Quello che successe 42 anni fa, precisamente nel 1973, rimarrà per sempre uno dei momenti più incredibili della storia dello sport.
Anche se la faccenda con lo sport in sè (il Baseball) c'entra sino ad un certo punto.
Niente infatti potrà rivaleggiare con la vicenda che interessò i New York Yankees oltre quarant’anni orsono, quando i giocatori Mike Kekich e Fritz Peterson si scambiarono non solo le mogli, ma le intere vite.
Kekich(nato nel 1945) e Peterson(1942) erano entrambi pitchers mancini, il primo la riserva del secondo (ottimo lanciatore tant'è vero che si era meritato anche una convocazione all’All Star Game).
LA TRADE: LO SCAMBIO DI MOGLI
Condividevano la stessa stanza durante le trasferte e uscivano spesso insieme, perché avevano figli all’incirca della stessa età e le signore Susanne Kekich e Marilyn Peterson erano sulla stessa lunghezza d’onda.
In poco tempo, le coppie si ruppero: sognatore e amante di lunghe conversazioni introspettive, Kekich fu attirato dalla riflessiva Marilyn, mentre Peterson subì il fascino impulsivo di Susanne, ex cheerleader e specialista di corsa campestre ai tempi del college.
All’improvviso, fu loro chiaro che avevano sposato la persona sbagliata.
Nell’estate del 1972, dopo una festa a casa del giornalista Maury Allen, Susanne e Marilyn si accordarono per rincasare ciascuna con il marito dell’altra, gli sposi evidentemente consenzienti.
L’inversione dei partner continuò per altre sere ancora e, in ottobre, i due compagni di squadra stabilirono ufficialmente di scambiarsi le mogli, i figli (che seguirono le madri), le case e persino i cani (i Kekich avevano un terrier e i Peterson un barboncino).
La notizia fu tenuta riservata e la stampa non ne seppe niente fino alla ripresa degli allenamenti della primavera successiva.
Il 5 marzo 1973, Kekich e Peterson annunciarono agli sbigottiti giornalisti che si erano sostituiti l’uno all’altro, non sul diamante, come sarebbe stato ovvio e naturale, ma nei rispettivi doveri coniugali.
George Steinbrenner, il proprietario che avrebbe portato la squadra più blasonata d’America a ulteriori sette titoli nazionali, era appena arrivato e aveva solo fatto in tempo a stilare un rigido codice estetico, che imponeva ai giocatori di radersi quotidianamente e di tagliarsi i capelli come reclute.
Nonostante Steinbrenner era abbastanza rigido e conservatore cercò di sostenerli e si mostrò comprensivo. Tuttavia, non si fece scrupolo di dividere subito la coppia (di giocatori), spedendo Kekich ai Cleveland Indians, dove nel 1974 si accasò anche Peterson, non ritrovandovi però l’amico.
Le ripercussioni dello “scambio” avevano nuociuto a entrambe le carriere: Mike fu tagliato anche da Cleveland e provò a rilanciarsi in Giappone, mentre Fritz non fu più il brillante lanciatore che aveva fatto sognare i tifosi degli Yankees.
LIETO FINE A META'
Per Kekich la rovina fu completata dal naufragio della sua relazione con Marilyn Peterson.
Al travolgente trasporto iniziale non era seguito un sereno e stabile rapporto: la coppia, da poco formatasi, si divise quasi subito.
Secondo i termini dello scambio, erano d’accordo che se la cosa non avesse funzionato per tutti, le famiglie si sarebbero riunite secondo la composizione originaria.
Ma quando Mike e Marilyn si lasciarono e pensarono di tornare ai partner di provenienza, Fritz e Susanne avevano già formato una nuova unione, che continua ancora oggi.
Pare che i produttori hollywoodiani abbiano messo gli occhi su questa storia e come dargli torto?.
«Sono sicuro che le persone si chiedono ancora di noi e per questo spero che il film esca» ha detto al Palm Beach Post Peterson, che si è pure offerto come consulente alla Warner Bros.
«Scoprirebbero che non era nient’altro che una storia d’amore».
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giovedì 16 luglio 2015
Mike Kekich, Fritz Peterson e Lo Scambio Di Mogli (MLB)
La Storia Di Eddie Waitkus: Sparatoria, Alcool e Morte (MLB)
Eddie Waitkus nacque nel 1919, figlio d'immigrati lituani si trasferì a Boston dove divenne un giocatore di Baseball professionista. In MLB giocherà 11 anni. Dopo aver prestato servizio nella Seconda Guerra Mondiale, Eddie giocò tre stagioni complete per i Cubs, prima di essere ceduto ai Philadelphia nel mese di dicembre 1948. Nel 1949, Eddie Waitkus stava giocando il miglior inizio di stagione della sua carriera.
Dopo 54 partite, il battitore mancino batteva .306 per i Philadelphia Phillies ed era in testa nel ballottaggio dell’All Star per diventare il prima base titolare.
RUTH ANN STEINHAGEN
Il 14 giugno, i Phillies andarono a Chicago per iniziare una serie contro i Cubs, la squadra con cui aveva inizialmente firmato Waitkus nel 1939. Waitkus era ignaro di aver attirato l'attenzione di una ragazza di Chicago di nome Ruth Ann Steinhagen. A 16 anni, aveva cominciato a frequentare le partite al Wrigley Field e divenne ossessionata di Waitkus appunto.
Aveva raccolto nella sua camera da letto centinaia di immagini e ritagli di giornale e costruito un santuario dedicato a lui.
I genitori di Ruth la mandarono da uno psichiatra senza alcun risultato.
Quando Eddie venne scambiato, la ragazza ai tempi 18enne, piangeva e diceva che non voleva più vivere.
L'INCONTRO CON LA SUA FAN E LA SPARATORIA
Quando i Phillies giunsero nella Windy City nel giugno successivo, Ruth decise che era ora di incontrare Eddie. Il 14 giugno i Phillies sconfissero 9 a 2 i Cubs e Waitkus con il suo compagno di stanza Russ Meyer e altri giocatori andarono a cena. Era quasi mezzanotte quando Meyer tornò nella loro stanza all’Edgewater Beach Hotel, dove trovò un biglietto indirizzato a Waitkus da parte di "Ruth Ann Burns" che diceva che voleva vederlo nella stanza 1297. Quando Eddie arrivò pochi minuti dopo, Meyer gli diede il biglietto. Incredibilmente Eddie aveva conosciuto una donna di nome Ruth Ann e pensò che il biglietto fosse appunto indirizzato a lui. Così andò nella camera.
Quando Ruth Ann Steinhagen aprì la porta, lei lo invitò ad entrare e Waitkus si sedette.
Steinhagen andò verso l'armadio, tirò fuori un fucile calibro 22, e gli sparò al petto, affermando che se lei non poteva averlo, nessuno poteva averlo. Poi chiamò la reception e disse ciò che aveva fatto. Senza quella chiamata, Eddie sarebbe indubbiamente morto dissanguato. In base all’identificazione di Waitkus dal suo letto d'ospedale, Steinhagen venne accusata, il 30 giugno, del tentato omicidio.
Disse che "non era sicura" del perché avesse sparato a Waitkus, aggiungendo "Non sono davvero dispiaciuta. Mi dispiace che Eddie abbia dovuto soffrire tanto, ma l'ho dovuto fare per alleviare la tensione e sono stata oppressa dal passato nelle ultime due settimane".
Una giuria la trovò legalmente insana, e venne internata in un manicomio.
Venne rilasciata ad aprile del 1952, meno di tre anni dopo la sparatoria.
