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sabato 7 febbraio 2026

La Storia Di Ron Williamson: L’Ingiusta Condanna Che Sconvolse l’America (MLB)

La storia di Ron Williamson, ex giocatore degli Oaklans Athletics, fu molto particolare perchè venne accusato ingiustamente dell'omicidio di Debbie Carter e salvato 5 giorni prima dell'esecuzione (iniezione letale) grazie al DNA e alla saliva che apparteneva ad uno dei suoi accusatori.
La vittima si chiamava Debbie Carter. Quando morì, la notte del 7 dicembre 1982, aveva 21 anni. Abitava nella cittadina di Ada, in Oklahoma. Lavorava come cameriera in un albergo (il Coachlight). A trovare Debbie fu un’amica, la mattina dopo l’omicidio. Quando la polizia locale entrò nell’appartamento di Debbie Carter, la giovane era già senza vita. Le prime analisi stabilirono che era stata picchiata, violentata e strangolata. La tragedia scosse la cittadina di Ada. A pochi passi da casa sua viveva Ron Williamson, ex promessa del Baseball ormai precipitato in un vortice di alcol, droghe e instabilità mentale. Un tempo Ron sognava la Major League: era stato persino ingaggiato dagli Oakland A’s. Ma un infortunio alla spalla aveva mandato in frantumi i suoi sogni. Da potenziale campione, si era ritrovato a vagare senza meta, tra ricoveri psichiatrici e periodi di vagabondaggio. Il suo profilo, fragile e irregolare, bastò a trasformarlo nel sospettato.


LE ACCUSE VERSO WILLIAMSON
Nel dicembre 1982, Williamson e il suo amico Dennis Fritz vennero accusati di aver ucciso Debbie Carter. Nonostante l’alibi fornito dalla madre di Ron, che lo aveva visto a casa la notte dell’omicidio, gli investigatori giudicarono la testimonianza poco credibile. A pesare, più che le prove, furono la reputazione dei due uomini e vecchie accuse di violenza, dalle quali Ron era già stato scagionato ma che continuarono a perseguitarlo. Alcuni frequentatori dei locali notturni della zona raccontarono che nelle settimane precedenti Ron si era comportato in modo strano, importunando donne e manifestando chiari segni di instabilità. Era stato definito sociopatico, schizofrenico, paranoico. Tutto contribuì a un quadro che sembrava portare dritto a lui. Durante un interrogatorio, ubriaco, rilasciò quella che gli inquirenti definirono una "confessione onirica". A casa sua venne trovato anche "Dreams Of Ada", un libro di cronaca nera che descriveva un omicidio sorprendentemente simile a quello di Debbie. Per gli investigatori fu la conferma della colpevolezza: Ron, a loro giudizio, aveva emulato il delitto descritto nel libro.


ACCUSE DI ALTRI DETENUTI
La situazione dei due imputati degenerò ulteriormente quando diversi detenuti sostennero di aver ricevuto confidenze sull’omicidio. In cambio, ottennero benefici di pena. Ma la testimonianza più pesante fu quella di Glen Gore, assiduo frequentatore del locale dove Debbie lavorava, che affermò di aver visto la ragazza in compagnia di Ron la sera del delitto. Nel 1988, sei anni dopo il fatto, Williamson fu condannato a morte. A Fritz toccò l’ergastolo. Ron trascorse più di un decennio nel braccio della morte, ad un passo dall’iniezione letale. 


CASO RIAPERTO E CONDANNA DI GLEN GORE
Nel 1994, cinque giorni dall’esecuzione, la Corte Federale sospese la sentenza per riesaminare il caso. L’avvocato Mark Barrett, convinto della sua innocenza, ottenne nuovi test scientifici. Le analisi del DNA raccontarono un’altra storia: nessuna traccia biologica presente sulla scena del crimine apparteneva a Williamson o a Fritz. Neppure il famoso capello "compatibile", considerato a lungo la prova regina. Nel 1999, diciassette anni dopo il delitto, i due uomini furono dichiarati innocenti. Il DNA trovato sul corpo di Debbie Carter apparteneva proprio a Glen Gore, il testimone chiave dell’accusa. Gore tentò la fuga, ma venne catturato e condannato. 


LA MORTE DI WILLIAMSON
Dopo essere uscito di prigione aveva ottenuto un risarcimento di cinque milioni di dollari e cambiato casa diciassette volte in cinque anni. Diceva di aver trovato la fede, ma non riuscì mai a liberarsi dall’alcol, il demone che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Nei rari momenti di sobrietà andava a trovare Mark Barrett, l’avvocato che gli aveva salvato la vita. Seduti insieme nel suo studio, suonavano la chitarra, senza mai nominare quella lunga e dolorosa battaglia contro un’ingiustizia che aveva segnato entrambi. La vicenda colpì lo scrittore John Grisham, che la raccontò nel libro "Innocente – Una storia vera", pubblicato nel 2006. Ma Ron non poté mai leggerlo. Morì un anno e mezzo prima dell’uscita, consumato dalla cirrosi epatica, a soli 51 anni.


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sabato 4 marzo 2023

La Storia Di Jim Baxter: Alcol, Gioco D'Azzardo e Donne

"La moderazione l’ho sempre lasciata ai moderati. Senza pentirmene nemmeno una volta"

Jim Baxter, nato il 29 Settembre del 1939 a Hill O’Beath, un villaggio situato sulla ventosa costa orientale della Scozia fu uno dei giocatori scozzesi (e non solo) più forti di tutti i tempi. Anche se fu frenato da alcuni eccessi quali alcol, scommesse, gioco d'azzardo e donne.
Basti dire che già la prima volta che gli fu concessa la possibilità di firmare un contratto da calciatore, nel giorno del suo provino con la squadra giovanile dell’Halbeath, rimase inchiodato al tavolo da gioco della sala scommesse di Hill O’Beath non presentandosi all'appuntamento.
Una partita a poker e una fumata di sigaro circondato da manovali avevano la priorità sul contratto. Finiti i soldi da sperperare, a Baxter non restò altro che sfogare la propria delusione incantando con prodezze mirabolanti i manager a cui inizialmente aveva dato buca. Nel 1957 fu il Raith Rovers ad assicurarsi i suoi colpi di genio e la sua arroganza (si ricorda, la grande vittoria contro i Rangers nel 1958 di cui fu indiscusso protagonista).
Baxter nel 1960 approdò, per la cifra record del tempo di 17.500 sterline, proprio nei Rangers di Scot Symo. A Novembre mise a segno le sue prime reti in campionato e nei quarti di finale della Coppa delle Coppe contro il Borussia Mönchengladbach. Finì 8-0 quel match: uno dei più grandi massacri europei di sempre a tinte blu. L’eleganza di Baxter fece immediatamente breccia nei cuori del popolo di Ibrox.

"Un giorno ero un giocatore del Raith Rovers che cercava di rimorchiare al Cowdenbeath Palais, ed il giorno dopo ero a Glasgow circondato da ragazze che si gettavano impazzite su di me. Si era verificato un grande cambiamento nella mia vita e di certo non me lo sono lasciato sfuggire"

Tuttavia, nel 1965 sposò Jean Ferguson, una parrucchiere, e la coppia ebbe due figli Alan e Steven. Il suo matrimonio con Jean fallì nel 1981 e i due divorziarono. Nel 1983 Baxter strinse una relazione con Norma Morton.
Scommesse, gioco d’azzardo, alcol (3 bottiglie di Bacardi al giorno), donne, abiti firmati e la vita notturna spericolata nei locali di Glasgow alimentarono come benzina sul fuoco la sua leggenda. Allenarsi con regolarità ovviamente era una parola sconosciuta e questo lo portò a scontrarsi più volte con i senatori della squadra e con lo stesso Scot Symon che a malincuore era continuamente costretto a chiudere un occhio sulla sua condotta indisciplinata. Baxter se ne infischiava di qualsiasi codice comportamentale presentandosi ubriaco ai raduni prima delle gare ufficiali o addirittura concludendo in commissariato le notti brave della vigilia. Fu tra i pochissimi in quegli anni a fare amicizia con i nemici cattolici dell’altra sponda del fiume Clyde, ovvero con il capitano Billy McNeill, Pat Crerand e Mike Jackson del Celtic. Del settarismo religioso, politico e sociale che divideva le due fazioni non se ne curava. I derby però li vinceva tutti lui: solo 2 sconfitte in 18 partite contro il Celtic. 
Con i Rangers vincerà 3 campionati, 3 Coppe di Scozia e 4 Coppe di Lega. Anche la Tartan Army stravedeva per lui, infatti si ricorda il 6 Aprile 1963 davanti ad una platea di quasi 100,000 spettatori, uno spettacolare 1-2 a Wembley contro i maestri del calcio inglesi.
Tuttavia le voci sulla sua profonda mancanza di professionalità avevano fatto il giro dell’isola e per molti club Jim era considerato uno squilibrato da tenere alla larga (pare si ubriacasse sempre la notte prima delle partite). L'altra sua grande dipendenza permanente fu il gioco d'azzardo, in cui perse £ 500.000. Più tardi nella sua vita, quando gli venne chiesto se guadagnare gli enormi stipendi dei calciatori nei decenni successivi avrebbe fatto la differenza, rispose: "Sì, avrei giocato £ 50.000 a settimana sui cavalli invece di £ 100".
Qualche anno più tardi, dopo l‘amichevole tra Scozia e Brasile, Pelé disse ai cronisti che lo tempestavano di domande fuori da Hampden Park che Baxter sarebbe dovuto nascere brasiliano viste le qualità tecniche di cui era padrone. George Best poco prima di morire, in un’intervista rilasciata al magazine FourFourTwo, lo inserì nel suo undici ideale. Fu in grave infortunio nei quarti di coppa campioni contro il Rapid Vienna ad arrestargli la carriera (fu probabilmente un fallo di frustrazione a causa dell'umiliazione che Baxter stava riservando agli austriaci sotto 0-2, dopo la sconfitta anche in Scozia). I Rangers senza di lui si arresero nelle semifinali di fronte all’Inter di Helenio Herrera. Baxter non fu più lo stesso dopo l’infortunio. Nel 1965 venne ceduto al Sunderland (si ricorda una partita contro il Newcastle, dove super ubriaco dopo la partita, venne portato a casa in braccio dai tifosi) e poi al Nottingham Forest di Brian Clough, senza fortuna (il primo giorno a Nottingham, per festeggiare, si chiuse in un pub e rimase sino a notte fonda).
L’ultima grande prestazione avvenne ancora a Wembley, il 15 Aprile 1967 dove la Scozia battè i campioni del mondo (l'Inghilterra aveva vinto il mondiale nel 1966) per 2-3.

