fluttuare sulle acque di questo misterioso fazzoletto di Oceano Atlantico.
Malgrado i riferimenti siano frammentari, è documentato che almeno quattro vascelli americani scomparvero senza spiegazioni apparenti tra il 1781 e il 1812.
Nel 1840 la Rosalie, una nave francese, fu trovata deserta vicino a Nassau: vele issate, un considerevole carico intatto e tutto in ordine.
La Lotta, un brigantino svedese, scomparve vicino Haiti nel 1866, seguito due anni dopo dalla Viergo, un mercantile spagnolo.
Ma uno dei più grandi misteri del mare resta la scomparsa dell'Atlanta nel 1880.
La nave lasciò le Bermuda in gennaio diretta in Inghilterra con un equipaggio di 300 cadetti e ufficiali e non fu mai più ritrovata.
La catena delle sciagure continua nel 1884 con la Miramon, una goletta italiana salpata da New Orleans e inghiottita nel limbo.
Nell'ottobre 1902 è la volta del brigantino tedesco Freya a essere ritrovato abbandonato.
La Carroll A. Deering fu ritrovata incagliata nelle Diamond Shoals nel gennaio 1921 con tutte le vele issate. Due gatti erano le uniche creature viventi rimaste a bordo.
La cosa più strana fu che un pasto completo stava ancora sui fornelli, in attesa di un equipaggio che non lo assaggiò mai.
Lo stesso anno una dozzina di altre navi scomparvero nella medesima zona.
Nel 1931 la nave norvegese Stavenger scomparve nelle Bahamas con 43 uomini a bordo, così come accadde in una tranquilla giornata dell'aprile 1925 al Raifuku Maru dopo aver lanciato il seguente messaggio: "Venite presto, è tremendo! Non possiamo fuggire".
Nell'agosto 1935 l'imbarcazione “La Dahama” fu incrociata in perfetto stato nel Triangolo delle Bermuda diversi giorni dopo che un'altra imbarcazione l'aveva vista in procinto di affondare.
Nel 1940 la Gloria Colita fu ritrovata abbandonata, ma in condizioni eccellenti, lungo la costa occidentale della Florida, nel Golfo del Messico.
Il City Belle fu ritrovato abbandonato nei pressi delle Bahamas nel 1946, esattamente un anno dopo la tragedia dei TBM Avenger (5 aerei scomparsi) e il Rubicon, si era trasformato in una nave fantasma che stava andando alla deriva lungo le coste della Florida, quando fu ritrovata nell'ottobre 1944, in eccellenti condizioni, ma senza nessuno a bordo.
I ricercatori hanno avanzato le ipotesi più varie per giustificare fenomeni che sfidano le leggi della fisica e la misteriose sparizioni di intere navi e aeromobili: dalla presenza di un tunnel spazio temporale, alle distorsioni magnetiche di un qualche fenomeno non ancora conosciuto.
C’è addirittura chi pensa che sul fondo del Triangolo delle Bermuda esista un gigantesca piramide di cristallo, un antichissimo generatore di energia che causerebbe le anomalie e che sarebbe una vestigia della mitica civiltà di Atlantide, sprofondata 13 mila anni fa sul fondo dell’Oceano Atlantico.
Anche tra 90 e nuovo millennio qualche grossa nave è scomparsa, basta pensare a "El Faro", una nave da carico degli Stati Uniti scomparsa l'1 ottobre 2015.
El Faro è transitata a nord di Crooked Island alle Bahamas.
Secondo la Guardia costiera USA la nave sarebbe affondata a causa del passaggio di Joaquin, uragano di categoria 4.
El Faro, che trasportava automobili, ha lasciato la Florida diretto a San Juan, Portorico quando ha inviato un segnale di soccorso: la nave aveva perso potenza e stava imbarcando acqua.
Poi è sparita nel nulla.
Il cargo, lungo 224 metri con 33 marinai a bordo (28 americani e cinque polacchi), trasportava 391 container e quasi 300 auto nella sua stiva.
Quattro giorni dopo l'ultimo contatto, la Guardia Costiera ha trovato solo detriti dalla nave.
1) Il Rosalie:
Scomparsa nel 1840 mentre era in viaggio da L'Avana verso l'Europa. Era una nave francese che venne trovata abbandonata a vele spiegate all'interno del "triangolo",con il carico intatto, ma senza l'equipaggio.
2) The Mary Celeste:
Scomparsa dalla circolazione il mese di novembre 1872, dopo aver lasciato il porto di New York, era diretta in Portogallo.
Venne trovata il 4 dicembre dello stesso anno nel triangolo delle Bermuda priva di equipaggio.
La nave era un brigantino che viaggiava con 10 persone a bordo.
3) L'Atlanta:
Scomparve nel mese di gennaio 1880. Era una fregata britannica che navigava dalle Bermuda verso l'Inghilterra. La nave spari' con 290 persone a bordo in una zona molto vicina alle Bermuda.
4) Il Freya:
La nave scomparsa il 4 ottobre 1902 era una grande tre alberi tedesca che si trovava nello stesso mese di ottobre nei pressi di Manzanillo, a Cuba, da cui era venuta il giorno 3 dello stesso mese.
Anche questa nave scomparve con tutto l'equipaggio.
5) Il Cyclops:
Scomparsa il 4 marzo 1918 era una grande nave della Marina degli Stati Uniti, di 150 metri di lunghezza e 19.000 tonnellate di dislocamento.
La nave scomparve con 309 passeggeri a bordo senza lanciare messaggi di soccorso mentre navigava tra le isole Barbados e Noorfolk.
6) Raifuku MARU:
Scomparsa nel 1924 era un cargo giapponese che navigava tra le Bahamas e Cuba, quando scomparve in quella zona dopo aver chiesto aiuto via radio.
7) Il Cotopaxi:
Scomparsa vicino a Cuba nel 1925. Era un imbarcazione che navigava lungo la rotta commerciale tra Charleston e L'Avana..
8) Il Stavanger:
Scomparsa nel 1931 era una nave da carico che navigava vicino a Cat Island nelle Bahamas, quando scomparve con 43 uomini a bordo.
9) Il John e Mary:
Scomparsa nel mese di aprile 1932.
Questa nave era una due alberi a vela che riapparve a 80 chilometri a sud delle Bermuda senza l'equipaggio.
10) La Anglo-Australian:
Scomparsa nel mese di marzo 1938 con 39 uomini a bordo, era una nave da carico che aveva lanciato il suo ultimo messaggio dalle Azzorre.
11) La Gloria Colite:
Scomparsa nel mese di febbraio 1940 a 320 Km da Mobil, Atlanta era uno yacht di Saint Vincent nel British West Indies. Sembrava che non ci fosse nessuno a bordo, nonostante che la stiva,le cabine e le merci fossero in ordine.
12) Il Rubicone:
Scomparso il 22 ottobre 1944. Era una nave da carico cubana che scomparve nel cuore del Triangolo. Venne ritrovata dalla Guardia costiera degli Stati Uniti al largo della costa della Florida, priva dell'equipaggio, ad eccezione di un cane che era stato un muto testimone del dramma.
13) Il Sandra:
Scomparsa nel giugno del 1950. Era una nave cargo di 106 metri di lunghezza che viaggiava da Savannah, in Georgia, a Puerto Cabello, Venezuela.
Trasportava un carico di 302 tonnellate di insetticidi per le piantagioni.
Dopo aver fatto scalo presso il porto di Agostino, in Florida scomparve con tutto il suo carico e la sua squadra.
14) Il Connemara IV:
Scomparso nel mese di settembre 1955 era uno yacht privato che successivamente riapparve privo dell'equipaggio e di segni che potessero spiegare cosa fosse successo.
Lo yacht era riapparso a 640 km a ovest delle Bermuda.
15) La Regina di zolfo Marino:
Scomparsa il 4 febbraio 1963 era una nave cargo di 130 metri di lunghezza che navigava lungo la rotta da Beaumont, in Texas, a Norfolk, Virginia.
La nave era scomparsa con tutto l'equipaggio, senza emettere alcun messaggio di soccorso.
16) La Sno'Boy:
Scomparsa il 1°luglio 1963 era una piccola imbarcazione da pesca, di soli 20 metri di lunghezza e con 40 pescatori a bordo.
L'imbarcazione era in viaggio dalla Giamaica quando scomparve con tutto l'equipaggio a Key West.
17) La Stregoneria:
Scomparsa il 24 dicembre 1967 mentre effettuava una crociera. Si tratta di uno dei casi più straordinari del triangolo delle Bermuda. Questa imbarcazione scomparve all'improvviso con il suo proprietario e un passeggero a bordo, mentre era legata ad una boa di ormeggio di fronte al porto, a soli 1600 metri da Miami, in Florida.
18) L'Anita:
Scomparsa nel mese di marzo 1973 era una nave cargo di 20.000 tonnellate in rotta da Newport News verso la Germania. La nave scomparve nel Triangolo delle Bermuda con 32 persone a bordo.
19) La Milton Iatrides:
Scomparsa nel mese di aprile 1973.
Era una nave da carico in viaggio da New Orleans a Città del Capo, quando scomparve nelle acque del triangolo.
AEREI SCOMPARSI
Molti degli aeroplani in questione sono svaniti mentre si trovavano in contatto radio con la loro base o con il terminal a cui erano diretti fino al momento stesso della loro sparizione, mentre altri hanno trasmesso per radio messaggi strani, dicendo che gli strumenti di bordo avevano smesso di funzionare, che le bussole impazzivano, che il cielo era diventato giallo e nebbioso e che l' oceano non aveva un aspetto normale.
Un gruppo di cinque aeroplani, una squadriglia di Avengers TBM della Marina, partito dalla stazione aeronavale di Fort Lauderdale il 5 dicembre 1945, scomparve dopo che il Comandante della squadriglia, il capitano Stivers aveva trasmesso questo messaggio: "Non sappiamo più dov'è l' ovest...è tutto così strano. L'oceano non è più come dovrebbe essere...voliamo su acqua bianca".
Gli aerei erano partiti per un'esercitazione e non fecero più ritorno a casa nè furono più ritrovati.
Il fenomeno dell' "acqua bianca" venne già notato anche da Colombo ed è stato osservato persino dagli astronauti.
Un idrovolante da ricognizione "Martin Mariner", attrezzato per missioni di soccorso, viene inviato nella zona in cui dovrebbero trovarsi gli Avengers.
A bordo ci sono tredici uomini, tutti esperti in missioni di salvataggio.
Trascorsa circa un'ora anche l' aereo, che non ha nè incrociato gli Avengers, nè avvistato relitti, interrompe il contatto radio.
Viene rapidamente organizzata una minuziosa ricerca, vi partecipano una portaerei e decine di mezzi navali.
Un' ampia porzione dell' Atlantico viene setacciata per alcune settimane, ma dei sei velivoli non viene ripescato neppure un piccolo relitto.
Dal 1945 al 1995 scomparvero senza lasciare tracce più di 20 grossi aerei.
Vediamo i principali:
1) Il Constellation:
Scomparso il 30 ottobre 1945 a nord del Triangolo con 42 persone a bordo era un aereo della US Navy .
2) L'idrovolante Martin Mariner:
Scomparso il 5 dicembre 1945 con 13 membri di equipaggio a bordo era un bombardiere idrovolante PBM della Marina degli Stati Uniti. Scomparvero tutti dopo 20 minuti di volo.
3) Un C-54:
Scomparso nel 1947 con il suo equipaggio a 180 km dalle Bermuda era un aereo militare dell'Esercito degli Stati Uniti.
4) A DC-3:
Scomparso in un punto imprecisato tra San Juan, Puerto Rico e Miami il 28 dicembre 1948.
Era un aereo privato che scomparve durante un volo commerciale con 32 passeggeri e l'equipaggio.
5) Un altro aereo TUDOR IV:
Scomparso il 17 gennaio 1949 tra le Bermuda e la Giamaica a 600 chilometri dalle Bermuda. Era un aereo di linea commerciale denominato Star Ariel (aereo gemello dello Star Tiger).
6) Un aereo Globemaster:
Scomparso nel mese di marzo 1950 in prossimita' del triangolo mentre volava verso l'Irlanda era un aereo di linea statunitense.
7) L'aereo da trasporto YORK:
Scomparso a nord del Triangolo il 2 febbraio 1952 con 33 passeggeri e membri dell'equipaggio era un aereo di linea britannico in viaggio verso la Giamaica.
8) L'idrovolante MARTIN P-5M:
Scomparso il 9 novembre del 1956 molto vicino alle Bermuda con 10 membri dell'equipaggio era un aereo anfibio della US Navy.
9) Chase YC-122:
Scomparso l'11 gennaio 1957 tra Palm Beach e Grand Bahama era un aereo cargo con quattro passeggeri a bordo.
10) Un aereo KB-50:
Scomparso l'8 gennaio 1962 sulla rotta da Langley Field, Virginia, alle Azzorre era un aereo-cisterna della US Air Force.
11) KC-135 Stratotanker:
Scomparsi il 28 agosto 1963 erano due aerei quadrimotori dell'US Air Force completamente nuovi.
Erano in missione segreta provenienti da Homestead Air Force Base, in Florida, e diretti verso una base segreta per il rifornimento militare situata nell'Atlantico; gli aerei sono scomparsi a 480 chilometri a sud ovest delle Bermuda.
12) Il C-132 Cargomaster:
Scomparso il 22 Set 1963 mentre seguiva la rotta verso le Azzorre.
13) Il C-119 Flyng Boxcar:
Scomparso il 5 giugno 1965 in prossimita' dell'isola delle Bahamas sud-occidentale era un aereo di linea con 10 passeggeri a bordo.
MAR DEI SARGASSI
Il Mar Dei Sargassi rappresenta la parte di Oceano Atlantico compresa fra gli arcipelaghi delle Grandi Antille (a ovest) e le Azzorre (a est).
Quindi parliamo sempre del Triangolo delle Burmude.
È noto per le alghe che vi proliferano.
Tali alghe, di colore bruno, affiorano in superficie in grandi quantità, conferendo ad alcune zone del Mar dei Sargassi l’aspetto di una prateria.
Una delle caratteristiche più peculiare del Mar dei Sargassi è il fatto che è sempre calmo e, nonostante si trovi ad una latitudine abbastanza alta, l’acqua risulta sempre insolitamente calda.
Jules Verne ha scritto di questo mare nel suo libro “I grandi navigatori del Settecento“, descrivendolo più grande del continente australiano e come un vero e proprio “lago in mare aperto”.
Secondo Verne, la mitica Atlantide si troverebbe proprio sul fondale del Mar dei Sargassi.
L’area in questione ha una misteriosa reputazione, ossia quella di “rapire” gli equipaggi dalle loro imbarcazioni, lasciando i vascelli vuoti a continuare la loro navigazione.
Uno degli episodi più noti, come già detto in precedenza, è quello che riguarda la nave mercantile francese Rosalie, un bastimento di 222 tonnellate costruito nel 1838, partito da Amburgo e diretto all’Havana, Cuba.
La nave fu ritrovata il 6 novembre 1840 alla deriva al largo di Cuba, senza equipaggio e con le vele ancora spiegate. L’unico superstite fu un canarino nella sua gabbia.
Lo scafo era perfettamente intatto e il suo carico completamente integrò, cosa che fece escludere un assalto da parte dei pirati.
