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lunedì 21 marzo 2016

Il Viaggio Di Ernest Shackleton Al Polo Sud (Spedizione Endurance)

"Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti"

Si narra che fu questo l'annuncio del britannico di origine irlandese Ernest Shackleton, apparso sul Times nel 1914, volto alla ricerca dell'equipaggio necessario per la spedizione diretta verso quello che restava l'ultimo baluardo dell'esplorazione: il Polo Sud.
Ernest Shackleton tenta inizialmente due volte l'impresa: nel 1902 a bordo della nave Discovery (il punto più a Sud che raggiungono è 480 miglia dal Polo) e poi tra 1907 e 1907 a bordo della nave Nimrod (a soli 180 km dal Polo. Condizioni estreme fecero propendere all'equipaggio di rientrare, Shackleton dirà "meglio un asino vivo che un leone morto").


SPEDIZIONE ENDURANCE (1914)
Le prime due spedizioni come detto sono fallimentari ma caparbio nel 1914 raccoglie 27 uomini disposti a tutto.
La spedizione dell’Endurance dura tre anni ed è tra le avventure di viaggio che maggiormente incantano.
Nel mentre Amundsen e Scott avevano già raggiunto il Polo Sud quindi l'unica conquista di rilievo/innovativa era la traversata del continente Antartico da ovest ad est (da mare a mare).
L'idea era quella di attraversare l'Antartide, dal mare di Weddell (oceano Atlantico), al mare di Ross (oceano Pacifico), passando per il Polo.
Soltanto un altro esploratore aveva tentato di realizzare un'impresa del genere.
Si trattava del tedesco Wilhelm Filchner che nel 1911 raggiunse con la sua spedizione la costa Luitpold sino a spingersi nella baia di Vahsel a 78° sud.
Il fallimento dei tentativi di realizzare una base sul continente lo obbligarono però a tornare in Europa ancor prima di iniziare la traversata.
Il piano di Shackleton prevedeva che l'Endurance raggiungesse la baia di Vahsel per poi utilizzare questo territorio già conosciuto dai resoconti di Filchner come luogo di partenza per la traversata.
In realtà la spedizione partita da Plymouth fallisce quasi ancor prima d'iniziare: infatti la nave Endurance rimase ancorata a Grytvyken (Georgia del Sud) per circa un mese e salpò diretta verso il mare di Weddel il 5 dicembre del 1914, il 10 gennaio 1915 raggiunse il mare di Weddell e circa una settimana dopo rimase incastrata nel pack.
Iceberg di oltre 30 metri.
La nave, incastrata nei ghiacci, andò alla deriva il 27 ottobre e dovette essere abbandonata, il 21 novembre fu completamente distrutta dalla pressione dei ghiacci polari.
L'equipaggio recupera provviste e quant'altro e tramite scialuppe di salvataggio abbandonano la nave.
Shackleton fece trasferire l'equipaggio sulla banchisa in un accampamento d'emergenza chiamato "Ocean Camp" dove rimasero fino al 29 dicembre quando si trasferirono, trasportando al traino tre scialuppe di salvataggio sul un lastrone di banchisa in quello che chiamarono Patience Camp.
Le provviste scarseggiano e l'equipaggio è costretto a vivere in una situazione disperata con venti polari che portano le Temperature a -45°.
Portata principale? Foche e pinguini.
L'acqua è prodotta dall'olio di foca.
Vengono montate le tende ma come detto la situazione è disperata.
Shackleton trasferisce l'equipaggio in un accampamento d'emergenza ma la banchisa inizia a sciogliersi mettendoli in fuga.


