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mercoledì 8 febbraio 2017

La Storia Di Stu Ungar: Le Vittorie, L'Abuso Di Droga, La Bancarotta e L'Overdose (Poker)

"È possibile che verrà un giorno in cui qualcuno sarà un giocatore di Poker No Limit migliore di me. Ne dubito, ma è possibile. Ma non ci sarà mai un giocatore di Gin Rummy migliore di me. 
E soprattutto non ci sarà mai un giocatore in senso assoluto migliore di me"

Stu Ungar, detto anche "The Kid", è stata una leggenda del Texas Hold’em.
Su di lui si è scritto di tutto, trattandosi di un personaggio che incarna perfettamente l’idea del genio ribelle, diviso tra tossicodipendenza, eccessi, vittorie, clamorose cadute, ricchezza e povertà assoluta.
Stu nasce a New York, il padre era un usuraio: quindi già da ragazzino, inizia a giocare a Gin Rummy nelle bische gestite proprio dal padre.
Grazie alle sue incredibili capacità di calcolo diventa imbattibile o quasi.
Nonostante vincesse tantissimo, perdeva tutto scommettendo nelle corse dei cavalli e dei cani.
Questa sua passione sfociò in una dipendenza accumulando tantissimi debiti: fu costretto a trasferirsi a Las Vegas. Il padre morì nel 1968, la madre divenne disabile per via di una malattia, Stu si dà sempre più al gioco d'azzardo illegale. Nel mentre sbanca qualsiasi Casinò.
Superata la maggiore età entra in rapporti amichevoli con Victor Romano, un membro della cosca mafiosa dei Genovese. Romano, condivise con Ungar l'interesse per il calcolo delle probabilità nel gioco d'azzardo. Ungar era conosciuto anche per i pesanti insulti che rivolgeva ai suoi avversari.
La sua amicizia con Romano lo proteggeva dai giocatori che non accettavano il suo modo di comportarsi al tavolo.
Pare che un avversario, dopo essere stato sonoramente sconfitto da Ungar, cercò di colpirlo in testa con una sedia. Qualche anno più tardi Ungar racconterà che, pochi giorni dopo l'episodio, quell'uomo fu trovato morto, ucciso a colpi di arma da fuoco.
Venivano da tutto il mondo per sfidarlo a Gin e se ne tornavano a casa con un pugno di mosche in mano e le tasche vuote. Era impossibile batterlo, anche quando ti concedeva tutti i vantaggi possibili (handicap).
Un giorno un amico lo avvertì che il suo avversario stava truccando le carte.
Lui rispose: "Me ne sono accorto, tranquillo", e vinse ugualmente.
Era impossibile avere la meglio sulla sua memoria, bastavano poche pescate dal mazzo e avrebbe saputo dirti tutte e dieci le carte che avevi in mano.
E spesso lo faceva, con grande imbarazzo dell’avversario di turno, già multimilionario che aveva attraversato il mondo per sfidarlo.


BANDITO ANCHE DAI TAVOLI DI BLACKJACK
Poteva contare tutte le carte di un sabot di Blackjack con sei mazzi completi.
Vinse anche una scommessa da 100.000 dollari perché nessuno poteva credere che sarebbe riuscito a farlo davvero, Bob Stupack (proprietario di un Casinò) pagò a caro prezzo una simile mancanza di fiducia.
In un altro torneo pare che tutti gli altri avversari si ritirarono per netta inferiorità.
Ormai non c’era più nessuno disposto a battersi con lui nel Gin Rummy, gli fu proibito di iscriversi ai tornei, avvicinarsi ai tavoli del Blackjack nemmeno a parlarne (al Caeser Palace, vinse 83,000 dollari finchè il manager della sala non lo fermò: con la sua memoria fotografica ormai riusciva a contare le carte mancanti, e per questo fu cacciato dal casinò e la sua foto messa in bella mostra negli uffici dei boss dei casino del Nevada. Come si sa, contare le carte al Blackjack è vietato nella quasi totalità dei casinò USA). Non gli rimaneva che cambiare gioco.


TEXAS HOLD'EM: RICCHEZZA E POVERTA'
In seguito arriva il passaggio naturale al Texas Hold ‘em.
Quando le WSOP iniziarono nel 1970 Stu era già considerato il miglior giocatore di Gin nel mondo, ma solo dieci anni dopo avrebbe cementato il suo status come giocatore di Poker.
Nel 1980 e 1981 Ungar vinse il Main Event e continuò ad accumulare soldi e vittorie per tutto il corso degli anni 80.Vinse a soli 27 anni.
Di lui si dice che pagò di nascosto il mutuo al suo vecchio amico Michael "Baseball Mike" Salem, rimasto al verde.
Oppure che una sera passeggiando per le strade di Las Vegas con Doyle Brunson fu avvicinato da un mendicante.
Ungar gli diede 100 dollari e quando Brunson appuntò che non sapeva nemmeno chi fosse, Stu disse: "Se lo avessi saputo gliene avrei dati 200".
Oppure che un giorno, venuto a sapere di alcune difficoltà economiche del suo avvocato, si presentò in studio con 10mila dollari e un messaggio: "Prendili e ridammeli quando puoi. E se non puoi ridarmeli va bene lo stesso".
Ungar vedeva il mangiare come qualcosa che andava fatto in fretta, perché di fatto il tempo per mangiare era sottratto al gioco.
Era solito telefonare in anticipo ai ristoranti affinché tutti i piatti (per lui ed i suoi ospiti) fossero già in tavola al suo arrivo.
Ungar pagava sempre per tutti, indipendentemente dal costo del pasto ma non era possibile discutere il suo metodo.
Stu entrava di corsa nel ristorante, divorava il cibo il più velocemente possibile, lasciava i soldi per pagare più una generosa mancia sul tavolo ed era pronto ad andare via, anche se i suoi ospiti erano ancora agli aperitivi o agli antipasti.
Ungar in una occasione vinse circa 1,5 milioni di dollari scommettendo ai cavalli ed organizzò una festa per i suoi amici in uno strip club.
La serata vide Ungar ed i suoi amici divertirsi in una sala VIP con numerose ragazze e parecchie bottiglie di champagne Crystal. Ungar pagò quasi 9mila dollari, senza chiedere mai a nessuno dei partecipanti di contribuire in alcun modo. Al di là di questi episodi di generosità, dopo ogni grosso premio vinto, riusciva comunque a sperperare il resto dei suoi soldi nel gioco d'azzardo.
Una volta 900,000$ in scommesse sportive, oppure riusciva a dilapidare un milione di dollari giocando ai dadi, per poi spillare a Larry Flint ben 5 milioni di dollari in varie sessioni di Poker.


