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lunedì 12 gennaio 2015

La Rivalità Tra Don Revie e Brian Clough (Dirty Leeds e Derby County)

Il Leeds Utd nasce nel 1919 dalle ceneri del Leeds City che prende parte al campionato di seconda divisione, in cui milita senza grande fortuna sino al 13 ottobre 1919, quando viene espulso dalla Football Association per pagamenti irregolari.
Tra gli altri è coinvolto il tecnico Herbert Chapman.
Nello stesso anno viene fondato il Leeds United che esordisce ufficialmente il 28 agosto 1920 contro il Port Vale.
Tralasciamo gli anni seguenti e spostiamoci agli anni 60, argomento di quest'articolo.
L'epoca di Don Reviee in seguito di Brian Clough.
Nei tanti modi con cui si può passare alla storia, Don Revie scelse quello più scomodo.
Vincere facendosi odiare.


L'EPOCA DI DON REVIE
Non tutti i personaggi del mondo del calcio sono passati alla storia per essersi fatti amare.
La maggior parte ha lasciato un ricordo indelebile incantando numerose platee con giocate di fino, altri si sono fatti apprezzare per qualità umane e morali dentro e fuori dal campo, altri ancora hanno mostrato comportamenti eccentrici e controversi che hanno attirato le simpatie di molti.
Ma c’è anche chi è entrato nella storia dalla porta secondaria, costruendosi la pessima reputazione di persona odiata ai più.

Proprio come Don Revie, meglio noto come Don Revie, che tra gli anni ’60 e ’70 conquistava trofei in lungo e in largo con il suo Leeds.
Lo stesso che Brian Clough, suo nemico giurato, definì più volte “Dirty Leeds”, squadra che faceva della scorrettezza e della totale assenza di fair play il suo marchio di fabbrica.
Don Revie nacque nel 1927 a Middlesbrough da una povera famiglia, rimanendo orfano di sua madre Margaret all’età di soli 12 anni.
La sua carriera calcistica iniziò con il Leicester City nel 1944.
Nel marzo del 1961 svolse il doppio ruolo di allenatore-giocatore, per poi appendere definitivamente le scarpette al chiodo l’anno seguente.
In qualità di manager, Don Revie raggiunse la promozione in First Division al termine della stagione 1963-64 e al primo campionato in massima serie sfiorò il double perdendo la finale di FA Cup e il titolo nazionale per differenza reti in favore del Manchester United.


IL LEEDS DI RON REVIE
Nei 9 anni da allenatore, Revie si costruì attorno una vera e propria famiglia, composta di giovani ed emergenti calciatori come Norman Hunter, Peter Lorimer, Jimmy Greenhoff , Gary Sprake , Paul Reaney , Paul Madesimo , Billy Bremner , Eddie Gray , Terry Cooper e  Jack Charlton.
La sua squadra veniva sottoposta a impegnativi programmi di formazione, comprendenti anche ferree diete alimentari.
Nei primi anni ’60 furono messi sotto contratto Johnny Giles, proveniente dal Manchester United, e Bobby Collins dall'Everton, formando l’ossatura di quel club che diede inizio al prosperoso “regno di Revie”, ottenendo notorietà sia a livello nazionale (vincendo due campionati, una FA Cup e una Coppa di Lega), sia a livello internazionale, conquistando due edizioni della Coppa delle Fiere (1967-68 e 1970-71), raggiungendo nel 1973 la finale di Coppa delle Coppe e nel 1970 le semifinali di Coppa dei Campioni.
Don Revie riuscì a sviluppare uno stretto rapporto di lavoro e di fiducia con il presidente Harry Reynolds, ansioso di far divenire il Leeds in una potenza calcistica.


LE SCORRETTEZZE DEL DIRTY LEEDS
I risultati furono sotto gli occhi di tutti: i Whites divennero infatti una delle squadre più blasonate d'Inghilterra, ma a molti non andava giù la totale assenza di fair play che i giocatori mostravano in campo.
Il Leeds di Revie era noto per le loro scorrettezze, la violenza nei tackle e per la facilità nel minacciare gli arbitri a brutto muso.
Don veniva inoltre accusato di corrompere gli avversari: nel 1972, per esempio, cercò insieme al capitano Billy Bremner di convincere il Wolverhampton a perdere la partita per permettere alla sua squadra di aggiudicarsi il campionato.
Nonostante colpi proibiti di ogni tipo e comportamenti scorretti, molto spesso il Leeds e Don Revie riuscivano a farla franca.


