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sabato 17 ottobre 2015

La Storia Dei British And Irish Lions: Tutti I Tour (Rugby)

Il nome British And Irish Lions e la composizione di questo team-leggendario è una storia in verità un po' agitata e si dibatte fra le vicissitudini politiche e di cattivo sangue che da sempre dominano lo scenario delle isole britanniche, prima fra tutti il tema della Indipendenza irlandese senza tralasciare l’autonomismo scozzese.
Ecco allora che il British Isles Rugby Union Team, uno dei primi nomi di questa Selezione, già chiamatosi semplicemente Great Britain, diventa con l’andar del tempo British Lions e solo nell’ultimo ventennio prende piede la definitiva denominazione di British And Irish Lions.
Per la precisione sino al 2001 i British And Irish Lions erano conosciuti come “British Isles Rugby Union Team”.
Al di là di queste considerazioni sui nomi, come si sarà capito, si parla di una selezione di Rugby che comprende i giocatori delle quattro “Home Nations”, ossia delle quattro regioni britanniche dove il rugby a 15 è nato e si è sviluppato: Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda.
Il mito dei British Lions nasce negli anni ’70, con le nette affermazioni contro le nazionali dell'emisfero Sud.
Va inoltre specificato che fino agli anni ’80 del secolo scorso i confronti in terra australe contro le forti nazionali locali erano compito esclusivo di selezioni come quella delle British Isles, che rappresentavano il meglio del Rugby dell’emisfero settentrionale al cospetto dei giganti australi.


1888-1910: I TOUR NON UFFICIALI
Si parte nel 1888, quando una squadra composta principalmente da giocatori inglesi, con qualche rinforzo gallese e scozzese, visita Australia e Nuova Zelanda per un tour dimostrativo.
Non furono disputati test-match ufficiali, ma ben 35 incontri con selezioni provinciali, cittadine ed universitarie (con un totale di 27 vittorie).
Questa esperienza, sebbene mai riconosciuta come ufficiale, fu importante non solo in quanto fu la prima in termini assoluti, ma fondamentalmente perché servì a definire l’accezione di “tour", poi negli divenuta parola di uso comune.
Nel 1891, la Western Province Union invitò la formazione britannica a ripetere il tour effettuato tre anni prima in Australia e Nuova Zelanda, anche in territorio sudafricano, sebbene in quel periodo il Sud Africa non fosse ancora uno stato.
Nell’occasione venne messa in palio dal governatore delle province britanniche, Donald Currie, l’omonima Currie Cup, da assegnare alla selezione regionale sudafricana che meglio si sarebbe comportata contro il team del Regno Unito.
A “vincere” la Currie Cup (oggi assegnata ai vincitori del campionato sudafricano) fu la provincia di Griqualand West, che alla fine risultò essere la migliore delle formazioni sconfitte, avendo perso il suo match per 3-0.
Cinque anni dopo la rappresentativa delle isole britanniche tornò in Sud Africa giocando in tutto 21 incontri di cui 4 (tre vittorie e una sconfitta) contro una selezione non ancora ufficiale di tutto il Sud Africa.
Per la prima volta presero parte alla trasferta anche alcuni giocatori provenienti dalla Rugby Union irlandese a discapito di qualche rugbista gallese o scozzese.
Ma è di tre anni più tardi, 1899, il primo tour in cui furono presenti, tra i ventuno giocatori convocati, rappresentanti di tutte e quattro le “Home Nations”.
Le partite si svolsero in Australia e i britannici riportarono ben tre affermazioni su quattro ai danni della nazionale australiana, ma persero alcuni match (contro Metropolitan e Queensland).
Nell’estate del 1903 (Sud Africa), del 1904 e in quella del 1908 (entrambi in Australia e Nuova Zelanda) si svolsero altre tre spedizioni non ufficiali.
Nel 1908 la selezione inviata nell’emisfero australe comprendeva solamente giocatori inglesi e gallesi.
Il Rugby dell’emisfero Sud era però cresciuto molto e la formazione britannica riuscì ad ottenere solo qualche buon risultato al fronte di nette sconfitte contro gli “All Blacks” neozelandesi.