LE ACCUSE DI BROGLI E LO STILE DI GIOCO
Le sue capacità mnemoniche e la sua abilità nel conteggio delle carte furono controverse e su di lui, ad un certo punto, gravò il sospetto di essere un baro.
Nel 1982, venne accusato di imbroglio in un casinò di Atlantic City, Stu Ungar fu inizialmente condannato dalla Commissione sul Gioco d'Azzardo del New Jersey, al pagamento di 500 dollari di multa. Il casinò sosteneva che Ungar ponesse di nascosto delle fiche extra sulle sue giocate vincenti, per garantirsi una vincita maggiore.
Ungar negò ogni addebito e portò la causa in tribunale e la vinse, evitando la multa.

Newman in tempi recenti ha provato a fare luce sul motivo per cui Ungar aveva un livello di ragionamento superiore alla maggior parte dei giocatori di Poker del suo tempo: "Ungar giocava uno strano lagTAG solido, con un valore di VPIP (soldi messi volontariamente preflop) intorno a 30 e un valore PFR (Raise Prelfop) intorno a 20. E' molto importante anche la size di rilanci di Stu Ungar pari a 3,5 x a 3x, al giorno d'oggi un rilancio del genere può apparire addirittura esagerato, ma in quegli anni era di routine aprire 4x o 5x, sotto questo punto di vista un precursore"
Chan: "Nessuno poteva battere Stu, tranne lui stesso"

Secondo altri Ungar avrebbe potuto vincere ancora molto di più se avesse rallentato il gioco contro avversari nettamente inferiori, dandogli l'illusione di poterlo battere, in modo da fargli scommettere più soldi. Invece, lui praticava un gioco troppo aggressivo, visto che cercava di sconfiggere i propri avversari nel peggior modo possibile.


L'ABUSO DI COCAINA E CRACK: L'OVERDOSE NEL 1990
E' più o meno nel periodo di massimo splendore che Ungar inizia ad abusare di droghe pesanti che lo porteranno alla rovina.
Dopo il suicidio del suo figlio adottivo, nel 1986 si separa dalla moglie e incontra la droga (consigliato da alcuni giocatori, secondo i quali li aiutava a tenerli svegli la notte durante le nottate interminabili a giocare a Poker). Fa uso di cocaina e alcol, in seguito crack. Siamo a fine anni 80.
Nel 1990, Stu ha 37 anni: la droga piano piano lo stava consumando.
Al di là di ciò per tutti è considerato il più forte giocatore di tutti i tempi, l’unico allora ad essere riuscito a vincere per tre volte il Main Event delle World Series Of Poker (poi è stato eguagliato da John Moss): addirittura molti pensano che i successi sarebbero saliti a quattro se un’overdose di cocaina non gli avesse impedito di prendere parte al Day 3 del 1990 (non si presentò, in quanto come detto collassò nella sua stanza), dove era in gara da chip leader.
L’assenza dal tavolo consegnò la vittoria a Monsour Matloubi, lui per via delle tante chips accumulate nei giorni precedenti terminerà comunque al nono posto, incassando 20mila dollari.


LA SFIDA A MATLOUBI
Due anni dopo, durante un altro Main Event delle WSOP, Stu pensò fosse arrivato il momento di ristabilire le gerarchie.
Dotato di spirito competitivo fuori dal comune, non impiegò molto a decidere di sfidare l’avversario in un celebre Heads Up dal buy-in di 50.000 dollari che inizialmente vide andare in vantaggio Matloubi ma poi ristabilì effettivamente le gerarchie tra i due rendendo Stu protagonista di un call sorprendente.
Stu è in leggero vantaggio, $60.000 per lui e 40.000 per il suo avversario e decide da SB di rilanciare con Td9c fino a 1.600 $ ricevendo il call con 4d5c.
Al flop cadono 337 rainbow e Stu decide di bettare $ 6.000; call di Mansour.
Con il K del turn entrambi optano per un check, river Q e Mansour decide di andare in all In per i suoi restanti 32.000 $.
Stu si prende solo qualche secondo prima di dichiarare il call, aggiungendo al suo avversario: “You have 4-5 or 5-6; i’m gonna call you with this” (Tu dovresti avere 4-5 o 5-6; ti chiamo con questi), scoprendo i suoi T-8 e portando a casa il piatto con dieci alta!
La dipendenza dalle droghe comunque continua a divorarlo e lui continua a sperperare le sue vincite al Poker tra droga e scommesse.
Ha problemi al naso non può più sniffare, per questo abbandona la cocaina e passa al crack.


LE WSOP 1997 E LA MORTE NEL 1998
Nel 1997, a lottare per il Braccialetto erano in 312 ed il montepremi riservato al vincitore era di un milione di dollari.
Indimenticabile il final table a Fremont Street, naturalmente a Las Vegas, dove furono erette delle gradinate per gli spettatori.
Ungar iniziò il final table con un vantaggio consistente di chips, nonostante questo giocò in modo aggressivo.
La sua superiorità era palese: sembrava fosse capace di vedere attraverso le carte degli avversari.
Nel momento della bolla nessuno dei 6 giocatori voleva essere eliminato e Stu Ungar fu incredibilmente abile ad approfittarne.
Rilanciò sette mani di seguito e nessuno osò vedere.
Tutti erano impauriti tranne Ungar, le cui chips aumentavano esponenzialmente.
Fu forse la finale più squilibrata che le WSOP possano ricordare.
Quando Ungar vinse il Main Event delle WSOP 1997 e il primo premio di $ 1 milione, i suoi amici e la famiglia speravano che gli avrebbe dato l'opportunità di cambiare la sua vita, cosa che non avvenne.
Sperperò subito i soldi vinti in droga e scommesse, iniziò a mendicare vicino le sale da Poker.
Non si presentò alle WSOP del 1998, inoltre viene anche arrestato per possesso di stupefacenti.
Il 22 novembre 1998 Stu fu trovato morto in una stanza dell'Oasis Motel di Las Vegas con 800 dollari in tasca dopo una partita al Bellagio.
Lui si alzò dal tavolo con più di 800 dollari, ma il resto non fu mai trovato.
L’autopsia dimostrò che non aveva assunto una quantità sufficiente di droga per portarlo alla morte; il medico legale concluse che era morto per un attacco cardiaco (malgrado si ventilasse di overdose di droga e farmaci).
Calava il sipario sul giocatore più forte di tutti i tempi: ormai sommerso dai debiti, nonostante avesse accumulato vincite per oltre 30.000.000 di dollari nel corso della sua carriera, Ungar avrebbe infatti giocato le sue ultime partite di Poker a credito grazie ai prestiti dell’amico Billy Baxter.

"Shuffle Up And Deal"


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lunedì 6 febbraio 2017

Quando Il Terreno Da Calcio è Rovinato Di Proposito: Fango, Pioggia, Buche e Sabbia

Storicamente, a livello calcistico, sono state tante le furbate di avversari inferiori che hanno provato a fermare in qualche modo gli avversari più quotati.
Come si sa, campi fangosi, distrutti di proposito, ridotti nelle dimensioni, bagnati/non bagnati, favoriscono gli avversari tecnicamente inferiori.
Banalmente una partita di Calcio su un campo regolare, avrà un certo esito.
Se questa stessa partita di Calcio viene giocata sul ghiaccio o su una laguna di fango, il divario tecnico si azzera o quasi.
Ovviamente ci sono delle regole che vietano di fare ciò che si vuole ma c'è chi, di tanto in tanto, ci prova fornendo terreni di gioco al limite della praticabilità.
Vediamone i più noti e curiosi.