L'ISOLA ELEPHANT E LA GEORGIA DEL SUD
Dopo una traversata molto insidiosa a bordo di scialuppe raggiungono la costa dell'isola Elephant.
Le probabilità di ritrovamento restano pressoché nulle perchè l'isola coperta completamente da neve e ghiaccio è un luogo selvaggio ed inospitale ed inoltre è molto lontana dalle rotte di navigazione dell'epoca.
Quindi Shackleton insieme ad altri cinque dell'equipaggio per cercare aiuto decide di raggiungere, utilizzando una scialuppa (la James Caird), la Georgia del Sud distante circa 1500 km.
Salpa insieme a cinque uomini e riesce ad attraccare dopo 15 giorni di navigazione su appena 6 metri di imbarcazione, in condizioni meteorologiche terribili.
Onde di 7 metri(maggiori della barca) che raggiungono anche i 20 metri per quello che è uno dei tratti di mare più tempestosi al mondo (venti che spirano a 60/70 km/h).
Provviste per 4 settimane: infatti secondo Shackleton quello sarebbe stato il tempo limite.
Prolungare la scorta di provviste non avrebbe avuto senso perchè durare per più di 4 settimane in condizioni del genere sarebbe stato impossibile.
Più probabile rimanere dispersi tra i mari antartici.
Comunque l'impresa esce, anche se Shackleton pur avendo avvistato terra preferisce non attraccare di notte su un'isola sconosciuta ed aspettare l'alba.
Nel mentre scoppia una terribile tempesta con l'equipaggio che lotta tra la vita e la morte, evitando iceberg e scogli.
Una volta sbarcato (il 10 maggio), sfortuna vuole che si ritrovino dalla parte opposta dell'isola quindi i tre sono costretti a scalare a piedi montagne innevate e ghiacciai della Georgia in cerca d'aiuto.
Il viaggio durerà 36 ore sino all'arrivo in una stazione dove vengono ospitati.
Grazie a loro, ritornano sull’isola Elephant ed esattamente il 30 agosto del 1916 a bordo di una nave cilena, riescono a portare in salvo tutti i restanti 22 uomini.
Tra questi anche Frank Hurley, fotografo, che rischia la vita tuffandosi nell'acqua gelida per recuperate pellicole cinematografiche e lastre di vetro che registrano gli eventi straordinari della Endurance.
Riesce a salvare 120 lastre, mentre le restanti 400 restano sul relitto.


LA DERIVA DELL'AURORA E IL RECUPERO DEGLI ALTRI SUPERSTITI
Secondo i piani originali di Shackleton, l'equipaggio dell'Endurance sarebbe dovuto essere recuperato dall'Aurora, andata però alla deriva a maggio del 1915 ed immobilizzata tra i ghiacci sino a marzo dell'anno successivo.
Mentre 10 uomini vengono lasciati nel loro destino in Antartide, la nave ha bisogno d'importanti riparazioni e fa rotta verso la Nuova Zelanda (Hut Point) dove arriverà in aprile.
Ma il viaggio è molto lungo e ricco d'insidie, quà e là vengono costruiti depositi e rifugi.
Tra venti fortissimi e temperature glaciali, Mackintosh e Spencer Smith incapaci di camminare vengono trasportati su delle slitte.
Mackintosh è lasciato in tenda, Spencer Smith muore 5 giorni prima di raggiungere l'obiettivo.
Joyce, Richards, Hayward, Mackintosh e Wild sono dunque sopravvissuti al duro viaggio di ritorno, ma adesso il gruppo è bloccato a Hut Point con poche provviste.
Mackintosh ripresosi dal congelamento ed in grado nuovamente di camminare, annuncia, tra le obiezioni dei compagni, che tenterà la traversata (insieme a Hayward) per cercare di raggiungere Capo Evans.
Poche ore dopo la partenza si scatena però una forte tempesta di neve.
Joyce, Richards e Wild attendono la fine della tormenta per iniziare le ricerche, ma il 10 maggio riescono soltanto ad individuare le tracce della slitta di Mackintosh e Hayward che terminano sul bordo della banchisa rotta.
I due sono probabilmente caduti nelle gelide acque del mare antartico quando il ghiaccio troppo sottile si è rotto al loro passaggio.
Richards, Joyce e Wild decidono di attendere sino al giugno, il mese più freddo, per intraprendere l'analogo viaggio.
Giunti finalmente a Capo Evans non trovano ad attenderli alcuna barca e si uniscono a Jack, Gaze, Cope e Stevens.
Completamente all'oscuro del destino di Shackleton e del suo gruppo del mare di Weddell e colpiti dalla tragica fine di Mackintosh e Hayward, i 7 si preparano a trascorrere un altro inverno in Antartide.
Nel dicembre 1916, dopo aver salvato gli uomini rimasti sull'isola Elephant, Shackleton si mette in viaggio per la Nuova Zelanda con l'Aurora (che ha appena terminato le riparazioni) alla volta dell'isola di Ross alla ricerca degli uomini dispersi ormai da oltre un anno.
Il 10 gennaio 1917 Richards, impegnato a cacciare foche, vede la barca all'orizzonte: è l'Aurora. Shackleton si informa  delle cause di morte di Mackintosh, Hayward e Spencer-Smith ed imbarca i superstiti per Wellington.


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