Frank Worthington fu un buon attaccante inglese, anche se frenato dagli eccessi alcolici e di droga.
A 18 anni firma per l'Huddersfield Town dove rimarrà sino al 1972, segnando 41 reti in 171 match.
Frank non indossava parastinchi e spesso le calze gli arrivavano alle caviglie, inoltre come detto aveva la reputazione di godersi la bella vita.
Attaccante forte fisicamente, alto ma con un'ottima tecnica di base che gli permette di saltare avversari in dribbling.
Dirà più di una volta che “il modo in cui gioco per me è più importante del risultato della mia squadra”.
E’ un individualista.
Lo è nel campo di calcio e lo è nella vita.
Il suo idolo assoluto è Elvis Presley.
La sua passione le donne.
Nel 1972 esce regolarmente con Miss Great Britain (Elizabeth Robinson) ma non si limita certo a lei.
La svolta della sua carriera sarebbe potuta avvenire quando viene adocchiato da Bill Shankly, manager del Liverpool (vincitore di 3 Campionati, 2 FA Cup ed 1 Coppa UEFA).
Frank è un noto frequentatore del "The Royal Swan" di Huddersfield.
Proprio nella partita contro il Liverpool è protagonista di una bruttissima partita.
Fatto sta che più o meno una settimana dopo arriva la chiamata di Bill Shankly (dopo una partita contro il Coventry).
Worthington non si presenta benissimo all'appuntamento della firma del contratto.
“Figliolo, non ti bastano i soldi che guadagni con il calcio? Fai anche i turni di notte in fabbrica?”
Leggenda vuole che queste furono le parole di Shankly appena lo vide.
La pressione sanguigna è completamente fuori norma per uno di neppure 24 anni.
Shankly però non si rassegna e concede al giocatore un periodo di pausa, Frank se ne va a Maiorca.
Quando ritorna dalla vacanza, il Liverpool si rifiuta di mettere sotto contratto il giocatore e di pagare le 150.000 sterline richieste dall’Huddersfield per il suo cartellino.
Per lui sfuma l’opportunità di entrare in uno dei team più prestigiosi del mondo (che di lì a poco vincerà 4 Coppe Campioni in 8 anni).
L’Huddersfield retrocede invece in Seconda Divisione.
L’unica offerta concreta per lui arriva dal Leicester.
Sempre in quella estate, quella del suo frustrato passaggio al Liverpool, Sir Alf Ramsey lo convoca per l’under 23 inglese.
Worthington si presenta con stivali da cowboy, una maglietta di seta rossa e una giacca di pelle color giallo limone.
“Ma questo viene con noi a giocare a calcio o va all’Isola di Wight?” si domanda un più che perplesso Ramsey.
Al Leicester mostra appieno tutte le sue qualità.
Segna regolarmente ma soprattutto gioca in maniera sublime.
Nel 1974, con Joe Mercer Selezionatore della Nazionale inglese, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali tedeschi, finalmente Frank trova spazio anche in Nazionale.
Gioca 8 partite, segna 2 gol ma il suo stile di gioco, la sua tecnica, il suo amore per la giocata di fino fanno innamorare gran parte dei tifosi inglesi.
Poco dopo però arriverà Don Revie, ex-manager del Leeds United.
Per “pazzi” come Frank non c’è posto nella Nazionale organizzata, disciplinata ed efficiente che ha in mente Revie.
“Lui voleva degli “yes-men pronti ad immolarsi per le sue assurde tattiche, ad ascoltare per ore i report sulle squadre avversarie e a provare e riprovare i suoi schemi” dirà Worthington in merito alla sua esclusione dalla Nazionale.
Al Leicester, Worthington rimarrà ben cinque stagioni, segnando con regolarità e giocando sempre ad ottimi livelli.
La sua vita fuori dal campo non cambierà di una virgola.
Miss Gran Bretagna e Miss Barbados sono solo due delle tantissime conquiste di Frank che continuerà a frequentare locali, a bere come se non ci fosse un domani e anche, come da lui stesso ammesso nella sua celebre autobiografia “One Hump or Two ?” a sperimentare diversi tipi di droghe, leggere e meno leggere.
Dopo la parentesi al Leicester è il suo vecchio Manager Ian Greaves che lo porta a Bolton, in Seconda Divisione.
Con i suoi gol il Bolton torna in First Division e addirittura nella prima stagione nell’elite del calcio inglese Frank Worthington vincerà la classifica marcatori segnando ben 24 reti e arrivando davanti a gente del calibro di Kenny Dalglish e Frank Stapleton.
Proprio in questa stagione Frank segnerà uno dei gol più belli e “geniali” di tutta la storia del calcio (contro l'Ipswich Town).
Dopo il Bolton inizierà per Frank un lungo girovagare tra Inghilterra e Stati Uniti.
Esperienze più o meno positive, tra cui sicuramente spiccano quella successiva al Birmingham e la breve parentesi ad Elland Road con il Leeds.
Alla domanda “Frank, pare che ora passati abbondantemente i 30 anni tu abbia messo la testa a posto?” gli chiede un giornalista televisivo.
“Assolutamente vero amico mio! Prima uscivo sette sere su sette.
Obiettivamente non è possibile per un giocatore professionista! Ora esco solo sei sere su sette!
Si ritirerà a 40 anni.
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lunedì 11 giugno 2018
La Storia Di Frank Worthington: Alcol, Droghe e Belle Donne
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mercoledì 6 giugno 2018
La Storia Di Barry Sheene: Incidenti, Viti In Corpo e Metal Detector
“Era una persona dai tratti nobili, viveva in un castello in Inghilterra, aveva un elicottero e una moglie bellissima che non guardava mai nessuno negli occhi”
Barry Sheene ("uomo d'acciaio"), classe 1950, nato a Londra si è goduto tutto della vita, dalla fama immensa (due titoli nelle 500 cc) al dolore passando per decine e decine d'incidenti ed operazioni chirurgiche.