ALESSANDRIA (ANNI 40 E 50)
L'Alessandria, club che sino agli anni 50 ottenne buoni risultati in campionato italiano, anche nelle torride ed afose estati giocava su terreni pesantissimi: per sfruttare meglio le doti dei propri giocatori, il campo veniva infatti bagnato prima delle partite ed anche i tifosi aiutavano a gettare secchiate d’acqua sull’erba per creare il pantano.
Fu così in occasione di quel 7 luglio 1946 quando i Grigi sconfissero 5-0 la Reggiana e ritornarono in Serie A.
Ma fu così anche più avanti, nelle gare di un’altra esaltante promozione dalla C alla B, quella maturata al termine del campionato 1952-‘53: praticamente tutte le “big” italiane caddero al “Moccagatta”.
Il Grande Torino di Grezar, Gabetto e Mazzola venne umiliato il 19 gennaio 1947: 2-0 con reti di Bertoni e Stradella.
Pochi giorni dopo, il 23 febbraio 1947: Alessandria-Juvents 2-0, reti di Rosso e Pietruzzi.
L’asso di Litta Parodi sradicò la palla da una pozza di fango e fulminò il portiere Sentimenti IV.
Poi Alessandria-Roma 4-0 il primo gennaio 1948.
Nel torneo dell’ultima promozione in A dei Grigi, il 1956-‘57, ottenuta dopo lo spareggio contro il Brescia a San Siro, l’Alessandria trafisse al “Moccagatta” la capolista Verona.
Il 20 settembre 1959 ancora al “Moccagatta”, prima giornata del campionato di Serie A, tre reti dell’ala oriunda Juan Carlos Tacchi misero al tappeto il Milan campione d’Italia.
Per onor del vero va comunque ricordato che ai tempi, i terreni di gioco erano molto pesanti più o meno ovunque però forse ad Alessandria se ne approfittavano rendendoli ancora più pesanti.


MALTA-INGHILTERRA (QUALIFICAZIONI EUROPEE 1971)
Era il 3 febbraio 1971 e fu uno dei primi casi, palesi, in cui una squadra, provò a sabotare gli avversari.
I maltesi seguivano molto il calcio inglese (ancora oggi è il torneo più seguito) ed ai tempi erano tutti tifosi di Manchester United, Ipswich Town, Tottenham Hotspurs, Liverpool, Arsenal, Norwich e compagnia.
Quel mercoledi si giocava allo Gzira Stadium che poteva contenere 15mila spettatori (anche se ce n'erano 30mila).
I cancelli vennero aperti ben prima del fischio d'inizio e la zona antistante dello stadio fu chiusa (traffico limitato).
La stampa inglese aveva caricato molto il match prima dell'inizio, tant'è vero che il clima nello stadio era abbastanza caldo.
E' una partita di cui sull'isola di Malta si parla ancora oggi, eletti ad eroi, nonostante la sconfitta per 0-1.
A deciderla fu Peters.
Fu eletta sull'isola di Malta come "Il match del secolo".

L'Inghilterra schierava una squadra di tutto rispetto:
Banche (Stoke)
Reaney (Leeds)
Hughes (Liverpool)
Mullery (Spurs)
McFarland (Derby)
Hunter (Leeds)
Ball (Everton)
Chivers (Spurs)
Royle (Everton)
Harvey (Everton)
Peters (Spurs)
Alan Mullery, capitano dell'Inghilterra quel giorno, ricorda bene la gara ma non necessariamente per la vittoria: "Il campo da gioco era piccolo perchè era stato ristretto, ma fu il terreno che mi lasciò colpito. Era stato coperto di sabbia e c'era a malapena qualche filo d'erba su di esso.
Sopra molle e sotto molto duro.
E' stato qualcosa che non avevamo mai incontrato prima. Avevamo giocato già in passato su campi fangosi, ma mai su uno totalmente coperto di sabbia"

Le lamentele di Mullery trovarono conferma al ritorno, visto che l'Inghilterra vincerà 5-0, praticamente non facendo mai vedere la palla ai maltesi.


GERMANIA OVEST-POLONIA (MONDIALE 1974)
La scelta d'irrigare il campo o comunque di modificarne le caratteristiche dell'erba è un qualcosa che si perde dalla notte dei tempi.
Si ricordi anche questa partita, semifinale del mondiale 1974, giocata a Francoforte dove nonostante una pioggia battente che aveva anticipato il match i tedeschi bagnarono ulteriormente il campo per renderlo più pesante (i polacchi ai tempi avevano una squadra molto tecnica).
La decise Gerd Muller al 75esimo.


MILAN-BARCELLONA (CHAMPIONS LEAGUE 2012)
Il Milan riuscì a tenere la porta inviolata portando a casa lo 0-0.
In compenso la figuraccia la fece tutto il calcio italiano per colpa delle pessime condizioni del campo del Meazza, che indusse il Barcellona a presentare una formale protesta all'UEFA.
Il terreno rizollato è pericoloso e costituisce un ostacolo allo spettacolo.
Gli scivoloni di Messi provocarono un incidente diplomatico.
Il Barça ritenne che il Milan abbia disatteso l'accordo di bagnare il campo, preso prima della partita, e lo fece presente all'UEFA.
Alves ("un campo di patate") e Piqué ("non riescono proprio a risolvere il problema, meno male che adesso si giocherà su un bel campo, il nostro: lì la differenza la faremo noi con la nostra tecnica").
In seguito arrivò la replica da via Turati alla protesta ufficiale inoltrata alla UEFA dal Barcellona: "L'innaffiatura del campo, da farsi entro un'ora prima dell'inizio della partita come concordato nella riunione organizzativa di ieri mattina e come da Regolamento della Uefa Champions League al punto 14.15, non è stata effettuata viste le condizioni di elevata umidità del campo stesso. Le condizioni generali del campo, sul quale il Barcellona si era regolarmente allenato la sera prima senza sollevare alcun problema, sono state ritenute idonee sia dagli arbitri sia dai Delegati UEFA nel corso del sopralluogo di ieri mattina".