"Per festeggiare il trionfo andai al pub. 14 anni di fila"
A seguito del suo ritiro, aprì un suo pub ma questo non fece altro che accentuare i suoi vizi di alcol e gioco d'azzardo. Divorziò dalla moglie e poi la vita gli presentò il conto, come spesso accade.
Il 14 Aprile 2001 morì a soli 60 anni per cancro al pancreas, dopo aver vanamente tentato due trapianti al fegato (ormai andato per i problemi cronici di alcol). Le sue ceneri vennero sparse sul manto erboso di Ibrox Park. Al suo funerale Sir Alex Ferguson lo definì il miglior giocatore della storia del calcio scozzese. I Rangers esposero lo striscione "Slim Jim. Semplicemente il migliore".


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sabato 13 febbraio 2021

La Storia Di Charles Barkley: Risse, Alcol, Gioco D'Azzardo e Trash Talking

Spot Nike (1993): "Non sono un modello da seguire. Non sono pagato per essere un modello. Sono stipendiato per scatenare l'inferno su un campo da Basket. I genitori dovrebbero essere dei modelli. Il fatto che io schiacci un pallone dentro non canestro non significa che dovrei crescere i tuoi bambini"

Charles Barkley fu uno dei più grandi giocatori NBA a cavallo tra gli anni '80 e '90, in quanto era un grande realizzatore, rimbalzista e capace anche di fornire molti assist.
Scelto con la chiamata numero 5 dai Philadelphia 76ers nel draft del 1984 (due slot dopo Michael Jordan), in molti intravedevano per lui una carriera da rimbalzista (effettivamente chiuderà con una media di 11.7 in carriera).
Alto 196 cm e con un peso che oscillava tra i 113 e i 129 kg. Ala grande ma adattabile anche da ala piccola e, in maniera più rara, centro, Barkley era veloce, esplosivo, elastico e con grande forza fisica.
Barkley rientra nelle leggende NBA a non aver mai vinto il titolo, anche se si avvicinò al grande traguardo a Phoenix dopo 8 anni turbolenti a Philadelphia. Con medie di 25.6 punti, 12.2 rimbalzi e 5.1 assist, Barkley vinse il premio di MVP della regular-season ma venne battuto in finale dai Chicago Bulls di Michael Jordan per 4-2. Fu quello il più grande rimpianto della carriera, perché non ebbe mai più un'altra occasione per via di infortuni ed altri problemi fuori dal campo. Inoltre gli Houston Rockets emergevano come nuova realtà dominante a Ovest. Phoenix venne eliminata per due anni consecutivi in Finale di Conference proprio dai Rockets e quando, nel 1996, Barkley scelse di firmare con i grandi nemici unendosi a Clyde Drexler e Hakeem Olajuwon, il ciclo era ormai giunto alla fine. 


PROBLEMI FUORI DAL CAMPO
Barkley era tanto forte a giocare quanto a cacciarsi nei guai grazie alla sua personalità bipolare, che univa momenti istrionici di grande simpatia ad altri di pura rabbia quasi incontrollata. Barkley sapeva scherzare con il pubblico, ma era ben conscio che molti dei suoi comportamenti non fossero da imitare: il carattere lo portava spesso a eccedere dentro e fuori dal campo, con discussioni con gli arbitri, risse e scazzottate rimaste nella storia, come quelle che coinvolsero Bill Laimbeer (Detroit Pistons) e Shaquille O'Neal (Los Angeles Lakers).
Ad O'Neal gettò il pallone in testa in un'azione di gioco e il centro dei Lakers ovviamente perse la testa.
Per questo motivo, ha sempre rifiutato l'etichetta di "modello", sconsigliando gli adolescenti di vedere nei grandi sportivi dei riferimenti comportamentali da imitare.
Il suo incidente più famoso coinvolse proprio una giovane tifosa, colpita da un suo sputo tra le prime file diretto invece a uno spettatore che lo stava insultando con frasi razziste. Barkley, che ricorda ancora quella scena come il momento più basso della sua carriera, riuscì poi a fare amicizia con la ragazza e la sua famiglia, invitandola ad assistere a molte altre partite in parterre e conquistandola come soltanto lui sapeva fare.

"Non so un accidenti dell'Angola ma l'Angola è nei guai" 
(prima della partita del Dream Team contro gli africani)

Alle Olimpiadi del 1992, Barkley cominciò il torneo rifilando una gomitata a un giocatore angolano, Herlander Coimbra, in una partita vinta di 68 punti, ma proseguì giocando su livelli altissimi e chiudendo come miglior realizzatore della squadra (16.3 punti di media) davanti a Karl Malone. Il suo apporto nella finale vinta contro la Jugoslavia fu determinante. La convocazione nel Dream Team e la medaglia olimpica furono un enorme stimolo per il prosieguo della carriera, infatti all'epoca Barkley stava cadendo in depressione: "In quel periodo, pensavo di fare schifo anche io", avrebbe poi dichiarato.
Quando stava per lasciare Philadelphia, era talmente emozionato che organizzò una serata con gli amici per festeggiare. Non vedeva un futuro per i Sixers e voleva a tutti i costi giocare per una contender al titolo. L'alcool scorreva da parecchie ore, quando ricevette una chiamata per informarlo che la trade era improvvisamente saltata e che proprio quella sera i Sixers avevano una partita.

"Non mi ricordo assolutamente nulla di quella partita. Ero ubriachissimo e avevo una fame assurda. Non ho idea di cosa sia successo in quel match"

Barkley non è sicuro nemmeno dell'anno, ma dovrebbe essere la stagione 1992, la sua ultima con i Sixers (poi andrà a Phoenix).
A Houston, nel 1997, venne incriminato dalla giustizia statunitense per aver gettato un uomo dalla finestra di un bar di Orlando. L'accusa fu di aver provocato una rissa, di condotta disdicevole, di atteggiamento criminale e di resistenza, non violenta, a pubblico ufficiale. Barkley era in Florida per giocare una partita con gli Orlando Magic e, dopo un diverbio con un uomo, quest'ultimo avrebbe tirato un bicchiere verso di lui e le tre donne che erano al tavolo con il giocatore. Barkley prese l'uomo e lo scaraventò fuori dal locale, provocandogli alcune ferita al braccio destro. La guardia dei Rockets sarebbe poi uscito dal bar per proseguire la conversazione, ma alcune guardie lo fermarono. A quel punto Barkley si girò verso l'uomo e disse: ''per quello che mi interessa puoi anche restare lì e morire''.
Oggi Barkley che ha avuto problemi anche con il gioco d'azzardo (nel 2006 perse 10 milioni di dollari) è analista tecnico in TV e riesce a farsi ancora sentire come quando nel 2017 disse a LeBron James di "smetterla di piagnucolare come un bambino".

James: "Barkley è un hater! Nella sua vita ha sputato ad una bambina, ha passato il weekend prima dell’All Star Game a fare festa a Las Vegas presentadosi poi in ritardo. Io King James, in 14 anni (di regno) non ho mai avuto problemi. Sir Charles è inoltre pieno di debiti. Sa dove trovarmi per discutere, ma che non venga a stringermi la mano sorridendo come se niente fosse, sono stanco di stare zitto"


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venerdì 21 febbraio 2020

Bernard King e Il Record D'Arresti In Giovane Età (NBA)

Bernard King nacque nel 1956 ed approdò nella NBA nel 1976 conoscendo una carriera comunque fuori dal comune nella lega d’Oltre-atlantico.
Considerato uno dei più grandi attaccanti degli anni ’80, King era uscito dalla University Of Tennessee ed aveva piacere nell'umiliare tutti i suoi detrattori.

King: "quando ci giocavo il gioco era duro e fisico, molto più di oggi. Non si aveva diritto all’errore, altrimenti il mondo ci avrebbe linciati"

Mentre gioca al college viene arrestato svariate volte per consumo di marijuana, per guida in stato di ebbrezza e guida senza patente.
In NCAA comunque, King batte tutti i record della sua università, viene quindi scelto dai New York Nets nel 1977.
King per festeggiare la sua chiamata si intrufolò nel complesso adibito allo sport della sua alma mater Tennessee e rubò una televisione: viene subito portato in questura.
Cinque giorni dopo il furto di televisione fu arrestato per possesso di marijuana e per resistenza a pubblico ufficiale.
In ogni caso, King avvia la sua carriera professionistica in un ambiente che non è proprio dei migliori.
Nella sua prima stagione, l’ala piccola di 2.02 m segna 24.2 punti a partita e cattura 9.5 rimbalzi. L’anno successivo prosegue la sua scalata su una base di 22 punti e 8.5 rimbalzi di media.
Sempre nel 1978 viene trovato in possesso di cocaina.
Nonostante queste statistiche che ne fanno già un eccellente giocatore, King gioca solo due stagioni con i Nets. In seguito viene trasferito agli Utah Jazz a Salt Lake City dove viene però sospeso per una storia di abuso sessuale (diventando così il giocatore più giovane di sempre, aveva infatti 23 anni e un mese, ad essere arrestato per quattro volte), una lunga serie di eccessi e una dipendenza da alcool sempre onnipresente.