LA RIVALITA' CON BRIAN CLUGH E IL DERBY COUNTY
Tanti non sopportavano il modo di giocare della sua squadra, ma ce n’era uno in particolare che era diventato il nemico giurato di Don Revie e del “Dirty Leeds”: il suo nome era Brian Clough.
La loro rivalità si formò quando Clough allenava il Derby County e raggiunse l’apice nel 1974(come vedremo in seguito), in occasione di un dibattito che li vide protagonisti in uno studio televisivo.
L’astio tra i due era ormai diventato una questione non più personale, ma di carattere nazionale.
Le partite tra Rams e Whites, come detto, divennero in breve tempo occasione per i due manager di punzecchiarsi a vicenda e ribadire l’uno la superiorità sull’altro.
Chi visse peggio questa faida fu Clough, che non tardò a prendere la questione con il Leeds United sul personale, intravedendo in Don Revie una vera e propria ossessione con cui fare continuamente i conti.
Con il suo carisma ed il suo modo molto innovativo di giocare a calcio, Brian Clough portò il Derby alla conquista della Seconda divisione nella stagione 1968-1969.
Un anno prima avvenne il suo primo incontro con Don Revie.
Successe che il Leeds (prima divisione) dovesse affrontare il Derby County in un turno della FA Cup.
Brian era eccitato al punto che fece mettere apposto tutto il terreno del modesto stadio del Derby.
La cosa che lo irritò fu quando al momento dell'arrivo allo stadio, da parte del Leeds, Don Revie non rivolse nemmeno uno sguardo ed una stretta di mano a Brian Clough.
Il risultato della partita fu un netto 0-2 a favore del Leeds, ma a Clough bruciò molto per il comportamento scorretto sul campo dei calciatori del Leeds e del suo manager. La stagione successiva con l'acquisto dell'allora famoso McGovern conquistò la promozione in prima divisione e nel 1971-1972 arrivò a vincere la massima serie inglese all'ultima giornata ai danni proprio del tanto Odiato Leeds.