ATLETICO MADRID-BARCELLONA (SUPERCOPPA SPAGNOLA 2013)
Un qualcosa di analogo succede l'anno dopo in Supercoppa di Spagna, quando nuovamente il Barcellona si lamenta a seguito del match (finito 1-1) contro l'Atletico Madrid, Xavi dice: "L'Atletico non ha bagnato il campo".
Intervenuto ai microfoni della stampa al termine della gara, Xavi ha espresso un certo disappunto verso il campo del Vicente Calderon, che non era stato bagnato prima della gara: "E' stata una partita difficile in un campo asciutto. Non ci hanno lasciato spazio, abbiamo provato in tutti i modi ma loro non avevano bagnato il campo e questo non ci ha permesso di far muovere velocemente il pallone.
Al ritorno giocheremo sul nostro campo che sarà bagnato, sarà un vantaggio per noi.
Il risultato è comunque positivo per noi".


MALMO-REAL MADRID (CHAMPIONS LEAGUE 2015)
Cambiando un po' strategia, gli svedesi del Malmo studiarono un accorgimento per rendere meno comoda la vita degli spagnoli: il campo venne ristretto di quasi un metro per lato (2 metri in totale da ambo i lati).
Nelle partite internazionali, la FIFA stabilisce che il campo deve avere una lunghezza compresa tra 100 e 110 metri, e una larghezza tra 64 e 75.
Nell'idea degli svedesi, il fatto che gli attaccanti madridisti avrebbero avuto meno spazio per i loro fraseggi e i difensori di casa meno terreno da coprire.
Sul campo dello Swedbank Stadion, era perfettamente visibile la vecchia striscia coperta con l’arretramento di quella nuova.
Uno stratagemma, insomma, per provare a fermare la squadra ai tempi allenata da Benitez che si presentava in Svezia senza Gareth Bale, Sergio Ramos, Pepe e Danilo ma con un Cristiano Ronaldo ansioso di ritrovare la strada del gol dopo tre partite a secco.
Finirà 0-2 (8-0 per gli spagnoli al ritorno).


BLACKPOOL
In Italia, sia in A che nelle serie inferiori, avere campi in pessime condizioni è la regola.
A volte non si tratta neanche di furbizia (anche se probabilmente c'è chi ci marcia sopra) ma proprio di campi mal curati, per questo sarebbe inutile citare gli innumerevoli esempi.
In Inghilterra invece i campi sono sempre perfetti, anche se ci sono pochissime eccezioni, tipo Bloomfield Road del Blackpool.
Un vero e proprio terreno di gioco che sembra esser direttamente uscito dagli anni 40, 50, 60 e 70.
Un "bagno" di fango ricopre la superficie del terreno di gioco di Bloomfield Road, spesso circondato da vere e proprie buche.
È interessante notare, che il Blackpool negli anni (soprattutto a gennaio) utilizza il suo terreno di gioco per sessioni di allenamento della prima squadra, peggiorando così lo stato della superficie di gioco.
Molti hanno definito il campo una "fattoria", altri una "palude", altri ancora dicendo che è il "campo da calcio peggiore che abbiano mai visto".


WIGAN
Un altro campo inglese, storicamente in pessime condizioni, è il JJB Stadium di Wigan.
Generalmente è al suo peggio tra dicembre e gennaio.
Oltre ad una mancanza di cura e alle condizioni atmosferiche, ad influenzare ciò il fatto che oltre a giocarci la squadra di calcio, ci sono anche i Wigan Warriors (club d'elite del Rugby League).
Dave Whelan presidente del Wigan, ormai stanco delle critiche, in tempi recenti ordinò ai Warriors di spostare la loro partita di coppa dal Venerdì al Lunedi.
Il JJB, per via delle buche, venne più volte paragonato ad un "tavolo da biliardo".


BARNET
Da citare anche Underhill del Barnet.
Qui non si tratta di un terreno di gioco in pessime condizioni, nè di campi ristretti, nè di erba irregolare...semplicemente di un campo in discesa/salita!
Si, proprio così.
Il Barnet ha sede nel quartiere londinese High Barnet, nel nord di Londra.
Sempre avari di gloria e di successi, a render noto il club appunto il suo stadio: l’Underhill Stadium (6.200 spettatori), la cui straordinarietà sta come detto nell’avere il campo in discesa: "Un dislivello di parecchie decine di centimetri, ma nessuno s’è mai lamentato perché all’intervallo si cambia e tutti giocano 45’ in salita e 45’ in discesa".



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giovedì 2 febbraio 2017

Come Diventare Un Grande Allenatore? Il Coach Reputation Ranking

Secondo un'agenzia spagnola (Comunicar Es Ganar) un allenatore per trovare un panchina deve rispettare determinate caratteristiche.
In parole povere, nel calcio moderno, i solo risultati non bastano ma serve anche altro.
In poche parole, serve saper comunicare, costruirsi un'immagine ed essere interessanti agli occhi dei media.
I parametri che influenzerebbe la scelta di X al posto di Y, sono (in ordine d'importanza):

1) I risultati nel recente passato (20%)
2) Autoproduzione di video e messaggi promozionali (16%)
3) Partecipazione a campagne di beneficenza (13%)
4) Qualità degli sponsor (11%)
5) Presenza e partecipazione sui Social Network (10%)
6) Capacità di lanciare messaggi pubblici (8%)
7) Rapporto con media e giornalisti (7%)
8) Comunicazione non verbale (5%)
9) Proprio Website (5%)
10) Leadership percepita (5%)

"Riguardo la strategia di promozione, non c'è nulla di diverso rispetto ad una campagna elettorale o alla gestione di una crisi"

Sito ufficiale: CoachReputationRanking

La stessa agenzia utilizzando i parametri citati ha anche varato un Coach Reputation Ranking trimestrale:

Dunque Antonio Conte con il suo Chelsea in testa, l'ultima classifica vedeva in testa Pep Guardiola del Manchester City, ormai spodestato e finito al quarto posto.
Non solo i cattivi risultati in Premier ma anche una pessima comunicazione mediatica hanno fatto crollare lo spagnolo.
Si ricordi ad esempio il post-partita nervoso contro il Burnley (finita 2-1).

"Accetteremo le 3 o 4 giornate di squalifica per Fernandinho (espulso al 32' per un'entrataccia su Gudmundsson), ma quello su Claudio Bravo era fallo. 
In tutto il mondo il gol del Burnley era da annullare per fallo su Claudio. 
La regola dice che se il portiere viene toccato all'interno dell'area piccola, è fallo. 
A quanto pare però in Inghilterra ci sono delle regole speciali. 
Io lo sto capendo solo ora, ce ne dovremo fare una ragione. 
Come ho già detto, accettiamo le decisioni e le accetteremo in futuro ma potremmo cambiare il nostro stile di gioco. Ho sempre cercato di far giocare a calcio le mie squadre, ma in qualche modo dovremmo adattarci alle regole. Questa sera abbiamo battuto gli avversari e una serie di circostanze avverse. In 10 contro 11 non era facile, per questo siamo molto contenti del risultato finale"

Guardiola faceva riferimento al gol con il quale il Burnley ha accorciato le distanze al 70', una rete viziata da una carica su Claudio Bravo, impegnato in un'uscita alta.