L'ESPLOSIONE AI NEW YORK KNICKS
Utah sceglie di mandarlo nella Oakland Bay e ai San Francisco Warriors, Bernard King si rende conto che la sua dipendenza dall’alcool lo sta uccidendo lentamente.
Anche se la zona non è certo nota per esser luogo tranquillo (traffico di droga e violenza), l’ex giocatore dei Jazz riesce comunque a liberarsi dalla dipendenza per la sorpresa di molti.
In due stagioni, King si cuce addosso l’etichetta di giocatore su cui è impossibile difendere e i suoi avversari cominciano a temerlo. Non pensa alla pressione né alle tentazioni del male, solo a metter palla a canestro e vincere le partite. Con un talento offensivo completo, in combinazione con un fisico da superatleta, King assurge a nuova vita e ora fa paura a tutti.
Tuttavia, essere il padrone della Oakland Bay non è più sufficiente, King decide allora di fare le valigie in direzione della Grande Mela, sponda New York Knicks.
Nell’impianto più famoso degli Stati Uniti, King disegna prestazioni senza precedenti.
Il 31 gennaio 1984 diventa il primo giocatore dal 1964 a segnare 50 punti nel corso di due gare consecutive e trascina i suoi Knicks ai play-off.
La sua carriera sembra in rampa di lancio: il 25 dicembre 1984, supera anche la soglia dei 60 punti al Madison Square Garden. Il record di punti, guarda che coincidenza, è ottenuto proprio contro i New Jersey Nets.
Nel corso del match con i Kings di Kansas City, il 23 marzo 1985 e già autore di 37 punti, King entra in contrasto con Reggie Theus. Gli viene sanzionato il fallo, ma le conseguenze dell’impatto sono ben più gravi. Il suo ginocchio cede e al giocatore dei Knicks saranno necessari lunghi minuti prima di potersi muovere.
King rimarrà due anni lontano dal parquet.
Al ritorno dall'infortunio, il suo tiro non è più efficace come i tempi d'oro quindi viene rilasciato dai Knicks nel 1987/88.
Deluso dalla sua squadra del cuore, Bernard King decide di ripartire una seconda volta dai Washington Bullets.
Quando affronta i suoi Knicks, il 31 gennaio 1991, segna 49 punti al Madison, con 20 su 35 al tiro e 11 rimbalzi, e si guadagna l’ovazione del pubblico newyorkese, che non ha dimenticato l’idolo di un tempo ed è ancora affascinato dalle sue prodezze. Proprio nel 1991 si ritrova a lottare con Michael Jordan e Karl Malone per il titolo di capocannoniere di un campionato che lo vedrà chiudere con 28.4 punti di media a partita.
La stagione regolare 1990/91 è anche l’ultimo campionato ad alto livello.
Poco dopo l’All Star Game, s'infortuna nuovamente al ginocchio. Quando la sua riabilitazione si conclude, Wes Unseld, l’allenatore dei Bullets, non lo ha più in grazia. Pare che King lo avesse addirittura minacciato con un’arma.
L’ex bomber di New York torna esattamente là dove tutto ebbe inizio, ai New Jersey Nets. Dopo 32 scampoli di gioco a Newark, King si ritira e lascia un vuoto incolmabile nel microcosmo NBA. Per molti, senza il terribile infortunio del 1985, Bernard King sarebbe potuto diventare il miglior marcatore di tutti i tempi e scrivere una pagina epica nella storia della National Basketball Association.


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venerdì 21 settembre 2018

La Storia Di Brett Favre: Alcol, Dipendenza Da Farmaci e Perdita Di Memoria (NFL)

Brett Favre, quarterback che ha speso gran parte della sua carriera sportiva ai Green Bay Packers, dopo 19 straordinarie stagioni nella NFL decise di ritirarsi chiudendo la sua carriera nei Minnesota Vikings.
La sua carriera rischiò di finire prematuramente la sera del 14 luglio 1990 quando fu coinvolto in un terrificante incidente stradale: a poche centinaia di metri dalla casa dei suoi genitori, Favre perse il controllo della macchina, la quale si ribaltò tre volte in aria prima di finire contro un albero.
Dopo aver subito l'asportazione di quasi 80 centimetri di intestino, Favre riuscì a tornare a giocare e nel draft del 1991 fu scelto al secondo giro (33sima scelta assoluta) dagli Atlanta Falcons.
Nel suo unico anno ai Falcons, Favre si fece notare più per la sua passione per le feste e per i continui scontri con l'allenatore Jerry Glanville che per il suo gioco.
Riguardo il suo rapporto con Glanville, rimane famoso l'episodio in cui Favre non si presentò per la foto di squadra poiché la sera prima l'aveva passata a festeggiare.
L'anno successivo venne ceduto ai Green Bay Packers in cambio della loro prima scelta al draft, in quello che sarà ricordato come uno degli errori più grandi della storia della NFL.
Dopo un anno agli Atlanta Falcons nel 1991, finisce quindi ai Packers con i quali vincerà anche il Super Bowl XXXI (1996).
L'anno successivo riportò i Packers al Super Bowl ma questa volta andò male.
Fu anche l'unico giocatore a vincere tre AP MVP Awards consecutivi.


PROBLEMI CON L'ALCOL
"Non avevo bevuto per 12 anni, neppure una goccia per 12 anni", racconta Favre aprendo il capitolo dei suoi problemi con l'alcol.
Seri, al punto da dover ricorrere anche lì a un periodo di riablitazione: "Mia moglie Deanna mi aveva dato un ultimatum: devi smetterla o vado via".
Brett ammette di non aver mai amato il sapore dell'alcol ma, in un certo periodo della sua vita, solo i suoi effetti.


VINCERE UN SUPERBOWL DA UBRIACO
In principio fu Max McGee.
Siamo al primo Superbowl, nel 1967, dove a contendersi il trofeo furono Packers e Chief.
Max McGee dei Green Bay, la franchigia del mitico Lombardi, decise di uscire la sera prima del match.
Il 34enne ricevitore, raramente utilizzato in stagione tanto da aver ricevuto solo 4 passaggi in tutto il campionato, pensò che avrebbe trascorso l’ambita finale tutto il tempo in panchina e optò per trascorrere le ore precedenti a gustarsi i piaceri della vita fra un bicchiere e l’altro.
Così, dopo aver fatto compagnia ad alcune persone che aspettavano, presso l’hotel del bar, in attesa di partire per l’aeroporto, McGee passò la nottata fuori a spasso per LA, facendo ritorno in hotel non prima dell 6.30 del mattino.
Ovviamente, effettuò uno dei peggiori riscaldamenti della sua vita, considerato il mal di testa che lo affliggeva pesantemente.
E dopo appena tre quarti, ecco la grande occasione della vita.
Il ricevitore titolare, Boyd Dowler, si infortuna alla spalla e non può proseguire il match.
Tutto passa, tutto scorre, così anche gli effetti di una sbornia!
Riceve un pallone  e correndo per 37 yards sigla il primo touchdown della storia del Super Bowl! McGee terminerà il match con sei ricezioni per complessive 138 yards, contribuendo al successo per 35-10 dei Green Bay, che si ripeteranno anche l’anno successivo contro Oakland Raiders.
Stavolta McGee, memore dell’esperienza, si presenterà lucido all’appuntamento, siglando anche in quell’occasione un TD.
30 anni dopo la storia volle ripetersi: stavolta il protagonista fu il già citato Brett Favre.
Come detto già “vittima” dell’alcol nel corso della sua carriera, Favre, ancora a digiuno di vittorie nel Superbowl, passò l’intera notte a spasso per New Orleans e venne beccato ubriaco nei pressi di Bourbon Street.
Il giorno dopo, il 26 gennaio 1997 presso il Louisiana Superdome, Favre non fece altro che vomitare prima dell’inizio del match contro i New England Patriots mentre la dirigenza del club si affrettò ad indicarne come gli effetti di una sfortunata influenza.
Ma la classe dell’uomo di Gulfport era superiore a tutto: il Super Bowl XXXI vide il marchio Favre apposto sopra il risultato finale: lanciò per 246 yards e due touchdown nella vittoria per 35-21, per la franchigia che non vinceva più dai tempi di Vince Lombardi.


LA MORTE DEL PADRE
Lo chiamavano tutti "Big Irv", coach in una high school, morto nel 2003 per un infarto: era il padre di Brett.
Era l'uomo che ha costruito uno dei più forti quarterback della storia.

"Se cresci in una famiglia con un allenatore di football che sembra un sergente martellante non puoi che venir su come un tipo duro. I suoi consigli erano perentori, del tipo: "Muovi il culo". 
Senza contare che la maggior parte delle volte lo stavo già facendo. Cercavo le sue attenzioni. 
Ma lui era così e mi sono anche sentito ferito, a volte. 
Non ha mai detto che ci amava, a noi bambini. 
Ma noi lo sapevamo. E viceversa: non glielo abbiamo mai detto"

Irv Favre chiedeva il massimo ai suoi figli.
Spiega Deanna, moglie di Brett: "Mio marito provava a impressionare il suo allenatore, ma al contempo provava anche a rendere orgoglioso suo padre, un doppio sacrificio per lui". 
E il QB conferma: "Mi sentivo sempre come se stessi provando a dimostrargli che potevo lanciare a 80 yard e anche attraverso un muro".
Il giorno dopo che suo padre morì, Favre decise di giocare in una partita di football contro gli Oakland Raiders.
I Packers si recarono a Oakland dove Favre lanciò quattro touchdown nel primo tempo e 399 yard totali per una vittoria (41-7) sui Raiders.
Completò il 73,3% dei suoi passaggi e terminando la partita con una valutazione perfetta di 158,3.
In seguito, Favre disse: "Sapevo che mio padre avrebbe voluto che giocassi, lo amo così tanto e adoro questo gioco, è stato una grande cose per me, per mio padre, per la mia famiglia".
Dopo la partita, andò al funerale di suo padre a Pass Christian, nel Mississippi.