LA RIABILITAZIONE DI WAITKUS, L'ALCOOL E LA MORTE
Waitkus subì quattro operazioni, prima di andare a Clearwater, in Florida, per la riabilitazione. Sorprendentemente, ritornò per la stagione del 1950, colpendo .284 e segnando 102 punti aiutando i Phillies a vincere il loro primo pennant dal 1915. Eddie giocò con Philadelphia nel 1953, poi andò a Baltimora per un anno e mezzo prima di terminare la sua carriera con i Phillies nella seconda parte del 1955. Psicologicamente dopo la sparatoria, Eddie cambiò moltissimo e dall'essere socievole e alla mano, che tutti conoscevano, divenne un uomo solitario e diffidente. Dopo il suo ritiro, venne curato per alcolismo. Morì nel 1972 all'età di 53 anni.
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Dopo 54 partite, il battitore mancino batteva .306 per i Philadelphia Phillies ed era in testa nel ballottaggio dell’All Star per diventare il prima base titolare.
RUTH ANN STEINHAGEN
Il 14 giugno, i Phillies andarono a Chicago per iniziare una serie contro i Cubs, la squadra con cui aveva inizialmente firmato Waitkus nel 1939. Waitkus era ignaro di aver attirato l'attenzione di una ragazza di Chicago di nome Ruth Ann Steinhagen. A 16 anni, aveva cominciato a frequentare le partite al Wrigley Field e divenne ossessionata di Waitkus appunto.
Aveva raccolto nella sua camera da letto centinaia di immagini e ritagli di giornale e costruito un santuario dedicato a lui.
I genitori di Ruth la mandarono da uno psichiatra senza alcun risultato.
Quando Eddie venne scambiato, la ragazza ai tempi 18enne, piangeva e diceva che non voleva più vivere.
L'INCONTRO CON LA SUA FAN E LA SPARATORIA
Quando i Phillies giunsero nella Windy City nel giugno successivo, Ruth decise che era ora di incontrare Eddie. Il 14 giugno i Phillies sconfissero 9 a 2 i Cubs e Waitkus con il suo compagno di stanza Russ Meyer e altri giocatori andarono a cena. Era quasi mezzanotte quando Meyer tornò nella loro stanza all’Edgewater Beach Hotel, dove trovò un biglietto indirizzato a Waitkus da parte di "Ruth Ann Burns" che diceva che voleva vederlo nella stanza 1297. Quando Eddie arrivò pochi minuti dopo, Meyer gli diede il biglietto. Incredibilmente Eddie aveva conosciuto una donna di nome Ruth Ann e pensò che il biglietto fosse appunto indirizzato a lui. Così andò nella camera.
Quando Ruth Ann Steinhagen aprì la porta, lei lo invitò ad entrare e Waitkus si sedette.
Steinhagen andò verso l'armadio, tirò fuori un fucile calibro 22, e gli sparò al petto, affermando che se lei non poteva averlo, nessuno poteva averlo. Poi chiamò la reception e disse ciò che aveva fatto. Senza quella chiamata, Eddie sarebbe indubbiamente morto dissanguato. In base all’identificazione di Waitkus dal suo letto d'ospedale, Steinhagen venne accusata, il 30 giugno, del tentato omicidio.
Disse che "non era sicura" del perché avesse sparato a Waitkus, aggiungendo "Non sono davvero dispiaciuta. Mi dispiace che Eddie abbia dovuto soffrire tanto, ma l'ho dovuto fare per alleviare la tensione e sono stata oppressa dal passato nelle ultime due settimane".
Una giuria la trovò legalmente insana, e venne internata in un manicomio.
Venne rilasciata ad aprile del 1952, meno di tre anni dopo la sparatoria.
LA RIABILITAZIONE DI WAITKUS, L'ALCOOL E LA MORTE
Waitkus subì quattro operazioni, prima di andare a Clearwater, in Florida, per la riabilitazione. Sorprendentemente, ritornò per la stagione del 1950, colpendo .284 e segnando 102 punti aiutando i Phillies a vincere il loro primo pennant dal 1915. Eddie giocò con Philadelphia nel 1953, poi andò a Baltimora per un anno e mezzo prima di terminare la sua carriera con i Phillies nella seconda parte del 1955. Psicologicamente dopo la sparatoria, Eddie cambiò moltissimo e dall'essere socievole e alla mano, che tutti conoscevano, divenne un uomo solitario e diffidente. Dopo il suo ritiro, venne curato per alcolismo. Morì nel 1972 all'età di 53 anni.
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lunedì 13 luglio 2015
La Storia Di Brad Gilbert: Vincere Sporco
"Gioca come se avessero dato una racchetta a un uomo delle caverne", disse di Brad Gilbert uno spettatore durante un torneo a San Francisco. Senza un servizio adeguato, con un rovescio mediocre e un diritto appena decente arrivò fino al quarto posto del ranking ATP nel 1990. Battendo sistematicamente avversari più forti di lui e vincendo cinque milioni di dollari di montepremi con la “mental warfare”. Il nome del cavernicolo in questione è come detto Brad Gilbert. McEnroe non perdeva occasione per batterlo e per deriderlo. Come quando dichiarò alla stampa: "Non ho una grande opinione di Brad Gilbert". O come quando gli urlò in faccia, durante un incontro: "Non ti meriti di giocare sul mio stesso campo".
BIOGRAFIA
Brad nasce a Oakland, California nel 1961 e tuttora risiede in quello Stato assieme a moglie e tre figli, esordisce come giocatore (destrorso con rovescio a una mano) nel 1982 e vince il torneo di Taipei.
In tutto vincerà venti tornei, tra i quali va menzionato soprattutto il Masters di Cincinnati del 1989 su Stefan Edberg al tie break del terzo, dopo aver superato Sampras, Chang e Becker tra gli altri.
Altre venti finali le perderà contro gente del calibro di McEnroe, Lendl, Pat Cash, Agassi, Sampras.
Insomma, erano tempi duri per i giocatori di tennis non dotati di talento, ma lui riesce, grazie alle belle annate ’88 e ’89 a issarsi numero 4 delle classifiche nel 1990.
L'IMPRESA CONTRO MCENROE
Si incontrarono 15 volte e il cavernicolo riuscì a spuntarla una sola volta, quella in cui lo sfidò sul suo terreno: i nervi. Fu nel 1986, agli ottavi del Masters e Gilbert vinse con il controllo emotivo e tecnico del match. In pratica fece il McEnroe mandando fuori di testa quello vero, che iniziò prendendosela con racchetta e palline, e proseguì inveendo contro l’arbitro, il suo avversario, se stesso, il tennis in genere e infine il mondo intero. Raggiunse il culmine della rabbia al cambio campo in cui urlò: “Ma che ci faccio io qui?”. "I'm not going to play tennis if I lose to jerks like that" (“non gioco più a tennis se perdo con cretini come questo qui”). E si ritirò per un po’. Già, perché Brad lo fece uscire di senno non che ci volesse molto, per carità ma lo fa lamentandosi contro sé stesso per tutto l’arco della partita.
WINNING UGLY (VINCERE SPORCO)
Da quel pomeriggio del 1986 in poi, Gilbert canonizzò la sua già spiccata propensione al gioco sporco, quello che imparò a sue spese da Ivan Lendl e rese metodo sotto il nome di “turtle time”, tempo della tartaruga.
Una strategia per mettere pressione all’avversario e farlo rinunciare alla tecnica e alla tattica.
Basandosi sulle interruzioni continue del gioco, sulle richieste assurde all’arbitro, sul mostrarsi infastidito per inesistenti flash del pubblico, sul fare quindici palleggi prima di battere e contemporaneamente lamentarsi perché l’avversario ritarda i tempi di battuta, dilatandoli di fatto ulteriormente. In una parola, sullo stancare mentalmente l’avversario spezzandogli il ritmo, soprattutto quando le cose gli vanno bene. Tutto questo nel 1993 è diventato “Winning ugly”, un best seller da 200 mila copie negli States. Vincere sporco però non è solo provocazione e mestiere, ma anche studio delle debolezze dell’avversario e attenzione maniacale ai dettagli, prima e durante il match.