Anche le scialuppe di salvataggio erano al loro posto.
Non si capiva perciò come la gente avesse potuto abbandonare lo scafo.
Né il motivo per cui si sarebbe gettata in mare.
Dell’equipaggio, scomparso misteriosamente nel nulla, non si seppe mai più niente.
Un altro episodio famoso riguarda la Mary Celeste, un brigantino canadese di 31 metri, varato nel 1861 in Nuova Scozia.
Il 7 novembre 1872, sotto il comando del capitano Benjamin Briggs, la nave imbarcò un carico di alcool industriale per conto della Meissner Ackermann & Coin e salpò da Staten Island, New York, alla volta di Genova.
Oltre al capitano e all’equipaggio di altri sette marinai, la nave aveva altri due passeggeri: la moglie del capitano e sua figlia.
Il 4 dicembre 1872 il brigantino fu avvistato da un’altra nave, la Dei Gratia.
La Mary Celeste si trovava tra le coste portoghesi e le isole Azzorre, ed era alla deriva a vele spiegate verso lo stretto di Gibilterra.
Non vi erano segni della presenza dell’equipaggio a bordo.
Un gruppo di marinai della Dei Gratia fu inviato a bordo.
La Mary Celeste era deserta: l’equipaggio era scomparso.
La nave era in discrete condizioni, anche se era completamente grondante d’acqua.
Solo una delle pompe era in funzione, e nella stiva vi era fino ad un metro d’acqua.
Alcune delle sue vele erano strappate.
La bussola era rotta, il sestante ed il cronometro marino mancavano e la sua unica scialuppa era mancante e sembrava essere stata intenzionalmente messa in mare piuttosto che strappata via da una tempesta, il che lasciava pensare che la nave fosse stata deliberatamente abbandonata.
Il carico di 1701 barili di alcol era intatto, anche se, una volta a Genova, si scoprì che nove barili erano vuoti. A bordo vi erano ancora scorte di acqua e di cibo per sei mesi.
La maggior parte delle carte di bordo mancavano.
Le ultime annotazioni rimaste riferivano che la nave era giunta in vista di Santa Maria delle Azzorre il 25 novembre.
Il brigantino fu condotto in porto a Gibilterra dagli uomini della Dei Gratia e successivamente sequestrato dai funzionari inglesi.
Nessuno degli uomini scomparsi dalla Mary Celeste fu mai ritrovato, né si seppe mai cosa accadde loro.
MARE DEL DIAVOLO (GIAPPONE)
Il Mare Del Diavolo anche conosciuto come “Triangolo del Drago”, è una zona dell’Oceano Pacifico che si trova al largo della costa sud-est del Giappone.
Anche in questo caso è possibile individuare un triangolo ideale i cui vertici sono rappresentati dalle isole di Honshu, Luzon e Guam.
Anche questa zona è diventata tristemente famosa per le anomalie che sono state tramandate dai marinai da tempo immemore.
Le leggende raccontano che in questa zona dell’Oceano Pacifico sia abitato da diavoli e mostri marini che non aspettano altro di attaccare gli incauti navigatori.
Ma oltre alle leggende, ci sono fatti registrati dalla storia che fanno riflettere.
Le numerose sparizioni di navi e aeroplani avvenute nella zona ha costretto il governo nipponico a dichiarare l’area come “zona pericolosa”.
Tra il 1952 e il 1954, il Giappone ha perso in questa zona ben cinque navi militari, tutte sparite nel nulla senza lasciare traccia.
Nel 1955, il governo giapponese commissionò una spedizione in quel tratto di mare per fare luce sulle misteriose sparizioni e valutare la reale pericolosità delle coordinate geografiche.
Ma nessuno si sarebbe mai aspettato che anche la nave oceanografica Kaiyo Maru 5 sparisse nel nulla con tutto l’equipaggio a bordo, composto da marinai e scienziati.
A seguito di tali eventi enigmatici, numerosi ricercatori indipendenti iniziarono uno studio approfondito sul Triangolo del Drago.
Tra questi, spicca il lavoro di Ivan Sanderson, il quale inserisce questa area del pacifico nelle “Twelve Devil’s Graveyards Around the World (I dodici cimiteri del diavolo sparsi per il mondo), articolo che Sanderson presento alla comunità scientifica nel 1972.
Secondo l’ipotesi del ricercatori, nel mondo esisterebbero 12 zone simili al Triangolo delle Bermuda.
Il motivo per il quale il Triangolo delle Bermuda è più conosciuto, dipende dal fatto che si tratta di un’area con un traffico aereo e marittimo più intenso: mentre anche le altre zone, sebbene situate in luoghi meno battuti, danno prove evidenti di anomalie.
Egli definì queste aree come “Vortici del male”.
Sanderson ipotizzò che le correnti caldi e fredde che attraversano questi vortici potessero creare dei disturbi elettromagnetici, i quali avrebbero influenzato gli strumenti e le navi, causando così la sparizione delle stesse navi.
TERRA DEL FUOCO
Un altra zona pericolosa per imbarcazioni e marinai è rappresentata dalla Terra Del Fuoco, un arcipelago al largo della punta meridionale del Sud America.
Durante il suo primo viaggio intorno al mondo iniziato nel 1520, il famoso navigatore Ferdinando Magellano avvistò numerose luci in movimento nei pressi dell’arcipelago.
Alcuni pensarono che si trattasse di torce accese posizionate su zattere alla deriva.
L’ipotesi ispirò il navigatore che chiamo l’arcipelago “Terra del Fuoco”.
Nel mese di ottobre del 1913, i marinai a bordo di una nave britannica avvistarono un vascello sconosciuto alla deriva.
Quando abbordarono la nave, i marinai scoprirono che il ponte della nave era completamente marcio e trovarono 20 scheletri che presumibilmente rappresentavano quello che rimaneva dell’equipaggio originario.
Gli scheletri erano stati ritrovati seduti nella maniera usuale, nella postura di chi è impegnato in una lunga, quanto noiosa, traversata oceanica.
Tutte le merci e le attrezzature della nave erano rimaste intatte e nulla fuori posto.
I documenti ritrovati a bordo rivelarono che la nave era partita da un porto della Nuova Zelanda 23 anni prima, in direzione di Londra, con un carico di lane e carne congelata.
Cosa sia successo alla nave e al suo equipaggio rimane ancora un mistero.
Tuttavia, incontri con navi “fantasma” non sono La così rare in mare aperto.
IL LAGO MICHIGAN
Non solo il mare custodisce segreti e luoghi misteriosi.
Il lago Michigan negli Stati Uniti, per esempio, è stato teatro di numerosi avvistamenti di oggetti misteriosi e di aerei fantasma.
Questo lago bagna appunto il Michigan e l'Illinois.
Secondo quanto scrive Dwight Bower nel suo libro “Strange Adventures Of The Great Lakes”, la leggenda del Triangolo del Michigan nacque nel 1937, quando il capitano George Donner scomparve misteriosamente dalla cabina del bastimento durante una consegna di routine di carbone.
Pare che il capitano avesse precisato di voler essere svegliato nel momento in cui la nave avesse raggiunto il porto. Ma quando i suoi uomini si recarono nella sua cabina non riuscirono a trovarlo, nonostante la sua porta fosse chiusa dall’interno.
Tredici anni dopo, il 23 giugno 1950, il volo 2051 della Northwes Airlines, un DC-4 in servizio tra New York e Seattle con 55 passeggeri a bordo, scomparve nel nulla nel cuore della notte, nel momento in cui si trovava a passare sul Triangolo del Michigan a 1100 metri di altezza.
In un primo momento si penso che l’aereo fosse precipitato nel lago, ma le ricerche dei sommozzatori diedero esito negativo.
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Cosi come sulla terra ferma, ci sono alcune aree oceaniche che hanno fatto registrare numerose anomalie e misteri.
Il Triangolo Delle Bermuda è uno dei luoghi più misteriosi e mortali al mondo.
Esso si estende dalle Bermuda, a nord, fino alla Florida meridionale a ovest poi, passando fra le Bahamas, va oltre Puerto Rico, a circa 40° di longitudine e risale di nuovo alle Bermuda.
Se è vero che spesso in passato (anni 60 e 70) molti episodi sono stati ingigantiti o comunque in situazioni di meteo avverso coloro che volevano ingigantirne il mito parlavano di "mare calma e sparizioni improvvise" è altrettanto vero che centinaia di navi ed aerei sono scomparsi nella zona.
E' vero che sparizioni avvengono anche in altre parti del mare però indubbiamente lì la media è un po' più alta (forse anche perchè il traffico è maggiore) e soprattutto molto spesso è rimasto inspiegabile il fatto che la nave venisse magari ritrovata ma non i passeggeri/avventurieri.
Alcuni ricercatori sono convinti che i misteriosi fenomeni che accadono nel Triangolo Delle Bermuda siano collegati ad una oscura tecnologia antica sommersa nelle profondità dell’oceano Atlantico, un dispositivo ad altissima energia in grado di creare portali spazio temporali capace di trasportare cose e persone verso altri mondi ed altre dimensioni.
Tali teorie sarebbero confermate dal ritrovamento, effettuato da un gruppo di ricercatori americani e francesi, nelle profondità dell’oceano di oggetti misteriosi di sconosciuta utilità e provenienza.
SCOPERTA DELLE ISOLE
Juan Bermudez, le aveva scoperte nel 1503 e vi era tornato fino al 1515, finì per lasciarvi la sua nave e un favoloso tesoro.
I galeoni spagnoli, nella loro rotta dalle Antille alle Azzorre ed ai porti del Mediterraneo, le evitavano come terre maledette.
La superstizione aveva popolato questi lidi di fantasmi e di mostri e Sebastiano Caboto aveva dato corpo alle leggende indicando le isole nella sua “Mappa e Mundi” col nome di Isole dei Diavoli.
Trascinata tra le spire di questi draghi nel dicembre del 1593, una fregata francese comandata dal capitano La Barbotière era venuta a naufragre sui banchi coralliferi della costa settentrionale e nel luglio del 1609, colta da una “infernale tempesta”, la Sea Venture, nave ammiraglia delle flotta di Sir George Somers, era andata a finire sui frangenti dell’isola di San Davide.
Più di tre secoli sono passati da quel tempo di superstizione e di terrore, eppure ancora oggi, nei racconti dei vecchi marinai isolani, fantasiosa reminiscenze di naufragi e di navi stregate continuano a tener vive le antiche leggende: e c’è chi crede di aver visto, avvolto in una nube, lo spirito del pirata Morgan vagare sul Great Sound per ricercare tesori nascosti, e che giura di aver assistito da uno scoglio dell’isola di San Giorgio all’improvvisa apparizione di una nave senza vele e senza ciurma che fendeva le onde tra nugoli di vapore e di spuma e si inabissava, sollevando verso il cielo una gigantesca colonna di acqua di vari colori.
PERSONALITA' SCOMPARSE
Sir Arthur Coningham scomparve sullo Star Tiger, idem il fantino Snyder.
Forse il più noto fu il capitano Joshua Slocum, primo uomo a circumnavigare il mondo da solista, nel 1909, con la sua barca Spray intraprende un viaggio dai Caraibi a Venezuela: di lui non si saprà più nulla.
Nel 1958 Harvey Conover (editore) e la sua famiglia salparono da Key West su un sontuoso Yacht (Revonoc) diretto a Miami, non arrivarono mai.
GROSSE NAVI SCOMPARSE
Già Cristoforo Colombo annota nei suoi diari di misteriose sfere di luce viste fluttuare sulle acque di questo misterioso fazzoletto di Oceano Atlantico.
Malgrado i riferimenti siano frammentari, è documentato che almeno quattro vascelli americani scomparvero senza spiegazioni apparenti tra il 1781 e il 1812.
Nel 1840 la Rosalie, una nave francese, fu trovata deserta vicino a Nassau: vele issate, un considerevole carico intatto e tutto in ordine.
La Lotta, un brigantino svedese, scomparve vicino Haiti nel 1866, seguito due anni dopo dalla Viergo, un mercantile spagnolo.
Ma uno dei più grandi misteri del mare resta la scomparsa dell'Atlanta nel 1880.
La nave lasciò le Bermuda in gennaio diretta in Inghilterra con un equipaggio di 300 cadetti e ufficiali e non fu mai più ritrovata.
La catena delle sciagure continua nel 1884 con la Miramon, una goletta italiana salpata da New Orleans e inghiottita nel limbo.
Nell'ottobre 1902 è la volta del brigantino tedesco Freya a essere ritrovato abbandonato.
La Carroll A. Deering fu ritrovata incagliata nelle Diamond Shoals nel gennaio 1921 con tutte le vele issate. Due gatti erano le uniche creature viventi rimaste a bordo.
La cosa più strana fu che un pasto completo stava ancora sui fornelli, in attesa di un equipaggio che non lo assaggiò mai.
Lo stesso anno una dozzina di altre navi scomparvero nella medesima zona.
Nel 1931 la nave norvegese Stavenger scomparve nelle Bahamas con 43 uomini a bordo, così come accadde in una tranquilla giornata dell'aprile 1925 al Raifuku Maru dopo aver lanciato il seguente messaggio: "Venite presto, è tremendo! Non possiamo fuggire".
Nell'agosto 1935 l'imbarcazione “La Dahama” fu incrociata in perfetto stato nel Triangolo delle Bermuda diversi giorni dopo che un'altra imbarcazione l'aveva vista in procinto di affondare.
Nel 1940 la Gloria Colita fu ritrovata abbandonata, ma in condizioni eccellenti, lungo la costa occidentale della Florida, nel Golfo del Messico.
Il City Belle fu ritrovato abbandonato nei pressi delle Bahamas nel 1946, esattamente un anno dopo la tragedia dei TBM Avenger (5 aerei scomparsi) e il Rubicon, si era trasformato in una nave fantasma che stava andando alla deriva lungo le coste della Florida, quando fu ritrovata nell'ottobre 1944, in eccellenti condizioni, ma senza nessuno a bordo.
I ricercatori hanno avanzato le ipotesi più varie per giustificare fenomeni che sfidano le leggi della fisica e la misteriose sparizioni di intere navi e aeromobili: dalla presenza di un tunnel spazio temporale, alle distorsioni magnetiche di un qualche fenomeno non ancora conosciuto.
C’è addirittura chi pensa che sul fondo del Triangolo delle Bermuda esista un gigantesca piramide di cristallo, un antichissimo generatore di energia che causerebbe le anomalie e che sarebbe una vestigia della mitica civiltà di Atlantide, sprofondata 13 mila anni fa sul fondo dell’Oceano Atlantico.
Anche tra 90 e nuovo millennio qualche grossa nave è scomparsa, basta pensare a "El Faro", una nave da carico degli Stati Uniti scomparsa l'1 ottobre 2015.
El Faro è transitata a nord di Crooked Island alle Bahamas.
Secondo la Guardia costiera USA la nave sarebbe affondata a causa del passaggio di Joaquin, uragano di categoria 4.
El Faro, che trasportava automobili, ha lasciato la Florida diretto a San Juan, Portorico quando ha inviato un segnale di soccorso: la nave aveva perso potenza e stava imbarcando acqua.
Poi è sparita nel nulla.