TRAGEDIE PERSONALI
Nell'ottobre del 2004, dieci mesi dopo la morte di suo padre, suo cognato, Casey Tynes, fu ucciso in un incidente stradale.
Poco dopo, nel 2004, alla moglie di Brett, Deanna Favre, fu diagnosticato un cancro al seno.
Dopo il trattamento riuscì a recuperare.
Alla fine di agosto 2005, la famiglia di Favre subì un'altra battuta d'arresto: l' uragano Katrina attraversò il Mississippi, distruggendo la casa della sua famiglia; tuttavia, nessuno dei membri della sua famiglia fu ferito.
Anche la proprietà di Brett e Deanna a Hattiesburg, nel Mississippi, fu gravemente danneggiata dalla tempesta.


LA DIPENDENZA DA FARMACI
Nel 1996 la NFL convinse il quarterback a trascorrere due mesi di riabilitazione alla Menninger Clinic di Topeka, nel Kansas.

 "Ho avuto seri problemi con le pillole del dolore"

Minacciò più volte di volersene andare da lì ma gli ufficiali della lega furono irremovibili: "Bene: fallo e non giocherai".
Brett qualche anno fa prendeva 800 milligrammi di Ibuprofene tre volte al giorno e fortunatamente è da considerarsi passato remoto il tempo in cui assumeva, invece, forti dosi del narcotico Vicodin, che genera una forte dipendenza, per sconfiggere i traumi fisici causati dal football.
Nel 2004 i Packers vinsero 10-6 contro i New York Giants.
Durante la partita, Favre subì una commozione cerebrale.
Non ricevette l'autorizzazione medica per rientrare nel gioco.
Nonostante la commozione, Favre lanciò un touchdown di 28 yard a Javon Walker in un quarto down.
Successivamente è stato riferito che Favre non ricordava di aver lanciato il touchdown pass.
Si ricorda anche quello che successe nella finale di conference contro i New Orleans, che sarebbero poi diventati i campioni del mondo.
In quel match, concluso ai supplementari, Favre uscì infortunato contro difensori scatenati che puntavano dritto alla sua incolumità.
In particolare subì un terribile placcaggio che lo ha azzoppato nel momento clou del match.
Davanti agli esterrefatti compagni tornò in campo invece di restare in barella.
Vecchia intervista prima del 2009: "Ad esempio qualche settimana fa mi sono sentito malissimo: le caviglie, poi. Non c'era movimento, scendendo giù dal letto, che potessi fare. Zoppicavo. 
Sette giorni prima ero stato colpito a una spalla. Ho provato a sollevare le braccia ed era come se fossero gravate da un peso di venti pounds". 
Favre giocava da quando era un bambino, provate a immaginare quanti colpi ha dovuto sopportare il suo fisico.
I muscoli di spalle e braccia hanno subito seri infortuni e soffre di un male degenerativo all'anca.
E se gli chiedi delle commozioni cerebrali, argomento delicato per tutti i giocatori, ti risponde così: "Non è un problema da ridere, ma ne ho avute più di quante ne possa ricordare. Certo, ti fanno vedere un po' le stelle ma insomma, capiamoci, questo è il football, ragazzi".


PERDITA DI MEMORIA
Oggi, Brett, è affetto da encefalopatia acuta da trauma e sta perdendo, inesorabilmente, la memoria. Troppi colpi in testa, diverse commozioni cerebrali.
Nonostante le protezioni, il suo cervello ha subito danni pesanti e permanenti.
E Brett non si ricorda quasi più nulla.
All’inizio, non ricordava più dove avesse messo gli occhiali, e li cercava per la casa come capita a tutti una volta ogni tanto, per poi accorgersi di averli addosso, appoggiati sulla fronte.
Ad esempio in un'intervista del 2013 ammise di essersi dimenticato che sua figlia gioca a calcio (eppure l'accompagnava sempre lui al campo di allenamento e ci parlava spesso).
"Diavolo, non lo ricordavo, ricordavo gli altri sport che ha fatto ma non questo. Ha ammesso che a 44 anni ha di fronte problemi di memoria “spaventosi” legati a traumi sul campo. Penso che dopo 20 anni, Dio solo sa il pedaggio"

L’ex-Green Bay Packer non ha un figlio, ma se l’avesse avuto: "Sarei stato molto cauto con lui nel dirgli di giocare a football. In un certo senso, sono quasi contento che non ho un figlio a causa delle pressioni che avrebbe dovuto affrontare".


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lunedì 11 giugno 2018

La Storia Di Frank Worthington: Alcol, Droghe e Belle Donne

Frank Worthington fu un buon attaccante inglese, anche se frenato dagli eccessi alcolici e di droga.
A 18 anni firma per l'Huddersfield Town dove rimarrà sino al 1972, segnando 41 reti in 171 match.
Frank non indossava parastinchi e spesso le calze gli arrivavano alle caviglie, inoltre come detto aveva la reputazione di godersi la bella vita.
Attaccante forte fisicamente, alto ma con un'ottima tecnica di base che gli permette di saltare avversari in dribbling.
Dirà più di una volta che “il modo in cui gioco per me è più importante del risultato della mia squadra”.
E’ un individualista.
Lo è nel campo di calcio e lo è nella vita.
Il suo idolo assoluto è Elvis Presley.
La sua passione le donne.
Nel 1972 esce regolarmente con Miss Great Britain (Elizabeth Robinson) ma non si limita certo a lei.
La svolta della sua carriera sarebbe potuta avvenire quando viene adocchiato da Bill Shankly, manager del Liverpool (vincitore di 3 Campionati, 2 FA Cup ed 1 Coppa UEFA).
Frank è un noto frequentatore del "The Royal Swan" di Huddersfield.
Proprio nella partita contro il Liverpool è protagonista di una bruttissima partita.
Fatto sta che più o meno una settimana dopo arriva la chiamata di Bill Shankly (dopo una partita contro il Coventry).
Worthington non si presenta benissimo all'appuntamento della firma del contratto.

“Figliolo, non ti bastano i soldi che guadagni con il calcio? Fai anche i turni di notte in fabbrica?” 
Leggenda vuole che queste furono le parole di Shankly appena lo vide.

La pressione sanguigna è completamente fuori norma per uno di neppure 24 anni.
Shankly però non si rassegna e concede al giocatore un periodo di pausa, Frank se ne va a Maiorca.
Quando ritorna dalla vacanza, il Liverpool si rifiuta di mettere sotto contratto il giocatore e di pagare le 150.000 sterline richieste dall’Huddersfield per il suo cartellino.
Per lui sfuma l’opportunità di entrare in uno dei team più prestigiosi del mondo (che di lì a poco vincerà 4 Coppe Campioni in 8 anni).
L’Huddersfield retrocede invece in Seconda Divisione.
L’unica offerta concreta per lui arriva dal Leicester.
Sempre in quella estate, quella del suo frustrato passaggio al Liverpool, Sir Alf Ramsey lo convoca per l’under 23 inglese.
Worthington si presenta con stivali da cowboy, una maglietta di seta rossa e una giacca di pelle color giallo limone.
“Ma questo viene con noi a giocare a calcio o va all’Isola di Wight?” si domanda un più che perplesso Ramsey.
Al Leicester mostra appieno tutte le sue qualità.
Segna regolarmente ma soprattutto gioca in maniera sublime.
Nel 1974, con Joe Mercer Selezionatore della Nazionale inglese, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali tedeschi, finalmente Frank trova spazio anche in Nazionale.
Gioca 8 partite, segna 2 gol ma il suo stile di gioco, la sua tecnica, il suo amore per la giocata di fino fanno innamorare gran parte dei tifosi inglesi.
Poco dopo però arriverà Don Revie, ex-manager del Leeds United.
Per “pazzi” come Frank non c’è posto nella Nazionale organizzata, disciplinata ed efficiente che ha in mente Revie.

“Lui voleva degli “yes-men pronti ad immolarsi per le sue assurde tattiche, ad ascoltare per ore i report sulle squadre avversarie e a provare e riprovare i suoi schemi” dirà Worthington in merito alla sua esclusione dalla Nazionale.

Al Leicester, Worthington rimarrà ben cinque stagioni, segnando con regolarità e giocando sempre ad ottimi livelli.
La sua vita fuori dal campo non cambierà di una virgola.
Miss Gran Bretagna e Miss Barbados sono solo due delle tantissime conquiste di Frank che continuerà a frequentare locali, a bere come se non ci fosse un domani e anche, come da lui stesso ammesso nella sua celebre autobiografia “One Hump or Two ?” a sperimentare diversi tipi di droghe, leggere e meno leggere.
Dopo la parentesi al Leicester è il suo vecchio Manager Ian Greaves che lo porta a Bolton, in Seconda Divisione.
Con i suoi gol il Bolton torna in First Division e addirittura nella prima stagione nell’elite del calcio inglese Frank Worthington vincerà la classifica marcatori segnando ben 24 reti e arrivando davanti a gente del calibro di Kenny Dalglish e Frank Stapleton.
Proprio in questa stagione Frank segnerà uno dei gol più belli e “geniali” di tutta la storia del calcio (contro l'Ipswich Town).
Dopo il Bolton inizierà per Frank un lungo girovagare tra Inghilterra e Stati Uniti.
Esperienze più o meno positive, tra cui sicuramente spiccano quella successiva al Birmingham e la breve parentesi ad Elland Road con il Leeds.
Alla domanda “Frank, pare che ora passati abbondantemente i 30 anni tu abbia messo la testa a posto?” gli chiede un giornalista televisivo.
“Assolutamente vero amico mio! Prima uscivo sette sere su sette.
Obiettivamente non è possibile per un giocatore professionista! Ora esco solo sei sere su sette!
Si ritirerà a 40 anni.