Diventato famoso per il numero 7 sulla carena della sua moto, anche da campione del mondo (il primo e l’unico a farlo per anni), il Paperino di Disney sul casco per la buona sorte e una senza-filtro appesa alle labbra in griglia con addosso la tuta di pelle colorata e sponsorizzata (un pioniere dopo i tempi del “tutto nero” ).
Dedito alla bella vita, beveva, fumava e nell'epoca in cui erano pochi i piloti che percepivano compensi alti, si presentava in circuito con una Rolls Royce targata 7 BSR.
Si accompagnava stabilmente (almeno in pubblico) con Stephanie, ex coniglietta di Penthouse.
Negli anni ’70 Sheene è per le moto quello che James Hunt (altro inglese) è per la F1.
I due sono amici e formano inevitabilmente una coppia esplosiva che manifesta tutto il suo potenziale durante la trasferta in Giappone del mondiale ’76 di Formula 1.
La leggenda vuole che la preparazione per gara decisiva del biondo della McLaren non sia delle più convenzionali: pare che i due compari ricevano in albergo la cortese visita di una trentina di hostess della British Airways e di un numero imprecisato di tifose locali nel corso della loro permanenza giapponese. Per la cronaca quel mondiale termina con il titolo ad Hunt.
IL TERRIBILE INCIDENTE A DAYTONA
Daytona, Florida, test della 200 miglia del 1975 per le “big bikes” da 750 cc.
A oltre 270 km/h in piena curva sopraelevata il pneumatico posteriore della Suzuki esplode.
Polso, braccio, costole, vertebre, caviglia, femore tutto in pezzi.
Ci vogliono oltre 30 placche e viti per rimettere tutto insieme.
Sheene: “Se fossi un cavallo da corsa, mi abbatterebbero”
Quel giorno del ’75 una troupe televisiva della BBC è presente sul tracciato della Florida per tracciare un profilo del talento emergente del motociclismo inglese.
Dall’incidente al ricovero tutto viene ripreso come in un “The Truman Show” degli anni ’70.
Sheene, da gran comunicatore qual è, lascia fare, perché capisce che quello può essere un gran colpo, che certamente non rende meno duro l’asfalto a 270 ma lo consegna all’Inghilterra intera e al mondo del motorsport come una superstar.
Dopo Daytona ci sono tante vittorie e altri schianti (Paul Ricard ‘80 con amputazione del mignolo e Silverstone ’82 con frattura di entrambe le gambe su tutti), con altre placche e altre viti, ma Sheene ritorna sempre in sella contro tutti e tutti, fino al 1984 anno dell’ultimo podio e del ritiro dalle corse.
Quindici anni di corse gli hanno lasciato tanta di quelle viti in corpo che per lui è impossibile passare un metal detector aeroportuale senza farlo suonare (gira il mondo con le radiografie in borsa!).
Si parla di 67 fratture in totale.
LA MORTE NEL 2003
Sheene se ne è andato presto, quando aveva solo 53 anni, per via di un tumore.
Si era trasferito in Australia dove il clima lo aiutava a patire meno per le ossa distrutte rispetto all’umida Inghilterra. Faceva il commentatore del motomondiale per la TV australiana, conoscendo tre lingue e la tecnica dei motori.
Era rimasto nell’ambiente che gli aveva dato tutto e preso molto.
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lunedì 28 maggio 2018
La Storia Di Leon McKenzie: I Divorzi, Il Tentato Suicidio, Il Carcere e La Boxe
Leon McKenzie, nato a Croydon (Londra), iniziò la sua carriera calcistica con il Crystal Palace, facendo il suo debutto durante la stagione 1995/96.
Fu un qualcosa di strano, visto che veniva da una famiglia di pugili.
Infatti papà Clinton e zio Duke erano stati entrambi campioni europei e britannici (il papà) e mondiale (lo zio, oggi apprezzato commentatore TV).
Pugile è stato anche il fratello di Clinton e Duke, Winston McKenzie, ma dopo un problema alla retina fu costretto a dire addio a questo sport.
Tornando a Leon, nel 1997 andò in prestito al Fulham e nel 1998 al Peterborough United, dove segnò 9 gol in 15 partite.
Dal 2000 in poi, al Peterborough, ci rimase.
In tre anni a London Road fu in grado di segnare 49 gol in 103 partite.
Per 325.000 sterline poi venne venduto al Norwich, facendo una doppietta al suo debutto permettendo di battere i rivali dell'Ipswich Town a Portman Road.
Grazie alle sue reti il Norwich venne promosso in Premier League nel 2003/04, nonostante una buona stagione i canarini non riusciranno ad evitare la retrocessione.
Si ricorda però la sua grande prestazione (con tanto di rete) che permise al Norwich di battere il Manchester Utd di sir Alex Ferguson.
I DUE DIVORZI, LA DEPRESSIONE, IL TENTATO SUICIDIO E IL CARCERE
La stagione 2005/06 per McKenzie fu molto difficile in quanto interrotta da infortuni e problemi personali (tra cui problemi con la moglie che lo porteranno al divorzio).
L'anno successivo firmò per il Coventry City, ironia della sorte l'esordio con la nuova maglia sarebbe dovuto essere proprio con il Norwich, tuttavia, McKenzie non potè prendere parte al match per una clausola nel suo trasferimento.
Fece il suo debutto ancora contro l'Ipswich Town a Portman Road.
Prima di venire nuovamente tormentato dagli infortuni, disputò una buona stagione.
Nella stagione 2008/09 segnò nell'esordio stagionale contro il suo vecchio club, il Norwich City.
Fu il 100esimo gol della sua carriera, festeggiò sollevandosi la maglietta per mostrare il numero "100".
Verrà ammonito per ciò.
