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domenica 13 settembre 2015

Storia Della Parigi-Roubaix: Fango, Forature e Treni

«Esiste una letteratura sull'inferno del nord, sulle ragnatele di pista, terremotate da una incuria di secoli. Il fondo stradale della Roubaix viene personificato al punto che il nemico da abbattere è il percorso, quel selciato di mattonelle ineguali divise dalla rossa polvere di porfido, o dal nero pulviscolo di carbone, con due banchine o bordures vagamente ciclabili ai margini, soffici o scivolose o motose: comunque sempre infami. Nelle corse ciclistiche la natura è solitamente un oggetto: nella Roubaix è sostanza». 

Nel 1895 Theodore Vienne e Maurice Perez decisero di costruire un velodromo nei  pressi del parco Barbieux; esso si trovava tra il comune di Croix e Roubaix ed era il più grande parco del nord della Francia.
I lavori iniziarono nell’aprile del 1895 per terminare il mese seguente sotto la direzione dell’architetto Dupire.
Il velodromo aveva una pista in cemento lunga 333.33 metri.
Nel febbraio 1896 pensarono di organizzare una corsa che partisse da Parigi per arrivare al nuovo velodromo.
Chiesero, allora, l’appoggio a Louis Minart, capo-redattore del giornale sportivo Le Velo ed egli acconsentì, assicurando il suo impegno.
Al principale redattore della rubrica ciclistica del giornale Le Velo, Victor Breyer,  venne affidata tutta l’organizzazione della competizione.
Victor Breyer con il suo collega Paolo Meyan partì in missione con una Panhard 6CV fino ad Amiens, poi Breyer proseguì in bicicletta fino a Roubaix.
Sotto la pioggia e sul pavè arrivò esausto e pensò in un primo momento di inviare un telegramma a Minart, scrivendogli di abbandonare l’idea di una competizione simile, poichè rappresentava un pericolo per chi avesse voluto parteciparvi.
Tuttavia, in seguito, cambiò idea.
La gara fu fissata per il giorno di Pasqua ma la Chiesa si oppose in quanto i ciclisti e gli spettatori non avrebbero potuto partecipare alla Santa Messa.
Comunque, scesero ad un compromesso, il quale prevedeva che vicino alla partenza sarebbe stata messa a disposizione una Cappella; alla fine, però, la Messa non venne celebrata in quanto la partenza era prevista per le 4 del mattino.
Dal 1896 fino al 1967 la corsa è partita da Parigi e terminata nel velodromo di Roubaix.
Dal 1968 ad oggi inizia dalla città di Compiègne (circa 60 km a nord-est dal centro di Parigi), mentre il traguardo resta sempre a Roubaix.
La pista venne però distrutta durante la Prima Guerra Mondiale.
Dal 1943 ad oggi, tranne che dal 1986 al 1988, l’arrivo è sempre stato sulla pista del Parc Des Sports.


PERCORSO E TRATTI IN PAVE'
La Parigi-Roubaix nel tempo si è guadagnata svariati soprannomi: per la sua importanza,  Regina delle classiche.
Invece per la durezza del percorso, Inferno del Nord.
Non c’è un chilometro di salita nella terribile Roubaix.
La caratteristica della corsa è il pavé, tratti di strada pavimentati con cubi di porfido o ciottoli tondi che frenano le biciclette e provocano continui sobbalzi e vibrazioni.
I corridori dicono che sono necessarie un paio di settimane perché il fisico si riprenda dallo sforzo di una Roubaix.
Altre insidie: forature, pioggia (quindi fango) e perchè no i passaggi a livello.
La corsa è caratterizzata come detto da tratti in pavé, tra i più importanti: la Foresta di Arenberg e il Carrefour de l'Arbre, i quali provocano difficoltà non solo ai ciclisti ma anche alle biciclette con rotture meccaniche e forature.
Poco più di 50 km di pavé su 27 sezioni numerate in maniera decrescente dal 27 all'1.
I primi 100 km sono i più facili fino alla periferia di Candy.
Qui si incontrerà il primo dei settori di pavé, Troisville, che con 2200 metri di ciottolato scalda subito le gambe ai corridori.
I settori a 5 stelle rimangono tre: la Foresta di Arenberg, Mons-En-Pevele e Le Carrefour de l'Arbre.
La Foresta di Arenberg è posta a circa 80/90 km dal traguardio e sul suo selciato avviene la prima pesante selezione e chi perde contatto dal gruppo di testa difficilmente potrà ambire a sogni di gloria.
In francese è conosciuta come la Trouee d'Aremberg, il varco di Aremberg, ma ufficialmente si chiama " La Dreve des Boules d'Herin" (il passaggio delle Betulle d'Hein).
È un tratto di 2400 m situato nel comune di Walles che attraversa l'omonimo bosco.
L'irregolarità del fondo stradale rende la bicicletta incontrollabile e quello che per gli spettatori risulta spettacolare per i ciclisti sul sellino diventa un incubo.
Mons En Pevelè è un tratto di ben 3 km(il terzo più lungo), anche a 5 stelle, situato ad una 50ntina di km dal traguardo.
Invece il Carrefour De L'Arbre è situato a circa 15 km dall'arrivo tra i comuni di Gruson e Champin en Pevele è l'ultimo cinque stelle ed è spesso decisivo, può dare il via ad un assalto finale o selezionare ulteriormente il gruppetto dei leader.
Misura 2100 m, nella prima parte il pavé è più sconnesso poi dopo una curva ad angolo retto si entra nel secondo settore più facile del primo.
Al termine del secondo settore dopo il ristorante l'Arbre, situato sulla sinistra, il percorso torna sull'asfalto della strada dipartimentale 90.