1910 E LE GUERRE
Nel 1910 per la prima volta sono i dirigenti delle quattro “Home Unions” a selezionare i giocatori della British Isles Rugby Union Team.
Per questo motivo il tour in Sud Africa dell’estate 1910 viene riconosciuto come il primo ufficiale della storia dei “Lions”.
Questo appellativo peraltro non è ancora stato attribuito alla formazione anglosassone e verrà coniato solamente nel 1924, sempre in terra sudafricana, quando sulla casacca della rappresentativa comparve per la prima volta l’immagine di un leone, a simboleggiare la forza e l’orgoglio dei popoli britannici.
Nel 1910 i risultati delle British Isles non furono entusiasmanti e si registrarono parecchie sconfitte, al fronte di una sola affermazione nei tre match contro gli Springboks.
Passeranno poi ben 14 anni e una guerra mondiale prima della successiva partita dei Lions.
È il 12 luglio 1924 e i Leoni d’oltremanica perdono di misura 7-6 contro la selezione del Western Province.
Nei test match ufficiali il passivo è disastroso: quattro sconfitte su quattro contro il Sud Africa.
 È il preludio ad un quarto di secolo poco entusiasmante per i britannici.
Le uniche affermazioni arrivano contro le modeste squadre argentine in due tour, quello non ufficiale del 1927 e quello riconosciuto del 1936.
Nel 1930 in Nuova Zelanda e in Australia e successivamente nel 1938 in Sud Africa, i Lions tornano a casa con una sola vittoria in un test-match (10 settembre 1938, 21-16 sul Sud Africa a Città del Capo) e ben sette sconfitte.


IL DOPOGUERRA
Negli anni ’50, dopo la seconda guerra mondiale e dopo altri dodici anni senza incontri, viene organizzato un nuovo tour in Australia e Nuova Zelanda nel quale, per la prima volta, vengono adottati i colori che ancora oggi contraddistinguono la selezione britannica: maglia rossa, calzoncini bianchi e calzettoni verdi mandano in pensione la divisa dorata utilizzata fino ad allora.
I Lions qui ottengono alcuni buoni riscontri.
In Nuova Zelanda perdono di misura tre match contro gli All Blacks e ne pareggiano uno 9-9.
In Australia riescono a vincere quasi tutte le partite, compresi due test-match contro i Wallabies, perdendone una sola contro il XV del Nuovo Galles del Sud.
Progressi si registrano anche nel tour del 1955 in Sud Africa, quando i Lions, guidati dal capitano dell’Irlanda Robin Thompson, archiviano la serie di quattro test-match in parità, con due vittorie e due sconfitte contro gli Springboks.
I tour del 1959, 1962, 1966 e 1968 saranno considerati a posteriori come tappe di avvicinamento a quelli dei trionfali successi di inizio anni ‘70.
In questi quattro tour i Lions registrano risultati altalenanti, con cinque vittorie (quattro delle quali sull’Australia e una sulla Nuova Zelanda) e tredici sconfitte complessive.
Nel 1966, dopo quattro batoste contro gli All Blacks, i Lions affrontarono per la prima volta una formazione del proprio emisfero in un incontro ufficiale: il Canada, sconfitto agilmente a Toronto.