Poi passò al Charlton ed è qui che inizia il momento di carriera più brutto per Leon.
Segnò solo 1 gol e venne rilasciato dopo la stagione 2009/10.
Salgono a 2 i divorzi con le mogli (anche i suoi genitori si erano separati quando lui aveva 8 anni) ed è qui che McKenzie inizia a soffrire di una grave forma di depressione, provando anche il suicidio.
Chiamo il padre Clinton per dirgli "addio", quest'ultimo però riuscì miracolosamente a salvarlo negli ultimi secondi di semi-coscienza in una vuota stanza d'albergo a Bexleyheath.
La sorella Trecey si era tolta la vita a 23 anni.
L'8 settembre 2010 firmò un contratto con il Northampton Town fino alla fine della stagione 2010/11.
Al termine del 2011 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato ma l'anno successivo torna a giocare con il Corby Town nella Conference North, prima del definitivo ritiro nel 2013.
Chiude la carriera con 118 gol in 405 partite.
Nel 2012 finisce anche in carcere (6 mesi) per non aver pagato multe comminate per eccesso di velocità.
McKenzie: "Ero così spaventato. Finii in una prigione di categoria A con assassini, stupratori e pedofili. Condivisi la cella con queste persone. La cosa divertente è che ebbi tanto rispetto lì dentro. Un ragazzo mi disse: "Ho ucciso sette persone. Te cosa hai fatto?'
"La mia testa era offuscata e ho commesso alcuni errori alla guida. Non ero mai stato nei guai con la legge. Ho fatto un errore, sono stato stupido. Sono sicuro che molte persone lo hanno fatto.
Quando sei depresso non pensi alla logica, alle cose giuste. Ti senti solo ed isolato"
LA NUOVA CARRIERA NELLA BOXE
La volontà di combattere una grande battaglia, quella che riguarda la sua rinascita, morale, spirituale, mentale e fisica, porta Leon verso il ring, in qualche modo verso il destino legato alla sua famiglia.
A 34 anni infatti, debutta sul quadrato, come il papà, come lo zio.
E subito manda KO due volte il suo avversario, John Mason.
È un grande inizio di una nuova carriera, soprattutto è la rinascita di una nuova vita.
McKenzie: "La gente oggi mi dice 'quindi ora stai bene, Leon, perché stai facendo belle cose nel Pugilato?' Io rispondo 'No, soffro ancora, ma ho imparato ad affrontare questi problemi e so come recuperare. Questa è la differenza' "
Con 5 vittorie e un match pari si presenta sul ring per conquistare il suo primo titolo master pro.
Contro il croato Ivan Stupalo non è affatto favorito ma all'interno della York Hall, tempio londinese del Boxe, resiste per le dieci riprese di cui è composto l'incontro e poi i giudici lo premiano con la corona: è lui il nuovo campione.
"È stato un match lungo e faticoso", ha detto Leon dopo la proclamazione.
"Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino, in questa mia nuova avventura. Faccio fatica a credere davvero di poter vivere questi momenti, soprattutto se penso a cinque anni fa... Grazie a Dio, che mi ha dato la forza di svoltare. Il mio viaggio continua".
Al destino di famiglia non si può sfuggire, soprattutto se ti aiuta a rinascere.
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Fu un qualcosa di strano, visto che veniva da una famiglia di pugili.
Infatti papà Clinton e zio Duke erano stati entrambi campioni europei e britannici (il papà) e mondiale (lo zio, oggi apprezzato commentatore TV).
Pugile è stato anche il fratello di Clinton e Duke, Winston McKenzie, ma dopo un problema alla retina fu costretto a dire addio a questo sport.
Tornando a Leon, nel 1997 andò in prestito al Fulham e nel 1998 al Peterborough United, dove segnò 9 gol in 15 partite.
Dal 2000 in poi, al Peterborough, ci rimase.
In tre anni a London Road fu in grado di segnare 49 gol in 103 partite.
Per 325.000 sterline poi venne venduto al Norwich, facendo una doppietta al suo debutto permettendo di battere i rivali dell'Ipswich Town a Portman Road.
Grazie alle sue reti il Norwich venne promosso in Premier League nel 2003/04, nonostante una buona stagione i canarini non riusciranno ad evitare la retrocessione.
Si ricorda però la sua grande prestazione (con tanto di rete) che permise al Norwich di battere il Manchester Utd di sir Alex Ferguson.
I DUE DIVORZI, LA DEPRESSIONE, IL TENTATO SUICIDIO E IL CARCERE
La stagione 2005/06 per McKenzie fu molto difficile in quanto interrotta da infortuni e problemi personali (tra cui problemi con la moglie che lo porteranno al divorzio).
L'anno successivo firmò per il Coventry City, ironia della sorte l'esordio con la nuova maglia sarebbe dovuto essere proprio con il Norwich, tuttavia, McKenzie non potè prendere parte al match per una clausola nel suo trasferimento.
Fece il suo debutto ancora contro l'Ipswich Town a Portman Road.
Prima di venire nuovamente tormentato dagli infortuni, disputò una buona stagione.
Nella stagione 2008/09 segnò nell'esordio stagionale contro il suo vecchio club, il Norwich City.
Fu il 100esimo gol della sua carriera, festeggiò sollevandosi la maglietta per mostrare il numero "100".
Verrà ammonito per ciò.
Poi passò al Charlton ed è qui che inizia il momento di carriera più brutto per Leon.
Segnò solo 1 gol e venne rilasciato dopo la stagione 2009/10.
Salgono a 2 i divorzi con le mogli (anche i suoi genitori si erano separati quando lui aveva 8 anni) ed è qui che McKenzie inizia a soffrire di una grave forma di depressione, provando anche il suicidio.
Chiamo il padre Clinton per dirgli "addio", quest'ultimo però riuscì miracolosamente a salvarlo negli ultimi secondi di semi-coscienza in una vuota stanza d'albergo a Bexleyheath.