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mercoledì 25 aprile 2018

La Storia Di Jake "The Snake" Roberts: Wrestling, Droga, Alcol ed Arresti

Jake "The Snake" Roberts fece il suo esordio nel Wrestling on screen a Baltimore nelle fila delle WCW.
Nato nel 1955 in Texas,in realtà debutta nel 1975 nel NWA, poi si trasferisce in Canada.
Alcuni lo ritengono il miglior “cattivo” degli anni 90 soprattutto per il “feud” con “Macho Man” Randy Savage, probabilmente il più importante della sua carriera.
Le gesta di questo lottatore sono in parte macchiate dalle sue azioni nella vita quotidiana.
È inoltre considerato l’inventore della tecnica denominata “DDT”, sigla che sta per “Drop Dead Twice”, “Death Drop Technique” o “Damien’s Dinner Time”, quest’ultima dal nome del celebre serpente del lottatore, anche se lo stesso inventore ha dichiarato di aver dato il nome alla mossa pensando al pesticida, noto per la sua pericolosità.
Il suo primo rivale degno di nota è Big Daddy Ritter (Junkyard Dog nella WWF), poi Jake Roberts viene accolto sotto l’ala protettiva di Johnny Walzer (Mr. Wrestling II) che gli insegna altre importanti tecniche di combattimento che gli permetteranno di vincere nel giugno 1981 il “Mid South North American title” (della Louisiana).
Nel febbraio dell'86 Jake combatte il suo ultimo match per la Mid South Wrestling Federation, poi viene messo sotto contratto dalla World Wrestling Federation che decide di puntare su questo lottatore che ben ha figurato fin ora nella sua carriera.


WWF E IL SERPENTE DAMIAN
Jake diventa uno dei cattivi della WWF e al suo personaggio viene affiancato un serpente domestico (di nome Damian) che il wrestler porta sempre sul ring e, dopo aver vinto gli incontri, grazie alla sua micidiale “DDT”, getta il rettile sopra il corpo esausto dello sconfitto.
Il nome gli venne da uno dei suoi idoli di gioventù: Ken "The Snake" Stabler, quarterback degli Oakland Raiders di NFL (vincitore del Super Bowl 1977).
Poi scelse il nome Jake ed aggiunse Roberts, cioè J.R., le iniziali del cattivo del telefilm "Dallas".
Roberts ottiene immediatamente un riscontro positivo sui dirigenti della federazione e viene fatto partecipare a WWF WrestleMania II dove sconfigge George Wells.
Jake Roberts dirige poi il suo personale siparietto denominato “Snake Pit” dove aumenta il suo ruolo di malvagio; presto però si attira le ire di altri lottatori come Ricky Steamboat, che non sopporta più lui e il suo serpente.
La resa dei conti tra i due avviene nel settembre 1996 quando Steamboat, che per l’occasione si è procurato un drago di Komodo per neutralizzare Damian, sconfigge Jake gettandogli sopra il drago così come era solito fare lui con il suo serpente.
In seguito “The Snake” inizia una rivalità contro Hulk Hogan.
Durante un episodio dello “Snake Pit” il conduttore viene attaccato da Honky Tonk Man, che a WrestleMania III batte Roberts.
Jake continua la sua battaglia contro gli “heel” della federazione e alla prima edizione del PPV Survivor Series (1987) il suo team (composto inoltre da Randy Savage, Brutus Beefcake, Ricky Steamboat e Jim Duggan) batte il team di Honky Tonk Man.
Successivamente il lottatore intraprende un brutale “feud” con Rick Rude, che ci prova con la moglie di “The Snake” (Cheryl Roberts) che rifiuta le avances e dal backstage arriva il marito a salvarla.
Roberts e Rude si affrontano per la prima volta a WrestleMania IV in un match del torneo che assegnerà il titolo del mondo, ma la sfida finisce in parità per il limite di 15 minuti di tempo superato.
I due si scontreranno più volte ma tutte le loro sfide finiscono in parità e così la resa dei conti avviene a fine ottobre 1988 durante una puntata di Saturday Night’s Main Event: Jake Roberts vince il match ma solo per squalifica causata dall’interferenza di Andre The Giant, che dopo il match viene assalito dal serpente di Roberts che gli provoca un attacco di cuore.
Al PPV Survivor Series 1988 il team di Jake Roberts perde contro il team di Andre The Giant.
Da qui nasce una certa rivalità tra i due, che prosegue alla “Royal Rumble” dove Roberts viene eliminato dal nemico, pochi secondi dopo però si vendica e libera Damian sul ring provocando il terrore dei lottatori sul quadrato, tra cui quello di Andre che fugge dal ring autoeliminandosi.
C’è bisogno quindi di una sfida risolutiva tra i due che avviene a WrestleMania V con arbitro speciale Big John Studd; Jake Roberts vince l’incontro ma ancora una volta per squalifica quando l’avversario colpisce l’arbitro che non può far altro che decretare vincitore “The Snake”, il quale stava inseguendo Ted DiBiase che aveva rapito Damian.
Jake Roberts partecipa alla “Royal Rumble” 1990 ma viene eliminato da Randy Savage, poi torna a scontrarsi contro “The Million Dollar Man”, rubandogli la “Million Dollar belt”.
DiBiase paga quindi Big Bossman per riottenere l’oggetto ma il poliziotto, che in un primo momento aveva riottenuto il bottino, fa dietro front e si schiera dalla parte di Roberts.
La sfida finale è in programma a WrestleMania VI e viene vinta da DiBiase per “count-out”, dopo il match Roberts si prende gioco del nemico stendendolo prima con la sua “DDT” e poi distribuendo le sue banconote al pubblico riservandone una al vincitore.
Bad News Brown è sicuro di aver trovato l’animale per neutralizzare Damian, ciò però non gli evita la sconfitta a SummerSlam 1990 per l’ennesima volta per squalifica dovuta all’attacco di Brown nei confronti dell’arbitro speciale Big Bossman.
Durante un’intervista nello show di Brother Love, Jake Roberts ha una disputa con Rick “The Model” Martel, che prima ha da ridire sul serpente di Roberts e poi gli spruzza il suo profumo sugli occhi, causandogli gravi problemi alla vista.
Jake torna in tempo per il PPV Survivor Series 1990, ma il suo team perde contro quello di Martel e ulteriore umiliazione Roberts subisce alla “Royal Rumble” quando viene eliminato dalla rissa reale proprio dal rivale.
L’odio tra i due è alle stelle e così i dirigenti della WWF decidono di farglielo sfociare in un incontro a WrestleMania VII con stipulazione speciale: “Blindfold match”, i due lottatori sono incappucciati e non possono vedere niente.
Lo scontro viene vinto da “The Snake”, in parte avvantaggiato dal pubblico che lo aiuta a individuare il nemico.


LA SCOMPARSA DI DAMIAN
Jake Roberts deve subire una grossa perdita, quella del serpente Damian che viene ucciso da Earthquake, il quale infierisce su Roberts mostrando un video nel quale cucina l’animale.
Il tutto scuote molto l’animo dell’atleta, che diventa più cupo e sembra davvero toccato da quanto successo.
Nonostante potesse nascerne potenzialmente una grande rivalità, Roberts e il nemico non si accanirono mai uno contro l’altro sul ring.
“The Snake” sostituisce il compianto Damian con un altro serpente più grosso e spaventoso del precedente, che prende il nome di Lucifer.
Jake Roberts passa definitivamente dalla parte del male quando durante la celebrazione del matrimonio tra Randy Savage e Miss Elizabeth a SummerSlam ‘91 attacca la coppia con l’aiuto di Undertaker, poi Elizabeth apre un regalo con dentro un vero e proprio cobra feroce.
Lo scontro tra i due continua nelle settimane a venire, in cui “Macho Man”, impigliato tra le corde, viene morso da Lucifer che viene lanciato contro il nemico da Roberts.
La sfida tra i due nemici avviene al PPV This Tuesday in Texas dove prevale “Macho Man”, che dopo il match subisce ben tre “DDT” dal nemico che poi colpisce Elizabeth con uno schiaffo, episodio che suscita molto scalpore.
Pur di sconfiggere il nemico, Jake Roberts si allea con The Undertaker in vista della “Royal Rumble” 1992, ma Hulk Hogan elimina il becchino e poi Savage elimina Roberts, che una volta fuori tenta di colpire con una sedia la donna del rivale.
Elizabeth verrà salvata proprio da Undertaker.
Durante il “Funeral Parlour” Jake Roberts si confronta con il becchino e il manager Paul Bearer accusandoli di tradimento, Taker però si difende e allora viene attaccato brutalmente da “The Snake”. Con questo atto Jake Roberts fa capire di volere sfidare apertamente il rivale e i due si scontrano a WrestleMania VIII dove Undertaker vince nettamente su Roberts, che lascia la World Wrestling Federation.


PROBLEMI DI ALCOL E DROGA
È la WWF stessa che decide di non rinnovare il contratto del lottatore, dietro questa scelta il fatto che da un po’ di tempo Jake Roberts (anzi Aurelian Smith) ha iniziato ad avere gravi problemi extra-ring, dovuti all’assunzione di droga e alcool.
Qualche mese dopo però la World Championship Wrestling decide di sfruttare la popolarità di Jake Roberts ingaggiandolo e mandandolo contro uno degli atleti più amati, Sting.
Lo scontro tra i due vede prevalere Sting al PPV Halloween Havoc 1992; poi Jake decide di prendersi un periodo di pausa per ritornare nella condizione giusta.
Jake Roberts torna finalmente alla ribalta nel 1996 quando la WWF decide di reinserirlo nel “roster” per cercare di ostacolare il successo della WCW.
“The Snake” partecipa alla “Royal Rumble”, occasione nella quale propone un nuovo pitone.
A In Your House 6 Jake Roberts sconfigge Tatanka; poi a WrestleMania XII perde il match d’apertura insieme a Yokozuna & Ahmed Johnson contro Owen Hart, Vader & British Bulldog.
Al PPV Good Friends, Better Enemies Jake perde ancora un incontro di coppia e decide quindi di tornare al successo da singolo arrivando fino alla finale del torneo “King of the Ring” (battendo Justin “Hawk” Bradshaw e Vader) dove però deve arrendersi al fenomeno emergente Steve Austin.
Questo sarà l’ultimo grande traguardo per Jake Robers che inizia lentamente ad andare verso il declino.
Jerry Lawler al PPV SummerSlam lo sconfigge in pochi minuti e poi lo umilia gettandogli del liquore addosso.
Roberts si procura una piccola rivincita a Survivor Series battendo il team di Lawler, nonostante ciò l’esperienza in WWF sta per volgere di nuovo al capolinea e infatti il wrestler fa la sua ultima apparizione al PPV Royal Rumble 1997 venendo eliminato da “Stone Cold” Steve Austin.
Jake Roberts comprende che il suo tempo è purtroppo finito ed è il momento di dare spazio alla nuova generazione, così lascia per sempre la World Wrestling Federation.