LE ACCUSE DI CLOUGH  ALLA JUVENTUS(1973)
Nel 1973 il Derby County affrontò nella semifinale di Coppa Campioni la Juventus.
”...Mezz’ora prima del calcio d’inizio Peter (il fidato collaboratore di Clough) irrompe nello spogliatoio rosso in faccia gridando: “Haller, la loro riserva, è di nuovo nello spogliatoio di quel cazzo di arbitro. L’ho appena visto entrare. E’ già la seconda volta, e parlano in fottuto crucco”.
“Lascia perdere” gli dico potrebbe essere qualsiasi cosa”.
“Col cazzo, grida Pete, Haller è un tedesco di merda e lo è anche quel cazzo di arbitro, Schulenberg.
Non è giusto. Te lo dico lo, stanno tramando qualcosa”.
“Lascia perdere pensiamo alla partita e al gioco”.
Semifinale di andata della Coppa dei campioni, 11 aprile 1973.
“Sporchi, sporchi bastardi” sta dicendo Pete. Lo sta dicendo prima ancora che ci sediamo in panchina, prima ancora che si sia giocato un solo pallone.
Per i primi 20 minuti incassiamo le entrate in ritardo, le magliette tirate, le astuzie di ogni genere.
Non fanno che buttarsi a terra sotto gli occhi dell’arbitro, cazzo.
Le ostruzioni, gli sgambetti, le trattenute.
“Sporchi simulatori, truffatori, bastardi italiani del cazzo”.
Poi Furino mette un gomito in faccia a Gemmil.
Archie reagisce, appena leggermente, ed ecco che Gemmil finisce sul taccuino dell’arbitro.
“Vaffanculo, arbitro! e quello stronzo di Furino?” urla Pete.
Roy Mc Farland salta per contendere un pallone alto a Cuccureddu. Le teste di Mc Farland e Cuccureddu si scontrano.
Mc Farland, il nostro capitano, viene ammonito.
“Per cosa? Per cosa, cazzo? Per un cazzo di niente. Niente!”.
Gemmil ammonito. Per niente. Mc Farland ammonito. Per niente.
Da quel culo rotto del loro amico arbitro crucco del cazzo.
Con Gemmil e Mc Farland diffidati nel turno precedente, questa è proprio la cosa che volevi evitare.
Adesso i due nostri uomini più importanti saranno squalificati per il ritorno, proprio la cosa che volevi evitare.
“E loro lo sapevano, lo sapevano eccome, cazzo!”.
Pete aveva visto giusto.
Altafini porta la Juve in vantaggio, ma poi pareggia Hector. 1 a 1 !!!!!!
Salvadore e Morini battuti, Zoff con il culo per terra, e lo stadio Comunale ammutolito, le bandiere bianconere afflosciate.
Si va all’intervallo.
Haller, la riserva, si alza dalla loro panchina e scende nel tunnel assieme a Schulenberg, l’arbitro.
“Guarda là si può essere sfacciati così?” dice Pete.
E poi corre giù dal tunnel dietro di loro.
“Scusatemi signori io parlo tedesco. Vi dispiace se ascolto?” urla.
Ma Haller inizia a colpire Pete nelle costole, chiamando a gran voce gli addetti alla sicurezza, che spingono Pete contro il muro del tunnel e lo tengono fermo lì.
Io non posso intervenire, cerco di fare in modo che la squadra non sia coinvolta nel parapiglia, entro con i giocatori nello spogliatoio, è qui che mi guadagno da vivere.
“Questa è gente da terza divisione basta che manteniate la calma” dico alla squadra.
Ma è qui che le cose vanno storte, pensando a Pete contro il muro.
Pete immobilizzato, Pete che ha perso la calma.
Difendersi sull’ 1 a 1? Attaccare sull’ 1 a 1?
Ma il Derby County non si difende ne attacca. Hanno tutti perso la calma.
Fino a quando Roger Davies esplode e dà una testata a Morini: espulso.
Segnano Causio e Altafini, finisce 3 a 1 per loro, ed ecco le loro bandiere sventolare.
Bianconere. Fottutamente bianconere.
I truffatori non dovrebbero vincere mai.
“Maledetti bastardi truffatori, non parlo con dei bastardi truffatori!” urlò ai giornalisti.
Ma ormai è tardi sei fuori dalla coppa.
Odi la Juventus.
Odi la Vecchia Fottuta Signora di Torino.
La Puttana d’Europa.
Ricorderai il suo fetore, il suo tanfo, lo ricorderò per il resto dei tuoi giorni.
Il fetore della corruzione, il tanfo del marciume.
La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.
Non ti consola che la Juve venga poi battuta 1 a 0 dall’Ajax nella finale di Belgrado.
Non ti consola che l’arbitro portoghese, Francisco Lobo, racconti all’Uefa del tentativo di corromperlo, dell’offerta di 5000 dollari e una Fiat che ha ricevuto per farli vincere la partita di ritorno. Non ti consola che cinque anni fa perdevate in casa contro l’Hull City davanti a 15.000 persone, sedicesimi in seconda divisione.
Non ti consola un cazzo di niente.
Non può esserci consolazione.
La Juventus vi ha steso e derubato, la Vecchia Puttana vi ha sottratto con l’imbroglio al vostro destino, la Coppa dei campioni.
Questi episodi saranno sempre con te, non ti lasceranno mai. Ancora ti perseguitano e ti braccano, e ti braccheranno per sempre.
La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.
Torino, Italia, aprile 1973 ”


I CONTRASTI SOCIETARI E LE DIMISSIONI DAL DERBY
Nel frattempo, le quotazioni della coppia Clough-Taylor al Derby County iniziarono a calare presso la dirigenza per via dei contrasti tra il manager e il presidente Sam Longson e per il ruolo non ben definito di Taylor nel management del club.
Questi dissidi portarono i due a rassegnare le dimissioni e a provare la successiva esperienza nel modesto Brighton & Hove Albion, club di Third Division.
Sembrava che la nuova avventura potesse aiutare Clough a dimenticare l’astio e l’avversione nei riguardi di Don Revie, ma la sua esperienza fu breve, avara di soddisfazioni e conobbe il capolinea dopo un solo anno sulla panchina dei Seagulls.
Fu la svolta che segnò il resto della sua vita e che esasperò la rivalità con Don Revie.


CLOUGH PRENDE IL POSTO DI REVIE AL LEEDS
Taylor rimase alla guida del Brighton in qualità di allenatore, prendendo il posto dell’amico, mentre Clough nell’estate del 1974 prese una decisione passata alla storia: il Leeds United, proprio quella squadra tanto detestata, era rimasto orfano di Don Revie, passato ad allenare la nazionale inglese, e propose la panchina a Clough.
Una scelta davvero incomprensibile, come lo fu ancor di più la decisione del manager di accettare l’offerta.
Il 20 luglio 1974 iniziò così la sua avventura nel nuovo club, durata soli 44 giorni, nei quali il nuovo allenatore dovette convivere perennemente con il fantasma del predecessore e la continua reverenza che i suoi ex giocatori continuavano a tributargli.