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lunedì 30 gennaio 2017

L'influenza Del Vento e Del Clima Nel Baseball: La Windy City (MLB)

Come tutti saprete negli sport all'aria aperta, Baseball in primis, il vento è un fattore mai da sottovalutare.
Soprattutto se in campo ci sono i Chicago Cubs o i White Sox.
Che sia Wrigley Field o Comiskey Park la storia non cambia moltissimo perchè siamo sempre nella Windy City: Chicago.
Sono diverse le ragioni per cui Chicago viene chiamata "città ventosa", sicuramente il vento gelidissimo che c'è in inverno e quello abbastanza forte estivo hanno influito ma contrariamente a quanto si crede la capitale dell'Illinois non è la città più ventosa d'America.
Per esempio i venti a Mount Washington (56.5 km/h), Blue Hill (24.5 km/h), Dodge City (22.3 km/h), Amarillo (21.7 km/h) e Lubbock (20 km/h) raggiungo velocità superiori.
Inoltre la velocità media annuale del vento di Chicago è 10,3 mph (16.6 km/h), invece a Boston (20.0 km/h).
New York City (15,0 km/h) e Los Angeles (12.1 km/h) siamo appena sotto.
Questo dal punto di vista prettamente atmosferico.
Ma vedendola da un altro punto di vista, Chicago in realtà si è guadagnata il titolo di città "ventosa", probabilmente per l'architettura degli alti edifici, per i quali gli ingegneri e gli architetti a quanto pare non avevano previsto che il vento venisse risucchiato verso il basso quindi sulle strade.
Un'altra spiegazione per l'origine del vento è che Chicago è sulle rive del lago Michigan.


IMPATTO DEL TEMPO CLIMATICO SU UNA PARTITA DI BASEBALL
Tutti sanno di come il vento soffia fuori e dentro Wrigley Field, vento che può appunto trasformare una partita normale in un Home Run Derby.
E vogliamo parlare dell'aria rarefatta di Coors Field che permette Home Run, doppi e tripli come se piovesse?
O al contrario di come la Dead Sea Air del McCovey Cove all' AT & T Park di San Francisco smorzi le palle facendole "morire" e volare poco.
Parlando in generale delle condizioni atmosferiche, l'impatto del clima su una partita di Baseball non è certo ristretto ad una forte tempesta che causa una pioggia ma può essere nascosto anche dietro una luminosa giornata di sole.

Mike Collins: "Il tempo può avere un impatto su ogni aspetto del gioco" 

Il Baseball è uno sport che si gioca in più stagioni, quindi i giocatori devono adattarsi per tutto l'anno. Ad esempio anche la Temperatura dell'aria (vento) può cambiare la traiettoria di una palla.
Immaginate di guardare una partita di Baseball ad aprile con tempo più freddo e un battitore colpisce in profondità verso le recinzioni, molto probabilmente la palla verrà raccolta dal guantone dell'esterno.
Se la stessa battuta e partita fosse stata giocata durante i mesi estivi, si poteva appunto vedere una palla colpito allo stesso modo, che probabilmente non sarebbe mai stata agguantata dall'esterno.
Detto in parole povere una palla presa al volo ad aprile, potrebbe diventare un Home Run nel mese di agosto.

Alan Nathan, professore di fisica presso la University Of Illinois: "I numeri che ho trovato dicono che variazioni di 10 gradi Fahrenheit cambierà la distanza di qualcosa come 2,5 piedi. Ciò non è una differenza enorme, se si sta guardando la cosa con una differenza di appunto 10 gradi. Ma se la differenza è di 40 gradi Fahrenheit tra aprile ed agosto, sicuramente gli effetti possono essere più consistenti"

Un altro fattore sempre da tenere bene a mente è la densità dell'aria che, come sappiamo, svolge un ruolo importantissimo nei tantissimi fuoricampo che si vedono a Coors Field (Colorado) e nei Ballpark Hitter Friendly.
Anche alte e basse temperature possono inoltre influenzare la presa di un lanciatore.

Matt Jones (head coach a Shippensburg University, Pennsylvania): "A volte è difficile far presa sulla palla se si sta sudando molto" 

Stesso discorso anche per quanto riguarda l'aria fredda che può rendere meno sensibile la palla al tatto del pitcher.
Che si tratti poi di un cielo nuvoloso o assolato, comunque c'è un impatto sulla partita.
Cieli nuvolosi possono arrecare difficoltà per gli esterni che non vedono uscire bene la palla dal box di battuta.
Con cielo sereno e senza nuvole, può essere difficile giudicare le fly balls a causa della percezione della profondità.


COSA INFLUENZA LE BATTUTE?
A meno che non si giochi al Tropicana Field (non che a Tampa le regole della fisica non valgano ma ricordiamo che il Ballpark è indoor/al chiuso), quando una palla da Baseball sta volando liberamente in aria, essa è influenzata da due forze principali: la gravità e l'attrito.
La gravità tira la palla giù ma la componente di attrito (o forza di trascinamento) varia a seconda delle proprietà dell'aria attraversata (temperatura, pressione e umidità).
La temperatura, pressione e umidità cambieranno la densità dell'aria.
L'aria meno densa si tradurrebbe in una distanza maggiore di volo.
Ad esempio, a Coors Field (cioè in altura, Colorado, aria meno densa) la palla viaggerà il 9 % in più rispetto allo Yankee Stadium (sito al livello del mare diciamo).
Quindi un 400 piedi girato allo Yankee Stadium percorrerebbe circa 436 piedi a Coors Field.
Premesso sempre che temperatura, pressione e umidità siano uguali.
Ovviamente questo discorso non vale solo per le Fly Balls.
La Fastball di un lanciatore raggiungerà più velocemente il piatto grazie all' aria meno densa di Coors Field ma lanci secondari come Curveballs, Sliders e Cutters/Splitters non avranno lo stesso comportamento perché l'aria poco densa ha meno resistenza di attrito.
Meno resistenza di attrito vuol dire che la palla, una volta colpita, farà un cammino maggiore (9 piedi di differenza tra altura e livello del mare).
Alcuni studi hanno mostrato fino a una differenza di 3 pollici per una breaking ball a livello del mare rispetto a quote più elevate.