E soprattutto, al contrario di quanto si possa pensare, lavoro su se stessi.
IL PERIODO DA ALLENATORE
Con queste premesse era facile prevedere che Brad Gilbert diventasse un coach, il migliore della storia a detta di Andre Agassi. Lo conquistò con una frase: “Ho vinto un sacco di partite che avrei dovuto perdere. Tu hai perso un sacco di partite che avresti dovuto vincere”. Con lui il Kid di Las Vegas vinse sei degli otto slam in carriera, tornando al N.1 in età matura. “Brad mi ha insegnato come si gioca una partita a tennis”, dirà a chiusura del loro rapporto. Andy Roddick scelse Brad Gilbert proprio per fare il salto di qualità che fece Agassi quando era precipitato oltre il centesimo posto in classifica.
In seguito Gilbert renderà Andy Roddick n.1 del mondo(facendogli vincere l'unico Slam nel 2003, l'US Open) e svezzerà Andy Murray, portandolo giovanissimo nella top ten. Ha migliorato il loro tennis? Più che altro "ho permesso loro di vincere di più".
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BIOGRAFIA
Brad nasce a Oakland, California nel 1961 e tuttora risiede in quello Stato assieme a moglie e tre figli, esordisce come giocatore (destrorso con rovescio a una mano) nel 1982 e vince il torneo di Taipei.
In tutto vincerà venti tornei, tra i quali va menzionato soprattutto il Masters di Cincinnati del 1989 su Stefan Edberg al tie break del terzo, dopo aver superato Sampras, Chang e Becker tra gli altri.
Altre venti finali le perderà contro gente del calibro di McEnroe, Lendl, Pat Cash, Agassi, Sampras.
Insomma, erano tempi duri per i giocatori di tennis non dotati di talento, ma lui riesce, grazie alle belle annate ’88 e ’89 a issarsi numero 4 delle classifiche nel 1990.
L'IMPRESA CONTRO MCENROE
Si incontrarono 15 volte e il cavernicolo riuscì a spuntarla una sola volta, quella in cui lo sfidò sul suo terreno: i nervi. Fu nel 1986, agli ottavi del Masters e Gilbert vinse con il controllo emotivo e tecnico del match. In pratica fece il McEnroe mandando fuori di testa quello vero, che iniziò prendendosela con racchetta e palline, e proseguì inveendo contro l’arbitro, il suo avversario, se stesso, il tennis in genere e infine il mondo intero. Raggiunse il culmine della rabbia al cambio campo in cui urlò: “Ma che ci faccio io qui?”. "I'm not going to play tennis if I lose to jerks like that" (“non gioco più a tennis se perdo con cretini come questo qui”). E si ritirò per un po’. Già, perché Brad lo fece uscire di senno non che ci volesse molto, per carità ma lo fa lamentandosi contro sé stesso per tutto l’arco della partita.
WINNING UGLY (VINCERE SPORCO)
Da quel pomeriggio del 1986 in poi, Gilbert canonizzò la sua già spiccata propensione al gioco sporco, quello che imparò a sue spese da Ivan Lendl e rese metodo sotto il nome di “turtle time”, tempo della tartaruga.
Una strategia per mettere pressione all’avversario e farlo rinunciare alla tecnica e alla tattica.
Basandosi sulle interruzioni continue del gioco, sulle richieste assurde all’arbitro, sul mostrarsi infastidito per inesistenti flash del pubblico, sul fare quindici palleggi prima di battere e contemporaneamente lamentarsi perché l’avversario ritarda i tempi di battuta, dilatandoli di fatto ulteriormente. In una parola, sullo stancare mentalmente l’avversario spezzandogli il ritmo, soprattutto quando le cose gli vanno bene. Tutto questo nel 1993 è diventato “Winning ugly”, un best seller da 200 mila copie negli States. Vincere sporco però non è solo provocazione e mestiere, ma anche studio delle debolezze dell’avversario e attenzione maniacale ai dettagli, prima e durante il match.
E soprattutto, al contrario di quanto si possa pensare, lavoro su se stessi.
IL PERIODO DA ALLENATORE
Con queste premesse era facile prevedere che Brad Gilbert diventasse un coach, il migliore della storia a detta di Andre Agassi. Lo conquistò con una frase: “Ho vinto un sacco di partite che avrei dovuto perdere. Tu hai perso un sacco di partite che avresti dovuto vincere”. Con lui il Kid di Las Vegas vinse sei degli otto slam in carriera, tornando al N.1 in età matura. “Brad mi ha insegnato come si gioca una partita a tennis”, dirà a chiusura del loro rapporto. Andy Roddick scelse Brad Gilbert proprio per fare il salto di qualità che fece Agassi quando era precipitato oltre il centesimo posto in classifica.
In seguito Gilbert renderà Andy Roddick n.1 del mondo(facendogli vincere l'unico Slam nel 2003, l'US Open) e svezzerà Andy Murray, portandolo giovanissimo nella top ten. Ha migliorato il loro tennis? Più che altro "ho permesso loro di vincere di più".
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La Rivalità Tra Connors e McEnroe: Insulti, Litigi e Squalifiche
McEnroe: "Ora mi pagano per dire cose per le quali una volta mi multavano"
Nella sua carriera Connors è riuscito a litigare con tutti ma mai come con il suo alter ego John McEnroe.
Tra i due c'era un odio viscerale che si tramutava in insulti reciproci ad ogni cambio di campo ma anche in sfide epiche a chi rimaneva in piedi per ultimo.
I due non si sono mai amati: ognuno, in cuor suo, ha sempre voluto dimostrare all’altro la propria superiorità. In fondo, due caratteri simili, nati per primeggiare e, si sa, due galli in un pollaio sono troppi.
Li accomunava il gioco mancino, ma, per quanto riguarda lo stile di gioco, le differenze erano notevoli. Connors, sorretto da una grinta ineguagliabile, correva come un dannato a fondo campo cercando spazi per piazzare il suo eccezionale rovescio bimane (ma la sua benzina erano gli applausi o il più delle volte gli insulti del pubblico ai quali rispondeva con pugni alzati, urla, versi), mentre McEnroe era da uno-due con tanto di serve & volley.
La loro prima sfida ebbe luogo nelle semifinali di Wimbledon '77: Jimmy, già campione affermato (di quasi sette anni più anziano: settembre '52 contro febbraio '59), prevalse in quattro set.
Allora, Connors veniva definito "l'antipatico", per il suo comportamento poco elegante sul campo e fuori, ma non ci volle molto per capire che McEnroe era destinato a eguagliarlo, se non a superarlo, anche in questo. Storiche le liti dei due con il giudice di sedia, gli insulti, le racchette rotte e gettate: ma, e anche questo li accomuna, entrambi, verso fine carriera, furono adottati dal pubblico, che li elesse a propri beniamini, perdonando loro qualche intemperanza di troppo.
Un po' quello che in anno recenti è successo a Lleyton Hewitt.
Il bilancio delle loro sfide risente, inevitabilmente, della differenza d'età: Connors vinse i primi match, ma fu man mano avvicinato, raggiunto al termine del loro 24esimo confronto, la finale del Masters WCT 1984, e, infine, definitivamente superato a Parigi ’84.
Fra l’83 e l’86 John mise a segno una determinante serie di dieci vittorie di fila.
McEnroe prevale, dunque, per venti successi a quattordici, basando il suo vantaggio principalmente sulle sfide indoor, dove conta dieci vittorie a fronte di sole quattro sconfitte.
Mac è in netto vantaggio (6-3) anche considerando esclusivamente gli head to head nei tornei del Grande Slam.
Se si tiene conto delle sole finali, il bilancio è in parità (7-7), mentre Connors conduce 3-2 nel bilancio dei match conclusi al quinto set.