Il cargo, lungo 224 metri con 33 marinai a bordo (28 americani e cinque polacchi), trasportava 391 container e quasi 300 auto nella sua stiva.
Quattro giorni dopo l'ultimo contatto, la Guardia Costiera ha trovato solo detriti dalla nave.
1) Il Rosalie:
Scomparsa nel 1840 mentre era in viaggio da L'Avana verso l'Europa. Era una nave francese che venne trovata abbandonata a vele spiegate all'interno del "triangolo",con il carico intatto, ma senza l'equipaggio.
2) The Mary Celeste:
Scomparsa dalla circolazione il mese di novembre 1872, dopo aver lasciato il porto di New York, era diretta in Portogallo.
Venne trovata il 4 dicembre dello stesso anno nel triangolo delle Bermuda priva di equipaggio.
La nave era un brigantino che viaggiava con 10 persone a bordo.
3) L'Atlanta:
Scomparve nel mese di gennaio 1880. Era una fregata britannica che navigava dalle Bermuda verso l'Inghilterra. La nave spari' con 290 persone a bordo in una zona molto vicina alle Bermuda.
4) Il Freya:
La nave scomparsa il 4 ottobre 1902 era una grande tre alberi tedesca che si trovava nello stesso mese di ottobre nei pressi di Manzanillo, a Cuba, da cui era venuta il giorno 3 dello stesso mese.
Anche questa nave scomparve con tutto l'equipaggio.
5) Il Cyclops:
Scomparsa il 4 marzo 1918 era una grande nave della Marina degli Stati Uniti, di 150 metri di lunghezza e 19.000 tonnellate di dislocamento.
La nave scomparve con 309 passeggeri a bordo senza lanciare messaggi di soccorso mentre navigava tra le isole Barbados e Noorfolk.
6) Raifuku MARU:
Scomparsa nel 1924 era un cargo giapponese che navigava tra le Bahamas e Cuba, quando scomparve in quella zona dopo aver chiesto aiuto via radio.
7) Il Cotopaxi:
Scomparsa vicino a Cuba nel 1925. Era un imbarcazione che navigava lungo la rotta commerciale tra Charleston e L'Avana..
8) Il Stavanger:
Scomparsa nel 1931 era una nave da carico che navigava vicino a Cat Island nelle Bahamas, quando scomparve con 43 uomini a bordo.
9) Il John e Mary:
Scomparsa nel mese di aprile 1932.
Questa nave era una due alberi a vela che riapparve a 80 chilometri a sud delle Bermuda senza l'equipaggio.
10) La Anglo-Australian:
Scomparsa nel mese di marzo 1938 con 39 uomini a bordo, era una nave da carico che aveva lanciato il suo ultimo messaggio dalle Azzorre.
11) La Gloria Colite:
Scomparsa nel mese di febbraio 1940 a 320 Km da Mobil, Atlanta era uno yacht di Saint Vincent nel British West Indies. Sembrava che non ci fosse nessuno a bordo, nonostante che la stiva,le cabine e le merci fossero in ordine.
12) Il Rubicone:
Scomparso il 22 ottobre 1944. Era una nave da carico cubana che scomparve nel cuore del Triangolo. Venne ritrovata dalla Guardia costiera degli Stati Uniti al largo della costa della Florida, priva dell'equipaggio, ad eccezione di un cane che era stato un muto testimone del dramma.
13) Il Sandra:
Scomparsa nel giugno del 1950. Era una nave cargo di 106 metri di lunghezza che viaggiava da Savannah, in Georgia, a Puerto Cabello, Venezuela.
Trasportava un carico di 302 tonnellate di insetticidi per le piantagioni.
Dopo aver fatto scalo presso il porto di Agostino, in Florida scomparve con tutto il suo carico e la sua squadra.
14) Il Connemara IV:
Scomparso nel mese di settembre 1955 era uno yacht privato che successivamente riapparve privo dell'equipaggio e di segni che potessero spiegare cosa fosse successo.
Lo yacht era riapparso a 640 km a ovest delle Bermuda.
15) La Regina di zolfo Marino:
Scomparsa il 4 febbraio 1963 era una nave cargo di 130 metri di lunghezza che navigava lungo la rotta da Beaumont, in Texas, a Norfolk, Virginia.
La nave era scomparsa con tutto l'equipaggio, senza emettere alcun messaggio di soccorso.
16) La Sno'Boy:
Scomparsa il 1°luglio 1963 era una piccola imbarcazione da pesca, di soli 20 metri di lunghezza e con 40 pescatori a bordo.
L'imbarcazione era in viaggio dalla Giamaica quando scomparve con tutto l'equipaggio a Key West.
17) La Stregoneria:
Scomparsa il 24 dicembre 1967 mentre effettuava una crociera. Si tratta di uno dei casi più straordinari del triangolo delle Bermuda. Questa imbarcazione scomparve all'improvviso con il suo proprietario e un passeggero a bordo, mentre era legata ad una boa di ormeggio di fronte al porto, a soli 1600 metri da Miami, in Florida.
18) L'Anita:
Scomparsa nel mese di marzo 1973 era una nave cargo di 20.000 tonnellate in rotta da Newport News verso la Germania. La nave scomparve nel Triangolo delle Bermuda con 32 persone a bordo.
19) La Milton Iatrides:
Scomparsa nel mese di aprile 1973.
Era una nave da carico in viaggio da New Orleans a Città del Capo, quando scomparve nelle acque del triangolo.
AEREI SCOMPARSI
Molti degli aeroplani in questione sono svaniti mentre si trovavano in contatto radio con la loro base o con il terminal a cui erano diretti fino al momento stesso della loro sparizione, mentre altri hanno trasmesso per radio messaggi strani, dicendo che gli strumenti di bordo avevano smesso di funzionare, che le bussole impazzivano, che il cielo era diventato giallo e nebbioso e che l' oceano non aveva un aspetto normale.
Un gruppo di cinque aeroplani, una squadriglia di Avengers TBM della Marina, partito dalla stazione aeronavale di Fort Lauderdale il 5 dicembre 1945, scomparve dopo che il Comandante della squadriglia, il capitano Stivers aveva trasmesso questo messaggio: "Non sappiamo più dov'è l' ovest...è tutto così strano. L'oceano non è più come dovrebbe essere...voliamo su acqua bianca".
Gli aerei erano partiti per un'esercitazione e non fecero più ritorno a casa nè furono più ritrovati.
Il fenomeno dell' "acqua bianca" venne già notato anche da Colombo ed è stato osservato persino dagli astronauti.
Un idrovolante da ricognizione "Martin Mariner", attrezzato per missioni di soccorso, viene inviato nella zona in cui dovrebbero trovarsi gli Avengers.
A bordo ci sono tredici uomini, tutti esperti in missioni di salvataggio.
Trascorsa circa un'ora anche l' aereo, che non ha nè incrociato gli Avengers, nè avvistato relitti, interrompe il contatto radio.
Viene rapidamente organizzata una minuziosa ricerca, vi partecipano una portaerei e decine di mezzi navali.
Un' ampia porzione dell' Atlantico viene setacciata per alcune settimane, ma dei sei velivoli non viene ripescato neppure un piccolo relitto.
Dal 1945 al 1995 scomparvero senza lasciare tracce più di 20 grossi aerei.
Vediamo i principali:
1) Il Constellation:
Scomparso il 30 ottobre 1945 a nord del Triangolo con 42 persone a bordo era un aereo della US Navy .
2) L'idrovolante Martin Mariner:
Scomparso il 5 dicembre 1945 con 13 membri di equipaggio a bordo era un bombardiere idrovolante PBM della Marina degli Stati Uniti. Scomparvero tutti dopo 20 minuti di volo.
3) Un C-54:
Scomparso nel 1947 con il suo equipaggio a 180 km dalle Bermuda era un aereo militare dell'Esercito degli Stati Uniti.
4) A DC-3:
Scomparso in un punto imprecisato tra San Juan, Puerto Rico e Miami il 28 dicembre 1948.
Era un aereo privato che scomparve durante un volo commerciale con 32 passeggeri e l'equipaggio.
5) Un altro aereo TUDOR IV:
Scomparso il 17 gennaio 1949 tra le Bermuda e la Giamaica a 600 chilometri dalle Bermuda. Era un aereo di linea commerciale denominato Star Ariel (aereo gemello dello Star Tiger).
6) Un aereo Globemaster:
Scomparso nel mese di marzo 1950 in prossimita' del triangolo mentre volava verso l'Irlanda era un aereo di linea statunitense.
7) L'aereo da trasporto YORK:
Scomparso a nord del Triangolo il 2 febbraio 1952 con 33 passeggeri e membri dell'equipaggio era un aereo di linea britannico in viaggio verso la Giamaica.
8) L'idrovolante MARTIN P-5M:
Scomparso il 9 novembre del 1956 molto vicino alle Bermuda con 10 membri dell'equipaggio era un aereo anfibio della US Navy.
9) Chase YC-122:
Scomparso l'11 gennaio 1957 tra Palm Beach e Grand Bahama era un aereo cargo con quattro passeggeri a bordo.
10) Un aereo KB-50:
Scomparso l'8 gennaio 1962 sulla rotta da Langley Field, Virginia, alle Azzorre era un aereo-cisterna della US Air Force.
11) KC-135 Stratotanker:
Scomparsi il 28 agosto 1963 erano due aerei quadrimotori dell'US Air Force completamente nuovi.
Erano in missione segreta provenienti da Homestead Air Force Base, in Florida, e diretti verso una base segreta per il rifornimento militare situata nell'Atlantico; gli aerei sono scomparsi a 480 chilometri a sud ovest delle Bermuda.
12) Il C-132 Cargomaster:
Scomparso il 22 Set 1963 mentre seguiva la rotta verso le Azzorre.
13) Il C-119 Flyng Boxcar:
Scomparso il 5 giugno 1965 in prossimita' dell'isola delle Bahamas sud-occidentale era un aereo di linea con 10 passeggeri a bordo.
MAR DEI SARGASSI
Il Mar Dei Sargassi rappresenta la parte di Oceano Atlantico compresa fra gli arcipelaghi delle Grandi Antille (a ovest) e le Azzorre (a est).
Quindi parliamo sempre del Triangolo delle Burmude.
È noto per le alghe che vi proliferano.
Tali alghe, di colore bruno, affiorano in superficie in grandi quantità, conferendo ad alcune zone del Mar dei Sargassi l’aspetto di una prateria.
Una delle caratteristiche più peculiare del Mar dei Sargassi è il fatto che è sempre calmo e, nonostante si trovi ad una latitudine abbastanza alta, l’acqua risulta sempre insolitamente calda.
Jules Verne ha scritto di questo mare nel suo libro “I grandi navigatori del Settecento“, descrivendolo più grande del continente australiano e come un vero e proprio “lago in mare aperto”.
Secondo Verne, la mitica Atlantide si troverebbe proprio sul fondale del Mar dei Sargassi.
L’area in questione ha una misteriosa reputazione, ossia quella di “rapire” gli equipaggi dalle loro imbarcazioni, lasciando i vascelli vuoti a continuare la loro navigazione.
Uno degli episodi più noti, come già detto in precedenza, è quello che riguarda la nave mercantile francese Rosalie, un bastimento di 222 tonnellate costruito nel 1838, partito da Amburgo e diretto all’Havana, Cuba.
La nave fu ritrovata il 6 novembre 1840 alla deriva al largo di Cuba, senza equipaggio e con le vele ancora spiegate. L’unico superstite fu un canarino nella sua gabbia.
Lo scafo era perfettamente intatto e il suo carico completamente integrò, cosa che fece escludere un assalto da parte dei pirati.
Anche le scialuppe di salvataggio erano al loro posto.
Non si capiva perciò come la gente avesse potuto abbandonare lo scafo.
Né il motivo per cui si sarebbe gettata in mare.
Dell’equipaggio, scomparso misteriosamente nel nulla, non si seppe mai più niente.
Un altro episodio famoso riguarda la Mary Celeste, un brigantino canadese di 31 metri, varato nel 1861 in Nuova Scozia.
Il 7 novembre 1872, sotto il comando del capitano Benjamin Briggs, la nave imbarcò un carico di alcool industriale per conto della Meissner Ackermann & Coin e salpò da Staten Island, New York, alla volta di Genova.
Oltre al capitano e all’equipaggio di altri sette marinai, la nave aveva altri due passeggeri: la moglie del capitano e sua figlia.
Il 4 dicembre 1872 il brigantino fu avvistato da un’altra nave, la Dei Gratia.
La Mary Celeste si trovava tra le coste portoghesi e le isole Azzorre, ed era alla deriva a vele spiegate verso lo stretto di Gibilterra.
Non vi erano segni della presenza dell’equipaggio a bordo.
Un gruppo di marinai della Dei Gratia fu inviato a bordo.
La Mary Celeste era deserta: l’equipaggio era scomparso.
La nave era in discrete condizioni, anche se era completamente grondante d’acqua.
Solo una delle pompe era in funzione, e nella stiva vi era fino ad un metro d’acqua.
Alcune delle sue vele erano strappate.
La bussola era rotta, il sestante ed il cronometro marino mancavano e la sua unica scialuppa era mancante e sembrava essere stata intenzionalmente messa in mare piuttosto che strappata via da una tempesta, il che lasciava pensare che la nave fosse stata deliberatamente abbandonata.
Il carico di 1701 barili di alcol era intatto, anche se, una volta a Genova, si scoprì che nove barili erano vuoti. A bordo vi erano ancora scorte di acqua e di cibo per sei mesi.
La maggior parte delle carte di bordo mancavano.
Le ultime annotazioni rimaste riferivano che la nave era giunta in vista di Santa Maria delle Azzorre il 25 novembre.
Il brigantino fu condotto in porto a Gibilterra dagli uomini della Dei Gratia e successivamente sequestrato dai funzionari inglesi.
Nessuno degli uomini scomparsi dalla Mary Celeste fu mai ritrovato, né si seppe mai cosa accadde loro.
MARE DEL DIAVOLO (GIAPPONE)
Il Mare Del Diavolo anche conosciuto come “Triangolo del Drago”, è una zona dell’Oceano Pacifico che si trova al largo della costa sud-est del Giappone.
Anche in questo caso è possibile individuare un triangolo ideale i cui vertici sono rappresentati dalle isole di Honshu, Luzon e Guam.
Anche questa zona è diventata tristemente famosa per le anomalie che sono state tramandate dai marinai da tempo immemore.
Ma oltre alle leggende, ci sono fatti registrati dalla storia che fanno riflettere.
Le numerose sparizioni di navi e aeroplani avvenute nella zona ha costretto il governo nipponico a dichiarare l’area come “zona pericolosa”.
Tra il 1952 e il 1954, il Giappone ha perso in questa zona ben cinque navi militari, tutte sparite nel nulla senza lasciare traccia.
Nel 1955, il governo giapponese commissionò una spedizione in quel tratto di mare per fare luce sulle misteriose sparizioni e valutare la reale pericolosità delle coordinate geografiche.
Ma nessuno si sarebbe mai aspettato che anche la nave oceanografica Kaiyo Maru 5 sparisse nel nulla con tutto l’equipaggio a bordo, composto da marinai e scienziati.
A seguito di tali eventi enigmatici, numerosi ricercatori indipendenti iniziarono uno studio approfondito sul Triangolo del Drago.