La sorella Trecey si era tolta la vita a 23 anni.
L'8 settembre 2010 firmò un contratto con il Northampton Town fino alla fine della stagione 2010/11.
Al termine del 2011 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato ma l'anno successivo torna a giocare con il Corby Town nella Conference North, prima del definitivo ritiro nel 2013.
Chiude la carriera con 118 gol in 405 partite.
Nel 2012 finisce anche in carcere (6 mesi) per non aver pagato multe comminate per eccesso di velocità.
McKenzie: "Ero così spaventato. Finii in una prigione di categoria A con assassini, stupratori e pedofili. Condivisi la cella con queste persone. La cosa divertente è che ebbi tanto rispetto lì dentro. Un ragazzo mi disse: "Ho ucciso sette persone. Te cosa hai fatto?'
"La mia testa era offuscata e ho commesso alcuni errori alla guida. Non ero mai stato nei guai con la legge. Ho fatto un errore, sono stato stupido. Sono sicuro che molte persone lo hanno fatto.
Quando sei depresso non pensi alla logica, alle cose giuste. Ti senti solo ed isolato"
LA NUOVA CARRIERA NELLA BOXE
La volontà di combattere una grande battaglia, quella che riguarda la sua rinascita, morale, spirituale, mentale e fisica, porta Leon verso il ring, in qualche modo verso il destino legato alla sua famiglia.
A 34 anni infatti, debutta sul quadrato, come il papà, come lo zio.
E subito manda KO due volte il suo avversario, John Mason.
È un grande inizio di una nuova carriera, soprattutto è la rinascita di una nuova vita.
McKenzie: "La gente oggi mi dice 'quindi ora stai bene, Leon, perché stai facendo belle cose nel Pugilato?' Io rispondo 'No, soffro ancora, ma ho imparato ad affrontare questi problemi e so come recuperare. Questa è la differenza' "
Con 5 vittorie e un match pari si presenta sul ring per conquistare il suo primo titolo master pro.
Contro il croato Ivan Stupalo non è affatto favorito ma all'interno della York Hall, tempio londinese del Boxe, resiste per le dieci riprese di cui è composto l'incontro e poi i giudici lo premiano con la corona: è lui il nuovo campione.
"È stato un match lungo e faticoso", ha detto Leon dopo la proclamazione.
"Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino, in questa mia nuova avventura. Faccio fatica a credere davvero di poter vivere questi momenti, soprattutto se penso a cinque anni fa... Grazie a Dio, che mi ha dato la forza di svoltare. Il mio viaggio continua".
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venerdì 25 maggio 2018
Migliori Dispositivi Indossabili Per Attività Sportiva
In questo articolo vedremo i migliori dispositivi indossabili per l'allenamento sportivo.
Si tratta di Smartwatch, orologi indossabili, software e quant'altro che ottimizzano gli allenamenti (corsa, ciclismo, nuoto, etc) permettendo di misurare frequenza cardiaca, VAM, VO2 max, etc
SwimWatch (per chi nuota registra l'indice swolf, inerente l'efficienza della nuotata e quindi dello stile utilizzato, il numero di bracciate e quant'altro)
Garmin Forerunner 935 (GPS multisport per l'analisi delle prestazioni, rivelazione cardiaca al polso, profili sport integrati)
Apple Watch Nike+ (GPS ed altimetro integrati, resistente all'acqua e con tutte le funzioni canoniche dell'Apple Watch)
Polar V650 (Bike Computer con GPS integrato, possibilità di caricare mappe Open Street e VAM in tempo reale. Compatibilità con sensori di potenza)
Suunto Spartan Sport HR Blue (GPS Multisport e monitoraggio della frequenza cardiaca)
Wellness & Wireless Superop (Sfigmomanometro per la rivelazione di pressione e battito cardiaco)
Fitbit Flex 2 (Fitness tracker impermeabile. Led per monitorare il progresso giornaliero dell'attività fisica svolta)
Samsung Gear Fit2 Pro (Fitness band resistente all'acqua. GPS integrato, monitoraggio cardiaco, conteggio vasche e tempi)
Smartwatch (GPS integrato, cardiofrequenzimetro, giroscopio, altimetro, VO2 max cioè il massimo consumo di ossigeno)
SuperOp (rivelatore di forma, dispositivo che da una misurazione quotidiana di battito e pressione)
ReactionSync (si tratta di un software che ottimizza l'allenamento analizzando la condizione soggettiva sulla base di diverse variabili)
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Si tratta di Smartwatch, orologi indossabili, software e quant'altro che ottimizzano gli allenamenti (corsa, ciclismo, nuoto, etc) permettendo di misurare frequenza cardiaca, VAM, VO2 max, etc
SwimWatch (per chi nuota registra l'indice swolf, inerente l'efficienza della nuotata e quindi dello stile utilizzato, il numero di bracciate e quant'altro)
Garmin Forerunner 935 (GPS multisport per l'analisi delle prestazioni, rivelazione cardiaca al polso, profili sport integrati)
Apple Watch Nike+ (GPS ed altimetro integrati, resistente all'acqua e con tutte le funzioni canoniche dell'Apple Watch)
Polar V650 (Bike Computer con GPS integrato, possibilità di caricare mappe Open Street e VAM in tempo reale. Compatibilità con sensori di potenza)
Suunto Spartan Sport HR Blue (GPS Multisport e monitoraggio della frequenza cardiaca)
Wellness & Wireless Superop (Sfigmomanometro per la rivelazione di pressione e battito cardiaco)
Fitbit Flex 2 (Fitness tracker impermeabile. Led per monitorare il progresso giornaliero dell'attività fisica svolta)
Samsung Gear Fit2 Pro (Fitness band resistente all'acqua. GPS integrato, monitoraggio cardiaco, conteggio vasche e tempi)
Smartwatch (GPS integrato, cardiofrequenzimetro, giroscopio, altimetro, VO2 max cioè il massimo consumo di ossigeno)
SuperOp (rivelatore di forma, dispositivo che da una misurazione quotidiana di battito e pressione)
ReactionSync (si tratta di un software che ottimizza l'allenamento analizzando la condizione soggettiva sulla base di diverse variabili)
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sabato 19 maggio 2018
I Casi Di "Batting Out Of Turn" In MLB
"Batting Out Of Turn" nel Baseball e in generale in MLB non è una cosa che capita tutti i giorni, ma, soprattutto nelle partite di National League con i cambi di lanciatore e i double-switch, a volte vengono commessi errori di questo tipo.