ANNI 70 E GLI IMBATTIBILI LIONS
La generazione di fenomeni nata in Galles una ventina di anni prima è pronta alla consacrazione internazionale.
Sono i Lions “made in Wales” della formidabile mediana Barry John-Gareth Edwards, dell’ala Gerald Davies, dell’estremo J.P.R.Wiliams, del capitano John Dawes e del coach Carwyn James, senza dimenticare l’esperto seconda linea irlandese Willie John McBride e il pilone scozzese Ian McLauchlan.
I British Lions perdono la partita d’esordio contro la regione del Queensland.
Poi inanellano una serie di quindici vittorie consecutive, tra cui quella contro i giovani “New Zealand Maori”. Gerald Davies dirà a proposito di quel match: “Crebbe la fiducia in noi stessi e iniziammo a credere nella possibilità di battere gli All Blacks”.
La cosa avvenne puntualmente: a Dunedin i Leoni si impongono per 9-3 con due piazzati e una meta contro un solo piazzato dei padroni di casa.
Nel secondo incontro, a Christchurch, forse troppo sicuri dei propri mezzi, perdono per 22-12.
La rivincita è a Wellington, 13-3 per il Lions che si portano in vantaggio 2-1 nel conto delle sfide.
Il quarto e decisivo incontro sancisce la vittoria complessiva dei Lions.
Nello storico Eden Park di Auckland gli anglosassoni entrano nel paradiso del rugby.
Un 14-14 che fa storia, con il drop di J.P.R. Williams che porta in vantaggio a pochi minuti dal termine la formazione in maglia rossa, e col successivo controsorpasso mancato dai neozelandesi.
Pareggio e primo tour vinto dai Lions in terra neozelandese.
Nel 1974 l'ossatura della squadra è sempre quella del leggendario Galles anni ‘70 e le vittorie sono ancora più altisonanti di quelle di tre anni prima.
In Sud Africa i Lions realizzano il tour “quasi perfetto”, figlio di 21 vittorie e di un solo pareggio contro gli Springboks.
Nei quattro test match disputati la serie si chiude con un netto 3-0: la vittoria nella “battaglia dello stadio Boet Erasmus”.
Il 13 luglio 1974, a Port Elizabeth dopo le prime due affermazioni degli “ospiti”, si affrontano per la terza volta Springboks e Lions.
I precedenti due match erano stati delle vere e proprie guerre, così come tutti gli incontri di contorno disputati fino ad allora, conditi da intimidazioni psicologiche e interventi violentissimi da parte dei padroni di casa.
I Sud Africani, coperti dall’arbitro, sempre originario del paese ospitante, basavano il loro gioco sullo scontro fisico e sull’intimidazione.
In quel match del 13 luglio però, i dirigenti britannici decisero di reagire con quella che passerà alla storia come “la infame chiamata 99”.
In pratica non appena il gioco si sarebbe inasprito in maniera particolare, il capitano Wille John McBride avrebbe dovuto chiamare lo schema “99” (da 999, il numero telefonico di emergenza britannico) e i Lions si sarebbero dovuti scagliare istantaneamente e nello stesso istante sullo Springboks più vicino, consci del fatto che l’arbitro non avrebbe potuto espellerli tutti quanti.
Così avvenne e quella ribellione collettiva passò alla storia come “The Infamous Call 99”, all’interno del match di Rugby più violento che la storia ricordi, finito, 29-8 per i Lions.
Nel 1977 in Nuova Zelanda i Lions vincono uno solo dei quattro test-match contro gli All Blacks.
I primi due tour degli anni ‘80 saranno sulla falsariga del precedente: 1-3 nella serie sudafricana del 1980, 0-4 in quella neozelandese del 1983, nonostante una valanga di affermazioni sulle altre rappresentative incontrate.
La nascita, nel 1987, della Coppa del Mondo di Rugby crea ordine nel calendario internazionale e assegna una cadenza quadriennale ai Tour dei Lions a partire dal 1989.
Nel 1993 infatti, il “Rugby Union”, così come lo chiamano gli anglosassoni, abbandona il suo status di dilettantismo e abbraccia il professionismo.
Intanto negli ultimi tour dilettantistici, datati 1989 e 1993, i Lions viaggiano a corrente alternata: nel 1989 riportano 11 vittorie su 12, perdendo un solo match contro l’Australia e totalizzando un complessivo 2-1. Nel 1993 perdono 2-1 la serie contro la Nuova Zelanda e vincono sei dei restanti sette match di contorno.


GLI ANNI 90 E IL PROFESSIONISMO
Con l’avvento del professionismo gli osservatori avevano previsto un rapido declino della centenaria selezione, ma presero un colossale granchio.
Difatti, dopo i tour del 1997 (2-1 sul Sud Africa) e del 2001 (1-2 con l’Australia), indipendentemente dai risultati sul campo l’interesse del pubblico è cresciuto a dismisura.
Questo proprio grazie all’avvento del professionismo, alle televisioni ed al carisma ed alla popolarità dei giocatori più bravi.
Il tour del 2005 si è svolto in Nuova Zelanda e gli All Blacks hanno vinto la serie 3-0.
Nel 2009 in Sud Africa i Lions sono stati sconfitti 2-1.
Infine il tour australiano del 2013 si chiude con una vittoria per 2-1 sull'Australia, grazie ad un meraviglioso Halfpenny.
Prossimo Tour, nel 2017, in Nuova Zelanda.




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