Tra questi, spicca il lavoro di Ivan Sanderson, il quale inserisce questa area del pacifico nelle “Twelve Devil’s Graveyards Around the World (I dodici cimiteri del diavolo sparsi per il mondo), articolo che Sanderson presento alla comunità scientifica nel 1972.
Secondo l’ipotesi del ricercatori, nel mondo esisterebbero 12 zone simili al Triangolo delle Bermuda.
Il motivo per il quale il Triangolo delle Bermuda è più conosciuto, dipende dal fatto che si tratta di un’area con un traffico aereo e marittimo più intenso: mentre anche le altre zone, sebbene situate in luoghi meno battuti, danno prove evidenti di anomalie.
Egli definì queste aree come “Vortici del male”.
Sanderson ipotizzò che le correnti caldi e fredde che attraversano questi vortici potessero creare dei disturbi elettromagnetici, i quali avrebbero influenzato gli strumenti e le navi, causando così la sparizione delle stesse navi.
TERRA DEL FUOCO
Un altra zona pericolosa per imbarcazioni e marinai è rappresentata dalla Terra Del Fuoco, un arcipelago al largo della punta meridionale del Sud America.
Durante il suo primo viaggio intorno al mondo iniziato nel 1520, il famoso navigatore Ferdinando Magellano avvistò numerose luci in movimento nei pressi dell’arcipelago.
Alcuni pensarono che si trattasse di torce accese posizionate su zattere alla deriva.
L’ipotesi ispirò il navigatore che chiamo l’arcipelago “Terra del Fuoco”.
Nel mese di ottobre del 1913, i marinai a bordo di una nave britannica avvistarono un vascello sconosciuto alla deriva.
Quando abbordarono la nave, i marinai scoprirono che il ponte della nave era completamente marcio e trovarono 20 scheletri che presumibilmente rappresentavano quello che rimaneva dell’equipaggio originario.
Gli scheletri erano stati ritrovati seduti nella maniera usuale, nella postura di chi è impegnato in una lunga, quanto noiosa, traversata oceanica.
Tutte le merci e le attrezzature della nave erano rimaste intatte e nulla fuori posto.
I documenti ritrovati a bordo rivelarono che la nave era partita da un porto della Nuova Zelanda 23 anni prima, in direzione di Londra, con un carico di lane e carne congelata.
Cosa sia successo alla nave e al suo equipaggio rimane ancora un mistero.
Tuttavia, incontri con navi “fantasma” non sono La così rare in mare aperto.
IL LAGO MICHIGAN
Non solo il mare custodisce segreti e luoghi misteriosi.
Il lago Michigan negli Stati Uniti, per esempio, è stato teatro di numerosi avvistamenti di oggetti misteriosi e di aerei fantasma.
Questo lago bagna appunto il Michigan e l'Illinois.
Secondo quanto scrive Dwight Bower nel suo libro “Strange Adventures Of The Great Lakes”, la leggenda del Triangolo del Michigan nacque nel 1937, quando il capitano George Donner scomparve misteriosamente dalla cabina del bastimento durante una consegna di routine di carbone.
Pare che il capitano avesse precisato di voler essere svegliato nel momento in cui la nave avesse raggiunto il porto. Ma quando i suoi uomini si recarono nella sua cabina non riuscirono a trovarlo, nonostante la sua porta fosse chiusa dall’interno.
Tredici anni dopo, il 23 giugno 1950, il volo 2051 della Northwes Airlines, un DC-4 in servizio tra New York e Seattle con 55 passeggeri a bordo, scomparve nel nulla nel cuore della notte, nel momento in cui si trovava a passare sul Triangolo del Michigan a 1100 metri di altezza.
In un primo momento si penso che l’aereo fosse precipitato nel lago, ma le ricerche dei sommozzatori diedero esito negativo.
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I Gravi Incidenti Di Newcastle v Nottingham (FA Cup 1973/74)
Tra 60, 70 e 80 le invasioni di campo o comunque i disordini erano all'ordine del giorno in UK.
Non solo da parte di tifoserie tristemente note come Millwall, West Ham, Chelsea, Sheffield Utd, Wolverhampton, Leeds, Portsmouth, Birmingham, Manchester Utd ma anche da tifoserie, magari meno note ma comunque temibili (almeno ai tempi).
Poi la notte di Kenilworth Road (1985) cambiò tutto: i tifosi del Millwall distrussero stadio e città e da lì iniziarono le misure repressive da parte di organi e governo.
La violenza negli stadi UK è stata quasi debellata, tranne rarissime eccezioni.
I tifosi sono tutti schedati e le "mele marce storiche" arrestate.
Le firm storiche sono state ridotte come numero.
E a chi, comunque, venisse in mente di sgarrare sia in trasferta che soprattutto in casa c'è il ban a vita dallo stadio e il carcere.
Ma 30/40 anni fa non era così.
Qui parleremo di gravi disordini in un match, magari poco noto in Italia ma che ebbe risvolti storici.
Newcastle v Nottingham Forest; sesto turno di FA Cup 1973/74.
GRAVI INCIDENTI, FERITI E CLIMA INTIMIDATORIO
La partita, sul campo, vide la vittoria del Newcastle.
Infatti il Nottingham Forest venne sconfitto 4-3.
Tuttavia, all'inizio del secondo tempo il Nottingham Forest conduceva 1-3 per un rigore dubbio concesso dall'arbitro, Gordon Kew.
Nell'assegnare il rigore, un giocatore del Newcastle venne anche espulso.
Successe il finimondo a 20 minuti dalla fine.
Circa 500 tifosi del Newcastle si riversarono in campo, cercando di aggredire avversari ed arbitro.
Due giocatori del Nottingham Forest rimasero feriti: giocatori e terna fuggono a gambe levate negli spogliatoi.
Si contano 103 feriti, 23 ricoverati in ospedale (2 gravissimi) e 39 arresti.
Mancano 20 minuti alla fine.
Il clima che si respira è intimidatorio: l'arbitro fischia in favore solo del Newcastle, i giocatori del Nottingham sono abbastanza intimoriti.
Fatto sta che malgrado l'1-3 e l'uomo in meno, il Newcastle segna 3 gol negli ultimi 20 minuti (di cui un rigore dubbio e un gol in netto fuorigioco).
Finisce 4-3.
LE PROTESTE E IL MATCH "NULLO" QUINDI RIPETUTO
Dopo i gravi disordini, il Nottingham Forest, l'11 Marzo, invia una lettera alla FA.
In risposta, il segretario della FA, Ted Croker, mette il match sotto inchiesta.
"Il Newcastle potrebbe essere squalificato. Non abbiamo il potere di far ripetere il match perchè è stato completato".
Tuttavia il 14 marzo la sottocommissione stabilì che, nonostante le osservazioni del signor Croker, il match era da ripetere in campo neutro il 18 Marzo 1974.
In caso di parità, altro replay, il Giovedi seguente.
Questa decisione fu storica perchè non c'erano precedenti, a livello calcistico.
Il capitano del Nottingham Forest dichiarò: "senza i gravi incidenti avremmo vinto".
Il replay al Goodison Park (Everton) fu un nervoso 0-0 e rimase così anche dopo i tempi supplementari.
Si andò nuovamente al replay e il Newcastle alla fine passò il turno grazie ad una rete di Macdonald.
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Non solo da parte di tifoserie tristemente note come Millwall, West Ham, Chelsea, Sheffield Utd, Wolverhampton, Leeds, Portsmouth, Birmingham, Manchester Utd ma anche da tifoserie, magari meno note ma comunque temibili (almeno ai tempi).
Poi la notte di Kenilworth Road (1985) cambiò tutto: i tifosi del Millwall distrussero stadio e città e da lì iniziarono le misure repressive da parte di organi e governo.
La violenza negli stadi UK è stata quasi debellata, tranne rarissime eccezioni.
I tifosi sono tutti schedati e le "mele marce storiche" arrestate.
Le firm storiche sono state ridotte come numero.
E a chi, comunque, venisse in mente di sgarrare sia in trasferta che soprattutto in casa c'è il ban a vita dallo stadio e il carcere.
Ma 30/40 anni fa non era così.
Qui parleremo di gravi disordini in un match, magari poco noto in Italia ma che ebbe risvolti storici.
Newcastle v Nottingham Forest; sesto turno di FA Cup 1973/74.
GRAVI INCIDENTI, FERITI E CLIMA INTIMIDATORIO
La partita, sul campo, vide la vittoria del Newcastle.
Infatti il Nottingham Forest venne sconfitto 4-3.
Tuttavia, all'inizio del secondo tempo il Nottingham Forest conduceva 1-3 per un rigore dubbio concesso dall'arbitro, Gordon Kew.
Nell'assegnare il rigore, un giocatore del Newcastle venne anche espulso.
Successe il finimondo a 20 minuti dalla fine.
Circa 500 tifosi del Newcastle si riversarono in campo, cercando di aggredire avversari ed arbitro.
Due giocatori del Nottingham Forest rimasero feriti: giocatori e terna fuggono a gambe levate negli spogliatoi.
Si contano 103 feriti, 23 ricoverati in ospedale (2 gravissimi) e 39 arresti.
Il match è interrotto.
Tuttavia dopo qualche ora l'ordine pubblico viene ristabilito e l'arbitro ha l'ok per continuare la partita.Mancano 20 minuti alla fine.
Il clima che si respira è intimidatorio: l'arbitro fischia in favore solo del Newcastle, i giocatori del Nottingham sono abbastanza intimoriti.
Fatto sta che malgrado l'1-3 e l'uomo in meno, il Newcastle segna 3 gol negli ultimi 20 minuti (di cui un rigore dubbio e un gol in netto fuorigioco).
Finisce 4-3.
LE PROTESTE E IL MATCH "NULLO" QUINDI RIPETUTO
Dopo i gravi disordini, il Nottingham Forest, l'11 Marzo, invia una lettera alla FA.
In risposta, il segretario della FA, Ted Croker, mette il match sotto inchiesta.
"Il Newcastle potrebbe essere squalificato. Non abbiamo il potere di far ripetere il match perchè è stato completato".
Tuttavia il 14 marzo la sottocommissione stabilì che, nonostante le osservazioni del signor Croker, il match era da ripetere in campo neutro il 18 Marzo 1974.
In caso di parità, altro replay, il Giovedi seguente.
Questa decisione fu storica perchè non c'erano precedenti, a livello calcistico.
Il capitano del Nottingham Forest dichiarò: "senza i gravi incidenti avremmo vinto".
Il replay al Goodison Park (Everton) fu un nervoso 0-0 e rimase così anche dopo i tempi supplementari.
Si andò nuovamente al replay e il Newcastle alla fine passò il turno grazie ad una rete di Macdonald.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
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martedì 8 dicembre 2015
Una Franchigia NBA A Las Vegas? I Conti Si Fanno Con Il Gioco D'Azzardo
Las Vegas è una città che la NBA non l'ha mai vissuta.
Las Vegas nell'immediato futuro potrebbe avere una franchigia ma tutto dipende da ciò che accadrà in Wisconsin.
Infatti, i Milwaukee Bucks potrebbero avere problemi per quanto riguarda il palazzetto.
L'attuale struttura che ospita le "Alci" è la BMO Harris Bradley Center, da circa 18 mila posti.
Il proprietario della franchigia vuole costruire un nuovo impianto e se questo non avverrà per la stagione 2016/17, sarebbe pronto a richiedere alla lega lo spostamento del team a Las Vegas o Seattle.
Nel caso invece non ci saranno problemi con le tempistiche del nuovo palazzetto, sarà molto difficile che nell'immediato la NBA possa approdare a Las Vegas.
Per la verità, questo era sempre stato il sogno dell'ex commisioner David Stern ed uno degli obbiettivi di Adam Silver quindi sembrano esser passati secoli da quel 1999 in cui la NBA sbattè la porta in faccia al sindaco Oscar Goodman.
Niente NBA nella "Sin City" per eccellenza: gioco d'azzardo e criminalità troppo elevata.
Del resto, cosa potevano attendersi da una città che ha come slogan: "What happens in Vegas Stays in Vegas"?
Tra l'altro, il sindaco Oscar Goodman, ex avvocato notoriamente noto per aver difeso famiglie mafiose in passato e per essersi costruito da zero avendo un'80ntina di dollari in tasca nei primi anni 60.
LAS VEGAS E IL BASKET NBA
Non che Las Vegas però sia avara di pallacanestro.
Basta dire che nel 2007 la città ospitò l'All Star Game (il primo organizzato in una città senza franchigia NBA) e dal 2006 si tiene la Summer League.
Summer League ospitata nel Thomas & Mack Center: arena aperta nel 1983 e che può ospitare 19.000 spettatori.
Invece la Las Vegas Arena di nuova costruzione dovrebbe poter ospitare 22.800 spettatori.
GIOCO D'AZZARDO
Il principale problema di Las Vegas è la sua stessa essenza e ragione di esistere: il gioco d'azzardo.
Solo nella Las Vegas Strip ci sono una ventina di (grossi) Casinò, molti dei quali, neanche a dirlo, fondati da mafiosi.
Su tutti Bugsy Siegel.
Che tra racket, affari sporchi, omicidi ed altro, fondò il Flamingo (casinò di 7200 metri quadrati con tanto di albergo di oltre 3600 stanze).
Sin da quando la città si è espansa e da sola meta turistica è diventata una vera e propria metropoli con più di 1 milione di abitanti, il grande ostacolo da superare è stata la non-inclusione delle partite di NBA nei "menu-scommesse" dei casinò e degli allibratori.
Cioè il discorso inizialmente era: o scommesse o franchigia, per dirla breve.
Il sindaco Goodman, si è già riunito con i proprietari dei casinò e gli allibratori per cominciare a preparare la strategia per trattare con la NBA e raggiungere un compromesso.
Bisogna comunque considerare che al giorno d'oggi si può scommettere su centinaia di siti Internet e che quindi togliere le scommesse sulla NBA dai casinò di Las Vegas non sarebbe certo la soluzione a questo problema.
D'altra parte, come dicevamo prima, il richiamo del dollaro proveniente dal deserto del Nevada è sempre più forte e arriverà un momento in cui non si potrà più dire di no.
Un'altra soluzione potrebbe essere togliere soltanto le partite della franchigia cittadina, una soluzione intermedia.
Tra le righe si può leggere chiaramente che le scommesse non sono più un ostacolo così grande per l'arrivo di una squadra a Las Vegas.
CONSIDERAZIONI GENERICHE
Il Nevada non ha tasse sul reddito e l’IVA è all’8,1%.
Più di 40 milioni sono i visitatori annui.
Ma anche qui in mezzo al deserto è arrivata la crisi.
Una ricerca condotta dalla banca d’affari Merrill Lynch, rivela che negli ultimi quindici anni le somme giocate nei casino di Las Vegas sono progressivamente calate di quasi il 25 per cento.
Al mitico, leggendario Caesar Palace, ci sarebbero 18 miliardi di passivo ed i libri sono stati portati in tribunale.
CRIMINALITÀ
Se il gioco d'azzardo è stato e sarà comunque un punto focale della questione, certo non è possibile lasciarsi sfuggire qualcosa ad esso collegato: la criminalità .
Non se ne sente parlare spesso o almeno non se ne sentiva parlare prima dell'All-Star, ma la verità è che Las Vegas è una città da tenere d'occhio.