Di cosa si tratta? Quando un battitore batte prima dell'ordine stabilito e diventa un corridore o viene eliminato e la squadra in difesa, prima dell'inizio della battuta successiva, se ne accorge, l'umpire chiama l'out sul battitore successivo nel lineup e annullano tutto ciò che è derivato dalla palla colpita dal battitore "fuori turno".
Il caso più recente è quello accorso una decina di giorni fa in Reds v Mets quando Asdrubal Cabrera viene messo secondo in battuta (davanti a Wilmer Flores) nel foglio consegnato agli arbitri e agli avversari, ma il maxi-schermo invertiva le posizioni.
Flores viene eliminato al piatto e Cabrera batte un doppio con due out nel primo inning.
A quel punto il manager dei Reds (Jim Riggleman) avverte gli arbitri che i Mets non hanno battuto secondo l'ordine stabilito.
Da quel momento si scatena il finimondo.
In un primo momento Cabrera viene chiamato out dagli arbitri, ma secondo il regolamento è invece Jay Bruce (cioè il battitore successivo appunto) a dover essere eliminato.
Nel 2016 a Washington, i Milwaukee Brewers mandarono a battere Ryan Braun invece di Jonathan Lucroy come terzo in battuta.
Il manager dei Nationals Dusty Baker andò a protestare e Braun fu chiamato out.
Circa dieci anni fa, furono i Reds che sbagliarono a fare il double-switch (cambio di posizione nel lineup del lanciatore e del sostituto in difesa) e seguirono l'ordine sbagliato.
Nel 2013 nella parte inferiore dell'ottavo inning, i Rangers apportarono alcune modifiche al lineup.
Geovany Soto entrò in partita come catcher battendo sesto mentre Beltre (entrato come esterno destro) batte quinto. In precedenza, l'esterno destro aveva battuto sesto e il catcher quinto.
Nella parte superiore del nono, Soto battè nell'ordine giusto.
Beltre invece battè fuori turno (era prima di Soto non dopo).
Jurickson Profar venne eliminato automaticamente, terminando l'inning.
Nel 2007 i Blue Jays si ritrovarono con due lineup diversi tra quello fissato nel dugout e quello consegnato agli arbitri.
Il primo at-bat della carriera di Dwight Evans, ex Red Sox e Baltimore Orioles fu irregolare, perchè battè al posto di Cooper, che era entrato come Evans a partita in corso.
Nel 1995 successe un casino impressionante a Montreal, tra Expos e Mets.
Quando Luis Aquino e Cliff Floyd entrarono in partita nella parte superiore del sesto inning, l'arbitro di casa, erroneamente decise che Aquino stava battendo quinto e Floyd nono.
Quando Floyd entrò come battitore numero 5, il manager di Mets, Dallas Green, segnalò che gli Expos non stavano rispettando l'ordine di battuta.
Felipe Alou degli Expos disse di avere inserito appunto Floyd quinto e Aquino nono e che fu l'arbitro a commettere l'errore.
Alou per tutta risposta venne espulso.
L'umpire poi permise a Floyd di battere, nonostante sapesse che non era il battitore giusto.
Poi però chiamò Aquino fuori per non aver rispettato l'ordine di battuta.
Dopo aver chiamato out Aquino, il prossimo battitore sarebbe dovuto essere quello nel sesto spot, Sean Berry.
Tuttavia, l'arbitro Don January decise che Aquino avrebbe dovuto battere nuovamente.
Poi Berry concluse l'inning con un ground out.
Quindi, Aquino battè due volte. Nonostante questa confusione vinsero gli Expos, 9-6.
Nel 1980 Dusty Baker, ai tempi ad Dodgers, fu mandato a battere nel turno di Cey, causando l'eliminazione di quest'ultimo, e poi, nel suo turno di battuta giusto, battè un fuoricampo da tre punti.
Ci fu anche un caso nella World Series del 1925 fra Senators e Pirates.
Questi sono solo qualche esempio, in realtà la storia della MLB ne è piena di questi errori:
Batting Out Of Turn (MLB)
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Di cosa si tratta? Quando un battitore batte prima dell'ordine stabilito e diventa un corridore o viene eliminato e la squadra in difesa, prima dell'inizio della battuta successiva, se ne accorge, l'umpire chiama l'out sul battitore successivo nel lineup e annullano tutto ciò che è derivato dalla palla colpita dal battitore "fuori turno".
Il caso più recente è quello accorso una decina di giorni fa in Reds v Mets quando Asdrubal Cabrera viene messo secondo in battuta (davanti a Wilmer Flores) nel foglio consegnato agli arbitri e agli avversari, ma il maxi-schermo invertiva le posizioni.
Flores viene eliminato al piatto e Cabrera batte un doppio con due out nel primo inning.
A quel punto il manager dei Reds (Jim Riggleman) avverte gli arbitri che i Mets non hanno battuto secondo l'ordine stabilito.
Da quel momento si scatena il finimondo.
In un primo momento Cabrera viene chiamato out dagli arbitri, ma secondo il regolamento è invece Jay Bruce (cioè il battitore successivo appunto) a dover essere eliminato.