LA RISSA IN UN MATCH DI ESIBIZIONE A CHICAGO
10 gennaio 1982, Chicago.
In campo, per un’esibizione sponsorizzata dalla birra “Michelob” sono in campo Jimmy Connors e John McEnroe.
Un’esibizione, una partita che non conta nulla.
Eppure i due se le sono date di santa ragione per quattro ore e cinque set, vomitando rabbia e disprezzo dalla prima all’ultima palla.
Qualche tempo fa, McEnroe disse: “Le rivalità di oggi sono noiose. Io, Connors e Lendl ci odiavamo davvero”.
Nel quinto set, stufo delle perdite di tempo di Mac, Jimbo superò la rete e gli andò incontro per dirgli due o tre cose in faccia.
Provò a infilargli un dito nel volto, prima che McEnroe lo allontanasse via e un paio di energumeni intervenissero a separarli.
In un match di esibizione!
TUTTI I LITIGI E GLI INSULTI DI JIMBO
Jimmy Connors fu forse il primo giocatore a compiere atti considerati all'epoca realmente antisportivi come ad esempio esultare platealmente con gesti e grida dopo ogni punto conquistato, rivolgere parole di scherno agli avversari e proteste focose ed eccessive contro le valutazioni degli arbitri e dei giudici di linea.
A causa di questo atteggiamento nei primi anni di carriera Connors fu decisamente impopolare ed antipatico al pubblico più tradizionalista, guadagnandosi però una fama da ribelle che conquisterà una minoranza del pubblico più giovane.
"Odio perdere, più di quanto ami vincere"
A lui va forse la palma per la miglior protesta contro un arbitro (Littlefield): "Se penso una parolaccia mi puoi squalificare? No? Allora penso che tu sia un fottutissimo stronzo".
Nel 1977, semifinali US Open, nella partita contro Corrado Barazzutti cancella con il piede una palla buona e poi torna dalla sua parte di campo.
Nello stesso anno viene fischiato a Wimbledon perchè si rifiuta di partecipare alla parata del Centenario, preferendo allenarsi con Nastase.
Una volta al Roland Garros (l'unico slam che Jimbo non è riuscito a vincere) stava per crollare sotto i colpi del giovane Michael Chang.
Connors vide due spettatori abbandonare lo stadio: "Dove diavolo state andando" disse loro "non è ancora finita".
Le sue battaglie più belle le ha regalate agli spettatori dello US Open.
Con loro Jimmy ebbe una vera e propria storia d'amore.
"A New York" dice "amano vederti sputare l'anima sul campo, a Wimbledon mi facevano pulire per terra".
Ogni volta che si critica la formula del Round Robin, torna in mente questo immortale episodio.
Era il 1980, anno della prima delle nove finali consecutive di Ivan Lendl.
In un gruppo, a sorpresa, Gene Mayer si era piazzato davanti a Bjorn Borg.
Nell’altro girone, Ivan Lendl e Jimmy Connors si trovarono in una situazione imbarazzante.
Chi avesse vinto avrebbe pescato Borg, lo sconfitto il più abbordabile Mayer.
Ci fu partita per un set, poi Lendl “sciolse” per assicurarsi l’avversario più debole in semifinale.
Un furioso Jimmy Connors, al cambio campo sullo 0-1 nel secondo set, gli urlò: “Chicken”, liberamente traducibile come “pollo”, ma per l’occasione anche “coniglio”.
“Il mio orgoglio personale e il mio stile mi fanno lottare duramente su ogni punto non capisco l’atteggiamento di Lendl. Solo perché aveva perso un tie-break, non significava che il match fosse finito” .
Il secondo set durò la miseria di 17 minuti e Lendl si aggiudicò appena sei punti nei game perduti.
Il cecoslovacco non si presentò neanche in conferenza stampa, Connors quel giorno andò su tutte le furie.
Al Roland Garros 1982, Wilander: "Abbiamo palleggiato per mezz’ora, dopo abbiamo giocato un set e presi il controllo e mi ritrovai 4-1 sopra. Improvvisamente Connors si fermò, venne verso di me, mi indicò e urlò: “Tu sei un ******* ****-******!” Io mi voltai verso Jan-Anders e dissi: “Lo hai sentito?”, “L’ho sentito, ignoralo e basta!” Come avrei potuto ignorarlo?".
Incredibile fu la squalifica che subì a Boca Raton, in California, nel 1986 durante un match contro Lendl: semplicemente ad un certo punto si rifiutò di continuare a giocare.
Quinto set della semifinale che avrebbe decretato lo sfidante per il titolo di Mats Wilander che aveva vinto la sua di semifinale contro Edberg, il fatto è il seguente: avanti 3-2 e 30-0, il cecoslovacco naturalizzato americano tira un diritto sulla linea di fondo che non viene chiamato out.
Connors inizia a protestare vivacemente sostenendo che il colpo fosse fuori di vari centimetri, l’arbitro non ha nessuna intenzione di recedere dalla sua chiamata e anzi gli assegna un warning per perdita di tempo.
Jimbo si infuria, dà dell’incompetente all’arbitro e chiede un’improbabile sostituzione sua e dei giudici di linea.
Si ostina a non voler continuare a giocare e viene squalificato, ma esce dal campo scuro in volto non senza aver polemicamente stretto la mano all’arbitro.
TUTTI I LITIGI E GLI INSULTI DI MAC
Nel 1981 McEnroe si aggiudicò il titolo a Wimbledon, nel primo turno contro Tom Gullikson andò vicino all'essere squalificato avendo insultato l'arbitro Ted James chiamandolo "the pits of the world" ("La feccia del mondo") e successivamente "idiota incompetente" subendo una multa di 1.500$.
Nello stesso incontro urlò la famosa frase "You cannot be serious" ("Non puoi essere serio") e chiese l'intervento del giudice arbitro del torneo Fred Hoyles.
Sempre nello stesso anno e sempre a Wimbledon chiese spiegazioni a un arbitro che lo ignorò, lui in risposta gli andò vicino e gli urlò in faccia "Please tell me!" ("Per favore dimmelo!").
Sempre nel torneo londinese si rivolse a un arbitro urlando "I can't believe!" (Non ci posso credere!).
A causa di queste intemperanze l'All England Club non gli concesse il titolo di "socio onorario" dopo la sua vittoria.
McEnroe reagì disertando la cena in onore del vincitore indetta dal club, giustificandosi affermando: "Preferisco passare la serata con la mia famiglia e i miei amici, e con le persone che mi hanno supportato e non con un gruppo di 70-80enni che mi dicono che mi comporto da idiota".
McEnroe tuttavia ricevette il titolo di socio onorario quando vinse nuovamente il torneo due anni dopo.
A Wimbledon si ricorda anche la famosa frase rivolta ad un giudice di linea calvo: "Se quella palla era buona, tu sei un capellone".
Sempre in Inghilterra, ai Queen's, insultò pesantemente la moglie del presidente del club che voleva giocare sul campo in cui lui si stava allenando.
Nella finale del Roland Garros del 1984 McEnroe incontrò Lendl.
Dopo essere stato in vantaggio di due set, il suo avversario Lendl riuscì a compiere una vera e propria impresa, rimontando e aggiudicandosi così la partita (3-6 2-6 6-4 7-5 7-5).
Al termine dell'incontro, McEnroe, letteralmente infuriato per la grande occasione persa, lasciò il palco della premiazione senza proferire alcun commento e ricevendo così gli assordanti fischi del pubblico.
Durante il torneo di Stoccolma del 1984 si rivolse all'arbitro urlando "Answer my question, jerk!" ("Rispondi alla mia domanda, idiota!"), inoltre colpì i bicchieri pieni d'acqua con delle racchettate con tanto di spruzzo d'acqua sul re di Svezia, seduto in prima fila.