Ok non stiamo parlando di Detroit, di Oakland, di Chicago, di Memphis, di St.Louis, di Atlanta, Milwaukee o Cleveland ma Las Vegas non si piazza poi malissimo dopo le solite note.
"A Las Vegas non c'è polizia per strada" sosteneva Al Harrington in un' intervista, raccontando della sua vacanza estiva nella città del peccato.
Per quanto sorprendente possa sembrare, è una sensazione che hanno avuto quasi tutti coloro che hanno messo piede in città nei giorni intorno all'All-Star.
"La città ha sbagliato a non riempire le strade di poliziotti o guardie di sicurezza, sperando che tutti si comportassero bene", scriveva Bill Simmons, giornalista della ESPN.
"Non si tratta del colore della pelle o della musica che c'era in giro" scriveva Brian Windhorst nel 'Cavaliers Blog' "il problema era la mancanza di legge, gente che fuma erba nei corridoi degli hotel, camminare tra la folla in un casinò e sentire varie conversazioni su vendita di droga, uomini che molestano donne sconosciute, persone che mostrano pistole in pieno giorno…" e il giornalista non si fermava qua: "Non c'era polizia in giro che potesse arrestare nessuno per qualsiasi crimine".
Anche i giocatori non si sentivano troppo comodi a Las Vegas.
"Mi sentivo molto insicuro" affermava Rafer Alston, play degli Houston Rockets "non lasciavo l'hotel a meno che non fosse per andare a qualche evento specifico, non uscivo nemmeno per mangiare. Era l'atmosfera in generale che non dava buone sensazioni".
Gangstar ed affari un po' loschi, rimangono all'ordine del giorno.
Il sindaco Goodman, prima dell'evento citato (il già citato All Star Game di 8 anni fa) aveva fatto una dichiarazione d'intenzioni: "Non permetterò a qualche 'gang-banger' di rovinare la festa", poi è vero che non successe niente ma appunto le impressioni non furono delle migliori.
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Las Vegas nell'immediato futuro potrebbe avere una franchigia ma tutto dipende da ciò che accadrà in Wisconsin.
Infatti, i Milwaukee Bucks potrebbero avere problemi per quanto riguarda il palazzetto.
L'attuale struttura che ospita le "Alci" è la BMO Harris Bradley Center, da circa 18 mila posti.
Il proprietario della franchigia vuole costruire un nuovo impianto e se questo non avverrà per la stagione 2016/17, sarebbe pronto a richiedere alla lega lo spostamento del team a Las Vegas o Seattle.
Nel caso invece non ci saranno problemi con le tempistiche del nuovo palazzetto, sarà molto difficile che nell'immediato la NBA possa approdare a Las Vegas.
Per la verità, questo era sempre stato il sogno dell'ex commisioner David Stern ed uno degli obbiettivi di Adam Silver quindi sembrano esser passati secoli da quel 1999 in cui la NBA sbattè la porta in faccia al sindaco Oscar Goodman.
Niente NBA nella "Sin City" per eccellenza: gioco d'azzardo e criminalità troppo elevata.
Del resto, cosa potevano attendersi da una città che ha come slogan: "What happens in Vegas Stays in Vegas"?
Tra l'altro, il sindaco Oscar Goodman, ex avvocato notoriamente noto per aver difeso famiglie mafiose in passato e per essersi costruito da zero avendo un'80ntina di dollari in tasca nei primi anni 60.
LAS VEGAS E IL BASKET NBA
Non che Las Vegas però sia avara di pallacanestro.
Basta dire che nel 2007 la città ospitò l'All Star Game (il primo organizzato in una città senza franchigia NBA) e dal 2006 si tiene la Summer League.
Summer League ospitata nel Thomas & Mack Center: arena aperta nel 1983 e che può ospitare 19.000 spettatori.
Invece la Las Vegas Arena di nuova costruzione dovrebbe poter ospitare 22.800 spettatori.
GIOCO D'AZZARDO
Il principale problema di Las Vegas è la sua stessa essenza e ragione di esistere: il gioco d'azzardo.
Solo nella Las Vegas Strip ci sono una ventina di (grossi) Casinò, molti dei quali, neanche a dirlo, fondati da mafiosi.
Su tutti Bugsy Siegel.
Che tra racket, affari sporchi, omicidi ed altro, fondò il Flamingo (casinò di 7200 metri quadrati con tanto di albergo di oltre 3600 stanze).
Sin da quando la città si è espansa e da sola meta turistica è diventata una vera e propria metropoli con più di 1 milione di abitanti, il grande ostacolo da superare è stata la non-inclusione delle partite di NBA nei "menu-scommesse" dei casinò e degli allibratori.
Cioè il discorso inizialmente era: o scommesse o franchigia, per dirla breve.
Il sindaco Goodman, si è già riunito con i proprietari dei casinò e gli allibratori per cominciare a preparare la strategia per trattare con la NBA e raggiungere un compromesso.
Bisogna comunque considerare che al giorno d'oggi si può scommettere su centinaia di siti Internet e che quindi togliere le scommesse sulla NBA dai casinò di Las Vegas non sarebbe certo la soluzione a questo problema.
D'altra parte, come dicevamo prima, il richiamo del dollaro proveniente dal deserto del Nevada è sempre più forte e arriverà un momento in cui non si potrà più dire di no.
Un'altra soluzione potrebbe essere togliere soltanto le partite della franchigia cittadina, una soluzione intermedia.
Tra le righe si può leggere chiaramente che le scommesse non sono più un ostacolo così grande per l'arrivo di una squadra a Las Vegas.
CONSIDERAZIONI GENERICHE
Il Nevada non ha tasse sul reddito e l’IVA è all’8,1%.
Più di 40 milioni sono i visitatori annui.
Ma anche qui in mezzo al deserto è arrivata la crisi.
Una ricerca condotta dalla banca d’affari Merrill Lynch, rivela che negli ultimi quindici anni le somme giocate nei casino di Las Vegas sono progressivamente calate di quasi il 25 per cento.
Al mitico, leggendario Caesar Palace, ci sarebbero 18 miliardi di passivo ed i libri sono stati portati in tribunale.
CRIMINALITÀ
Se il gioco d'azzardo è stato e sarà comunque un punto focale della questione, certo non è possibile lasciarsi sfuggire qualcosa ad esso collegato: la criminalità .
Non se ne sente parlare spesso o almeno non se ne sentiva parlare prima dell'All-Star, ma la verità è che Las Vegas è una città da tenere d'occhio.
Ok non stiamo parlando di Detroit, di Oakland, di Chicago, di Memphis, di St.Louis, di Atlanta, Milwaukee o Cleveland ma Las Vegas non si piazza poi malissimo dopo le solite note.
"A Las Vegas non c'è polizia per strada" sosteneva Al Harrington in un' intervista, raccontando della sua vacanza estiva nella città del peccato.
Per quanto sorprendente possa sembrare, è una sensazione che hanno avuto quasi tutti coloro che hanno messo piede in città nei giorni intorno all'All-Star.
"La città ha sbagliato a non riempire le strade di poliziotti o guardie di sicurezza, sperando che tutti si comportassero bene", scriveva Bill Simmons, giornalista della ESPN.
"Non si tratta del colore della pelle o della musica che c'era in giro" scriveva Brian Windhorst nel 'Cavaliers Blog' "il problema era la mancanza di legge, gente che fuma erba nei corridoi degli hotel, camminare tra la folla in un casinò e sentire varie conversazioni su vendita di droga, uomini che molestano donne sconosciute, persone che mostrano pistole in pieno giorno…" e il giornalista non si fermava qua: "Non c'era polizia in giro che potesse arrestare nessuno per qualsiasi crimine".
Anche i giocatori non si sentivano troppo comodi a Las Vegas.
"Mi sentivo molto insicuro" affermava Rafer Alston, play degli Houston Rockets "non lasciavo l'hotel a meno che non fosse per andare a qualche evento specifico, non uscivo nemmeno per mangiare. Era l'atmosfera in generale che non dava buone sensazioni".
Gangstar ed affari un po' loschi, rimangono all'ordine del giorno.
Il sindaco Goodman, prima dell'evento citato (il già citato All Star Game di 8 anni fa) aveva fatto una dichiarazione d'intenzioni: "Non permetterò a qualche 'gang-banger' di rovinare la festa", poi è vero che non successe niente ma appunto le impressioni non furono delle migliori.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
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lunedì 7 dicembre 2015
La Storia Di Ronnie O'Sullivan: Genio e Sregolatezza (Snooker)
Ronnie O'Sullivan nasce a Wordsley, Inghilterra, il 5 dicembre 1975.
Soprannominato "il Razzo" per la sua velocità di gioco e la sua esplosività.
Nato da padre inglese e madre siciliana, “Ronnie” ha trovato nel gioco dello Snooker il suo strumento di sfogo.
L'infanzia è molto difficile: un padre in galera per omicidio, una madre arrestata poco dopo per evasione fiscale, lui travolto dal vizio di droghe e alcol.
I suoi gestivano un sexy shop.
Poi per lui subentra anche la depressione (che non lo abbandonerà sinanche durante la sua carriera sui tavoli).
Inizia a giocare all’età di 10 anni, a 15 segna la prima serie perfetta da 147 punti, a 16 è un professionista e, già un anno dopo, diventa il più giovane giocatore di sempre a vincere un torneo valido per la classifica mondiale, dopo aver battuto in finale l’allora inavvicinabile Stephen Hendry (1993).
Da allora The Rocket (Il Razzo) così soprannominato per la straordinaria velocità di gioco (nel 2013 distrusse Robert Milkins in solo 70 minuti nell'UK Championship vincendo 6-0), ha portato a casa cinque titoli mondiali (2001, 2004, 2008, 2012, 2013).
O'Sullivan pratica uno stile di gioco d'attacco, è ambidestro ed è il miglior giocatore di posizione a corto raggio sul circuito mondiale.
È inoltre uno dei più spettacolari e precisi giocatori di serie di sempre, sa colpire con precisione a distanza e riesce spesso a disimpegnarsi egregiamente in difesa (malgrado non sia questo il suo marchio di fabbrica).
Sui tavoli ha fatto vedere di tutto, nel bene e nel male.
Far saltare le biglie, cambiare mano, tirare usando un solo braccio, parlare con il pubblico durante il gioco, fermare una partita per chiedere quale fosse il montepremi finale.
"Ho trascorso tutta la mia adolescenza chiuso in una stanza buia per ore, ecco perché sono fottutamente timido!
Questo è uno sport solitario, non di forza fisica ma mentale. Se perdi, perdi con te stesso"
Vince praticamente di tutto, oltre ai 5 mondiali, 6 UK Championship, 3 Welsh Open, 3 China Open, 1 Shanghai Masters.
Nel 2002/03 diventa N.1 del mondo, si ripeterà nel 2004/05 e l'anno successivo.
Idem nel 2008/09 e nel 2009/10.
Realizza il 147 più veloce (in 5 minuti e 30).
I PROBLEMI CON ALCOL E DROGHE
Nel 1998 perse un titolo in Irlanda (Snooker Championship) perchè nel suo sangue vennero trovate tracce di marijuana. Ai tempi si ricordano anche diverse partite dove sino a qualche ora prima, l'inglese se ne stava a bere birra.
"Mi ricordo che in ogni campionato del mondo dicevo a me stesso 'non vedo l'ora che questo torneo finisca, in modo che non venga più sottoposto a controlli antidoping e posso andare a godermi un po' la vita. Sono stato beccato solo una volta durante la mia lunga carriera, ma questo è tutto"
Poi prosegue: "Durante la mia carriera ero abituato a bere inconsapevolmente. Stavo sino al mattino. Sentivo gli uccelli cinguettare quando sorgeva il sole e pensavo 'Dio, sono nei guai' "
LA RIVALITA' CON PETER EBDON E IL MONDIALE 2005
Nel 2005 Ronnie O'Sullivan era campione in carica e subì una clamorosa rimonta venendo sconfitto 11-13 da Peter Ebdon nei quarti di finale.
La lentezza del gioco di Ebdon provocò la perdita di concentrazione di O'Sullivan che conduceva 8-2.
Si andò in serata sul 10-6.
Nei frames finali, Ronnie crollò psicologicamente.
Ebdon impiegava diversi minuti per colpire.
Addirittura 5 minuti per un break di 12 con Ebdon, accolto sulla sedia, dalle risate di O'Sullivan.
O'Sullivan perse la testa (e la pazienza) e finì per perdere l'incontro.
"Io ho uno stile diverso da Ronnie, che rimane un campione, ma io ho appunto battuto il campione del mondo. La gente può dire quello che vuole ma non mi importa.
Quando sto cercando concentrazione rallento il gioco ma non lo faccio intenzionalmente".
O'Sullivan comunque non se la prese con Ebdon.
"Peter ha fatto quello che si sentiva di fare".
Alla domanda sul perché avesse continuato a giocare quando aveva bisogno di 10 Snooker, O'Sullivan ha risposto: "Stavo solo cercando di trovare il ritmo per il frame successivo"
IL CLAMOROSO RITIRO CONTRO STEPHEN HENDRY (2006)
Nel 2006, improvvisamente, durante un match dell'UK Championship O'Sullivan si ritira dalla partita contro Stephen Hendry.
L'ex campione del mondo era in svantaggio per 4-1, conduceva nel sesto frame di 24 punti ma mancata la rossa ha improvvisamente abbandonato la partita, dando la mano ad Hendry e all'arbitro Jan Verhaas, ritirandosi dal match e quindi dal torneo.
La federazione mondiale di Snooker gli inflisse una multa di 25.000 sterline.
"Chi mi conosce sa che sono un perfezionista.
Oggi ero così irritato con me stesso che ho perso la pazienza ed ho deciso di lasciare. Avrei voluto offrire a Stephen un avversario degno di questo nome e mi dispiace di non esserci riuscito" ha aggiunto.
"Sono anche molto dispiaciuto per i fan che sono venuti a vedermi giocare, non era mia intenzione deluderli e per questo mi scuso"
"Mi ha detto che ne aveva abbastanza e mi ha augurato buona fortuna" ha detto Hendry, che quindi si è aggiudicato il match per 9-1.
"Non voglio mentire, è una bella sensazione avanzare al prossimo turno ma io mi stavo divertendo giocando bene ed ovviamente avrei preferito vincere sul campo"
Hendry ed O'Sullivan si erano spesso scontrati in passato, ma lo scozzese ha precisato che non c'erano mai stati problemi tra i due.
Graeme Dott (che stava giocando contemporaneamente) poi disse "Non posso criticare qualcuno altro per questo, ma non avevo mai visto niente di simile. E' davvero strano.
Ho sentito il trambusto, pensavo che ci fosse lotta, ho sentito qualcuno tra la folla gridare contro Ronnie.
Se Ronnie è depresso o ha problemi sinceramente mi dispiace per lui e spero che si rimetta.
Comunque molte persone hanno pagato fior di quattrini per vederlo giocare, c'è chi ha scommesso su di lui oggi o vincente del torneo".
Agli spettatori che avevano pagato per guardare le due sessioni del loro scontro è stato permesso di vedere la partita Dott-Davis con seguenti disagi per spostamenti da una parte della sala all'altra.