Nel 2016 a Washington, i Milwaukee Brewers mandarono a battere Ryan Braun invece di Jonathan Lucroy come terzo in battuta.
Il manager dei Nationals Dusty Baker andò a protestare e Braun fu chiamato out.
Circa dieci anni fa, furono i Reds che sbagliarono a fare il double-switch (cambio di posizione nel lineup del lanciatore e del sostituto in difesa) e seguirono l'ordine sbagliato.
Nel 2013 nella parte inferiore dell'ottavo inning, i Rangers apportarono alcune modifiche al lineup.
Geovany Soto entrò in partita come catcher battendo sesto mentre Beltre (entrato come esterno destro) batte quinto. In precedenza, l'esterno destro aveva battuto sesto e il catcher quinto.
Nella parte superiore del nono, Soto battè nell'ordine giusto.
Beltre invece battè fuori turno (era prima di Soto non dopo).
Jurickson Profar venne eliminato automaticamente, terminando l'inning.
Nel 2007 i Blue Jays si ritrovarono con due lineup diversi tra quello fissato nel dugout e quello consegnato agli arbitri.
Il primo at-bat della carriera di Dwight Evans, ex Red Sox e Baltimore Orioles fu irregolare, perchè battè al posto di Cooper, che era entrato come Evans a partita in corso.
Nel 1995 successe un casino impressionante a Montreal, tra Expos e Mets.
Quando Luis Aquino e Cliff Floyd entrarono in partita nella parte superiore del sesto inning, l'arbitro di casa, erroneamente decise che Aquino stava battendo quinto e Floyd nono.
Quando Floyd entrò come battitore numero 5, il manager di Mets, Dallas Green, segnalò che gli Expos non stavano rispettando l'ordine di battuta.
Felipe Alou degli Expos disse di avere inserito appunto Floyd quinto e Aquino nono e che fu l'arbitro a commettere l'errore.
Alou per tutta risposta venne espulso.
L'umpire poi permise a Floyd di battere, nonostante sapesse che non era il battitore giusto.
Poi però chiamò Aquino fuori per non aver rispettato l'ordine di battuta.
Dopo aver chiamato out Aquino, il prossimo battitore sarebbe dovuto essere quello nel sesto spot, Sean Berry.
Tuttavia, l'arbitro Don January decise che Aquino avrebbe dovuto battere nuovamente.
Poi Berry concluse l'inning con un ground out.
Quindi, Aquino battè due volte. Nonostante questa confusione vinsero gli Expos, 9-6.
Nel 1980 Dusty Baker, ai tempi ad Dodgers, fu mandato a battere nel turno di Cey, causando l'eliminazione di quest'ultimo, e poi, nel suo turno di battuta giusto, battè un fuoricampo da tre punti.
Ci fu anche un caso nella World Series del 1925 fra Senators e Pirates.
Questi sono solo qualche esempio, in realtà la storia della MLB ne è piena di questi errori:
Batting Out Of Turn (MLB)
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mercoledì 16 maggio 2018
Grande Slam Nei Principali Sport: Chi C'è Riuscito
Per Grande Slam ci si riferisce ai principali tornei di un dato sport, vinti dallo stesso atleta, nella stessa annata.
Ovviamente si tratta di imprese al limite dell'impossibile quindi leggendarie.
CICLISMO
Giro D'Italia (Ita)
Tour De France (Fra)
Vuelta (Spa)
Mai successo.
GOLF
Masters (USA)
US Open (USA)
British Open (UK)
PGA Championship (USA)
Ci riuscì nel 1930 solo Bobby Jones (USA) ma ai tempi c'erano l'US Amateur e il British Amateur, oltre all'US Open e al Championship.
IPPICA
Triple Crown USA:
Kentucky Derby (USA)
Preakness Stakes (USA)
Belmont Stakes (USA)
Riusciti in 12.
Triple Crown UK:
2.000 Guiness Stakes (UK)
Epsom Derby (UK)
St.Leger Stakes (UK)
Riusciti in 15.
SALTO CON GLI SCI
Oberstdorf (Ger)
Garmisch Partenkirchen (Ger)
Innsbruck (Aut)
Bischofshofen (Aut)
Letteralmente qui il Grande Slam viene chiamato "Quattro Trampolini", a riuscirci in due: Swen Hannawald (Ger) nel 2002 e Kamil Stoch (Pol) nel 2018.
SNOOKER
UK Championship (UK)
The Masters (UK)
World Championship (UK)
Quattro hanno compiuto quest'impresa: Steve Davis (Ing) nel 1988, Stephen Hendry (Sco) nel 1990 e 1996, infine Mark Williams (Wal) nel 2003.
TENNIS
Australian Open (Aus)
Roland Garros (Fra)
Wimbledon (UK)
US Open (USA)
Impresa riuscita a Don Budge (USA) nel 1938 e a Rod Laver (Aus) nel 1962 e 1969.
Tra le donne: Maureen Connolly (USA) nel 1953, Margaret Court (Aus) nel 1970 e Steffi Graf (Ger) nel 1988.
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Ovviamente si tratta di imprese al limite dell'impossibile quindi leggendarie.
CICLISMO
Giro D'Italia (Ita)
Tour De France (Fra)
Vuelta (Spa)
Mai successo.
GOLF
Masters (USA)
US Open (USA)
British Open (UK)
PGA Championship (USA)
Ci riuscì nel 1930 solo Bobby Jones (USA) ma ai tempi c'erano l'US Amateur e il British Amateur, oltre all'US Open e al Championship.
IPPICA
Triple Crown USA:
Kentucky Derby (USA)
Preakness Stakes (USA)
Belmont Stakes (USA)
Riusciti in 12.
Triple Crown UK:
2.000 Guiness Stakes (UK)
Epsom Derby (UK)
St.Leger Stakes (UK)
Riusciti in 15.