Memorabile anche il suo litigio del 1986 contro Brad Gilbert (mediocre giocatore, poi diventato negli anni 2000 un grande allenatore) che con le sue provocazioni, per una volta, fece andare fuori di testa il buon John che ad un certo punto urlò: "Ma che ci faccio io qui?".
Agli Australian Open del 1990 venne squalificato per aver insultato arbitro e giudici di linea, e per aver intenzionalmente rotto una racchetta in uno scatto d'ira ("Squalificato per aver ripetutamente ingiuriato l'onorabilità della moglie del direttore di gara, con l'aggravante d'aver lanciato volontariamente la racchetta sul campo di gioco" recitò il verdetto).
Durante una partita si rivolse a uno spettatore che lo infastidiva urlandogli "What problems do you have, besides being unemployed, a moron and a dork?" ("Che problemi hai, a parte essere disoccupato, un cretino e un coglione?").
In un'altra occasione si rivolse ad arbitro e giudice di linea dicendo "Voi non siete esseri umani".
Nel 2008 nell' Hall Of Fame Champions Cup riuscì a farsi cacciare dall'arbitro durante il primo turno.
Nel 2009 Mac mostrò di essere ancora dotato di spirito competitivo quando Leander Paes colpì con uno smash il suo compagno di doppio Robert Kendrick.
McEnroe si arrabbiò subito con Paes andando a protestare nella sua metà campo e il suo compagno di doppio si prese la rivincita colpendo Paes direttamente dal servizio.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
mercoledì 1 luglio 2015
La Storia Di Michael Vick e I Combattimenti Tra Cani (NFL)
Michael Vick, Virginia, 35 anni, è un giocatore dalle doti non comuni tra i giganti della NFL: un quarterback afroamericano di classe che sa anche correre come il più rapido dei runningback e ricevere come un talentuoso attaccante.
Velocissimo, una finta di corpo dietro l'altra, corsa dove guadagna yard su yard e sprint verso il Touchdown; così come è in grado di pescare i suoi compagni con lanci millimetrici uscendo tranquillamente da spaventose mischie.
In una parola, un campione o meglio lo era nel pieno della sua carriera.
Viene scelto dagli Atlanta Falcons ed è lì che si consacra tra i quarterback più interessanti.
Ma poi cade sul più bello, rovinosamente.
Al punto da finire in prigione.
I SANGUINOSI COMBATTIMENTI CLANDESTINI TRA CANI
Davvero una brutta e, per certi tratti inspiegabile, vicenda, quella che lo ha precipitato dietro una cella.
Vick organizzava sanguinosi combattimenti tra cani.
Ring bestiali dove l'animale che vince ammazza o riduce in fin di vita il suo avversario.
Per un pugno di dollari, quelli delle scommesse clandestine.
Di più Michael che finanzia il giro, mette a disposizione una sua casa, incassa i guadagni e arriva anche a fare uccidere i cani ritenuti "non adatti a combattere", quelli meno forti, quelli che nessuno vuole perché non vinceranno mai le crudeli battaglie che sono costretti a combattere.
E' l'aprile del 2007 quando la polizia piomba in un appartamento del giocatore in Virginia e scopre che lì si disputano combattimenti tra cani.
Quattro mesi dopo il qb è all'angolo e sceglie di patteggiare davanti ai giudici.
Ammette molto, non tutto.
Tenta di evitare l'accusa più infamante: avere ucciso alcuni di quei poveri cani.
Poi crolla e confessa pure questo crimine.
Nel dicembre dello stesso anno il giudice Hudson lo condanna.
Lo attendono 18 mesi di carcere.
Le sbarre rinchiudono i suoi sogni. L'opinione pubblica che lo aveva esaltato lo condanna all'unanimità.
I talk show più tolleranti si chiedono come un giocatore di quelle qualità, ormai ricco, famoso e conteso da grandi sponsor di ogni tipo, idolo indiscusso di Atlanta e leader dei Falcons, possa avere interesse ai combattimenti illegali tra i cani.
I più duri lo bollano come un appestato.
Il suo lato oscuro scatena gli animalisti e non solo.
Molti lo fanno a pezzi con commenti al vetriolo e si augurano di non vederlo mai più in campo.
Da stella a carcerato in un penitenziario della contea di Sussex, Virginia, il salto è brusco.
IL DESTINO DEI CANI
Ai tempi l’America si chiese che cosa sarebbe successo degli animali sopravvissuti.
Di solito, in casi come questo, i pitbull, ritenuti la razza forse più feroce e pericolosa di tutte, vengono subito soppressi.
Il giudice invece sentenziò che venissero esaminati a uno a uno per stabilire se potessero essere “riabilitati”, addossandone le spese, un milione di dollari, a Vick.
Dei 49 pitbull del campione di football sequestrati dalle autorità, solo due sono stati uccisi con una iniezione indolore, il primo perché troppo aggressivo il secondo perché semiparalizzato.
Degli altri 47, 25 sono diventati dei normali animali domestici, e uno è addirittura diventato un cane da terapia, uno di quei cani che visitano i malati terminali in ospedale per tenere loro compagnia e rallegrarli.
Gli ultimi 22 si trovano in speciali canili: rimangono in riabilitazione non perché rappresentino una minaccia per gli esseri umani, ma perché sembrano ancora ostili agli altri cani.
Il Washington Post, che li ha rintracciati tutti, ha spiegato che alcuni pitbull sono eccezionalmente buoni.
Oltre a Leo che fa da cane terapia in California, ha riferito, c’è Hector, che partecipa alle gare di frisbee per cani nel Minnesota; c’è Gracie, che ha per compagno un gatto; c’è Teddles, che segue ovunque il padroncino di 2 anni; c’è Sweet Jasmine che gioca con un enorme alano.
Il giornale ha aggiunto che tutti portano le cicatrici delle lotte sostenute, ma sono pacifici e obbedienti.
Randy Lockwood, uno degli specialisti che li ha curati, ha ammesso di essere stupito della loro riabilitazione: «Credevamo di poterne recuperare al massimo cinque o sei, ma ci siamo resi conto che la loro aggressività non era congenita, era invece all’isolamento in cui erano tenuti e ai maltrattamenti subiti, ognuno legato a un albero lontanissimo dagli altri».
Tim Racer, un altro specialista, si tiene in continuo contatto con le famiglie che hanno accolto i 25 riabilitati: “Si dicono felici di averli con sé” racconta.
IL RITORNO
Intanto Vick sconta la condanna nel 2009, esce e giura di essere un uomo diverso.
Lo tormentano diversi interrogativi: avrà davvero una seconda possibilità dopo ciò che ha commesso?
Potrà tornare a correre e giocare? Quale franchigia gli affiderà ancora la guida di un team professionistico? Domande che lo angosciano nella lunga estate appena trascorsa: Michael è un uomo che non vede più un futuro ma vive un presente difficilissimo: è fallito, economicamente, gli oltre 20 milioni di dollari l'anno tra sponsor e contratto con i Falcons sono un ricordo davvero lontano.
Inoltre sa bene di avere contro un nemico giurato: il popolo degli animalisti, vasto e influente negli States, un ostacolo non indifferente.
A un mese dal via della stagione agonistica Vick è ancora a spasso.
Poi, piuttosto inaspettatamente, gli si presenta la sua seconda chanche: i Philadelphia Eagles, che pure hanno nelle loro fila qb di valore, lo prendono per un anno.
Incuranti dei danni all'immagine che potrebbero derivare dal suo ingaggio.
Firma un contratto annuale da 1,6 milioni con una opzione da 5,2 milioni per una seconda stagione.
Comincia la seconda vita di questo straordinario atleta e Michael sa bene cosa lo aspetta al varco: lo sdegno di molti, lo scetticismo di tanti.