WINDY CITY
Il vento che soffia riduce la resistenza di attrito e permette alla palla di viaggiare di più (se a favore), ma un forte vento contrario ne aumenterà la resistenza mantenendo le palle nel ballpark.
Lo stesso vento, se laterale, sarà in grado di spostare le palle verso le recinzioni destre o sinistre.
Per dimostrare quanto nel Baseball, sia importante questo fattore, basta fare mente locale a gara 3 e gara 4 delle World Series di quest'anno.
Nella prima sfida giocata a Wrigley il vento soffiava a favore dei battitori, spingendo le palline verso il fuoricampo, mentre in gara 4 le raffiche soffiavano verso l'interno del campo.
Infatti, come prevedibile, gara 3 è finita a bassissimo punteggio: 1-0 per Cleveland con zero fuoricampo battuti, mentre gara 4 ha visto 9 punti segnati in totale e ben 3 fuoricampo colpiti dalle due formazioni.
Nella seconda sfida c'è stata però una situazione molto anomala, impossibile da spiegare con i
soli numeri, anche per uno sport che vive di formule e statistiche.
L'episodio menzionata ha visto protagonisti Anthony Rizzo dei Chicago Cubs e Jason Kipnis dei Cleveland Indians.
Nella parte bassa del sesto, Rizzo ha battuto una lunga volata a sinistra, la palla sembrava destinata al
fuoricampo ma ha solo sfiorato le recinzioni, finendo nel muro di edera e costringendo il prima base dei Cubs ad accontentarsi di una corsa sino alla seconda base (doppio).
Pochi minuti più tardi, nella parte alta del settimo, Jason Kipnis ha battuto un lungo fuoricampo da 3 punti a destra.
Cosa hanno di simile queste due battute?
Praticamente tutto: velocità di uscita dalla mazza (104.1 miglia per Rizzo, 104.7 per Kipnis), angolo di uscita (25° Rizzo, 21° Kipnis), tempo di volo (5.1 secondi Rizzo, 4.8 Kipnis).
Secondo stats avanzate, quella di Rizzo, quest'anno, è diventata un fuoricampo l'80% delle volte, mentre quella di Kipnis aveva solo il 40% di possibilità.
Perchè allora Kipnis ha colpito e Rizzo no?
Semplicemente la locazione ed il vento: Rizzo ha battuto a sinistra, da dove provenivano le raffiche di vento contrarie.
Invece Kipnis a destra, dove il vento aveva minore influenza.
La battuta di Kipnis è finita all'incirca dove ci si aspetterebbe visti i suoi dati di velocità e angolo di uscita (403 piedi), mentre quella di Rizzo ha perso in volo oltre 30 piedi, cadendo a 362 piedi contro i 396 previsti.
Ne sarebbero bastati una decina in più per celebrare il fuoricampo.


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giovedì 26 gennaio 2017

Malta ed Altri Paradisi Fiscali: Gioco D'Azzardo, Scommesse e Poker Online

Malta, al pari dell'UK e di isole annesse, è la patria del gioco online (Poker) e d'azzardo (Scommesse).
Alla base di tutto le agevolazioni fiscali.
Circa il 33% di tutte le aziende europee di gioco online si è spostato nell'isola.
Su base mondiale, invece, si stima che circa il 10% delle imprese che si occupano di gioco online abbia sede a Malta.
PokerStars e Full Tilt, ad esempio, hanno sede nel cuore di Sliema, una delle principali cittadine maltesi.
Stesso discorso vale per Betclic (Everest Poker), Unibet, Betfair, Betaland, Betsson e centinaia di operatori che offrono gioco online.
Per avere un ufficio come sede operativa sono disponibili soluzioni a partire dai 200 euro al mese e in alcune giurisdizioni è possibile assumere un dipendente locale con una spesa annua inferiore ai 3mila euro.
Tra le società maltesi, una tipologia frequente è la "Limited": il minimo di capitale da versare anticipatamente è di 1165 euro, che possono essere tra l’altro utilizzati per le spese senza restare in deposito.
L’alto numero di aziende che si occupano di servizi finanziari e di gioco online dà adito a giudizi ambivalenti.
Da alcuni questo aspetto viene visto come il risultato di una lungimirante politica fiscale che ha saputo offrire terreno fertile agli investimenti esteri.
Malta viene percepita come un paradiso fiscale all’interno dell’Unione Europea, istituzione di cui fa parte da 12 anni.
Oltre alla tassazione, anche le regole per quanto riguarda la tipologia di scommesse offerte sono molto più blande rispetto all'Italia ed altre nazioni estere.
Ovviamente tutto ciò porta al proliferare di vere e proprie organizzazioni criminale che, attraverso lo schermo di imprese del mercato dei giochi e delle scommesse a distanza e dislocando in Stati esteri i server per la raccolta informatica delle giocate e la loro gestione, aggirano la normativa che regola il settore.
Cioè ci si apre siti di questo tipo per evitare di pagare le tasse in Italia (avendo la sede legale all’estero).
Nessuna tracciabilità dei soldi, quote più alte per le scommesse e pagamenti cash.


CENTRI DI TRASMISSIONE DATI
Tecnicamente si chiamano “Centri di trasmissione dati”, ma in realtà si comportano come vere agenzie e permettono di giocare sui siti con dominio “.com” gestiti da società con sede nei paradisi fiscali, accettando denaro contante e pagando le vincite in contanti, con quote superiori a quelle previste dai siti “regolari” sottoposti al controllo dell'AAMS.
Un sistema di gioco online “parallelo”, al di fuori del sistema legale (siti con dominio “.it”), che tramite server situati all’estero (siti con dominio “.com”), consente di accedere a piattaforme di gioco senza che le autorità possano effettuare i controlli e i monitoraggi previsti dalla legge.
Inutile dire che il riciclaggio di soldi e il non pagamento dell'imposta unica sulle scommesse, è dietro l'angolo.
Attraverso concessioni regolarmente ottenute a Malta o in altri paesi per il gioco online vengono aperti conti di gioco a nome del titolare, o dei parenti dello stesso, di una sala fisica.
Questo perché è abitudine pagare la scommessa e avere uno scontrino, per ritirare poi la vincita. Qualcuno poi effettua la giocata al posto dello scommettitore e opera come se fosse un vero concessionario.
Il riciclaggio di denaro avviene tramite le Surebet: il bookmaker in pratica finge di sbagliare le quote per le scommesse, simulando una forte perdita e attraverso questi flussi di gioco va a creare grandi entrate per società difficilmente rintracciabili.


MA PERCHE' MALTA E' COSE' CONVENIENTE?
Il sistema fiscale è senza dubbio uno dei più favorevoli in Europa, soprattutto per le aziende che operano in questi settori (gioco online).
Oltre ad avere un sistema fiscale (per una persona fisica si arriva ad un massimo del 35% sui redditi) equilibrato, prevede una serie di rimborsi.
Il sistema è stato approvato nel 2006 dalla Commissione UE (si può arrivare fino ad un rimborso di 6/7 per le società, se si risponde a determinati criteri).
Inoltre trattandosi di un paese membro dell’Unione, dal 2010 è nella white list e non è considerato un paradiso fiscale in senso stretto, pertanto il network bancario è collegato con quello degli altri paesi europei e non comporta grosse complicazioni, in caso di transazioni e spostamento di flussi di denaro.
Chi pensa però di non pagare tasse o non avere obblighi dichiarativi è ovviamente fuoristrada.
Non dichiarare nulla al fisco maltese e continuare a movimentare denaro sui conti italiani (o esteri) potrebbe creare problemi sull'eventuale residenza estera maltese, visto che sarebbe facilmente dimostrabile dalle autorità fiscali un centro di interessi italiano (o estero) dell’individuo (a prescindere dal suo effettivo domicilio).
Discorso diverso se si mantiene residenza in Italia: in questo caso le vincite non vanno dichiarate.
Ci sono molti fattori che fanno si che Malta si imponga all’attenzione degli operatori, tra cui:

– Unico paese all’interno dell’Unione europea che regola il gioco a distanza
– Giurisdizione ben regolamentata, che salvaguardia gli interessi sia di operatori che di giocatori
– Regime fiscale molto interessante, se rapportato agli altri paesi dell'UE
– Licenza di gioco efficiente e relativamente poco costosa
– Presenza d'istituzioni di servizi finanziari, tra cui gateway di pagamento


ALTRI PARADISI FISCALI E DI AGEVOLAZIONE PER IL GAMBLING
Oltre a Malta, sono molti altri i paesi con agevolazioni fiscali di questo tipo dove vengono spostate società fittizie o reali.
Ad esempio Panama, Antille Olandesi, Romania, Canarie (Spagna).
Altre nazioni note: Singapore, Taiwan, Malesia e soprattutto le Filippine.

Per altre info su tasse, tipo e costo delle licenze: Licenze Gioco Malta



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mercoledì 18 gennaio 2017

Record In MLB, NFL, NHL, NBA: Streaks, W-L, Strisce D'Imbattibilità

MLB
World Series Vinte
New York Yankees=27
St.Louis Cardinals=11
Philadelphia/Kansas/Oakland Athletics=9

Più World Series Consecutive Vinte
New York Yankees (1949-53)=5

Record W-L In Regular Season
Chicago Cubs (1906)=116-36
Seattle Mariners (2001)=116-46 (con 162 partite)

Vittorie Consecutive In Regular Season (W Streaks RS)
New York Giants (1916)=26 W (ma con 1 pareggio)
Chicago Cubs (1935)=21 W 

Vittorie Consecutive Playoff (W Streaks Playoff)
New York Yankees (1927, 1928 e 1932)=12 W

Vittorie Consecutive Regular Season & Playoff (W Streaks RS & Playoff)
Baltimore Orioles (1970)=17 W

Vittorie Consecutive Pitcher
Carl Hubbell-New York Giants (1936/37)=24 W



NFL
Super Bowl Vinti
Pittsburgh Steelers=6
Dallas Cowboys=5
New England Patriots=4

Record W-L In Regular Season 
Chicago Bears (1934)=13-0
Miami Dolphins (1972)=14-0
New England Patriots (2007)=16-0

Record W-L In Regular Season & Playoff
Miami Dolphins (1972)=17-0

Vittorie Consecutive In Regular Season (W Streaks RS)
Indianapolis Colts (2008/09)=23 W

Vittorie Consecutive In Regular Season & Playoff (W Streaks RS & Playoff)
New England Patriots (2003/04)=21 W

Vittorie Consecutive In Casa Regular Season & Playoff (W Streaks RS & Playoff)
Green Bay Packers (1995-98)=29 W

Vittorie Consecutive In Trasferta Regular Season & Playoff (W Streaks RS & Playoff)
San Francisco 49ers (1988-91)=21 W



NHL
Stanley Cup Vinte
Montreal Canadiens=24
Toronto Maple Leafs=13
Detroit Red Wings=11

Più Stanley Cup Consecutive Vinte
Montreal Canadiens (1956-60)=5 

Record W-L-T In Regular Season 
Boston Bruins (1929/30)=38-5-1
Montreal Canadiens (1976/77)=60-8-12
Detroit Red Wings (1995/96)=62-13-7

Miglior Record In Casa In Regular Season
Philadelphia Flyers (1975/76)=36-2-2

Miglior Record In Trasferta In Regular Season
Detroit Red Wings (2005/06)=31-7-3

Vittorie Consecutive In Regular Season (W Streaks RS)
Pittsburgh Penguins (1992/93)=17 W

Vittorie Consecutive In Casa
Detroit Red Wings (2011/12)=11 W

Vittorie Consecutive In Trasferta
Detroit Red Wings (2005/06) e Minnesota Wild (2014/15)=12 W

Vittorie Consecutive Ai Playoff
Pittsburgh Penguins (1992/93)=14 W

Striscia D'Imbattibilità
Philadelphia Flyers (1979/80)=35 (25 W e 10 T)

Striscia D'Imbattibilità In Casa
Montreal Canadiens (1976/77)=34 

Striscia D'Imbattibilità In Trasferta
Montreal Canadiens (1974/75)=23



NBA
NBA Vinte
Boston Celtics=17
Los Angeles Lakers=16
Chicago Bulls=6

Più NBA Consecutive Vinte
Boston Celtics (1959-66)=8 

Record W-L In Regular Season 
Golden State Warriors (2015/16)=73-9

Vittorie Consecutive In Regular Season
Los Angeles Lakers (1971/72)=33 W

Vittorie Consecuive Ai Playoff
Los Angeles Lakers (1987-89)=13 W



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venerdì 13 gennaio 2017

Graham Taylor, Le Long Ball e Il Miracolo Watford

Graham Taylor si è spento il 12 gennaio 2017, all'età di 72 anni.
Forse un attacco di cuore.
Di lui si ricorda soprattutto la grande cavalcata con il Watford, portato in Europa nel giro di 5 anni, partendo dalla quarta serie.
O ancora la finale persa di FA Cup 1984 contro l'Everton.
Ma prima di andare al Watford altrettanto buoni erano stati i risultati con il Lincoln City e in seguito con l'Aston Villa.
Invece la sua parentesi con la nazionale inglese fu un po' deludente (1990-1993).
Fu tra i primissimi manager inglesi a mettere da parte lo stile, in favore della sostanza.
Inoltre fu tra i promotori di un "Kick And Rush" evoluto, più moderno diciamo, fatto comunque di un notevole pressing per un gioco comunque sempre offensivo.
Precisione, equilibrio, intelligenza.
Il piano di gioco di Taylor era lanciare la palla in avanti nell'area avversaria oppure lateralmente verso una delle due ali.
Calcio magari non per puristi ma ben studiato quindi redditizio e difficile da neutralizzare per le difese.