O'Sullivan, allora 31enne, era già un'anima tormentata: stava combattendo già una forma di depressione ed aveva già minacciato di smettere di giocare definitivamente in numerose occasioni.
LA PROTESTA E LA RINUNCIA DELLA SERIE PERFETTA: 147 (2016)
Impegnato nel primo turno del Welsh Open 2016 contro Barry Pinches, O'Sullivan rinuncia di proposito a stabilire il leggendario 147 (la serie perfetta, dove s'imbucano tutte le palline rosse alternandole solo con la nera più la serie finale delle altre colorate) centrando la rosa al posto della nera.
Il motivo? Per protesta contro il premio di questa speciale performance pari a "soli" 10 mila sterline.
"Dieci mila sterline sono troppo poche per un 147, la partita perfetta vale molto di più. Certo che conoscevo il premio da 10 mila sterline (circa 13 mila euro), ma secondo me non è un valore proporzionato all’impresa di riuscire a fare una serie perfetta. E’ come andare in una concessionaria Mercedes e sentirsi dire che una macchina vale solamente 3 mila sterline"
Episodio che ha suscitato scalpore tra i tifosi, ma anche gli addetti ai lavori.
"Certo non è un crimine, ma è comunque un gran peccato. I giocatori devono dare il buon esempio ai tifosi, anche da questo punto di vista. Non dare il massimo è una cosa inaccettabile, e irrispettosa nei confronti del pubblico" è il commento di Barry Hearn, capo della Federazione mondiale di Snooker.
C’è invece chi ha subito preso la palla al balzo e, complice un’abile mossa pubblicitaria, ha sfidato O’Sullivan a completare il celebre 147 (lui che in carriera l’ha già realizzato 13 volte in carriera, nessuno come mai nella storia, ma che gli manca addirittura dal dicembre 2014 durante l’UK Championship) in cambio di un assegno da 61 mila sterline.
“La prossima volta però non ti dimenticare la nera”, la sfida di Paddy Power, celebre bookmaker irlandese.
La risposta di O’Sullivan non si è fatta certo attendere: "Ti dirò di più se ci riuscirò donerò 11mila sterline a un’associazione benefica a vostra scelta".
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
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Soprannominato "il Razzo" per la sua velocità di gioco e la sua esplosività.
Nato da padre inglese e madre siciliana, “Ronnie” ha trovato nel gioco dello Snooker il suo strumento di sfogo.
L'infanzia è molto difficile: un padre in galera per omicidio, una madre arrestata poco dopo per evasione fiscale, lui travolto dal vizio di droghe e alcol.
I suoi gestivano un sexy shop.
Poi per lui subentra anche la depressione (che non lo abbandonerà sinanche durante la sua carriera sui tavoli).
Inizia a giocare all’età di 10 anni, a 15 segna la prima serie perfetta da 147 punti, a 16 è un professionista e, già un anno dopo, diventa il più giovane giocatore di sempre a vincere un torneo valido per la classifica mondiale, dopo aver battuto in finale l’allora inavvicinabile Stephen Hendry (1993).
Da allora The Rocket (Il Razzo) così soprannominato per la straordinaria velocità di gioco (nel 2013 distrusse Robert Milkins in solo 70 minuti nell'UK Championship vincendo 6-0), ha portato a casa cinque titoli mondiali (2001, 2004, 2008, 2012, 2013).
O'Sullivan pratica uno stile di gioco d'attacco, è ambidestro ed è il miglior giocatore di posizione a corto raggio sul circuito mondiale.
È inoltre uno dei più spettacolari e precisi giocatori di serie di sempre, sa colpire con precisione a distanza e riesce spesso a disimpegnarsi egregiamente in difesa (malgrado non sia questo il suo marchio di fabbrica).
Sui tavoli ha fatto vedere di tutto, nel bene e nel male.
Far saltare le biglie, cambiare mano, tirare usando un solo braccio, parlare con il pubblico durante il gioco, fermare una partita per chiedere quale fosse il montepremi finale.
"Ho trascorso tutta la mia adolescenza chiuso in una stanza buia per ore, ecco perché sono fottutamente timido!
Questo è uno sport solitario, non di forza fisica ma mentale. Se perdi, perdi con te stesso"
Vince praticamente di tutto, oltre ai 5 mondiali, 6 UK Championship, 3 Welsh Open, 3 China Open, 1 Shanghai Masters.
Nel 2002/03 diventa N.1 del mondo, si ripeterà nel 2004/05 e l'anno successivo.
Idem nel 2008/09 e nel 2009/10.
Realizza il 147 più veloce (in 5 minuti e 30).
I PROBLEMI CON ALCOL E DROGHE
Nel 1998 perse un titolo in Irlanda (Snooker Championship) perchè nel suo sangue vennero trovate tracce di marijuana. Ai tempi si ricordano anche diverse partite dove sino a qualche ora prima, l'inglese se ne stava a bere birra.
"Mi ricordo che in ogni campionato del mondo dicevo a me stesso 'non vedo l'ora che questo torneo finisca, in modo che non venga più sottoposto a controlli antidoping e posso andare a godermi un po' la vita. Sono stato beccato solo una volta durante la mia lunga carriera, ma questo è tutto"
Poi prosegue: "Durante la mia carriera ero abituato a bere inconsapevolmente. Stavo sino al mattino. Sentivo gli uccelli cinguettare quando sorgeva il sole e pensavo 'Dio, sono nei guai' "
LA RIVALITA' CON PETER EBDON E IL MONDIALE 2005
Nel 2005 Ronnie O'Sullivan era campione in carica e subì una clamorosa rimonta venendo sconfitto 11-13 da Peter Ebdon nei quarti di finale.
La lentezza del gioco di Ebdon provocò la perdita di concentrazione di O'Sullivan che conduceva 8-2.
Si andò in serata sul 10-6.
Nei frames finali, Ronnie crollò psicologicamente.
Ebdon impiegava diversi minuti per colpire.
Addirittura 5 minuti per un break di 12 con Ebdon, accolto sulla sedia, dalle risate di O'Sullivan.
O'Sullivan perse la testa (e la pazienza) e finì per perdere l'incontro.
"Io ho uno stile diverso da Ronnie, che rimane un campione, ma io ho appunto battuto il campione del mondo. La gente può dire quello che vuole ma non mi importa.
Quando sto cercando concentrazione rallento il gioco ma non lo faccio intenzionalmente".
O'Sullivan comunque non se la prese con Ebdon.
"Peter ha fatto quello che si sentiva di fare".
Alla domanda sul perché avesse continuato a giocare quando aveva bisogno di 10 Snooker, O'Sullivan ha risposto: "Stavo solo cercando di trovare il ritmo per il frame successivo"
Per la cronaca, Murphy batterà 18-16 Stevens in finale.
IL CLAMOROSO RITIRO CONTRO STEPHEN HENDRY (2006)
Nel 2006, improvvisamente, durante un match dell'UK Championship O'Sullivan si ritira dalla partita contro Stephen Hendry.
L'ex campione del mondo era in svantaggio per 4-1, conduceva nel sesto frame di 24 punti ma mancata la rossa ha improvvisamente abbandonato la partita, dando la mano ad Hendry e all'arbitro Jan Verhaas, ritirandosi dal match e quindi dal torneo.
La federazione mondiale di Snooker gli inflisse una multa di 25.000 sterline.
"Chi mi conosce sa che sono un perfezionista.
Oggi ero così irritato con me stesso che ho perso la pazienza ed ho deciso di lasciare. Avrei voluto offrire a Stephen un avversario degno di questo nome e mi dispiace di non esserci riuscito" ha aggiunto.
"Sono anche molto dispiaciuto per i fan che sono venuti a vedermi giocare, non era mia intenzione deluderli e per questo mi scuso"
"Mi ha detto che ne aveva abbastanza e mi ha augurato buona fortuna" ha detto Hendry, che quindi si è aggiudicato il match per 9-1.
"Non voglio mentire, è una bella sensazione avanzare al prossimo turno ma io mi stavo divertendo giocando bene ed ovviamente avrei preferito vincere sul campo"
Hendry ed O'Sullivan si erano spesso scontrati in passato, ma lo scozzese ha precisato che non c'erano mai stati problemi tra i due.
Graeme Dott (che stava giocando contemporaneamente) poi disse "Non posso criticare qualcuno altro per questo, ma non avevo mai visto niente di simile. E' davvero strano.
Ho sentito il trambusto, pensavo che ci fosse lotta, ho sentito qualcuno tra la folla gridare contro Ronnie.
Se Ronnie è depresso o ha problemi sinceramente mi dispiace per lui e spero che si rimetta.
Comunque molte persone hanno pagato fior di quattrini per vederlo giocare, c'è chi ha scommesso su di lui oggi o vincente del torneo".
Agli spettatori che avevano pagato per guardare le due sessioni del loro scontro è stato permesso di vedere la partita Dott-Davis con seguenti disagi per spostamenti da una parte della sala all'altra.
O'Sullivan, allora 31enne, era già un'anima tormentata: stava combattendo già una forma di depressione ed aveva già minacciato di smettere di giocare definitivamente in numerose occasioni.
LA PROTESTA E LA RINUNCIA DELLA SERIE PERFETTA: 147 (2016)
Impegnato nel primo turno del Welsh Open 2016 contro Barry Pinches, O'Sullivan rinuncia di proposito a stabilire il leggendario 147 (la serie perfetta, dove s'imbucano tutte le palline rosse alternandole solo con la nera più la serie finale delle altre colorate) centrando la rosa al posto della nera.
Il motivo? Per protesta contro il premio di questa speciale performance pari a "soli" 10 mila sterline.
"Dieci mila sterline sono troppo poche per un 147, la partita perfetta vale molto di più. Certo che conoscevo il premio da 10 mila sterline (circa 13 mila euro), ma secondo me non è un valore proporzionato all’impresa di riuscire a fare una serie perfetta. E’ come andare in una concessionaria Mercedes e sentirsi dire che una macchina vale solamente 3 mila sterline"
Episodio che ha suscitato scalpore tra i tifosi, ma anche gli addetti ai lavori.
"Certo non è un crimine, ma è comunque un gran peccato. I giocatori devono dare il buon esempio ai tifosi, anche da questo punto di vista. Non dare il massimo è una cosa inaccettabile, e irrispettosa nei confronti del pubblico" è il commento di Barry Hearn, capo della Federazione mondiale di Snooker.
C’è invece chi ha subito preso la palla al balzo e, complice un’abile mossa pubblicitaria, ha sfidato O’Sullivan a completare il celebre 147 (lui che in carriera l’ha già realizzato 13 volte in carriera, nessuno come mai nella storia, ma che gli manca addirittura dal dicembre 2014 durante l’UK Championship) in cambio di un assegno da 61 mila sterline.
“La prossima volta però non ti dimenticare la nera”, la sfida di Paddy Power, celebre bookmaker irlandese.
La risposta di O’Sullivan non si è fatta certo attendere: "Ti dirò di più se ci riuscirò donerò 11mila sterline a un’associazione benefica a vostra scelta".
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
sabato 5 dicembre 2015
Stephen Lee e Lo Scandalo Scommesse (Snooker)
Stephen Lee nasce a Trowbridge nel 1974. Diventa professionista di Snooker nel 1992 e raggiunge come ranking più alto il N.5 del mondo. Vince 4 tornei tra il 1998 e il 2006 (Grand Prix nel 1998, LG Cup nel 2001, Scottish Open nel 2002 e il Welsh Open nel 2006), raggiungendo anche le semifinali del World Championship nel 2003 e la finale del Masters nel 2008.
L'ARRESTO PER GIOCO D'AZZARDO NEL 2010
Nel 2010 Lee viene arrestato con l'accusa di gioco d'azzardo (quando era N.25 del mondo).
Questa la dichiarazione della WPBSA (Polizia) in seguito all'arresto del N.25 del mondo:
"Siamo al corrente delle indagini riguardanti la collusione nei match e aspettiamo ulteriori chiarimenti.
Nel caso in cui la Commissione per il gioco d'azzardo inizi un'investigazione su una partita, la WPBSA lavorerà insieme ad essa per assisterla nelle indagini e manterrà la propria investigazione aperta fino alle conclusioni generali. Comunque, né la Commissione né la WPBSA rilasceranno informazioni che vertono sulle scommesse mentre sono in corso le indagini".
Paul Mount dello staff manageriale di Lee, pochi giorni dopo disse: "Stephen ha cooperato totalmente con l'inchiesta della polizia ed è stato rilasciato senza accuse. Non si aspetta che gli venga indirizzata alcuna accusa e nega ogni coinvolgimento in materia di irregolarità mediante frodi o scommesse.
Adesso Stephen è concentrato ad allenarsi duramente per qualificarsi al Mondiale e per portare a termine tutti gli ingaggi delle esibizioni".
SQUALIFICA E SOSPENSIONE
Viene comunque sospeso nel 2012 prima della sentenza definitiva che arriva nel 2013.
Il tutto partì dall' incontro più che sospetto contro Higgins in Premier League (conduceva 2-1 e finì per perdere 2-4. Ci furono ingenti puntate).
Si tratta di partite risalenti al 2008 e 2009.
Secondo l’inchiesta, Lee avrebbe violato l’articolo 2.9 ovvero avrebbe “concordato e/o accettato e/o ricevuto un pagamento o altro tornaconto in relazione a influenzare l’esito o la condotta di almeno un incontro”. I match in cui si è riscontrato tale comportamento sono sette, tutti precedenti al 2010, e sono riportati qui sotto insieme all’accusa:
Malta Cup 2008, Lee v Neil Robertson 1 – 5 (Scommessa sul risultato esatto)
Malta Cup 2008, Lee v Ken Doherty 2 – 4 (Scommessa sulla vittoria di Doherty)
Malta Cup 2008, Lee v Marco Fu 1 – 5 (Scommessa sulla vittoria di Fu)
UK Championships 2008, Lee v Stephen Hendry 9 – 7 con primo frame vinto da Hendry (Scommessa sulla vittoria primo frame di Hendry)
UK Championships 2008, Lee v Mark King 9 – 5 con primo frame vinto da King (Scommessa sulla vittoria primo frame di King)
China Open 2009, Lee v Mark Selby 1 – 5 (Scommessa sul risultato esatto 0-5 o 1-5)
Campionato del mondo, Lee v Ryan Day 4 – 10 (Scommessa sul risultato esatto 4-10 o 5-10)
Sono decadute le accuse su un ulteriore incontro di Malta Cup 2008 contro Joe Swail, vinto da Lee, su cui si sono comunque si erano concentrate forte puntate su Lee vincente.
Non c’è invece traccia del match di Premier League che ha aperto lo scandalo.
Lee non ha portato prove per controbattere sull’analisi delle tipologie di scommessa o delle tempistiche delle comunicazione telematiche tra lui e gli scommettitori.
Il giocatore non ha portato nessun documento a sua discolpa.
Importanti sarebbero stati i documenti sul conto della moglie e su un contratto di sponsorizzazione: la mancata presentazione è segno che questi sarebbero certamente andati contro le sue tesi.
GIRO DI SCOMMESSE
Tre le figure di spicco tra gli scommettitori che hanno beneficiato delle informazioni di Lee: un consulente finanziario per la società Prosperity (indicata da Lee, senza prove a supporto, come suo sponsor), il manager del giocatore e un conoscente dello stesso Lee.