Sul web impazzano i fotomontaggi che lo ritraggono in campo inseguito da cani rabbiosi che cercano di sbranarlo; e, ancora, fumetti dove compare letteralmente circondato da animali morti dopo selvaggi combattimenti.
Brutte immagini, pessimi ricordi che Vick, giura, vuole assolutamente provare a cancellare.
Sul campo e nella vita.
"In prigione ho avuto tutto il tempo possibile per pensare ai terribili atti che ho commesso, ma adesso sono un altro uomo, sì sono cambiato", ripete da settimane davanti all'immancabile domanda che i cronisti non gli risparmiano ad ogni incontro pubblico.
Velocissimo, una finta di corpo dietro l'altra, corsa dove guadagna yard su yard e sprint verso il Touchdown; così come è in grado di pescare i suoi compagni con lanci millimetrici uscendo tranquillamente da spaventose mischie.
In una parola, un campione o meglio lo era nel pieno della sua carriera.
Viene scelto dagli Atlanta Falcons ed è lì che si consacra tra i quarterback più interessanti.
Ma poi cade sul più bello, rovinosamente.
Al punto da finire in prigione.
I SANGUINOSI COMBATTIMENTI CLANDESTINI TRA CANI
Davvero una brutta e, per certi tratti inspiegabile, vicenda, quella che lo ha precipitato dietro una cella.
Vick organizzava sanguinosi combattimenti tra cani.
Ring bestiali dove l'animale che vince ammazza o riduce in fin di vita il suo avversario.
Per un pugno di dollari, quelli delle scommesse clandestine.
Di più Michael che finanzia il giro, mette a disposizione una sua casa, incassa i guadagni e arriva anche a fare uccidere i cani ritenuti "non adatti a combattere", quelli meno forti, quelli che nessuno vuole perché non vinceranno mai le crudeli battaglie che sono costretti a combattere.
E' l'aprile del 2007 quando la polizia piomba in un appartamento del giocatore in Virginia e scopre che lì si disputano combattimenti tra cani.
Quattro mesi dopo il qb è all'angolo e sceglie di patteggiare davanti ai giudici.
Ammette molto, non tutto.
Tenta di evitare l'accusa più infamante: avere ucciso alcuni di quei poveri cani.
Poi crolla e confessa pure questo crimine.
Nel dicembre dello stesso anno il giudice Hudson lo condanna.
Lo attendono 18 mesi di carcere.
Le sbarre rinchiudono i suoi sogni. L'opinione pubblica che lo aveva esaltato lo condanna all'unanimità.
I talk show più tolleranti si chiedono come un giocatore di quelle qualità, ormai ricco, famoso e conteso da grandi sponsor di ogni tipo, idolo indiscusso di Atlanta e leader dei Falcons, possa avere interesse ai combattimenti illegali tra i cani.
I più duri lo bollano come un appestato.
Il suo lato oscuro scatena gli animalisti e non solo.
Molti lo fanno a pezzi con commenti al vetriolo e si augurano di non vederlo mai più in campo.
Da stella a carcerato in un penitenziario della contea di Sussex, Virginia, il salto è brusco.
IL DESTINO DEI CANI
Ai tempi l’America si chiese che cosa sarebbe successo degli animali sopravvissuti.
Di solito, in casi come questo, i pitbull, ritenuti la razza forse più feroce e pericolosa di tutte, vengono subito soppressi.
Il giudice invece sentenziò che venissero esaminati a uno a uno per stabilire se potessero essere “riabilitati”, addossandone le spese, un milione di dollari, a Vick.
Dei 49 pitbull del campione di football sequestrati dalle autorità, solo due sono stati uccisi con una iniezione indolore, il primo perché troppo aggressivo il secondo perché semiparalizzato.
Degli altri 47, 25 sono diventati dei normali animali domestici, e uno è addirittura diventato un cane da terapia, uno di quei cani che visitano i malati terminali in ospedale per tenere loro compagnia e rallegrarli.
Gli ultimi 22 si trovano in speciali canili: rimangono in riabilitazione non perché rappresentino una minaccia per gli esseri umani, ma perché sembrano ancora ostili agli altri cani.
Il Washington Post, che li ha rintracciati tutti, ha spiegato che alcuni pitbull sono eccezionalmente buoni.
Oltre a Leo che fa da cane terapia in California, ha riferito, c’è Hector, che partecipa alle gare di frisbee per cani nel Minnesota; c’è Gracie, che ha per compagno un gatto; c’è Teddles, che segue ovunque il padroncino di 2 anni; c’è Sweet Jasmine che gioca con un enorme alano.
Il giornale ha aggiunto che tutti portano le cicatrici delle lotte sostenute, ma sono pacifici e obbedienti.
Randy Lockwood, uno degli specialisti che li ha curati, ha ammesso di essere stupito della loro riabilitazione: «Credevamo di poterne recuperare al massimo cinque o sei, ma ci siamo resi conto che la loro aggressività non era congenita, era invece all’isolamento in cui erano tenuti e ai maltrattamenti subiti, ognuno legato a un albero lontanissimo dagli altri».
Tim Racer, un altro specialista, si tiene in continuo contatto con le famiglie che hanno accolto i 25 riabilitati: “Si dicono felici di averli con sé” racconta.
IL RITORNO
Intanto Vick sconta la condanna nel 2009, esce e giura di essere un uomo diverso.
Lo tormentano diversi interrogativi: avrà davvero una seconda possibilità dopo ciò che ha commesso?
Potrà tornare a correre e giocare? Quale franchigia gli affiderà ancora la guida di un team professionistico? Domande che lo angosciano nella lunga estate appena trascorsa: Michael è un uomo che non vede più un futuro ma vive un presente difficilissimo: è fallito, economicamente, gli oltre 20 milioni di dollari l'anno tra sponsor e contratto con i Falcons sono un ricordo davvero lontano.
Inoltre sa bene di avere contro un nemico giurato: il popolo degli animalisti, vasto e influente negli States, un ostacolo non indifferente.
A un mese dal via della stagione agonistica Vick è ancora a spasso.
Poi, piuttosto inaspettatamente, gli si presenta la sua seconda chanche: i Philadelphia Eagles, che pure hanno nelle loro fila qb di valore, lo prendono per un anno.
Incuranti dei danni all'immagine che potrebbero derivare dal suo ingaggio.
Firma un contratto annuale da 1,6 milioni con una opzione da 5,2 milioni per una seconda stagione.
Comincia la seconda vita di questo straordinario atleta e Michael sa bene cosa lo aspetta al varco: lo sdegno di molti, lo scetticismo di tanti.
Sul web impazzano i fotomontaggi che lo ritraggono in campo inseguito da cani rabbiosi che cercano di sbranarlo; e, ancora, fumetti dove compare letteralmente circondato da animali morti dopo selvaggi combattimenti.
Brutte immagini, pessimi ricordi che Vick, giura, vuole assolutamente provare a cancellare.
Sul campo e nella vita.
"In prigione ho avuto tutto il tempo possibile per pensare ai terribili atti che ho commesso, ma adesso sono un altro uomo, sì sono cambiato", ripete da settimane davanti all'immancabile domanda che i cronisti non gli risparmiano ad ogni incontro pubblico.
Con gli Eagles rimarrà per i successivi 4 anni, sino al 2014, dove da Free Agent firmerà per i New York Jets.
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domenica 28 giugno 2015
Lo Scandalo Dei Match Truccati: City College (1950/51)
Nel 1950, il City College compì forse la più grande impresa nella storia del basket, vincendo vari titoli collegiali.
Un anno dopo il procuratore distrettuale Frank Hogan incriminò per "fixing" (match truccati) diversi giocatori da quattro college di New York, tra cui City College.
Le altre scuole incriminate di New York furono Manhattan College, New York University e Long Island University.
Lo scandalo si allargò a sette scuole e a 32 giocatori di tutto il paese.