“Signori, tanto vale che ve lo dica subito. Voialtri potete anche aver vinto tutti i trofei nazionali e qualcuno di quelli europei, ma per quanto mi riguarda la prima cosa che potete fare per me è prendere tutte le vostre medaglie e tutte le vostre presenze in nazionale e tutte le vostre coppe e tutte le vostre targhe e buttarle nel più grosso fottuto cestino che riuscite a trovare, perché non ne avete vinta nemmeno una onestamente. Lo avete fatto sempre giocando sporco, cazzo”

Questo fu il biglietto da visita con cui Clough si presentò alla squadra nel giorno del primo allenamento, chiarendo fin da subito tutti i sentimenti che provava verso quel club.
Durante questa sua brevissima permanenza volle imporre la propria disciplina, introducendo anche un nuovo stile di gioco: palla bassa, fraseggio, tecnica, spettacolo.
Tutto il contrario del football Revieano che del lancio lungo e della durezza faceva il proprio credo.
Clough si inimicò dal primo giorno l’intero ambiente, dai giocatori alla dirigenza fino ad arrivare alla tifoseria che dopo un disastroso inizio della stagione 1974-75 diede vita a feroci contestazioni nei suoi confronti.
Il disprezzo che provava nei confronti della squadra, l’abitudine a condurre trasferimenti senza consultare i vertici della dirigenza e i pessimi risultati maturati dopo sole 7 partite, indussero il presidente del Leeds a sollevarlo dall’incarico.
Clough pareva essere uscito sconfitto dal duello a distanza con Don Revie, incapace di percorrerne le orme ed esonerato dopo appena un mese e mezzo sulla panchina di Elland Road.
Eppure, in occasione di un dibattito in uno studio televisivo nel 1974, Clough ottenne la propria rivincita, avvalendosi dell’uso di quella che fino a quel momento era stata un’arma a doppio taglio: la piena sicurezza in se stesso.
Il loro astio non era più nemmeno una questione personale, ma ormai di carattere nazionale.
Dopo tanti duelli sul campo e anni passati a vedere il Leeds sollevare trofei, Clough concluse quell’incontro pronunciando una frase che si rivelò essere vera: “Vedremo dove saremo tra un anno e poi tra cinque anni Don”.
Clough ci vide giusto:  in quel lasso di tempo infatti Don Revie fallì con la nazionale inglese e se ne andò a chiudere la carriera da allenatore negli Emirati Arabi, mentre Clough prese dalla Second Division il Nottingham Forest e lo portò laddove nessuno era mai riuscito prima, scrivendo una delle più belle imprese nella storia del calcio fatta di: un titolo nazionale, 2 Coppe dei Campioni consecutive, un Charity Shield, 4 Coppe di Lega, una Supercoppa UEFA, 2 Full Members Cup e una Coppa Anglo Scozzese.


LA MORTE DI DON REVIE(1927-1989)
Don Revie spirò a Edimburgo il 26 maggio 1989 di sclerosi laterale amiotrofica, e dopo la morte si inasprirono le critiche nei suoi confronti.
Negli anni successivi, però, la sua figura fu rivalutata tra mille polemiche e venne considerato come uno dei migliori allenatori nella storia calcistica britannica, tanto da venire introdotto nel 2004 nella Hall Of Fame del calcio inglese.
Tuttora i tifosi del Leeds ed alcuni dei suoi ex giocatori continuano a venerarlo, tanto che una tribuna dell’Elland Road porta oggi il suo nome.
Sono passati ormai decenni dalle atmosfere cupe e dai campi fangosi degli anni ’70, eppure la figura di Don Revie continua ad essere oggetto di dibattito e discussione. Nonostante le critiche e le antipatie  che lo hanno accompagnato in vita, il suo curriculum parla da solo: 8 trofei conquistati in 13 anni sulla panchina del Leeds non sono poca roba, considerando che i Peacocks vissero sotto le sue direttive la loro epoca più gloriosa e vincente.
Il suo dualismo con Brian Clough fa parte della leggenda e proprio dalle parole del compianto Brian emerge il rapporto di due uomini tanto uniti dal calcio, quanto divisi dal loro modo di intendere lo stesso:
"Perché non esiste una squadra in tutta l'Inghilterra, non esiste una squadra in Europa, che non voglia battere Don Revie e il Leeds United. Neanche una. È il sogno di tutti, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United. Io non sogno altro, giocare contro Don Revie e il Leeds United e battere Don Revie e il Leeds United".


LA MORTE DI CLOUGH(1935-2004)
Clough invece morì con un tumore nel 2004, a 69 anni, quando le polemiche dopo le dichiarazioni su Justin Fashanu(primo giocatore a dichiararsi omosessuale e passato a Nottingham, da lì i contrasti con Clough) non si erano ancora placate.


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