La WPBSA ha portato le prove che le scommesse associate a queste persone negli incontri incriminati erano di entità straordinaria, anche in relazione al mercato globale degli scommettitori e che molto spesso arrivavano nei minuti successivi a comunicazioni con il giocatore.
I diversi gruppi di scommettitori hanno investito oltre 100.000 sterline solo sui siti di scommesse.
Altre scommesse, molto probabilmente di maggiore entità, erano piazzate nei locali.
LA SQUALIFICA DI 12 ANNI
A fine 2013 viene squalificato per 12 anni dalla Gambling Commission inglese.
Si tratta di “un segnale forte per i giocatori sportivi professionisti che truccano le partite”.
Lee nel giugno 2014 viene estromesso dal ranking e condannato a pagare 40.000 sterline (oltre 47.000 euro). Nick Tofiluk, Direttore della Commissione Operazioni di Regolamentazione, ha affermato: “Accogliamo con favore il lavoro della WPBSA nel vedere questo caso e nello stabilire un deterrente per coloro che truccano le partite impostando chiare regole sportive sostenute da dure sanzioni e dalla buona educazione del giocatore.
Ciò mostra il valore della Gambling Commission e degli organi sportivi governativi che lavorano a stretto contatto. Il caso di Stephen Lee manda anche un severo avvertimento ai giocatori di tutti gli sport con sede nel Regno Unito. Se si cerca di beneficiare di partite truccate ci si dovrebbe aspettare di pagare un prezzo molto alto”.
“Non si è comportato in modo cinico” ha affermato il giudice “ha agito invece come un uomo debole con problemi finanziari, cedendo alla tentazione di trarre vantaggi impropri che sarebbe stato in grado di giustificare a se stesso, dal momento che il risultato finale dell’incontro, la vittoria o la sconfitta, sarebbe stato lo stesso” Lee, nel caso, tornerà il 12 Ottobre del 2024 a 50 anni.
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L'ARRESTO PER GIOCO D'AZZARDO NEL 2010
Nel 2010 Lee viene arrestato con l'accusa di gioco d'azzardo (quando era N.25 del mondo).
Questa la dichiarazione della WPBSA (Polizia) in seguito all'arresto del N.25 del mondo:
"Siamo al corrente delle indagini riguardanti la collusione nei match e aspettiamo ulteriori chiarimenti.
Nel caso in cui la Commissione per il gioco d'azzardo inizi un'investigazione su una partita, la WPBSA lavorerà insieme ad essa per assisterla nelle indagini e manterrà la propria investigazione aperta fino alle conclusioni generali. Comunque, né la Commissione né la WPBSA rilasceranno informazioni che vertono sulle scommesse mentre sono in corso le indagini".
Paul Mount dello staff manageriale di Lee, pochi giorni dopo disse: "Stephen ha cooperato totalmente con l'inchiesta della polizia ed è stato rilasciato senza accuse. Non si aspetta che gli venga indirizzata alcuna accusa e nega ogni coinvolgimento in materia di irregolarità mediante frodi o scommesse.
Adesso Stephen è concentrato ad allenarsi duramente per qualificarsi al Mondiale e per portare a termine tutti gli ingaggi delle esibizioni".
SQUALIFICA E SOSPENSIONE
Viene comunque sospeso nel 2012 prima della sentenza definitiva che arriva nel 2013.
Il tutto partì dall' incontro più che sospetto contro Higgins in Premier League (conduceva 2-1 e finì per perdere 2-4. Ci furono ingenti puntate).
Si tratta di partite risalenti al 2008 e 2009.
Secondo l’inchiesta, Lee avrebbe violato l’articolo 2.9 ovvero avrebbe “concordato e/o accettato e/o ricevuto un pagamento o altro tornaconto in relazione a influenzare l’esito o la condotta di almeno un incontro”. I match in cui si è riscontrato tale comportamento sono sette, tutti precedenti al 2010, e sono riportati qui sotto insieme all’accusa:
Malta Cup 2008, Lee v Neil Robertson 1 – 5 (Scommessa sul risultato esatto)
Malta Cup 2008, Lee v Ken Doherty 2 – 4 (Scommessa sulla vittoria di Doherty)
Malta Cup 2008, Lee v Marco Fu 1 – 5 (Scommessa sulla vittoria di Fu)
UK Championships 2008, Lee v Stephen Hendry 9 – 7 con primo frame vinto da Hendry (Scommessa sulla vittoria primo frame di Hendry)
UK Championships 2008, Lee v Mark King 9 – 5 con primo frame vinto da King (Scommessa sulla vittoria primo frame di King)
China Open 2009, Lee v Mark Selby 1 – 5 (Scommessa sul risultato esatto 0-5 o 1-5)
Campionato del mondo, Lee v Ryan Day 4 – 10 (Scommessa sul risultato esatto 4-10 o 5-10)
Sono decadute le accuse su un ulteriore incontro di Malta Cup 2008 contro Joe Swail, vinto da Lee, su cui si sono comunque si erano concentrate forte puntate su Lee vincente.
Non c’è invece traccia del match di Premier League che ha aperto lo scandalo.
Lee non ha portato prove per controbattere sull’analisi delle tipologie di scommessa o delle tempistiche delle comunicazione telematiche tra lui e gli scommettitori.
Il giocatore non ha portato nessun documento a sua discolpa.
Importanti sarebbero stati i documenti sul conto della moglie e su un contratto di sponsorizzazione: la mancata presentazione è segno che questi sarebbero certamente andati contro le sue tesi.
GIRO DI SCOMMESSE
Tre le figure di spicco tra gli scommettitori che hanno beneficiato delle informazioni di Lee: un consulente finanziario per la società Prosperity (indicata da Lee, senza prove a supporto, come suo sponsor), il manager del giocatore e un conoscente dello stesso Lee.
La WPBSA ha portato le prove che le scommesse associate a queste persone negli incontri incriminati erano di entità straordinaria, anche in relazione al mercato globale degli scommettitori e che molto spesso arrivavano nei minuti successivi a comunicazioni con il giocatore.
I diversi gruppi di scommettitori hanno investito oltre 100.000 sterline solo sui siti di scommesse.
Altre scommesse, molto probabilmente di maggiore entità, erano piazzate nei locali.
LA SQUALIFICA DI 12 ANNI
A fine 2013 viene squalificato per 12 anni dalla Gambling Commission inglese.
Si tratta di “un segnale forte per i giocatori sportivi professionisti che truccano le partite”.
Lee nel giugno 2014 viene estromesso dal ranking e condannato a pagare 40.000 sterline (oltre 47.000 euro). Nick Tofiluk, Direttore della Commissione Operazioni di Regolamentazione, ha affermato: “Accogliamo con favore il lavoro della WPBSA nel vedere questo caso e nello stabilire un deterrente per coloro che truccano le partite impostando chiare regole sportive sostenute da dure sanzioni e dalla buona educazione del giocatore.
Ciò mostra il valore della Gambling Commission e degli organi sportivi governativi che lavorano a stretto contatto. Il caso di Stephen Lee manda anche un severo avvertimento ai giocatori di tutti gli sport con sede nel Regno Unito. Se si cerca di beneficiare di partite truccate ci si dovrebbe aspettare di pagare un prezzo molto alto”.
“Non si è comportato in modo cinico” ha affermato il giudice “ha agito invece come un uomo debole con problemi finanziari, cedendo alla tentazione di trarre vantaggi impropri che sarebbe stato in grado di giustificare a se stesso, dal momento che il risultato finale dell’incontro, la vittoria o la sconfitta, sarebbe stato lo stesso” Lee, nel caso, tornerà il 12 Ottobre del 2024 a 50 anni.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
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venerdì 4 dicembre 2015
Il Mistero Sulla Morte Di Jim Clark (Formula 1)
Jim Clark nacque nel Fife (Scozia) il 4 marzo del 1936.
Cresce in una famiglia di agricoltori e forse per questo il suo carattere rimarrà sempre umile e semplice. Persino all’apice della fama, Jim continuerà a schernirsi e a preferire le sue contee e la vecchia amata fattoria per correre e vivere in tranquillità.
Si affaccia in Formula 1 nel 1960 dove, senza troppi giri di parole, disse: «Sgommare e andare a tutta birra per me è la cosa più naturale che ci sia; non c’è niente che mi renda più felice…».
Parliamo di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, sia in riferimento alla Formula 1 sia per le competizioni motoristiche in generale.
Un campione completo, dallo stile geniale e da una pulizia di guida innata.
Un pilota capace di migliorarsi anno dopo anno fino a raggiungere la perfezione.
A quelli che gli chiedevano da dove nascesse tanta passione Jim Clark amava dire:
«Spesso mi sento come un poeta: il mio ruolo non è quello di stare ai margini, defilato o estraniato dalla vita. Quando mi danno una macchina e accendo il motore mi sento un leone. Ho poco tempo per guardare e per pensare; devo correre, scappare e arrivare primo al traguardo. E devo stare attento a non sbagliare mai. Il mio ruolo dipende da come sei e dal coraggio che hai…».
LA CARRIERA IN FORMULA 1 CON LA LOTUS
Nel 1960 nasce uno dei binomi più affiatati e vincenti, quello fra lo stesso Clark e la storica scuderia Lotus di Colin Chapman.
Quest’ultimo lo ha scoperto giusto un anno prima, nel 1959, quando lo sconosciutissimo Jim guidava vetture di secondo piano, come le Jaguar D Type.
La combinazione micidiale Clark-Lotus segna l’intera carriera dello scozzese: una miscela fra potenza della macchina e abilità tecnica del pilota, la coppia prende il volo e arriva per la prima volta al successo nel circuito di Spa-Francorchamps il 17 giugno del 1962 nel Gran Premio del Belgio.
I DUE TITOLI MONDIALI: 1963 E 1965
Arriva poi l’ormai celebre 1963 e il grande Jim mette dietro i principali avversari facendo letteralmente saltare il banco.
La Lotus 25 dello “Scozzese Volante” si aggiudica ben sette delle dieci gare previste dal calendario di Formula 1.
Vince di conseguenza il titolo mondiale grazie ai 54 punti in classifica.
Staccati nettamente tutti i suoi principali avversari, a cominciare dall’ex iridato Graham Hill e da Richie Ginther: sia il britannico che lo statunitense si fermano appaiati a 29 punti, dimostrando coi numeri l’enorme divario accumulato in pista.
L’altra stagione da mettere in cornice è quella del 1965, con il secondo titolo mondiale (sei vittorie: Sud Africa, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Olanda e Germania) che porta con sé delle particolari coincidenze: anche stavolta al secondo posto della classifica finale c’è il rivale Hill (al terzo posto si piazza Jackie Stewart, un altro britannico che presto diventerà famoso) e, curiosamente, i punti finali dell’inossidabile Jim sono ancora 54, proprio come due anni prima.
Nello stesso anno vince la 500 Miglia di Indianapolis.
Nel 1966 la Lotus è per nulla competitiva, anche a causa del nuovo regolamento che impone un motore da tremila centimetri cubici di cilindrata.
Jim Clark, cosa che accadrà pure negli anni successivi, usa nel corso di una stagione diversi tipi di vetture e di motore: nel 1967 parte ad esempio col Coventry Climax da due litri, per poi passare nelle ultime gare a un complicato motore BRM H16.
Nel 1967 il titolo mondiale finisce nelle mani di Denny Hulme ma Clark (terzo nella classifica finale) resta sempre il punto di riferimento principale sia per classe che per carisma.
Qui viene ricordato per la leggendaria vittoria in Messico, quando arriva sul traguardo (vincendo) con 3 ruote, avendone persa una nell'ultimo giro.
L'INCIDENTE MORTALE IN GERMANIA: 1968
Il 1968 inizia alla grande con una vittoria nel primo Gran Premio in programma, disputatosi a Kyalami, in Sud Africa.
Dopo una corsa disputata in Spagna, agli inizi di aprile il pilota britannico vola quindi in Germania, ad Hockenheim, da dove non sarebbe più tornato vivo.
All’inizio del quinto giro avviene infatti la tragedia: Jim perde improvvisamente il controllo della sua Lotus quasi al termine del rettilineo del traguardo, mentre sta impostando la prima curva a destra.
Dopo un paio di disperati tentativi di recuperare il giusto assetto, alla fine il pilota scozzese non riesce più a controllare la sua auto che si dirige a circa 240 Km/h verso l’esterno della curva, in direzione di alcuni alberi non coperti da protezioni.
L’impatto è violentissimo e la scocca della vettura si spezza in due.
Per Clark, che dopo un tremendo volo sbatte col casco in un ramo a circa cinque metri di altezza da terra, non c’è niente da fare.
Quando arrivano i soccorsi il cuore batte ancora ma Clark è clinicamente morto.
A causare l’incidente la probabile foratura della gomma posteriore destra.
È il 7 aprile 1968.
La sua morte è un colpo durissimo da digerire per tutto lo sport.
Jim Clark, infatti, era un vero fuoriclasse: ancora oggi sono in tanti a considerarlo il miglior pilota di sempre.
In 72 Gran Premi disputati vanta infatti cifre importantissime: oltre ai due titoli mondiali, ci sono le 25 vittorie in Formula 1 (sesto nella classifica di tutti i tempi), 32 podi, 33 pole position (terzo di sempre) e 28 giri più veloci (quinto nella storia).
MA COSA SUCCESSE ESATTAMENTE?
Come detto le cause dell'incidente di Clark furono storicamente attribuite a una foratura lenta alla gomma posteriore destra al 4° giro che avrebbe provocato il cedimento improvviso dello pneumatico la tornata successiva rendendo così inguidabile la sua monoposto in uno dei punti più veloci del circuito di Hockenheim.
Nessun testimone assistette alla scena, nessuno che potesse avvalorare una tale ipotesi, Colin Chapman ne uscì devastato e simulò più volte le conseguenze di una foratura lenta in una pista come quella di Hockenheim, per darsene una ragione, ma un altro interessante punto di vista emerge da una dichiarazione di Derk Bell.
Il pilota inglese nella sua biografia afferma che le cause dell'incidente potrebbero essere state legate ad un malfunzionamento del motore della sua Lotus evidenziatosi anche nelle prove e di cui sentì parlare Clark con la propria squadra, il quale dava segni di spegnimento improvviso senza nessun preavviso.
Secondo Bell l'umidità e la pioggia avrebbero accentuato il difetto all'accensione o cos'altro e il povero Jim si sarebbe trovato nei curvoni superveloci del tracciato tedesco di punto in bianco con una macchina senza trazione e su asfalto fradicio.
Una condizione limite a cui nemmeno il suo immenso talento avrebbe potuto rimediare.
"Era davanti a me" raccontò Chris Amon "settimo o ottavo posto. Non guadagnava terreno, sebbene io andassi piano."
"Era ottavo, dopo quattro giri" confermò Eric Dymock, il giornalista suo amico.
"Sul bagnato le Firestone da pioggia erano inutili" disse Amon che le usava quel giorno.
"Entrò nella successiva curva a destra, forse un po’ troppo veloce" raccontò un commissario.
"…circa 200 Km/h" racconta Heinz Pruller, il giornalista tedesco che era presente.
"…almeno 220 Km/h" afferma David Tremayne, un altro giornalista, irlandese.
"…oltre 250 Km/h" ribatte ancora Eric Dymock, che sarebbe diventato il suo biografo.