FIXING MATCH
Il tutto iniziò il 17 gennaio 1951, quando Henry Poppe e Jack Byrnes ex di Manhattan college e tre fixers: Cornelious Kelleher e i fratelli Benjamin e Irving Schwartzberg, che erano bookmakers e criminali pregiudicati, furono accusati di corruzione e cospirazione per aver violato la sezione 382 del codice penale(il disegno di legge approvato dal legislatore di New York nel 1945, che stabilì come illegale il tentativo di corrompere un partecipante di un evento sportivo, amatoriale o professionale).
Poppe e Byrnes in realtà "aveva fatto affari" con Kelleher nella stagione 1949-50 ed avevano ricevuto 50 dollari a settimana durante la prima parte di stagione di quell'anno, più 3.000 dollari per assicurarsi la sconfitta di 1 punto di Manhattan contro Siene, Santa Clara e Bradley al Madison Square Garden.
Gli stessi avrebbero ricevuto un supplemento di 2.000 dollari ciascuno per perdere di oltre 1 punto nei match contro San Francesco College Of Brooklyn e New York University.
Kellogg rifiutò un'offerta di 1.000 dollari dal suo ex compagno di squadra, Hank Poppe.
Poppe chiese a Kellogg di ripensarci e suggerì un incontro tre giorni dopo, tuttavia il 14 gennaio Kellogg prontamente segnalò l'offerta ricevuta da Poppe al suo allenatore Ken Norton, che informò il fratello Bonventure Thomas, presidente di Manhattan College, che appoggiò l'idea di andare alla polizia.
La polizia incaricò Kellogg di accettare l'offerta di Poppe per vedere l'evoluzione dei fatti.
L'incontrò avvenne in un parcheggio a Manhattan, i due poi si spostarono in un bar vicino al campus a Broadway 242 Street.
Kellogg accettò l'offerta e chiese a Poppe cosa avrebbe dovuto fare.
Venne istruito riguardo i vari errori che avrebbe dovuto commettere (ed ammonito di non commettere errori troppo plateali).
Poppe a bordo campo, prima della partita, disse a Kellogg che Manhattan era stata data favorita di 10 punti, lui doveva fare in modo che vincessero con un'handicap inferiore.
Manhattan vinse di tre, 62-59, come voluto da Kellogg.
L'incontro tra Kellogg e Poppe sarebbe dovuto essere al bar di Gilhooley sulla 8th Avenue vicino al giardino, dove Poppe avrebbe dovuto saldare il suo "debito".
Poppe, sorvegliato dalla polizia, non si presentò ma venne arrestato nella sua casa del Queens alle 3 del mattino.
Fu comunque cooperativo e collaborò con le forze dell'ordine, invece Byrnes(altro suo complice) venne arrestato due ore dopo.
Venne incolpato anche l'arbitro Sol Levy, complice dell'ex giocatore Eddie Gard, fu sospeso per aver indirizzato sei partite NBA nel 1950.
LO SCANDALO SI ALLARGA
Il vero putiferio scoppiò il 18 febbraio 1951 quando i giocatori Ed Warner, Ed Romani e Al Roth furono arrestati con l'accusa di corruzione a Penn Station(New York), dopo il ritorno da Philadelphia, dove batterono Temple City 95-71.
Alla fine, il procuratore distrettuale Frank Hogan arrestò 32 giocatori provenienti da sette scuole che "aggiustarono" 86 partite tra il 1947 e il 1950.
Due giorni dopo (20 febbraio), Sherman White , LeRoy Smith e Adolph Bigos di LIU furono arrestati per aver accettato tangenti.
Il giorno precedente, White era stato nominato "Giocatore dell'Anno" da The Sporting News.
Anche Norman Mager, Irwin Dambrot e Herbert Cohen furono implicati nella faccenda.
La partita LIU-Cincinnati prevista per il 22 febbraio presso il Garden venne annullata ma il match CCNY-Lafayette venne comunque giocato con NY vincente 67-48.
Floyd Layne, che segnò 19 punti contro Lafayette, venne arrestato il 27 febbraio.
Un mese dopo (26 marzo), vennero arrestati gli ultimi giocatori rimasti di City College: Irwin Dambrot, Norman Mager e Herb Cohen.
Il 30 marzo, l'ex giocatore di LIU Louis Lipman venne arrestato per violazione del codice penale.
Eli Klukofsky, alias Eli Kaye, venne incolpato il 28 aprile per aver corrotto i giocatori di City College nella stagione 1949-1950.
Hogan arrestò Klukofsky il 20 luglio (oltre ai giocatori di City College, riuscì a corrompere anche quelli di Toledo Università: Bill Waller, Carlo Muzi, Bob McDonald e Jack Freeman per match di 2 e 3 anni prima).
Due giorni più tardi, Jackie Goldsmith, ex stella LIU, venne anche egli arrestato.
Goldsmith ha avuto un ruolo attivo nel truccare le partite di LIU nelle stagioni che precedono la stagione 1950/51 ed è stato anche coinvolto con la Manhattan College nei match fixed che coinvolgevano Byrnes e Poppe nello stesso periodo.
Il 24 luglio 1951, i giocatori Gene Melchiorre, Bill Mann, Bud Grover, Aaron Preece e Jim Kelly ammisero di aver preso tangenti contro Oregon State a Chicago.
Nei primi di ottobre, Melchiorre, Mann e Chianakos vennero dichiarati colpevoli e ricevettero 3 anni di carcere (Melchiorre era stato scelto anche nel draft NBA, ovviamente fu impossibilitato perchè ricevette una squalifica a vita).
Il 20 ottobre Hogan arrestò a Kentucky i cestisti Ralph Barba, Alex Groza e Dale Barnstable per aver accettato 500 dollari di tangenti contro Loyola in un match giocato al Madison Square Garden nel 1949.
Il giudice Streit li rilasciò con la condizionale rimettendoli in libertà vigilata a tempo indeterminato ma gli venne impedito di partecipare a competizioni sportive per 3 anni.
Anche il commissario NBA Maurice Podoloff sospese il trio.
Sicuramente questo fu uno dei più grandi scandali di match truccati che coinvolse la pallacanestro collegiale.
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Un anno dopo il procuratore distrettuale Frank Hogan incriminò per "fixing" (match truccati) diversi giocatori da quattro college di New York, tra cui City College.
Le altre scuole incriminate di New York furono Manhattan College, New York University e Long Island University.
Lo scandalo si allargò a sette scuole e a 32 giocatori di tutto il paese.
FIXING MATCH
Il tutto iniziò il 17 gennaio 1951, quando Henry Poppe e Jack Byrnes ex di Manhattan college e tre fixers: Cornelious Kelleher e i fratelli Benjamin e Irving Schwartzberg, che erano bookmakers e criminali pregiudicati, furono accusati di corruzione e cospirazione per aver violato la sezione 382 del codice penale(il disegno di legge approvato dal legislatore di New York nel 1945, che stabilì come illegale il tentativo di corrompere un partecipante di un evento sportivo, amatoriale o professionale).
Poppe e Byrnes in realtà "aveva fatto affari" con Kelleher nella stagione 1949-50 ed avevano ricevuto 50 dollari a settimana durante la prima parte di stagione di quell'anno, più 3.000 dollari per assicurarsi la sconfitta di 1 punto di Manhattan contro Siene, Santa Clara e Bradley al Madison Square Garden.
Gli stessi avrebbero ricevuto un supplemento di 2.000 dollari ciascuno per perdere di oltre 1 punto nei match contro San Francesco College Of Brooklyn e New York University.
Kellogg rifiutò un'offerta di 1.000 dollari dal suo ex compagno di squadra, Hank Poppe.
Poppe chiese a Kellogg di ripensarci e suggerì un incontro tre giorni dopo, tuttavia il 14 gennaio Kellogg prontamente segnalò l'offerta ricevuta da Poppe al suo allenatore Ken Norton, che informò il fratello Bonventure Thomas, presidente di Manhattan College, che appoggiò l'idea di andare alla polizia.