INCIDENTE STRADALE E PROBLEMI CON LA LEGGE
Fine anni 90 inizia il periodo più difficile per lui.
Se pensiamo a quel “Beyond The Mat” nel 1999 in cui si mostrò fuori forma, completamente “fatto”, in grande difficoltà, fumando crack in una camera d'hotel oppure nel 2008 quando completamente fuori di senno, si mostrò ad uno show in grande disordine fisico e mentale, per poi mostrare il pene al pubblico ed andare a piangere fuori dalla palestra.
Nel 2001 viene condannato ad un anno di libertà vigilata per risolvere i problemi con droga e alcool e deve pagare 600 dollari, il tutto per aver investito ubriaco una donna in un parcheggio e per non averle prestato soccorso.
Jake Roberts si trasferisce poi in Gran Bretagna dove apre una sua scuola di wrestling a Portsmouth, entrando in collaborazione con altre federazioni di wrestling inglesi.
Purtroppo i guai per Smith non finiscono e nel febbraio 2004 viene arrestato per aver lasciato morire il suo pitone domestico, fortunatamente la pena gli viene trasformata in una sostanziosa multa e nell’obbligo di prestare servizio sociale, dopo essere comunque stato sei mesi in prigione.
Terminate le ore di lavoro forzato, Roberts decide di cambiare vita tornando a vivere negli Stati Uniti, dove però viene arrestato in Georgia per possesso di cocaina: la sua ragazza è stata fermata dalla polizia per possesso di droghe ma ha dato la colpa a Smith accusandolo di custodire alcune sostanze illecite nella stanza del Motel dove risiede.
Il 14 marzo 2005 assistiamo ad una puntata di WWE Monday Night RAW in Georgia, luogo natale di Jake Roberts, sul ring c’è Randy Orton che si autoproclama uccisore di leggende; così tra il boato del pubblico risuona la “theme” di “The Snake” che si avvia sul ring insieme al suo sacco contenente il pitone ma subisce una RKO dopo essere andato vicino ad eseguire la sua “DDT”.
Nel mese di marzo Aurelian Smith subisce un altro piccolo intervento all’anca e nell’agosto 2005 entra in collaborazione con la World Wrestling Entertainment per la realizzazione di uno speciale DVD sulla vita e sulla carriera di Jake “The Snake” Roberts.
Anche nel 2007 il wrestler si fa vivo in eventi di federazioni minori, accade altresì che qualche volta però il lottatore non si presenti agli show o lo faccia in condizioni non proprio lucide.
Questi episodi fanno si che anche Jake Roberts venga contattato dalla WWE per sottoporsi a una cura disintossicante di 3 mesi, infatti la federazione dei McMahon decide di aiutare alcuni suoi atleti del passato che hanno problemi con sostanze illecite.
Nel giugno 2008 Jake Roberts appare di nuovo in TNA durante il PPV Slammiversary, in occasione del “matrimonio” tra Jay Lethal e So Cal Val.
Terminata la riabilitazione, Roberts viene però ancora coinvolto in un brutto episodio nel mese di settembre, quando durante un match in Pennsylvania perde i sensi a causa dell’uso di alcolici; qualcuno ha poi affermato che “The Snake” non ha affatto trasgredito, ma è stato il “promoter” a renderlo in quelle condizioni a sua insaputa.
In anni recenti però Jake Roberts si ripresenta a Baltimora dimagrito, pulito.
La WWE ovviamente ha saputo subito captare il grande affare e la grande storia alle spalle di Roberts, inserendolo nella WWE Hall Of Fame 2014.


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lunedì 9 aprile 2018

Il Licenziamento Record Di Wally Backman Agli Arizona Diamondbacks (MLB)

Nei primi anni del nuovo millennio, gli Arizona Diamondbacks vivevano periodi durissimi ed avari di vittorie.
Il 2003 in particolare fu una stagione semplicemente disastrosa, virtualmente chiusa già dopo i primi mesi.
Ecco quindi che appena finita la stagione nominarono subito il nuovo manager: il cambio era inevitabile dopo una stagione finita con 51 vittorie e 111 sconfitte, dopo solo 3 anni dalla conquista delle World Series.
Venne scelto come nuovo manager Wally Backman, un ex seconda base che faceva parte dei Mets vincitori delle World Series nel 1986 ed aveva poi iniziato la sua carriera come allenatore nella Western League, una delle Independent League, prima di entrare nelle Minor League dei White Sox dove l'anno precedente si mise in luce allenando la squadra di singolo A.
Ottenne il premio di manager dell'anno nelle Minor League, assegnato dalla rivista Sporting News.
Tuttavia, la sua apparizione in Arizona fu brevissima per via di un articolo del New York Times che riportava i seri problemi legali e finanziari dello stesso.
Era stato anche arrestato nel 1999 per guida in stato di ebrezza.
Un anno dopo, fu arrestato in connessione con un alterco domestico nella sua casa a Prineville, in Oregon .
Inoltre, Backman aveva dichiarato bancarotta per evitare di pagare oltre 20 creditori, tra cui l' IRS.
Inizialmente i Diamondback si schierarono con lui, ma lo licenziarono solo 4 giorni dopo averlo assunto (il giorno prima di una partita).
Il managing partner Ken Kendrick disse che Backman aveva mentito sul suo passato.
Backman tuttavia qualche anno dopo divenne manager dei South Georgia Peanuts della South Coast League indipendente.
I Peanuts vinsero la loro lega con un record di 59-28.
Il South Georgia Peanuts ha poi vinto il campionato in quella stagione sotto la guida di Backman.
In seguito Backman guidò i Cyclones con un record del 51-24, vincendo la divisione McNamara.


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giovedì 22 marzo 2018

La Storia Di Rob Gronkowski: Feste, Birra, Pornostar e Wrestling

"Le feste mi ricaricano, così torno in campo pronto per dare il massimo. Adoro ballare e fare casino, fare baccano ed incontrare gente nuova. Sono così da quando ero bambino, dai tempi delle scuole medie"

Ron Gronkowski quarto di cinque fratelli, di cui quattro giocatori o ex giocatori di Football: Dan (tight end a Maryland), Chris (fullback), Glenn (anche lui fullback, poi tagliato dai Buffalo Bills).
Gordie Jr giocò invece nelle Minor League di Baseball.
Meglio conosciuto come “Gronk”, 1.98 m per 120 kg, fu scelto al draft da Bill Belichick.
Era il 2010 e i profili compilati dagli scout nei riguardi di “Gronk” non erano dei migliori (per via di qualche infortunio di troppo).
Uscito da Arizona con alle spalle una carriera collegiale di tutto rispetto, con due anni di devastante impatto e una serie di record frantumati.
All’epoca Belichick praticava uno schema offensivo privo di un tight end fortemente coinvolto nella rete di passaggi, ma aveva chiaro in testa come rivoluzionare il reparto offensivo.
Non solo, preso Gronk, due giri dopo quella selezione lasciò tutti di stucco prelevando un altro tight end, Aaron Hernandez.
Da qui nacque una nuova idea offensiva per una squadra che storicamente aveva vinto utilizzando armi differenti.
Chi rimase sbigottito davanti a due pari-ruolo selezionati nel giro di due round si sarebbe presto ricreduto, e la concorrenza avrebbe cominciato spudoratamente a copiare.
Con Gronkwoski e Hernandez in campo contemporaneamente per le difese era davvero difficile capire quale dei due sarebbe stato lanciato.
I giocatori da coprire con un linebacker o un safety erano due, non più uno solo.
Belichick avrebbe giocato per anni con un numero quasi illimitato di variabili da poter praticare, mettendo in perenne difficoltà la difesa nel riconoscere le intenzioni di uno schieramento che di tradizionale non aveva più nulla.
Quando ci si sarebbe attesi il lancio sarebbe arrivata una corsa interna per sfruttare il fatto che due difensori si sarebbero spostati più all’esterno per fronteggiare i tight end. Quando l’azione sembrava indicare che avrebbero bloccato per il running back sarebbe arrivata una finta di consegna al running back con conseguente lancio e con tutta probabilità un lancio profondo per un grande guadagno di yard.
Una velocità quella di Gronk non certo straordinaria ma supportata da una grande intelligenza tattica e da un cambio di direzione assolutamente pazzesco.
Gronk può essere posizionato tanto all’interno quanto all’estremità destra del campo (perché destro è anche il braccio con cui lancia Brady), esattamente dove andrebbe a posizionarsi il più classico dei wide receiver.
Prima del Super Bowl XLVI chiesero a Tom Coughlin, coach dei Giants, come avrebbe limitato Gronkowski. Rispose: «Probabilmente con una scala…».
Sean Payton, coach dei Saints, colui che sviluppò il talento di Jeremy Shockey quand’era offensive coordinator dei Giants, ha centrato il punto: «I tight end sono diventati come un ottimo impianto stereo. Tutti ne debbono possedere uno, altrimenti l’attacco non avrà nulla di sinfonico».



INFORTUNI, FESTE, ALCOOL, PORNOSTAR
Ecco, se vogliamo, Gronk ha altri problemi.
Come detto quello degli infortuni: si ricordino quello del 2009 alla schiena, quella alla caviglia a fine 2011, due al gomito nel 2012, la rottura del crociato nel 2013 sino ad arrivare ad altri infortuni in tempi recenti.
Poi ci sono i problemi fuori dal campo: tante feste, birra ed anche pornostar.
Scorso anno al Shrine Nightclub (Foxwoods Resort Casino, Connecticut) spese 100mila dollari per una serata con gli amici.
Secondo la star a luci rosse Richelle Ryan: "Rob quando smetterà di giocare, può lavorare nell'hard", ha detto la pornostar.
Appassionato di Wrestling e serie TV (recitò in "Entourage").
Gronkowski fece la sua comparsa a WrestleMania 33 (WWE), saltando la barricata per aiutare l'amico Mojo Rawley a vincere il Memorial Battle Royal dedicato ad Andre The Giant.
A farne le spese Jinder Mahal che in precedenza era stato coinvolto in un animato alterco con il giocatore di football americano, lanciandogli in faccia la sua bevanda. 