La difficile valutazione della verità da parte della stampa.
"Quella curva era lunga e sulla destra, piuttosto dolce e larga, la si poteva percorrere appaiati a 240 Km/h, anche sulla pioggia" è il parere di Derek Bell, 5 volte vincitore a Le Mans e quel giorno quarto nella prima manche guidando per Frank Williams.
Una curva facile.
"I grandi piloti muoiono nelle curve facili".
"C’erano pozze dappertutto" racconta Chris Amon.
"Al via della prima manche non pioveva. Era piovuto prima, sarebbe ricominciato a piovere dopo, ma al via della prima manche no, non pioveva" questo dichiarò dopo la gara l’inglese Piers Courage, terzo assoluto e quinto in quella prima fatale manche.
"Alla prima curva non si vedeva nulla, assolutamente. C’era ‘water-spray’ ovunque, si vedevano solo, in alto, le cime degli alberi e l’unica cosa che si poteva fare era curvare seguendole, senza vedere dove mettevi le ruote. Rallentai molto, ma sorprendentemente nessuno mi sorpassò" è il ricordo di Max Mosley.
"La visibilità era sufficiente, abbiamo corso in condizioni molto peggiori" ancora Courage.
"Davanti si vedeva abbastanza, ma dietro non doveva essere facile" Henri Pescarolo, secondo.
"Un muro d’acqua, c’era un muro d’acqua. Impossibile vedere qualcosa" Chris Irwin, settimo.
Difficile ricostruire l’incidente e ipotizzarne la causa.
"L’auto si mise di traverso, non cambiò mai direzione, sfondò la recinzione a bordo pista e si schiantò contro un albero dividendosi in due all’altezza dell’abitacolo".
"Tutto accadde all’improvviso, in una frazione di secondo. La macchina rossa e oro sembrò cambiare direzione, puntandomi addosso. Mi veniva diritta addosso. Scivolando sfondò la recinzione a meno di dieci metri da dove mi trovavo, poi urtò contro l’albero con un rumore che non dimenticherò mai più. Sembrò finire in mille pezzi" raccontò un commissario di gara, unico testimone oculare dal bordo della pista.
"La carcassa della Lotus era ridotta così male che non era possibile nessuna valutazione oggettiva sulle cause dell’incidente" ricorda Nick Georgano, storico dell’automobile.
Chapman sostenne da subito la tesi del cedimento di uno pneumatico.
"Un’improvviso afflosciamento della gomma posteriore destra, gli fece perdere il controllo" afferma David Sims il meccanico di Jim Clark.
"La causa più plausibile per spiegare l’incidente è la foratura della ruota posteriore sinistra…" scrisse Tony Dodgins sul Daily Telegraph.
"…la più probabile spiegazione di questo inspiegabile incidente, è l’esplosione di una gomma…" è la certezza di Eric Dymock.
"… una foratura provocò il progressivo afflosciamento di uno pneumatico, che in curva uscì dal cerchione bloccando la ruota e rendendo impossibile controllare la macchina…" Tremayne se lo è spiegato così.
"La causa dell’incidente in cui perse la vita Jim Clark fu la rottura della sospensione posteriore destra. Alla Lotus era un problema comune, per lo stesso problema era morto sei anni prima Ricardo Rodriguez. La Firestone accettò di prendere la colpa per fare un favore alla Lotus e a Colin Chapman" avrebbe dichiarato molti anni dopo Fred Gamble, all’epoca Direttore del settore sportivo della Goodyear.
Goodyear, la casa rivale della Firestone.
Gomma destra, forse sinistra, velocità 200 Km/h, no 250 Km/h, esplosione, rottura di una sospensione, ma altri parlarono di un bambino che sfuggito ai genitori aveva attraversato la pista, di un colpo di vento laterale, di un cervo che si sarebbe parato davanti e che nessun altro avrebbe visto.
Dopo cinquant'anni d’ipotesi e di misteri, nessuna certezza.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
Cresce in una famiglia di agricoltori e forse per questo il suo carattere rimarrà sempre umile e semplice. Persino all’apice della fama, Jim continuerà a schernirsi e a preferire le sue contee e la vecchia amata fattoria per correre e vivere in tranquillità.
Si affaccia in Formula 1 nel 1960 dove, senza troppi giri di parole, disse: «Sgommare e andare a tutta birra per me è la cosa più naturale che ci sia; non c’è niente che mi renda più felice…».
Parliamo di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, sia in riferimento alla Formula 1 sia per le competizioni motoristiche in generale.
Un campione completo, dallo stile geniale e da una pulizia di guida innata.
Un pilota capace di migliorarsi anno dopo anno fino a raggiungere la perfezione.
A quelli che gli chiedevano da dove nascesse tanta passione Jim Clark amava dire:
«Spesso mi sento come un poeta: il mio ruolo non è quello di stare ai margini, defilato o estraniato dalla vita. Quando mi danno una macchina e accendo il motore mi sento un leone. Ho poco tempo per guardare e per pensare; devo correre, scappare e arrivare primo al traguardo. E devo stare attento a non sbagliare mai. Il mio ruolo dipende da come sei e dal coraggio che hai…».
LA CARRIERA IN FORMULA 1 CON LA LOTUS
Nel 1960 nasce uno dei binomi più affiatati e vincenti, quello fra lo stesso Clark e la storica scuderia Lotus di Colin Chapman.
Quest’ultimo lo ha scoperto giusto un anno prima, nel 1959, quando lo sconosciutissimo Jim guidava vetture di secondo piano, come le Jaguar D Type.
La combinazione micidiale Clark-Lotus segna l’intera carriera dello scozzese: una miscela fra potenza della macchina e abilità tecnica del pilota, la coppia prende il volo e arriva per la prima volta al successo nel circuito di Spa-Francorchamps il 17 giugno del 1962 nel Gran Premio del Belgio.
I DUE TITOLI MONDIALI: 1963 E 1965
Arriva poi l’ormai celebre 1963 e il grande Jim mette dietro i principali avversari facendo letteralmente saltare il banco.
La Lotus 25 dello “Scozzese Volante” si aggiudica ben sette delle dieci gare previste dal calendario di Formula 1.
Vince di conseguenza il titolo mondiale grazie ai 54 punti in classifica.
Staccati nettamente tutti i suoi principali avversari, a cominciare dall’ex iridato Graham Hill e da Richie Ginther: sia il britannico che lo statunitense si fermano appaiati a 29 punti, dimostrando coi numeri l’enorme divario accumulato in pista.
L’altra stagione da mettere in cornice è quella del 1965, con il secondo titolo mondiale (sei vittorie: Sud Africa, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Olanda e Germania) che porta con sé delle particolari coincidenze: anche stavolta al secondo posto della classifica finale c’è il rivale Hill (al terzo posto si piazza Jackie Stewart, un altro britannico che presto diventerà famoso) e, curiosamente, i punti finali dell’inossidabile Jim sono ancora 54, proprio come due anni prima.
Nello stesso anno vince la 500 Miglia di Indianapolis.
Nel 1966 la Lotus è per nulla competitiva, anche a causa del nuovo regolamento che impone un motore da tremila centimetri cubici di cilindrata.
Jim Clark, cosa che accadrà pure negli anni successivi, usa nel corso di una stagione diversi tipi di vetture e di motore: nel 1967 parte ad esempio col Coventry Climax da due litri, per poi passare nelle ultime gare a un complicato motore BRM H16.
Nel 1967 il titolo mondiale finisce nelle mani di Denny Hulme ma Clark (terzo nella classifica finale) resta sempre il punto di riferimento principale sia per classe che per carisma.
Qui viene ricordato per la leggendaria vittoria in Messico, quando arriva sul traguardo (vincendo) con 3 ruote, avendone persa una nell'ultimo giro.
L'INCIDENTE MORTALE IN GERMANIA: 1968
Il 1968 inizia alla grande con una vittoria nel primo Gran Premio in programma, disputatosi a Kyalami, in Sud Africa.
Dopo una corsa disputata in Spagna, agli inizi di aprile il pilota britannico vola quindi in Germania, ad Hockenheim, da dove non sarebbe più tornato vivo.
All’inizio del quinto giro avviene infatti la tragedia: Jim perde improvvisamente il controllo della sua Lotus quasi al termine del rettilineo del traguardo, mentre sta impostando la prima curva a destra.
Dopo un paio di disperati tentativi di recuperare il giusto assetto, alla fine il pilota scozzese non riesce più a controllare la sua auto che si dirige a circa 240 Km/h verso l’esterno della curva, in direzione di alcuni alberi non coperti da protezioni.
L’impatto è violentissimo e la scocca della vettura si spezza in due.
Per Clark, che dopo un tremendo volo sbatte col casco in un ramo a circa cinque metri di altezza da terra, non c’è niente da fare.
Quando arrivano i soccorsi il cuore batte ancora ma Clark è clinicamente morto.
A causare l’incidente la probabile foratura della gomma posteriore destra.
È il 7 aprile 1968.
La sua morte è un colpo durissimo da digerire per tutto lo sport.
Jim Clark, infatti, era un vero fuoriclasse: ancora oggi sono in tanti a considerarlo il miglior pilota di sempre.
In 72 Gran Premi disputati vanta infatti cifre importantissime: oltre ai due titoli mondiali, ci sono le 25 vittorie in Formula 1 (sesto nella classifica di tutti i tempi), 32 podi, 33 pole position (terzo di sempre) e 28 giri più veloci (quinto nella storia).
MA COSA SUCCESSE ESATTAMENTE?
Come detto le cause dell'incidente di Clark furono storicamente attribuite a una foratura lenta alla gomma posteriore destra al 4° giro che avrebbe provocato il cedimento improvviso dello pneumatico la tornata successiva rendendo così inguidabile la sua monoposto in uno dei punti più veloci del circuito di Hockenheim.
Nessun testimone assistette alla scena, nessuno che potesse avvalorare una tale ipotesi, Colin Chapman ne uscì devastato e simulò più volte le conseguenze di una foratura lenta in una pista come quella di Hockenheim, per darsene una ragione, ma un altro interessante punto di vista emerge da una dichiarazione di Derk Bell.
Il pilota inglese nella sua biografia afferma che le cause dell'incidente potrebbero essere state legate ad un malfunzionamento del motore della sua Lotus evidenziatosi anche nelle prove e di cui sentì parlare Clark con la propria squadra, il quale dava segni di spegnimento improvviso senza nessun preavviso.
Secondo Bell l'umidità e la pioggia avrebbero accentuato il difetto all'accensione o cos'altro e il povero Jim si sarebbe trovato nei curvoni superveloci del tracciato tedesco di punto in bianco con una macchina senza trazione e su asfalto fradicio.
Una condizione limite a cui nemmeno il suo immenso talento avrebbe potuto rimediare.
"Era davanti a me" raccontò Chris Amon "settimo o ottavo posto. Non guadagnava terreno, sebbene io andassi piano."
"Era ottavo, dopo quattro giri" confermò Eric Dymock, il giornalista suo amico.
"Sul bagnato le Firestone da pioggia erano inutili" disse Amon che le usava quel giorno.
"Entrò nella successiva curva a destra, forse un po’ troppo veloce" raccontò un commissario.
"…circa 200 Km/h" racconta Heinz Pruller, il giornalista tedesco che era presente.
"…almeno 220 Km/h" afferma David Tremayne, un altro giornalista, irlandese.
"…oltre 250 Km/h" ribatte ancora Eric Dymock, che sarebbe diventato il suo biografo.
La difficile valutazione della verità da parte della stampa.
"Quella curva era lunga e sulla destra, piuttosto dolce e larga, la si poteva percorrere appaiati a 240 Km/h, anche sulla pioggia" è il parere di Derek Bell, 5 volte vincitore a Le Mans e quel giorno quarto nella prima manche guidando per Frank Williams.
Una curva facile.
"I grandi piloti muoiono nelle curve facili".
"C’erano pozze dappertutto" racconta Chris Amon.
"Al via della prima manche non pioveva. Era piovuto prima, sarebbe ricominciato a piovere dopo, ma al via della prima manche no, non pioveva" questo dichiarò dopo la gara l’inglese Piers Courage, terzo assoluto e quinto in quella prima fatale manche.
"Alla prima curva non si vedeva nulla, assolutamente. C’era ‘water-spray’ ovunque, si vedevano solo, in alto, le cime degli alberi e l’unica cosa che si poteva fare era curvare seguendole, senza vedere dove mettevi le ruote. Rallentai molto, ma sorprendentemente nessuno mi sorpassò" è il ricordo di Max Mosley.
"La visibilità era sufficiente, abbiamo corso in condizioni molto peggiori" ancora Courage.
"Davanti si vedeva abbastanza, ma dietro non doveva essere facile" Henri Pescarolo, secondo.
"Un muro d’acqua, c’era un muro d’acqua. Impossibile vedere qualcosa" Chris Irwin, settimo.
Difficile ricostruire l’incidente e ipotizzarne la causa.
"L’auto si mise di traverso, non cambiò mai direzione, sfondò la recinzione a bordo pista e si schiantò contro un albero dividendosi in due all’altezza dell’abitacolo".
"Tutto accadde all’improvviso, in una frazione di secondo. La macchina rossa e oro sembrò cambiare direzione, puntandomi addosso. Mi veniva diritta addosso. Scivolando sfondò la recinzione a meno di dieci metri da dove mi trovavo, poi urtò contro l’albero con un rumore che non dimenticherò mai più. Sembrò finire in mille pezzi" raccontò un commissario di gara, unico testimone oculare dal bordo della pista.
"La carcassa della Lotus era ridotta così male che non era possibile nessuna valutazione oggettiva sulle cause dell’incidente" ricorda Nick Georgano, storico dell’automobile.
Chapman sostenne da subito la tesi del cedimento di uno pneumatico.
"Un’improvviso afflosciamento della gomma posteriore destra, gli fece perdere il controllo" afferma David Sims il meccanico di Jim Clark.
"La causa più plausibile per spiegare l’incidente è la foratura della ruota posteriore sinistra…" scrisse Tony Dodgins sul Daily Telegraph.
"…la più probabile spiegazione di questo inspiegabile incidente, è l’esplosione di una gomma…" è la certezza di Eric Dymock.
"… una foratura provocò il progressivo afflosciamento di uno pneumatico, che in curva uscì dal cerchione bloccando la ruota e rendendo impossibile controllare la macchina…" Tremayne se lo è spiegato così.
"La causa dell’incidente in cui perse la vita Jim Clark fu la rottura della sospensione posteriore destra. Alla Lotus era un problema comune, per lo stesso problema era morto sei anni prima Ricardo Rodriguez. La Firestone accettò di prendere la colpa per fare un favore alla Lotus e a Colin Chapman" avrebbe dichiarato molti anni dopo Fred Gamble, all’epoca Direttore del settore sportivo della Goodyear.
Goodyear, la casa rivale della Firestone.
Gomma destra, forse sinistra, velocità 200 Km/h, no 250 Km/h, esplosione, rottura di una sospensione, ma altri parlarono di un bambino che sfuggito ai genitori aveva attraversato la pista, di un colpo di vento laterale, di un cervo che si sarebbe parato davanti e che nessun altro avrebbe visto.
Dopo cinquant'anni d’ipotesi e di misteri, nessuna certezza.
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