SALTO CON GLI SCI
Oberstdorf (Ger)
Garmisch Partenkirchen (Ger)
Innsbruck (Aut)
Bischofshofen (Aut)
Letteralmente qui il Grande Slam viene chiamato "Quattro Trampolini", a riuscirci in due: Swen Hannawald (Ger) nel 2002 e Kamil Stoch (Pol) nel 2018.
SNOOKER
UK Championship (UK)
The Masters (UK)
World Championship (UK)
Quattro hanno compiuto quest'impresa: Steve Davis (Ing) nel 1988, Stephen Hendry (Sco) nel 1990 e 1996, infine Mark Williams (Wal) nel 2003.
TENNIS
Australian Open (Aus)
Roland Garros (Fra)
Wimbledon (UK)
US Open (USA)
Impresa riuscita a Don Budge (USA) nel 1938 e a Rod Laver (Aus) nel 1962 e 1969.
Tra le donne: Maureen Connolly (USA) nel 1953, Margaret Court (Aus) nel 1970 e Steffi Graf (Ger) nel 1988.
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giovedì 10 maggio 2018
Daryl Morey e Le Statistiche Avanzate In NBA: Moreyball
Laureato in informatica e specializzato in statistica, Daryl Morey è un innovatore per quanto riguarda le statistiche avanzate in NBA (Advanced Stats).
Le sue squadre si costruiscono con metodi analitici e statistici.
Nel mondo del Basket ha creato la % reale che dà maggior peso al tiro da 3 rispetto al tiro da 2 e ha sempre visto di cattivo occhio tiri poco remunerativi come i "Long Two".
Cioè niente tiri dal perimetro: o da 3 o penetrazioni.
Il suo stile di gioco è stato soprannominato “Moreyball” gioco di parole con Moneyball (di Billy Beane e degli Oakland Ahtletics, siamo in MLB).
Non a caso le squadre costruite da Morey sono sempre incentrate sul tiro da 3.
Va sottolineato però che Dean Smith, leggendario coach di North Caroline, già negli anni 50 parlava di punti e possessi.
Tra le mansioni di Smith c’era quella di comunicare ai giocatori due informazioni, all’intervallo e alla fine di ogni incontro: i punti segnati e quelli subiti, in relazione ai possessi giocati.
Charles Barkley (telecronista ed ex campione dei Rockets): "Morey è uno di quegli idioti che pensano solo alle statistiche. Ho sempre pensato che le statistiche siano merda.
Se Morey entrasse in questa stanza non saprei riconoscerlo.
Non ho mai messo i Rockets tra le contender per il titolo perché non lo sono, avere buone statistiche difensive non vuol dire essere una buona difesa, hanno concesso 118 punti (contro i Suns) e nessuna buona difesa concede 118 punti.
Sono stati una squadra mediocre per anni, poi hanno preso Harden e Howard pagandoli molti soldi. Ora parlano di statistiche, analytics e cose simili, ma se si basano solo su questo è chiaro che non hanno mai giocato a Basket e non hanno mai rimorchiato una ragazza all’high school"
Comunque PER (Player Efficiency Rating), Offensive Rating, Defensive Rating, etc sono molto utili per analizzare un team o un giocatore a 360 gradi, mettendo in luce dati inimmaginabili se portati all’estremo nel loro utilizzo.
PLAYER EFFICIENCY RATING (PER)
Il PER è una versione più sofisticata della classica Valutazione.
Tiene infatti conto di quasi tutti i parametri della Valutazione, ma, attraverso una serie di fattori e l’introduzione del Pace (Ritmo) di squadra e di Lega, permette di avere un valore univoco di riferimento, posto pari a 15.00 (valore oltre 25.00 è da MVP); in questo modo è possibile confrontare l’efficienza di tutti i giocatori, dato che il loro apporto statistico è normalizzato su una scala comune.
I contributi difensivi sono limitati a palle rubate, stoppate e falli commessi: quindi il classico giocatore 3&D che produce poco in attacco avrà maggiori difficoltà a raggiungere alti valori PER, ma questo non significa che non sia utile quando è in campo.
OFFENSIVE RATING
Il valore dell'Offensive Rating di una squadra (o di un singolo giocatore) equivale ai punti segnati da questa su una base di 100 possessi.
L'Offensive Rating rappresenta meglio l'efficienza offensiva di una squadra rispetto alla più semplice " Punti segnati per Partita ".
Questo perchè, a seconda del tipo di gioco e del ritmo, una squadra può giocare più o meno possessi a partita.
Una squadra che gioca con un ritmo più alto tenderà a segnare sempre più punti di una squadra con un ritmo più basso, ma ciò non vuol dire che questa abbia un attacco migliore.
DEFENSIVE RATING
Numero di punti concessi da una squadra o da un giocatore agli avversari ogni 100 possessi.
Si ipotizza che i cinque difensori in campo siano equamente bravi a forzare palle perse e ostacolare tiri e si suddividono quindi i tiri sbagliati e le palle perse degli avversari in base ai minuti in campo dei singoli difensori.
POINTS PRODUCTED PER SCORING POSSESSION PER GAME
Sono i punti che il singolo giocatore riesce a produrre in base ai suoi possessi che si concludono con un tiro realizzato o tentato (da 1, 2 o 3 punti) o con una palla persa.
Trovato questo valore di punti lo si media per il numero di partite per ottenere la produzione di punti del giocatore a partita.
TRUE SHOOT PERCENTAGE
Percentuale al tiro che tiene conto solo dei tiri da 3 e dei liberi.
ADVANCED DEFENSIVE METRICS FOR NBA
Questo è il primo fondato e strutturato tentativo di quantificare l’impatto difensivo individuale di un giocatore.
La definizione di Counterpoints? «La media ponderata dei punti segnati contro uno specifico difensore, per 100 possessi».
Per comprendere l’impatto di questo studio basti sapere che si stima che solo il 10% del totale dei dati statistici attualmente disponibili riguarda la metà campo difensiva.