Graham Taylor: "La gente parla di gioco diretto, quello che dico è che ci sono solo due modi di passare la palla: per qualcuno negli spazi o direttamente sui piedi/sul corpo.
Se si passa sempre negli spazi si perde il possesso, se si passa la palla a qualcuno non la si darà agli avversari, avere un approccio diretto vuol dire avere il giusto equilibrio.
Gioco diretto non vuol dire buttare ogni pallone in avanti, si tratta invece di sfruttare gli spazi più di quanto si farebbe passando la palla sui piedi.
Il gioco diretto predilige passare la palla negli spazi piuttosto che ai compagni ma ho usato la parola passare, non Kick And Rush, passare la palla"


IL MIRACOLO WATFORD
Nel 1977 un 32enne Graham Taylor, diviene allenatore del Watford in quarta divisione (manager precocissimo se consideriamo che allenava il Lincoln da 5 anni!).
Leggenda vuole che la società sceglie Taylor per un piano assolutamente folle: portare il Watford in Europa.
Negli anni 70, Taylor propone una versione evoluta della "Long Ball".
Secondo Stan Cullis ed Herbert Chapman, è impossibile per una squadra arrivare al successo se tutto quello che i giocatori fanno è lanciare la palla in avanti a caso.
Taylor non la pensa così.
Viene impiegato Charles Hughes come consulente che, insieme a Charles Reep, fu tra i primi a mettere a punto un approccio matematico, basato su dati e statistiche per scegliere la strategia di gioco migliore.
Le conclusioni a cui Hughes e Reep giunsero è che la maggior parte dei gol segnati nelle partite era preceduto da tre o meno passaggi, ciò in poche parole la palla lunga era la tattica più redditizia.
Diretti, disciplinati, corsa, pressing, sudore e ben messi in campo: questo era il Watford voluto da Taylor.

“Il nostro stile era basato sul pressing. Così, anche se il terzino destro era in possesso del pallone nella sua metà campo, noi andavamo a pressarlo. 
Giocavamo un calcio ad alto ritmo, perciò dovevamo essere in perfetta condizione fisica. 
Quando il punteggio è sullo 0-0 con tre o quattro minuti da giocare, i giocatori che fanno? 
Lanciano la palla in avanti e i giocatori cercano il pallone. 
Ma allora perché non farlo dai primi minuti, se i giocatori sono in perfetta forma?”

Introduce il 4-4-2, anticipando forse anche Sir Alf Ramsey.
Alla prima stagione, il Watford domina la Fourth Division, che vince con 71 punti, 11 in più della seconda, il Southend United.
È il record assoluto per la divisione, a tre dal primato in Football League fatto registrare dal Lincoln City, allenato sempre da Taylor, nel 1975-76.
Quell’anno segna una serie di altri primati per la storia del club: maggior numero di vittorie sia totali (30) che in casa (18) che in trasferta (12) e maggior numero di gol segnati fuori casa (42).

Ian Bolton: "Quando sono arrivato al Watford, Graham Taylor portava con sé un grande libro di tattiche. 
Il concetto base era che se la palla era nella metà campo avversaria, loro non potevano segnare ma noi sì. 
Taylor guardava quanti tiri e quanti cross riuscivamo a fare, perché se non attacchi non tiri e se non tiri non segni"

Luther Blissett: "Quello che Taylor ha portato era un pensiero semplice: giocare in base alle nostre forze. E la forza della nostra squadra erano gli attaccanti e le ali. 
Perciò quello che la squadra cercava di fare era portare il pallone in zone da cui potevamo segnare. 
Ogni nostra partita era eccitante da guardare e da giocare perché giocavamo sempre per vincere. 
Contro di noi i difensori dovevano sempre essere concentrati al massimo e spesso non ci riuscivano. 
In più, non sempre capivano quello che avremmo cercato di fare e dunque non sapevano esattamente cosa fare per fermarci" 

Nella stagione successiva il Watford si ripete.
Grazie ai gol di Ross Jenkins, capocannoniere con 29 reti, gli Hornets ottengono la seconda promozione consecutiva.
Il tris immediato non riesce.
La prima stagione di Second Division si conclude con una salvezza tranquilla, con 7 punti di vantaggio sul Fulham, la prima retrocessa.
Il dichiarato obiettivo di arrivare in First Division non riesce nemmeno l’anno successivo.
Il Watford gioca bene ma non va oltre il nono posto, a 43 punti, 7 in meno dello Swansea, che chiude terzo e aggancia l’ultimo posto utile per la promozione.
Ma alla terza stagione consecutiva in Second Division gli Hornets volano nell’élite del calcio inglese. Vincono 23 partite su 42, chiudono secondi con 80 punti grazie ai 25 gol di Blissett, al genio di John Barnes e alla velocità di Nigel Callaghan.
Il 4-4-2 è il modulo principale ma si ricorda anche il 4-2-4 e il 3-4-3.
Una squadra così offensiva creava problemi ai centrocampisti offensivi avversari: seguire terzini e ali arretrando o lasciarli liberi?
Al debutto in First Division il Watford vince 2-0 contro l’Everton.
Alla seconda, arriva anche la prima vittoria in trasferta, 4-1 sul campo del Southampton.
In Coppa di Lega nel 1980 gli Hornets sono capaci di passare il turno vincendo 7-1 in casa dopo aver perso 4-0 all’andata.
Il Watford segna, domina e diverte.
Alla quinta giornata, il 12 settembre, arriva il quarto successo nelle prime cinque giornate: 3-0 al West Bromwich, con doppietta di Blissett e gol di Les Taylor.
Il Watford è in testa alla classifica.
Il 25 settembre 1982 è una data che i tifosi degli Hornets non dimenticano facilmente.
Il Watford batte il Sunderland 8-0: è la vittoria più larga nella storia del club, che arriva nella settima partita della sua storia in First Division.
Stampa e media si accorgono del Watford, dopo la vittoria a WHL contro il Tottenham per 0-1 (ben 19 calci d’angolo).
La vittoria finale è accompagnata da insulti e critiche.
Taylor e Jackett sono accusati di tackle pericolosi su Hoddle e company.
Burkinshaw, manager del Tottenham, dichiara: “Io non giocherò mai come loro”.
Dopo 3 settimane il Watford si impone 4-2 ad Highbury sull’Arsenal di Don Howe.
“Da quanto tempo” si chiederà Taylor a fine partita, “i tifosi non vedevano 6 gol ad Highbury?”. Almeno dagli anni 50.
Dicembre è chiuso con gli Hornets al sesto posto.
A febbraio gli Hornets vincono a Swansea, che hanno impiegato un anno meno del Watford a passare dalla Division 3 alla Division 2.
Dopo qualche pareggio,a a febbraio arriva il successo interno sull’Aston Villa, ai tempi campioni d’Europa in carica.
In primavera il Watford continua a dare spettacolo in casa: 5-2 al Luton, 5-3 al Notts County, ma fa molta fatica in trasferta.
Il 19 aprile il Liverpool diventa matematicamente campione d’Inghilterra, ma gli Hornets possono ancora inseguire l’Europa.
All’ultima giornata il Watford affronta in casa i neo-campioni allenati da Bob Paisley, il manager di maggior successo nella storia del campionato inglese, che in 9 anni ad Anfield ha vinto sei campionati, tre Coppe dei Campioni, una Coppa Uefa e tre Coppe di Lega.
Dopo 49 minuti il Watford è avanti 2-0.
Il gol di Johnston, di testa, non oscura la festa.
Il Watford chiude al secondo posto, in quello che è ancora oggi il miglior piazzamento di sempre della squadra.
Dall'inferno alla first division e poi all'Europa, in soli 5 anni.



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