EDIZIONI PASSATE E CONTROVERSIE: VITTORIE A TAVOLINO E PASSAGGI A LIVELLO
La prima edizione della Parigi-Roubaix si disputò il 19 aprile 1896. 
Il via davanti al ristorante Gillet, a Porte Maillot, alle 5.30, 109 iscritti e 55 partenti. 
Primo a tagliare il traguardo, dopo 280 km, il tedesco Josef Fischer, in 9 ore e 17 minuti. 
Vinse un premio in denaro di 1000 franchi, pari a sette volte il salario mensile di un minatore dell’epoca. Secondo il danese Charles Meyer, staccato di 25 minuti.
Due volte il vincitore della Roubaix è stato declassato. 
Nel 1930 il francese Jean Marechal vinse davanti al belga Julien Vervaecke, caduto nel finale in un fossato: all’arrivo accusò Marechal di averlo fatto cadere e la giuria, raccolte alcune testimonianze, decise di attribuirgli la vittoria a tavolino e di relegare Vervaecke al secondo posto. 
Nel 1934, invece, il francese Roger Lapebie, vincitore per 5”, venne squalificato per aver preso la bici da un tifoso dopo una foratura (operazione vietata dal regolamento) e il successo passò al 2° all’arrivo, il belga Gaston Rebry
Un altro episodio controverso della Roubaix è legato all’edizione del 1949, il solo caso con la Liegi-Bastogne-Liegi del 1957 di una grande classica che ha un ex-aequo sul gradino più alto del podio. 
Al comando c’erano André Mahé, Jesus-Jacques Moujica e Frans Leenen, che nei pressi del velodromo di Roubaix sbagliarono percorso su indicazione di un giudice per poi entrare nel velodromo da una porta secondaria. 
Mahé vinse su Leenen e Moujica, poi arrivò Georges Martin, che faceva parte a sua volta della fuga di testa. 
Quindi il gruppo, regolato da Serse Coppi, fratello di Fausto, il quale a fine gara chiese la squalifica dei 4 che lo avevano preceduto, in quanto avevano seguito il percorso sbagliato. 
La giuria assegnò a Serse la vittoria, ma sei mesi dopo Mahé verrà riabilitato e si decise per il pari merito.
Nella Roubaix 2006 i belgi Leif Hoste e Peter Van Petegem ed il russo Vladimir Gusev, giunti rispettivamente secondo, terzo e quarto, furono squalificati per aver attraversato un passaggio a livello con le sbarre abbassate. 
Kenny van Hummel, Marco Righetto, Lenaïc Olivier e Martin Pedersen giunsero al traguardo ma non furono classificati.
Un caso analogo si ripresenta nella Roubaix del 2015, quando un gruppo di ciclisti arrivò ad un passaggio a livello nei momenti in cui si stavano abbassando le sbarre per l’imminente passaggio di un treno. 
Molti lo hanno attraversato a sbarre già abbassate, prendendosi qualche rischio; poi è intervenuto un poliziotto che ha fermato gli altri ciclisti pochi istanti prima che arrivasse il treno, un TGV che viaggiava a velocità ridotta. 
La coda del gruppo ha ripreso la corsa una decina di secondi dopo il passaggio del treno, attraversando infine il passaggio a livello.
La SNCF, la principale azienda ferroviaria francese, annunciò che avrebbe aperto un'inchiesta per il comportamento “pericoloso” dei ciclisti, tuttavia il direttore della corsa, Thierry Gouvenou, spiegò che nessun ciclista sarebbe stato sanzionato per avere attraversato il passaggio a livello quando le sbarre si erano già abbassate.


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