La polizia incaricò Kellogg di accettare l'offerta di Poppe per vedere l'evoluzione dei fatti.
L'incontrò avvenne in un parcheggio a Manhattan, i due poi si spostarono in un bar vicino al campus a Broadway 242 Street.
Kellogg accettò l'offerta e chiese a Poppe cosa avrebbe dovuto fare.
Venne istruito riguardo i vari errori che avrebbe dovuto commettere (ed ammonito di non commettere errori troppo plateali).
Poppe a bordo campo, prima della partita, disse a Kellogg che Manhattan era stata data favorita di 10 punti, lui doveva fare in modo che vincessero con un'handicap inferiore.
Manhattan vinse di tre, 62-59, come voluto da Kellogg.
L'incontro tra Kellogg e Poppe sarebbe dovuto essere al bar di Gilhooley sulla 8th Avenue vicino al giardino, dove Poppe avrebbe dovuto saldare il suo "debito".
Poppe, sorvegliato dalla polizia, non si presentò ma venne arrestato nella sua casa del Queens alle 3 del mattino.
Fu comunque cooperativo e collaborò con le forze dell'ordine, invece Byrnes(altro suo complice) venne arrestato due ore dopo.
Venne incolpato anche l'arbitro Sol Levy, complice dell'ex giocatore Eddie Gard, fu sospeso per aver indirizzato sei partite NBA nel 1950.
LO SCANDALO SI ALLARGA
Il vero putiferio scoppiò il 18 febbraio 1951 quando i giocatori Ed Warner, Ed Romani e Al Roth furono arrestati con l'accusa di corruzione a Penn Station(New York), dopo il ritorno da Philadelphia, dove batterono Temple City 95-71.
Alla fine, il procuratore distrettuale Frank Hogan arrestò 32 giocatori provenienti da sette scuole che "aggiustarono" 86 partite tra il 1947 e il 1950.
Due giorni dopo (20 febbraio), Sherman White , LeRoy Smith e Adolph Bigos di LIU furono arrestati per aver accettato tangenti.
Il giorno precedente, White era stato nominato "Giocatore dell'Anno" da The Sporting News.
Anche Norman Mager, Irwin Dambrot e Herbert Cohen furono implicati nella faccenda.
La partita LIU-Cincinnati prevista per il 22 febbraio presso il Garden venne annullata ma il match CCNY-Lafayette venne comunque giocato con NY vincente 67-48.
Floyd Layne, che segnò 19 punti contro Lafayette, venne arrestato il 27 febbraio.
Un mese dopo (26 marzo), vennero arrestati gli ultimi giocatori rimasti di City College: Irwin Dambrot, Norman Mager e Herb Cohen.
Il 30 marzo, l'ex giocatore di LIU Louis Lipman venne arrestato per violazione del codice penale.
Eli Klukofsky, alias Eli Kaye, venne incolpato il 28 aprile per aver corrotto i giocatori di City College nella stagione 1949-1950.
Hogan arrestò Klukofsky il 20 luglio (oltre ai giocatori di City College, riuscì a corrompere anche quelli di Toledo Università: Bill Waller, Carlo Muzi, Bob McDonald e Jack Freeman per match di 2 e 3 anni prima).
Due giorni più tardi, Jackie Goldsmith, ex stella LIU, venne anche egli arrestato.
Goldsmith ha avuto un ruolo attivo nel truccare le partite di LIU nelle stagioni che precedono la stagione 1950/51 ed è stato anche coinvolto con la Manhattan College nei match fixed che coinvolgevano Byrnes e Poppe nello stesso periodo.
Il 24 luglio 1951, i giocatori Gene Melchiorre, Bill Mann, Bud Grover, Aaron Preece e Jim Kelly ammisero di aver preso tangenti contro Oregon State a Chicago.
Nei primi di ottobre, Melchiorre, Mann e Chianakos vennero dichiarati colpevoli e ricevettero 3 anni di carcere (Melchiorre era stato scelto anche nel draft NBA, ovviamente fu impossibilitato perchè ricevette una squalifica a vita).
Il 20 ottobre Hogan arrestò a Kentucky i cestisti Ralph Barba, Alex Groza e Dale Barnstable per aver accettato 500 dollari di tangenti contro Loyola in un match giocato al Madison Square Garden nel 1949.
Il giudice Streit li rilasciò con la condizionale rimettendoli in libertà vigilata a tempo indeterminato ma gli venne impedito di partecipare a competizioni sportive per 3 anni.
Anche il commissario NBA Maurice Podoloff sospese il trio.
Sicuramente questo fu uno dei più grandi scandali di match truccati che coinvolse la pallacanestro collegiale.
T'interessano altri articoli su storie sportive(doping, scandali, suicidi, partite vendute, etc) e scommesse?
Qui trovi l'indice completo ed aggiornato del blog: Indice Storie Sportive(Doping, Suicidi, Partite Vendute, Stake, etc)
domenica 21 giugno 2015
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Queste disposizioni del Garante della Privacy non sono solo italiane ma sono comuni a gran parte del paesi europei. Si possono conoscere le regole di ciascuna giurisdizione consultando il sito Your Online Choices nella propria lingua.
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Si ringrazia http://www.ideepercomputeredinternet.com/ per le linee guida.
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6) È necessario il consenso dell'utente per l'installazione dei cookie sul suo terminale?
Per l'installazione dei cookie tecnici non è richiesto alcun consenso mentre i cookie di profilazione possono essere installati nel terminale dell'utente solo dopo che quest'ultimo abbia dato il consenso e dopo essere stato informato in modo semplificato.
7) In che modo gli webmaster possono richiedere il consenso?
Il Garante per la Privacy ha stabilito che nel momento in cui l'utente accede a un sito web deve comparire un banner contenente una informativa breve, la richiesta del consenso e un link per l'informativa più estesa come quella visibile in questa pagina su che cosa siano i cookie di profilazione e sull'uso che ne viene fatto nel sito in oggetto.
8) In che modo deve essere realizzato il banner?
Il banner deve essere concepito da nascondere una parte del contenuto della pagina e specificare che il sito utilizza cookie di profilazione anche di terze parti. Il banner deve poter essere eliminato solo con una azione attiva da parte dell'utente come potrebbe essere un click.
9) Che indicazioni deve contenere il banner?
Il banner deve contenere l'informativa breve, il link alla informativa estesa e il bottone per dare il consenso all'utilizzo dei cookie di profilazione.
10) Come tenere documentazione del consenso all'uso dei cookie?
È consentito che venga usato un cookie tecnico che tenga conto del consenso dell'utente in modo che questi non abbia a dover nuovamente esprimere il consenso in una visita successiva al sito.
11) Il consenso all'uso dei cookie si può avere solo con il banner?
No. Si possono usare altri sistemi purché il sistema individuato abbia gli stessi requisiti. L'uso del banner non è necessario per i siti che utilizzano solo cookie tecnici.
12) Che cosa si deve inserire nella pagina informativa più estesa?
Si devono illustrare le caratteristiche dei cookie installati anche da terze parti. Si devono altresì indicare all'utente le modalità con cui navigare nel sito senza che vengano tracciate le sue preferenze con la possibilità di navigazione in incognito e con la cancellazione di singoli cookie.
13) Chi è tenuto a informare il Garante che usa cookie di profilazione?
Il titolare del sito ha tale onere. Se nel suo sito utilizza solo cokie di profilazione di terze parti non occorre che informi il Garante ma è tenuto a indicare quali siano questi cookie di terze parti e a indicare i link alle informative in merito.
14) Quando entrerà in vigore questa normativa?
Il Garante ha dato un anno di tempo per mettersi in regola e la scadenza è il 2 Giugno 2015.
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