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venerdì 20 ottobre 2017

La Storia Di David Feherty: Alcool, Depressione, Citazioni Famose

David Feherty nordirlandese nato a Bangor, nella contea di Down, non è stato esattamente quello che può essere considerato tra i golfisti più forti della storia.
Diventato pro nel 1976, vinse solo 5 titoli minori dell'European PGA Tour tra gli anni 80 e 90.
Lo si ricorda anche nella Ryder Cup del 1991.
Sposato più volte ha avuto 5 figli, di cui 2 dall'ex relazione.
Lo si ricorda soprattutto per aver avuto una lunga lotta contro la depressione, la droga (Marijuana Cocaina, Vicodin) e l'alcolismo (Whiskey in primis), che ha affrontato pubblicamente nel 2006.
In un'intervista a Golf Magazine sui suoi problemi, Feherty ha dichiarato: "Ho usato l'alcool per mascherare i miei demoni interni".
Tom Cruise disse che la depressione si combatte con l'esercizio fisico, Faherty senza pensarci due volte ribattè "l'esercizio di prenderlo a calci in culo mi avrebbe sicuramente aiutato".
Nel 2015, a Feherty ormai sobrio è stato comunque diagnosticato un disturbo bipolare ed ha continuato a combattere contro i suoi demoni: depressione ed insonnia.
Feherty è stato molto aiutato da sua moglie, anche se in un'intervista ha ricordato un momento fondamentale mentre stava facendo un segmento televisivo con compagni di Golf Tom Watson e Jack Nicklaus: "Ad un certo punto, Tom mise la mano sulla telecamera e mi chiese 'Non stai bene, vero?' io risposi 'No'. Poi gli chiesi come lo sapesse, e lui mi disse 'Lo vedo dai tuoi occhi'. Io ribattei 'Cosa vedi?, e lui 'Il mio riflesso'"


POLITICA ED ALTRI PENSIERI CONTROVERSI
Feherty appoggiò spesso e volentieri George W.Bush, si ricordi un'uscita poco lusinghiera nei confronti dei due democratici Nancy Pelosi ed Harry Reid.

"Dalla mia personale esperienza in visita alle truppe del Medio Oriente, posso dirvi che: al di là di come il conflitto viene rappresentato dai nostra media, se dessimo ad un soldato americano una pistola con due pallottole e si trovasse in un ascensore con Nancy Pelosi, Harry Reid e Osama Bin Laden, c'è una buona probabilità che Nancy Pelosi sarebbe stata sparata due volte, Harry Reid e Bin Laden invece strangolati a morte"

Feherty fece le seguenti osservazioni controverse e descrisse la sua idea di politica: "Quanto a me, la mia idea di politica è da qualche parte nel mezzo e al di fuori dei due schieramenti. 
Credo nella pena di morte, specialmente per i pro-lifers, sono contrario al matrimonio gay, credo nell'abolizione delle tasse immobiliari e del piano Pickens. Avrei abbassato l'età legale per bere e avrei aumentato l'età di guida a 18 anni a livello nazionale, avrei fatto Kinky Friedman governatore del Texas e in tutte le scuole pubbliche e private farei iniziare la lezione con un'ora di esercizio fisico"


MORTE DEL FIGLIO
Il dolore però più grande della sua vita è stato sicuramente veder morire il suo figlio 29enne Shey, il 29 luglio 2017, per overdose.

David Feherty: "I suoi begli occhi azzurri avrebbero potuto bloccare una stanza, ma non potevano fissare il nemico che si nasconde nell'ombra e impedirgli di allontanarsi per afferrarlo con sè nel suo periodo più buio.
Shey, ha combattuto duramente per vincere le sue battaglie con la tossicodipendenza ma alla fine i mostri hanno vinto.
La preoccupazione che abbiamo avvertito per la sua lotta con la sua dipendenza è ora stata sostituita da una sensazione di perdita così profonda, sapendo che non vedremo più il suo volto sorridente e i suoi begli occhi.
Vorrei sottolineare che non c'è vergogna nel chiedere aiuto"


CITAZIONI CELEBRI
"È il modo di affrontare il fallimento che determina il successo"

"Guardare Phil Mickelson giocare a Golf è come guardare un ubriaco inseguire un pallone vicino al bordo di una scogliera"

"Il giocatore di Tennis numero uno del mondo spende il 90% del suo tempo vincendo, mentre il numero uno del mondo di Golf trascorre il 90% del suo tempo perdendo. I golfisti sono grandi perdenti"
"Non ho smesso di bere perché ero un ubriaco marcio. Smisi perché ero un ubriaco pazzo. Era tipo un videogioco, dove si deve arrivare al livello più alto ma qui non è neanche una sfida"
"Ho un sano rispetto per la religione. Davvero. Quando Colombo ha scoperto l'America nel 1492 portò sifilide, difterite, tubercolosi, influenza e cristianità. Queste malattie erano curabili"

"Non soffro di una malattia mentale, vivo con essa"

"La cosa più difficile che ho mai fatto è stato diventare sobrio. Stavo bevendo due bottiglie e mezza di whisky al giorno e prendendo 40 Vicodin. Se avessi saputo che avrei dovuto vivere così a lungo, mi sarei preso cura di me stesso"

"Giocare ad Augusta è come giocare in un paesaggio di Salvador Dali. Mi aspettavo che un orologio prima o poi scendesse dagli alberi e mi colpisse in faccia"

"Stavo oscillando come una porta del gabinetto su un peschereccio di gamberi"

"Se Dio voleva che la gente credesse in lui, perché ha inventato la logica?"

"È difficile dire chi vincerà questa settimana, ma probabilmente non sarà uno grande e grasso" 

"Non voglio che qualcuno capisca la mia depressione, perché per capirla bisogna provarla, e non voglio che qualcun altro ci finisca dentro"

"Mi dispiace che Nick Faldo non ci sarà questa settimana. Sta partecipando alla nascita della sua futura moglie"

"Questo sarebbe stato un grande colpo, se avessero messo la buca qui oggi"

[in riferimento a Jim Furyk]
"Sembra un uomo armato che cerca di lottare contro un serpente in una cabina telefonica"

[Swing di Jim Furyk]
"Sembra che un polipo scenda da un albero"

[su Tiger Woods]
""Non so cosa sia, ma so che non c'erano due sull' Arca di Noè"

"VJ colpisce più palle rispetto al mento di Elton John"

"Quel verde appare più piccolo di un capezzolo di Pygmie".

"Fortunatamente, Rory ha 22 anni, quindi il polso destro dovrebbe essere il muscolo più forte del suo corpo"

"Il peggiore taglio di capelli che abbia mai visto in vita mia. E ne ho visti di brutti. Sembra che lui (John Daly) abbia un divot su ogni orecchio"

"Devo fare qualcosa che mi faccia concentrare su quel qualcosa, quindi mi siedo e ascolto la musica, o leggerò, o vado a prendere le munizioni nella mia officina. Devo occuparmi"

"Vinci e sei l'essere migliore di tutto l'universo; perdi, e le pulci di un milione di roditori, infettano ogni tuo orifizio"

"Hurling sembra un po 'come una croce tra lacrosse e un omicidio di secondo grado"

"Essere bipolare, un tossicodipendente e un alcolista serve per tenermi molto occupato. Dormo poco. Sono fortunato se dormo tre ore a notte quindi mi alzo, e la testa è piena di porte sbarrate"

"Sanno di tutto su di me. Ho svuotato tutti gli scheletri dal mio armadio molto tempo fa"

"Ho perso 150 libbre, se includi anche mia moglie"



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lunedì 5 giugno 2017

Bill Smith Colui Che Giocava A Poker...Ubriaco

L'americano Bill Smith fu un giocatore di Poker, campione del mondo nel 1985.
Sicuramente fu tra i più chiacchierati della storia per il suo giocare ubriaco.
Morì nel 1997, non a caso a Las Vegas.
Protagonista delle World Series Of Poker durante gli anni 80, già nel 1981 era riuscito ad arrivare al tavolo finale del Main Event, chiudendo al 5º posto.
Stesso risultato ottenne nel 1986, anno della vittoria di Berry Johnston.
Riuscì a vincere il Main Event del 1985, battendo T. J. Cloutier in heads-up.
Le sue vincite totali nei tornei hanno superato 1.000.000 di dollari.
Come detto, Smith su spesso sorpreso a giocare tornei pro di Poker...ubriaco.
A detta di tutti, era un alcolizzato.
Secondo T.J. Cloutier, Smith non giocava bene da sobrio nè tantomeno quando era completamente ubriaco:

"Bill era molto duro da affrontare da sobrio. Quando invece era a metà strada tra sobrio ed ubriaco, è stato il miglior giocatore cui abbia mai affrontato. 
Nessuno riusciva a leggere le mani degli avversari meglio di lui quando si trovava in queste condizioni. 
E' stato invece il giocatore peggiore cui abbia affrontato quando era totalmente ubriaco"

L'anno che vinse il Main Event (con una coppia di 3), entrò da sobrio l'ultimo giorno, prima d'iniziare la sua opera...
Dopo aver iniziato a bere, accumulò un enorme mucchio di fiches per via di un gioco aggressivo (al momento giusto).
Aveva talmente tante fiches che anche se completamente ubriaco riuscì a vincere ugualmente.
Alcool a parte, Bill Smith detiene ad oggi anche uno straordinario record che va ben oltre quello di aver vinto il Main Event da ubriaco fradicio e che spiega alla perfezione l’indole di questo fenomenale player originario di Dallas: venne arrestato e poi rilasciato per ben tre volte nel corso dello stesso giorno per esser stato beccato dalla polizia a giocare delle partite di Poker illegali.