TIRI DAL CAMPO E PERCENTUALI
Le statistiche “Tiro da 2” e “Totale tiri” sono inutili e fuorvianti perchè tirare da 40 cm è diverso da tirare da 6 metri.
E lo stesso vale per i tiri totali dove vengono considerati anche i tiri da 3.
Vanno comparate solo conclusioni che ha senso comparare.
Dal punto di vista della percentuale, l’unico dato da fornire è quello della cosiddetta percentuale “reale”, cioè quella che dà maggior valore ad un canestro realizzato da 3 rispetto ad uno da 2 e permette di comparare davvero le percentuali di un tiratore con quelle di un centro che segna solo da sotto il canestro.
Accanto a questo dato, sarebbe opportuno fornire la cosiddetta “True Shooting Percentage”, cioè quella che mette nel conto anche i tiri liberi (con valore naturalmente inferiore ai canestri dal campo).
ASSIST
L'occhio elettronico dovrebbe determinare cosa sia o meno un assist sulla base del tempo che intercorre tra passaggio, ricezione e tiro.
Dire che ogni passaggio che produce un tiro entro “x” decimi di secondo è un assist è un dato oggettivo.
Inoltre, sarebbe il caso di tenere conto di chi riceve quel passaggio, in modo da stabilire quali sono le intese più produttive all’interno di una squadra o una lega.
RIMBALZI DIFENSIVI ED OFFENSIVI
Divisione netta tra rimbalzi offensivi e difensivi, che non hanno alcuna relazione tra di loro.
Vero che alcune doti fisiche e tecniche sono utili per catturare sia gli uni che gli altri, ma finisce lì. Quello che davvero ci interessa è invece sapere in che zona del campo i rimbalzi vengono catturati, oltre che da chi.
Le telecamere di cui abbiamo parlato ci possono anche fornire quanti rimbalzi vengono presi da un determinato giocatore quando ha una possibilità oggettiva di catturare il pallone.
PALLE PERSE E RECUPERI
Non si può mischiare un brutto passaggio, una violazione di passi ed un fallo in attacco.
Non si possono considerare identiche palle perse che conducono ad un immediato contrattacco (Live Ball Turnovers) e situazioni in cui il tempo si ferma.
E’ ora di creare una tabella palle perse molto più utile rispetto ad un dato aggregato che lascia il tempo che trova.
Idem per i recuperi, naturalmente.
VALUTAZIONE E PLUS/MINUS
Un punto segnato ed un fallo subito (magari perché l’avversario lo spende volontariamente) non possono avere, mai e poi mai, lo stesso valore.
PLAYER TRACKING
Qui si raggruppano le statistiche analizzate dal sistema Sport VU, composto da sei telecamere piazzate sui soffitti di ogni arena NBA, che permette di monitorare dall’alto il movimento di ogni singolo atleta presente sul parquet di gioco.
Tutte le informazioni vengono incluse in questa categoria, che abbonda di un enorme quantità di dati utili per definire meglio le prestazioni dei giocatori, come ad esempio i tiri presi in situazioni di "Catch And Shoot" o la velocità media con cui si muovono, insieme alla distanza percorsa a partita.
Per "Drives" si intende quante volte un giocatore si avvicina a canestro all’interno dei 3 metri partendo da una distanza maggiore di 6 metri.
Sono esclusi i contropiedi ma si tiene conto di quanti punti vengono segnati ogni volta che ci si avvicina al ferro.
Spostandoci nella metà campo difensiva, invece, una statistica interessante è quella denominata "Rebounding Opportunities": cioè numero di volte che un giocatore si trova a circa 1 metro dalla zona di un rimbalzo.
Misura il numero di rimbalzi catturati da un giocatore rispetto al numero di quelli disponibili, sia se il rimbalzo è contestato da un avversario sia se è stato deviato verso un compagno.
PLAY TYPE
Questa è un'altra categoria importante delle Advanced Stats.
Qui si analizza quello che avviene in ogni giocata all’interno di una partita per produrre ciò che si è prefissati, che può essere una transizione offensiva ad esempio.
Synergy Sports cataloga tutte le azioni che prendono parte appunto in ogni situazione di gioco di ogni gara, per dare a tutti una visione maggiore su come giocatori e squadre eseguono attacco e difesa.
I 13 RUOLI
L’ingegnere Muthu Alagappan, dell’università di Stanford, ha sviluppato un modello che riconosce 13 ruoli di gioco, anziché i 5 tradizionali (il che gli è valso un premio della MIT Sloan Sports Analytic Conference); tra questi, ci sono definizioni come “Scoring Rebounder” o “Jump-shooting Ball-handlers”.
Alagappan: "Molto spesso ottengo dei risultati che, secondo me, non hanno senso da un punto di vista cestistico. Sono logici da un punto di vista matematico, ma quel che mi chiedo è dove sto sbagliando, in termini di scelta dei dati o di metriche, che porta il software a non capire quel che gli viene chiesto. Il gradino è tutto lì, il software lavorerà sempre in modo corretto, ma tutto sta nell’affidargli il compito giusto, e per farlo ricorro all’intuito"
L'ENTROPIA DELL'ATTACCO E IL TRIANGOLO DEI LAKERS
Jennifer Fewel e Dieter Armbruster, hanno condotto uno studio interessante relativo ai Playoffs 2010; creando una mappa dei passaggi, dimostrando, cifre alla mano, che il Triangolo dei Lakers (che vinsero il titolo) è il sistema migliore per distribuire il pallone, spiegando, da un punto di vista matematico, quel che Tex Winter ha sempre saputo: se ci sono cinque passatori in campo, la difesa deve prendere in considerazione un numero maggiore di potenziali minacce.
Maggiore è l’entropia dell’attacco (ossia l’apparente casualità) e maggiori saranno le chance di vittoria.
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