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giovedì 9 febbraio 2017

La Storia Di Lawrence Taylor: Cocaina, Incidenti Stradali e Giri Di Prostituzione (NFL)

"...era un ragazzo che amava le sfide. Mentre i suoi fratelli avrebbero chiesto il permesso per fare qualcosa, lui l’avrebbe fatta e basta, inventando incredibili storie se fosse stato scoperto"

Lawrence Taylor, conosciuto anche come "Reckless" (folle), è considerato unanimemente tra i più grandi giocatori della storia della NFL, nonostante una carriera molto travagliata ed afflitta da gravi problemi di droga ed abuso di alcolici.
Giocò tutta la carriera professionistica come linebacker per i New York Giants.
E' stato classificato come il miglior difensore della storia della lega da giocatori, allenatori, membri dei media e numerose testate online come NFL Network.
Taylor è il giocatore che ha ridefinito il ruolo di outside linebacker, obbligando gli offensive coordinator avversari ad escogitare strategie nuove per cercare di bloccarlo o, almeno, limitare i danni che la sua forza e velocità straordinaria portavano nei backfield offensivi avversari.
Dopo una carriera universitaria nei Tar Heels di North Carolina, Taylor venne scelto con la seconda selezione assoluta dai New York Giants nel 1981.
Indicato da molti come prima scelta assoluta, non venne scelto dai New Orleans Saints, che gli preferirono il runningback George Rogers.

Phil Simms, il QB che avrebbe guidato il team al Super Bowl, lo definiva, prima dell’inizio della stagione “Un animale nella pass rush. Ti è sempre intorno, tranne quando non ti è sopra!” e, più tardi, ammise di aver atteso con impazienza la prima giornata di campionato “perché almeno non avrei più dovuto giocargli contro”.
L’ultima partita di pre-season fu giocata dai Giants contro Pittsburgh.
Terry Bradshaw, QB degli Steelers, che incontrò Taylor solo in quell’occasione, diversi anni dopo ricordò: “Mi ha quasi ucciso, io continuavo a chiedermi chi diavolo fosse quel ragazzo e lui continuava a sbucarmi dal lato cieco e a farmi a pezzi le costole”.

Nel 1986 Taylor giocò una delle più grandi stagioni della storia della NFL per quanto riguarda un ruolo difensivo: mise a segno 20.5 sack, dominando questa classifica, fu nominato Defensive Player Of The Year e divenne uno dei soli tre giocatori difensivi capaci di vincere il titolo di MVP.
I Giants dominarono la NFC East con un record di 14-2 e giunsero al Super Bowl XXI nel quale batterono i Denver Broncos.
Taylor fu protagonista di una giocata chiave quando, nel corso del primo quarto, salvò un TD fermando sulla goal-line una corsa di John Elway.
Secondo Bill Belichick, all’epoca defensive coordinator dei Giants "ciò che rendeva Taylor così grande, così aggressivo, era il completo disprezzo del suo corpo. Una volta, dopo una commozione celebrale, ho dovuto nascondergli il casco per evitare che tornasse in campo".
Il 15 gennaio 1993 i Giants persero nettamente, al secondo turno dei playoff, contro i San Francisco 49ers e Taylor fu sorpreso in lacrime, durante le fasi finali dell’incontro, dalle telecamere.
Durante la conferenza stampa del dopo partita Taylor annunciò la sua decisione: “Sono arrivato a giocare dei Super Bowl, a giocare i playoff. Ho fatto cose che altra gente non è mai riuscita a fare prima in questo sport. Dopo 13 anni, è giunto il momento di andare”.
La sua maglia, numero 56, è stata ritirata dai Giants il 10 ottobre 1994 e nel 1999 LT è stato introdotto nella Hall Of Fame.
I numeri dei suoi 13 anni di carriera NFL (tutti a New York) sono impressionanti: 10 convocazioni al Pro Bowl consecutive, 10 nomination nella All-Pro consecutive, un titolo di MVP NFL, 3 titoli di Defensive Player Of The Year, 1 titolo di Defensive Rookie Of The Year, 2 Super Bowl, 132,5 sack ufficiali (più i 9,5 del suo anno da rookie quando la statistica dei sack era ancora ufficiosa), 9 intercetti e ben 1088 placcaggi.


GLI ACCORGIMENTI PER CONTENERLO
Bill Walsh, l’head coach dei San Francisco 49ers, preferì cercare di bloccare Taylor assegnando le responsabilità del blocco ad una guardia o un tackle.
Dovendolo affrontare due volta l’anno, l’head coach dei Washington Redskins Joe Gibbs si inventò la figura dell’H-back, per cercare di contrastare i suoi raid.
Joe Gibbs: "Dovevamo adottare, in qualche modo, un piano speciale solo per Lawrence Taylor. Ora non succede spesso, ma vi assicuro che è perché abbiamo imparato la lezione. Da lui"
Quindi lo stesso Gibbs spostò il runningback a fianco del tight end, un passo indietro per mantenerlo nel backfield.
L’esperimento si rivelò efficacissimo contro linebacker “normali”, meno con Taylor.
Ad ogni modo l’H-back, assieme alle formazioni a doppio tight end, si vedono spesso ancor oggi sui campi NFL.
Taylor inoltre eseguì meglio di tutti gli altri la tecnica del “chopping” (colpo portato con il braccio sul braccio del quarterback inteso a fargli perdere la palla, durante il placcaggio del quarterback avversario).
Le sue armi forti erano la velocità, forza fisica, reattività, l'istinto ed ovviamente la passione.


LA FINE DELLA CARRIERA DI JOE THEISMANN
Lawrence Taylor mise involontariamente fine alla carriera del quarterback Joe Theismann procurandogli la frattura scomposta di tibia e perone con uno dei suoi terribili sack.
Duro, ma sempre corretto (almeno in campo), e quello di Theismann fu un episodio sfortunato, anche a detta dello stesso Joe.
La correttezza nel gioco non sempre corrispondeva alla disciplina, sia in campo che fuori.
Spesso Taylor faceva di testa sua ignorando gli assegnamenti degli schemi, ma ottenendo quasi sempre ottimi risultati.


ALCOOL E COCAINA DURANTE LA CARRIERA SPORTIVA
In contrasto con il suo successo sul campo di gioco, la vita personale di Lawrence Taylor è stata segnata da abuso di alcolici, uso di droga ed altre polemiche.
Taylor ebbe infatti uno stile di vita controverso, durante e dopo la sua carriera professionistica.
Egli ammise di aver fatto uso di droghe come la cocaina nel secondo anno nella NFL e fu sospeso diverse volte dalla lega per aver fallito dei test anti-droga.
Quando a Taylor venne chiesto che cosa avrebbe potuto concedersi rispetto agli altri linebacker, la sua risposta fu "bere".
Come detto, l'abuso di alcol non è stato il più grande dei suoi problemi.
Risultò positivo alla cocaina nel 1987 e venne sospeso per 30 giorni nel 1988, dopo aver fallito un secondo test antidoping.
Dopo il suo secondo test positivo fallì un terzo test antidoping, sempre per cocaina.
Mentre si avvicinava la fine della sua carriera sportiva disse: "Sniffare è forse  l'unico punto luminoso nel mio futuro".


ABUSO DI COCAINA DOPO IL RITIRO
Dopo il suo ritiro, iniziò l' abuso di droghe su base regolare.
Infatti il suo abuso di droga aumentò dopo il ritiro, venendo arrestato tre volte per detenzione di sostanze stupefacenti.
Finì per 2 volte in riabilitazione per due volte nel 1995, solo per poi essere arrestato due volte in un arco di tre anni per aver tentato di acquistare cocaina da agenti di polizia in borghese.
Durante questo periodo, visse con altri tossicodipendenti con lenzuola bianche che coprivano le finestre dell'appartamento.
Taylor dirà "stavo veramente male. Voglio dire quel posto era quasi come una casa di morti".
Nella sua seconda autobiografia, Taylor ammise di aver iniziato a utilizzare droghe già prima della sua stagione da rookie nella NFL.


GIRO DI PROSTITUZIONE, INCIDENTI STRADALI E RAPPORTI CON MINORI
Taylor ha inoltre sostenuto di aver assunto e inviato prostitute nelle camere d'albergo avversarie la notte prima di una partita, nel tentativo di stancare i giocatori e che al suo picco, ha speso migliaia di dollari al giorno sugli stupefacenti.
Ha anche raccontato molti altri casi di comportamenti aberranti, tra cui arrivare a una riunione della squadra nel corso della sua carriera da giocatore in manette dopo aver trascorso una notte con alcuni ragazze squillo.
Egli ha anche detto che per superare i test antidroga della NFL, ha regolarmente presentato le urine dei suoi compagni di squadra.
Nel 2009, Taylor ha iniziato ad avere nuovamente problemi nella sua vita personale.
L'8 novembre, venne arrestato a Miami-Dade County, in Florida, dopo aver colpito un altro veicolo con la sua Cadillac Escalade ed essser fuggito.
Aveva già commesso lo stesso reato nel 1996, quando fuggì con la sua Lexus dopo aver provocato un incidente.
Venne rilasciato su cauzione di $500.
Poco dopo venne arrestato per aver fatto sesso con una ragazza di 16 anni in un Holiday Inn situato a New York.
Venne accusato di stupro di terzo grado, con l'accusa di essersi impegnato in un rapporto sessuale con una ragazza sotto i 17 anni.
E 'stato anche accusato di aver pagato la minorenne $300 per fare sesso con lui.
Taylor è dichiarato colpevole il 22 marzo 2011 e condannato a sei anni di libertà vigilata come parte di un patteggiamento, in cui si è dichiarato colpevole per i reati di cattiva condotta sessuale.
Il 9 giugno 2016, la moglie di Taylor è stata arrestata per violenza domestica in Florida dopo aver gettato "un oggetto" e che colpì Taylor alla parte posteriore della testa.


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